Top PDF Shock alle aspettative e ciclo economico: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Shock alle aspettative e ciclo economico: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Shock alle aspettative e ciclo economico: una verifica empirica per gli Stati Uniti

modello dinamico stocastico di equilibrio generale (DSGE) utilizzando i convenzionali aggregati macroeconomici e suggeriva che news shock sono importanti per capire le fluttuazioni economiche. Dopo Davis, Ippei Fujiwara, Yasuo Hirose, e Mototsugu Shintani (2008), hanno stimato e confrontato il ruolo di news shock in Giappone e negli Stati Uniti. A tal fine, hanno proposto un modello dinamico stocastico di equilibrio generale, à la Christiano, Eichenbaum, ed Evans (2005), includendo news shock sulla produttività totale dei fattori e stimando il modello con metodi bayesiani. I loro risultati delle stime sul Giappone e le economie degli Stati Uniti dimostrano che i news shock giocano un ruolo importante nei cicli economici, con un orizzonte di previsione più lungo hanno effetti più forti sulle variabili nominali, e che l'effetto complessivo della produttività totale dei fattori sulle ore lavorate diventa ambiguo, in presenza di news shock. Schmitt-Grohe e Uribe (2008) hanno studiato il ruolo di news shock in un modello RBC (Real Business Cycle) facendo una stima bayesiana strutturale del contributo di uno shock anticipato ai cicli economici del dopoguerra negli Stati Uniti. Essi hanno scoperto che i due terzi della volatilità del ciclo economico degli Stati Uniti possono essere attribuiti allo shock tecnologico previsto. Recentemente Khan e Tsoukalas (2009), hanno stimato un modello DSGE includendo news shock per la produttività totale dei fattori e investimenti in tecnologia specifica, utilizzando dati trimestrali Usa 1954-2004 e metodi bayesiani.
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Interazioni tra stress finanziario, ciclo economico, inflazione, epolitica monetaria: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Interazioni tra stress finanziario, ciclo economico, inflazione, epolitica monetaria: una verifica empirica per gli Stati Uniti

L’equazione (2) rappresenta la curva IS ed è ottenuta dalla log-linearizzazione dell’equazione di Eulero del consumatore. I movimenti dell’output gap sono guidati sia dalle attese sulle future realizzazioni dell’output, sia dalle sue passate realizzazioni. In particolare, A I è il peso assegnato alle aspettative, e 1 − A I ai suoi valori passati. Poi, è presente l’equazione di Fisher che calcola il tasso d'interesse reale ex-ante, , ? = L ? − C ? " ?DE il cui impatto sul consumo è determinato dall’elasticità intertemporale di sostituzione K I ( L ? è il tasso d'interesse nominale, il Federal Funds Rate). Il tasso d'interesse reale ex-ante ci dà il ritorno sul risparmio; quando è alto il consumatore riceve un forte ritorno sul risparmio ed è quindi incentivato a consumare meno oggi e risparmiare di più in modo da avere un ammontare di risorse più alto da spendere domani. Il coefficiente K I esprime proprio questo effetto di sostituzione. Il consumo quindi è correlato negativamente con il tasso d'interesse reale atteso, quando questo aumenta il consumo oggi scende e viceversa. Inoltre è presente la novità di questo modello, l’indice della solidità finanziaria 2 ? dove il parametro J rappresenta uno dei principali oggetti del nostro studio. L’obiettivo dell’analisi sarà verificare il segno e l’impatto di J sull’equazione strutturale dell’output gap. Se J risulterà strettamente maggiore di zero significa che la borsa ha un influenza direttamente proporzionale sul ciclo economico. Chiude l’equazione la parte non spiegata dell’equazione di Eulero, lo shock di domanda 7 ? I , che si suppone distribuirsi come un white noise 8(0, T I U ) (8). Può essere interpretato come uno shock fiscale o come un cambiamento delle preferenze dei consumatori.
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Stima dell'output gap e ruolo del "new shock": una verifica empirica per gli Stati Uniti

