Top PDF "Inflazione salariale e disoccupazione: una verifica empirica per gli usa"

"Inflazione salariale e disoccupazione: una verifica empirica per gli usa"

"Inflazione salariale e disoccupazione: una verifica empirica per gli usa"

È da questa domanda che parte la mia analisi con la lettura di un articolo di Jordi Galí intitolato “The Return of the Wage Phillips Curve”. Galí è un macroeconomista spagnolo considerato una delle figure principali della macroeconomia neo-keynesiana e per capire a fondo il suo studio dobbiamo fare un passo indietro cercando di comprendere su cosa si sono basati i suoi studi e quali sono i principi che stanno alla base della scuola di pensiero economia neo-keynesiana. Il modello stimato da Jordi Galí si basa sullo studio approfondito della Curva di Phillips (1958), la quale - com’è noto - prevede una relazione inversa tra inflazione salariale e tasso di disoccupazione 1 implicando che i salari e i prezzi si adeguino lentamente alle variazioni della domanda aggregata. Affinché i salari crescano, la disoccupazione deve diminuire. Solo in seguito ad un aumento del livello di occupazione, i salari cominciano ad aumentare, poi anche i prezzi saliranno e alla fine il sistema economico tornerà al livello di produzione di pieno impiego e al tasso naturale di disoccupazione 2 ; esiste quindi un trade-off 3 tra inflazione e disoccupazione, il quale implica una riduzione del tasso di crescita dei salari nominali all’aumentare del tasso di disoccupazione e, dunque, una riduzione dell’inflazione.
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Previsioni dell'inflazione con diverse misure di ciclo economico: una verifica empirica per gli usa

Previsioni dell'inflazione con diverse misure di ciclo economico: una verifica empirica per gli usa

Quello che ottengo dalla stima di quest’ultimo modello è una riduzione dell’Adjudted R-squared: nel modello che include l’indicatore di ciclo economico è infatti pari a 0.123110; mentre nel modello senza indicatore di ciclo economico è pari a 0.054219. Posso quindi dire che l’indicatore che, in questo sottocampione, mi permette di prevedere meglio l’inflazione è il GAP5 ovvero il gap costruito come differenza tra la serie della disoccupazione e la stessa serie lisciata attraverso il filtro Hodrick- Prescott.

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Confronto tra modelli predittivi per l'inflazione: una verifica empirica per USA.

Confronto tra modelli predittivi per l'inflazione: una verifica empirica per USA.

- La curva di Phillips è una delle curve più importanti in macroeconomia e mostra la relazione empirica tra la variazione dei salari e la disoccupazione. È stata proposta nel 1958 dall’economista A.W. Phillips (1914 -75) in uno studio sul comportamento secolare del mercato del lavoro in Gran Bretagna.

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Disuguaglianza sociale e politica monetaria americana: una verifica empirica

Disuguaglianza sociale e politica monetaria americana: una verifica empirica

L’equazione esprime due concetti guida (i quali non valgono da soli a giustificare le decisioni della Banca Centrale, che basa le proprie fondamenta su un insieme più ampio di regole): in primo luogo quando l’inflazione comincia a risvegliarsi, il tasso ufficiale dovrebbe aumentare. Un aumento del tasso di interesse riflette una diminuzione dell’offerta di saldi monetari reali. Gli investimenti sono in rapporto inverso col tasso di interesse, quindi diminuiscono. Il reddito nazionale a sua volta si riduce e aumenta la disoccupazione. Questo è il costo del contenimento dell’inflazione, del resto sarebbe un costo ben maggiore permettere all’inflazione di muoversi liberamente, accettando il rischio di spirali inflazionistiche che potrebbero portare a dolorose fasi recessive per l’economia di un intero paese. La curva di domanda aggregata sintetizza il rapporto inverso tra il livello generale dei prezzi, il cui aumento è la prima conseguenza dell’inflazione, e il reddito nazionale.
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La nuova curva di Phillips: una verifica empirica 
del modello di Galì per gli Stati Uniti.

La nuova curva di Phillips: una verifica empirica del modello di Galì per gli Stati Uniti.

