Top PDF Meccanismi di regolazione della chinasi HIPK2

Meccanismi di regolazione della chinasi HIPK2

Meccanismi di regolazione della chinasi HIPK2

Il coinvolgimento di HIPK2 in un gran numero di processi biologici differenti solleva la questione dei meccanismi di regolazione nelle diverse vie di segnalazione. Poiché HIPK2 è in grado di auto- fosforilarsi, abbiamo studiato come e se la fosforilazione ne modificasse la stabilità, l’attività, le interazioni e la localizzazione. L’analisi mediante spettrometria di massa della proteina ricombinante, prodotta in cellule di mammifero, eGST-HIPK2 ha permesso l’identificazione di 22 si ti di fosforilazione. È interessante notare che questi siti sono presenti in condizioni basali e sono distribuiti lungo tutti i domini della proteina. La proteina nativa prodotta in batteri conserva solo 14 dei 22 siti di fosforilazione. È possibile che gli 8 siti mancanti siano bersaglio di fosforilazione da parte di altre chinasi eucariotiche o siti che per essere autofosforilati necessitino di diverse modificazioni post traduzionali che non possono essere effettuate nella cellula batterica. Infine, otto di questi 14 siti sono assenti nel mutante cataliticamente inattivo eGST-K221R e possono quindi essere considerati siti di autofosforilazione. Sorprendentemente, tra i siti di autofosforilazione è stata trovata la Y354. Questa tirosina fa parte di una sequenza estremamente conservata nella maggior parte delle chinasi detta loop di attivazione. La fosforilazione di uno o due aminoacidi nel
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Meccanismi di regolazione epigenetica della risposta allo stress nelle piante

Meccanismi di regolazione epigenetica della risposta allo stress nelle piante

Nei trattamenti estremamente prolungati (4 giorni) il livello di metilazione è risultato, invece, diminuire, indipendentemente dalla concentrazione di Cd usata. Contestualmente l’analisi ultrastrutturale ci ha permesso di osservare una netta disorganizzazione della cromatina che si presenta altamente condensata e frammentata; con estroflessioni nucleari che preludono alla formazione di micronuclei. Si riscontrano quindi, aspetti tipici dell’insorgenza a livello cellulare di fenomeni connessi con la morte cellulare programmata o apoptosi. (Banfalvi G. et al., 2005; Foitovà M, Kovarik A. 2000). Tale risultato è in linea con quanto noto in letteratura sugli effetti tossici che il cadmio esercita sulle piante, inducendo apoptosi e che sono, probabilmente, innescati e regolati attraverso un meccanismo epigenetico (Gopisetty et al., 2006; Fojtovà and Kovarik, 2000; Takiguchi et al., 2003). La morte cellulare programmata implica, infatti, un attivazione/inattivazione di particolari geni. Dati sempre più numerosi in letteratura evidenziano che la metilazione del DNA è uno dei meccanismi epigenetici responsabili della regolazione di tali geni nelle cellule delle piante sottoposte a stress (Gopisetty et al., 2006; Alex Boyko and Igor Kovalchuk 2008 ).
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Ruolo di iASPP nella regolazione del Mismatch repair in melanoma

Ruolo di iASPP nella regolazione del Mismatch repair in melanoma

risposta ai raggi UV. Infatti, è noto che esprimono alti livelli di Bax (Bcl-2-Associated X protein) (Nishimura et al., 2005) e GADD45  (Growth Arrest and DNA-Damage- inducible protein 45  ), la cui espressione è antiapoptotica (Fayolle et al., 2008). Questo può in parte spiegare la forte resistenza del melanoma ai comuni agenti terapeutici. D’altra parte, p53 è espressa a discreti livelli in melanoma. Alcuni studi mostrano come melanoma primari o metastatici siano positivi per p53 e a volte presentino anche una overespressione, ma in tal caso, secondo alcuni autori, la prognosi del paziente sembra essere peggiore (Sparrow et al., 1995). Questo è tuttavia in contrasto con un recente studio (Terzian et al., 2010) in cui l’espressione elevata di p53 sarebbe invece correlata con una migliore prognosi per il paziente, in quanto rallenterebbe la progressione del tumore, promuovendo l’arresto del ciclo cellulare. Ancora, alcuni target diretti di p53, attraverso cui la proteina esercita la sua azione apoptotica per via mitocondriale, risultano alterati nell’espressione. Durante la progressione del melanoma il fattore APAF-1 (Apoptotic Protease Activating Factor-1), un membro dell’apoptosoma, è spesso down-regolato (Soengas et al., 2001) così come PUMA (P53 Up-regulated Modulator of Apoptosis), anch’essa implicata nei meccanismi apoptotici coinvolgenti i mitocondri (Karst et al., 2005).
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Ruolo della proteina CSB nei meccanismi di neurogenesi adulta e neuroprotezione

