Un architetto e il suo ufficio: Renzo Piano (e) Building Workshop

Testo completo

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Il testo fa sua l’ipotesi che l’informazione non costituisca unicamente uno specifico principio del digital design, ma rappresenti un valore trasversale del progetto di architettura e della sua costruzione. In tal senso, emerge come sia soprattutto l’esigenza di elaborare, trasferire e archiviare dati a richiedere, da parte del progettista, la capacità di estrapolare quelle “strutture” di informazioni che sono da sempre essenziali per la comunicazione all’interno dell’ecosistema di operatori responsabili dell’ideazione e della realizzazione fisica del progetto.

Materia, Prodotto, Dato possono così rappresentare specifiche parole chiave in riferimento ad approcci di tipo artigianale, industriale e digitale nella gestione delle informazioni, che meritano di essere indagati rispetto alle trasformazioni cognitive e operative in atto nel settore delle costruzioni, soprattutto nella relazione tra la fase decisionale e quella esecutiva dell’architettura.

Pur nella complessità dell’impostazione culturale e scientifica al progetto che caratterizza il lavoro del Renzo Piano Building Workshop, il testo individua nelle tre parole chiave gli “strumenti” mediante i quali è possibile interpretare l’evoluzione dell’approccio “informativo” al progetto di architettura e alla sua costruzione, attraverso una disamina di quelle opere dello studio RPBW ritenute esemplificative di una metodologia progettuale “data-driven”. This book assumes that information is not only a specific principle of digital design, but it is a transversal value of design and its construction. According to this, the need to process, transfer and archive data requires the designer to be able to extrapolate the “structures” of information that have always been essential for communication within the ecosystem of operators responsible for the design and construction phases.

Matter, Product, Data can therefore represent specific keywords in regard to artisanal, industrial and digital attitudes in information management within the building process. Such approaches deserve to be investigated with respect to the operational and cognitive transformations taking place in the construction sector, especially in the relationship between the decision-making and executive phases of architecture.

Despite the cultural and scientific complexity of the design approach that characterzes the RPBW’s work, the book identifies the three different keywords as “tools” to interpret the evolution of the “informative” approach to architecture and its construction, explaining it through the reading of RPBW’s works considered exemplary of a “data-driven” design methodology.

Sergio Russo Ermolli

Giuliano Galluccio

Materia Prodotto Dato. Il valore dell’informazione nelle

architetture del Renzo Piano Building Workshop

Matter Product Data. The value of information in

the architecture of the Renzo Piano Building Workshop

Dialoghi con / Talks with

Stefano Giorgio Marrano

Antonio Nizza

Paolo Pelanda

Bernard Plattner

Giuseppe Semprini

Elisabetta Trezzani

Contributi di / Contributions by

Lorenzo Ciccarelli

Stefano Goldberg

Elena Germana Mussinelli

Massimo Perriccioli

Sergio Russo Ermolli

Professore Associato di Tecnologia dell’Architettura presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II / Associate Professor of Architectural Technology at the Department of Architecture, Università degli Studi di Napoli Federico II

Giuliano Galluccio

Dottorando in Architettura presso il Di-partimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II / Ph.D. student in Architecture at the Department of Architecture, Università degli Studi di Napoli Federico II

Materia Prodotto Dato /

Matter Product Data

ARCHITETTURA INGEGNERIA SCIENZE TECNOLOGIA STUDI E PROGETTI 53 978-88-916-3892-2 € 30,00 601 S. Russo Er molli, G. Galluccio

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Materia Prodotto Dato.

Il valore dell’informazione nelle architetture del

Renzo Piano Building Workshop

Matter Product Data.

The value of information in the architecture of

Renzo Piano Building Workshop

Sergio Russo Ermolli

Giuliano Galluccio

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Book series STUDI E PROGETTI

directors Fabrizio Schiaffonati, Elena Mussinelli

editorial board Chiara Agosti, Giovanni Castaldo, Martino Mocchi, Raffaella Riva

scientific committee Marco Biraghi, Luigi Ferrara, Francesco Karrer, Mario Losasso, Maria Teresa Lucarelli, Jan Rosvall, Gianni Verga

