Top PDF Il progetto di diritto europeo dei contratti

Il progetto di diritto europeo dei contratti

Il progetto di diritto europeo dei contratti

assai diverso da quello di consideration e rappresenta un diverso modo di risolvere alcuni problemi fondamentali in materia di contratti; b) nella civil law ogni contratto, purché lecito e purché la volontà di obbligarsi sia seria e deliberata e immune da vizi, è valido. Da questo punto di vista, aggiungono parecchi autori, la civil law manifesta una certa superiorità rispetto alla common law, ove il requisito della forma o quello della consideration, con il loro tecnicismo eccessivo e spesso con il loro carattere arcaico, costituiscono un inceppo all’affermazione di un principio generale che stabilisca la validità di ogni contratto lecito. Non pare che, invece che gli autori di common law dedichino attenzione o, almeno, la dovuta attenzione, al problema di vedere se nella civil law, accanto alla volontà lecita, seria e deliberata di obbligarsi, occorra anche una particolare situazione, un quid, che giustifichi la sanzione giuridica. La soluzione affermativa di questo problema (che com’è noto, va anch’esso sotto il nome di causa) costituisce una limitazione notevole al principio della validità di ogni contratto lecito, o meglio, toglie alla volontà il carattere di fondamento esclusivo per il riconoscimento giuridico del contratto [...; c) un’altra tendenza di quei giuristi, e forse la più interessante è per i suoi riflessi, mi pare sia la tendenza ad intendere la nostra “causa” in funzione dell0esigenza di accertare, in modo il più possibile sicuro, l’esistenza di un “serious and deliberate intent to assume legal obligation”; di accertare cioè quella volontà che costituirebbe in relazione a quanto accennato sub b, la base sostanziale, anzi la sola base per sanzionare giuridicamente il contratto lecito (a parte, s’intende, i requisiti della capacità e dell’oggetto). La “causa”, in quanto motivo o scopo del contraente, servirebbe appunto per accertare, o anche per accertare, l’esistenza della volontà seria e libera di contrare un’obbligazione in senso giuridico. A ttraverso il motivo o scopo, che ha indotto il contraente a obbligarsi, ci si accerterebbe se egli ha veramente nutrito una volontà seria e deliberata di assumere le conseguenze di un’obbligazione giuridica ed entro quali limiti” (G ORLA G., La “causa” nel pensiero dei giuristi di common law, in Rivista del diritto commerciale,
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Causa, consideration e Diritto europeo dei contratti

Causa, consideration e Diritto europeo dei contratti

142 Testo integrale della sentenza in Giur. It. 2005, II, p. 1825 ss., segue commento di SEMPI, nel quale si ripercorre lo stato della dottrina e della giurisprudenza relativamente all’ipotesi del collegamento. Così la Corte di Cassazione: “Alla luce di una più che consolidata giurisprudenza di questa Corte regolatrice, da cui totalmente prescindono le difese della ricorrente, infatti, deve ribadirsi che il criterio distintivo tra contratto unico e contratto collegato non può essere identificato - come invoca l'attuale ricorrente - in base ad elementi formali quali l'unità o pluralità dei documenti contrattuali o la mera contestualità delle stipulazioni, ma dall'elemento sostanziale consistente nell'unicità o pluralità degli interessi conseguiti. Le parti, nell'esplicazione della loro autonomia negoziale, possono, con manifestazioni di volontà espresse in uno stesso contesto dar vita a più negozi distinti ed indipendenti ovvero a più negozi tra loro collegati (Cass. 21 dicembre 1999, n. 14372). In particolare affinché possa configurarsi un collegamento negoziale in senso tecnico, che impone la considerazione unitaria della fattispecie, è necessario che ricorra sia il requisito oggettivo, costituito dal nesso teleologico tra i negozi, sia il requisito soggettivo. Questo ultimo, peraltro, non è dato dalla mera, formale coincidenza tra le parti di un negozio e quelle di un altro, ma è costituito dal comune intento pratico delle parti (che può essere manifestato sia in forma espressa che in forma tacita) di volere non solo l'effetto tipico dei singoli negozi in concreto posti in essere, ma anche il coordinamento tra di essi per la realizzazione di un fine ulteriore (Cass. 23 giugno 2003, n. 9970; Cass. 16 maggio 2003, n. 7640; Cass. 27 gennaio 1997, n. 827). Nulla esclude, infatti, che possa esistere un rapporto di interdipendenza funzionale in presenza di contratti con contenuto differente e intervenuti tra soggetti formalmente diversi”.
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I contratti di finanziamento non tipicamente bancari e il credito all'esportazione