Ruolo della proteina CSB nei meccanismi di neurogenesi adulta e neuroprotezione

122 formando grosse fascicolazioni estese, che si dipartono da grossi agglomerati in cui sono concentrati i corpi cellulari. Trasformazioni di questa entità e strutture come queste non sembrano formarsi nella popolazione di cellule silenziate per CSB. Tutti i cambiamenti che riguardano il processo differenziativo in queste cellule risultano fortemente ritardati nel tempo, e appaiono generalmente meno pronunciati. Le cellule che assumono una morfologia polarizzata dovuta all’emissione dei prolungamenti citoplasmatici, lo fanno in una fase più tardiva del processo e in maniera meno efficiente rispetto alle cellule di controllo. Le cellule CSB difettive anche dopo molti giorni dall’ avvio del differenziamento, presentano un citoplasma fortemente adesivo al substrato e slargato a ventaglio proteso da una parte, ma non sembrano in grado di organizzare efficacemente il citoscheletro interno per emettere un prolungamento neuritico, mentre nello stesso momento le cellule CSB competenti hanno già dato forma ad una fitta rete intricata di lunghi e sottili neuriti. Le analisi relative all’espressione della proteina MAP2, effettuate con il Western Blotting, hanno mostrato che nelle cellule silenziate c’è un’espressione appena rilevabile della proteina e non si ha l’aumento progressivo dei livelli citoplasmatici della proteina col procedere del differenziamento, come invece avviene per le cellule di controllo. Tramite l’RT-PCR abbiamo potuto determinare che le differenze d’espressione proteica viste con il Western Blotting sono dovute a variazioni nell’induzione genica e non a meccanismi di regolazione post- traduzionale dal momento che durante tutto il periodo di differenziamento, i livelli di mRNA di MAP2 si mantengono significativamente inferiori nelle cellule CSB difettive rispetto ai controlli. Questo ci induce a ritenere che la proteina CSB sia in una certa misura fondamentale per la corretta trascrizione del gene MAP2, necessaria per lo sviluppo della morfologia neuronale e probabilmente anche per l’acquisizione di un opportuno profilo funzionale del neurone in via di formazione. Allo stesso modo CSB potrebbe essere fondamentale anche per l’attivazione di altri geni importanti coinvolti nella sopravvivenza e nel differenziamento dei progenitori neuronali e una simile ipotesi spiegherebbe i risultati ottenuti con l’RT-PCR, secondo i quali lo stesso gene csb viene notevolmente indotto nel corso del differenziamento. E’ possibile, quindi, che la proteina CSB svolga un ruolo importante durante il differenziamento neuronale, promuovendo, da una parte la sopravvivenza cellulare, e dall’altra contribuendo alla regolazione dell’espressione di geni importanti per la neurogenesi come MAP2.
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Meccanismi di Cross-talking tra i sistemi Orexinergico e GABAergico nei teleostei

Meccanismi di Cross-talking tra i sistemi Orexinergico e GABAergico nei teleostei