Ringraziamenti / Acknowledgements

Gli autori desiderano esprimere tutta la loro riconoscenza alle persone che hanno sostenuto l’elaborazione di questo lavoro con la loro disponibilità e gentilezza: Lorenzo Ciccarelli, Stefano Giorgio Marrano, Elena Germana Mussinelli, Antonio Nizza, Paolo Pelanda, Massimo Perriccioli, Bernard Plattner, Giuseppe Semprini ed Elisabetta Trezzani. Uno speciale ringraziamento a Elena Spadavecchia e Stefania Canta del RPBW per la pazienza e la dedizione, nonché a Milly Rossato Piano e Giovanna Giusto della Fondazione Renzo Piano per la gentile collaborazione. Enorme gratitudine verso Paolo Goldberg e la sua famiglia per avere accettato con amicizia di rivivere dolorosi ricordi. / The authors wish to express all their gratitude to the people who supported the elaboration of this work with their help and kindness: Lorenzo Ciccarelli, Stefano Giorgio Marrano, Elena Germana Mussinelli, Antonio Nizza, Paolo Pelanda, Massimo Perriccioli, Bernard Plattner, Giuseppe Semprini and Elisabetta Trezzani. Special thanks to Elena Spadavecchia and Stefania Canta of RPBW for their patience and dedication, as well as to Milly Rossato Piano and Giovanna Giusto of the Renzo Piano Foundation for their kind collaboration. Huge gratitude to Paolo Goldberg and his family for friendly accepting to bring back painful memories.

Revisione della traduzione in inglese a cura di Silvia Lambiase. Si ringrazia per la gentile collaborazione Roberto Di Vincenzo, British Aversa, Via Roma 204, 81031 Aversa (CE). / English translation review by Silvia Lambiase. For his kind collaboration, we are especially grateful to Roberto Di Vincenzo, British Aversa, Via Roma 204, 81031 Aversa (CE).

The book has been subjected to double blind peer review.

Copertina / Cover: Stefano Goldberg, RPBW Paris Office, 34 Rue des Archives, 1992. ©RPBW - Renzo Piano Building Workshop Architects

Si ringrazia il RPBW per la gentile concessione di questa immagine. / We are especially grateful to RPBW for kindly providing this image. ISBN 978-88-916-3892-2

©Copyright of authors Published by Maggioli Editore

Maggioli Editore is a trademark of Maggioli Spa Company with certified quality system Iso 9001:2000 47822 Santarcangelo di Romagna (RN) • Via del Carpino, 8

e-mail: clienti.editore@maggioli.it All rights reserved.

Printed in the month of March 2021

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9 PARTE 1 / PART 1 Materia / Matter 19 31 Prodotto / Product 45 55 Dato / Data 67 79 93 Introduzione / Introduction

Sergio Russo Ermolli, Giuliano Galluccio

Progettare e costruire: l’informazione tra artigianalità e industria / Designing and building: information between craftmanship and industry

Sergio Russo Ermolli

Materia e informazione nella sperimentazione artigianale del RPBW / Matter and information in the RPBW’s artisanal experimentation

Giuliano Galluccio

Progettare e costruire: l’informazione tra standardizzazione e customizzazione / Designing and building: information between standardization and customization

Sergio Russo Ermolli

Innovazione di prodotto nel rapporto informazionale del RPBW con l’industria / Product innovation in the RPBW’s informational relation with the industry

Giuliano Galluccio

Progettare e costruire: l’informazione tra materialità e immaterialità / Designing and building: information between materiality and immateriality

Sergio Russo Ermolli

Cultura del dato e tecnologie dell’informazione nei processi progettuali del RPBW / Data culture and information technologies in the RPBW’s design processes

Giuliano Galluccio

Il pensiero tecnico di un architetto umanista / The technical thought of a humanist architect Massimo Perriccioli

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PARTE 2 / PART 2

Racconti di metodo: interazioni e iterazioni tra progettisti e informazioni / Talks on method: interactions and iteractions between designers and information

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Stefano Goldberg. Opere / Stefano Goldberg. Works Fonte delle immagini / Images credits

Il “linguaggio” dell’informazione per il dialogo del RPBW con l’industria / The “language” of information for the RPBW’s dialog with the industry

Bernard Plattner, Sergio Russo Ermolli

Workflow informazionali tra studio, officina e cantiere. La realizzazione dei componenti di facciata del complesso abitativo a Rue de Meaux / Informational workflows between office, industry and worksite. Making the façade components of the Rue de Meaux housing complex

