Top PDF Modelli garch multivariati per la gestione del rischio di mercato

Modelli garch multivariati per la gestione del rischio di mercato

Modelli garch multivariati per la gestione del rischio di mercato

La globalizzazione economica e l’avvento di Internet hanno accelerato l’inte- grazione dei mercati finanziari negli ultimi anni. I modelli multivariati sono usati per studiare le relazioni tra le volatilit`a e le volatilit`a incrociate dei vari mercati finanziari che, mai come oggi, dipendono fortemente l’uno dall’altro. Non solo, essi sono utili per studiare anche le eventuali dipendenze tra gli asset che compongono un portafoglio di investimento. Infatti quando lavoria- mo con un portafoglio finanziario, specificare in modo univariato comporta numerosi problemi, in quanto la stima del modello deve essere ripetuta ogni volta che il vettore dei pesi degli asset nel portafoglio subisce delle variazio- ni. Se invece stimiamo direttamente un modello multivariato, la distribuzio- ne multivariata degli assets che compongono il portafoglio pu`o essere usata immediatamente per definire la distribuzione implicita del portafoglio stesso. I modelli MGARCH sono stati sviluppati inizialmente verso la fine de- gli anni Ottanta (Bollerslev, Engle e Wooldridge (1988)) e la prima met`a degli anni Novanta, ma stanno conoscendo di recente un forte momento di espansione.
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Il value at risk per la gestione del rischio di mercato:  metodi di calcolo e procedure di backtesting

Il value at risk per la gestione del rischio di mercato: metodi di calcolo e procedure di backtesting

Quando si passa da una singola posizione ad un portafoglio, il calcolo del VaR richiede di tenere in considerazione la struttura delle correlazioni fra i rendimenti di tutti i fattori che influenzano il valore di mercato del portafoglio stesso. Diversamente dal modello delle simulazioni storiche, infatti, il metodo Monte Carlo, essendo fondato sulla generazione di un numero elevato di scenari per ogni fattore di mercato, non è in grado di catturare automaticamente tali correlazioni. Se dunque si procedesse a simulare tali scenari in modo indipendente per ogni fattore di mercato, il risultato potrebbe essere irrealistico. Il processo di stima del Var di un portafoglio, in base a questo metodo, si compone di cinque fasi principali:
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Rischio di credito, evoluzione normativa e compliance : organizzazione e gestione nelle banche locali

Rischio di credito, evoluzione normativa e compliance : organizzazione e gestione nelle banche locali

Alle tesi che negano l’esistenza di leggi universali di comportamento (economicamente efficiente) ci si può opporre con l’osservazione secondo la quale è pur vero che la realtà, non potendo in ogni caso coincidere con le condizioni ideali esemplificative della stessa, e stante l’impossibilità di valutare ex-ante gli sviluppi futuri di un evento, non può essere esattamente modellizzata, ma l’analisi ex-post, essendo maggiormente in grado di considerare le variabili intervenute, potrà più spesso permettere la ricostruzione della matrice causale degli eventi e, nel nostro caso, la formulazione di modelli organizzativi e gestionali, validamente esplicativi delle ragioni di successo di alcuni intermediari in un sistema finanziario e capaci di assimilare gli impatti delle tendenze di mercato e normative permettendo il mantenimento di un funzionamento efficiente.
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L'analisi del rischio nell'ambito della gestione della sicurezza delle informazioni

L'analisi del rischio nell'ambito della gestione della sicurezza delle informazioni