I contratti di finanziamento non tipicamente bancari e il credito all'esportazione

Il project financing è volto, come si è detto, alla realizzazione di progetti industriali particolarmente onerosi, per i quali i soggetti interessati non dispongono delle risorse economiche necessarie, né sarebbero in grado di ottenerle facendo leva sulle proprie condizioni economico-finanziarie, insufficienti a fungere da garanzia 214 . Gli elementi che, allora, convincono il finanziatore ad erogare il prestito sono la credibilità e la realizzabilità del piano, insieme alla sua potenzialità di produrre i ricavi necessari al rimborso, una volta che sia stato realizzato e messo in esecuzione. La banca, o – più spesso – il pool di banche, pertanto pretende, per poter condurre un’oculata analisi del rischio (analisi che, al fine della concessione del credito, dovrà concludersi con l’accertamento circa la sussistenza di un’elevata possibilità che il progetto si concluderà positivamente), di conoscere nei dettagli i profili dell’iniziativa, nonché, al fine di limitare i profili di criticità, di far inserire le modifiche e le clausole contrattuali più consone ai propri interessi, prevedendo tutte le garanzie opportune, e verificando la corrispondenza col piano economico- finanziario. In questa fase di valutazione il soggetto finanziatore si avvale della consulenza e del supporto di conoscenze di figure qualificate quali avvocati,
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Il rapporto tra regole di validità e regole di correttezza nel diritto comunitario dei contratti

Il rapporto tra regole di validità e regole di correttezza nel diritto comunitario dei contratti

Sommario. 1. Il nuovo rapporto tra struttura e funzione degli atti di autonomia privata nella prospettiva di un mercato evoluto e solidale: il contratto come strumento di regolamentazione del mercato. Recepimento delle istanze di “ammodernamento” di matrice europea e deconcettualizzazioni. 2. La “conformazione” del regolamento contrattuale alle esigenze di composizione delle ragioni del mercato e della persona. 3. Il nuovo volto delle invalidità da “rimedi di fattispecie” a “rimedi di regolamento”. 4. L’ “essere” e il “dover essere” nella dinamica contrattuale. Interferenza o separazione? Impostazione del problema. 5. Il rapporto tra regole di comportamento e regole di validità e il principio generale di buona fede: evoluzione storica e portata applicativa dell’art. 1337. 6. I rapporti tra gli artt. 1337 e 1338: da un’impostazione restrittiva tesa a circoscrivere il ruolo della norma ad un recupero della portata precettiva del principio generale di buona fede. Le influenze esercitate dalla dottrina tedesca. 7. Dilatazione della responsabilità precontrattuale oltre il recesso ingiustificato dalle trattative e i “vizi incompleti” di contratto. E’ possibile integrare le ipotesi di invalidità codificate dal legislatore nazionale attraverso l’utilizzo della clausola generale di buona fede? Il caso del dolo omissivo tra annullamento e responsabilità precontrattuale. 8. Recenti arresti giurisprudenziali che aderiscono alla tesi della configurabilità di una responsabilità precontrattuale anche nell’ipotesi di contratto validamente concluso. 9. La buona fede e il diritto europeo dei contratti: la necessaria riconduzione della legge al diritto.
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I contratti di prossimità nell’evoluzione dell’autonomia collettiva

