Top PDF Regola di Taylor e "Gaps" di politica monetaria: il caso statunitense

Regola di Taylor e "Gaps" di politica monetaria: il caso statunitense

Regola di Taylor e "Gaps" di politica monetaria: il caso statunitense

quattro trimestri. Il ritardo del regressore nel modello 1 ha una duplice motivazione. Da un lato si vuole modellare il ritardo con cui la politica monetaria trasmette i suoi impulsi ai prezzi, ritardo che gli economisti stimano essere pari a 4-8 trimestri; dall’altro, tale scelta permette di evitare il problema di endogeneità che altrimenti emergerebbe, il problema risulta evidente alla luce della regola di Taylor (descritta sotto), regola che postula una relazione di causalità dall’inflazione contemporanea, al tasso d’interesse di politica monetaria contemporaneo.
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"Cosa ci insegna la regola di Taylor sull'influenza  reciproca fed-boe? Una verifica empirica"

"Cosa ci insegna la regola di Taylor sull'influenza reciproca fed-boe? Una verifica empirica"

comportamento della banca centrale soddisfacente. Questi vincoli assicurano che la politica monetaria risponda ai segnali di spinte inflazionistiche osservati in modo sufficientemente restrittivo da indurre un aumento del tasso di interesse reale. L’idea che è alla base di questa regola è che le banche centrali reagiscono alle deviazioni del tasso di inflazione dal suo target: quando l’inflazione supera il suo valore obiettivo, la banca centrale manovra il tasso d’interesse affinché questo converga verso un valore desiderato e l’inflazione ritorni al suo target. Tuttavia, la convergenza del tasso di interesse al suo valore obiettivo avviene in modo
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Politica monetaria, mercato immobiliare e crisi finanziaria negli Stati Uniti: alcuni analisi contrattuali

Politica monetaria, mercato immobiliare e crisi finanziaria negli Stati Uniti: alcuni analisi contrattuali

Come noto, lo scopo dell’analisi è verificare la presenza di un legame tra il tasso di interesse a breve termine e il mercato immobiliare, e, in particolare, cercare di stabilire se un tasso di sconto fissato in maniera diversa, ovvero seguendo la regola di Taylor, avrebbe evitato, o al limite ridotto, l’effetto boom-bust che ha interessato il mercato immobiliare negli anni in analisi. L’autore, quindi, ha scelto di creare una relazione tra il numero di case iniziate a costruire, trimestre per trimestre, e il tasso di interesse stimato secondo la regola di Taylor. Dopo aver analizzato tale relazione si è tentato di elaborare uno scenario controfattuale diverso da quello proposto ma sempre inerente al problema economico considerato, con lo scopo di dare conferma o meno ai risultati raggiunti nel corso dell’elaborato e di costruire una relazione controfattuale nuova seguendo le istruzioni teoriche proposte da Pesaran in “Counterfactual Analysis in Macroeconometrics: An Empirical Investigation
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Reazione sistematica della politica monetaria USA all'incertezza politica

Reazione sistematica della politica monetaria USA all'incertezza politica

In questa equazione sia ! che " dovrebbero essere positivi (nel 1993 Taylor propose come regola approssimativa ! = " = 0,5), cosicché, nel caso in cui il tasso di inflazione sia superiore a quello obiettivo o il livello dell’output sia al di sopra del livello di piena occupazione, la regola raccomandi un tasso di interesse nominale ufficiale relativamente alto (ottenibile attraverso una politica monetaria restrittiva) al fine di ridurre la pressione inflazionistica. Al contrario, la regola raccomanda un tasso di interesse nominale ufficiale relativamente basso (ottenibile attraverso una politica monetaria espansiva) nella situazione opposta, al fine di stimolare la produzione. A volte, tuttavia, gli obiettivi di politica monetaria possono essere in conflitto: è il caso di presenza di stagflazione, ossia quando l'inflazione è al di sopra il suo tasso obiettivo mentre la produzione è al di sotto del livello di piena occupazione. In una tale situazione, una regola di Taylor specifica i pesi relativi dati a ridurre l'inflazione rispetto a aumentare la produzione.
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Disuguaglianza sociale e politica monetaria americana: una verifica empirica