Giuliano Galluccio

Approccio data-driven e ottimizzazione progettuale nel metodo del RPBW / Data-driven approach and design optimization in the RPBW’s method

Stefano Giorgio Marrano, Sergio Russo Ermolli

Il progetto informativo tra invenzione e innovazione. La realizzazione dei componenti d’arredo “customizzati” nel Tribunal de Paris / Information-based design between invention and innovation. Making the “customized” furnishings in the Tribunal de Paris Giuliano Galluccio

Disegno, modello e prototipo nei flussi informativi del RPBW / Drawing, model and prototype in the RPBW’s information flows Antonio Nizza, Sergio Russo Ermolli

Il valore pre-digitale del dato. La (ri)produzione della facciata in vetro-mattone della Maison Hermès / The pre-digital value of data. (Re)Making the glass-brick façade of Maison Hermès

Giuliano Galluccio

Processi innovativi per la gestione dei flussi informativi nel RPBW / Innovative processes for the information flows management at the RPBW

Elisabetta Trezzani, Paolo Pelanda, Giuseppe Semprini, Giuliano Galluccio

Un architetto e il suo ufficio: Renzo Piano (e) Building Workshop / An architect and his office: Renzo Piano (and) Building Workshop

Lorenzo Ciccarelli

Ricordando Stefano Goldberg / Remembering Stefano Goldberg Elena Germana Mussinelli

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171 Lorenzo Ciccarelli*

Un architetto e il suo ufficio: Renzo Piano (e) Building Workshop

An architect and his office: Renzo Piano (and) Building Workshop

Since the end of the 1980s, the globalisation of markets and the swirling acceleration of production and connection systems ensured by assisted design software and Internet has brought about a sub-stantial change in architectural firms, allowing the birth of real de-sign companies on a global scale with offices on various continents and capable of setting the relationship between client, project and construction site on a new basis (Carpo, 2011; Bernstein, 2018).

These large design companies have often conformed to indus-trial logic, if only to maintain economic and financial stability, with the imperative of conquering new markets (Knox & Taylor, 2005) through the opening of offices in the Gulf and South-East Asian countries, orienting themselves towards the type of contracts capable of generating great profits, such as large infrastructures - bridges, stations, airports, etc. - and large scale residential and office complexes, marginalising those types that had traditionally monopolised the work of architects in past centuries, such as private residences and the venues of religious and political power. Having to organise the simultaneous contribution of several hundred (if not thousands) of employees, and widening the geography of their work

A partire dalla fine degli anni Ottanta, la globalizzazione dei mercati e l’accelerazione vorticosa dei sistemi di produzione e di connessione assicurata dai software di progettazione assistita e da Internet ha im-presso un mutamento sostanziale agli studi architettura, consentendo la nascita di vere e proprie società di progettazione a scala globale con sedi nei vari continenti e capaci di impostare su nuove basi il rapporto tra committenza, progetto e cantiere (Carpo, 2011; Bernstein, 2018).

Queste grandi società di progettazione si sono spesso conformate a logiche industriali, se non altro per mantenere una stabilità economica e finanziaria, con l'imperativo di conquistare nuovi mercati (Knox & Taylor, 2005) attraverso l’apertura di sedi nei Paesi del Golfo e del sud-est asiatico, orientandosi verso quel tipo di commesse capaci di generare grandi guadagni, come le grandi infrastrutture - ponti, sta-zioni, aeroporti ecc. - e i complessi residenziali e direzionali a grande scala, marginalizzando quelle tipologie che avevano tradizionalmente monopolizzato l’opera degli architetti nei secoli passati, come la resi-denza privata e le sedi del potere religioso e politico. Dovendo orga-nizzare l’apporto simultaneo di diverse centinaia (se non migliaia) di addetti, e ampliando a dismisura la geografia di intervento, tali uffici

* Lorenzo Ciccarelli, Ricercatore di Storia dell’Architettura, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Firenze; membro del Comitato Scientifico della Fondazione Renzo Piano. / Lorenzo Ciccarelli, Researcher in History of Architecture, Department of Architecture, Università degli Studi di Firenze; member of the Scientific Committee of the Renzo Piano Foundation.

Nella pagina precedente / Previous page: Revisione di progetto tra gli architetti del Renzo Piano Building Workshop di Genova e alcuni committenti / Design review between Renzo Piano Building Workshop’s architects in Genoa and their clients, 2016.