I contratti di prossimità nell’evoluzione dell’autonomia collettiva

Recentemente infine è stato redatto un distinto progetto di legge 456 avente ad oggetto la regolamentazione della rappresentatività sindacale, segnata- mente ai fini del diritto a partecipare alla contrattazione collettiva nazionale e territoriale, la regolamentazione della c.d. legislazione di rinvio, così come la regolamentazione della rappresentanza in azienda RSU e RSA e dell’efficacia erga omnes del contratto aziendale e dei rapporti tra questo e il contratto nazionale, nonché infine la regolamentazione dei limiti e delle condizioni che consentono al contratto aziendale di derogare alle norme di legge. Il progetto prevede una nuova stesura dell’art. 19 dello Statuto dei la- voratori, che, in sintonia con quanto stabilito nella parte terza del T.U. del 2014, individua, ai fini della costituzione di RSA, le associazioni sindacali che abbiano una percentuale di rappresentatività non inferiore al 5 per cento secondo il consueto criterio della media tra il dato associativo e il dato elet- torale e con riferimento all’ambito di applicazione del contratto collettivo nazionale applicato all’unità produttiva. Nel caso invece di mancanza di un contratto collettivo applicato nell’unità produttiva le rappresentanza sinda- cali potranno essere costituite ad iniziativa di un numero di lavoratori non inferiore al 5 per cento dei dipendenti a tempo indeterminato dell’unità me- desima, nell’ambito delle associazioni aderenti a confederazioni che abbia- no una rappresentatività sul piano nazionale non inferiore al 5 per cento.
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La disciplina del contratto del commercio elettronico tra integrazione europea e armonizzazione delle tutele: verso un codice europeo dei contratti transfrontalieri

La disciplina del contratto del commercio elettronico tra integrazione europea e armonizzazione delle tutele: verso un codice europeo dei contratti transfrontalieri

internazionale uniforme»; f) «possono essere utilizzati per l‘interpretazione o l‘integrazione del diritto nazionale applicabile»; g) «possono servire come modello per i legislatori nazionali ed internazionali». Essi, nelle parole del massimo esperto italiano in materia, si compongono, oltre che del Preambolo, di «211 articoli (contro i 185 dell‟edizione del 2004 e i 120 della prima) suddivisi in 11 capitoli riguardanti le disposizioni generali, la formazione e la rappresentanza, la validità, l‟interpretazione, il contenuto e i contratti a favore di terzi, l‟adempimento e l‟hardship, l‟inadempimento delle obbligazioni e la cessione di contratti, la prescrizione, e la pluralità dei debitori e dei creditori». Essi sin dalla loro prima pubblicazione «hanno ricevuto un‟accoglienza quanto mai favorevole», e, attesa la loro trasposizione integrale «in tutte le principali lingue internazionali (arabo, cinese, francese, giapponese, inglese, italiano, russo, spagnolo e tedesco)» non soltanto «vengono sempre più di frequente usati come guida nella redazione dei contratti commerciali internazionali o addirittura scelti come lex contractus tutte le volte che le parti desiderino evitare l‟applicazione di qualsiasi diritto nazionale», ma, per quel che più conta, sono utilizzati a vario titolo in sede tanto giurisdizionale nazionale quanto arbitrale internazionale, e «vengono sempre più di frequente richiamati negli atti di citazione o nelle memorie difensive al fine di corroborare le argomentazioni ivi sviluppate e dimostrare che le stesse sono conformi a standard internazionalmente accolti». Infine, i Principi UNIDROIT offrono un valido modello anche per i legislatori nazionali, essendosi ad essi ispirati, in sede di riforma del diritto dei contratti, già numerosi ordinamenti, ed in particolare «il nuovo codice civile della Federazione Russa e la legge cinese sui contratti del 1999, oppure i codici civili dell‟Estonia o della Lituania, ma anche le recenti riforme del BGB tedesco o i progetti di riforma delle disposizioni sui contratti commerciali del codice di commercio spagnolo o il progetto di una legge uniforme dei contratti dell‟Ohada» 106 .
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L’emergenza nei contratti pubblici

