Top PDF L'analisi del rischio nell'ambito della gestione della sicurezza delle informazioni

L'analisi del rischio nell'ambito della gestione della sicurezza delle informazioni

L'analisi del rischio nell'ambito della gestione della sicurezza delle informazioni

Calare le risorse informative in una mappatura per processi, da un lato ci aiuta quindi a contestualizzare le informazioni nell'azienda, dall'altro evidenzia la relativa criticità di ciascuna risorsa. Alcuni processi sono più importanti di altri, nel senso che contribuiscono in maniera più incisiva sul business complessivo dell'azienda. Un processo fa uso di risorse anche informative, quindi queste hanno importanza se messe in relazione con il business, o meglio con l'apporto di un processo al business complessivo dell'azienda. Sovente, specie all'inizio, conviene definire accuratamente l'ambito di un ISMS, e quindi del risk-assessment. Meglio partire considerando l'azienda divisa in grandi macro-processi che fanno uso di risorse informative molto generali, per poi scendere a dettagli maggiori in analisi successive. Per fare un esempio concreto, che aiuti anche a capire meglio l'idea stessa di mappatura per processi, consideriamo un'astratta industria che produce macchine utensili. I macro- processi operativi sicuramente presenti in questa azienda sono la logistica in ingresso, la produzione (di lavorati e semi-lavorati), la vendita o commercializzazione dei prodotti, la logistica in uscita. Come si nota anche dall'ordine con cui sono esposti, ogni processo produce un output che diventa l'input del processo seguente. Quelli descritti sono processi verticali, operativi. Trasversalmente a questi si hanno dei processi orizzontali, non propriamente operativi, ma comunque importanti in quanto funzionali ai precedenti. Tra questi vi sarà l'amministrazione, la gestione dei sistemi informativi, la ricerca e sviluppo di nuovi macchinari, la gestione delle risorse umane e così via. Gli economisti ritroveranno, in questa visione estremamente semplificata di azienda, la famosa catena del valore di Porter.
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Gestione della sicurezza nel settore forestale: dall’analisi dei rischi alle soluzioni operative

Gestione della sicurezza nel settore forestale: dall’analisi dei rischi alle soluzioni operative

Individuate le aree di criticità aventi una rilevanza acuta sulla gestione della sicurezza, i relativi punti critici sono stati la base di partenza per l’individuazione e la scelta delle soluzioni operative. Queste possono essere considerate e suddivise in due categorie, a seconda che riguardino aspetti pratico-operativi o aspetti relativi al mero rispetto della legislazione. Dal punto di vista delle priorità saranno le soluzioni sostanziali ad avere la precedenza rispetto a soluzioni di tipo formale poiché è preferibile privilegiare interventi che agiscano direttamente sulla salvaguardia dei lavoratori, e anche perché dallo studio emerge come siano gli aspetti sostanziali a necessitare della maggiore attenzione. La soluzione è, logicamente, sempre riferita ad un rischio specifico: anche in questo caso è necessario determinare una scala di priorità dei rischi che si può ottenere in base alla gravità del danno potenziale, ossia moltiplicando la frequenza di accadimento con la magnitudo (fx * mx). Le due macrocategorie, che possono essere chiamate soluzioni sostanziali e soluzioni formali, possono a loro volta essere scomposte in sottocategorie al fine di una migliore definizione delle caratteristiche che devono avere (vedi figura 4.2.1). Le soluzioni sostanziali, che devono essere tanto tempestive quanto più è presente e pericoloso il rischio devono garantire:
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Ambito costiero

