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Un'analisi territoriale dell'impatto dell'agricoltura biologica

Un'analisi territoriale dell'impatto dell'agricoltura biologica

Una questione di centrale importanza per poter valutare l’impatto della politica agroambientale riguardo alla misura dell’agricoltura biologica è rappresentata da una migliore comprensione del legame fra la diffusione di questo fenomeno e l’entità degli aiuti. E’ ovvio che una valutazione approfondita di questi aspetti richiederebbe un’analisi mirata che non rientrava fra gli obiettivi del presente lavoro; tuttavia, la disponibilità dei dati ha consentito di muovere qualche passo in questa direzione, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze della particolare articolazione del livello degli aiuti che è stato previsto nel PSR del Lazio. I dati a questo riguardo sono veramente eclatanti ed evidenziano, al di là della sostanziale scomparsa delle oleaginose biologiche, una “esplosione” del mais da granella che è difficile non attribuire all’aiuto disgiunto da quello dei cerali e pari circa al doppio di quello previsto per questi ultimi. Altro aspetto che merita di essere evidenziato, anche in questo caso in modo del tutto indicativo, è quello dell’effetto sulla dinamica delle superficie biologiche indotto dalla individuazione delle “aree preferenziali” per le quali è stato prevista una maggiorazione degli aiuti di circa il 20%. Con riferimento all’agricoltura biologica aiutata, si è osservato un impatto indiscutibile di questo aiuto diversificato il quale ha portato una crescita delle superfici biologiche nelle li quasi 5 vo quelle registr ree. Questa di n cito atte rsi ntità se s ns erfici certificate; infatti, in questo caso, un bile de SA oggetto di aiuto e quindi non risente dell’effetto indotto dal trovarsi in un’area preferenziale.
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Le strategie per lo sviluppo dell'agricoltura biologica : risultati degli Stati generali 2009 : rapporto

Le strategie per lo sviluppo dell'agricoltura biologica : risultati degli Stati generali 2009 : rapporto

Sono argomenti molto trattati negli ultimi tempi, con una doppia valenza: da una parte, si sottolinea che la semplice rispondenza alle regole della produzione biologica non è sufficiente a garantire un minore impatto ambientale della produzione, perché l’impatto del trasporto a lunga distanza rischia di far perdere i vantaggi ambientali della tecnica biologica. Dall’altro, questa tematica è vista come uno strumento per far acquisire agli agricoltori una quota maggiore del valore aggiunto della filiera, sia rimuovendo posizioni oligopolistiche presenti al suo interno, sia ascrivendo all’agricoltura funzioni prima svolte da altre figure. Attualmente l’utilizzo di questi canali è relativamente ridotto fra le aziende biologiche (Corsi, 2007), nonostante si possa pensare a priori che si prestino bene per la commercializzazione del biologico. Si tratta di un tema da approfondire con attenzione, perché un’organizzazione di filiera corta o basata sulla vendita diretta può indubbiamente fornire delle opportunità agli agricoltori biologici, ma non si presta per tutte le aziende e per tutte le produzioni. Entrare nel campo della distribuzione comporta infatti, accanto ad una crescita dei ricavi, anche un aumento di costi, soprattutto in termini di costi di trasporto e del tempo di lavoro, oltre ovviamente quelli relativi agli investimenti necessari. Una recente ricerca (Corsi et al., 2009) suggerisce ad esempio che fra le aziende biologiche la scelta di canali corti e specializzati è più probabile per le piccole aziende, per conduttori maggiormente scolarizzati e per alcuni ordinamenti produttivi (orticoltura, viticoltura, granivori). La maggior incidenza fra le piccole aziende è probabilmente in relazione al forte impegno di tempo che questo tipo di organizzazione delle vendite comporta. Va ancora notato che lo sfruttamento di questi canali potrebbe anche essere organizzato collettivamente: dato che esso comporta una serie di costi fissi, che in alcuni casi non sono ammortizzabili dalle singole aziende e per volumi di vendite modesti, è possibile pensare, anche per questo campo di azione, a forme di organizzazione della filiera che aiutino la messa in contatto della domanda e dell’offerta.
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Bioreport 2011 : l'agricoltura biologica in Italia

