Top PDF La parita tra i tassi di interesse: una verifica empirica

La parita tra i tassi di interesse: una verifica empirica

La parita tra i tassi di interesse: una verifica empirica

E’ stato quindi stimato un primo modello molto semplice che sarebbe servito a calcolare la relazione di lungo periodo da inserire poi in un modello MCE. Dopo aver testato i residui di questa stima siamo arrivati alla conclusione che l’ipotesi iniziale in cui si pensava che le variabili usate in questo lavoro fossero cointegrate era falsa, siamo perciò tornati sui nostri passi per cercare un modello adatto a verificare la parità dei tassi d’interesse. Questo è stato trovato in una riparametrizzazione del modello lineare dinamico generale (ADL), che offre tramite un semplice test di significatività su uno dei coefficienti la possibilità di convalidare l’ipotesi della teoria economica. Successivamente abbiamo aggiunto la specificazione dei modelli GARCH, così da considerare la presenza di eteroschedasticità all’interno delle variabili e, utilizzando un periodo campionario ristretto, abbiamo ristimato il modello per cogliere eventuali differenze dovute alla volatilità.
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Spread dei tassi di interesse e dinamica dell'inflazione:   una  verifica empirica per l'euro area

Spread dei tassi di interesse e dinamica dell'inflazione: una verifica empirica per l'euro area

Nei periodi di espansione economica, l'aumento di domanda aggregata provoca un aumento dei prezzi; invece nei periodi di recessione, la diminuzione della domanda provoca un decremento dei prezzi. Per monitorare maggiormente il livello d'inflazione, le banche centrale hanno attuato diverse politiche monetarie con lo scopo di variare la quantità di moneta circolante nel mercato. Si definisce espansiva una politica monetaria che, attraverso la riduzione dei tassi di interesse, voglia stimolare l'offerta di moneta delle banche alle imprese, e quindi gli investimenti e la produzione di beni e servizi. Al contrario si definisce restrittiva una politica monetaria che ha l'obiettivo di ridurre l'inflazione, o far calare il disavanzo pubblico, facendo rallentare la crescita dell'economia.
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Il ruolo della moneta nel sistema economico inglese: una verifica empirica con un modello Var

Il ruolo della moneta nel sistema economico inglese: una verifica empirica con un modello Var

Favara e Giordani (2006) propongono una nuova verifica empirica sul ruolo della moneta sul- la dinamica dell’output, prezzi e tassi d’interesse, provocando uno shock sull’equazione LM usando un modello VAR triangolare con la moneta ordinata come ultima, facendo riferimento ai dati degli stati uniti che vanno dal 1966 fino al 2001. La conclusione fu che la moneta non è una variabile di disturbo, ma gioca un ruolo non banale nella dinamica di determinazione dell’output e dell’inflazione.

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Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Prendiamo ora in analisi un arco temporale un p`o particolare per quanto riguarda l’economia statunitense. Nell’agosto del 1979 fu eletto presidente della Federal Reserve Paul Volker, il quale inizi`o una lotta ferrea alla stag- flazione degli anni ’70. L’inflazione pass`o da un tasso del 13.5% nel 1981, ad un tasso del 3,2% nel 1983. Volcker non ebbe paura di creare una recessione negli Stati Uniti e nel mondo pur di riportare i prezzi americani sotto control- lo. In questo periodo i tassi di interesse vengono mantenuti alti, provocando uno stato di recessione nel quale il tasso di disoccupazione raggiunse l’11%. C’`e da dire inoltre che nella politica del “falco” `e stato determinante l’effet- to sulle aspettative della regola monetaria adottata, pi` u che il meccanismo economico in s`e, nonostante la scarsissima sfiducia che ha dovuto affrontare i primi anni di gestione.
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Differenze di comportamento tra bce e fed, una verifica empirica con regola di Taylor

Differenze di comportamento tra bce e fed, una verifica empirica con regola di Taylor