Il rischio, purtroppo, non sempre può essere evitato o ridotto. Gli incidenti di sicurezza capitano comunque, e il sistema di gestione della sicurezza non può prescindere dal definire anche le modalità di gestione degli incidenti. Ad esempio una migliore comunicazione tra azienda e consumatore, nel caso di Motta, avrebbe forse potuto evitare le ingenti perdite dell'azienda. Il ritiro di tutti i panettoni dal mercato, seguito da una campagna pubblicitaria per rassicurare il cliente, avrebbe sicuramente fatto una migliore impressione sul consumatore rispetto alla sostanziale inazione che all'epoca dei fatti l'azienda adottò come politica nelle relazioni esterne. Tra parentesi, il panettone avvelenato effettivamente rinvenuto fu proprio uno solo, ma le perdite per l'azienda furono ingenti. Alcuni vedono, come fattori che contribuirono a tali perdite, il fatto che Motta si affidò quasi esclusivamente alla (lenta) azione della magistratura.
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Mercato elettrico Ipex: analisi della serie dei prezzi con modelli a memoria lunga

Mercato elettrico Ipex: analisi della serie dei prezzi con modelli a memoria lunga

La liberalizzazione di questo mercato ha introdotto nuovi elementi di incertezza nel settore elettrico e perciò ha contribuito all’introduzione di aspetti finanziari consueti come la gestione finanziaria del rischio in un ambiente, come quello dell’energia, squisitamente industriale. Tutti gli attori del mercato hanno bisogno di questi strumenti e di poter fare previsioni attendibili. Basti pensare alle società di produzione che devono, nel breve periodo, definire le offerte da presentare sul mercato; nel medio periodo, devono pianificare la stipula di contratti bilaterali con i propri clienti; nel lungo periodo definire le proprie strategie di espansione.
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Prospettive della gestione del rischio in agricoltura : riflessioni per un sistema integrato per la pac post 2013

Prospettive della gestione del rischio in agricoltura : riflessioni per un sistema integrato per la pac post 2013

Ciononostante, dei fondi non agevolati in Italia sono nati in quegli anni e alcuni sono tuttora attivi, mentre altri sono di più recente costituzione. Uno dei primi tentativi di istituzione di fondo mutualistico fu del Consorzio di difesa di Alessandria, con il Fondo multirischio per il pomodoro da Industria - Alessandria, costituito nel 2003 con lo scopo di affiancare alla polizza antigrandine, normalmente stipulata, anche la protezione della coltura di pomodoro da industria nei confronti degli altri eventi climatici avversi. Il mancato parere di competenza in sede C E del decreto ministeriale non consentì le attivazioni delle disposizioni e, venuto meno il prospettato contributo, il Consorzio optò per la continuazione in virtù del sostegno conferito ai fondi da parte degli agricoltori aderenti. Furono fissate le norme operative del fondo, che ha garantito la maggior parte (86%) delle produzioni di pomodoro assicurate contro la grandine nel 2003, andando a coprire di fatto le produzioni contro altri eventi climatici. Il fondo fu sempre meno utilizzato con gli anni e ad oggi risulta solo formalmente attivo. Il motivo della minor utilizzazione e utilità del fondo col passare degli anni è dovuto all’introduzione nel mercato delle polizze pluri e multirischio agevolate, che andavano a coprire i rischi previsti dal regolamento del fondo. Inoltre, le tariffe assicurative passarono nello stesso periodo dall’8 al 4%, permettendo l’accesso a coloro i quali, all’epoca di costituzione del fondo, ritenevano le stesse troppo esose. Interesse, invece, potrebbe esserci in futuro sull’uso di fondi mutualistici per la copertura del rischio legato a fitopatie e attacchi patogeni. In particolare, nelle aree dell’Alessandrino è sentito il problema della Flavescenza dorata, malattia epidemica che colpisce la vite, causata
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Il rischio di credito nelle imprese energy-utility: dimensione del fenomeno, metodologie e modelli per la gestione

Il rischio di credito nelle imprese energy-utility: dimensione del fenomeno, metodologie e modelli per la gestione