Stima dell'output gap e ruolo del "new shock": una verifica empirica per gli Stati Uniti

affrontano gli agenti economici, per esempio famiglie e imprese. 2 In secondo luogo, questa nuova classe di modelli sostituisce le tante ipotesi circa la formazione delle aspettative, con il nuovo e rigoroso paradigma delle ³Aspettative Razionali´, secondo cui gli agenti economici formano le proprie aspettative circa il futuro usando in maniera efficiente tutte le informazioni disponibili. ,Q WHU]R OXRJR O¶DWWHQ]LRQH VL VSRVWD GD PRGHOOL GL HTXLOLEULR "parziale" a modelli di equilibrio "generale". Infine i modelli DSGE sono modelli VWRFDVWLFL LQ TXDQWR O¶HFRQRPLD q LQIOXHQ]DWD GD VKRFN FDVXDOL FRPH cambiamenti tecnologici, fluttuazione dei prezzi; e inoltre essi sono dinamici, ovvero VWXGLDQRO¶HYROX]LRQHGHOO¶HFRQRPLDQHOWHPSR
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Prezzo delle case e consumo:una verifica empirica per gli Stati Uniti

Prezzo delle case e consumo:una verifica empirica per gli Stati Uniti

Iacoviello (2005) stima un VAR con quattro variabili: tasso di interesse nominale, inflazione, reddito reale, e prezzi reali delle case. Per via del'imposizione di alcune restrizioni sulle relazioni contemporanee relative alle variabili del vettore autoregressivo, Iacoviello riesce ad identificare, tra gli altri, uno shock di domanda ed uno shock ai prezzi delle case. Le funzioni di risposta d'impulso del VAR mostrano un forte co-movimento di reddito reale e prezzi delle case in segui- to a tali shock. Iacoviello conclude quindi che i prezzi delle case sono un elemento importante per spiegare l'andamento del ciclo economico, e sono da esso determinati: c'è dunque un rappor- to di doppia causalità tra queste due variabili, rapporto di causalità che può essere razionalizzato dal meccanismo discusso da Monacelli (2007).
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Ruolo dell'incertezza di politica economica per il ciclo economico americano: una verifica empirica

Ruolo dell'incertezza di politica economica per il ciclo economico americano: una verifica empirica

La crisi economica del 2008 riveste un ruolo fondamentale nel ciclo economico mondiale. Come causa scatenante viene identificata la crisi di natura finanziaria che colpisce gli Stati Uniti nell’estate del 2007. Tale crisi ha origine nel crollo dei mutui subprime, mutui a basse garanzie, in quanto concessi dalle banche di investimento americane a soggetti a rischio. Tali soggetti nella maggior parte dei casi sono già debitori e quindi i subprime iniziano ad essere insolvibili e i soggetti non riescono più ad accedere ai tassi di interesse di mercato.
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Previsioni dell'inflazione con diverse misure di ciclo economico: una verifica empirica per gli usa

Previsioni dell'inflazione con diverse misure di ciclo economico: una verifica empirica per gli usa

relazione negativa tra disoccupazione e inflazione: tanto più bassa è quest’ultima, tanto più forte sarà l’aumento dei salari e quindi dell’inflazione. È interessante vedere quello che accade in questi anni. La crisi petrolifera degli anni Settanta provocò un aumento dei costi di produzione con conseguente aumento dei prezzi di beni e servizi. La conseguenza fu un aumento dell’inflazione senza una riduzione della disoccupazione. Si determinò così il fenomeno della Stagflazione: fenomeno che indica una situazione in cui un alto livello di disoccupazione (e un basso livello di produzione) è associato a un alto livello di inflazione. Gli shock di offerta che hanno caratterizzato questi anni hanno guidato la stagflazione e di conseguenza l’andamento del ciclo economico è stato la principale causa dell’inflazione. Agli inizi degli anni Ottanta l’aumento della disoccupazione è stato associato ad una forte riduzione dell’inflazione: una politica monetaria restrittiva ha ridotto l’inflazione e causato, contemporaneamente, una caduta della produzione e dell’occupazione. Alla fine degli anni Ottanta l’inflazione è aumentata di nuovo per poi ridursi negli anni Novanta (e così la disoccupazione).
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Il ruolo della moneta nel sistema economico inglese: una verifica empirica con un modello Var

Il ruolo della moneta nel sistema economico inglese: una verifica empirica con un modello Var

Favara e Giordani (2006) propongono una nuova verifica empirica sul ruolo della moneta sul- la dinamica dell’output, prezzi e tassi d’interesse, provocando uno shock sull’equazione LM usando un modello VAR triangolare con la moneta ordinata come ultima, facendo riferimento ai dati degli stati uniti che vanno dal 1966 fino al 2001. La conclusione fu che la moneta non è una variabile di disturbo, ma gioca un ruolo non banale nella dinamica di determinazione dell’output e dell’inflazione.