L’emergenza nei contratti pubblici

34 confronti dell'Italia e della sentenza della Corte di Giustizia del 15 maggio 2008 99 sull'esclusione automatica delle offerte anomale nei contratti sottosoglia, ma anche dalla necessità di snellire alcune procedure non funzionali alle esigenze di trasparenza e apertura di mercato. Infine, il Codice dei contratti pubblici è oggetto di numerose modifiche nell’ambito di alcuni decreti-legge. Si tratta, per il 2011, del decreto – legge 13 maggio 2011, n. 70 100 , che all’articolo 4 modifica numerose disposizioni del Codice e del Regolamento, riguardanti soprattutto i requisiti di partecipazione alle gare 101 e del decreto – legge 6 dicembre 2011, n. 201 102 , che innova la disciplina delle concessioni e della finanza di progetto, incentivando l'utilizzo di capitali privati, e tenta di favorire la partecipazione delle PMI nella realizzazione delle opere pubbliche. Nel 2012, invece, vengono emanati i decreti – legge 24 gennaio 2012, n. 1 103 e 9 febbraio 2012, n. 5 104 : il primo interviene nuovamente sulla disciplina della finanza di progetto e delle concessioni di lavori pubblici e prevede norme riguardanti, tra le altre, l’approvazione dei progetti, il dialogo competitivo, nonché l’introduzione del contratto di disponibilità; il secondo, all'articolo 20, reca importanti disposizioni allo scopo di disciplinare la Banca dati dei contratti pubblici e definire le procedure per la selezione dello sponsor per il finanziamento e la realizzazione degli interventi relativi ai beni culturali.
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I contratti di impresa nell'evoluzione del sistema privatistico italianio

I contratti di impresa nell'evoluzione del sistema privatistico italianio

L’esercizio della libertà di iniziativa economica, nel cui ambito, come prima detto, l’attività imprenditoriale fa da padrona, incontra il suo limite nell’utilità sociale e negli altri valori costituzionalmente tutelati: il nodo dell’attuazione dello stato sociale di diritto sta nel rapporto tra libertà d’iniziativa e gli altri valori costituzionali. Occorre quindi comprendere in quale misura e con quali modalità la libertà di iniziativa può conciliarsi con altri valori latu sensu di utilità sociale, ai fini di determinare il peso che ciò comporta sull’attività imprenditoriale, posto che questa integra la più significativa espressione della prima. La libertà di iniziativa economica, e con essa l’attività organizzata in forma di impresa, è innanzitutto espressione della personalità individuale, ossia forma di estrinsecazione della più generale libertà di espressione e realizzazione della persona 280 : essa deve essere parametrata ai doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale (di cui all’art. 2, Cost.) nonché ai doveri inderogabili della Repubblica di rimuovere gli ostacoli alla libertà e uguaglianza in senso sostanziale (di cui all’art. 3, comma 2, Cost.), in quanto a quelli si riferiscono i limiti di cui all’art. 41, comma 2 e 3, Cost., riferiti rispettivamente all’utilità sociale e ai fini sociali 281 . L’impresa rileva allora quale fenomeno protetto in quanto valutato come forma socialmente utile di esercizio della libertà di iniziativa economica, ma proprio per la sua capacità di incidere su altri valori protetti, è un fenomeno necessariamente regolamentato dal potere pubblico: la sua disciplina è quindi il risultato della conciliazione tra libertà di iniziativa economica privata e valori sociali superindividuali indentificati nei principi che informano il modello di economia sociale di mercato, quale emerge dalla costituzione economica coordinata con i principi generali fondanti il diritto europeo, in particolare gli artt. 2 e 3, TFUE 282 .
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Dialogo tra le Corti come matrice formalizzata di un nuovo diritto europeo

