Top PDF Carbonio organico e uso del suolo

Carbonio organico e uso del suolo

Carbonio organico e uso del suolo

Tabella 1. Statistica descrittiva dei campioni del Friuli Venezia Giulia. Valori riferiti al TOC in %. Uso suolo nー Mediaア Err.Std Mediana Range Skewness Kurtosis Foraggere 19 5.65ア 0.78 6.05 1.05・ 13.32 0.46 -0.32 Medica 13 3.41ア 0.84 2.37 1.24・ 11.83 2.30 4.92 Vigneti 28 2.72ア 0.47 1.81 0.41・ 10.55 1.93 3.00 Soia-frumento 7 2.32ア 0.62 1.32 1.16・ 4.77 1.11 -0.96

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Short rotation coppice di pioppo da biomassa per la produzione di energia: bilancio dei gas serra del cambio di uso del suolo. Un caso di studio in Italia Centrale

Short rotation coppice di pioppo da biomassa per la produzione di energia: bilancio dei gas serra del cambio di uso del suolo. Un caso di studio in Italia Centrale

Il contributo della cosiddetta foregone sequestration è molto importante nella valutazione dell’impatto della SRC sul bilancio dei gas serra, in quanto, pur essendo variabile, è sempre presente, così come presente è l’effetto sullo stock di SOC. La perdita di carbonio dal suolo rappresenta un flusso ingente nel LUC, ed è soggetto a forte variabilità in quanto dipende da fattori diversi, quali il tipo di suolo, il precedente uso del suolo, il clone installato, la densità, il clima (Pellegrino, Di Bene, Tozzini, & Bonari, 2011). Sebbene la stima fatta possa essere soggetta a diverse fonti di errore 13 , si è stimato che circa il 47% del C organico contenuto nei primi 15 cm di suolo sia stato riemesso per il LUC. Il valore annuale stimato di accumulo di C nel suolo (78 ± 24 gC m -2 y -1 ) rientra nel range riportato in letteratura: ad esempio, (Arevalo, Bhatti, Chang, & Sidders, 2011) ha misurato un aumento di 100 gC m -2 y -1 , e (Garten, Wullschleger, & Classen, 2011) riporta un aumento di 57 gC m -2 y- 1 . Valori maggiori si trovano invece in (Hansen, 1993) e (Coleman, Isebrands, Tolsted, & Tolbert, 2004), i quali riportano un aumento medio annuale di C tra 160 e 300 gC ha -1 . I valori di perdita al primo ciclo, invece, sono maggiori rispetto a quelli trovati da (Arevalo, Bhatti, Chang, & Sidders, 2011), 400 gC m -2 y -1 . Si fa notare inoltre che, supponendo che il trend lineare di accumulo di C nel suolo da parte dei pioppi continui costante, tra il nono e il decimo anno dall’impianto si dovrebbe avere il pareggio del bilancio tra la perdita al primo ciclo e l’accumulo successivo, e quindi l’annullamento degli effetti negativi del LUC a livello di SOC (break-even point, vedi (Arevalo, Bhatti, Chang, & Sidders, 2011)). Ancora 5-6 anni rispetto alla situazione attuale di Y_SRC, e ancora 2-3 per O_SRC. Il valore di 9-10 anni, pur leggermente superiore rispetto ai 7 anni del citato lavoro di (Arevalo, Bhatti, Chang, & Sidders, 2011), è in linea con quanto riportato ad esempio da (Hansen, 1993), cioè 8-10 anni. In termini di percentuale di C perso dal suolo, invece, il valore è molto alto se confrontato ancora con (Arevalo, Bhatti, Chang, & Sidders, 2011), per i quali la perdita rappresenta solo il 7% del totale, ma si pone all’interno dei range di 20%-50% riportati in alcune review presenti in letteratura, come (Post & Kwon, 2000). C’è da notare tuttavia che la nostra analisi si è limitata solo ai primi 15 cm di suolo, dove i cambiamenti avvengono più rapidamente e lo stock totale è
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Uso del suolo e stima dei fabbisogni irrigui nelle aree non servite da reti collettive dei consorzi di bonifica nelle regioni meridionali

