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Bollettino Politiche strutturali per l'agricoltura. N. 12 (ott.-dic. 2000)

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l sistema di monitoraggio degli interventi strutturali 2000/2006 rap presenta la naturale evoluzione dell’esperienza vissuta con il periodo di programmazione 1994/1999. Dopo aver avviato il processo di rac-colta sistematica dei dati in una banca centrale unica presso il Sistema informativo del Ministero del Tesoro, si trattava di recepire la crescente complessità del contesto, in particolare tenendo conto delle innovazio-ni normative con cui si è aperta la nuova fase di programmazione e delle ulteriori esigenze informatiche che ne scaturiscono.

L’IGRUE, in quanto titolare della funzione di monitoraggio a livello centrale, ha recepito queste istanze in diversi modi:

● dal punto di vista informativo, progettando un sistema esteso ai nuovi elemen-ti richieselemen-ti, che prevedesse la geselemen-tione dei daelemen-ti di attuazione dei progetelemen-ti, l’a-vanzamento procedurale, i controlli, le rendicontazioni di spesa;

● al punto di vista tecnico, realizzando una procedura software, che si presenta come uno strumento gestionale per le Amministrazioni titolari degli interventi e che sarà presto integrata da un’applicazione specifica per gli enti attuato-ri. Tra le innovazioni tecniche che caratterizzano il nuovo sistema, basti ricordare che la nuova procedura è predisposta per il fun-zionamento in rete locale e che le applicazioni per gli enti attuatori e per la consultazione della banca dati centrale utilizzano il web. In futuro, si darà un ulteriore impulso all’automazione, predisponendo le procedure che dovranno assicurare lo scambio in tempo reale delle informazioni tra tutti gli attori del processo (Commissione europea, Amministrazioni capofila, Autorità di Gestione e IGRUE); a questo scopo, è in corso la definizione di accordi e protocolli d’inte-sa con gli organismi coinvolti.

Il proposito è quello di migliorare l’efficienza com-plessiva del sistema, in termini di invio delle infor-mazioni al Centro e, quindi, di divulgazione all’e-sterno e, più precisamente, di garantire maggiore completezza e integrazione dei dati di avanzamen-to, attraverso il monitoraggio fisico (esteso agli

indi-Bollettino

n u m e r o

12

ottobre-dicembre 2000

1

ottobre/dicembre - 2000 numero 12 a cura

INEA

Istituto Nazionale di Economia Agraria

Direttore responsabile Francesco Mantino Responsabile di redazione Laura Viganò

Comitato di redazione Giuseppe Blasi, Emilio Gatto, Maria Luchetta, Alessandro Monteleone, Alessandra Pesce, Salvatore Petroli, Andrea Povellato, Daniela Storti, Paolo Zaggia, Annalisa Zezza Progetto grafico Benedetto Venuto

Elaborazioni statistiche Stefano Tomassini Supporto informatico Massimo Perinotto Segreteria Laura Guidarelli

Registrazione Tribunale di Roma n.671/97 del 15/12/1997 Sped. abb. post. art.2 Comma 20/C Legge 662/96 filiale Roma

Stampa Litografia Principe, Via E. Scarfoglio, 28 - Roma Finito di stampare nel mese di settembre 2001

dell’

Osservatorio Politiche Strutturali

D.M. MIPA N. 9138/95

Il sistema di monitoraggio

degli interventi comunitari

nella programmazione

2000-2006

Silvana Amadori

Ispettore Generale Capo I.G.R.U.E., Dipartimento Ragioneria Generale dello Stato, Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica

in questo numero

1 Editoriale● 2 Attualità I nuovi regolamenti sul con-trollo finanziario ● 5 A che punto siamo? Gli interventi a finalità strutturale tra vecchia e nuova programmazione ●

10 Regioni Il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Abruzzo, Il Piano di Sviluppo Rurale della Provincia Autonoma di Bolzano, Il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Liguria, Il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Lombardia, Il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Marche, Il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Valle d’Aosta, Il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Veneto ● 28 Legislazioni e fonti normati-ve ● 28 Miscellanea Pub-blicazioni e Documenti

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Editoriale

catori di risultato e di impatto) e quello procedurale delle misure e dei progetti.

Riguardo alla procedura software destinata alle Autorità di gestione, va precisato che, al momento, è stata attivata solo una parte delle funzionalità del sistema, mentre per altre è in corso la realizzazione, stante anche la recente approvazione dei regolamenti comunitari sui controlli.

Sui contenuti del software in termini di funzionalità e dati gestiti, le principali innovazioni che, a regime, carat-terizzeranno il nuovo sistema in locale si possono così sintetizzare:

● Le schede tecniche di misura e di progetto sono state arricchite di molte informazioni funzionali alla gestio-ne.

● E’ stato introdotto il monitoraggio procedurale a livello sia di programma che di misura e progetto: per la prima, si gestiscono le modalità di assegnazione del finanziamento, le fasi di istruttoria delle richieste di contributo e di selezione delle iniziative finanziabili; per i progetti ammessi, si gestiscono l’iter previsto e l’ef-fettiva realizzazione, in termini di avanzamento progettuale e tecnico-amministrativo, ovvero le date previ-ste ed effettive di realizzazione degli previ-step e le eventuali anomalie riscontrate.