'DOO¶RULJLQDOHmodello di Phillips al modello di Galì La depressione degli anni '30 aveva causato un periodo di forte incertezza nelle economie mondiali. La Teoria di Keynes fu scelta come risposta ufficiale della teoria economica occidentale agli stati di crisi e alla depressione. Per la prima volta si diffuse la convinzione di un sistema economico colpito da crisi periodiche. Il ciclo economico alternava le fasi di recessione a quelle di depressione e l'economia non riusciva pertanto a garantire la piena occupazione. Nella visione keynesiana, il livello di disoccupazione dipende dalla domanda effettiva; la carenza di domanda dei beni genera disoccupazione, la presenza di disoccupati genera a sua volta una riduzione del livello di attività economica. Come soluzione a questo problema, una riduzione dei salari non è efficace perché la domanda dei beni di consumo dipende dai salariati. In questo caso è indispensabile il ruolo della politica economica, che rimette in equilibrio il sistema agendo sulla domanda aggregata. Tuttavia, .H\QHVQRQVLHUDPDLIRFDOL]]DWRVXOO¶DXPHQWRGHLSUH]]LGHOGRSR guerra, pensando FKHOHFDXVHGLXQDOWRWDVVRG¶inflazione potessero dipendere dalla guerra stessa. Lo schema di equilibrio di questa politica si basava sui prezzi fissi e discordava con le nuove dinamiche monetarie: forse per questo motivo negli anni sessanta fu accolta con grande interesse la curva di Phillips.
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Curva di Phillips con Cost Channel: una verifica empirica per il caso svedere.

Curva di Phillips con Cost Channel: una verifica empirica per il caso svedere.

E’ necessario premettere che, come mostrano i risultati empirici di CHS, non è detto che, in tutti i Paesi, il canale di offerta sia significativo per spiegare l’inflazione. E’ possibile che, in qualche realtà, l’evidenza della presenza del cost-channel non sia significativa a causa di caratteristiche insite nel sistema creditizio di un determinato Paese. CHS notano come, sia in Germania che in Giappone, dove il canale d’offerta non è rilevante, ci sia un settore di intermediazione finanziaria altamente regolato e poco competitivo. Al contrario, soprattutto negli USA e nel Regno Unito, dove c’è un mercato finanziario molto competitivo, ad una fluttuazione del tasso d’interesse di politica monetaria è associato un’immediata variazione dei costi del capitale lavoro e di conseguenza un cambiamento dei prezzi.
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Curva di Phillips versione Blanchard e Gall:una verifica    empirica per l'economia statunitense.

Curva di Phillips versione Blanchard e Gall:una verifica empirica per l'economia statunitense.

L’economista neozelandese Alban Phillips nel 1958 propose un modello che cercò di spiegare la relazione inversa che intercorreva tra variazione dei salari reali e il livello di disoccupazione, usando dati provenienti dall’economia britannica. Tale relazione grazie ai buoni risultati ottenuti venne ben presto applicata ad altre economie. Successivamente altri economisti, rielaborarono il lavoro di Phillips e proposero un modello che relazionava inflazione e disoccupazione: allorché l'inflazione era elevata, la disoccupazione era modesta, e viceversa.
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Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Il motivo fu che in quel periodo il forte aumento del prezzo del petrolio aveva provocato un cambiamento nel modo in cui si formavano le aspettative. Prima, data un’inflazione attesa pari a zero, una diminuzione della disoccupazione comportava ad una diminuzione dell’offerta di lavoro sul mercato, portando ad un aumento dei salari nominali e quindi ad un incremento dei prezzi dei beni e servizi. Invece in questo caso, l’aumento dei prezzi era stato provocato da un aumento dei costi delle materie prime, con un conseguente adeguamento dei prezzi dei beni e servizi, ma non dei salari, e quindi perdita di potere d’acquisto da parte dei lavoratori. Venne perciò a modificarsi il metodo con cui venivano formati i livelli degli stipendi. I salari variavano in base alle aspettative di perdita di valore della moneta, ed a differenza di quanto avveniva in passato, l’inflazione attesa iniziò a venire considerata crescente, anziché tendenzialmente tendente a zero. Di conseguenza l’inflazione diventò permanente e con incrementi annuali e la relazione venne modificata in modo tale che considerasse questa variazione.
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"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

La differenza principale tra questi due gruppi consiste nella diversa interpretazione del comportamento dei politici. Mentre secondo i fautori degli opportunistic models quest’ultimi attuerebbero scelte politiche con l’unico e solo scopo di essere (ri)eletti (puntando di conseguenza su quelle che possano accrescere la loro popolarità), la corrente “partigiana” sostiene, invece, che i politici agirebbero secondo diverse ideologie: i partiti politici rappresenterebbero infatti i differenti ideali e interessi del gruppo degli elettori e, una volta in carica, attuerebbero politiche in favore dei propri sostenitori; secondo tale corrente di pensiero i partiti di sinistra sono, in linea di massima, più propensi a limitare la disoccupazione e ad aumentare il benessere sociale, mentre gli schieramenti di destra si concentrano prevalentemente sul problema di mantenere bassi livelli di inflazione (Alesina e Roubini, 1992, p. 663).
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Impatto delle variabili globali sulla  previsione dell'inflazione: una verifica  empirica per il caso statunitense