Uso del suolo e stima dei fabbisogni irrigui nelle aree non servite da reti collettive dei consorzi di bonifica nelle regioni meridionali

In questa sezione si riportano le metodologie e le classi utilizzate per caratterizzare i singoli profili di suolo dal punto di vista idrologico e funzionale, in maniera sintetica ed esaustiva. Questa caratterizzazione è necessaria al fine di fornire un criterio guida che agevolasse, nell’ambito della definizione delle Sottounità Tipologiche di Suolo (STS), il confronto tra profili, focalizzando l’attenzione su quei caratteri, in prima istanza idrologici, a cui il modello di valutazione si appoggia per il calcolo finale dei fabbisogni. La caratterizzazione ha riguardato solo i profili completi, ovvero quei profili in cui non vi sono “buchi” nella descrizione degli orizzonti e nel loro corredo analitico minimale (sabbia, limo, argilla e carbonio organico) entro una profondità di 150 cm dal piano campagna, a meno che entro tale profondità non si incontrino il substrato lapideo o comunque impenetrabile (strati di tipo R o Cr) oppure orizzonti fortemente restrittivi, quali petrocalcici o duripan.
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Analisi degli stock di carbonio organico nel suolo di ambienti agropastorali alpini soggetti a cambiamenti di uso e copertura del suolo nell’ambito della politica di sviluppo rurale del Veneto

Analisi degli stock di carbonio organico nel suolo di ambienti agropastorali alpini soggetti a cambiamenti di uso e copertura del suolo nell’ambito della politica di sviluppo rurale del Veneto

16 Tra le quattro realtà provinciali di montagna del Veneto vi sono diversità anche notevoli. In alcune aree montane più che in altre si assiste ad una riduzione della superficie agricola e, soprattutto, ad una forte riduzione del numero di aziende, con un aumento delle dimensioni medie aziendali, un‟espansione delle realtà imprenditoriali più rilevanti e produttive e una marginalizzazione delle aziende di piccole dimensioni. La crescita in alcune zone montane di realtà produttive più dinamiche ha risvolti positivi, dato che consente una maggiore qualificazione della produzione - legata più strettamente alla sua origine e ad aspetti quali la tipicità e qualità - e una migliore integrazione di filiera. Tuttavia, come noto, la tendenza ad una concentrazione produttiva può avere impatti ambientali negativi sulla qualità dell‟acqua e sulla conservazione del suolo. Tale concentrazione, inoltre, rischia di marginalizzare ulteriormente dal punto di vista economico ampie zone agricole, tuttora caratterizzate dalla presenza di micro-aziende, favorendo una tendenza al disimpegno produttivo che prelude, spesse volte, al completo abbandono, riducendo la diversità dei sistemi agricoli montani, contribuendo a ridurre l‟impiego di foraggio derivente dalle tradizionali operazioni di pascolamento e di sfalcio. E‟ evidente come tutto questo possa riflettersi negativamente sulle funzioni ambientali che derivano dalla presenza stabile, diffusa e continuativa di attività agricole, zootecniche e forestali su piccola scala in aree montane. Per poter continuare a beneficiare delle esternalità positive (paesaggio, biodiversità, ricreazione, difesa suolo, tutela risorse idriche, ecc.) è essenziale non solo che le attività agrosilvo-pastorali siano presenti in modo capillare sul territorio, anche nelle zone più svantaggiate, ma che siano basate su sistemi di produzione agricola e di gestione forestale, sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale.
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Il suolo conteso: potenzialità e limiti della valutazione dei servizi ecosistemici nella pianificazione locale

Il suolo conteso: potenzialità e limiti della valutazione dei servizi ecosistemici nella pianificazione locale