Negli ultimi decenni è andato sempre più ampliandosi l’interesse per la comprensione degli intimi meccanismi che guidano l’assunzione di cibo, il mantenimento dell’omeostasi energetica e la modulazione del ciclo sonno-veglia, ed è stato così messo in risalto il complesso sistema di interazioni che si realizza tra gli stimoli ambeintali e il Sistema Nervoso Centrale (SNC), inoltre risulta sempre più chiara l'importanza del ruolo che quest'ultimo gioca nell'economia dell'organismo. È ora mai assodato che nei vertebrati il principale centro di regolazione del comportamento alimentare è situato a livello dell’ipotalamo (HTH) e numerosi neuropeptidi ipotalamici intervengono nella regolazione dell’assunzione di cibo, stimolando o inibendo tale comportamento. Tra i neuropeptidi capaci di influenzare tale attività ci sono sicuramente sia le Orexine (ORXs), sia il neuropeptide Y (NPY) i quali inducono un potente effetto nello stimolare l’assunzione di cibo, mentre CART (cocaina and anphetamine-related transcript) porta ad una inibizione di tale comportamento (Volkoff, 2006). Il sistema ORXergico, dalla sua recente scoperta ad oggi, è stato protagonista di numerose indagini volte alla sua caratterizzazione, che sempre di più hanno messo in risalto la sua importanza in numerosi processi biologici (Sakurai, 2005b; Burdakov e Alexopoulos, 2005; Taylor e Samson, 2003; Nakamachi et al., 2006). A tal proposito diverse aree ipotalamiche sembrano essere implicate in tali regolazioni come l’area ipotalamica laterale (LHA), l’area perifornicale (PFA) e l’ipotalamo dorsomediale (DMH) nelle quali sono confinati i neuroni ORXergici. In particolare l’ipotesi che le ORXs siano in grado di stimolare l’assunzione di cibo è supportata dalle evidenze sperimentali che mettono alla luce le ricche innervazioni che arrivano al nucleo parvocellulare, al nucleo ipotalamico ventromediale (VMN), al nucleo paraventricolare ed al nucleo arcuato (ARC), i quali sono tutti raggiunti da fibre ORXergiche provenienti da LHA (Date et
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I nitriti come molecola segnale: effetti diretti e indiretti sulla regolazione dell'attività cardiaca

I nitriti come molecola segnale: effetti diretti e indiretti sulla regolazione dell'attività cardiaca

I nitriti, oltre ad essere un prodotto metabolico dell’ossido nitrico (NO), sono anche una fonte NOS-indipendente dello NO ed una molecola segnale intrinseca implicata in molti processi biologici. Questi anioni rappresentano infatti la più grande riserva fisiologica dello NO in svariate cellule e tessuti e possono essere ridotti allo NO bioattivo attraverso reazioni che avvengono tipicamente a pH acido e in carenza di ossigeno e si verificano dunque in stati patologici, quali l’ischemia (Duranski et al., 2005; Webb et al., 2004). In vivo, differenti pathways sono stati proposti per chiarire la riconversione dei nitriti nello NO, tra cui disproporzione acidica (Modin et al., 2001), conversione enzimatica attraverso xantina ossido reduttasi (XOR) (Li et al., 2005), enzimi mitocondriali (Castello et al., 2006), deossiemoglobina (deossi-Hb) e deossimioglobina (deossi-Mb) (Cosby et al., 2003; Huang et al., 2005a; Huang et al., 2005b; Nagababu et al., 2003; Shiva et al., 2007; Rassaf et al., 2007). L’importanza della produzione dello NO mediata dai nitriti e la loro funzione in qualità di molecola segnale in grado di mediare direttamente diverse risposte biologiche sono state dimostrate anche nel sistema cardiovascolare, in particolar modo in relazione a vasodilatazione (Maher et al., 2008), angiogenesi (Kumar et al., 2008) e cardioprotezione (Bryan et al., 2007; Duranski et al., 2005). È stato recentemente riportato che i nitriti inducono inotropismo negativo nel cuore di ratto attraverso meccanismi di trasduzione che includono un pathway trasduzionale cGMP-PKG-dipendente (Pellegrino et al., 2009), suggerendo quindi che nei cuori di mammiferi questi anioni rappresentano una fonte significativa di NO bioattivo che modula la performance cardiaca.
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Sistema NOS/NO e condizioni di stress: meccanismi di adattamento cardiaco

