Top PDF Cosa verifica il tasso di crescita del consumo? Una verifica empirica per gli Stati Uniti

Cosa verifica il tasso di crescita del consumo? Una verifica empirica per gli Stati Uniti

Cosa verifica il tasso di crescita del consumo? Una verifica empirica per gli Stati Uniti

Dopo questa regressione, Ludvigson prosegue volendo dimostrare che le misure di fiducia dei consumatori contengono informazioni di previsione che ancora non sono comprese nel gruppo standard degli indicatori economici. Per fare questo regredisce i consumi (suddivisi in gruppi come prima) con gli indicatori economici abituali: quattro ritardi della variabile dipendente, della crescita dei redditi da lavoro, dei prezzi azionari (usando medie trimestrali dell’indice S&P 500), della media di quattro termini del tasso d’interesse dei Buoni del Tesoro (riportato dal Conference Board). Il reddito nominale da lavoro e l’indice S&P sono deflazionati dal deflattore implicito della spesa in consumi personali (National Income and Product Account).
Mostra di più

36 Leggi di più

Prezzo delle case e consumo:una verifica empirica per gli Stati Uniti

Prezzo delle case e consumo:una verifica empirica per gli Stati Uniti

Monacelli, avendo studiato la correlazione esistente tra prezzo delle case e consumo privato, af- ferma che vi siano “ragioni ben fondate” che porterebbero a pensare che la deflazione immobi- liare negli Usa potrebbe produrre (con una politica monetaria invariata) un rallentamento nei consumi privati. La correlazione di cui parla è positiva (quando i prezzi delle case salgono anche i consumi aumentano a loro volta) sottolineando il fatto che negli Usa (come anche per esempio in Spagna, Gran Bretagna e Danimarca) esiste una prevalenza di mutui a tasso variabile in cui quindi la capacità di “estrarre liquidità” dalla propria casa è più ampia ( liquidità che consenti- rebbe di contrarre debiti secondari per comprare ad esempio il televisore nuovo al plasma o una macchina, offrendo la casa come garanzia).
Mostra di più

55 Leggi di più

Sulla relazione credito-consumo: una verifica empirica per  il caso statunitense

Sulla relazione credito-consumo: una verifica empirica per il caso statunitense

Rispetto allo studio effettuato prima sull'intero campione, è in evidenza come ora, sul sottocampione che non risultava stabile e di conseguenza ridotto di ben 92 osservazioni, cambino le conclusioni in merito alla bontà complessiva del modello per questa regressione visto il consistente aumento (più del doppio) dell'indice R 2 e alla variabile d'interesse relativa al tasso di crescita della quantità di credito, che, come per i beni durevoli, risulta significativa riportando però coefficiente negativo.

44 Leggi di più

Interazioni tra stress finanziario, ciclo economico, inflazione, epolitica monetaria: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Interazioni tra stress finanziario, ciclo economico, inflazione, epolitica monetaria: una verifica empirica per gli Stati Uniti

significativamente maggiore di 0 (considerando l’intervallo di credibilità al 90%) e la media a posteriori di O B è maggiore di 1. Anche il nuovo coefficiente della regola di Taylor O M risulta positivo. Infatti la media a posteriori è pari a 0.95 e l’intervallo HPD al 90% è [0.59;1.33]. Questo risultato indica che la Federal Reserve ha monitorato delle misure finanziarie durante il periodo tra il 1990 e il 2008. Questo potrebbe significare che tra gli obiettivi della Federal Reserve oltre alla stabilità dei prezzi e alla stabilizzazione del ciclo economico è presente anche la stabilità finanziaria. Un’interpretazione più cauta, potrebbe essere che l’obiettivo della Fed non sia la stabilità finanziaria, ma che decida di monitorare e intervenire sui mercati finanziari durante episodi di stress finanziario, per evitare ampie fluttuazioni dei prezzi e dell’output gap. Questa interpretazione è ribadita dal valore elevato del coefficiente O P , l’interest rate smoothing. Infatti, per non creare stress finanziario, i movimenti del tasso di interesse avvengono a passi brevi e per periodi di tempo prolungati.
Mostra di più

107 Leggi di più

La teoria del reddito permanente: una verifica empirica su dati campionari italiani