Disuguaglianza sociale e politica monetaria americana: una verifica empirica

Nel paragrafo precendente ho stimato, tramite un VAR, la possibile influenza che l’indice di Gini può avere sulle scelte di politica economica della Federel Reserve Bank giungendo alla conclusione che incrementi o decrementi della disuguaglianza sociale non portano a cambiamenti di strategie da parte della Banca Centrale Americana. Per ottenere un ulteriore conferma si prova a stimare un equazione basata sulla regola di Taylor e vedere se il coefficiente di povertà agisce in maniera significativa sul tasso di interesse nominale.
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"Il ruolo dello stress finanziario per la politica  monetaria usa"

"Il ruolo dello stress finanziario per la politica monetaria usa"

Nel 1993, l’economista americano John B. Taylor propose una regola che stupì per semplicità e bontà. Taylor mostrò che la politica monetaria degli Stati Uniti D’America è ben descritta da una semplice regola nella quale il tasso di interesse nominale risponde positivamente all’inflazione e all’ output-gap. La regola , a cui Taylor diede il nome è diventata per i policy maker una valida linea guida mentre per gli economisti e gli operatori finanziari uno strumento di valutazione delle politiche monetarie abbastanza affidabile e adattabile.
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Shock di politica monetaria, identificazione ricorsiva e modelli DNK:una verifica empirica per l'Europa

Shock di politica monetaria, identificazione ricorsiva e modelli DNK:una verifica empirica per l'Europa

Dal confronto tra le stime con dati europei e dati americani si evidenziano alcune differenze sul valore di J, il quale risulta maggiore nelle nostre stime. Ciò induce a pensare che in Europa ci siano più imprese che indicizzano i prezzi. Una differenza sostanziale sta nella stima del parametro dell’output gap nella regola di Taylor 7 : , il quale assume un valore nettamente più alto (1.1726) nella stima europea, stando a significare una maggior attenzione da parte della banca centrale sul divario tra reddito reale e potenziale rispetto alle politiche statunitensi. Il parametro 7 / assume un grande valore di stima in entrambi i casi in quanto vengono adottate politiche orientate al mantenimento della stabilità dei prezzi.
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Differenze di comportamento tra bce e fed, una verifica empirica con regola di Taylor

Differenze di comportamento tra bce e fed, una verifica empirica con regola di Taylor

Scopo principale della Banca è quello di mantenere sotto controllo l’andamento dei prezzi mantenendo il potere d’acquisto nell’area dell’euro. La BCE esercita, infatti, il controllo dell’inflazione badando a contenere, tramite opportune politiche monetarie (controllando la base monetaria o fissando i tassi a breve), il tasso di inflazione di medio periodo ad un livello inferiore o prossimo al 2%. La regola adottata della BCE è una regola flessibile: l’obiettivo inflazionistico non è definito come un valore preciso ma inferiore o vicino al 2% inoltre, deve essere raggiunto nel medio periodo. La reazione della banca centrale risponde alle determinanti della variabile obiettivo e non alla variabile obiettivo stessa e ciò determina una maggiore efficienza della politica monetaria. I vantaggi di questa flessibilità sono: distinguere tra shock da domanda e shock da offerta sui prezzi, limitando le oscillazioni delle variabili reali dei tassi di interesse e lascia maggiori spazi per politiche anticicliche senza compromettere la fiducia dei mercati nella stabilità dei prezzi.
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Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Prendiamo ora in analisi un arco temporale un p`o particolare per quanto riguarda l’economia statunitense. Nell’agosto del 1979 fu eletto presidente della Federal Reserve Paul Volker, il quale inizi`o una lotta ferrea alla stag- flazione degli anni ’70. L’inflazione pass`o da un tasso del 13.5% nel 1981, ad un tasso del 3,2% nel 1983. Volcker non ebbe paura di creare una recessione negli Stati Uniti e nel mondo pur di riportare i prezzi americani sotto control- lo. In questo periodo i tassi di interesse vengono mantenuti alti, provocando uno stato di recessione nel quale il tasso di disoccupazione raggiunse l’11%. C’`e da dire inoltre che nella politica del “falco” `e stato determinante l’effet- to sulle aspettative della regola monetaria adottata, pi` u che il meccanismo economico in s`e, nonostante la scarsissima sfiducia che ha dovuto affrontare i primi anni di gestione.
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Stima di un modello macroeconomico usa con regole di politica monetaria alternative