In un contesto di imprese il cui obiettivo può essere identificato nella massimizzazione del profitto, l’implementazione di un sistema di ERM trova considerazione solo nella misura in cui contribuisca alla creazione di valore per gli shareholders 64 . Se il valore dell’azienda è approssimato dal valore del cash flow previsto, si avrebbe allora un contributo del risk management sotto forma di riduzione del rischio attraverso una minore volatilità dei cash flow, un aumento del cash flow in un orizzonte di medio - lungo termine o la combinazione dei due casi precedenti. La riduzione del rischio caratteristico dell’impresa è ottenuta mediante la trasformazione di costi incerti, quali le perdite derivanti dalle esposizioni ai rischi puri, in costi prevedibili; questi ultimi sono identificabili nei costi sostenuti per l’implementazione di azioni di risk management. Se il processo è efficace, il risultato è di ridurre uno dei fattori di incertezza che determinano il campo di variabilità attesa del cash flow aziendale 65 . Assumendo che il valore medio dei cash flow rimanga immutato, una riduzione del rischio comporta un minore rendimento atteso e, quindi, un aumento del valore delle azioni. Anche se la maggior parte delle imprese non sono quotate sul mercato e quindi non sono sottoposte a meccanismi di pricing esplicito, è chiaro che in
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La gestione e la misurazione del rischio nell'attività bancaria: modelli e metodi di calcolo del Value at Risk

La gestione e la misurazione del rischio nell'attività bancaria: modelli e metodi di calcolo del Value at Risk

Il Processo di vigilanza prudenziale prevede l'introduzione di ulteriori presidi per far fronte anche ai rischi che non vengono considerati per la misurazione dei requisiti patrimoniali minimi. Quindi il rischio di credito, il rischio di mercato e il rischio operativo ed eventuali situazioni congiunturali avverse legate all'ambiente in cui operano le banche (processo Icaap e stress test). Le Autorità di Vigilanza devono valutare l'adeguatezza patrimoniale di ogni singola banca, e qualora essa non risultasse sufficiente, hanno il potere di imporre un aumento della copertura patrimoniale al di sopra di quella minima imposta dalla normativa.
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Sviluppo di software per la misura del rischio di mercato per portafogli non lineari nei fattori di rischio

Sviluppo di software per la misura del rischio di mercato per portafogli non lineari nei fattori di rischio

La prima implementazione di OLE era progettata per fornire piccoli oggetti riutilizzabili che presentavano un'interfaccia di programmazione e di gestione comune e condivisibile tra applicazioni desktop (es. Ms Office) o anche attraverso una rete locale, e poggiava su di un protocollo preesistente per lo scambio di dati, denominato DDE (Dynamic Data Exchange), che presentava però diverse limitazioni, soprattutto per le sue scarse prestazioni e per il fatto di non essere universalmente applicabile.

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La modellizzazione dei depositi a vista nella gestione del rischio di tasso di interesse delle banche

La modellizzazione dei depositi a vista nella gestione del rischio di tasso di interesse delle banche

Il rischio di liquidità di una banca deriva dal “mismatching” temporale tra attività e passività ed è quindi evidente che è accentuato dalla presenza dei depositi a vista potendo i depositanti scegliere in modo arbitrario l’ammortamento dei “principal cash flow”. Il rischio di tasso di interesse è il rischio che una variazione dei tassi di interesse di mercato produca un effetto negativo sulla redditività e sul valore economico della banca ed è quindi influenzato sia dalla differenza tra i tassi di interesse pagati sui deposti e i tassi di interesse di mercato (che incide sulla redditività) sia dal profilo di scadenza dei volumi (che incide sul valore economico). Le due opzioni sono legate tra loro in quanto la decisione dei depositanti circa il ritiro o meno dei depositi è anche influenzata dalla differenza tra tasso di interesse ricevuto sui depositi e i tassi di interesse di mercato. Maggiore è questa differenza più i depositanti saranno spinti a ritirare i soldi dai conti detenuti presso la banca per investirli in attività più remunerative. Tale legame però non è così semplice come appena descritto, in quanto ci sono anche altre variabili che incidono sul comportamento dei depositanti, come ad esempio i costi legati allo spostamento dei propri soldi dai depositi ad altra forma di investimento, o ancora la presenza di asimmetrie informative che consistono nel fatto che non tutti i depositanti sono ben informati circa le condizioni del mercato. Bisogna comunque sottolineare che questi costi e asimmetrie col tempo si sono ridotti grazie allo sviluppo tecnologico.
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Gestione dei rischi di mercato: relazione su uno stage presso la R.A.M. Consulting