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Ruolo dello shock all'inflazione tendenziale per il ciclo economico: una verifica empirica con dati USA

Ruolo dello shock all'inflazione tendenziale per il ciclo economico: una verifica empirica con dati USA

valutato la decomposizione della varianza dell’errore di previsione nel lungo periodo, che ci ha permesso di capire quanto lo shock al target pesa sulle variabili esplicative. Lo shock all’output gap, = T , influenza maggiormente la variabile stessa, spiegandone il 23.82% della variabilità; = L presenta una percentuale bassa in tutte le variabili mentre lo shock al tasso di interesse per il 18.27% spiega la varianza sempre dell’output gap. Un risultato chiave riguarda quello ottenuto per lo shock al target all’inflazione che risulta la maggior componente che influenza le nostre variabili: per il 98% il target intacca sull’inflazione, una percentuale alta è presente anche nel il tasso di interesse, 85% circa, dovuto probabilmente alla presenza del gap inflazionistico all’interno dell’equazione di Taylor, gap che influenza anche la funzione dell’output gap il quale presenta una buona percentuale, 57% di dipendenza dello shock al target. I risultati ottenuti con la decomposizione della varianza risaltano la significatività del target di inflazione nell’esaminare le variabili considerate, output gap, inflazione e tasso di interesse nominale.
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Regole di Taylor ed indicatori finanziari: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Regole di Taylor ed indicatori finanziari: una verifica empirica per gli Stati Uniti

L’inflazione risulta non significativa e quindi viene tolta dal modello. Una ragione possibile è che in questo periodo storico, in particolare negli anni 70, non si è posta sufficiente attenzione alle oscillazioni di questa variabile, perlomeno in termini relativi rispetto al ciclo economico. L’eliminazione

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Shock di politica monetaria, identificazione ricorsiva e modelli DNK:una verifica empirica per l'Europa

Shock di politica monetaria, identificazione ricorsiva e modelli DNK:una verifica empirica per l'Europa

Tramite lo studio condotto da Castelnuovo (2010) la stima DNK predice una reazione statisticamente significativa di inflazione ed output gap come riportato in Fig. 9. Questo aumento inaspettato del tasso di interesse induce ad una immediata recessione, con il livello dell’inflazione e dell’output gap che torna a zero solo dopo qualche trimestre. Questa recessione porta ad una persistente fase deflazionistica, la quale ha il suo picco dopo tre trimestri, anche se questo effetto dura per più di tre anni. Evidentemente il modello che viene stimato con questo modello supporta l’abilità di politica monetaria statunitense di influenzare significativamente l’inflazione e il ciclo economico. Ciò è in accordo con quello risultante dallo studio con dati europei.
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La nuova curva di Phillips: una verifica empirica 
del modello di Galì per gli Stati Uniti.

La nuova curva di Phillips: una verifica empirica del modello di Galì per gli Stati Uniti.