Bioreport 2011 : l'agricoltura biologica in Italia

Da queste premesse ha origine il lavoro di ricognizione e si- stematizzazione delle informazioni disponibili sull’agricoltura biologica presentato in questo volume, che ha l’obiettivo di trac- ciare un quadro complessivo della situazione del settore. BioReport è il frutto della collaborazione di diverse istituzioni che rilevano dati sul settore biologico, anche per finalità diverse da quelle strettamente statistiche, concorrendo, in ogni caso, a delineare in modo organico la situazione del settore biolo- gico, con riferimento innanzitutto alla produzione, al mercato, alla normativa e al sostegno pubblico. completano il quadro informativo elementi sull’organizzazione del settore, come il funzionamento del sistema di controllo e l’etichettatura dei prodotti. per un parziale contributo al dibattito sulla sosteni- bilità dell’agricoltura biologica, un’analisi sul minore impatto ambientale dell’agricoltura biologica rispetto a quella conven- zionale viene presentata con riferimento al carico di bestiame e alla biodiversità delle specie coltivate. Vengono effettuati, infi- ne, due approfondimenti, uno sul commercio internazionale dei prodotti biologici e l’altro sull’agricoltura sociale nelle aziende biologiche, partendo da dati rilevati con indagini svolte ad hoc. L’esigenza di dare conto dei molteplici aspetti che interessano il settore dell’agricoltura biologica si è scontrata con diverse difficoltà, prima fra tutte la reperibilità dei dati che ha limita- to le possibilità di analisi, certamente non esaustive di tutte le interrelazioni che lo caratterizzano. Inoltre, la diversità dei temi e la disponibilità o meno di dati statistici ha imposto due piani separati di presentazione degli argomenti, per quanto si sia cercato di omologare il tutto in uno stile di agevole lettura anche per i non addetti: sintesi e stringatezza per le parti che si basano su documentazione statistica consolidata e maggiore spazio espositivo per gli approfondimenti che poggiano su inda- gini qualitative.
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Analisi territoriale delle criticità: strumenti e metodi per l'integrazione delle politiche per le risorse idriche.  Volume 2,  Applicazione nel Centro Italia e nelle isole

Analisi territoriale delle criticità: strumenti e metodi per l'integrazione delle politiche per le risorse idriche. Volume 2, Applicazione nel Centro Italia e nelle isole

In relazione al tema degli estendimenti di superficie irrigata, il regolamento prevede che eventuali investimenti che comportino un conseguente aumento netto della superficie irrigata che colpisce un dato corpo di terreno o di acque di superficie sono ammissibili solo se: a) lo stato del corpo idrico non è stato ritenuto meno di buono da un punto di vista quantitativo nel Piano di gestione del distretto idrografico e b) un'analisi ambientale, effettuata o approvata dall'autorità competente e che può anche riferirsi a gruppi di aziende, mostra che l'investimento non avrà un impatto negativo significativo sull'ambiente. Le superfici stabilite e giustificate nel programma che non sono irrigate, ma nelle quali nel recente passato era attivo un impianto di irrigazione, possono essere considerate superfici irrigate ai fini della determinazione dell'aumento netto della superficie irrigata. Inoltre, un investimento che comporta un aumento netto della superficie irrigata continua ad essere ammissibile se: a) è associato ad un investimento in un impianto di irrigazione esistente o in un elemento dell'infrastruttura di irrigazione che da una valutazione ex ante risulta offrire un risparmio idrico potenziale compreso, come minimo, tra il 5 % e il 25 % secondo i parametri tecnici dell'impianto o dell'infrastruttura esistente; b) garantisce una riduzione effettiva del consumo di acqua, a livello dell'investimento complessivo, pari ad almeno il 50 % del risparmio idrico potenziale reso possibile dall'investimento nell'impianto di irrigazione esistente o in un elemento dell'infrastruttura di irrigazione. Infine, lo stato quantitativo meno di buono non si applica agli investimenti per l'installazione di un nuovo impianto di irrigazione rifornito dall'acqua di un bacino approvato dalle autorità competenti anteriormente al 31 ottobre 2013, se: il bacino è identificato nel Piano di gestione del distretto idrografico ed è soggetto ai requisiti di controllo previsti dal Regolamento e dalla direttiva quadro sulle acque; al 31 ottobre 2013 era in vigore un limite massimo sulle estrazioni totali dal bacino o un livello minimo di flusso prescritto nei corpi idrici interessati dal bacino; il limite massimo o livello minimo di flusso prescritto è conforme a quanto previsto dalla direttiva quadro sulle acque; l'investimento in questione non comporta estrazioni al di là del limite massimo in vigore al 31 ottobre 2013 e non ne deriva una riduzione del livello di flusso dei corpi idrici interessati al di sotto del livello minimo prescritto in vigore al 31 ottobre 2013.
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Bioreport 2013 : l'agricoltura biologica in Italia