● Una nuova funzionalità consente di elaborare i cronogrammi, ovvero le previsioni dell’andamento delle spese nel tempo.

● Riguardo alle attività di certificazione, sono state previste funzionalità per la formulazione delle dichiarazio-ni di spesa e la compilazione delle domande di pagamento, relativamente alla quota comudichiarazio-nitaria e a quella nazionale.

● Saranno introdotte le funzioni destinate a supportare le Amministrazioni nell’espletamento dei controlli fina-lizzati alla verifica dell’efficienza e dell’efficacia dei sistemi, ai sensi dei Regolamenti (CE) n. 438/01 e n. 448/01; queste funzioni consentiranno, da un lato, di valutare la coerenza e la completezza dei dati gestiti e, dall’altro, di tenere traccia delle verifiche effettuate, delle anomalie riscontrate e delle azioni correttive eventualmente intraprese.

I nuovi Regolamenti sul controllo

finanziario

di Antonino Laganà

Dirigente del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica - Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato - Ispettorato Generale per i Rapporti

Dopo circa un anno di gestazione, hanno visto la luce i Regolamenti (CE) nn. 438 e 448 del 2001, applicativi di alcuni articoli del Regolamento (CE) n. 1260/99 del Consiglio.

Detti regolamenti sono il frutto del notevolissimo sforzo della Commissione europea di voler unifor-mare, in tutti gli Stati membri, l'organizzazione delle strutture preposte alla gestione e al controllo dei contributi concessi nell'ambito dei Fondi strut-turali, nonché le procedure adottate, al fine di assicurare maggiore efficacia e trasparenza al processo di utilizzo delle risorse finanziarie messe disposizione.

In particolare, il Regolamento 438/01 ha inteso sanzionare, con particolare severità nei casi più gravi, quelle violazioni di norme o irregolarità sistemiche, in conseguenza delle quali si possa

ragionevolmente ritenere alto il rischio di perdita a cui sono esposte le casse comunitarie.

Appare di tutta evidenza come il Regolamento 438/01 vada a incidere fortemente sulle Amministrazioni titolari degli interventi che, tra l'altro, penalizzate dai vincoli imposti dal Trattato di Maastricht in termini di riduzione della spesa corrente e conseguente blocco delle assunzioni, avevano costituito, nel corso dei trascorsi periodi di programmazione, le proprie strutture organizza-tive, affinandone la capacità operativa relativa-mente al territorio e alle peculiarità della realtà cui erano preposte.

Anche per ciò che riguarda il Regolamento 448/01 è stata manifestata, sin dai primi incontri a Bruxelles, l'assoluta contrarietà degli Stati membri sia alla sua completa adozione sia alla sua forma regolamentare, ritenendolo troppo vessatorio e contrario al principio di partnership.

Detto Regolamento era sembrato non in linea con l'art. 39 del Regolamento 1260/99, laddove è pre-visto che la rettifica delle irregolarità debba avve-nire con riguardo alla loro ampiezza finanziaria e, di conseguenza, solo in relazione a una sua preci-sa quantificazione.

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E’ apparso sorprendente, quindi, come la Commissione europea, legata, nell'ambito della partnership, agli Stati membri e perciò a una forte concertazione durante le fasi di programmazione, attuazione e valutazione degli interventi, nonché in quella dell'attribuzione delle risorse, si erga a un certo momento super partes (quasi fosse un istituto bancario che revochi il fido a singoli clienti o addi-rittura a un'intera categoria di clienti), nel caso in cui siano rilevate eventuali violazioni di norme o irregolarità connesse ai sistemi di gestione e con-trollo, addirittura coinvolgendo gruppi di operazio-ni aventi caratteristiche simili a quella contestata, e applichi rettifiche estrapolate o forfettarie, scari-cando, tra l'altro, l'onere della prova sullo Stato membro.

In particolare, di seguito si cercherà di trattare qualche aspetto significativo del Reg. 438/01. L'Ispettorato Generale per i Rapporti finanziari con l'Unione europea (IGRUE) ha seguito i lavori relati-vi al predetto regolamento con particolare atten-zione e ha ottemperato, entro il termine previsto dal QCS - Obiettivo 1, agli obblighi di propria com-petenza:

● coordinare e indirizzare le azioni per la realizza-zione dei sistemi di gestione controllo;

● fornire indicazioni per la predisposizione della pista di controllo.

Al riguardo, è stato distribuito a tutte le ammini-strazioni interessate il documento "Sistemi di gestione e di controllo degli interventi cofinanziati dai Fondi strutturali comunitari per il periodo 2000-2006 ai sensi dell’art. 38 Regolamento CE n. 1260/99 - Linee guida per l'organizzazione dei siste-mi di gestione e controllo e per la predisposizione delle piste di controllo" (tale documento sarà disponibile sul sito Internet del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica: www.tesoro.it).