Ambito costiero

Con il nuovo decreto il monitoraggio da quindicinale diventa mensile e sui campioni sono eseguite soltanto analisi di tipo microbiologico per la rilevazione di indicatori di contaminazione fecale (Enterococchi intestinali ed Escherichia coli). I valori relativi al 90° e 95° percen- tile per i due parametri, calcolati sui dati di monitoraggio degli ultimi tre/quattro anni, consentono di classificare le acque di balneazione secondo quattro livelli di qualità (eccellente, buono, sufficiente, scarso). Il punto di campionamento viene collocato dove ci si aspetta il maggior rischio per la salute o dove è previsto il maggior afflusso di bagnanti. Oltre al controllo degli indicatori di contaminazione fecale mediante il campionamento, devono essere eseguite una serie di valutazioni sulle potenziali fonti di inquinamento che tengano conto di diversi fattori, quali la morfologia e le caratteristiche idro-geolo- giche del territorio e le specifiche condizioni meteo-marine dell’area. Per tale motivo ogni acqua di balneazione dovrà avere un profilo che contenga, oltre ai dati identificativi dell’acqua stessa, la descrizione del territorio in cui essa è collocata e, soprattutto, informazioni circa gli impatti che potrebbero influire sulla qualità dell’acqua. Tali profili saranno predisposti per la prima volta entro il 24 marzo 2011. Il profilo rappresenta un utile strumento per i gestori delle acque di balneazione, in quanto permette di identificare le possibili fonti di inquinamento che potrebbero influenzarne la qualità. Poiché il cittadino dovrà essere informato sullo stato qualitativo delle acque di balneazione, sarà predisposta una versione sintetica del profilo in cui ripor tare anche informazioni pratiche sulla presenza di ser vizi e strutture delle spiagge.
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Valutazione dei principali fattori di rischio e proposte di intervento per la sicurezza dei lavoratori nei frantoi oleari

Valutazione dei principali fattori di rischio e proposte di intervento per la sicurezza dei lavoratori nei frantoi oleari

Inoltre viene emanata la Legge n. 300 del 1970 meglio nota come lo “Statuto dei lavoratori”, che all’articolo 9 contempla la partecipazione dei lavoratori alle dinamiche organizzative del lavoro in tema di sicurezza, tramite un organismo di rappresentanza sindacale a cui era attribuita la possibilità di controllare la corretta applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, promuovendo la ricerca e l’elaborazione di nuovi sistemi di sicurezza che potessero abbattere in maniera significativa il rischio di infortunio. Sempre negli anni ‘70, con la Riforma Sanitaria Nazionale del 1978 (Legge 833/78), sono nate in ambito regionale le Unità Socio-Sanitarie Locali (le attuali aziende ASL) per la tutela della salute di tutti i cittadini del territorio ed in particolare dei lavoratori dipendenti; con questa Legge alcune competenze che prima erano degli Enti statali come l’E.N.P.I.(Ente Nazionale per la Previdenza degli Infortuni) e l’A.N.C.C. (Associazione Nazionale per il Controllo della Combustione), come ad esempio la vigilanza dell’applicazione delle norme di sicurezza nelle imprese e il compito di fornire informazioni e chiarimenti in materia antinfortunistica, passano di competenza delle Regioni e quindi delle ASL.
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Rischio e sicurezza nelle filiali bancarie. Tecnologie IoT a supporto dei processi organizzativi e dei modelli decisionali

Rischio e sicurezza nelle filiali bancarie. Tecnologie IoT a supporto dei processi organizzativi e dei modelli decisionali