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di progettazione hanno progressivamente abbandonato sia il modello canonico dell’atelier di architettura che l’impostazione tayloristica del lavoro per la quale poche figure con potere creativo-decisionale erano affiancate da schiere di disegnatori (Gutman, 1988; Cuff, 1991). Tali organizzazioni non solo si trovano a operare in contesti geografici e culturali molto diversi tra loro, ma devono anche gestire attentamente l’interazione tra diverse competenze - architetti, ingegneri strutturali, ingegneri impiantisti, grafici, esperti informatici, modellisti, contabi-li ecc. - presentandosi come organizzazioni assai complesse. Impre-se creative che erogano Impre-servizi fondandosi su tre fattori principali: l’impiego di conoscenza altamente specializzata, il coinvolgimento di forza-lavoro costituita da professionisti e l’enfasi continua sulla crea-tività e l’innovazione (Tombesi, 1999).

Il Renzo Piano Building Workshop si inserisce in questo comples-so panorama professionale accogliendo comples-solo in parte tali istanze, pre-sentando una organizzazione e un metodo progettuale di particolare interesse.

Sin dagli esordi Piano ha cercato e poi attentamente coltivato una dimensione internazionale, attestata dalla vittoria al concorso per il Centre Pompidou (1971-1977) e poi progressivamente ampliata nei decenni successivi agli Stati Uniti, al Giappone e al continente austra-le (Ciccarelli, 2017). Lo stringente rapporto con la sperimentazione tecnica e costruttiva gli hanno permesso di integrare rapidamente le innovazioni informatiche e di calcolo nella metodologia progettuale del suo ufficio, condizione imprescindibile per ambire al progetto di infrastrutture o grandi complessi residenziali e direzionali (Fromonot, 1999).

Progetti quali il nuovo terminal per l’aeroporto internazionale Kan-sai a Osaka (1988-1994) e la ricostruzione dell’area di Potsdamerplatz a Berlino (1992-2000) innescarono un processo di crescita progressi-va dell’ufficio sia dal punto di vista numerico che manageriale, paven-tando il rischio di diluire la qualità progettuale e la ricerca tecnologica nelle dinamiche di una grande società di progettazione.

immeasurably, these design offices have gradually abandoned both the canonical model of the architecture atelier and the Taylorist ap-proach to work for which few figures with creative-decisional pow-er wpow-ere flanked by ranks of designpow-ers (Gutman, 1988; Cuff, 1991). These organisations not only operate in very different geographical and cultural contexts, but also have to carefully manage the interac-tion between different skills - architects, structural engineers, MEP engineers, graphic designers, computer experts, modellers, ac-countants, etc. - and the work of the architects, structural engineers and designers - presenting themselves as very complex organisa-tions. Creative companies that provide services based on three main factors: the use of highly specialised knowledge, the involvement of a workforce of professionals and the continuous emphasis on crea-tivity and innovation (Tombesi, 1999).

The Renzo Piano Building Workshop is part of this complex pro-fessional panorama by only partially accepting such requests, pre-senting a particularly interesting organisation and design method.

From the very beginning Piano has sought and then carefully cultivated an international dimension, attested by his victory in the competition for the Centre Pompidou (1971-1977) and then gradu-ally expanded in the following decades to the United States, Japan and the southern continent (Ciccarelli, 2017). His close relationship with technical and construction experimentation allowed him to rapidly integrate computer and calculation innovations into the de-sign methodology of his office, an essential condition to aspire to the design of infrastructures or large residential and office complexes (Fromonot, 1999). Projects such as the new terminal for Kansai In-ternational Airport in Osaka (1988-1994) and the reconstruction of the Potsdamerplatz area in Berlin (1992-2000) triggered a process of progressive growth of the office from both a numerical and man-agerial point of view, fearing the risk of diluting design quality and technological research in the dynamics of a large design company.

Piano chose instead to structure an office capable of achieving large-scale assignments (and therefore organised according to a precise division of tasks and internal hierarchy) but with a limited number of people and offices to be able to follow all projects per-sonally (Ciccarelli, 2016).

Since the end of the 1990s, despite its international reputation which has grown relentlessly, the Renzo Piano Building Workshop has always employed around 150 collaborators - including archi-tects, model makers, IT operators and BIM Managers, documenta-tion and archives, legal advisors, administrative division, etc. - al-most entirely employed in the two offices in Genoa and Paris, the cities where Piano has lived and worked since 1971.