In sintesi, il complesso delle regole introdotte dalla normativa comunitaria si basa su alcune funzioni chiave connesse alla gestione e al controllo delle operazioni cofinanziate:

● controllo dell'efficacia e della regolarità gestio-nale da parte dell’Autorità di gestione;

● elaborazione, certificazione, presentazione delle dichiarazioni di pagamento alla Commissione e pagamento dei beneficiari, da parte dell’Autorità di pagamento;

● attività di controllo e di gestione finanziaria da parte dell’Organismo intermedio, che agisce sotto la responsabilità dell’autorità di gestione o di pagamento;

● Controllo ordinario - 1° livello, effettuato sia dal-l’autorità di gestione che di pagamento;

● Controllo a campione delle operazioni - 2° livel-lo, che riguarda la verifica dell'efficacia e del-l’affidabilità dei sistemi di controllo e di gestione e del raggiungimento degli obiettivi prefissati nei programmi operativi.

Principi organizzativi introdotti dal nuovo regola-mento, che sovrintendono all'attività delle funzioni sopra indicate, possono essere così individuati: ● Integrazione tra le componenti coinvolte:

l'atti-vità di gestione, l'analisi dei rischi, il controllo di primo e secondo livello devono influire l'uno sul-l'altro, innestando un processo di auto-correzio-ne del sistema.

● Segregazione delle funzioni: l'ufficio o le persone incaricate della gestione, del pagamento e del controllo di primo livello, anche se sottostanno a uno stesso dirigente, devono essere distinti e avere una ripartizione netta delle funzioni, assi-curando che tra essi vi sia un’adeguata separa-zione.

● Valutazione dei principali fattori di rischio: que-sti possono essere individuati, ad esempio, nel-l'eccessiva numerosità dei passaggi burocratici, nella complessità della normativa, nelle mode-ste competenze del personale, nelle misure con importi più elevati, nelle caratteristiche del beneficiario, ecc..

Una delle novità più significative è rappresentata, tra l’altro, dall’introduzione di una nuova figura, indipendente dalle autorità di gestione e di paga-mento, responsabile della certificazione delle dichiarazioni di spesa intermedie (art. 9). Detta figura, rappresentata da una persona o da un uffi-cio dell’autorità di pagamento, si frappone tra l’Ente e la Commissione, quasi a significare un ulti-mo baluardo a garanzia per entrambi. La specifi-cità delle dichiarazioni inserite nella certificazione sono tali da fugare ogni dubbio sulla validità e sulla fondatezza della domanda di pagamento. Il controllo a campione delle operazioni deve essere effettuato da un organo separato dalle autorità di gestione e di pagamento, che, oltre al compito di vigilare sul rispetto della normativa comunitaria e di verificare l'efficacia e l'affidabilità dei sistemi di gestione e controllo, è responsabile dei controlli da effettuarsi nel corso della gestione e, in ogni caso, prima della liquidazione finale del-l'intervento, riguardante almeno il 5% della spesa totale ammissibile e un campione rappresentativo di progetti e iniziative approvate.

A conclusione dell'intervento, una persona addet-ta o un apposito ufficio, indipendente dalle

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rità di gestione e di pagamento, dagli organismi intermedi e dalla persona o ufficio responsabile della certificazione di cui all'articolo 9 del Regolamento 438/01, dovrà rilasciare una dichia-razione, redatta sulla base del modello di cui all'allegato 3 del Regolamento in parola, tenendo conto, oltre che di un'analisi dei sistemi di gestione e controllo utilizzati dall’Amministrazione, anche delle risultanze dei controlli eseguiti. A tal fine val-gono tutti i controlli di primo e secondo livello, nonché quelli effettuati da organismi nazionali o comunitari di cui il dichiarante ha notizia.

Il Regolamento dà un notevole potere al dichia-rante: egli potrà effettuare tutti gli accertamenti che ritiene necessari per assicurare la correttezza delle dichiarazioni di spesa certificate e la regola-rità delle relative operazioni.

Tra le tematiche proposte dal nuovo regolamento, l’ultimo argomento che sarà trattato riguarda la pista di controllo.

Essa è un utilissimo strumento organizzativo, necessario alle attività di gestione e di controllo per ripercorrere i movimenti delle risorse finanzia-rie.

La principale definizione la troviamo nell'articolo 7 del Regolamento 438/01, laddove viene dichiara-ta adeguadichiara-ta una pisdichiara-ta di controllo quando, par-tendo dagli importi sintetici certificati alla Commissione, risulta possibile pervenire ai singoli documenti giustificativi e alle singole registrazioni di spesa, avendo come riferimento le corrispon-denti assegnazioni comunitarie e nazionali. Per la pista di controllo l’I.G.R.U.E. ha proposto, per il periodo 2000-2006, l'adozione delle seguenti classi di operazione (non più per fondi o per obiet-tivi, come era previsto dal Regolamento 2064/97): 1. realizzazione di opere pubbliche;

2. acquisizione di beni o servizi;

3. erogazione di finanziamenti e servizi a singoli destinatari.

Questa proposta è scaturita dall'idea di allineare la pista d’audit al monitoraggio fisico, finanziario e procedurale.