Stima di un modello macroeconomico usa con regole di politica monetaria alternative

particolare lo shock all’inflazione ha ovviamente un effetto diretto e positivo sull’inflazione tramite la curva di Philips, indiretto e negativo all’output gap attraverso l’equazione di Eulero, mentre ha un impatto diretto e positivo sul tasso di interesse nominale tramite la regola di Taylor. Lo shock di politica monetaria influenza negativamente l’output gap e l’inflazione. Lo shock all’output gap, invece, ha un impatto positivo sul tasso di interesse nominale e sull’inflazione. Inoltre vediamo come la varianza dell’errore di previsione nel lungo periodo di tali shock incida sull’andamento futuro delle nostre variabili macroeconomiche, quali inflazione, output gap e tasso di interesse nominale. Quello che notiamo è che lo shock al tasso di interesse nominale nei quattro casi ha un impatto maggiore sull’inflazione, mentre lo shock all’inflazione esercita un impatto maggiore sull’inflazione. Lo shock di domanda influenza di più il tasso di interesse nominale. Analizzando in particolare la regola quattro notiamo che lo shock al tasso di interesse nominale incide per il 45% sull’inflazione e solamente per 0.21% sull’output gap. Inoltre lo shock all’inflazione esercita un impatto maggiore all’output gap con un percentuale del 99% , e solo del 26% sul tasso di interesse nominale. Per quanto riguarda lo shock di domanda , esso ha un effetto maggiore sul tasso di interesse nominale, con una percentuale del 98% e solamente del 26% sull’inflazione.
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Politica monetaria sistematica a confronto: euro area vs. accession countries

Politica monetaria sistematica a confronto: euro area vs. accession countries

La regola di Taylor ha catturato l’attenzione dei ricercatori coinvolti nell’analisi della politica monetaria da più di una decade ormai. Una ragione del suo successo è che, oltre la sua semplicità, questa regola fornisce una buona descrizione ex-post della politica monetaria effettuata da alcune banche centrali in tutto il mondo. Interessante è il fatto che durante le stime della regola di Taylor l’adattamento di tale regola migliorava notevolmente quando il tasso d’interesse ritardato era incluso tra i regressori. L’importanza e la grandezza del tasso d’interesse ritardato ha incoraggiato molti studiosi in questo campo ad indagare sul fondamento logico dietro l’apparente gradualità nella condotta della politica monetaria, gradualità spesso definita come ‘interest rate smoothing’, ossia modellare il tasso di interesse in maniera decisa in risposta all’inflazione. I movimenti nel tasso di interesse avvengono a passi brevi, lungo la stessa direzione e per periodi di tempo prolungati. Una tale politica inerte può essere spiegata in differenti modi, ma innanzi tutto bisogna tenere a mente importanti considerazioni: la prima riguarda L’incertezza sullo stato dell’economia del paese e sugli effetti della politica monetaria, la seconda è la mancanza di informazioni che porta a rilevazioni inevitabilmente imprecise dei dati economici e di un difficile studio delle previsioni, la terza considerazione si basa sulla credibilità della comunicazione tra privati e Banca Centrale per garantire la stabilità del mercato. D'altronde ampi movimenti del tasso di interesse sono costosi perché rendono instabile il mercato finanziario come conseguenza di una perdita di fiducia sul controllo dell’economia e di credibilità verso gli obbiettivi della banca. I provvedimenti e le decisioni prese dalla Banca Centrale sono quelli che danno i risultati più certi. Per questa ragione, le decisioni adottate sono basate su emulazioni di esperienze passate, i cui risultati sono parzialmente affidabili.
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Debito pubblico e shock di politica monetaria: un'analisi VAR per gli Stati Uniti