Dialogo tra le Corti come matrice formalizzata di un nuovo diritto europeo

Per rendere davvero il diritto accessibile a tutti i cittadini l’iniziativa della Commissione è quella di uniformare il diritto contrattuale a livello europeo e mira alla coerenza per semplificare e armonizzare le regole europee e nazionali. Un presupposto insuperabile è l’emanazione di una normativa armonizzata nell’area del contratto caratterizzato da una terminologia giuridica uniforme a livello europeo. Sembra evidente l’urgenza di tale attività armonizzatrice, perché le divergenze normative tra gli Stati membri possono generare ostacoli insuperabili limitando gli scambi all’interno del Mercato europeo. Basti pensare che le divergenze normative potrebbero generare negli operatori commerciali diffidenza e rischio nello svolgere transazioni economiche transnazionali. È certo, secondo le istituzioni comunitarie, la volontà di dare vita a norme uniformi, in modo da permettere velocità e aumento di volume della circolazione di beni e capitali, accompagnata alla riduzione dei costi, beneficio importante nel processo di completamento del Mercato comune europeo. Purtroppo, la proposta di prevedere una normativa comune europea sui contratti, come pensata dalla Commissione europea, è stata subito limitata dal mancato accordo sui concetti normativi e su istituti giuridici convenzionali.
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Appalti verdi e codice dei contratti pubblici: i criteri ambientali minimi (cam) nell’attuazione delle direttive dell’Unione Europea sui contratti pubblici di quarta generazione e profili di diritto comparato

Appalti verdi e codice dei contratti pubblici: i criteri ambientali minimi (cam) nell’attuazione delle direttive dell’Unione Europea sui contratti pubblici di quarta generazione e profili di diritto comparato

di consegna o di esecuzione; m) l’impegno in materia di pezzi di ricambio; n) la sicurezza di approvvigionamento; o) in caso di concessioni, altresì la durata del contratto, le modalità di gestione, il livello e i criteri di aggiornamento delle tariffe da praticare agli utenti”; art. 93, comma 3: “Il progetto preliminare definisce le caratteristiche qualitative e funzionali dei lavori, il quadro delle esigenze da soddisfare e delle specifiche prestazioni da fornire e consiste in una relazione illustrativa delle ragioni della scelta della soluzione prospettata in base alla valutazione delle eventuali soluzioni possibili, anche con riferimento ai profili ambientali e all'utilizzo dei materiali provenienti dalle attività di riuso e riciclaggio, della sua fattibilità amministrativa e tecnica, accertata attraverso le indispensabili indagini di prima approssimazione, dei costi, da determinare in relazione ai benefìci previsti, nonché in schemi grafici per l'individuazione delle caratteristiche dimensionali, volumetriche, tipologiche, funzionali e tecnologiche dei lavori da realizzare; il progetto preliminare dovrà inoltre consentire l'avvio della procedura espropriativa”. In dottrina cfr. R. DE NICTOLIS, Le novità normative in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, in Urbanistica e appalti, 2007, vol. 9, pp. 1061 ss.
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Il project financing fra contratti di partenariato e concessioni

Il project financing fra contratti di partenariato e concessioni

Il comma 15-ter dell’art. 3 individua tutti quei contratti “ (…) aventi per oggetto una o più prestazioni quali la progettazione, la costruzione, la gestione o la manutenzione di un’opera pubblica o di un servizio, compreso in ogni caso il finanziamento totale o parziale a carico dei privati, anche in forme diverse, di tali prestazioni, con allocazione dei rischi ai sensi delle prescrizioni e degli indirizzi comunitari vigenti”. La norma continua indicando una serie di tipologie contrattuali che possono rientrare nella fattispecie di contratto di partenariato, in particolare “la concessione di lavori, la concessione di servizi, la locazione finanziaria, l’affidamento di lavori mediante finanza di progetto, le società miste. Possono rientrare altresì tra le operazioni di PPP l’affidamento a contraente generale ove il corrispettivo per la realizzazione dell’opera sia in tutto o in parte posticipato e collegato alla disponibilità dell’opera per il committente o per utenti terzi”. Il legislatore conclude affermando che “ fatti salvi gli obblighi di comunicazione previsti dall’art. 44 co. 1- bis del decreto legge 31 dicembre 2007, n. 248, aggiunto dalla legge di conversione 28 febbraio 2008, n. 31, alle operazioni di PPP si applicano i contenuti delle decisioni Eurostat” 38 .
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L'accesso alla giustizia ambientale : profili di diritto europeo.