La costruzione della pista d'audit è stata definita attraverso tre modelli di analisi:

● macro processo, corrispondente alle classi di operazioni;

● processo, corrispondente alle fasi di: - programmazione;

- istruttoria; - attuazione; - rendicontazione;

● attività, descrizione della tipologia di attività esercitata dai vari soggetti.

Ogni attività di controllo conseguente sarà rappre-sentata avendo riguardo alle seguenti informazio-ni:

● responsabile del controllo;

● descrizione del controllo con individuazione della documentazione di riferimento;

● responsabile e localizzazione degli archivi; ● riferimenti normativi utilizzati nell'attività di

con-trollo.

La pista di controllo deve essere costantemente aggiornata.

Chiaramente, le problematiche sottese ad aspetti così tecnici e delicati sono molteplici e, pertanto, in questa sede, non risulta possibile trattarli in modo esaustivo.

Tuttavia, il Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, attraverso l’I.G.R.U.E. e il Servizio per le Politiche dei Fondi strutturali comunitari, in forza dell'esperienza maturata, sarà certamente un punto di riferimento costante per le Amministrazioni nel corso dell'at-tuale periodo di programmazione.

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Attualità

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Gli interventi a

fina-lità strutturale tra

vecchia e nuova

pro-grammazione

di Emilio Gatto - INEA

Con l’apertura della nuova fase di programmazione, le ammini-strazioni responsabili della gestione delle politiche sono state impegnate nel complesso processo di predisposizione dei programmi e, ove possibile, di avvio della realizzazione degli interventi previsti. Tuttavia, esse hanno dovuto contemporanea-mente accelerare la realizzazio-ne dei programmi del periodo ‘94/’99. Il 31 dicembre 2001, infatti, è il termine ultimo per tra-durre in concreti atti di spesa gli impegni di bilancio precedente-mente assunti.

Nel corso degli ultimi due anni si è lavorato molto per

incremen-tare il livello di utilizzo delle risor-se finanziarie previste; pertanto, gli ultimi dati disponibili, riferiti alla prima metà del 2000, evi-denziano una situazione che, in generale, non appare negativa.

Gli interventi nelle regioni

dell’Obiettivo 1

Nelle regioni italiane dello Obiettivo 1, al 30 giugno 2000, il rapporto tra impegni e risorse disponibili per l’intero Quadro Comunitario di Sostegno (QCS) è pari al 112%, mentre i pagamen-ti si sono attestapagamen-ti intorno al 67% del costo totale programmato. Più in particolare, gli impegni risultano completati anche per le misure cofinanziate dal FEOGA (106% delle risorse dispo-nibili), anche se l’erogazione dei pagamenti è piuttosto attardata. Il livello della spesa, infatti, è pari al 60% del costo totale

pre-visto, contro il 73% degli inter-venti cofinanziati dal FESR e il 64% di quelli del FSE.

Considerando i Programmi Operativi delle singole regioni, sempre con riferimento all’attua-zione finanziaria delle misure FEOGA, i risultati migliori sono quelli conseguiti da Basilicata, Calabria e Sardegna, che hanno superato il 70% nella capacità di spesa.

Le altre regioni fanno osservare livelli di spesa più contenuti, anche se si nota come, in molti casi, siano state proprio le ammi-nistrazioni in maggior ritardo a produrre una accelerazione più consistente nella capacità di spesa (tabella 2). Tale circostan-za lascia ovviamente ben spera-re sulle possibilità di utilizzaspera-re tutte le risorse a disposizione entro il termine ultimo del 31 dicembre 2001

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numero 12

ottobre/dicembre - 2000

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A che punto siamo?

Tabella 1 - QCS Italia Obiettivo 1 1994-1999. Attuazione finanziaria dei PO-parte FEOGA

(situazione al 30.06.2000)

Costo totale Impegni Pagamenti Capacità di Capacità di Capacità di

impegno spesa utilizzo

1 2 3 (2/1) (3/1) (3/2) .000 euro % PO Abruzzo 189.850 191.353 143.585 100,8 75,6 75,0 POP Basilicata 427.660 555.101 307.426 129,8 71,9 55,4 PO Calabria 508.173 579.048 367.296 113,9 72,3 63,4 POP Campania 600.913 611.983 239.500 101,8 39,9 39,1

Sovvenzione Globale Campania 66.470 66.448 3.455 100,0 5,2 5,2

POP Molise 221.489 228.284 128.257 103,1 57,9 56,2

POP Puglia 672.701 665.232 372.204 98,9 55,3 56,0

POP Sardegna 644.014 689.918 465.568 107,1 72,3 67,5

POP Sicilia 731.243 748.585 427.350 102,4 58,4 57,1

Totale Programmi Regionali 4.062.512 4.335.952 2.454.642 106,7 60,4 56,6

POM Attività di sostegno servizi di sviluppo 231.429 231.020 134.406 99,8 58,1 58,2 POM Valorizzazioni produzioni agricole 102.690 102.693 30.849 100,0 30,0 30,0 POM Sostegno costit. e attiv. prod. ort. 8.226 8.176 8.176 99,4 99,4 100,0

Totale Programmi Multiregionali 342.345 341.888 173.431 99,9 50,7 50,7

Totale 4.404.857 4.677.840 2.628.073 106,2 59,7 56,2

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numero 12 ottobre/dicembre - 2000

A che punto siamo?