Debito pubblico e shock di politica monetaria: un'analisi VAR per gli Stati Uniti

stabilità nel momento in cui si mantiene costante la volatilità dei fondamentali shock esogeni. Durante il periodo pre Volcker, in risposta alle prevedibili pressioni inflazionistiche, la Federal Reserve ha mantenuto basso il tasso d’interesse reale cercando di non farlo crescere. In altri termini, mentre la banca centrale ha fatto alzare i tassi nominali, non ha fatto a sufficienza per aumentare i tassi reali. Questo tipo di risposta non stabilizza nettamente la domanda aggregata, la produzione e l'inflazione. Così il comportamento persistente e volatile dell’inflazione nel periodo pre-Volcker potrebbe essere parzialmente dovuta alla regola monetaria in atto, indipendentemente dalla natura degli shock fondamentali che possono esserci stati per l'economia in questo periodo. Per contro, sotto il regime di Volcker, Greenspan, la Federal Reserve ha notevolmente aumentato i tassi reali obiettivo a seguito di un previsto aumento dell'inflazione. Nella misura in cui un aumento del tasso reale rallenta il livello di attività economica e allevia le pressioni inflazionistiche, la politica del tasso d'interesse nell’era Volcker-Greenspan fornisce una spiegazione naturale per la stabilità dell’inflazione vissuta dall'economia statunitense negli ultimi anni.
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Impatto della parte sistematica della politica monetaria europea sul cambio euro/dollaro: una verifica empirica

Impatto della parte sistematica della politica monetaria europea sul cambio euro/dollaro: una verifica empirica

I dati che ho utilizzato per la stima della regola di Taylor, recuperati dal sito internet della BCE, sono serie storiche mensili che si riferiscono all’Area Euro nel periodo compreso tra gennaio 1996 e gennaio 2006. La scelta di dati mensili, anziché trimestrali, mi ha aiutato a comprendere meglio le oscillazioni del tasso di cambio; tuttavia, ho dovuto sostituire la serie dell’output gap perché non esiste una sua rilevazione a livello mensile. Perciò ho introdotto al suo posto la serie del tasso di disoccupazione in quanto tra PIL e disoccupazione esiste una correlazione inversa conosciuta come legge di Okun.
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Condotta di politica monetaria e regole di Taylor: una  verifica empirica per il caso inglese

Condotta di politica monetaria e regole di Taylor: una verifica empirica per il caso inglese

Nel 1993 John Taylor (attualmente sottosegretario del ministero del tesoro americano) propose una regola di politica monetaria che stupì per semplicità e bontà. La regola, a cui Taylor diede il nome, altro non è che una equazione in cui il tasso di interesse compare come variabile dipendente mentre l’inflazione e il reddito nazionale come regressori. Il principale strumento di politica monetaria attraverso cui la banca centrale gestisce l’economia di una nazione è infatti il tasso di interesse nominale, il quale deve essere corrisposto dalle banche alla banca centrale per accedere al mercato interbancario.
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La regola di Taylor e l'influenza della globalizzazione: il caso statunitense.

La regola di Taylor e l'influenza della globalizzazione: il caso statunitense.

L’economista John Taylor ha teorizzato una regola empirica che si è dimostrata abbastanza efficace per prevedere la politica della FED (Federal Reserve) sui tassi di interesse. L’equazione suppone che il tasso di interesse nominale dipenda da tre fattori: la differenza tra l’inflazione obiettivo e quella effettiva, l’output gap, cioè la differenza tra il livello di produzione desiderato e quello realmente misurato, e il livello dei tassi di interesse coerente con le variabili obiettivo sopra citate. L’equazione è la seguente:
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Lo spread nel sistema economico statunitense: una verifica empirica