Gestione dei rischi di mercato: relazione su uno stage presso la R.A.M. Consulting

Un prodotto simile a quello appena esposto, ma leggermente più complicato è l’opzione. Con questo tipo di contratto chi acquista l’opzione acquisisce il diritto di comprare (opzione call) o vendere (opzione put) il sottostante ad un determinato prezzo (strike). La differenza rispetto al contratto a termine sta proprio nel diritto e non nel dovere di effettuare lo scambio da parte del possessore dell’opzione. Per godere di questi diritti l’acquirente dell’opzione paga un premio al venditore che incasserà subito. Le due posizioni di rischio sono simmetriche: chi possiede un opzione ha come perdita massima l’ammontare del premio e un guadagno possibile illimitato, mentre chi vende l’opzione ha come massimo guadagno l’ammontare del premio e una perdita possibile massima illimitata.
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Gestione del rischio di cambio: relazione su uno stage presso la r.a.m. consulting

Gestione del rischio di cambio: relazione su uno stage presso la r.a.m. consulting

Il contratto a termine stabilisce per un determinato ammontare in valuta ad una data predeterminata futura quale sarà il costo d’acquisto (acquisto a termine) o quello di vendita (vendita a termine). Naturalmente il riscontro finale di tale operazione potrà essere positivo o negativo a seconda dell’evoluzione del mercato, ma sarà inverso all’esposizione aziendale rendendo neutra la posizione nei confronti del mercato. In sostanza l’azienda in tal modo fissa il quantitativo di moneta nazionale da pagare o incassare in un certo futuro eliminando il rischio di cambio. Le operazioni a termine vengono trattate Over The Counter, dove i market mover che quotano le varie scadenze ne garantiscono le transazioni e quindi la liquidità. Le scadenze del termine 130 più usate sono generalmente da 1 settimana a 12 mesi, ma vi sono anche quelle di più lunga durata (5 anni), anche se non vengono quasi mai prese in considerazione, in quanto nel medio-lungo periodo tale strumento ha poco effetto pratico.
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Rischio di credito e probabilità di default: segmentazione clientela e modelli logit

Rischio di credito e probabilità di default: segmentazione clientela e modelli logit

Il terzo pilastro ha come scopo quello di integrare i requisiti patrimoniali minimi stabiliti nel primo pilastro e il processo di controllo prudenziale affrontato dal secondo. Il Comitato si è adoperato per incoraggiare la disciplina di mercato mediante l’elaborazione di una serie di obblighi di trasparenza che consentono agli operatori di valutare le informazioni cruciali sul profilo di rischio e sui livelli di capitalizzazione di una banca. Il Comitato reputa che il processo informativo assuma una particolare rilevanza con riferimento al Nuovo Accordo, laddove il ricorso a metodologie interne di valutazione conferirà alle banche una maggiore discrezionalità nel determinare il proprio fabbisogno di capitale. Spingendo in direzione di una più rigorosa disciplina di mercato tramite il potenziamento delle segnalazioni, il terzo pilastro del nuovo schema patrimoniale porterà notevoli benefici a banche e Autorità di vigilanza nella gestione de rischio e nel rafforzamento della stabilità.
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Modelli GARCH multivariati con correlazione condizionata dinamica

Modelli GARCH multivariati con correlazione condizionata dinamica

Gli aspetti relativi al comportamento degli oggetti che possono essere studiati con metodi basati sull’analisi delle serie storiche, non possono essere completi senza una valutazione dell’incertezza, cosa che appare naturale vista la dipendenza dei singoli rendimenti da fattori di rischio presenti nel mercato. La volatilità dei rendimenti deve quindi essere analizzata attraverso degli appositi modelli.