L'accesso alla giustizia ambientale : profili di diritto europeo.

La Corte di giustizia ha statuito che, nel rispetto del principio di leale collaborazione, le autorità competenti sono obbligate ad adottare tutti i provvedimenti, generali o particolari, volti a rimediare alla mancata valutazione dell’impatto ambientale di un progetto. Inoltre, il giudice dell’Unione ha statuito che in forza del principio dell’autonomia procedurale degli Stati membri, le modalità processuali applicabili in tale contesto rientrano nell’ordinamento giuridico di ciascuno Stato membro purché, tuttavia, esse non siano meno favorevoli di quelle che riguardano ricorsi analoghi di natura interna (principio di equivalenza) e non rendano praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico europeo (principio di effettività). Pertanto, secondo il giudice dell’Unione, è compito del giudice nazionale accertare se il diritto interno preveda la possibilità di revocare o di sospendere un’autorizzazione già rilasciata al fine di sottoporre il detto progetto ad una valutazione dell’impatto ambientale, o, in alternativa, nel caso in cui il singolo vi acconsenta, la possibilità per quest’ultimo di pretendere il risarcimento del danno subìto 238 .
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Abuso di dipendenza economica tra diritto dei contratti e tutela della concorrenza

Abuso di dipendenza economica tra diritto dei contratti e tutela della concorrenza

uniforme né sono, in ambito europeo, le direttive comunitarie di armonizzazione del diritto entro la Cee. L’elemento dominante è, piuttosto, la circolazione internazionale dei modelli contrattuali uniformi. Sono, il più delle volte, contratti atipici: a crearli non sono i legislatori nazionali, ma sono gli uffici legali delle grandi multinazionali, sono i consulenti delle associazioni internazionali delle diverse categorie imprenditoriali. Il loro nome, che è quasi sempre un nome inglese, testimonia l’origine americana di quei modelli; ma dal paese d’origine leasing, franchising, performance bond e così via si sono propagati per l’intero planisfero. Essi non hanno nazionalità: la loro funzione è di realizzare l’unità del diritto entro l’unità dei mercati. L’uniformità internazionale di questi modelli è, per le imprese che li praticano, un valore sommo, Basti questa testimonianza: le case madri delle multinazionali trasmettono alle società figlie operanti nei sei continenti le condizioni generali predisposte per i contratti da concludere, accompagnate da una tassativa raccomandazione, che i testi contrattuali ricevano una pura e semplice trasposizione linguistica, senza alcun adattamento, neppure concettuale, ai diritti nazionali dei singoli Stati; ciò che potrebbe compromettere la loro uniformità internazionale”.
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La costruzione di un diritto penale europeo attraverso la previsione di una Procura europea

La costruzione di un diritto penale europeo attraverso la previsione di una Procura europea

L'art. 13 del progetto di modifica riprende in parte quanto previsto dall'art. 8 della proposta originaria, ampliando però il mandato del Procuratore Capo che passa da un periodo di otto a nove anni, non rinnovabile. Questi deve essere designato di comune accordo fra il Parlamento europeo e il Consiglio, fra quelle personalità che offrano tutte le garanzie di indipendenza e riuniscano le condizioni richieste per l'esercizio delle alte funzioni giurisdizionali, che posseggano una grande esperienza in materia di azione penale e infine siano in possesso di una “sufficiente esperienza dirigenziale”. (non sono convito che valga la pena di inserire questa tematica all’interno di mia tesi 7, troppo specifica, chiedi consiglio per indice definitivo a anto o professore) La selezione è basata su un concorso a livello europeo, i cui criteri non sono però precisati. Nel procedimento di selezione è prevista la partecipazione di un comitato composto da ex- membri della Corte di Giustizia, della Corte dei Conti e un ex-membro di Eurojust, in qualità di osservatore. Il comitato seleziona una lista di candidati da sottoporre all'esame del Parlamento e del Consiglio. È opportuno ricordare che, secondo l'art. 8 della proposta originaria, la
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Verso un diritto contrattuale europeo : il processo di armonizzazione delle regole e l'individuazione di principi ordinanti nei lavori della Commissione UE