Scopo principale della Banca è quello di mantenere sotto controllo l’andamento dei prezzi mantenendo il potere d’acquisto nell’area dell’euro. La BCE esercita, infatti, il controllo dell’inflazione badando a contenere, tramite opportune politiche monetarie (controllando la base monetaria o fissando i tassi a breve), il tasso di inflazione di medio periodo ad un livello inferiore o prossimo al 2%. La regola adottata della BCE è una regola flessibile: l’obiettivo inflazionistico non è definito come un valore preciso ma inferiore o vicino al 2% inoltre, deve essere raggiunto nel medio periodo. La reazione della banca centrale risponde alle determinanti della variabile obiettivo e non alla variabile obiettivo stessa e ciò determina una maggiore efficienza della politica monetaria. I vantaggi di questa flessibilità sono: distinguere tra shock da domanda e shock da offerta sui prezzi, limitando le oscillazioni delle variabili reali dei tassi di interesse e lascia maggiori spazi per politiche anticicliche senza compromettere la fiducia dei mercati nella stabilità dei prezzi.
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Curva di Phillips versione Blanchard e Gall:una verifica    empirica per l'economia statunitense.

Curva di Phillips versione Blanchard e Gall:una verifica empirica per l'economia statunitense.

Notiamo come i primi tre grafici che rappresentano le stime recursive rispettivamente della costante della serie dp4 e dell’inflazione ritardata di un periodo, risultino leggermente instabili nel primo periodo per poi stabilizzarsi. Allo stesso modo osserviamo come le serie ritardate dell’inflazione presenti molta instabilità soprattutto la stima recursiva del coefficiente C(5) corrispondente a infl(-2) che fino al 1982 presenta squilibri che successivamente si vanno a stabilizzare. Ciò è dovuto al fatto che quel periodo, per gli Stati Uniti verrà sicuramente ricordato per la sperimentazione che le autorità di politica monetaria effettuarono, provocando forte inflazione. Inseguito si attuo una politica monetaria più aggressiva che portò ad aumentare i tassi d’interesse per evitare un’inflazione incontrollabile.
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Lo spread nel sistema economico statunitense: una verifica empirica

Lo spread nel sistema economico statunitense: una verifica empirica

I primi tre anni dell’insediamento di Volcker a capo della FED furono contrassegnati da una politica concentrata sul rigido controllo dell’offerta di moneta, focalizzandosi più sulla massa monetaria che sul controllo del tasso di interesse a breve periodo. Nel dettaglio si trattava di una vigilanza sulle riserve non prese a prestito (non borrowed riserve: NBR), una forma appunto di controllo della base monetaria, che permetteva ai tassi di variare liberamente con le forza di mercato.

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Impatto del mercato immobiliare usa sulla politica monetaria europea: una verifica empirica

Impatto del mercato immobiliare usa sulla politica monetaria europea: una verifica empirica

Da quel momento il valore delle case inizia a diminuire, del 10% nel 2007 e del 15% nel 2008. Intanto, al fine di contenere l’inflazione, la Federal Reserve alza il costo del denaro, ossia aumenta il tasso di interesse, portandolo dall’1% al 5,25%, facendo così lievitare vertiginosamente gli interessi dei mutui. Questo provoca l’aumento delle rate e la forte riduzione del valore delle case mandando in crisi le famiglie americane indebitate. In prima istanza i meno abbienti, coloro che avevano sottoscritto mutui subprime, prestiti a tassi progressivi che venivano concessi a soggetti che non potevano accedere ai tassi di interesse di mercato.
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Cosa verifica il tasso di crescita del consumo? Una verifica empirica per gli Stati Uniti

Cosa verifica il tasso di crescita del consumo? Una verifica empirica per gli Stati Uniti

Alle regressioni sopra citate, ho aggiunto poi alcuni indicatori economici più comunemente usati (come l’inflazione, il tasso d’interesse a dieci anni ecc.). Queste variabili sono risultate statisticamente significative per spiegare l’andamento dei tassi di crescita dei consumi e i test di stabilità hanno dimostrato che le regressioni fatte sono stabili, quindi utili per fare delle previsioni di breve periodo.