Fino a che il suolo, come l’aria o l’acqua, è considerata una risorsa non limitata e/o sostituibile, il conflitto tra interessi trova una soluzione che impone costi differenziati alle parti, ma non impedisce lo sviluppo delle attività. Cosa succede quando la competizione è su risorse scarse (come il suolo) e su beni «unici» e distruttibili (come il paesaggio) rispetto al loro uso e alla qualità ambientale dei luoghi di vita? Ovvero quando la teoria della sostenibilità debole (o debolissima), che ha molto permeato i principali approcci alla gestione delle risorse ambientali, mostra le corde? La conseguenza è un conflitto, che seguendo il filone della economia ecologica (Martinez-Alier, 2009), può essere ricondotto ai “conflitti ecologici distributivi” ovvero ai conflitti sull’uso della natura, modellati socialmente e politicamente, le cui forme specifiche richiedono analisi contestuali ma che si inseriscono in un piu generale conflitto strutturale tra economia ed ecologia. Ipotizziamo qui che il consumo di suolo si possa interpretare come un conflitto, di natura sociale e politica, tra uso sostenibile e non sostenibile della risorsa suolo e che sempre nei termini proposti da Alier, possa essere “trasformato” anche grazie alle iniziative di resistenza, e più in generale favorendo la consapevolezza dei valori e degli attori in gioco. In questo conflitto la dimensione di scontro, che in fin dei conti verte sulla giustizia nel processo decisionale, riguarda tanto le cause e gli effetti del consumo di suolo quanto il processo stesso di governo della risorsa. Una corretta interpretazione deve perciò tener conto di una serie di aspetti quali l’uso delle risorse, l’identità, lo spazio e il governo del territorio (Oriol Nel-lo, 2015).
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Variazione degli stock di Carbonio e Azoto nel suolo e studio della decomposizione della sostanza organica attraverso le forme di humus in rapporto a diversi trattamenti selvicolturali applicati in tre faggete dell'Italia peninsulare

Variazione degli stock di Carbonio e Azoto nel suolo e studio della decomposizione della sostanza organica attraverso le forme di humus in rapporto a diversi trattamenti selvicolturali applicati in tre faggete dell'Italia peninsulare

L'ipotesi scientifica alla base di questo lavoro di ricerca è stata quella di verificare se diversi trattamenti selvicolturali possono avere degli effetti sulla decomposizione e sul sequestro della sostanza organica nel suolo in tre faggete montane poste lungo un transetto Nord-Sud della penisola italiana. Una premessa doverosa da fare è che uno studio sull’effetto della gestione forestale presuppone che ogni trattamento venga effettuato su un’area di estensione adeguata (plot di 3 ha circa) e che i diversi trattamenti siano applicati a plot simili per struttura forestale per evitare possibili effetti di confusione. Questo, per motivi pratici legati alla messa in pratica e ai costi dei trattamenti, può determinare un limite nel numero di repliche (plot) a disposizione. La particolare natura e scala di questo studio ha consentito l'uso di tre repliche per ogni trattamento, ponendo un limite nella ricerca di significatività statistiche. D’altro canto va pure detto che le variabili su cui si è testato l’effetto della gestione sono molte (circa 20), e testando molte variabili sugli stessi fattori si può incorrere nell’errore di rifiutare ingiustamente l’ipotesi nulla. In questi casi, esistono dei metodi per aggiustare le significatività minime che non sono stati esplicitamente applicati (Gotelli & Ellison, 2004); in questa discussione, si è però ritenuto di considerare solamente i risultati le cui significatività sono chiare e interpretabili a livello ecologico. Un fattore che complica l’analisi dell’effetto dei trattamenti è l’alta variabilità delle grandezze considerate già a scala di pochi metri, caratteristica intrinseca del suolo (Valtera et al., 2013; Garten et al., 2007). Questa variabilità, trovata nella fase pre-trattamento, sostanzialmente si mantiene anche dopo il trattamento e può nascondere una eventuale risposta delle variabili legate al suolo.
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Lo stato del mercato forestale del carbonio In Italia. 2013

Lo stato del mercato forestale del carbonio In Italia. 2013

Il nostro paese al momento conteggia le emissioni/assorbimenti derivanti da attività di afforestazione/riforestazione e deforestazione (attività obbligatorie previste dall’articolo 3.3 del Pk), a cui si aggiungono le emissioni/assorbimenti derivanti dalla gestione forestale, unica attività eletta dall’Italia tra quelle volontarie previste dall’articolo 3.4 del protocollo di Kyoto. Sebbene le attività agricole non siano state selezionate dal Governo italiano per il primo periodo di impegno, le attività inerenti al settore dell’uso del suolo (Lulucf) per- mettono un potenziale medio di assorbimento di carbonio di 16,2 MtCO 2 /anno (Nir 2013) quantitativo rilevante considerando una distanza dall’obiettivo nazionale di riduzione di circa 20 MtCO 2 /anno, equivalente inoltre al 27,0% del totale che verrà conteggiato da tutte le attività ̀ Lulucf dell’Ue15 (calcolato dai dati Eea 20135)
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Stock di carbonio e produttività in una rete nazionale di foreste vetuste di faggio