Bioreport 2013 : l'agricoltura biologica in Italia

L’accordo politico sulla nuova pac si è chiuso il 26 giugno 2013. esso è il risultato del cosiddetto “trilogo”, ovvero il processo di codecisione che vede coinvolti commissio- ne, parlamento e consiglio europei. con questo accordo si sono stabilite le basi per la scrittura dei nuovi rego- lamenti che rappresenteranno il corpo normativo della pac fino al 2020. alcuni aspetti finanziari delle decisioni raggiunte non sono ancora noti in quanto sono stati ri- mandati alla chiusura dell’accordo sul bilancio dell’ue, ma l’impianto della riforma è ormai chiaramente deline- ato e permette di cominciare a valutare i singoli tasselli. Di seguito si richiamano le principali decisioni di questa riforma in relazione al regime dei pagamenti diretti, per poi soffermarsi con maggiore dettaglio sul greening e il suo potenziale impatto sulle aziende agricole italiane. I pagamenti diretti, che compongono oggi il principale sostegno assicurato agli agricoltori attraverso la pac, verranno organizzati in sette componenti, secondo lo schema riportato nella tabella 1. Questa struttura com- posita sostituirà, dal 1° gennaio 2015, l’attuale regime di pagamento unico e riguarderà i cosiddetti “agricoltori attivi” individuati da ciascun Stato membro all’interno di paletti definiti a livello comunitario (la cosiddetta “lista negativa”). gli aiuti verranno calcolati su base regiona- le (uno Stato membro può anche essere indicato come una unica regione) e convergeranno verso un valore uni- co entro il 2019 (flat rate). tuttavia, uno Stato membro può attivare un processo di “convergenza” dei valori degli aiuti all’interno delle proprie regioni individuate (una o più) che porta non a un valore omogeneo ma a un co- siddetto “valore di avvicinamento”: lo Stato assicura un livello minimo di convergenza facendo in modo che al 2019 nessun agricoltore riceva meno del 60% del valore medio nazionale/regionale. Questo recupero avviene at- traverso un taglio progressivo degli aiuti dei beneficiari che si trovano al di sopra dell’aiuto medio regionale. È possibile, tuttavia, inserire una soglia in basso, grazie
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Misurare la sostenibilità dell’agricoltura biologica

Misurare la sostenibilità dell’agricoltura biologica

Riguardo all’agricoltura biologica, l’accezione sostenibilità sociale indica in linea generale l’impatto (positivo) che il sistema produttivo biologico ha sulla società. Al riguardo, già il regolamento comunitario relativo all’agricoltura bio- logica riconosce che questo metodo di produzione esplica “una duplice funzione sociale, provvedendo da un lato a un mercato specifico che risponde alla domanda di prodotti biologici dei consumatori e, dall’altro, fornendo beni pubblici che con- tribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale.” (Reg. (CE) 834/2007). Si tratta però del riconoscimento di funzioni generi- che e onnicomprensive che, per un verso, è frutto della complessità delle relazioni tra l’attività produttiva e la società - ad oggi non adeguatamente approfondite - e, per altro, contribuisce a dar luogo ad una diversità di approcci e interpretazioni nell’ancor scarsa letteratura in materia. Diversi studi hanno dimostrato la maggio- re propensione delle aziende agricole biologiche alla cooperazione, come vedremo di seguito in dettaglio, e come il coinvolgimento nella comunità tramite la costitu- zioni di reti sociali abbia un effetto positivo sia sulla decisione di adottare pratiche agricole sostenibili, sia sull’intensità di tale adozione. D’altra parte, una maggiore diffusione del metodo biologico è considerata correlata positivamente alla circo- lazione delle informazioni e, più in generale, al trasferimento della conoscenza attraverso le reti sociali che si vengono a costituire e che possono trasmettere sia il know-how tecnologico che i valori di sostenibilità dell’agricoltura biologica (Munasib, Jordan, 2011). Politiche quindi che promuovano l’interazione sociale an- drebbero a tutto vantaggio dello sviluppo dell’agricoltura biologica.
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Analisi territoriale delle criticità : strumenti e metodi per l'integrazione delle politiche per le risorse idriche : Volume 1, Applicazione nel Nord e Sud Italia