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Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

L’inflazione è una delle variabili aggregate più importanti e monitorate dalle banche centrali. Viene considerata uno degli indicatori economici che fornisce “la temperatura” dell’economia nazionale. Nei periodi di espansione economica, vi è un aumento della domanda aggregata che provoca un aumento dei prezzi; invece nei periodi di recessione, vi è una diminuzione della domanda e quindi un decremento dei prezzi. Per mantenere il più possibile contenuta e controllata l’inflazione, le banche centrali attuano diverse politiche monetarie con lo scopo di variare la quantità di moneta circolante nel mercato. Infatti in periodi di espansione economica viene attuata una politica monetaria restrittiva per frenare la domanda; invece in periodi di recessione o stagnazione viene attuata una politica monetaria espansiva. Nella prima, la banca centrale aumenta il tasso ufficiale di sconto al fine di influenzare la struttura a termine dei tassi di interesse e “raffreddare” l’economia; nella seconda si diminuisce il tasso ufficiale di sconto per cercare di ottenere un effetto contrario.
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Sulla relazione credito-consumo: una verifica empirica per  il caso statunitense

Sulla relazione credito-consumo: una verifica empirica per il caso statunitense

I dati più recenti riguardo le condizioni di credito da parte delle banche indicano innalzamenti dei costi di finanziamento, sotto forma di tassi d'interesse a breve e lungo termine; ciononostante, malgrado un'offerta più sfavorevole, la domanda di credito e il credito effettivamente erogato sono nel complesso rimasti molto dinamici. Ciò è evidente anche in merito alla sempre più crescente richiesta di prestiti a lungo termine, molte volte connessi alla volontà di acquistare beni immobili, aventi non solo il pregio di rappresentare un immediato beneficio sull'utenza consumatrice ma anche di costituire successivamente una garanzia per poter contrarre nuovi accordi di prestito.
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Influenza della fed sulla ecb: una verifica empirica

Influenza della fed sulla ecb: una verifica empirica

Nel giugno 2007, il consiglio direttivo della banca centrale europea ha deciso a Francoforte una nuova stretta monetaria, alzando di un quarto di punto i tassi d’interesse d’Eurolandia. Il tasso di rifinanziamento principale sulle operazioni pronti contro termine è salito al 4%, quello marginale al 5% e quello sui depositi overnight al 3%. La Bce porta così il costo del denaro a livelli mai visti dopo gli attacchi al World Trade Center. Inoltre il divario fra il costo del denaro negli Usa ed in Eurolandia è sceso a 1.25%. Secondo l’Adusbef tale rialzo si farà sentire sopratutto per le famiglie con il mutuo sulla casa.
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Effetti internazionali della politica monetaria  USA : una   verifica empirica per il caso inglese

Effetti internazionali della politica monetaria USA : una verifica empirica per il caso inglese

Considerate le conoscenze acquisite sul processo di trasmissione, la sfida a cui è chiamata la banca centrale può essere definita come segue: il Consiglio direttivo della banca centrale deve influenzare le condizioni del mercato monetario, e quindi il livello dei tassi di interesse a breve termine, per assicurare il mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo. Nell’assolvere tale compito, la banca centrale fronteggia in permanenza un elevato livello di incer- tezza riguardante sia la natura degli shock che colpiscono il sistema, sia l’esistenza e la forza delle interrelazioni fra le variabili macroeconomiche. Alla luce di questi elementi, è possibile individuare alcune delle caratteristiche fondamentali di una politica monetaria efficace.
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Tasso di interesse a lungo termine e domanda aggregata: una verifica empirica per il regno unito