'DOO¶RULJLQDOHmodello di Phillips al modello di Galì La depressione degli anni '30 aveva causato un periodo di forte incertezza nelle economie mondiali. La Teoria di Keynes fu scelta come risposta ufficiale della teoria economica occidentale agli stati di crisi e alla depressione. Per la prima volta si diffuse la convinzione di un sistema economico colpito da crisi periodiche. Il ciclo economico alternava le fasi di recessione a quelle di depressione e l'economia non riusciva pertanto a garantire la piena occupazione. Nella visione keynesiana, il livello di disoccupazione dipende dalla domanda effettiva; la carenza di domanda dei beni genera disoccupazione, la presenza di disoccupati genera a sua volta una riduzione del livello di attività economica. Come soluzione a questo problema, una riduzione dei salari non è efficace perché la domanda dei beni di consumo dipende dai salariati. In questo caso è indispensabile il ruolo della politica economica, che rimette in equilibrio il sistema agendo sulla domanda aggregata. Tuttavia, .H\QHVQRQVLHUDPDLIRFDOL]]DWRVXOO¶DXPHQWRGHLSUH]]LGHOGRSR guerra, pensando FKHOHFDXVHGLXQDOWRWDVVRG¶inflazione potessero dipendere dalla guerra stessa. Lo schema di equilibrio di questa politica si basava sui prezzi fissi e discordava con le nuove dinamiche monetarie: forse per questo motivo negli anni sessanta fu accolta con grande interesse la curva di Phillips.
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Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

La novità di questo lavoro consiste nell’effettuare un’indagine, relativamente al target di inflazione, su dati europei. Infatti esistono molti lavori di questo tipo su dati americani, vedi anche Castelnuovo (2009), mentre scarseggiano i lavori in questo senso sui dati europei, fatta eccezione per Smets and Wouters (2003). Questi ultimi infatti stimano un modello DSGE per investigare gli effetti degli shock strutturali sulle fluttuazioni del ciclo economico in Europa. Il loro campione però comprende dati che vanno dal secondo trimestre del 1980 fino al quarto trimestre del 1999; essi considerano quindi dati precedenti all’introduzione dell’Euro, mentre il nostro campione è più aggiornato rispetto al loro perchè arriva fino al terzo trimestre del 2009. A tal proposito ciò che è necessario sottolineare è il fatto che questa è un’analisi ex-post sulla condotta della politica monetaria. Infatti la Banca Centrale Europea ha cominciato a gestire la politica monetaria dell’area dell’Euro dal 1999, mentre prima di tale data ogni stato gestiva indipendentemente la propria politica monetaria. Il nostro campione comincia prima di tale data, infatti noi disponiamo delle osservazioni a partire dal 1991. L’uso di dati europei sintetici non è propriamente corretto in quanto prima dell’avvento dell’Euro ogni nazione aveva un proprio target inflazionistico. Tuttavia utilizzare un campione che comprende serie che cominciano in corrispondenza della nascita dell’Euro sarebbe troppo restrittivo perché siccome sono passati solo dieci anni disporremmo di troppe poche osservazioni. Si decide quindi in questo lavoro di procedere come già molti altri autori, come ad esempio Peersman e Smets (1999), Taylor (1999), Gerlech e Schnabel (2000), Gerdesmeier e Roffia (2004), Surico (2003), Sauer e Sturm (2003), Castelnuovo (2007) hanno fatto; e utilizziamo quindi dati europei sintetici.
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"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

Quelle che sembrano invece aver rispettato -in linea di massima- le aspettative, sono le variabili risultate non-significative. Come affermato nella sezione 5.1, in caso di non- significatività della variabile politica si attende infatti una concordanza tra lo schieramento politico del presidente (che, vista la non-significatività della variabile relativa al Congresso, risulterebbe verosimilmente il maggior responsabile del bilancio di fine anno) e l’andamento rilevato dai dati riguardanti il deficit medio (Tabella 6). 3 mandati su 4 (i.e. quelli relativi ai presidenti Johnson, Ford, Bush Jr.) sembrano rispettare questo ragionamento. L’outsider è il mandato di Bush senior, per il quale i dati riguardanti la media dei bilanci di fine anno risulta con segno “+” a dispetto dello schieramento di destra dello stesso (si veda la sezione relativa allo stesso presidente repubblicano per le possibili cause del verificarsi di tale segno).
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Cina e Stati Uniti: la contesa del 21. secolo