Analisi territoriale delle criticità : strumenti e metodi per l'integrazione delle politiche per le risorse idriche : Volume 1, Applicazione nel Nord e Sud Italia

Il cluster evidenzia una elevata la concentrazione di prodotti fitosanitari in rapporto ad una SAU piuttosto ridotta (minor rapporto SAU/SAT) in particolare di fungicidi, insetti- cidi ed acaricidi (ISPRA, 2010) per la protezione dei fruttiferi e della vite (produzioni tipi- che). La crescente specializzazione produttiva dell’ultimo ventennio, infatti, ha portato ad una forte implementazione del carattere monoculturale dell’agricoltura trentina e, quindi, ad un uso intensivo di fitofarmaci. In Trentino le coltivazioni di legnose agrarie presentano, infatti, un elevato grado di specializzazione e si realizzano su una superficie di 22.781 ha, che rappresenta il 16,6 % della SAU coltivata. La componente di colture estensive (al netto dei prati pascoli che pesano per l’81 % della SAU), anche in conseguenza del forte condizio- namento climatico ed orogorafico, è nettamente inferiore rispetto ad altre realtà nazionali, rappresentando solamente il 2,6% della SAU. Questo aspetto rende, di fatto, difficile una comparazione tra sistemi produttivi regionali limitata ai soli fattori di superficie coltivata e quantitativi di fitofarmaci impiegati. E' pertanto opportuna e possibile una valutazione in termini qualitativi. Ad esempio per la coltivazione del melo (ma i dati del settore viticolo sono ancora più confortanti), in Trentino si evidenzia una importante componente di fito- farmaci autorizzati per l’agricoltura biologica ed utilizzati nella produzione integrata.
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Agricoltura

Agricoltura

Nella tabella 11.12 è riportato l’andamento dal 1994 al 1998 delle superfici interessate dalle misure del suddetto regolamento comunitario. La riduzione dei concimi e dei prodotti fitosanitari di sintesi è stata realizzata prevalentemente attraverso il rispetto di disciplinari di produzione che nei vari aspetti della tec- nica agronomica privilegiano i processi produttivi a basso impatto ambientale, in particolare per quanto riguarda la difesa fitosanitaria. Dalla metà degli anni ’80 queste tecniche avevano cominciato a diffon- dersi soprattutto nelle regioni settentrionali; mentre le esperienze nelle regioni del Mezzogiorno erano quasi inesistenti. Con l’applicazione del Regolamento 92/2078/CEE anche in queste regioni è cresciuto l’interesse per l’attuazione di queste tecniche di coltivazione a basso impatto ambientale, supportate inol- tre da un adeguato coordinamento tra informazione meteorologica, servizi fitosanitari e centri di assi- stenza tecnica. L’agricoltura biologica, anche per il contributo rappresentato dagli incentivi economici, sta diventando una realtà consolidata in quasi tutte le regioni .
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Agricoltura