Stock di carbonio e produttività in una rete nazionale di foreste vetuste di faggio

Poiché la NPP e la respirazione eterotrofa (fig. 8) declinano con l’età delle foreste, anche la respirazione ecosistemica, la cui componente autotrofa dipende dalla NPP, si riduce con l’avanzare dell’età delle foreste. Dato che la respirazione del suolo è dominata dalla respirazione radicale e dalla respirazione microbica legata alla componente labile del carbonio (C) organico (Zak & Pregitzer, 1998; Hogberg et al., 2001) non c’è ragione di aspettarsi che le foreste più vecchie presentino sistematicamente tassi di respirazione ecosistemica più elevati, tali da annullare la loro produttività netta come ipotizzato da Odum (1969), o da renderli emettitrici (source) di carbonio. Schulze et al. (2000) riportano che in un crescente numero di studi è dimostrato che gli ecosistemi forestali non raggiungono un equilibrio tra assimilazione e respirazione, e agiscono come assorbitori (sink) attivi fino ad età elevate, affermando che questo sia dovuto al fatto che il ciclo del carbonio è guidato dal turn over delle foglie e delle radici, che continueranno a contribuire a una parte stabile del carbonio organico nel suolo (Schulze et al., 2000).
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Analisi della dinamica delle coperture/usi del suolo negli anni 1980-2000

Analisi della dinamica delle coperture/usi del suolo negli anni 1980-2000

L’ipotesi alla base della ricerca è la possibilità di realizzare una cartografia sufficientemente accurata dell’uso e copertura del suolo all’anno 1980 nelle province indagate, basata sullo standard cartoGrafico e nomenclaturale Corine Land Cover (CLC), a partire dalla interpretazione a video di immagini satellitari Landsat MSS (Multi Spectral Scanner). La scelta delle immagini Landsat MSS è stata obbligata, in quanto esse rappresentano le uniche immagini telerilevate disponibili per l’intero territorio nazionale per gli anni prossimi al 1980. Tuttavia, la ridotta risoluzione geometrica delle immagini (circa 80 m) ne limita la qualità per fini di fotointerpretazione; per ovviare a tale limitazione si è volutamente selezionato le province oggetto d’indagine in base alla disponibilità di informazioni ancillari affidabili sull’uso del suolo all’anno 1980 (ortofotocarte, carte di uso del suolo a scala di dettaglio) a supporto della foto interpretazione.
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Una nuova applicazione open source per il monitoraggio del consumo di suolo da telerilevamento

Una nuova applicazione open source per il monitoraggio del consumo di suolo da telerilevamento

suolo in maniera periodica ed economica. È necessario chiarire che questa ricerca si concentra sulla copertura del suolo, che differisce dal concetto di uso del suolo, cioè l’utilizzo o le attività che l’uomo svolge su un certo territorio (Anderson, et al. 1976). Il consumo di suolo è una problematica che comporta varie conseguenze ambientali e paesaggistiche che necessitano di studi approfonditi su vari fronti. Il monitoraggio del consumo di suolo costituisce quindi la base informativa che può essere utilizzata per analizzare in maniera multidisciplinare le varie problematiche connesse, dalla scala locale (come l’analisi della frammentazione del paesaggio) a quella globale (come il cambiamento climatico). La principale componente innovativa di questa ricerca nell’ambito del paesaggio risiede nell’intento di sviluppare una metodologia di monitoraggio basato su un approccio “aperto” (cioè “open source”). Il termine “open source” deriva dal settore informatico, ed intende un modo aperto di realizzare e distribuire programmi software, cioè garantire a chiunque l’accesso al software e la possibilità di visualizzare e migliorare lo stesso (Steiniger, S. & Hay, G. J., 2009).
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Uso  irriguo dell'acqua e principali implicazioni di natura ambientale