La teoria del reddito permanente: una verifica empirica su dati campionari italiani

variabile è molto interessante per una serie di motivi. Primo, è una trasformazione monotonica del tasso di risparmio; secondo, è definita anche quando il reddito è pari a zero; terzo, ha la capacità dLVPRU]DUHO¶HIIHWWRGHJOL outliers. Da ultimo, sotto le ipotesi del reddito permanente e del ciclo vitale, il FRQVXPR GRYUHEEH ULIOHWWHUH PHJOLR OD TXDQWLWj GL ULVRUVH GLVSRQLELOL DOO¶ individuo lungo la sua vita e quindi costituire un migliore fattore di ponderazione. Oltre tutto, Attanasio, nel formulare questo tasso di risparmio, definisce il risparmio come la differenza tra il reddito disponibile e i consumi non durevoli. Questo permette di misurare con maggiore precisione i consumi, infatti, piuttosto di inserire tutte le voci di spesa, esclude tutte quelle voci che possono essere considerate come investimenti, quali per esempio spese per beni durevoli, VSHVH SHU OD VDOXWH R SHU O¶ HGXFD]LRQH /¶ LGHD GL IRQGR q TXHOOD GL QRQ considerare tutte le voci di spesa che possiedono elementi di durabilità, così da ottenere una variabile consumo priva di quelle voci di spesa che possono essere considerate risparmi, per il fatto che la loro utilità si protrae per un lungo arco di tempo.
Mostra di più

40 Leggi di più

Stima dell'output gap e ruolo del "new shock": una verifica empirica per gli Stati Uniti

Stima dell'output gap e ruolo del "new shock": una verifica empirica per gli Stati Uniti

e lo si confronta con un punto u , realizzazione di una variabile casuale uniforme U ̱ሺͲǡͳሻ. Se r > u VL DFFHWWD ș 1 . Di norma si sceglie un numero abbastanza elevato di estrazioni per far si che venga ottenuto un numero di punti di accettazione adeguato a rappresentare la distribuzione a posteriori. Nel nostro caso il numero di estrazioni è 1.000.000 e verranno scartate la prima metà delle osservazioni al fine di convergere alla distribuzione ergodica della posteriori. Il valore del tasso di accettazione è solitamente compreso tra il 23% e il 40%, evitando così di cadere nei due casi limite dove si rifiuta o si accetta troppo spesso. Nel primo caso saremo in grado di trovare solamente la moda a posteriori, mentre nel secondo focalizzeremo troppo la nostra attenzione sulle ³FRGH´ (QWUDPEL L FDVL FL SRUWDQR FRVu DOOD QRQ LGHQWLILFD]LRQH GHOOD distribuzione a posteriori. Diventa così fondamentale il valore dello scalare c SRVWRGDYDQWLDOODPDWULFHGLYDULDQ]DHFRYDULDQ]DGHOWHUPLQHG¶HUURUHȈ6LKD così ch Hİ̱ܰሺͲǡ ܿߑ). In questo modo tanto più il valore di c è piccolo tanto più il valore del tasso di accettazione r è alto e viceversa e attraverso vari DJJLXVWDPHQWLGLȈVL JLXQJHDOO¶LQWHUYDOORSHULOWDVVRGLDFFHWWD]LRQHGHO  40%, testimoniato da vari studi.
Mostra di più

85 Leggi di più

Relazione tra inflazione, disoccupazione ciclica e strutturale: una 
verifica empirica per gli Stati Uniti

Relazione tra inflazione, disoccupazione ciclica e strutturale: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Concludendo, in entrambe le serie si trova la presenza di radice unitaria, sia considerando il test di Phillips Perron che il test Zivot Andrews. Inoltre in entrambi i tassi c’è la presenza di un break strutturale intorno al 1974, a conferma di quanto trovato in letteratura. Per quanto riguarda, però, il tasso di disoccupazione, ampliando il campione dei dati e considerando anche i valori dal 2009 il break si sposta al 2008, anno della crisi economico finanziaria. Considerando, invece, il test di cointegrazione, l’ipotesi di non cointegrazione viene rifiutata sia con i test Phillips Ouliaris e Johansen, che con il test di Johansen modificato.
Mostra di più