Agricoltura

Un dato confortante è quello relativo al numero delle aziende agricole che sono passate da forme convenzionali di produzione a quella biologica. Quest’ultima considera un uso meno intensivo dei suoli, attraverso l’applicazione di pratiche di coltivazione che escludono del tutto o riducono il ricorso a sostanze chimiche di sintesi (sia fertilizzanti sia fitofarmaci). Ciò è potuto avvenire grazie a una duplice serie di fattori: le favorevoli condizioni climatiche, agronomiche e di mercato e gli incentivi economici comunitari messi a disposizione delle imprese agricole per il passaggio alla gestione biologica, inizialmente per i soli prodotti vegetali e successivamente anche zootecnici. L’Italia è il paese dell’UE con il maggior numero di aziende e la maggiore superficie, destinate a produzioni biologiche, con un indice di crescita tra i più alti: dal 1990 al 2001, l’agricoltura biologica italiana è passata da circa 13 mila ettari a oltre 1 milione e 238 mila ettari (8,3% della SAU totale); allo stesso modo, anche il numero delle aziende ad agricoltura biologica è aumentato considerevolmente, da appena 1.500 nel 1990 a oltre 56.000 nel 2001. La produzione è fortemente concentrata nelle regioni meridionali, prime tra tutte Sardegna, Sicilia e Puglia, e le colture più importanti per estensione sono quelle foraggere, il girasole e tra le fruttifere, gli agrumi e l’ulivo. Va, tuttavia, segnalata la necessità di procedere verso una regolamentazione più efficace e matura del settore e di un supporto scientifico solido per la valutazione integrale dell’impatto delle pratiche di agricoltura biologica. Vi sono infine una serie di indicazioni che sembrano testimoniare una tendenza del settore agricolo verso modelli di gestione a maggiore sostenibilità.
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Bioreport 2012 : l'agricoltura biologica in Italia

Bioreport 2012 : l'agricoltura biologica in Italia

appositi bandi provinciali, possono usufruire di contri- buti per l’acquisto dei servizi offerti. La formazione in materia di agricoltura biologica contenuta nel catalogo riguarda la sola proposta “Introduzione all’agricoltura biodinamica” che, nel 2011, risulta essere presente nel- le domande ammesse a finanziamento delle provincie di Bologna, Ferrara, Modena, Ravenna, Forlì-cesena e Rimini. Le iniziative di informazione in materia di agri- coltura biologica presenti nel catalogo sono complessi- vamente sei e riguardano, in particolare, l’omeopatia in zootecnia e in agricoltura, l’informazione base, avanzata e approfondita per l’azienda biologica e la sua gestione. Fuori dalla misura 111 è stata organizzata dalla fonda- zione “Le Madri” una serie di brevi corsi su vari aspet- ti dell’agricoltura biodinamica (allestimento e utilizzo preparati, zootecnia, viticoltura). Da segnalare, infine, il convegno “agricoltura biologica e la sfida ai cambiamen- ti climatici” svoltosi durante la 23° edizione del SaNa. anche la Regione Marche prevede che i beneficiari del- la misura 111 possano scegliere i servizi di formazione da un apposito “catalogo dell’offerta formativa” che, in relazione all’agricoltura biologica, contiene sette propo- ste. Nel 2011 si è tenuto il corso di formazione “agricol- tura a basso impatto ambientale e biologica”. come per il Veneto, l’attività della Regione in materia di agricoltura biologica è rilevante: oltre a due convegni (Sviluppo del biologico e Zootecnia biologica marchigiana), sono state organizzate le seguenti iniziative: “Oggi si mangia BIO”, svolta nell’ambito del progetto finanziato dal MIpaaF “conoscere il biologico nelle Marche”, la presentazione dei risultati del progetto ORWeeDS sull’applicazione dei metodi indiretti di gestione delle infestanti, organizzato dal consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agri- coltura e dall’aIaB, e una selezione di esperti di divulga- zione in agricoltura biologica per il “progetto cattedra itinerante biologica”.
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Agricoltura sociale e civica