Tabella 2 - QCS Italia Obiettivo 1 1994-1999. Capacità di spesa dei PO-parte FEOGA.

Raffronto tra livelli di attuazione al 31 dicembre di ogni anno (%)

Capacità di spesa 1995 1996 1997 1998 1999 2000 PO Abruzzo 6,2 11,8 39,7 58,1 72,1 75,6 POP Basilicata 9,5 18,8 29,4 51,1 67,6 71,9 PO Calabria 0,0 10,0 25,8 50,2 65,0 72,3 POP Campania 0,0 4,8 23,8 52,2 39,9 39,9 POP Molise 0,0 8,2 21,5 34,7 48,1 57,9 POP Puglia 0,7 6,6 21,7 29,9 42,5 55,3 POP Sardegna 13,4 28,8 36,1 51,9 64,7 72,3 POP Sicilia 3,9 12,9 27,7 40,8 46,7 58,4

Totale Programmi Regionali 4,5 13,4 27,2 44,1 52,9 60,4

POM Attività di sostegno servizi di sviluppo 0,0 16,5 38,5 49,8 58,1 58,1

POM Valorizzazioni produzioni agricole 0,0 0,0 0,3 5,4 26,9 30,0

POM Sostegno costit. e attiv. prod. ort. 0,0 0,0 0,0 60,9 99,4 99,4

Totale Programmi Multiregionali 0,0 10,9 24,9 35,2 49,7 50,7

Totale 4,2 13,2 27,0 43,4 52,6 59,7

* dati al 30 giugno 2000 Fonte: SIRGS

Tabella 3 - QCS Italia Obiettivo 1 1994-1999. Attuazione finanziaria dei PO-parte FEOGA

per tipologie omogenee di investimento (situazione al 30.06.2000)

Costo totale Impegni Pagamenti Capacità di Capacità di Capacità di

impegno spesa utilizzo

1 2 3 (2/1) (3/1) (3/2)

.000 euro %

Infrastrutture 370.921 442.418 197.719 119,3 53,3 44,7

Ambiente e difesa suolo 206.591 210.402 161.416 101,8 78,1 76,7

Servizi allo sviluppo 188.643 173.686 96.258 92,1 51,0 55,4

Promozione 58.906 44.922 8.270 76,3 14,0 18,4

Diversificazione 213.633 254.644 104.066 119,2 48,7 40,9

Strutture aziendali 2.630.027 2.821.559 1.573.664 107,3 59,8 55,8

- Riconversione 1.269.600 1.400.173 743.904 110,3 58,6 53,1

- Reg. 950/97 730.554 788.275 545.257 107,9 74,6 69,2

- Strutture di trasf. e comm. 629.873 633.110 284.504 100,5 45,2 44,9

Progetti finalizzati 24.000 25.182 14.729 104,9 61,4 58,5

Totale 3.692.721 3.972.812 2.156.121 107,6 58,4 54,3

Misure in corso 303.322 296.692 295.066 97,8 97,3 99,5

TOTALE GENERALE 3.996.042 4.269.504 2.451.187 106,8 61,3 57,4

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Per quanto riguarda invece, i Programmi Operativi Multiregionali, si nota che il POM per il Sostegno alla costitu-zione ed all’attività delle orga-nizzazione dei produttori orto-frutticoli ha ormai utilizzato tutte le risorse a disposizione. Ciò gra-zie al fatto che la maggior parte dei beneficiari è costituita da organizzazioni preesistenti e già operanti. All’estremo opposto troviamo il POM Servizi per la valorizzazione commerciale delle produzioni agricole meri-dionali, che non ha ancora rag-giunto il 30% nella capacità di spesa. Il ritardo, in questo caso, è da attribuire, in buona parte, ai tempi particolarmente lunghi richiesti dalla costituzione e dalla selezione dei nuovi orga-nismi beneficiari degli interven-ti, le Macro Organizzazioni Commerciali (MOC). Il POM a favore dell’Attività di sostegno ai servizi di sviluppo per l’agri-coltura, invece, ha fatto regi-strare una buona performance, avendo utilizzato oltre il 58% delle risorse finanziarie a dispo-sizione. Tale risultato appare positivo, soprattutto se si consi-dera che la selezione di un secondo gruppo di progetti di ricerca - finanziati attraverso la Misura 2 del programma - è avvenuta solo alla fine del 1998, a seguito di una ripro-grammazione che ne ha incre-mentato la dotazione finanzia-ria.