Impatto delle variabili globali sulla previsione dell'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Il tasso di inflazione è una misura della velocità con cui aumentano i prezzi. Insieme al prodotto interno lordo (PIL) e al tasso di disoccupazione è una delle variabili macroeconomiche più importanti per la misura dell’andamento di un sistema economico. Per farci un’idea dell’importanza di una corretta previsione del tasso d’inflazione, basti pensare che alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti hanno proposto leggi che prevedono che la FRB (Federal Riserve Bank) mantenga l’inflazione sotto controllo, leggi tra l’altro già in vigore in alcuni stati europei (N. G. Mankiw, 2004). In macroeconomia la teoria quantitativa della moneta descrive il tasso d’inflazione come una variabile perfettamente controllata e stabilita dal detentore del potere di offerta di moneta, ossia dalla banca centrale. Ma nella realtà questa teoria non tiene conto di due punti:
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Ruolo dello shock all'inflazione tendenziale per il ciclo economico: una verifica empirica con dati USA

Ruolo dello shock all'inflazione tendenziale per il ciclo economico: una verifica empirica con dati USA

valutato la decomposizione della varianza dell’errore di previsione nel lungo periodo, che ci ha permesso di capire quanto lo shock al target pesa sulle variabili esplicative. Lo shock all’output gap, = T , influenza maggiormente la variabile stessa, spiegandone il 23.82% della variabilità; = L presenta una percentuale bassa in tutte le variabili mentre lo shock al tasso di interesse per il 18.27% spiega la varianza sempre dell’output gap. Un risultato chiave riguarda quello ottenuto per lo shock al target all’inflazione che risulta la maggior componente che influenza le nostre variabili: per il 98% il target intacca sull’inflazione, una percentuale alta è presente anche nel il tasso di interesse, 85% circa, dovuto probabilmente alla presenza del gap inflazionistico all’interno dell’equazione di Taylor, gap che influenza anche la funzione dell’output gap il quale presenta una buona percentuale, 57% di dipendenza dello shock al target. I risultati ottenuti con la decomposizione della varianza risaltano la significatività del target di inflazione nell’esaminare le variabili considerate, output gap, inflazione e tasso di interesse nominale.
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Ruolo dei componenti della domanda aggregata nella spinta all'inflazione: una verifica empirica

Ruolo dei componenti della domanda aggregata nella spinta all'inflazione: una verifica empirica

La curva che rappresenta tale rapporto è denominata curva di Phillips. La sua equazione correla la disoccupazione alle vari D]LRQL LQDWWHVH GHOO¶LQIOD]LRQH evidenziando che in FRUULVSRQGHQ]D GL XQ EDVVR OLYHOOR GL GLVRFFXSD]LRQH YL q XQ¶LQIOD]LRQH HOHYDta, e viceversa. Attraverso questa relazione le autorità politiche decisero quale potesse essere il più basso livello di disoccupazione tollerando una certa inflazione.

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Le dinamiche dell'inflazione:una verifica empirica per gli stati uniti.

Le dinamiche dell'inflazione:una verifica empirica per gli stati uniti.

È proprio da quest’ultimo punto che vuole partire la mia analisi: ho letto infatti un arti- colo comparso nel “Journal of Monetary Economics” in cui Jordi Galì e Mark Gertler, due economisti, sviluppano (dopo una serie di analisi su modelli precedenti) un modello fina- le per descrivere le dinamiche dell’inflazione a partire da una misura dei costi marginali, dall’inflazione ritardata (che rappresenta il sottoinsieme di imprese che usa la regola ba- ckward looking) 2 e da una misura dell’aspettativa dell’inflazione futura (rappresentante le restanti imprese che invece usano la regola forward looking).
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Effetti internazionali della politica monetaria  USA : una   verifica empirica per il caso inglese

Effetti internazionali della politica monetaria USA : una verifica empirica per il caso inglese

Nel lungo periodo, la banca centrale non può influire sulla crescita economica modificando l’offerta di moneta. A ciò si ricollega l’assunto che l’inflazione è fondamentalmente un fenomeno monetario. In effetti, periodi protratti di elevata inflazione sono connessi di regola a una forte crescita monetaria. Sebbene altri fattori (quali le variazioni della domanda aggregata, i cambiamenti tecnologici o gli shock dei prezzi delle materie prime) possano incidere sulla dinamica dei prezzi nel breve periodo, nel tempo i loro effetti possono essere compensati da un certo grado di aggiustamento dello stock di moneta. In questa prospettiva, il livello tendenziale dei prezzi, o dell’inflazione, può essere controllato nel più lungo periodo dalle banche centrali.
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Relazione tra inflazione, disoccupazione ciclica e strutturale: una 
verifica empirica per gli Stati Uniti