Lo spread nel sistema economico statunitense: una verifica empirica

Nel caso degli “investimenti diretti esteri” (IDE) il flusso dei capitali ha sostenuto una riorganizzazione industriale su scala mondiale (“globalizzazione produttiva”) che a visto un ruolo sempre più centrale delle economie asiatiche, e in particolare della Cina, nei settori “più tradizionali” (anche se la dinamica settoriale sta già evolvendo verso specializzazioni “più avanzate”), mentre i paesi occidentali sono stati caratterizzati da un declino relativo del settore manifatturiero e da un peso crescente dei servizi e della finanza.
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Effetti deflazionistici di uno shock di politica monetaria: il ruolo degli indicatori di ciclo economico

Effetti deflazionistici di uno shock di politica monetaria: il ruolo degli indicatori di ciclo economico

L’obbiettivo di questa tesi era di stimare gli effetti sull’inflazione in seguito ad uno shock di politica monetaria e quindi di analizzare il comportamento del livello generale dei prezzi successivamente ad una variazione della domanda di moneta. Tali analisi è stata effettuata utilizzando modelli previsivi del tipo VAR ed ha voluto evidenziare i diversi comportamenti di risposta derivanti dall’inserimento nei modelli di differenti indicatori di ciclo economico .

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Confronto tra modelli previsivi per serie macroeconomiche:  un'applicazione al caso statunitense

Confronto tra modelli previsivi per serie macroeconomiche: un'applicazione al caso statunitense

cambiamento nella gestione monetaria o meno. Hanno confrontato tra loro modelli multivariati, per dati U.S. del tasso di crescita, che tengano conto esplicitamente di cambi di regime. In particolare, attraverso la stima di 4 regimi (Volcker, Burns, Greenspan e un regime di pochi mesi legati ai fatti del 11 settembre ‘01), hanno ottenuto come modello che meglio si adatta ai dati, uno che tiene conto solo della variazione della volatilità dei disturbi, con coefficienti della politica monetaria fissi. Provando a far variare tra i regimi anche questi coefficienti hanno ottenuto, sì delle differenze tra i vari periodi, ma non così significative da spiegare l’aumento e poi la diminuzione dell’inflazione tra gli anni ’70 e ’80. La versione del loro modello, quindi, spiega la minor volatilità nell’economia americana come il risultato della variazione dei disturbi economici e non come un cambiamento nelle dinamiche degli effetti, frutto, quindi, di una migliore gestione degli strumenti di politica monetaria.
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Stima di modelli di persistenza della politica monetaria per l'area dell'Euro con tecniche Bayesiane

Stima di modelli di persistenza della politica monetaria per l'area dell'Euro con tecniche Bayesiane

Rispetto ai modelli stimati con il campione completo, le differenze più notevoli che presentano in generale le diverse specificazioni del modello con il campione ristretto riguardano i v[r]

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Le sfide della rappresentanza politica oggi: il caso EVEL e il Parlamento europeo

Le sfide della rappresentanza politica oggi: il caso EVEL e il Parlamento europeo

La Eurozone Votes for Eurozone Laws - qualora fosse deciso di adattare la rappresentanza all’interno del PE in base all’appartenenza o non appartenenza all’Eurozona – implicherebbe innanzitutto la creazione di un Legislative Grand Committee, la cui composizione rispecchi il numero dei parlamentari dell’Eurozona all’interno dei partiti. Stabilire tale composizione non sarebbe però agevole come nel caso britannico: tra i vari stati membri compaiono infatti differenti gradi di obbligazioni nei confronti delle regole fiscali e di politica economica dell’UEM; le misure della governance europea sono poi soggette a numerose variazioni nel tempo. Dunque, per il Presidente, a cui stando all’articolo 20 par.1 dei regolamenti parlamentari del PE spetterebbe stabilire di volta in volta il collegio dei votanti, il compito non sarebbe certamente facile. Senza contare poi che gli esclusi non verserebbero tutti nelle medesime condizioni. Come dimostrato dal caso del Fiscal Compact, infatti, tra i paesi firmatari alcuni hanno intenzione di adottare l’euro, dunque sarebbero più o meno direttamente colpiti dalle decisioni in materia di politica monetaria adottate da un eventuale
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