Cina e Stati Uniti: la contesa del 21. secolo

All’interno del primo capitolo, pertanto, viene fornita una panoramica sulla parentesi unipolare caratterizzante l’ultima decade del XX° secolo, valutando come l’amministrazione Clinton e il successore di Deng Xiaoping, Jiang Zemin, abbiano adattato le rispettive direttive geopolitiche all’insorgere di un ordine internazionale dominato dalla mono-potenza a stelle e strisce. Se l’ultimo inquilino della Casa Bianca del Novecento predicava la liberalizzazione dei mercati reali e finanziari, spingendo per l’integrazione della Repubblica Popolare nelle catene globali del valore, Pechino ne sfruttava appieno le potenzialità per sottrarre milioni di persone dalla soglia di povertà e normalizzare i rapporti con i vicini regionali. A seguire, viene valutato come la svolta repubblicana statunitense del nuovo millennio e la terza transizione politica in cui si trovava invischiata la Cina abbiano influito sulla percezione reciproca e quindi sull’approccio tenuto verso la controparte. Si evidenzierà la centralità degli attacchi terroristici del 2001 nella ridefinizione degli imperativi strategici della hyperpower americana, che si tradusse nello spostamento del focus dal peer competitor cinese alla lotta globale al terrorismo, nel congelamento della questione Taiwan e perciò nel consolidamento della Repubblica Popolare quale attore in esponenziale sviluppo, sia nell’architettura regionale asiatica che nel sistema globale a matrice statunitense. Se il corso unilateralista ed improntato al regime-change dell’era Bush collideva apertamente con la pluriennale avversione cinese alle politiche egemoniche e d’ingerenza interna in altri stati sovrani, i rapporti tra Stati Uniti e Cina raggiungevano il loro picco massimo, con una portentosa crescita degli scambi economico-finanziari bilaterali ed il benestare mandarino al temporaneo dislocamento delle forze statunitensi nel suo estero vicino. Il leader cinese Hu Jintao, mentre guidava la Cina all’espansione dei propri legami economico- commerciali in aree nevralgiche come l’Europa, l’Asia-Pacifico, il Medio Oriente, l’Asia Centrale e l’Africa, si preoccupava di rassicurare la comunità internazionale osservando pedissequamente il principio del low profile dettato da Deng, reiterando il mantra dello sviluppo
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Ciclo economico e ciclo finanziario: un'analisi con modelli markov switching

Ciclo economico e ciclo finanziario: un'analisi con modelli markov switching

• Crisi del 2001 - 2002. Il PIL mondiale ha registrato nel 2001 una crescita del 2,5%, dimezzandosi in pratica rispetto all’incremento del 4,7% dell’anno precedente. Questo forte rallentamento è stato determinato da due fattori: l’«atterraggio duro» dell’economia americana conseguente alla distruzione delle Torri Gemelle a New York dell’11 settembre 2001.Il 2001 è venuto così a rappresentare il punto di svolta del ciclo economico mondiale guidato dagli USA, dando luogo ad una fase di rallentamento intenso e prolungato in grado di riassorbire gli eccessi, soprattutto speculativi dei mercati finanziari, che avevano caratterizzato quella lunga fase espansiva. La brusca frenata dell’economia americana, quasi ai limiti della recessione, ed il perdurare della preoccupante crisi dell’economia giapponese, hanno finito per determinare un rallentamento sempre più intenso anche nell’economia europea. Nei tre Paesi che da soli rappresentano oltre il 70% del PIL dell’area dell’euro, cioè Francia, Germania ed Italia, l’ultimo trimestre del 2001 si è chiuso con una crescita negativa dell’ordine dello 0,2 - 0,3% rispetto al trimestre precedente, che ha ridotto l’incremento medio dell’anno al di sotto del 2,0% per Francia e Italia ed appena allo 0,6% per la Germania. I risultati deludenti del terzo e del quarto trimestre 2001 in tutte le economie industriali, in parte già imputabili all’esaurirsi del ciclo espansivo, sono stati amplificati dagli effetti diretti ed indiretti dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle dell’11 settembre e dalla risposta degli americani e dei loro alleati. L’effetto Twin Towers ha pesato particolarmente sul volume mondiale degli scambi di merci e servizi, già indebolito dal rallentamento ciclico iniziato nella prima metà del 2001 in tutte le economie avanzate. Il commercio mondiale ha dunque subito un vero e proprio crollo, contribuendo a deprimere le economie di quei Paesi maggiormente dipendenti dalla domanda estera, come quelle europee.
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Analisi autoregressiva vettorale: il punto della situazione ed il caso studio delle aspettative d'inflazione negli Stati Uniti