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Rischio

Rischio

Dall’analisi delle tipologie di stabilimenti (Figura 7.27) è possi- bile trarre ulteriori considerazioni sulla mappa del rischio indu- striale nel nostro Paese. Tale informazione consente, infatti, di evidenziare le tipologie di attività industriali maggiormente diffuse tra gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante e la loro distri- buzione sul territorio nazionale. L’attività di uno stabilimento permette di conoscere preventivamente, sia pure in termini gene- rali, il potenziale rischio associato. I depositi di GPL e i depositi di esplosivi, come pure le distillerie e gli impianti di produzione e/o deposito di gas tecnici hanno, per esempio, un prevalente rischio di incendio e/o esplosione con effetti riconducibili, in caso di incidente, a irraggiamenti e sovrappressioni più o meno elevati, con possibilità di danni strutturali agli impianti ed edifici e danni per l’uomo. Gli stabilimenti chimici, le raffinerie, i depositi di tossici e i depositi di fitofarmaci, associano al rischio di incendio e/o esplosione, come i precedenti, il rischio di diffusione di sostanze tossiche o ecotossiche, anche a distanza e, quindi, la possibi- lità di pericoli immediati e/o differiti nel tempo, per l’uomo e per l’ambiente. Per quanto concerne la tipologia delle attività presenti sul territorio nazionale, si riscontra una prevalenza di stabilimenti chimici e/o petrolchimici e di depositi di gas liquefatti (essenzial- mente GPL), che insieme sono circa il 50% del totale degli stabi- limenti. Al riguardo si rileva una concentrazione di stabilimenti chimici e petrolchimici in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto. L’industria della raffinazione (17 impianti in Italia) risulta, invece, piuttosto distribuita sul territorio nazionale, con par tico- lari concentrazioni in Sicilia e in Lombardia, dove sono presenti rispettivamente 5 e 3 impianti. Analoga osser vazione può essere fatta per i depositi di oli minerali, che sono par ticolarmente concentrati in prossimità delle grandi aree urbane del Paese. Per quanto concerne i depositi di GPL, si evidenzia una diffusa presenza nelle regioni meridionali, in par ticolare in Campania e Sicilia, oltre che in Lombardia, Toscana, Veneto ed Emilia- Romagna. Questi impianti sono spesso localizzati presso aree urbane, con concentrazioni degne di nota nelle province di Napoli, Salerno, Brescia, Venezia e Catania.
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La gestione del rischio e la percezione degli operatori del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati di Roma

La gestione del rischio e la percezione degli operatori del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati di Roma

Queste materie di studio saranno largamente utilizzate nell’analisi e nella valutazione del rischio e sono strettamente connesse ai concetti di probabilità e incertezza. Pertanto, se si parla di rischio significa che non si è acquisita la completa gestione dell’evento e la piena certezza nella sua sicurezza. Questo termine, sconosciuto alle civiltà premoderne, trova la sua origine nel XVI e XVII secolo dai pionieri occidentali che si imbarcavano verso mari sconosciuti, alla scoperta del mondo. In concomitanza, nascono le assicurazioni, ovvero la garanzia elargita da un assicuratore ad un altro soggetto in vista di un possibile evento futuro incerto che lo potrebbe riguardare. Tuttavia, le assicurazioni non sono in grado di controllare gli eventi e di non far accadere avvenimenti rischiosi, pertanto in caso di danno, possono solamente risarcire il soggetto in denaro. Il rischio, dunque, incorpora due aspetti molto contrastanti, da un lato la propulsione verso l’innovazione, la flessibilità, la scoperta, il cambiamento e la crescita, dall’altro, la totale indeterminatezza dei suoi possibili effetti. Il moderno capitalismo si nutre di rischi, difatti da un lato cerca di trovare nuove soluzioni per proteggere gli individui dal rischio, dall’altro proprio la ricerca di tali sicurezze crea e determina nuovi rischi (Giddens, 2000). Di conseguenza la volontà e la necessità di prevedere il rischio fa interagire discipline qualitativamente differenti: le scienze naturali, quelle tecniche e quelle sociali (Beck, 2000, 2001).
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Modelli per la gestione ed il controllo dei sistemi di accumulo distribuito in ambiente Power Cloud