Agricoltura sociale e civica

poi fare il concorso in magistratura. Erano gli anni delle stragi, i miei modelli di vita erano Falcone e Borsellino e volevo diventare giudice anch’io. Ho vissuto le espe- rienze del movimento studentesco della Pantera, il riflusso e le delusioni di tante lotte giuste senza uno sbocco e una concretezza. La voglia di avere radici solide e relazioni autentiche ci ha fatto scegliere la terra e i campi verdi della nostra azien- da-laboratorio. Non riuscivo più a conciliare una vita alienante con il mio bisogno di cose autentiche e forti. La campagna è anche fatica, imprevisti, poca gratifica- zione economica, è vero, ma io e mio marito Mauro lottiamo e impariamo dai nostri vicini contadini. Ospitiamo nei nostri campus settimanali i bambini a “rischio” dei quartieri emarginati di Palermo, riprendiamo insieme un racconto ideale che sem- brava definitivamente interrotto. La nostra vita, il nostro futuro, le cose autentiche, il respiro e la fusione con la natura» (Marcella, Casa Laboratorio S. Giacomo - Sambuca di Sicilia). Da questi racconti emerge la ricchezza e la specificità del fe- nomeno dell’agricoltura sociale siciliana, che possono essere comprese solo all’interno di una particolare cifra biografica e di tratto socio-antropologico origi- nale. Siamo in presenza di “nuovi agricoltori” che scelgono la produzione in biolo- gico all’interno di una più ampia visione esistenziale e di stile di vita. Questi agri- coltori “nuovi” e “critici” reinventano una parte della loro esistenza in una scommessa atipica e, prioritariamente, non produttivistica con la terra. Agricoltori consapevoli, con un alto livello di istruzione (quasi tutti laureati in scienze agrarie, in psicologia, sociologia e informatica). Sono persone che hanno intrecciato i loro destini soggettivi e quelli del loro nucleo familiare con la scommessa di poter co- niugare il bisogno profondo della loro qualità della vita con il sopra-vivere con di- gnità. Alcuni racconti lasciano trapelare una “scelta consapevole” alla marginalità territoriale, subito fugata dalla straordinaria capacità di mantenere costanti rap- porti con la città e con i luoghi della produzione e dei servizi. Sembra che in molti dei casi osservati sia la dimensione etico-culturale il fattore fondativo delle moti- vazioni degli intervistati. La scelta di vita prevale sulle considerazioni, pur presen- ti, di ordine economico.
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Agricoltura, ambiente e società

Agricoltura, ambiente e società

In Italia i principali agro-ecosistemi ad alto valo- re naturale sono rappresentati dai prati perma- nenti e dai pascoli delle Alpi e degli Appennini, dalle praterie sub-steppiche del Sud e delle Isole, e dalle aree a colture estensive ricche di strutture semi-naturali e manufatti (siepi, boschetti, muretti a secco e terrazzamenti) diffu- se su tutto il territorio, che in totale interessano poco meno di un quarto della superficie agricola nazionale. In questi ambienti l’agricoltura e l’attività zootecnica favoriscono il mantenimento di sistemi di habitat naturali e semi-naturali che spesso svolgono anche una funzione di connes- sione tra le aree protette, costituendo “punti sen- sibili” per la conservazione della biodiversità. Tuttavia, negli ultimi decenni i processi di inten- sificazione dell’attività agricola e di abbandono delle aree rurali marginali hanno causato una con- tinua riduzione di questa tipologia di aree, parti- colarmente vulnerabile ai cambiamenti, minac- ciando il delicato equilibrio tra agricoltura e bio- diversità. Contrastare questi processi costituisce un’azione chiave per arrestare il declino della bio- diversità e promuovere un modello di agricoltura a servizio della collettività. A tal fine, agli inizi degli anni novanta l’UE ha individuato la politica di sviluppo rurale come strumento principale per la conservazione e la valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche degli agro-ecosistemi. Attualmente la conservazione della biodiversità e la tutela dei sistemi agricoli e forestali AVN rap- presentano uno dei tre obiettivi prioritari assegna- ti alla politica per lo sviluppo rurale.
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Il capitale umano in agricoltura

Il capitale umano in agricoltura

La quota di manodopera aziendale femminile incorpora anche la forza lavoro straniera, la cui quota rappresenta il 14% del totale della mano- dopera femminile extrafamiliare. La gran parte delle lavoratrici straniere – quasi l’80% – ha un rapporto di lavoro a tempo determinato, quindi legato essenzialmente alle operazioni stagionali di raccolta dei prodotti. Come è noto, le donne straniere lavorano principalmente nell’agricoltu- ra centro-meridionale (60%), con punte più alte in Calabria, Puglia e Campania. Si tratta di con- testi territoriali dove, a causa del tipo di specia- lizzazione produttiva, è più forte la richiesta di la- voro stagionale, di manodopera non qualificata, perché dedicata, appunto, essenzialmente ad attività di raccolta fortemente concentrata in al- cuni momenti dell’anno. Fra le regioni del Nord, quelle che presentano valori più elevati sono l’Emilia-Romagna, il Veneto e la Toscana, realtà dove le immigrate vivono condizioni contrattuali relativamente più favorevoli. La gran parte delle immigrate occupate in agricoltura è giovane (il 47% ha meno di 40 anni) ed è intenzionata ad abbandonare il settore primario appena si pre- sentano le giuste occasioni. Ciò dipende, oltre che dalla precarietà stessa del lavoro stagiona- le, dalle dure condizioni di vita alle quali sono sottoposti i lavoratori stagionali: alloggi con in-
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Dinamica e struttura dei comuni veneti per ampiezza territoriale