Verso un diritto contrattuale europeo : il processo di armonizzazione delle regole e l'individuazione di principi ordinanti nei lavori della Commissione UE

Potremmo definire la “Lex Mercatoria” l’insieme di norme in materia di diritto commerciale internazionale, di formazione spontanea e non scritte, prodotte dalla prassi commerciale, che vengono considerate come fonte normativa autorevole dei rapporti e dei negozi fra privati. Quindi un sistema di norme extranazionali create senza la mediazione del potere legislativo degli Stati e formato da regole che disciplinano in modo uniforme i rapporti negoziali che si instaurano entro l’unità economica dei mercati; essendo un autonomo sistema giuridico sopranazionale, viene direttamente richiamata dalle parti nei contratti del commercio internazionale in luogo delle disposizioni dei diritti nazionali. La Lex Mercatoria, in pratica, si applicherebbe ai contratti tra privati, purché abbiano il carattere della transnazionalità (cioè non ricadano interamente nella sfera normativa di uno Stato determinato), nonché a quei contratti tra privato e Stati esteri, relativamente ai quali questi ultimi si pongono in posizione paritaria con i primi, rinunciando a sottoporre il rapporto al proprio diritto pubblico interno.
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Il diritto reale europeo uniforme

Il diritto reale europeo uniforme

La Plalam S.p.A. chiede un contributo statale per la realizzazione di un impianto che viene concesso e l'impresa inizia i lavori, tuttavia, successivamente, viene richiesto un ulteriore contributo per il “perfezionamento” del progetto, del tutto in conformità con la normativa vigente. La P.A. accerta che si tratta di “perfezionamento” ma la determina per lo stanziamento tarda ad essere emanata. Quando ciò avviene, è già stata emanata una legge che non permette integrazioni di contributo. Alla luce di ciò la P.A rifiuta di concedere l’integrazione del finanziamento e la società ricorrente esperisce le vie giurisdizionali interne quale ricorso al TAR e al Consiglio di Stato. I ricorsi esperiti sono, tuttavia, respinti poiché, sostengono i giudicanti, il ritardo della pubblica amministrazione nell'erogazione del contributo non è sufficiente a impedire l'applicazione della nuova legge. A questo punto la società ricorre alla Corte EDU adducendo che in base alla normativa ratione-temporis applicabile, la concessione del contributo ulteriore era atto dovuto e non soggetto a discrezionalità. A giudizio della Corte, posto che lo Stato nell’esercizio del suo ampio margine di discrezionalità e nel perseguimento di obiettivi politici è di bilancio, e quindi di massimo rispetto le ragioni di interesse pubblico, nel caso specifico, il ritardo della pubblica amministrazione nell’espletamento delle formalità che devono precedere il versamento del saldo delle sovvenzioni, ha avuto un'influenza decisiva sulla attuazione delle nuove norme introdotte dalla legge 488 del 1992. Alla luce di quanto precede, la Corte ritiene che, in questo caso, l'applicazione della legge 488 del 1992 ha rotto il "giusto equilibrio" che dovrebbe essere esistere tra le esigenze
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Progetto database

Progetto database

E’ stato eseguito un attento studio dei documenti del progetto AVIP esistenti ed in particolare l’attenzione è stata rivolta al documento descrittivo del formato dei Files AVIP [2] ed al documento di specifica delle Norme e dei Codici che regolano l’attività di trascrizione nel progetto AVIP [1]. Allo stesso tempo sono state eseguite interviste ai soggetti interessati all’applicazione. I requisiti sono stati quindi specificati in maniera quanto più completa, consistente e non ambigua e trascritti in un documento di specifica dei requisiti SRS sviluppato secondo lo standard IEEE1994 che qui non riprodurremo ma che è disponibile a richiesta contattando gli autori del presente documento. In tale documento sono inclusi i requisiti relativi all’intero progetto.
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Diritto provinciale romano