Uso irriguo dell'acqua e principali implicazioni di natura ambientale

Facendo un escursus delle norme che regolamentano questa materia, si osserva che già il Decreto del Comitato Interministeriale per la tutela delle acque dall’inquinamento del 4 febbraio 1977 considera- va la possibilità di un reimpiego per scopi irrigui di acque reflue trattate, ma poneva limiti (per lo più orientati ad esigenze igieniche) talmente restrittivi da impedirne praticamente l’utilizzo. Inoltre la “Legge Galli” L. n°. 36/94 permette il riutilizzo, a fini irrigui, delle acque reflue depurate, anche mediante fitode- purazione. Ancora, Il Decreto legislativo n°152/99 mette in evidenza, per un’efficace protezione della risorsa idrica e per garantirne un uso sostenibile, l’importanza di favorire processi di autodepurazione, agendo anche sui suoi requisiti quantitativi (disponibilità ed usi), senza limitarsi alla sola disciplina degli scarichi o agli interventi impiantistici di depurazione. La stessa legge precisa che “i Consorzi di Bonifica ed Irrigazione debbono concorrere, attraverso appositi accordi di programma con le competenti autorità, alla realizzazione di azioni di salvaguardia ambientale e di risanamento delle acque, anche al fine della loro utilizzazione irrigua, alla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua ed alla fitodepurazione”. Anche i legi- slatori regionali, a seguito della modifica dell’art. 117 della Costituzione (apportata con L. n°3 /2001), e della Legge n° 131/ 2003, che ha cambiato il riparto delle competenze tra Stato e Regioni - ivi comprese quelle concernenti il demanio idrico - hanno riservato particolare attenzione al riutilizzo delle acque reflue. Ma è soprattutto il Decreto 12 giugno 2003, n.185 del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, che definisce le “norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue in attuazione dell’articolo 26, comma 2, del Decreto legislativo n°. 152/99”, impone limiti decisamente meno restrittivi di quelli riportati nella tabella 4 dell’allegato 5 del citato D. legislativo per gli scarichi sul suolo. Fanno eccezione i parametri microbiologici: ad esempio il limite per Escherichia coli è fissato in 100 UFC per 100 ml, a fronte del valore di 5.000 per 100 ml per gli scarichi sul suolo. Ma appare anche ben evidente che gli stessi valori del DM 185/2003, rispetto ai i rispettivi limiti imposti dalla tabella 3 del citato D. legislativo per lo scarico in acque superficiali, risultano talvolta più restrittivi, in particolare per gli indicatori del carico organico (Tabella 3.20 ).
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Analisi della respirazione del suolo in faggete sottoposte ad interventi innovativi di gestione forestale

Analisi della respirazione del suolo in faggete sottoposte ad interventi innovativi di gestione forestale

2003). Il carbonio organico o sostanza organica del suolo, viene definita da Sequi (2005) come una miscela eterogenea e complessa di tutti i materiali organici, viventi e non viventi, presenti in qualsiasi forma nel suolo. Pertanto la sostanza organica del suolo risulta costituita essenzialmente da carbonio (in percentuale variabile tra il 40 ed il 60%), ossigeno, idrogeno ed azoto. Il carbonio entra a far parte del suolo attraverso la lettiera sia epigea che ipogea. Con il termine lettiera epigea si indicano i residui organici (foglie, rametti, cortecce, escrementi, spoglie di animali, fiori, frutti, muschi, licheni, funghi e alghe) prevalentemente di origine vegetale, che intatti o poco trasformati si collocano sulla superficie del suolo. Per lettiera ipogea viene invece inteso tutto il carbonio trasferito al suolo dalle radici e dalle micorrize per essudazione, sostituzione di tessuti superficiali, mortalità, nutrizione da parte di organismi radicicoli. Questa sostanza organica fresca apportata viene successivamente decomposta attraverso varie fasi in cui i numerosi macro, meso e micro organismi del suolo, svolgono un ruolo determinante (Sequi, 2005). Il processo di
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Concentratore solare per uso fotovoltaico ed illuminotecnico