122 Leggi di più

Disuguaglianza sociale e politica monetaria americana: una verifica empirica

Disuguaglianza sociale e politica monetaria americana: una verifica empirica

Per rispondere alle domande poste nell’introduzione, si è pensato di costruire un modello multivariato in grado di cogliere se i policymakers cambiano linea di condotta in seguito a variazioni della disuguaglianza sociale. Il periodo considerato va dal 1984 al 2008, questa scelta è stata fatta perché negli anni settanta l’economia degli Stati Uniti d’America ha vissuto un’alta e volatile inflazione con alcune violente recessioni; mentre dalla metà degli anni ottanta in poi è rimasta bassa e la crescita del PIL è stata relativamente stabile . Molti economisti si trovano d’accordo nell’affermare che la politica monetaria statunitense è stata ben gestita da quando Paul Volcker è passato al comando della Federal Reserve fino ai giorni nostri, attraverso i regimi di Alan Greenspan e dell’attuale Ben Bernanke.
Mostra di più

71 Leggi di più

Tasso di interesse a lungo termine e domanda aggregata: una verifica empirica per il regno unito

Tasso di interesse a lungo termine e domanda aggregata: una verifica empirica per il regno unito

Tutte e tre le variabili prese in considerazione (il tasso di crescita ritardato di uno e due periodi e la differenza tra tasso di interesse reale di breve periodo e tasso di inflazione di breve periodo) non risultano significative. Per verificare la significatività delle variabili bisogna confrontare il valore della statistica t della variabile presa in analisi con quello di una

52 Leggi di più

Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

Quando abbiamo analizzato il modello nel capitolo due abbiamo detto che ! è l’elasticità intertemporale di sostituzione. Questo parametro infatti è legato al fatto che le persone cercano quindi di smussare il consumo nel tempo. Il problema però deriva dal tasso di interesse sui risparmi perché quanto più questo tasso è alto, tanto più le persone sono incentivate a risparmiare di più oggi in modo da avere più risorse a disposizione da consumare domani. In tutto questo discorso però non abbiamo tenuto conto della formazione delle abitudini che hanno un impatto sul consumo. Il punto è che quanto più h è alto tanto più una persona è legata al livello di consumo passato e quindi questo soggetto sarà meno influenzato dall’aumento del tasso di interesse sui risparmi. Quindi ! sembrerebbe essere soggetto ad un vincolo, secondo cui nell’equazione di Eulero tale parametro entrerebbe come !*[(1-h)/(1+h)] nel determinare l’impatto del tasso di interesse reale ex-ante sul consumo.
Mostra di più

92 Leggi di più

Influenza della fed sulla ecb: una verifica empirica

Influenza della fed sulla ecb: una verifica empirica

riferimento ad un obiettivo d'aggregato monetario. Questa scelta non è illogica. Infatti, come lo indica Svensson (1996), a proposito delle strategie di obiettivi d'inflazione, gli obiettivi intermedi d'aggregato monetario, non sono incoerenti con un obiettivo d'inflazione fino a quando l'inflazione ha la priorità in caso di conflitto. La scelta di utilizzare o no un obiettivo intermedio d'aggregato monetario dipende in particolare dall'esistenza di una relazione stabile tra l'obiettivo intermedio e l'obiettivo d'inflazione, come ricordano Leiderman e Svensson (1995). Il tasso di crescita di m3, allora, è considerato come un indicatore dell'inflazione futura. Tuttavia, l'impegno della banca centrale europea riguardo a quest'aggregato monetario, se è chiaro, non vuole essere costrittivo. L'evoluzione di quest'aggregato non sarà un obiettivo prioritario. Un superamento di questo tasso di riferimento non comporterà una modifica automatica in aumento dei tassi guida della banca centrale europea. Ciò segnala, tuttavia, che l'inflazione è considerata come un fenomeno monetario condizionato dalla crescita monetaria. La strategia di politica monetaria della banca centrale europea può dunque collegarsi ad una strategia d'obiettivo d'inflazione ai sensi di Von Hagen (1995), nella misura in cui fissa un obiettivo d'inflazione quantificato che è l'obiettivo prioritario rispetto all'obiettivo intermedio d'aggregato monetario.
Mostra di più

45 Leggi di più

Confronto tra modelli predittivi per l'inflazione: una verifica empirica per USA.

Confronto tra modelli predittivi per l'inflazione: una verifica empirica per USA.

Le serie storiche di nostro interesse, per gli Stati Uniti, sono: L’indice dei prezzi al consumo (CPI), il prodotto interno lordo reale (GDP), l’Output Gap e il tasso di interesse (FEDFUNDS). Queste serie verranno utilizzate in seguito per stimare i modelli predittivi oggetto del nostro studio.