Dinamica e struttura dei comuni veneti per ampiezza territoriale

Vedremo più avanti, con un elenco in base all’ampiezza territoriale dei comuni, come tali valori oscillano attorno alla media regionale.Tale elenco è stato redatto prendendo in considerazione soltanto i comuni con più di 15000 abitanti, e naturalmente facenti parte della regione Veneto. Al 31/12/2003 i comuni facenti parte di tale elenco, suddivisi per capoluogo di provincia sono 49, distribuiti in numero assai diverso nei vari capoluoghi, principalmente per il fatto che nelle sette province presenti le realtà territoriali morfologiche sono molto varie; abbiamo province in cui vi sono soltanto due comuni con popolazione maggiore di 15000 abitanti, ma altri venticinque comuni con un ampiezza minore di 15000 abitanti, dovuto dal fatto che si tratta per lo più di una comunità a realtà montano collinare, quindi grandi insediamenti sono resi difficoltosi dalla conformazione del territorio.
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Il paesaggio rurale nella pianificazione territoriale: il caso toscano

Il paesaggio rurale nella pianificazione territoriale: il caso toscano

La disciplina di salvaguardia deve rivolgersi verso il controllo delle trasformazioni con pressione antropica maggiore e verso la preservazione dal degrado nelle zone in corso di abbandono. Oggigiorno sono rilevabili due diversi fenomeni che compromettono il quadro classico del paesaggio rurale fiorentino: l’accorpamento dei vecchi poderi in grandi aziende industriali con mano d’opera salariale e lo smembramento delle vecchie fattorie, specie vicino ai centri abitati, per creare spazi costruibili o unità agricole polverizzate (agricoltura part-time, orti familiari e ricreativi, ecc.). Sono riportati anche casi di colture specializzate (vigneti, oliveti, frutteti). In ogni caso si ha la rottura dell’equilibrio paesistico tradizionale, la riduzione delle tipologie di colture, un tempo molto più varie, la riduzione del numero degli addetti e l’aumento della meccanizzazione con la conseguente trasformazione delle campagne dove vengono apportati vantaggi economici, ma anche danni ambientali rilevanti. L’agricoltura, considerata un settore in crisi, dovrebbe essere sostenuta tenendo presente che in gran parte della provincia i valori del paesaggio rappresentano una risorsa primaria. Il piano specifica quindi che il fine è salvare l’agricoltura per salvare il territorio.
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Sintesi e valutazione biologica di nuovi derivati ciclici del pirazolo

Sintesi e valutazione biologica di nuovi derivati ciclici del pirazolo

Ann La pelle è le ghiand (localizzat sudoripare di materia acquoso, f modo non della pelle dermatolo derma o del derm ente variab iduo. L’ip erviene nel nessi cutan attraversata[r]

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27- 35 AGRICOLTURA

27- 35 AGRICOLTURA

• Utilizzare i prodotti che a parità di efficacia sono meno pericolosi (limitare l’uso di sostanze classificate Tossiche o molto tossiche) • Seguire scrupolosamente le indicazioni ripo[r]

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Reti trofiche fluviali e decomposizione biologica in un ecosistema urbano: Roma