Concentratore solare per uso fotovoltaico ed illuminotecnico

Le analisi condotte sul modello costruito sono state effettuate prendendo in considerazione tre possibili potenze trasferite sulla fibra ottica dal sistema di raccolta della luce. Il rapporto, CR (concentration ratio) tra l’area della testa della fibra e la superficie di raccolta del collettore solare, considerando l’irradianza media al suolo di 1000W/m^2, ha definito la quantità di potenza focalizzata ed iniettata. Sono stati considerati tre possibili rapporti: 750,1500 e 3000. Gli altri valori iniziali sono stati riportati nella tabella 3.4.
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Suolo e territorio

Suolo e territorio

Il carbonio organico (CO), che costituisce circa il 60% della sostanza organica presente nei suoli, svolge un’essenziale funzione positiva su molte proprietà del suolo: favorisce l’aggregazione e la stabilità delle particelle del terreno con l’effetto di ridurre l’erosione, il compatta- mento, il crepacciamento e la formazione di croste superficiali; si lega in modo efficace con numerose sostanze, migliorando la fertilità del suolo e la sua capacità tampone; migliora l’attività microbica e la dispo- nibilità per le piante di elementi nutritivi come azoto e fosforo. La cono- scenza del contenuto di CO nei suoli italiani costituisce, quindi, un elemento di grande rilievo per determinarne lo stato. Per esempio, per quanto riguarda i suoli agrari, in relazione alla natura dei suoli e delle aree climatiche italiane, un livello di CO pari al 2% può essere considerato sufficiente per garantire un’elevata efficienza del terreno relativamente al rifornimento di elementi nutritivi per le piante e a molte delle sue più importanti funzioni. Inoltre, considerando che il serba- toio di carbonio suolo-vegetazione, sebbene di entità inferiore a quello oceanico e a quello fossile, risulta il più importante e direttamente influenzabile dall’azione umana, la conoscenza del contenuto di CO nei suoli italiani rappresenta la base di partenza per definire il ruolo che possono avere nel calcolo degli assorbimenti di gas serra.
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Suolo e territorio

Suolo e territorio

Direttamente collegato con il consumo del suolo è il fenomeno dell’impermeabilizzazione o sigillatura del suolo (soil sealing). Esso è determinato dalla coper tura del territorio con materiali “imper- meabili” che inibiscono parzialmente o totalmente le capacità del suolo di esplicare le proprie funzioni vitali. La problematica è prin- cipalmente concentrata nelle aree metropolitane, dove è più alta la percentuale di suolo coper ta da costruzioni, e nelle aree inte- ressate da strutture industriali, commerciali e infrastrutture di traspor to, ma un effetto simile si ha anche nelle aree adibite ad agricoltura intensiva a causa delle formazione di strati compat- tati, oppure nelle aree a for te prevalenza di colture coltivate in serra o protette con l’uso di pacciamanti plastici. L’impermeabi- lizzazione limita/impedisce l’infiltrazione delle acque e la funzione di ritenzione delle stesse da parte del suolo/sottosuolo, aumentando le possibilità di formazione di repentini eventi di piena. La car ta nazionale dell’impermeabilizzazione del suolo a causa dell’urbanizzazione (Figura 8.6) basata sui dati Corine Land Cover 2000, mostra come i valori più elevati si registrino in Lombardia, Puglia, Veneto e Campania con concentrazioni maggiori in corrispondenze delle aree urbane e lungo i principali assi stradali.
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Suolo e territorio