Negli ultimi anni le filiali bancarie sono state investite da un forte processo di cambiamento, prevalentemente lungo due direzioni. La prima ha riguardato l’evoluzione tecnologica in ambito internet che ha reso disponibili piattaforme di comunicazione (internet & mobile banking) sempre più complete in termini di numero di servizi e più personalizzate; la seconda invece riguarda il mutamento delle politiche commerciali degli istituti bancari, con l’obiettivo di trasformare le filiali sempre più in un punto di vendita, dove proporre offerte diversificate e gestire le relazioni con i clienti erogando informazioni e consulenza per accrescere la fidelizzazione ed aumentare il cross selling. Negli ultimi anni, gli sportelli bancari stanno gradualmente modificando il loro aspetto. Da luoghi in cui i clienti di solito si recano per effettuare transazioni economiche (come deposito, pagamenti e prelievi) a punti commerciali di vendita in cui consulenti professionali offrono prodotti e servizi finanziari diversificati e complessi. Sta dunque cambiando il concept della filiale, che si sta trasformando nel tempo in un luogo sempre più accogliente, dove il cliente dialoga con il personale bancario per essere aggiornato sui nuovi prodotti, e per acquistare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze. Per raggiungere questo obiettivo le filiali bancarie stanno cambiando aspetto fisico, gli ambienti diventano sempre più accoglienti e confortevoli; è importante diminuire le “barriere” all’ingresso, avere aree diversificate per le diverse attività e soprattutto postazioni dove l’operatore bancario possa dialogare in maniera conviviale con il cliente. L’idea di rendere più confortable l’interazione del cliente trova realizzazione nell’eliminazione dal campo visivo del cliente quegli elementi di sicurezza antifurto (sbarre, scanner per persone, porte girevoli, uomini armati, telecamere a vista, ecc.) che, pur necessari per prevenire le rapine e garantire l’incolumità delle persone, contribuiscono ad aumentare il senso di ansia e di pericolo negli utenti e quindi spingono ad evitare la permanenza nella filiale stessa.
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Analisi degli effetti indotti dalla funzionalità stradale sulla sicurezza dell'esercizio viario

Analisi degli effetti indotti dalla funzionalità stradale sulla sicurezza dell'esercizio viario

– ecological framework [60,75]. Le basi di questa teoria invece si fondano sull’ipotesi che la reazione ad uno stimolo avvenga direttamente, senza una fase di trasferimento stimolo-risposta. La soglia del rischio e il meccanismo di percezione - reazione dipendono, per lo stesso soggetto, dallo stress e dalla fatica come dal carico mentale. L’analisi del rischio non può escludere fattori dipendenti dalle condizioni dell’utente: per questo motivo sono necessari nuovi strumenti di ricerca. L’esercizio della guida automobilistica e le ricadute in termini di sicurezza stradale costituiscono un argomento di grande complessità perché ricadono in un ambito in cui il campo di indagine investe dei settori per i quali risulta determinante il comportamento dell’individuo, le sue attitudini, l’esperienza e quei personali criteri e convincimenti che sono alla base dei processi decisionali. Come è ben noto, infatti, non solo dai dati scientifici ma ancor prima dall’esperienza comune, in analoghe situazioni è frequente osservare diversi comportamenti al variare degli utenti, ma anche differenti comportamenti per lo stesso utente, difficilmente prevedibili poiché connessi spesso a fattori assolutamente estranei al contorno viario e di traffico.
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La gestione del rischio e la percezione degli operatori del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati di Roma

La gestione del rischio e la percezione degli operatori del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati di Roma

Queste materie di studio saranno largamente utilizzate nell’analisi e nella valutazione del rischio e sono strettamente connesse ai concetti di probabilità e incertezza. Pertanto, se si parla di rischio significa che non si è acquisita la completa gestione dell’evento e la piena certezza nella sua sicurezza. Questo termine, sconosciuto alle civiltà premoderne, trova la sua origine nel XVI e XVII secolo dai pionieri occidentali che si imbarcavano verso mari sconosciuti, alla scoperta del mondo. In concomitanza, nascono le assicurazioni, ovvero la garanzia elargita da un assicuratore ad un altro soggetto in vista di un possibile evento futuro incerto che lo potrebbe riguardare. Tuttavia, le assicurazioni non sono in grado di controllare gli eventi e di non far accadere avvenimenti rischiosi, pertanto in caso di danno, possono solamente risarcire il soggetto in denaro. Il rischio, dunque, incorpora due aspetti molto contrastanti, da un lato la propulsione verso l’innovazione, la flessibilità, la scoperta, il cambiamento e la crescita, dall’altro, la totale indeterminatezza dei suoi possibili effetti. Il moderno capitalismo si nutre di rischi, difatti da un lato cerca di trovare nuove soluzioni per proteggere gli individui dal rischio, dall’altro proprio la ricerca di tali sicurezze crea e determina nuovi rischi (Giddens, 2000). Di conseguenza la volontà e la necessità di prevedere il rischio fa interagire discipline qualitativamente differenti: le scienze naturali, quelle tecniche e quelle sociali (Beck, 2000, 2001).
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Prospettive della gestione del rischio in agricoltura : riflessioni per un sistema integrato per la pac post 2013