Analisi autoregressiva vettorale: il punto della situazione ed il caso studio delle aspettative d'inflazione negli Stati Uniti

Queste due diverse versioni del VAR trivariato che modella il tasso di interesse, la disoccupazione, e l’inflazione sono messe alla prova dei dati da Stock e Watson (2001). Per farlo, gli autori in primis stimano un VAR in forma ridotta; in secondo luogo, tale VAR è usato al fine di prevedere le variabili nella versione “forward looking” della regola di Taylor. Una schema ricorsivo à la Cholesky è successivamente utilizzato al fine di identificare gli shock di politica monetaria ed altri tipi di shock (domanda, offerta). A questo punto, i due VAR sono utilizzati al fine di valutare l’effetto di un movimento a sorpresa del tasso di interesse nominale su inflazione e disoccupazione, nonché sul tasso di interesse stesso.
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Stati Uniti  pdf

Stati Uniti  pdf

Paul Des Moines Madison Lansing Harrisburg Toronto Trenton Providence Hartford Concord Albany Montpelier Augusta Carson City Mexicali Phoenix Santa Fe Denver Oklahoma City Austin Jeffers[r]

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Gli Stati Uniti  doc

Gli Stati Uniti  doc

Gli Stati uniti coltivano la metà del mais del mondo, sono i primi produttori di soia e sono al terzo per il grano.... Rilevante importanza ha l’allevamento del bestiame, considerato ch[r]

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Stati Uniti (testo)

Stati Uniti (testo)

metropoli ed è una popolazione di tipo multi etnico. La lingua più diffusa è l’inglese e la religione più diffusa è il cristianesimo. Per quanto riguarda l’economia degli stati uniti sono i più ricchi del mondo, molto sviluppata è l’agricoltura ma soprattutto c’è una forte presenza di industrie e si trovano molte risorse energetiche; il settore più sviluppato rimane comunque il terziario.

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La distribuzione dei tornado report negli stati Uniti "zeo-inflated"

La distribuzione dei tornado report negli stati Uniti "zeo-inflated"

Per rappresentare il fenomeno del ciclo ENSO viene utilizzata l’anomalia rispetto alla media (1981-2010) dell’indice Niño 3.4, che corrisponde alla media della Sea Surface Temperature (SST) nell’area indicata in figura 3.3. La media annuale dell’anomalia del Niño 3.4 viene calcolata utilizzando la serie mensile disponibile nel sito del National Centers for Environmental Prediction – Climate Prediction Center (http://www.cpc.ncep.noaa.gov/data/indices/). La SST nell’area analizzata del Pacifico ha un effetto ritardato sul clima del Nord America, per tenere conto di questo fenomeno, a differenza di Wikle e Anderson (2003), in questa tesi la media annua dell’anomalia del Niño 3.4 non verrà calcolata da Gennaio a Dicembre, bensì da Ottobre a Settembre. Ne risulta quindi un vettore composto da 54 elementi che corrispondono all’anomalia del Niño 3.4 per ogni anno di studio. Inoltre verranno considerati come eventi di El Niño anomalie medie annuali dell’indice Niño 3.4 superiori e uguali a 0.5°C e come eventi di La Niña anomalie inferiori e uguali a -0.5°C. In figura 3.4 è rappresentata la serie temporale dell’indice SST, si può notare che nel corso dei 54 anni analizzati si sono verificati 13 fenomeni di La Niña (1955, 1956, 1962, 1971, 1974, 1975, 1976, 1984, 1985, 1989, 1996, 1999, 2000) e 8 di El Niño (1958, 1966, 1969, 1983, 1987, 1992, 1998, 2003). In particolare le anomalie annuali maggiori del fenomeno di La Niña si sono registrate nel 1974, mentre di El Niño nel 1983 e nel 1987. Dalla figura 3.5 si può notare un possibile effetto negativo del fenomeno di El Niño sul conteggio dei Tornado report ed un eventuale effetto positivo in condizioni di neutralità. Infine, in figura 3.6, si può
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