Sistema NOS/NO e condizioni di stress: meccanismi di adattamento cardiaco

raggiungendo  il  massimo  valore  di  SV  (SV=1.08±0.09  mL/kg  peso  corporeo)  a  0.4  kPa.  In  condizioni  ipossiche,  tale  sensibilità  è  risultata  ancora  maggiore;  i  preparati  hanno  infatti  raggiunto  il  massimo  valore  di  SV  (SV=1.5±0.2  mL/kg  peso  corporeo)  a  valori  di  pressione  di  riempimento  minori  (0.25  kPa).  Variazioni  della  pressione  di  postcarico  ne  hanno  invece  compromesso la funzionalità. Tali caratteristiche morfo‐funzionali ci permettono di definire il  comportamento  del  cuore  di  goldfish  come  pompa  di  volume.    In  condizioni  basali,  il  trattamento con L‐NMMA (inibitore della NOS) ha esercitato un effetto inotropo positivo sia in  normossia  che  in  ipossia,  mentre  il  trattamento  con  nitrito  ha  indotto  un  effetto  inotropo  negativo in condizioni normossiche ed un effetto inotropo positivo in condizioni ipossiche. In  risposta agli incrementi di precarico, il trattamento con L‐NMMA ha significativamente ridotto  la curva di Starling in normossia, mentre non ha esercitato alcun effetto in ipossia; al contrario,  il nitrito non ha modificato la risposta di Starling in condizioni normossiche, mentre ha ridotto  tale  risposta  in  condizioni  ipossiche,  riportandola  ai  valori  di  controllo  ottenuti  in  normossia.  Questi  risultati  hanno  evidenziato  un  ruolo  del  sistema  NOS/NO  nella  modulazione  della  performance cardiaca sia basale che fisicamente stimolata, ed una sensibilità dei meccanismi  di regolazione NOS/NO‐dipendenti a variazioni della concentrazione di ossigeno.  
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L’indipendenza della regolazione negli Stati Uniti e nell’Unione europea. Il caso dell’energia

L’indipendenza della regolazione negli Stati Uniti e nell’Unione europea. Il caso dell’energia

che nel momento in cui un’autorità esercita un potere di regolazione, lo Stato diviene «un attore del mercato», legittimato a esercitare poteri regolatori non tanto sulla base di non meglio definiti fallimenti del mercato, quanto in virtù dell’esigenza di tutelare il principio di uguaglianza, che sta alla base del concetto stesso di libertà economica. Ne consegue che «per il diritto la regolazione è legittimata ogni qualvolta non si manifesti il contraddittorio paritario ed è legittima ogni qualvolta sia sostitutiva di un’attività negoziale privata inesistente». Nello stesso senso, G. Napolitano, Regole e mercato nei servizi pubblici, Bologna, Il Mulino, 2005, 97-102, secondo cui il diritto prodotto dai regolatori indipendenti è «per molti versi diritto privato: imperativo e suppletivo, condizionale e non finalistico, negoziato e non imposto. (…) La regolazione, infatti, s’inscrive in una dialettica tra soggetti portatori di interessi contrapposti, alcuni dei quali invocano espressamente l’intervento pubblico, invece di opporsi ad esso (…) alle cure delle autorità di regolazione è pertanto affidato un interesse di “composizione” – o, secondo altra terminologia “mediato” o “riflesso” – sintesi “paritaria” ed “equilibrata” di una pluralità di interessi oggettivi e soggettivi, collettivi e individuali». Questa ricostruzione del potere di regolazione come potere «neutrale, tecnico e sostanzialmente privatistico» è avversata da alcuni autorevoli autori che, partendo da una ricostruzione in termini amministrativistici del ruolo e dei poteri delle autorità indipendenti, riconoscono alla regolazione un “carattere propriamente amministrativo”, dal momento che «ai regolatori sono in concreto affidati dalla legge anche poteri discrezionali e anche poteri finalistici, ma, soprattutto, sembra in non pochi casi inevitabile che ciò accada, anche laddove il legislatore non persegua l’intento di ripristinare in altra forma i tradizionali meccanismi di direzione pubblica dei mercati». Ciò, d’altro canto, è funzionale all’efficace perseguimento proprio dell’obiettivo di una regolazione senza tratti dirigistici, giacché permetterebbe l’applicazione alle autorità stesse dei principi tipici del diritto amministrativo, in primo luogo il principio di legalità e quello di proporzionalità. In questi termini, E. Bruti Liberati, Servizi di interesse economico generale e regolatori
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Analisi dei meccanismi di mantenimento dei telomeri in Saccharomyces cerevisiae