The stability of the number of people and offices during the of-fice’s forty years of activity has allowed it to grow in a “controlled”

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173 Piano scelse invece di strutturare un ufficio capace di poter ambire

a incarichi a grande scala (e dunque organizzato secondo una precisa divisione dei compiti e gerarchia interna) ma che contasse un numero contenuto di persone e di sedi per essere in grado seguire personal-mente tutti i progetti (Ciccarelli, 2016).

Dalla fine degli anni Novanta, nonostante una fama internazionale cresciuta senza sosta, il Renzo Piano Building Workshop si avvale sempre di circa 150 collaboratori - inclusi architetti, modellisti, opera-tori informatici e BIM Manager, documentazione e archivi, consulen-ti legali, divisione amministraconsulen-tiva ecc. - quasi interamente impiegaconsulen-ti nelle due sedi di Genova e Parigi, le città dove Piano vive e lavora dal 1971.

La stabilità del numero di persone e delle sedi nel corso dei qua-rant’anni di attività dell’ufficio ne ha permesso una crescita “control-lata”, senza strappi e senza snaturare la metodologia di lavoro e la struttura dell’organizzazione professionale. La creazione, nel 1998, di un gruppo di Partner nei due uffici certificò una gerarchia di responsa-bilità già in essere da qualche anno.

L’ufficio conta attualmente tre sedi: lo studio di Punta Nave a Geno-va che impiega circa cinquanta persone, lo studio di Rue des Archives a Parigi che conta circa novanta persone, e lo studio di Washington Street a New York con circa dieci persone. Come detto gli studi di Genova e di Parigi sono le vere e proprie fucine progettuali, men-tre quello di New York, aperto nel 2007, è funzionale allo stringente controllo sui numerosi cantieri americani. Il Renzo Piano Building Workshop è strutturato per lavorare contemporaneamente su una doz-zina di progetti, affidati ai sette Partners - Mark Carroll (USA, 1956), Giorgio Bianchi (Italia, 1957), Antoine Chaaya (Libano, 1960), Joost Moolhuijzen (Paesi Bassi, 1960), Emanuela Baglietto (Italia, 1960), Elisabetta Trezzani (Italia, 1968) e Serge Drouin (Francia, 1973) - cui si aggiunge Philippe Goubet (Francia, 1964) che non è architetto bensì Managing Director dei tre uffici. La gran parte di questi Partners è entrata in ufficio nel corso degli anni Ottanta, seguendone quasi in-teramente la crescita e assimilandone il metodo di lavoro, eredi de-gli storici collaboratori di Piano come Flavio Marano, Shunji Ishida e Bernard Plattner che, a fianco dell’architetto genovese dagli anni Sessanta e Settanta, partecipano ancora oggi alla vita dello Studio in qualità di Fellows.

Per ogni nuovo progetto viene assemblato un gruppo di lavoro, di-retto da un Partner, che può andare dalle poche unità a una decina di persone in base alle diverse fasi di consegna degli elaborati e della supervisione del cantiere. Le diverse équipe non operano a comparti-menti stagni ma come un sistema di vasi comunicanti; i Partners e gli architetti associati sono soliti lavorare a più progetti contemporanea-mente, fornendo il proprio contributo di idee. In questa organizzazio-ne Renzo Piano è il direttore d’orchestra, l’unica persona che segue

way, without splits and without distorting the working methodology and the structure of the professional organisation. The creation, in 1998, of a group of Partners in the two offices certified a hierarchy of responsibilities that had already been in place for some years.

The office currently has three venues: the Punta Nave office in Genoa, which employs about 50 people, the Rue des Archives office in Paris, which employs about 90 people, and the Washington Street office in New York with about 10 people. As mentioned above, the offices in Genoa and Paris are the real design forges, while the one in New York, which was opened in 2007, is designed to provide strict control over the numerous American worksites. The Renzo Piano Building Workshop is structured to work simultaneously on a doz-en projects, doz-entrusted to the sevdoz-en Partners - Mark Carroll (USA, 1956), Giorgio Bianchi (Italy, 1957), Antoine Chaaya (Lebanon, 1960), Joost Moolhuijzen (Netherlands, 1960), Emanuela Bagliet-to (Italy, 1960), Elisabetta Trezzani (Italy, 1968) and Serge Drouin (France, 1973) - plus Philippe Goubet (France, 1964), who is not an architect but the Managing Director of the three offices. Most of these Partners entered the office during the 1980s, following almost all of their growth and assimilating their working methods, heirs of Piano’s historic collaborators such as Flavio Marano, Shunji Ishida and Bernard Plattner who, alongside the Genoese architect from the 1960s and 1970s, still participate in the life of the firm as Fellows.