Modelli per la gestione ed il controllo dei sistemi di accumulo distribuito in ambiente Power Cloud

Esso si sviluppa a partire da tre questioni importanti [5], si ha un obiettivo a lungo termine a cui ottemperare, si ha la possibilità di modificare nel tempo le azioni necessarie per perseguire l’obiettivo, infine si devono sostenere i Paesi in via di sviluppo alla transizione energetica e ad affrontare i cambiamenti climatici. Anzitutto gli obiettivi nel lungo periodo sono necessari per definire la linea d’azione da seguire per i singoli interventi. Si è già avuto, a causa dell’impiego di combustibili fossili per la produzione di energia, l’aumento della temperatura globale del pianeta di circa 1 °C. Ciò ha portato ad eventi estremi di elevato rischio per l’ambiente e gli esseri umani, l’incremento della siccità e il conseguente aumento delle aree desertificate, inondazioni ed eventi meteo sempre più estremi. Con l’aumento dei consumi energetici, dovuto sia all’aumento di persone che potranno usufruire dell’energia, sia all’aumento dei dispositivi che sono alimentati da energia, la temperatura globale continuerà ad aumentare, portando a far verificare sempre più eventi estremi. Per tale ragione i Paesi firmatari dell’accordo hanno espresso la volontà di mantenere l’incremento di temperatura al di sotto di 1.5 °C rispetto ai livelli preindustriali. Sebbene tale valore sembri essere limitato, bisogna osservare che limitare l’aumento della temperatura globale a 1.5 °C ridurrebbe notevolmente i rischi riguardo ai cambiamenti climatici. L'articolo 3 di tale accordo prevede che i Paesi firmatari cerchino di raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile e che si prosegua successivamente a ridurle, giungendo ad un equilibrio delle emissioni entro il 2050. Questo rappresenta uno degli aspetti più significativi dell’accordo, portando alla fine dell’utilizzo del combustibile fossile e accelerando notevolmente la crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili.
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Modelli e metodi di ottimizzazione nella progettazione, organizzazione e gestione dei Centri di Distribuzione

Modelli e metodi di ottimizzazione nella progettazione, organizzazione e gestione dei Centri di Distribuzione

addetti. Vi è infine un‟ultima trattazione [Bartholdi, J.J., Hackman, S.T., (2002)], da menzionare. Valutata la necessità di utilizzare al meglio la superficie a disposizione, in funzione anche di un‟ottimizzazione dei costi derivanti dalla gestione degli spazi (investimento iniziale, climatizzazione, pulizie etc.), si evidenziano due possibilità: sviluppare la struttura in altezza ponendo le unità di carico, su diversi livelli e/o collocare i carichi lungo file a profondità più che unitaria, sfruttando cioè la profondità di stoccaggio. Ovviamente nel primo caso, qualora si optasse per l‟utilizzo di una politica “a catasta” sarebbe necessario valutare le caratteristiche dalle referenze allocate poiché pesi elevati e fragilità dei carichi costituiscono notevoli controindicazioni per uno sviluppo in altezza di un magazzino tramite questa politica di stoccaggio. Qualora invece si disponesse di scaffalature in grado di evitare il contatto tra i carichi il problema sopraesposto potrebbe essere facilmente aggirato a patto che i benefici ottenuti siano in grado di ripagare i costi di investimento che sarebbe necessario sostenere. Nel caso in cui si optasse per un incremento della capacità di stoccaggio attraverso un maggiore sfruttamento della profondità della scaffalatura si potrebbero ottenere considerevoli benefici, soprattutto in termini di incremento dello sfruttamento superficiale e volumetrico, dall‟eliminazione di numerosi corridoi di prelievo, il cui volume non sarebbe normalmente utilizzabile per lo stoccaggio delle merci, considerando che la larghezza dei corridoi risulta spesso predeterminata in funzione delle dimensioni dei mezzi di movimentazione utilizzati e della capacità di questi ultimi di muoversi liberamente all‟interno dei corridoi stessi. La profondità di stoccaggio è invece una problematica di progetto e deve essere attentamente valutata poiché, così come è in grado di incrementare notevolmente il valore di alcuni parametri prestazionali del magazzino, potrebbe diminuirne altri, apportando inoltre numerosi vincoli alla politica di stoccaggio-prelievo. A tal proposito si pensi che una scaffalatura a doppia profondità di stoccaggio è in grado di fornire il 41% di spazio in termini di slot, in più, relativamente alla stessa area totale di magazzino, rispetto ad una struttura a singola profondità, senza considerare lo sviluppo in verticale comunque possibile [Li, S., Ragu-Nathan, B., Ragu-Nathan, T.S. and Subba Rao, S., (2006)]. Per contro, già con una profondità doppia, la selettività delle udc viene ridotta del 50%.
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Modelli statistici per valutare l' efficacia della pubblicità nel mercato italiano della birra