Prospettive della gestione del rischio in agricoltura : riflessioni per un sistema integrato per la pac post 2013

Il dibattito politico così come il mondo della ricerca sono impegnati nella ricerca di nuove modalità di gestione del rischio, che diano sempre maggiori garanzie agli agricoltori e contestualmente assicurino efficacia ed efficienza della spesa pubblica. In tale ambito, l’I NEA fornisce un contributo di ricerca e analisi, nonché di supporto tecnico al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, con il progetto “Attività di supporto e assistenza tecnica alla programmazione dei fondi previsti per le calamità naturali”, avviatosi nel 2009. Nel corso delle attività, sono emerse esigenze di approfondimento al fine di fornire spunti e indicazioni sulla gestione del rischio in agricoltura e sulle possibili politiche di sostegno in vista della riforma della P AC post 2013, in quanto gli indirizzi espressi in merito dalla Commissione europea indicano nel settore una importante scelta strategica per l’agricoltura europea del futuro. Non vi è dubbio, infatti, che nei prossimi anni crescerà il grado di incertezza nelle produzioni agricole, a causa sia dei cambiamenti climatici sia della globalizzazione dei mercati, che rappresentano le maggiori incognite che l’agricoltura europea e italiana stanno affrontando. In particolare, l’aumento dell’esposizione e della vulnerabilità al rischio climatico è un elemento che rende ancora più necessarie azioni di adattamento dell’agricoltura, ma il fabbisogno conoscitivo e di analisi e valutazioni è ancora alto.
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Il rischio di credito nelle imprese energy-utility: dimensione del fenomeno, metodologie e modelli per la gestione

Il rischio di credito nelle imprese energy-utility: dimensione del fenomeno, metodologie e modelli per la gestione

La prima fase consiste nella raccolta delle informazioni interne disponibili sui clienti allo scopo di costruire il campione di sviluppo mediante l’analisi delle caratteristiche di omogeneità del portafoglio in esame sotto diversi aspetti, quali il paese di appartenenza e l’attività economica svolta. Inoltre, è necessario attribuire internamente una definizione di default che sia in grado di modellizzare i pagatori in “buoni” e “cattivi”; per quanto riguarda il portafoglio commerciale la definizione interna di default può avvenire mediante l’individuazione di determinati parametri come il ritardo sul pagamento, l’entità dello scaduto, la permanenza dello scaduto nel tempo ed eventi gestionali tali da compromettere la normale operatività aziendale. La seconda fase di stima del modello si articola, come primo momento, nell’identificazione e nella costruzione degli indicatori del modello; la selezione degli indicatori deve puntare a determinare quelli a più alto potere predittivo e discriminante mediante tecniche statistiche 130 . In seguito si definisce un modello che riesca ad ordinare la clientela in base al grado di rischio associato.
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Gestione della sicurezza nel settore agricolo