Se si presta attenzione all'anda-mento dei pagamenti relativi alle differenti tipologie di inter-vento, si osserva che la capa-cità di spesa è più elevata per gli interventi a favore di ambiente e difesa del suolo (oltre il 78%), che racchiudono un insieme di azioni finalizzate alla salvaguardia e alla valoriz-zazione delle risorse naturali, di estremo rilievo per i territori rurali. Buoni risultati sono stati

ottenuti anche dagli interventi per il miglioramento delle strut-ture aziendali, previsti dal Reg. 950/97, per i quali il rapporto tra pagamenti e costo totale previ-sto si è attestato sul 75%. Sono nettamente più in ritardo, inve-ce, le azioni a favore della “pro-mozione”, con un livello di pagamenti pari al solo 14% della spesa programmata. Al loro interno, del resto, è possibi-le finanziare una serie di inter-venti per la valorizzazione e la promozione delle produzioni tipiche (azioni di marketing o creazione di marchi, ad esem-pio) di interesse rilevante per la valorizzazione dei territori rurali.

Gli interventi nelle aree

dell’Obiettivo 5b

Per quanto riguarda i program-mi a finalità strutturale relativi all’Obiettivo 5b, bisogna sottoli-neare, da un lato, che le risorse complessivamente disponibili, hanno subito un notevole incre-mento nel corso del ’98, allo scopo di assicurare risorse aggiuntive ai DocUP delle Regioni Umbria e Marche, colpi-te dal sisma del ’97. Dall’altro, nel corso del ’99, sono state effet-tuate importanti rimodulazioni dei piani finanziari di alcuni Documenti, che hanno determi-nato un ridimensionamento della dotazione inizialmente pre-vista (anche in considerazione della necessità di concludere l’assunzione degli impegni di

spesa entro il 31 dicembre '99). Pertanto, il costo totale degli investimenti è passato dai 4,7 miliardi di euro inizialmente pre-visti ai 5,1 miliardi di euro. Nel corso del ’99, la capacità di spesa per l’insieme dei DocUP ha subito un netto incremento, pas-sando dal 31% del dicembre ’98 al 51% del ’99, per attestarsi al 58% nella prima metà del 2000. Le risorse aggiuntive per l'Umbria e le Marche, però, ridu-cono sensibilmente l'incidenza media della spesa sul totale delle risorse. Senza considerare l'assegnazione aggiuntiva per questi programmi, infatti, i paga-menti risultano di poco inferiori al 70% del costo totale previsto. Considerando il livello di utilizzo delle risorse disponibili per cia-scun Fondo, si può notare come gli interventi più avanzati, sotto il profilo dell’attuazione finanzia-ria, siano quelli cofinanziati dal FESR. Per essi i pagamenti effet-tuati dalle amministrazioni regio-nali, in rapporto alle risorse pro-grammate, passano dal 33% del ’98 al 57% del ‘99, per raggiun-gere il 63% nella prima metà del 2000. Gli interventi FSE - che pre-sentano una dotazione di risorse nettamente più contenuta - nello stesso periodo si attestano sul 61%, contro il 33% del ’98 e il 53% del ’99. Gli interventi FEOGA, invece, risultano più attardati, passando dal 32% del ’98 al 41% del ’99, per attestarsi al 50% nel 2000 (tabella 5).

Tabella 4 - DocUP Obiettivo 5b. Rapporto tra pagamenti

e spesa programmata nel quadriennio 1997-2000 (%) 1997 1998 1999 2000 FEOGA 19,3 27,4 41,3 49,5 FESR 18,1 33,3 57,0 62,6 FSE 19,7 31,6 52,7 61,3 Totale 18,6 31,2 51,0 57,7

Fonte: elaborazioni INEA su dati SIRGS

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L’attuazione finanziaria, però, risulta molto diversa tra le singo-le regioni. Per un folto gruppo di programmi, le risorse utilizzate (i pagamenti effettuati a favore dei destinatari degli interventi) superano il 70% del costo totale previsto. Si tratta dei DocUP delle Provincie Autonome di Trento e Bolzano, della Toscana, della Liguria, del Friuli e della Lombardia. Queste due ultime

regioni, in particolare, risultano vicine al completamento degli interventi, con un livello della spesa superiore al 90% (tabella 6).

Altri programmi, invece, eviden-ziano ritardi nella capacità di spesa. Tra questi, senza conside-rare Umbria e Marche, troviamo i DocUP del Lazio e del Veneto, il cui livello di pagamenti è

prossi-mo al 60%. Anche per gli aiuti agli investimenti nelle PMI, a titolarità del Ministero dell'indu-stria, il livello di attuazione non supera il 60%.

Gli interventi del periodo

di programmazione

2000-2006

Come noto, la programmazione degli interventi FEOGA assume modalità differenti tra le regioni fuori Obiettivo 1 e quelle dell’Obiettivo 1.

Nelle prime, tutti gli interventi relativi alle strutture agricole e allo sviluppo rurale trovano col-locazione all’interno dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR), con il cofi-nanziamento del FEOGA-Garanzia. Nelle regioni Obiettivo 1, invece, il PSR comprende le ex misure di accompagnamento e le indennità compensative, men-tre i restanti interventi sono

inte-A che punto siamo?