Relazione tra inflazione, disoccupazione ciclica e strutturale: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Concludendo, in entrambe le serie si trova la presenza di radice unitaria, sia considerando il test di Phillips Perron che il test Zivot Andrews. Inoltre in entrambi i tassi c’è la presenza di un break strutturale intorno al 1974, a conferma di quanto trovato in letteratura. Per quanto riguarda, però, il tasso di disoccupazione, ampliando il campione dei dati e considerando anche i valori dal 2009 il break si sposta al 2008, anno della crisi economico finanziaria. Considerando, invece, il test di cointegrazione, l’ipotesi di non cointegrazione viene rifiutata sia con i test Phillips Ouliaris e Johansen, che con il test di Johansen modificato.
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Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Lo studio delle differenti evoluzioni del tasso di disoccupazione `e stato al centro del dibattito di politica economica degli ultimi anni. Si sono formate fondamentalmente due correnti di pensiero. Da un lato alcuni economisti sono convinti che le differenti politiche economiche per reagire agli shock intervenuti siano la causa della discrepanza della disoccupazione rispetto al NAIRU (Non-Accelerating Inflation Rate of Unemployment). Per altri le differenze sarebbero dovute al cambiamento della struttura del mercato del lavoro, che avrebbe determinato un innalzamento del tasso di equilibrio, o tasso naturale, della disoccupazione. Il dibattito ha riguardato, negli anni ’80, soprattutto l’esistenza o meno di un unico tasso di disoccupazione di equilibrio per il quale l’inflazione non subisce accelerazioni (NAIRU). Tutta- via l’esperienza dell’ultimo ventennio, caratterizzata da una forte differenza tra disoccupazione e potenziale, sembra contraddire l’esistenza di un unico tasso di disoccupazione di lungo periodo. Per questo diversi economisti si sono concentrati nel tentativo di dimostrare che il tasso di disoccupazione naturale subisce significative variazioni nel tempo. In questo modo si sono sviluppate le teorie dell’isteresi che, legando la disoccupazione di equilibrio con la disoccupazione passata, portano di fatto alla negazione dell’esistenza di un tasso di disoccupazione invariante nel tempo. La teoria dell’isteresi pre- vede infatti che il tasso di disoccupazione, in seguito ad un shock, rimanga su un livello pi` u alto, nonostante le cause, che ne hanno determinato l’aumento vengano rimosse.
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Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

Secondo abbiamo notato che lo shock al target di inflazione gioca un ruolo importante nello spiegare la varianza dell’errore di previsione delle nostre serie, andiamo cioè a vedere come la varianza dell’errore di previsione di tale shock incide sull’andamento futuro delle nostre serie. Quello che notiamo è che tale shock ha effetto, nel breve periodo come nel lungo, principalmente sull’inflazione e sul tasso di interesse nominale, mentre pesa poco sull’output gap. Analizzando in particolare il lungo periodo vediamo che esso incide per il 70% sull’inflazione, per il 42% sul tasso di interesse, mentre solamente per il 6% sull’output gap. Questo effetto così diverso è dovuto al fatto che il target di inflazione entra in maniere diretta sia nella curva di Phillips sia nella regola di Taylor, mentre ha un effetto solamente indiretto sull’equazione di Eulero. Per quanto riguarda infatti l’output gap, lo shock che ha un impatto futuro maggiore è, come era ovvio aspettarsi, lo shock di domanda con il 79%, il quale entra in maniera diretta nell’equazione di Eulero. Le altre due serie, cioè inflazione e tasso di interesse hanno comunque altri shock che contribuiscono a spiegare per buona parte l’andamento futuro e sono lo shock all’inflazione per 23% per la prima e lo shock di domanda per il 36% per la seconda.
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Legge di Okun: una verifica empirica per gli Stati Uniti, 1967-2006

Legge di Okun: una verifica empirica per gli Stati Uniti, 1967-2006

Si è visto quindi che il coefficiente stimato da Okun sul tasso della disoccupazione non agisce unicamente sulla produzione, ma deve essere ponderato con altre forze di influenza che concorrono anch’esse, anche se con intensità diverse, alla formazione della produzione, cioè la capacità produttiva, la forza lavoro e la media delle ore settimanali effettuate dai lavoratori.

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Differenze di comportamento tra bce e fed, una verifica empirica con regola di Taylor

Differenze di comportamento tra bce e fed, una verifica empirica con regola di Taylor

In conclusione posso dire che il periodo post 2000 è stato caratterizzato da un cambiamento nell’attuazione delle politiche monetari. In particolare, a parità di elementi quali premio al rischio, spessore del mercato, appetito per una cera maturità etc., un tasso di interesse a lungo termine più elevato in una nazione rispetto ad un’altra, a parità del tasso a breve, può essere considerato come un indicatore di inflazione attesa.

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Regole di Taylor ed indicatori finanziari: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Regole di Taylor ed indicatori finanziari: una verifica empirica per gli Stati Uniti

L’output risulta significativo sia con uno che con due ritardi rispetto alla dipendente; la somma dei due coefficienti è comunque maggiore di 0 e l’incidenza di tale variabile sul tasso [r]

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