Suolo e territorio

Il progetto ha inoltre evidenziato l’effetto positivo della riforma della Politica Agricola Comune con l’introduzione della “condizio- nalità ambientale”. La messa in atto delle misure legate alla “condizionalità ambientale” ovvero i “Criteri di Gestione Obbliga- tori” (CGO) e le “Buone Condizioni Agronomiche e Ambientali” (BCAA), rappresentano strumenti che possono avere un for te impatto sulla riduzione dei fenomeni di degrado dei suoli. L’Italia, come altri Paesi dell’Europa mediterranea, è par ticolar- mente soggetta a problemi di salinizzazione, legati sia ai fattori della formazione e dell’evoluzione naturale del suolo su parent material particolari (salinizzazione primaria), sia indotti dall’uomo (secondaria), o dalla sovrapposizione di entrambi gli effetti. In par ticolare, la salinizzazione secondaria dei suoli a causa dell’ir- rigazione rappresenta un problema destinato ad aggravarsi non solo per la for te competizione esistente fra città, industria e campagna nell’uso dell’acqua, per il sovrasfruttamento delle falde e per l’impiego in agricoltura di acque sempre meno idonee (acque saline, acque reflue civili e industriali), ma anche per effetto dei previsti cambiamenti climatici che, incrementando l’aridità, deter- mineranno una minore lisciviazione e un conseguente aumento della salinizzazione. Particolarmente esposte risultano, pertanto, le aree a clima tendenzialmente caldo-arido, soprattutto nelle aree costiere dove gli eccessivi emungimenti, per uso agricolo, civile o industriale, provocano l’abbassamento del livello di falda e la possibilità di intrusione di acque saline.
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Studio dei processi di mobilizzazione dell'azoto e del carbonio nel sistema suolo-pianta su coltura di patata (Solanum tuberosum L.) fertilizzata con compost

Studio dei processi di mobilizzazione dell'azoto e del carbonio nel sistema suolo-pianta su coltura di patata (Solanum tuberosum L.) fertilizzata con compost

L’andamento, nei due anni, del contenuto di carbonio organico (OC) nel terreno delle tesi PC100 e PC50 ha evidenziato un notevole incremento di OC subito dopo la distribuzione del compost in campo, seguito da una fase di progressiva riduzione. I dati raccolti ci hanno mostrato inoltre che lo strato maggiormente interessato all’accumulo di OC da compost era quello più superficiale (0-15 cm). Evidentemente limitate lavorazioni del terreno effettuate durante la sperimentazione non sono state in grado di uniformare sufficientemente la distribuzione del compost nell’intero strato di terreno effettivamente lavorato. L’analisi delle frazioni organiche macroscopiche (FOM) ha evidenziato come queste costituissero una frazione del OC del suolo pari a circa 4,5- 2,5 Mg ha -1 rispettivamente per la tesi PC100 e PC50. Questo risultato è tutt’altro che trascurabile data la generale necessità di aumentare il contenuto di carbonio dei suoli. In meno di due anni, infatti, questa frazione ha determinato un incremento di OC rispettivamente del 6% e 3,5% rispetto ad un contenuto medio di OC presente nel suolo all’inizio della sperimentazione di 25,2 Mg ha -1 . La FOM è importante perché è costituita da sostanze che, passate indecomposte o parzialmente decomposte attraverso il processo di compostaggio, presentano una maggiore resistenza all’attacco microbico e quindi garantiscono una maggiore capacità di sequestrare il C nel tempo.
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Effetti della gestione sul ciclo del carbonio nella cerreta della foresta demaniale di La Torre di Feudozzo (AQ)

Effetti della gestione sul ciclo del carbonio nella cerreta della foresta demaniale di La Torre di Feudozzo (AQ)

al., 2003). In un lavoro su una foresta di latifoglie gestita a taglio raso, invece, è risultato che la respirazione aumenta a partire da subito dopo il taglio e rimane alta per circa 10 anni (Mattson e Smith, 1993; Londo et al., 1999), così come riportato per il ceduo di Roccarespampani (Tedeschi et al., 2006). I risultati contraddittori presenti in letteratura per le foreste di latifoglie, possono essere spiegati considerando che oltre alla variazione del microclima vi sono anche altri impatti che si verificano a carico del suolo e che possono influire sulla la Rs come ad esempio l’asportazione dello strato organico superficiale, il rilascio di necromassa con le operazioni di taglio, la riduzione della biomassa radicale nonché la compattazione del suolo e l’incremento della bulk density (Laporte et al., 2003). In seguito alle operazioni di esbosco, il suolo viene compattato e la lettiera rimossa a causa del continuo calpestio e del passaggio degli operatori forestali e dei mezzi cingolati adibiti al prelievo della legna tagliata. Questa situazione è stata simulata da Laporte et al., (2003) su micrositi di suolo ed è stato osservato che con la perdita della struttura e della porosità del suolo si assiste ad un aumento della temperatura e quindi dell’evaporazione dell’acqua con il conseguente rallentamento dell’attività microbica e della respirazione. Paradossalmente, quindi, un suolo molto disturbato può respirare meno di quello presente in un sito non gestito. Secondo Prescott et al. (2000), un’altra spiegazione potrebbe essere legata al fatto che la diversità e l’efficienza della flora microbica possono essere alterate dalla ridistribuzione delle zolle di terreno determinando una più rapida degradazione dell’humus, aggravata anche dalla minore presenza di stock di lettiera. La compattazione del suolo, inoltre, riduce il volume dei pori e quindi dei canali di flusso diminuendo anche l’aereazione del suolo e la diffusione dei gas causando l’incremento della concentrazione di CO 2 e limitando l’attività dei
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Flussi di energia e di carbonio di un ecosistema di tundra umida siberiana