Tasso di interesse a lungo termine e domanda aggregata: una verifica empirica per il regno unito

determinazione degli investimenti produttivi e del consumo di beni durevoli è, teoricamente, quello a lungo termine. La teoria economica ci suggerisce che, in presenza di una di un una struttura a termine dei tassi di interesse stabile, tale tasso a lungo termine è ridondante una volta ŝŶƐĞƌŝƚŽŶĞůŵŽĚĞůůŽŝůƚĂƐƐŽĂďƌĞǀĞƚĞƌŵŝŶĞ;ĚŝĨĂƚƚŽ͕ů͛ĞůĞŵĞŶƚŽĐŚĞ ͞ĐĂƚƚƵƌĂ͟ ůĂ ĐƵƌǀĂ >DͿ͘  ƚĂůĞ ƉƌĞĚŝnjŝŽŶĞ ĚĞůůĂ ƚĞŽƌŝĂ ĞĐŽŶŽŵŝĐĂ supportata dai dati?
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Regole di Taylor ed indicatori finanziari: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Regole di Taylor ed indicatori finanziari: una verifica empirica per gli Stati Uniti

l’inizio degli anni 80 se si considera il primo modello, mentre l’introduzione dello spread porta ad un capovolgimento della situazione. Proprio tale variabile, nel lungo periodo, influenza il tasso di interesse nominale nel periodo dal 1984 al 2008 tre volte di più rispetto al periodo tra il 1972 e il 1979. Per quanto riguarda il tasso di interesse nominale di lungo periodo, nel primo sottocampione questo non è mai significativo, ma lo diventa nel secondo sottocampione. Infine, l’inflazione incide sul tasso di interesse nominale solo nel secondo periodo considerato: nel primo modello con un rapporto superiore a 1 coerentemente con il principio di Taylor, nel secondo e nel terzo modello tale rapporto si abbassa con l’introduzione rispettivamente di spread e tasso d’interesse di lungo periodo.
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Curva di Phillips con Cost Channel: una verifica empirica per il caso svedere.

Curva di Phillips con Cost Channel: una verifica empirica per il caso svedere.

Uno dei capisaldi della letteratura keynesiana è una legge che mette in relazione il tasso d’inflazione e l’output gap relativi ad un determinato periodo t, la curva di Phillips. Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno concentrato i loro studi sulla verifica dell’ipotesi dell’esistenza di un cost-channel di politica monetaria. Il loro obiettivo è stato quello di dimostrare che cambiamenti nel tasso d’interesse nominale di breve periodo influenzano le decisioni delle imprese su come fissare i prezzi dei loro prodotti. Questo è possibile per il fatto che il tasso d’interesse di breve periodo influenza i costi marginali dell’impresa relativi all’impiego del fattore lavoro. Ciò implica la presenza del tasso d’interesse nominale nella condizione di prim’ordine (log-linearizzata) dell’imprenditore, i.e. la curva di Phillips. Dunque il cost-channel modifica la struttura macroeconomica che determina l’evoluzione dei prezzi in una data economia. Chowdhury, Hoffmann, Schabert (2005), che da ora verranno abbreviati con CHS, hanno testato, per i Paesi del G7, la significatività del canale d’offerta (cost-channel) nella legge che spiega l’inflazione. Non in tutti i Paesi la ricerca ha dato esito positivo.
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"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

Output regressione Modello Base Dependent Variable: DEFICIT Method: Least Squares Date: 06/03/08 Time: 17:16 Sample: 1990Q1 1993Q4 Included observations: 16 Newey-West HAC Standard Error[r]

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Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