Analisi dei meccanismi di mantenimento dei telomeri in Saccharomyces cerevisiae

Un discorso a parte va fatto per i risultati ottenuti nei doppi mutanti HY tel1, rad50 ed HY tel1, rad51. Anche in questi ceppi la regolazione della coda sembra risentire dell’assenza del complesso MRX tuttavia il telomero si riduce alla stessa lunghezza misurata nel ceppo HY tel1, confermando che l’assenza della chinasi Tel1 ha un ruolo fondamentale nel regolare l’associazione della telomerasi al telomero ed un effetto dominante rispetto alle singole mutazioni rad50 e rad51. Il comportamento più insolito dei doppi mutanti è legato alla scoperta di un meccanismo ALT Type I totalmente nuovo, che in assenza di TEL1 risulta essere Rad51-indipendente e Rad50-dipendente. Per spiegare questo fenomeno abbiamo ipotizzato che la presenza del checkpoint Tel1 possa regolare l’attivazione dei meccanismi di ricombinazione che in condizioni fisiologiche sono bloccati. Il processo di amplificazione del subtelomero Y’ è regolato da Rad51 attraverso un meccanismo di ricombinazione omologa detto BIR (Breack-Induced Recombination) che si attiva quando l’omologia di sequenza esiste soltanto ad un estremità del DSB, come nel caso dei telomeri (Davis e Symington 2004; Smith et al., 2007). Questo meccanismo è accurato nel riparo e nel riconoscimento dell’omologia di sequenza tuttavia, quando è più complicato rintracciare le regioni omologhe, si attiva un altro meccanismo di ricombinazione Rad51-indipendente detto SSA (Single Strand Annealing) che necessita dell’azione di MRX nella formazione della protrusione-3 (McDonald e Rothstein, 1994; Ivanov et al., 1996). Si è ipotizzato che la scelta del tipo di riparo, avviene prima della reale sintesi del DNA, probabilmente ad opera di un REC (Recombination Execution Checkpoint), non ancora individuato, che sembra monitorare come le estremità del DSB vengono ingaggiate
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Regolazione dell'orologio circadiano nei mammiferi mediante sumoylazione dell'attivatore trascrizionale BMAL1

Regolazione dell'orologio circadiano nei mammiferi mediante sumoylazione dell'attivatore trascrizionale BMAL1

L’infezione delle cellule MEF Bmal1 -/- con il vettore retrovirale per BMAL1 induce una significativa “riattivazione” dell’espressione circadiana del gene Dbp, mentre il mutante BMAL1 (K259R) genera una ritmicità alterata. Le oscillazioni più frequenti e ravvicinate nel tempo registrate con il mutante BMAL1 (K259R) sembrerebbero riflettere un’intrinseca funzione della modificazione indotta da SUMO. I nostri risultati forniscono dati unici ed innovativi sui meccanismi che controllano i livelli circadiani di BMAL1. Diversi meccanismi potrebbero essere proposti per spiegare le differenti oscillazioni di espressione della proteina BMAL1, come una diretta interazione tra la modificazione SUMO ed il non ancora identificato pathway di degradazione di BMAL1 oppure un’interazione SUMO-dipendente con partners che controllano la stabilità di BMAL1, tra cui lo stesso CLOCK. Dal momento che non abbiamo individuato nessuna differenza significativa nel potenziale di transattivazione di BMAL1 rispetto alla proteina mutante BMAL1 (K259R) su promotori guidati da E-box e poichè la SUMOylazione è implicata nel controllo della localizzazione cellulare dei fattori di trascrizione (Salinas S. et al., 2004), abbiamo anche verificato se il trasporto intracellulare di BMAL1 potesse essere regolato dalla sua SUMOylazione. A tal proposito, abbiamo visto che la localizzazione nucleare della proteina Myc-BMAL1 (K259R) è essenzialmente equivalente a quella della proteina BMAL1.
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Ruolo del pathway trasduzionale dell'ossido nitrico (NO) nella regolazione umorale dell'attività cardiaca