Flussi di energia e di carbonio di un ecosistema di tundra umida siberiana

La torretta è stata equipaggiata con altri strumenti per la misurazione della temperatura e dell’umidità dell’aria (HMP35D, Vaisala, Helsinki, Finlandia) e della pressione dell’aria (PTB101B, Vaisala, Helsinki, Finlandia). Sono stati installati inoltre radiometri (LXG055, Dr. Bruno Lange, Berlino, Germania) per la misurazione di radiazione entrante e uscente totali (radiazione solare a onda corta più radiazione terrestre a onda lunga), e radiazione corta (CM14 albedometer, Kipp and Zonen, Delft, Olanda) impiegati per derivare la radiazione netta e i flussi radiativi ad onda lunga. Le precipitazioni estive sono state raccolte e misurate utilizzando un misuratore di pioggia a bascula (modello 52202, Young, Traverse City, USA). Per le misure microemeteorologiche del suolo sono state installate cinque piastrine a flusso di calore per la misura del calore nel suolo (Rimco HFP-CN3, McVan Instruments, Mulgrave, Australia), due posizionate appena sotto la superficie dello strato organico, quindi sotto la superficie dell’acqua stagnante, le altre tre appena al di sotto la sommità dei tussocks (sopra il livello dell’acqua ferma). Le piastrine poste nel substrato sovrasaturo d’acqua sono state corrette per le proprietà anomale del suolo a causa della presenza d’acqua, mentre non sono state applicate correzioni per le piastrine in posizione più asciutta sui tussocks. Cinque sensori di umidità del suolo (ML2x, Delta-T Devices Ltd, Cambridge, UK) e cinque sensori di temperatura del suolo (PT100) sono stati posizionati nella parte più superficiale dello strato attivo (2 sensori a 5 e 10 cm sotto la superficie dello strato attivo) e lungo il profilo dei microrilievi tussocks (3 sensori a 36, 30 and 15 cm sopra la superficie dello strato attivo, nel corpo centrale dei tussocks).
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Caratterizzazione di laccasi native e modificate e loro uso nella degradazione di coloranti

Caratterizzazione di laccasi native e modificate e loro uso nella degradazione di coloranti

Per il tipo di reazione catalizzata, le laccasi presentano un notevole interesse applicativo. Dal momento che i substrati naturali delle laccasi sembrano essere lignina e composti da essa derivati, vi sono diverse potenziali applicazioni industriali basate su questa proprietà. Una delle applicazioni più studiate è certamente nell’industria della carta per la produzione di paste di cellulosa dal legno o dalla paglia o per lo sbiancamento delle paste di cellulosa, per sostituire i processi convenzionali che fanno uso di alte temperature, soda caustica, solfati o solfiti (a seconda del tipo di carta o cartone da produrre) (Mayer e Staples, 2002). Il trattamento con la laccasi consente non solo di ottenere un efficiente sbiancamento delle paste per la produzione di carta ma migliora anche le caratteristiche delle fibre ottenute. Inoltre potrebbe essere utilizzata nel trattamento delle acque reflue dell’industria della carta per ridurre gli elementi inquinanti e per generare risorse rinnovabili (Youn et al., 1995; Archibald et al., 1997). Infatti, può essere utilizzata per la rimozione del colore dai materiali utilizzati per la produzione di carta riciclata che spesso contengono inchiostro o in forna immobilizzata, per rimuovere il cloro dai composti clorofenolici che sono presenti nei reflui e sono inquinanti ambientali molto tossici (Leontievsky et al., 2001).
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