Gestione della sicurezza nel settore agricolo

settori definendo degli specifici profili di rischio e delle schede infortunistiche. Il protocollo sperimentale ha definito infine la realizzazione di modelli e software gestionali per la riduzione del rischio all’interno dei comparti analizzati. I risultati di sette anni di studi delineano un scenario agricolo ancora molto arretrato rispetto agli altri ambiti produttivi, solo il 25% delle aziende risultavano essere conformi al testo unico. L’aspetto infortunistico del campione denota una corrispondenza puntuale con i dati nazionali sia per forma di accadimento che per fattore causale. Lo studio, inoltre, partendo dall’analisi infortunistica e dalla valutazione del rischio, definisce alcune tipologie di punti critici quali il rischio interferenza, chimico e di gestione delle strutture ed attrezzature aziendali. Tra i settori analizzati, il contesto lavorativo zootecnico si caratterizza per l’alto rischio dato dalla non gestione degli aspetti formali e da un parco macchine datato e fuori norma. In conclusione, per il miglioramento della sicurezza e la soluzione delle criticità sopra delineate, si propone un approccio progettuale e gestionale, attraverso una sezione di linee guida per la progettazione in sicurezza dei luoghi di lavoro e delle attività lavorative nel settore Vitivinicolo, e software gestionali per l’autocontrollo e la riduzione di alcuni fattori di rischio. Solamente:
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Sicurezza in laboratorio

Sicurezza in laboratorio

Prima di iniziare qualsiasi attività in un laboratorio chimico, è necessario apprendere alcune nozioni fondamentali riguardanti la sicurezza. Il fattore umano è direttamente responsabile della maggioranza degli incidenti di laboratorio, per cui possono essere evitati, o ridotti, rischi per sé e per gli altri soltanto seguendo opportune norme generali di comportamento e informandosi preventivamente sulle proprietà delle sostanze utilizzate.

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La Sicurezza al CILEA

La Sicurezza al CILEA

Questa esperienza è stata molto stimolante, e per questo dobbiamo ringraziare il curatore del seminario, il dott. Leonardo Caporarello dello IOSI – Bocconi. È stato estremamente interessante presentare e far capire l'importanza della sicurezza ad un pubblico sicuramente non tecnico, ma che in futuro potrà ricoprire posizioni di management.

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STEP DI SICUREZZA

STEP DI SICUREZZA

gradualmente verso i salti più complessi. Ogni passaggio fatto con pazienza aiuta e migliora la sicurezza. I bambini si fanno male spesso in moltissimi giochi sportivi, fratture e altri tipi di infortuni vengono considerati quasi una routine, nella nostra disciplina essendo acrobatica ogni infortunio viene considerato più grave, spesso anche quelli più insignificanti.

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La programmazione degli interventi manutentori : analisi del degrado del piano stradale per la sicurezza d'esercizio

La programmazione degli interventi manutentori : analisi del degrado del piano stradale per la sicurezza d'esercizio

Dimostrata la necessità di impostare un modello metodologico capace di fornire un valido supporto alla fase decisionale per la programmazione degli interventi manutentivi delle pavimentazioni stradali [37;38], è stato necessario, valutare quali fossero gli strumenti più adatti per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Una indagine effettuata su scala nazionale e internazionale ha mostrato come non vi fossero operative delle metodologie scientifiche create ad hoc per l’indicazione dei momenti ottimali di intervento per il ripristino delle più sicure condizioni viarie, ma al contrario, sono numerose le applicazioni che trattano gli aspetti di ottimizzazione economica, gestione del patrimonio e limitazione dei rischi in maniera non correlata gli uni con gli altri. Come già accennato in precedenza, uno studio approfondito ha messo in luce, infatti, come già da diverso tempo vengano messi in atto in giro per il mondo, i cosiddetti Pavement Management Systems che però ben poco hanno a che fare con una reale organizzazione degli interventi sotto il profilo della sicurezza, e si limitano a gestire in maniera manageriale gli interventi sulle reti stradali [39;13;14;15]. Essi infatti, fondano dei sistemi capaci di definire le modalità e tempistiche di intervento secondo schemi di ottimizzazione economica che , come si è visto, molto spesso prescindono da valutazioni di sicurezza. Per questo motivo, l’ampia letteratura in oggetto è stata valutata e considerata valida si come impostazione, ma non di certo nella sostanza tecnico-scientifica.
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Audit di Sicurezza