Modelli statistici per valutare l' efficacia della pubblicità nel mercato italiano della birra

In letteratura gli studi che riguardano l’analisi degli effetti promozionali e delle variazioni di prezzo sono numerosi, mentre il contributo delle attività pubblicitarie è ancora scarso, tuttavia è ampiamente dimostrato come nei mercati dei beni del largo consumo, la pubblicità crea un vantaggio superiore rispetto a quello ottenibile tramite promozioni e riduzioni di prezzo. Il ritardo dopo il quale l’effetto degli investimenti pubblicitari cesserebbe la sua influenza è invece un tema che fa riferimento al modo in cui i dati relativi alle spese in pubblicità sono aggregati: all’aumentare della cadenza temporale (settimana, mese, trimestre, anno), tende a crescere la durata della persistenza degli effetti pubblicitari. Per questo motivo è opportuno legare l’intervallo di rilevazione dei dati al periodo di tempo che solitamente intercorre tra un acquisto e quello successivo (R. Leone, 1995). In questo senso, i dati settimanali che stiamo trattando in questo studio sono appropriati, siccome si riferiscono a un prodotto, la birra, che rientra nella categoria di beni non durevoli, dove la durata media è di due settimane, come testimoniano i dati consumer: la frequenza d’acquisto del mercato totale italiano della birra è di circa 2 al mese (GFK Group, Retail Panel). Recentemente comunque le tecniche di modellazione delle serie storiche stanno ampliando il loro campo di azione, sempre più infatti si effettuano monitoraggi di fenomeni di marketing attraverso questo tipo di studi. Un fattore determinante riguardo quest’ultimo aspetto è stato sicuramente il grande sviluppo tecnologico, che ha permesso di disporre di dati a livelli anche molto disaggregati 27 , ciò ha favorito lo
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Schema innovativo per la gestione multilivello di modelli approssimati in ottimizzazione globale

Schema innovativo per la gestione multilivello di modelli approssimati in ottimizzazione globale

Dall'analisi della gura 6.2b risulta in primo luogo evidente come i rap- porti tra i tempi aumentino, dando quindi maggior possibilità di scelta al progettista. Un altro aspetto da evidenziare è il fatto che la retta rossa in- contra l'asse delle ordinate per un valore > 1. Questo sta ad indicare che utilizzando il metodo MAMMO anzichè un'ottimizzazione diretta, il numero di chiamate ai modelli diminuisce così sensibilmente da poter permettere di avere guadagni in termini di tempi di calcolo, anche se il tempo di soluzione del modello a fedeltà media risultasse maggiore di quello del modello ad alta fedeltà. Questa nuova osservazione potrebbe aprire tutto un'altro settore da indagare all'interno dell'ottimizzazione multi-fedeltà che al momento esula dal presente lavoro. Nelle gure 6.2c e 6.2d si può invece notare come la regione in cui è conveniente utilizzare la metodologia multi-livello aumenta sensibilmente.
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