Ruolo del pathway trasduzionale dell'ossido nitrico (NO) nella regolazione umorale dell'attività cardiaca

Una questione aperta riguarda il possibile meccanismo responsabile dell’inibizione rCga1-64-indotta dell’inotropismo positivo mediato dall’Iso. Come evidenziato per gli altri peptidi contenenti la sequenza VS (Helle et al., 2007), al momento poco si conosce circa i meccanismi che sottendono l’effetto cardiaco della rCga1–64 sui diversi targets intracellulari (endotelio endocardico e coronarico, muscolo liscio, cardiomiociti, terminazioni nervose intracardiache, fibroblasti e altro). Non è noto se possa avvenire attraverso la classica interazione recettore-ligando o, alternativamente, attraverso l’interazione idrofobica tra specifici domini del peptide, quali quelli Cga1–40 e Cga47–66, e regioni spazialmente localizzate del bilayer fosfolipidico con conseguente modulazione degli effettori cellulari (Lugardon et al., 2000). In linea con questa ipotesi, un ulteriore possibile meccanismo alla base dell’inibizione dell’effetto inotropo positivo indotto dall’Iso, potrebbe essere suggerito o da una modulazione allosterica del recettore β-adrenergico, indipendentemente dal sito di legame del ligando, o da una modulazione dei targets intracellulari attivati dallo stesso recettore adrenergico. Inoltre, la riduzione del cAMP osservata potrebbe risultare da una diretta attivazione, in condizioni basali, delle proteine Gi/o sensibili alla PTx in maniera recettore-indipendente, e non associata ad una diretta, e non competitiva azione attraverso i recettori adrenergici e per l’ET1.
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Meccanismi chemiopreventivi dei fenoli dell’olio d’ oliva nei confronti del danno cellulare indotto da xenobiotici ambientali

Meccanismi chemiopreventivi dei fenoli dell’olio d’ oliva nei confronti del danno cellulare indotto da xenobiotici ambientali

L’abilità dello SO di indurre rotture ai filamenti di DNA nelle cellule di mammifero è stata ben documentata sia “in vitro” [145] che “in vivo” [146]. Infatti, studi condotti in diversi sistemi di cellule di mammifero ed eucarioti inferiori, trattati “in vitro” con SO, hanno dimostrato l'induzione di scambi di cromatidi fratelli (SCE), la formazione di micronuclei (MN) e la formazione di aberrazioni cromosomiche (CA) [147,148]. Inoltre, cambiamenti nell'espressione di alcuni geni coinvolti nel ciclo cellulare e nella regolazione dell'apoptosi sono stati descritti nei linfociti umani esposti ad SO [149]. Uno studio “in vitro” nei linfociti periferici umani (PBMC) sugli effetti genotossici di SO, ha evidenziato una riduzione dose-dipendente della sopravvivenza cellulare, un aumento della mutazione del gene ipoxantina fosforibosil (HPRT), la formazione di addotti al DNA e un incremento del numero di rotture del DNA [150]. SO ha mostrato preferenzialmente un’attività clastogenica ed ha prodotto un effetto citostatico ad alte dosi, indicato dalla riduzione significativa della proliferazione cellulare [150]. Per esempio, per quanto riguarda gli studi “in vivo”, Somorovska et al. [151] hanno esaminato 44 lavoratori impiegati come laminatori presso un impianto di materia plastica rinforzata. Da questi dati è emersa una forte correlazione tra la frequenza delle rotture del DNA a singolo filamento in leucociti mononucleati e gli anni di esposizione allo SO in fabbrica. Tuttavia lo studio degli effetti dello stirene nell’uomo ha evidenziato risultati controversi e talvolta contrastanti. In letteratura infatti si trovano risultati, sia positivi che negativi, sull’associazione tra l’esposizione a stirene ed il danno cromosomiale [128].
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Ruolo del sistema endocannabinoide nei meccanismi di neuroprotezione da 17β-estradiolo in un modello sperimentale di ischemia cerebrale focale

Ruolo del sistema endocannabinoide nei meccanismi di neuroprotezione da 17β-estradiolo in un modello sperimentale di ischemia cerebrale focale