Audit di Sicurezza

A questo proposito, vale quindi la pena di ri- cordare che l'Audit di Sicurezza non equivale a una certificazione ISO 27001, bensì potrebbe essere parte di un percorso volto alla certifica- zione stessa. Visto che la sicurezza è da inten- dersi come un processo di continuo migliora- mento, l'Audit diventa un indispensabile mo- mento di verifica delle soluzioni implementate. Ripetere l'Audit a scadenze regolari consente di

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Rischio

Rischio

Durante l’ottobre 2009, uno sciame sismico nel basso Frusinate ha indotto gli amministratori locali a verificare il grado di sicurezza delle scuole. Il risultato è stato che diverse scuole (nei comuni di Arpino, Sora, Veroli, ecc.) sono state chiuse e le attività scola- stiche spostate in sedi ritenute più sicure. I risultati delle veri- fiche sismiche effettuate su edifici pubblici dalla regione Lazio, nel periodo 2004-2008, hanno evidenziato che molte scuole sono ad alto rischio (il 65,7% di tutti gli edifici controllati). Lo stato di aller ta creatosi nell’ottobre 2009 ha reso più consapevoli molti amministratori inducendoli a un comportamento più responsabile. Alzare il livello di attenzione su questi problemi por ta, quindi, a risultati positivi. Gli strumenti conoscitivi a disposizione sono molteplici. Esistono già studi sulla vulnerabilità degli edifici pubblici, realizzati dagli enti locali, dalle regioni (come quello appena citato) e dal Dipar timento della Protezione Civile (ad es. quello del 1999: Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia), che dovrebbero essere effi- cacemente considerati dagli amministratori per garantire la sicu- rezza dei cittadini.
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Teorie e tecniche del recupero multimediale delle informazioni

Teorie e tecniche del recupero multimediale delle informazioni

La tecnologia di Internet e lo spazio del World Wide Web permettono di distribuire e rendere reperibili questi dati ad un numero sempre maggiore di persone, originando quelli che potremmo concepire come veri e propri database distribuiti di documenti multimediali sempre più estesi. Il testo è il tipo di oggetto mediale cui si riesce ad accedere nella maniera migliore. Per una gestione semplificata di questa mole di informazioni, si è ricorsi a delle nuove e diverse tecniche di ricerca e catalogazione del materiale. Nell’ultimo decennio il campo dei database non solo si è arricchito solo con nuovi metodi e tecnologie per la gestione dei dati testuali, ma anche con nuovi tipi di dati, come quelli visivi e audiovisivi.
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Rischio ambientale

Rischio ambientale

visione, volti a gestire le fasi emergenziali di eventuali eruzioni an- che tramite l’evacuazione delle aree ritenute a rischio sulla base degli scenari eruttivi di riferimento. Sarebbe, comunque, neces- sario e auspicabile che tale pianificazione fosse accompagnata sia da un’azione di decongestionamento di una situazione urba- nistica inconciliabile con la presenza di strutture vulcaniche atti- ve, sia da un’opera di corretta sensibilizzazione della popolazio- ne che comprenda la coscienza dell’ineluttabilità dell’evento, del- la possibilità di lunghi tempi d’attesa e di falsi allarmi, e la pos- sibilità che l’eruzione si manifesti con intensità e modalità diver- se da quelle previste. Va, inoltre, rilevato che in molti settori del territorio italiano l’urbanizzazione si è sviluppata su strutture tet- toniche attive in grado di produrre dislocazioni/deformazioni si- gnificative della superficie topografica (faglie capaci). In tali casi, la valutazione del rischio sismico, tradizionalmente fondata sugli effetti indotti dallo scuotimento, è sottostimata in quanto non tie- ne conto degli effetti legati alla fagliazione superficiale. Il quadro normativo e programmatico in materia di difesa del suo- lo è tuttora sostanzialmente regolamentato, in Italia, in maniera organica dalla Legge 183/89 (attualmente in via di modifica/abro- gazione con il D.Lgs. 152/06). Questo provvedimento normativo ha profondamente innovato la materia della difesa del suolo, di- sponendo l’integrazione degli istituti speciali tramandati dalla le- gislazione precedente in un nuovo quadro organizzativo-istituzio- nale. Su tale base viene definita una programmazione degli inter- venti di mitigazione del rischio secondo quanto contenuto nel Pia- no di Bacino Idrografico, inteso come piano territoriale di setto- re, strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo me- diante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le nor- me d’uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valoriz- zazione del suolo. Per una migliore pianificazione territoriale, nel- la Legge 183/89 viene prevista la possibilità di redazione di pia- ni stralcio relativi a settori funzionali, intercorrelati rispetto ai con- tenuti del Piano di Bacino, che rimane comunque lo strumento ge- nerale e organico dell’azione di pianificazione.
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Rischio ambientale