Reti trofiche fluviali e decomposizione biologica in un ecosistema urbano: Roma

Il flusso del carbonio negli ecosistemi può essere studiato sfruttando la capacità delle specie vegetali di incorporare gli isotopi del carbonio 12 C e 13 C in proporzioni differenti che dipendono dalla caratteristica via foto sintetica del gruppo vegetale di appartenenza. Le alghe bentoniche e il fitoplancton possono essere distinte in questo modo. Gli animali che derivano il proprio carbonio da un certo gruppo di piante, avranno lo stesso rateo dell’isotopo stabile di carbonio della loro fonte di cibo. Il rateo cambia in proporzione diretta con l’eterogeneità dei gruppi di piante nella dieta. L’arricchimento di 13 C e di 15 N, indicano rispettivamente le diverse fonti del flusso energetico legato al carbonio e il livello trofico dei consumatori della catena alimentare. Per ogni stazione di campionamento, gli esemplari di ogni taxon rinvenuto sono stati sottoposti all’analisi dei sopramenzionati isotopi stabili. I contenuti isotopici sono stati espressi in unità “δ” come la differenza relativa (0/00) tra il campione e lo standard di riferimento secondo la formula δ 13 C (oppure δ 15 N) (0/00)= [(R campione/R standard)-1]x1000 dove R è il rapporto isotopo pesante/isotopo leggero dell’elemento considerato. Per la preparazione dei campioni faunistici destinati a questo tipo di analisi si è proceduto come segue:1) animali a corpo molle (irudinei, platelminti, ecc.) liofilizzati alla T di -24°C per 24 ore ; 2) gasteropodi sciolti in soluzione di HCl 1M per 12-24 ore per eliminare le conchiglie e poi sciacquati in acqua distillata. Gli animali dei punti 1 e 2 insieme a quelli già disidratati in stufa vengono polverizzati con pestello e mortaio in agata per ottenere polvere fine e omogenea (Post 2002, Darnaude et al. 2004).
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Sinergie e conflitti delle politiche dell’Unione europea con l’obiettivo di coesione territoriale

Sinergie e conflitti delle politiche dell’Unione europea con l’obiettivo di coesione territoriale

contro-trattamento rispetto agli intereventi delle politiche di coesione troverebbe giustificazione solo negli obiettivi squisitamente settoriali (es. conservazione dei terreni agricoli, food quality, food security) della politica, suggerendo la necessità di una loro attenta valutazione. In questo senso, guardando alle compatibilità con i processi di coesione territoriale, l’evoluzione nella composizione del budget con un progressivo spostamento verso il secondo pilastro può potenzialmente risultare virtuosa rispetto all’obiettivo di promuovere la coesione economica. Tuttavia, questo dipende fortemente dalla capacità di queste politiche di non perdere focalizzazione in termini tematici e spaziali, traendo in parte beneficio dall’esperienza delle politiche regionali ma senza incorrere negli stessi difetti. In questo senso i nostri risultati suggeriscono che l’incorporamento delle politiche di sviluppo rurale nella cornice più complessiva delle politiche di coesione – secondo quanto proposto dal Rapporto Barca – non costituisce di per se una garanzia di maggiore orientamento alla coesione di questi interventi. Anche per quanto riguarda le politiche regionali, esistono, infatti, ancora significativi margini di miglioramento nei meccanismi di allocazione dei fondi per aumentarne concentrazione spaziale e focus sullo svantaggio. Il progressivo aumento di risorse destinate a quest’area di politica comunitaria non ha prodotto benefici in termini di struttura della spesa ma sembra aver piuttosto determinato un parziale annacquamento degli interventi nel corso del tempo.
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La valutazione delle azioni innovative di agricoltura sociale

La valutazione delle azioni innovative di agricoltura sociale

Nonostante a livello europeo l’agricoltura sociale stia dunque crescendo rapidamente di interesse, una quantificazione del fenomeno in termini di realtà esplicitamente dedite a tale attività ancora non è disponibile per tutti i paesi euro- pei, anche perché, come per la situazione italiana, anche nei vari paesi d’Europa, non è facile fare emergere e definire tutte le caratteristiche relative alle diverse re- altà. Come per l’Italia, gli studi condotti mostrano come il quadro sia variegato e di lettura parziale, a causa dell’invisibilità e in cui spesso le realtà operano. Ancora, gli studi, sebbene il tema sia in crescita, sono il frutto dell’incontro tra i rappre- sentanti dei diversi paesi, per avviare un dialogo di confronto, indagare gli aspetti più “organizzativi” delle realtà per poter fornire una lettura del fenomeno, facendo emergere la modalità e le caratteristiche per la conduzione delle attività. L’attività di ricerca ha provato anche a definire una terminologia comune, un lessico condi- viso, per poter meglio comprendere il fenomeno. Il confronto ha sicuramente fatto emergere le diverse connotazioni che caratterizzano ciascun paese nel condurre esperienze di agricoltura sociale.
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