Tabella 5 - DocUp Obiettivo 5b. Il livello di utilizzo delle risorse

pro-grammate per fondo (situazione al 30.06.2000)

Costo totale Impegni Pagamenti Capacità di Capacità di Capacità di

impegno spesa utilizzo

1 2 3 (2/1) (3/1) (3/2) .000 euro % FEOGA 1.905.882 2.001.901 944.044 105,0 49,5 47,2 FESR 2.985.120 3.175.218 1.869.367 106,4 62,6 58,9 FSE 285.578 283.466 175.097 99,3 61,3 61,8 Totale 5.176.580 5.460.585 2.988.508 105,5 57,7 54,7 Fonte: SIRGS

Tabella 6 - DocUp Obiettivo 5b. Efficienza attuativa dei programmi regionali (situazione al

30.06.2000)

Costo totale Impegni Pagamenti Capacità di Capacità di Capacità di

impegno spesa utilizzo

1 2 3 (2/1) (3/1) (3/2) .000 euro % Val d'Aosta 14.282 15.662 9.301 109,7 65,1 59,4 Piemonte 293.140 307.305 192.467 104,8 65,7 62,6 Lombardia 160.729 180.523 148.381 112,3 92,3 82,2 Bolzano 148.098 162.129 113.059 109,5 76,3 69,7 Trento 56.452 71.416 41.882 126,5 74,2 58,6 Veneto 540.272 506.975 326.518 93,8 60,4 64,4 Friuli 197.822 254.924 178.635 128,9 90,3 70,1 Liguria 106.259 119.067 90.977 112,1 85,6 76,4 Emilia R. 199.710 208.900 134.279 104,6 67,2 64,3 Toscana 492.625 581.990 372.055 118,1 75,5 63,9 Umbria 978.868 1.032.156 338.329 105,4 34,6 32,8 Marche 644.055 639.469 251.802 99,3 39,1 39,4 Lazio 369.902 372.283 203.060 100,6 54,9 54,5

Totale interventi a titolarità regionale 4.202.212 4.452.799 2.400.744 106,0 57,1 53,9 Misure a titolarità Ministero dell'Industria 974.368 1.007.786 587.764 103,4 60,3 58,3

Totale 5.176.580 5.460.585 2.988.508 105,5 57,7 54,7

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grati nella programmazione dei Fondi strutturali, nell’ambito dei Programmi Operativi Regionali (POR), con il cofinanziamento della sezione Orientamento del FEOGA.

I PSR e i POR sono tutti definitiva-mente approvati, ad eccezione dei Piani di Sviluppo Rurale della Basilicata e della Sardegna, attualmente in via di approvazione.

Per i POR dell’Obiettivo 1, però, va ricordato che, per conseguire la piena operatività, ciascuna Autorità di gestione deve predi-sporre il Complemento di Programmazione (CdP), al cui

interno sono definite le categorie di beneficiari finali delle misure, il piano finanziario, i provvedi-menti tesi a soddisfare le esigen-ze di gestione, sorveglianza e valutazione dei programmi, le misure previste per la pubbliciz-zazione degli interventi. Attualmente i CdP sono in fase di approvazione da parte dei Comitati di Sorveglianza e, per-tanto, l'attuazione degli inter-venti non ha ancora avuto avvio (anche se, in molti casi, le amministrazioni hanno già pre-parato i bandi per la raccolta delle domande di finanziamen-to).

Per quanto riguarda i PSR,

inve-ce, le regioni hanno dato avvio alle procedure necessarie per la selezione dei beneficiari e hanno effettuato le prime richieste di rimborso all’AGEA per la liquida-zione delle spese sostenute nel-l’anno 2000. Nelnel-l’anno iniziale dei nuovi piani, è stato liquidato oltre 1 miliardo di euro di risorse pubbliche, con un livello di quota FEOGA pari a circa 700 milioni di euro (tabella 7). In realtà, oltre il 90% delle somme erogate è stato destinato alle misure di accompagnamen-to ereditate dalle precedente fase di programmazione e una quota inferiore al 10% è servita a finanziare nuovi interventi

A che punto siamo?

Tabella 7 - Spesa sostenute dai PSR nell’anno finanziario 2000. Distribuzione regionale

Totale Quota FEOGA Quota Nazionale Quota Regionale .000 euro Piemonte 87.844,6 43.923,1 43.921,5 -Valle d'Aosta 4.829,0 2.414,5 2.414,5 -Lombardia 106.805,3 53.402,8 53.402,6 -P.A. Bolzano 31.308,3 15.654,1 15.654,1 -P.A. Trento 10.709,6 5.355,0 5.354,6 -Veneto 45.141,8 22.577,3 22.401,7 162,8

Friuli Venezia Giulia 10.591,3 5.295,6 5.295,6

-Liguria 9.725,3 4.862,6 4.862,6 -Emilia Romagna 104.871,0 52.438,1 50.045,0 2.388,0 Toscana 120.013,0 60.006,5 54.024,0 5.982,5 Umbria 55.389,7 27.358,5 27.698,1 333,2 Marche 50.607,3 22.950,4 24.909,0 2.748,0 Lazio 52.669,5 26.335,5 25.698,5 635,5 Abruzzo 25.444,0 13.933,2 10.270,5 1.240,2