Svolgendo un’analisi con tecniche Bayesiane le conclusioni a cui si giunge sono le seguenti. Innanzitutto il modello stimato permette di replicare il calo osservato nelle dinamiche macroeconomiche di interesse e questo significa che è un buon modello. Secondo si nota che il gap inflazionistico diminuisce maggiormente rispetto alla singola inflazione, e questo è dovuto a fluttuazioni più moderate del trend di inflazione, il quale rappresenta la vera e propria novità in questo modello. Terzo viene stimata una rottura di politica monetaria che è diventata più aggressiva e ha sicuramente smorzato le fluttuazioni dell’inflazione, ma ha anche creato un trade-off perché ha fatto aumentare l’output gap; in quanto osservando l’analisi della decomposizione della varianza si nota che gli shock all’inflazione influiscono sulla sua volatilità mentre quelli all’output gap determinano la volatilità del ciclo economico.
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La teoria del reddito permanente: una verifica empirica su dati campionari italiani

La teoria del reddito permanente: una verifica empirica su dati campionari italiani

In questa relazione finale si descrive e si analizza il comportamento dei risparmi delle famiglie Italiane, basandosi VXOO¶ ,QGDJLQH VXL ELODQFL GHOOH IDPLJOLH R Survey of Household Income Wealth; SHIW), che è condotta, con cadenza biennale, dalla BDQFD G¶,WDOLD /R scopo principale del mio lavoro è quello di verificare, attraverso una dimostrazione empirica, la validità della teoria del reddito permanente (Friedman, 1954). Analogamente a quanto svolto da )ULHGPDQO¶analisi non verterà sui consumi, ma avrà ad oggetto la verifica delle ipotesi del reddito permanente in modo simmetrico, utilizzando i risparmi. Friedman, dopo aver confutato il modello elaborato da Keynes sul comportamento del consumatore, ha elaborato il proprio in cui postula che il consumatore basi le sue decisioni di consumo non sul suo reddito attuale ma sul suo reddito permanente, definito come il tasso d' interesse per la ricchezza totale (somma di ricchezza finanziaria e valor presente dei redditi futuri attesi). Come accennato in precedenza alla base della verifica empirica vi è la prospettiva secondo la quale, a parità di reddito corrente, gruppi di famiglie con reddito permanente maggiore hanno un tasso di risparmio minore rispetto a gruppi di famiglie con reddito permanente minore.
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Interesse sociale e interesse dei soci nel controllo giudiziario

Interesse sociale e interesse dei soci nel controllo giudiziario

Parte della dottrina, come vedremo ampiamente nel prosieguo, individuava nella tutela degli azionisti di minoranza l’interesse primario al quale ricondurre l’interpretazione dell’articolo 2409; altri autori, invece, individuavano la finalità della norma in esame nella tutela del generale interesse alla corretta amministrazione. La questione, come rilevato dalla dottrina rappresentava “un semplice capitolo della più complessa tematica incentrata sull’interesse sociale, sui criteri per distinguerlo dagli interessi individuali dei soci e dall’interesse pubblico ad una corretta gestione delle imprese”. E’ per tale ragione che anche in questa sede l’esame muoverà dalla definizione dell’interesse sociale e dall’analisi delle contrapposte teorie istituzionalistiche e contrattualistiche. Per una recente formulazione delle due opposte concezioni, G. Oppo, Le grandi opzioni della riforma, cit., 14, secondo cui, peraltro, c’è del vero in entrambe le concezioni: “secondo la concezione contrattualistica l’interesse sociale è e resta interesse dei soci come parti del contratto di società: il contratto continua ad operare durante la vita della società ed esige il rispetto della causa contrattuale tra i diritti dei soci”, mentre secondo la concezione istituzionalistica, “’interesse sociale è l’interesse “della società, dell’impresa, il contratto svolge essenzialmente la sua funzione, anche se non la esaurisce, nella costituzione della società. I soci fanno vivere, o lasciano vivere, l’impresa secondo il suo fine e la sua organizzazione , della quale sono una componente , diversamente qualificata a seconda della capacità di concorrere alla attività (imprenditori e risparmiatori)”. Le due possibili prospettive rieccheggiano anche nelle riflessioni di C. Angelici, Introduzione alla
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