A work group is assembled for each new project, led by a Partner, which can range from a few units to about ten people depending on the different stages of delivery of the works and supervision of the site. The different teams do not operate in separated compartments but as a system of communicating rooms; Partners and associat-ed architects are usassociat-ed to working on several projects at the same time, providing their own contribution of ideas. In this organisation Renzo Piano is the leader, the only person who follows each design progress moving every month between Genoa and Paris, and alter-nating visits to construction sites in Europe and the United States.

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l’avanzare di tutti i progetti, spostandosi ogni mese tra Genova e Parigi, e alternando sopralluoghi nei cantieri in Europa e negli Stati Uniti.

Nelle settimane in cui non può personalmente dirigere le revisioni, Piano continua ad alimentare il serrato confronto con i Partner e i team di progetto attraverso conversazioni telefoniche e l’invio di schizzi e brevi note.

Tale ruolo apicale di coordinamento si riflette nell’attenta “proget-tazione” della sua postazione di lavoro (Conforti, 2015). Nello studio di Punta Nave - modellato su terrazzamenti collinari digradanti a stra-piombo sul mare - il grande tavolo da lavoro di Piano occupa una po-stazione centrale, visibile da ogni punto. Nella parete di fianco, a una trama regolare di pinze, sono affissi, ben in vista anch’essi, i blocchi di schizzi - uno per ogni progetto in corso - vergati a pennarello verde, che raccolgono gli appunti e le intuizioni che l’architetto genovese sedimen-ta nel tempo. Un’analoga parete di dossier di schizzi e appunti affianca la scrivania di Piano nello studio di Parigi. Queste raccolte sono a di-sposizione degli architetti, che possono così costantemente controllare le ultime evoluzioni di ogni progetto.

Il confronto continuo fra Piano e gli architetti dell’ufficio rappresenta il cardine del metodo progettuale e dell’attività quotidiana del Building Workshop. Lungo tutta la sua carriera l’architetto genovese ha sempre cercato una controparte con cui instaurare un confronto permanente: prima Richard Rogers tra il 1970 e il 1977, poi il geniale ingegnere ir-landese Peter Rice, sino alla prematura scomparsa nel 1992 (Rice, 1994) e consulenti che di volta in volta arricchiscono la genesi progettuale.

Piano ha dunque scelto una via intermedia tra i due estremi rappre-sentati della dimensione strettamente personale e autoriale del progetto, e della direzione gioco-forza distaccata di una grande partnership glo-bale, tra Glenn Murcutt e Foster + Partners, per citare due dei massimi architetti contemporanei che al pari di Piano sono stati insigniti del Pri-tzker Prize. Egli ha organizzato un ufficio costantemente teso sull’equi-librio tra l’esercizio della sua autorità e la libertà creativa affidata a un compatto gruppo di collaboratori.

Tale “sistema” ha permesso di mantenere una alta qualità dei progetti - incentrata attorno ad alcune cifre linguistiche ricorrenti come il peso figurativo affidato alle coperture che filtrano una rarefatta luce naturale, o le pareti laterali sfogliate, trasparenti e spesso sollevate da terra - e al contempo di apprezzare una varietà di linguaggio e soluzioni costruttive che differenziano il Renzo Piano Building Workshop dal ripetitivo por-tfolio delle cosiddette “archistar”: si vedano ad esempio le geometrie fluide della Jérôme Seydoux Pathé Foundation di Parigi (2006-2014) e del recentissimo Academy Museum of Motion Picture di Los Angeles (2012-2021), o l’ingegnoso impiego di blocchi di pietra nel rivestimen-to del Parlamenrivestimen-to maltese a La Valletta (2009-2015) che arricchisce il verbo della leggerezza e trasparenza che lo stesso Piano diffonde.