Quindi, la scoperta di ridotti livelli dell’AEA e del 2-AG nello striato di ratti THC- tolleranti ha stabilito ancora una correlazione tra l’aumento dell’attività spontanea e i bassi livelli dei segnali endocannabinoidi nei gangli della base. Nello studio condotto da Di Marzo è stato scoperto che l’unica area dove il trattamento cronico con THC non induceva riduzione dei livelli di recettori cannabinoidi e di segnali transmembrana era quella limbica, in cui erano stati osservati anche livelli dell’anandamide 4 volte maggiori rispetto alle altre aree. In questa area cerebrale i cannabinoidi, aumentando il rilascio di dopamina dalle terminazioni dopaminergiche della porzione tegmentale ventrale, erano in grado di esercitare azioni di rinforzo sugli effetti di altre droghe di abuso; oppure, sotto varie condizioni fisiologiche, potevano partecipare alla regolazione dei meccanismi di ricompensa (Gardner &
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Federalismo fiscale meccanismi di perequazione finanziaria

Federalismo fiscale meccanismi di perequazione finanziaria

pubblica (articolo 11, comma 1), che contiene per il triennio le misure necessarie a realizzare gli obiettivi programmatici indicati dalla DFP. In particolare, la legge di stabilità dispone anno per anno il quadro di riferimento finanziario nel bilancio pluriennale e provvede alla regolazione annuale delle grandezze previste dalla legislazione vigente, al fine di adeguarne gli effetti finanziari agli obiettivi (articolo 11, comma 2). Le disposizioni normative di spesa della legge di stabilità sono articolate, di norma, per missione, e indicano il programma cui si riferiscono (articolo 11, comma 5). Il quadro di riferimento per gli interventi finanziari deve decorrere dal triennio considerato dalla manovra. La legge di stabilità non può contenere deleghe, norme di carattere ordinamentale o organizzatorio né interventi di natura localistica o microsettoriale. Come contenuto necessario, ai sensi del comma 3 dell‘art. 11, deve indicare: a) il livello massimo del ricorso al mercato finanziario e del saldo netto da finanziare in termini di competenza, per ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale, comprese le eventuali regolazioni contabili e debitorie pregresse specificamente indicate; b) le variazioni delle aliquote, delle detrazioni e degli scaglioni, le altre misure che incidono sulla determinazione del
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Ruolo della chinasi pro-apoptotica Hipk2 nella risposta ai farmaci antineoplastici: fosforilazione e degradazione dell'oncogene DeltaNp63α

Ruolo della chinasi pro-apoptotica Hipk2 nella risposta ai farmaci antineoplastici: fosforilazione e degradazione dell'oncogene DeltaNp63α

HIPK2 è una serina treonina chinasi nucleare identificata inizialmente per la sua interazione con i fattori di trascrizione omeodominio. HIPK2 è coinvolta in numerosi processi cellulari quali regolazione della trascrizione, controllo della proliferazione, sviluppo, differenziamento e risposta al danno al DNA, grazie all’interazione con un numero crescente di proteine. In particolare, numerosi studi hanno evidenziato il ruolo di HIPK2 nell’apoptosi indotta da danno genotossico, grazie alla fosforilazione selettiva di p53 sul residuo serina 46 e la conseguente attivazione dei geni pro-apoptotici bersaglio di tale oncosoppressore. Dal momento che p53 ha un ruolo chiave per la sensibilità delle cellule tumorali ai farmaci antineoplastici, ci siamo chiesti se anche il suo attivatore pro-apoptotico, HIPK2, fosse coinvolto in questo tipo di risposta. Abbiamo osservato la stabilizzazione della proteina HIPK2 in seguito al trattamento con diversi farmaci, quali Adriamicina, Etoposide o Bleomicina; inoltre, la deplezione di HIPK2 mediante RNAi induce una forte resistenza alle droghe. In maniera interessante, abbiamo riscontrato che HIPK2 media la risposta ai farmaci antineoplastici attraverso meccanismi sia dipendenti che indipendenti da p53, come dimostrato dall’induzione di resistenza alle droghe in seguito all’interferenza di HIPK2 nelle cellule prive di p53.
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Caratterizzazione fisica e funzionale della nuova interazione tra la chinasi pro-apoptotica HIPK2 e il fattore associato alla Sindrome di Rett, MeCP2