Rischio ambientale

La specie umana, da sempre, è esposta a numerosi pericoli di origine naturale quali eruzioni vulcaniche, terremoti, maremoti, alluvioni, siccità, frane, ecc. I molteplici inter venti effettuati dall’uomo sull’ambiente fanno poi si che oggi è spesso difficile, se non impossibile, tracciare un confine netto tra i pericoli di origine naturale e quelli di origine antropica. Inoltre, con lo sviluppo di nuove e potenti tecnologie applicate alla produzione di energia, beni e servizi, se da una parte sono stati apportati notevoli miglio- ramenti alla qualità della nostra vita, dall’altra sono state intro- dotte nuove fonti di pericoli precedentemente sconosciuti. Nella definizione del rischio ambientale si deve pertanto tenere conto dell’interazione tra questi pericoli, in rapporto alla vulnera- bilità e al valore del bene esposto. Infatti, il rischio (R) è dato dal prodotto dei tre seguenti parametri: R = P * V * E, dove P indica la pericolosità, ossia la probabilità che un dato evento si verifichi con una certa magnitudo in una data area e in un determinato intervallo di tempo, V indica la vulnerabilità, ossia la propensione da parte di un bene esposto a subire un danno a seguito di un determinato evento calamitoso ed E l’esposizione, ossia il valore dell’insieme degli elementi a rischio all’interno dell’area esposta. Il rischio si esprime in termini di valore economico del potenziale danno a vite umane, infrastrutture, beni storici-architettonici-cultu- rali e ambientali.
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Rischio ambientale

Rischio ambientale

Alla luce di quanto detto, diviene tanto più urgente l’implemen- tazione della Raccomandazione della CE in materia di ICZM (Recommendation of the european parliament and of the council, concerning the implementation of Integrated Coastal Zone Management in Europe del 30 maggio 2002), elaborando linee guida nazionali condivise con le amministrazioni e gli enti che hanno attualmente le competenze della pianificazione. Sono altret- tanto urgenti interventi di definizione normativa del “Piano Coste”, definendone la minima estensione in base a criteri di dinamica costiera (come ad esempio le unità fisiografiche) e non ammini- strativi, e prevedendo la sua sovra-ordinazione rispetto ai piani regolatori comunali e agli altri strumenti di pianificazione. Considerando l’entità degli investimenti che si renderanno neces- sari per la pianificazione costiera, sarà oppor tuno attuare una sinergia tra investimenti pubblici e privati, attraverso strumenti legislativi che favoriscano gli investimenti privati funzionali anche alle esigenze dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Sarebbe auspicabile, inoltre, una forma di coordinamento nazio- nale sul tema delle coste (ricerca, monitoraggio, metodologie, criteri di pianificazione, ecc.), in modo che chi opera a livello locale non sia isolato rispetto al contesto generale, che le esperienze oggi limitate ad alcune realtà diventino effettivamente patrimonio della collettività e si valorizzino i risultati dei progetti di ricerca. Il contributo dei progetti interregionali promossi dall’Unione Europea non ha colmato questa carenza. Un’azione concreta potrebbe derivare dall’istituzione di forme di aggregazione a livello centrale, con la partecipazione di rappresentati istituzionali, delle regioni e del mondo accademico, per la produzione di progetti e programmi da avviare in ambito costiero.
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