In the weeks when he cannot personally lead the design reviews, Piano continues to feed the close dialogue with Partners and pro-ject teams through telephone conversations and sending sketches and short notes.

This top coordinating role is reflected in the careful “design” of his workstation (Conforti, 2015). In the studio at Punta Nave - modelled on sloping hillside terraces overlooking the sea - Piano’s large work table occupies a central position, visible from every point. On the wall next door, with a regular weave of pliers, there are sketch blocks - one for each project in progress - laid out in green marker pen, which collect the notes and intuitions that the Genoese architect has accumulated over time. A similar wall of sketchbooks and notes sits next to Piano’s desk in his Paris office. These collections are available to architects, who can thus con-stantly monitor the latest developments in each project.

The continuous debate between Piano and the architects in the office represents the cornerstone of the design method and daily activity of the Building Workshop. Throughout his career, the Ge-noese architect has always sought a counterpart with whom to es-tablish a permanent confrontation: first Richard Rogers between 1970 and 1977, then the brilliant Irish engineer Peter Rice, until his premature death in 1992 (Rice, 1994) and consultants who from time to time enrich the design genesis.

Piano has therefore chosen an intermediate path between the two extremes represented by the strictly personal and authorita-tive dimension of design, and the detached game force of a great global partnership between Glenn Murcutt and Foster + Part-ners, to mention two of the greatest contemporary architects who, like Piano, have been awarded the Pritzker Prize. He has organ-ised an office constantly focused on the balance between the exer-cise of his authority and creative freedom entrusted to a compact group of collaborators.

This “system” made it possible to maintain a high quality of projects - centred around recurring linguistic figures such as the figurative weight entrusted to the roofs filtering rarefied natural light, or the flaky, transparent, often lifted off the ground side walls - and at the same time to appreciate a variety of language and construction solutions that differentiate Renzo Piano Building Workshop from the repetitive portfolio of the so-called “archis-tar”: see, for example, the fluid geometries of the Jérôme Seydoux Pathé Foundation in Paris (2006-2014) and the very recent Acad-emy Museum of Motion Picture in Los Angeles (2012-2021), or the ingenious use of stone blocks in the cladding of the Maltese Par-liament in Valletta (2009-2015), which enriches the issues of light-ness and transparency that Piano considers extremely important.

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Renzo Piano al suo tavolo da lavoro, ufficio di Punta Nave / Renzo Piano at his working desk, Punta Nave office, Genova, 2017. Renzo Piano e Bernard Plattner con il team di progetto / Renzo Piano and Bernard Plattner with the design team, Paris, 2016.

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References

Bernstein, P. (2018), Architecture Design Data. Practice competency in the era of computation, Birkhäuser, Basel. Carpo, M. (2011), The alphabet and the algorithm, MIT Press, Cambridge, MA.

Ciccarelli, L. (2016), “Renzo Piano Building Workshop. Officina genovese, officina parigina”, in L’Industria delle Costruzioni, n. 447, pp. 4-11. Ciccarelli, L. (2017), Renzo Piano prima di Renzo Piano. I maestri e gli esordi, Quodlibet - Fondazione Renzo Piano, Macerata.

Conforti, C. (2015), “Renzo Piano, un architecte à l’écoute de la ville”, in ArtItalies, n. 21, pp. 145-151. Cuff, D. (1991), Architecture. The story of practice, MIT Press, Cambridge, MA.

Fromonot F. (1999), “Parcours de la méthode”, in Cinqualbre, O. (ed.), Renzo Piano, un regard construit, Editions du Centre Pompidou, Paris. Gutman, R. (1988), Architectural Practice. A critical view, Princeton Architectural Press, New York.

Knox, P. & Taylor, P. (2005), “Toward a geography of the globalization of architecture office networks”, in Journal of Architectural Education, n. 3, pp. 23-32.

Rice, P. (1994), An engineer images, Artemis, London (trad. it. L’immaginazione costruttiva, Christian Marinotti, Milano, 2012).

Tombesi, P. (1999), “The carriage in the needle. Building design and flexible specialization systems”, in Journal of Architectural Education, n. 3, pp. 134-142.

Nella pagina successiva / Next page: festeggiamenti per il 75° compleanno di Renzo Piano allo Shard di Londra con tutto il personale del Building Workshop / celebration of Renzo Piano’s 75th birthday at the Shard in London with all the staff of the Building Workshop, 2012.

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