Caratterizzazione fisica e funzionale della nuova interazione tra la chinasi pro-apoptotica HIPK2 e il fattore associato alla Sindrome di Rett, MeCP2

Negli ultimi tempi, diversi studi, nel sistema nervoso, hanno messo in luce che la regolazione di alcuni geni, coinvolti nella maturazione del sistema neuronale, è influenzata dalla fosforilazione della proteina MeCP2, che è soggetta a diversi stimoli. In particolare, è stato dimostrato che la repressione trascrizionale, mediata da MeCP2, di Bdnf (Brain- Derived Neurotrophic Factor), può essere spenta quando la proteina viene fosforilata nel residuo aminoacidico serina 421; questa modificazione, infatti, causa un cambiamento dell’affinità di legame al promotore di Bdnf (Chen et al., 2003). Inoltre, è stato anche dimostrato che la fosforilazione di MeCP2 in serina 421 promuove la sua abilità nella regolazione della crescita assonico-dendritica e la maturazione delle spine (Zhou et al., 2006). Recentemente è stato dimostrato che la defosforilazione di MeCP2 nel residuo serina 80, annulla il legame della proteina ai diversi promotori dei geni bersaglio che sono coinvolti nell’attività neuronale (Tao et al., 2009). Tao e coautori hanno prodotto dei topi geneticamente modificati nel residuo serina 80 (MeCP2 S80A knock-in mice) e nel residuo 421 (MeCP2 S421A;S421A knock-in mice), in cui MeCP2 , cosi’ mutata, risulta non fosforilabile nei suddetti siti: questi topi mostrano chiari difetti nell’attività locomotoria e neuronali, suggerendo la rilevanza di queste modificazioni nelle funzioni neurologiche.
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Regolazione naturale delle nascite: metodi a confronto

Regolazione naturale delle nascite: metodi a confronto

Il modello di Schwartz per le probabilità di concepimento Se in un ciclo ci sono stati rapporti sessuali soltanto in un giorno e questo ha portato ad una gravidanza, siamo in grado di st[r]

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Pubblico quotidiano : beni collettivi a Gela tra azione dal basso e regolazione statale

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Parliamo insomma della capacità, e della possibilità, degli individui di organizzarsi tra di loro o con le istituzioni pubbliche intorno alla produzione o alla cura di un bene colletti[r]

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Meccanismi alla base degli effetti protettivi degli ormoni estrogeni in differenti contesti cellulari

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For this purpose we choose different experimental models: ER-devoid human cervix epitheloid carcinoma cells (HeLa) transiently transfected with the expression vector of [r]

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Effetto dell'acido retinoico sulle cellule del leydig: regolazione dell'apoptosi e della steroidogenesi

Effetto dell'acido retinoico sulle cellule del leydig: regolazione dell'apoptosi e della steroidogenesi

Anche la regolazione di importanti messaggeri intracellulari, quali il calcio (Ca 2+ ) (see Richter & Kass, 1991) e di enzimi regolatori quali la proteinchinasi C (PKC) (Bertrand et al., 1994) può, in modo ancora non del tutto chiaro, indurre apoptosi in un ampia varietà di tipi cellulari. Un aumento dei flussi intracitoplasmatici di Ca 2+ avviene molto precocemente, e può derivare sia dall’entrata di tale ione dall’ambiente extracellulare sia dal suo rilascio dai siti di sequestro intracellulari. Tale aumento sembrerebbe implicato nel processo di morte cellulare programmata a due livelli: quello di traduzione del segnale, dove il Ca 2+ potrebbe agire a monte di altri secondi messaggeri, convergenti poi sull’attivazione di una serie di proteinchinasi e/o fosfatasi in grado di regolare molecole effettrici del processo apoptotico; oppure quello si stimolare direttamente, in un fase più tardiva, l’attività di enzimi come proteasi ed endonucleasi, implicati nel meccanismo di morte cellulare.
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