29 Leggi di più

Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Prendiamo ora in analisi un arco temporale un p`o particolare per quanto riguarda l’economia statunitense. Nell’agosto del 1979 fu eletto presidente della Federal Reserve Paul Volker, il quale inizi`o una lotta ferrea alla stag- flazione degli anni ’70. L’inflazione pass`o da un tasso del 13.5% nel 1981, ad un tasso del 3,2% nel 1983. Volcker non ebbe paura di creare una recessione negli Stati Uniti e nel mondo pur di riportare i prezzi americani sotto control- lo. In questo periodo i tassi di interesse vengono mantenuti alti, provocando uno stato di recessione nel quale il tasso di disoccupazione raggiunse l’11%. C’`e da dire inoltre che nella politica del “falco” `e stato determinante l’effet- to sulle aspettative della regola monetaria adottata, pi` u che il meccanismo economico in s`e, nonostante la scarsissima sfiducia che ha dovuto affrontare i primi anni di gestione.
Mostra di più

83 Leggi di più

Equazione di Fisher:una verifica empirica con dati americani

Equazione di Fisher:una verifica empirica con dati americani

Le ipotesi di Fisher rappresentano uno dei pilastri della teoria neoclassica monetaria: esse stabiliscono che un aumento del tasso di interesse nominale di un punto percentuale provoca un aumento di un punto percentuale dell’inflazione attesa lasciando inalterato il tasso di interesse reale. Nel lungo periodo, le variazioni nella crescita della moneta non possono influenzare il tasso d’interesse reale, quindi le variazioni del tasso d’interesse nominale sono spiegate interamente dalle variazioni del livello dei prezzi, il tasso di inflazione.
Mostra di più

43 Leggi di più

"Inflazione salariale e disoccupazione: una verifica empirica per gli usa"

"Inflazione salariale e disoccupazione: una verifica empirica per gli usa"

È da questa domanda che parte la mia analisi con la lettura di un articolo di Jordi Galí intitolato “The Return of the Wage Phillips Curve”. Galí è un macroeconomista spagnolo considerato una delle figure principali della macroeconomia neo-keynesiana e per capire a fondo il suo studio dobbiamo fare un passo indietro cercando di comprendere su cosa si sono basati i suoi studi e quali sono i principi che stanno alla base della scuola di pensiero economia neo-keynesiana. Il modello stimato da Jordi Galí si basa sullo studio approfondito della Curva di Phillips (1958), la quale - com’è noto - prevede una relazione inversa tra inflazione salariale e tasso di disoccupazione 1 implicando che i salari e i prezzi si adeguino lentamente alle variazioni della domanda aggregata. Affinché i salari crescano, la disoccupazione deve diminuire. Solo in seguito ad un aumento del livello di occupazione, i salari cominciano ad aumentare, poi anche i prezzi saliranno e alla fine il sistema economico tornerà al livello di produzione di pieno impiego e al tasso naturale di disoccupazione 2 ; esiste quindi un trade-off 3 tra inflazione e disoccupazione, il quale implica una riduzione del tasso di crescita dei salari nominali all’aumentare del tasso di disoccupazione e, dunque, una riduzione dell’inflazione.
Mostra di più

39 Leggi di più

Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Negli ultimi anni c’è stato negli Stati Uniti un tasso di inflazione molto basso. La più citata spiegazione a questo fenomeno è stata la maggiore sensibilità dell’economia statunitense alle condizioni economiche dei paesi esteri. Tootell (1998) ha esaminato vari approcci per verificare se l’inflazione dipendeva da variabili globali o domestiche. Se si considera che le variabili del Resto del Mondo aiutino a determinare l’incremento dei prezzi interni, chi prende le decisioni di politica economica dovrà tenerne conto per raggiungere gli obiettivi prefissati. I soli indicatori domestici di pieno impiego dei fattori produttivi non saranno in grado di portare ad un incremento o decremento dell’inflazione. Ad esempio, se si presenta un caso con un eccesso di domanda domestica, mentre il Resto del Mondo si trova in una situazione di sottoutilizzo della capacità produttiva potenziale, l’eccesso di domanda verrà assorbito dalle importazioni o l’aumento dei profitti verrà ridotto per l’incremento dei costi del lavoro. In questo caso non vi sarà una crescita dell’inflazione; al contrario se l’eccesso di domanda dovesse verificarsi per il Resto del Mondo, l’inflazione tenderà a crescere.
Mostra di più