Diritto provinciale romano

zione ampia e nuova della realtà giuridica d’Egitto prima e dopo il 212 d.C. In generale, l’evidenza papirologica sembra confermare una forte di- cotomia tra l’amministrazione centrale, la quale non esitava, quando inter- pellata, a imporre il diritto romano ai provinciali (C. 3.32.12; 8.38.2); e i magistrati locali (inclusi governatori della provincia), piú flessibili e meno disposti a rinunciare a pratiche legali ormai millenarie. Ciò che non cam- biò con la Constitutio Antoniniana fu la rigida divisione tra problematiche di eredità, famiglia e condizione sociale, che il cittadino romano d’Egitto trattava servendosi del diritto romano, e questioni negoziali o creditizie, nelle quali anche il civis Romanus si comportava da peregrinus e seguiva il diritto epicorico. A cambiare fu semmai la lingua dei documenti; dopo Alessandro Severo, i cittadini romani di lingua greca (cioè quasi tutta la popolazione della pars Orientis) poterono testare nella propria lingua.
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Elementi di diritto pubblico

Elementi di diritto pubblico

A volte si rileva uno scarto, anche consistente, tra la law in action e la law in the books. In molti casi, ciò dipende dalla incompletezza della fattispecie astratta, o dalla cattiva formulazione delle norme; a volte però la causa del divario va ricercata nel mutamento socioeconomico. L’ordinamento giuridico in genere dispone degli strumenti di riforma che consentono di aggiornare e migliorare le proprie norme; a volte però il mutamento materiale è talmente radicale e rivoluzionario che la società ritira il suo consenso al diritto formale; l’ordinamento entra in crisi di razionalità e di legittimazione, viene travolto nelle sue componenti, in particolare nei centri di potere, e sostituito integralmente da un nuovo ordinamento. Il concetto di diritto
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Le presunzioni nel diritto penale

Le presunzioni nel diritto penale

categoria, l’art. 49 secondo comma c.p. stimolerebbe un’interpretazione che ne espliciti il necessario contenuto offensivo. In ogni modo, avvertiamo la delicatezza della tematica, meritevole di ben altro approfondimento; sul punto, di particolare interesse è l’esatto discernimento dei reati di danno presunto da quelli di pericolo presunto: laddove infatti un’offesa non sia esplicitamente richiesta, quale è il criterio che consenta di asserire che ad essere presunto sia stato un danno, piuttosto che un pericolo? Ad esempio, quale è la base normativa per affermare che l’art. 624 c.p. “presuma” (nel senso qui chiarito) un danno patrimoniale, tale per cui la verifica della sua insussistenza escluda ex art. 49 cpv. c.p. la punibilità? E cosa impedisce di ritenere che ad essere presunto sia invece semplicemente un pericolo per il patrimonio del derubato, messo a repentaglio da un’indebita sottrazione potenzialmente lesiva? Altro esempio, meno provocatorio, è dato dalla fattispecie di cui all’art. 712 c.p.: come riportato supra al § 2, sub nota 23, a proposito di tale contravvenzione vi è effettivamente un contrasto interpretativo circa la valenza esimente della legittima provenienza del bene incautamente acquistato; a nostro avviso, le difformi conclusioni in merito traggono implicitamente origine dalla qualificazione di tale illecito come reato di danno oppure di pericolo: ove è chiaro che, ad intenderlo di danno, l’accertamento della legittima provenienza priverebbe di contenuto offensivo il fatto concreto; mentre, a ritenerlo di pericolo, l’acclarata liceità dell’acquisto di per sé non sminuirebbe l’arrecato rischio di incentivazione di delitti contro il patrimonio (non convincente, dunque, ci pare la tesi intermedia del M ANZINI , Trattato di diritto penale, vol. X, cit., pp.
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