53 Leggi di più

Regole di Taylor ed indicatori finanziari: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Regole di Taylor ed indicatori finanziari: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Anche l’output è significativo sia al tempo t che al tempo t-1, segno che la variabile risposta risente dell’output non solo contemporaneo ma anche precedente di un trimestre. La somma dei coefficienti di tali variabili è maggiore di zero coerentemente con le implicazioni economiche del modello. L’incidenza complessiva dell’output nel lungo periodo rispetto al tasso di interesse nominale è più del doppio di quella calcolata nel primo campione:

43 Leggi di più

Curva di Phillips con Cost Channel: una verifica empirica per il caso svedere.

Curva di Phillips con Cost Channel: una verifica empirica per il caso svedere.

un regime di cambi fluttuanti. Come possiamo notare prima che entrasse in vigore un regime di cambi fluttuanti, la Banca Centrale ha aumentato il tasso d’interesse di breve periodo (è aumentato addirittura di più di due volte e mezza). Un tale rialzo del tasso d’interesse ha richiamato l’attenzione degli investitori che hanno acquistato titoli di Stato svedesi. Nel periodo successivo il tasso d’interesse di breve periodo torna più o meno al livello di due trimestri prima. Nel momento in cui si entra in un regime di cambi fluttuanti il tasso di cambio nominale cresce (significa che ci vogliono più Corone per ogni Dollaro). Ciò è dovuto ad un aumento di Corone in circolazione dovuta probabilmente al fatto che gli investitori hanno riscosso i loro titoli. Una svalutazione del tasso di cambio ha come prima conseguenza quella di favorire le esportazioni e di rendere più costose le importazioni. Ciò fa sì che il PIL cresca e che quindi l’output gap sia positivo. E’ importante evidenziare che in realtà la crescita del PIL avviene solo nel primo trimestre del 1993. Probabilmente la spiegazione va cercata nel fatto che gli effetti di una svalutazione si sentono con un leggero ritardo e che comunque, essa avviene solamente in Novembre (cioè a metà trimestre) mentre qui viene riportato solo il PIL e il tasso di cambio di fine trimestre. Infine l’aumento dei prezzi: anch’essi si aggiustano in ritardo rispetto alle fluttuazioni dell’output gap. Abbiamo una leggera crescita dei prezzi nel secondo trimestre del 1993; nel terzo, nonostante un aumento del PIL addirittura si verifica un calo dell’inflazione che però torna coerentemente a salire nel quarto trimestre.
Mostra di più

46 Leggi di più

Shock alle aspettative e ciclo economico: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Shock alle aspettative e ciclo economico: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Una cosa da notare è che in questo meccanismo un ruolo importante è giocato da , anzi più precisamente è fondamentale il fattore scalare c posto davanti a esso, cioè ̱ሺͲǡ ሻ, perché tanto più c è piccolo tanto più il rapporto r è elevato e viceversa. Inoltre questa matrice di varianza e covarianza del termine d’errore è aggiustata in modo da ottenere un tasso di accettazione dei valori compreso tra il 23% e il 40%. Si sceglie questo intervallo di accettazione per evitare di cadere nei due casi estremi: quello di accettare sempre o di rifiutare sempre. Infatti, se accettassimo sempre, perderemmo probabilmente troppo tempo sulle code e quindi rifiutiamo un po’ sulle code per accettare di più nella parte alta della distribuzione. Nel caso opposto invece, cioè quello di rifiutare sempre, riusciremmo solo a trovare la moda della distribuzione a posteriori ma non saremmo in grado di disegnare il resto della distribuzione che è invece l’obiettivo di questo metodo di simulazione.
Mostra di più

130 Leggi di più

Legge di Okun: una verifica empirica per gli Stati Uniti, 1967-2006

Legge di Okun: una verifica empirica per gli Stati Uniti, 1967-2006

Si è visto quindi che il coefficiente stimato da Okun sul tasso della disoccupazione non agisce unicamente sulla produzione, ma deve essere ponderato con altre forze di influenza che concorrono anch’esse, anche se con intensità diverse, alla formazione della produzione, cioè la capacità produttiva, la forza lavoro e la media delle ore settimanali effettuate dai lavoratori.

33 Leggi di più

Show all 309 documents...