Totale PSR fuori Obiettivo 1 715.949,7 356.507,2 345.952,4 13.490,1

Molise 4.362,5 3.155,3 1.207,2 -Campania 20.185,8 15.139,4 5.046,5 -Puglia 82.265,3 61.699,6 20.565,7 -Basilicata 42.373,3 31.780,0 10.593,3 -Calabria 122.083,6 91.562,7 30.520,9 -Sicilia 118.986,3 89.221,7 29.764,6 -Sardegna 99.571,2 74.680,0 24.891,3 -Totale PSR Obiettivo 1 489.828,1 367.238,7 122.589,4 -Totale 1.205.777,7 723.745,9 468.541,8 13.490,1 Fonte: AGEA

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In questo numero si conclude la presentazione sin-tetica dei Piani di Sviluppo Rurale delle Regioni fuori Obiettivo 1 per il periodo di programmazione 2000-2006, curata dai rappresentanti delle singole Regioni.

Il Piano di Sviluppo Rurale della

Regione Abruzzo

di Luigi Santilli

Direttore Regionale della Direzione Agricoltura, Foreste e Sviluppo Rurale, Alimentazione, Caccia e Pesca, Regione Abruzzo

Nell’ambito della programmazione dei Fondi strut-turali per il periodo 2000-2006, la Regione Abruzzo ha predisposto, ai sensi del Reg. (CE) 1257/99, il

Piano di Sviluppo Rurale (P.S.R.), approvato con Decisione della Commissione C(2000) n. 2151 del 20 Luglio 2000.

Il tetto di investimenti consentito dall’attivazione del P.S.R. è pari a 405,97 Meuro, con una parteci-pazione finanziaria così distinta:

1) FEOGA Garanzia, Meuro 132,66;

2) Stato membro e Regione, Meuro 159,92; 3) Privati, Meuro 113,39.

La filosofia che ha ispirato la stesura e la struttura-zione del P.S.R. è quella di assicurare livelli ade-guati di sviluppo nelle aree rurali regionali. Tale concetto implica una doverosa distinzione tra:

a) Aree marginali agricole, dove le condizioni di (tabella 8). In relazione a questi

ultimi, si nota che la maggior parte delle risorse ha finanziato la misura relativa all’insedia-mento dei giovani agricoltori, mentre una quota inferiore è

stata riservata alle indennità compensative, agli investimenti aziendali e alle nuove misure agroambientali. Le spese soste-nute nelle regioni Obiettivo 1 sono relative esclusivamente a

vecchi impegni; l’approvazione dei PSR, infatti, non è giunta in tempo utile per l’apertura dei bandi relativi agli interventi pre-visti per il periodo 2000-2006.

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Regioni

A che punto siamo?

Tabella 7 - Spesa sostenute dai PSR nell’anno finanziario 2000. Distribuzione regionale

Totale Quota FEOGA Quota Nazionale Quota Regionale .000 euro

Investimenti nelle aziende agricole 13.336,7 4.031,8 6.901,6 2.403,3

Insediamento giovani agricoltori 72.498,8 36.249,4 25.374,6 10.874,8

Prepensionamento 6.162,8 3.912,9 2.249,9 0,0 - nuovi impegni 0,0 0,0 0,0 - impegni ex Reg. 2079/92 6.162,8 3.912,9 2.249,9 0,0 Indennità compensative 20.671,9 10.336,0 10.336,0 0,0 Misure agroambientali 911.466,8 557.024,8 354.442,0 0,0 - nuovi impegni 2.979,5 1.489,7 1.489,7 0,0 - impegni ex Reg. 2078/92 908.487,3 555.535,1 352.952,2 0,0

Imboschimento delle superfici agricole 180.337,2 111.593,8 68.743,3 0,0

- nuovi impegni 0,0 0,0 0,0 0,0

- impegni ex Reg. 2080/92 180.337,2 111.593,8 68.743,3 0,0

Commercializz. prodotti agricoli di qualità 1.303,6 597,2 494,5 211,9

Totale nuove misure 110.790,5 52.704,1 44.596,4 13.490,1

Totale ex misure di accompagnamento 1.094.987,2 671.041,7 423.945,5 0,0

Totale generale 1.205.777,7 723.745,9 468.541,8 13.490,1

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Regioni

sostenibilità vanno accompagnate da azioni sinergiche e pianificate tra vari settori, dall’agri-coltura all’ambiente, dall’artigianato locale alla formazione, dal turismo ai servizi essenziali (tra-sporti e viabilità, energia, servizi sanitari e infor-mativi adeguati, sport e tempo libero, assisten-za agli anziani, ecc.). Si tratta di zone dove l’a-gricoltura non consente di raggiungere redditi di autosufficienza, ma, comunque, è presente e va sostenuta insieme ad altre attività produttive in un contesto difficile, da rendere più vivibile. Il miglioramento delle condizioni di vita agevola il permanere di un tessuto sociale in un ambien-te da tuambien-telare, valorizzare e, possibilmenambien-te, rin-giovanire, creando attrattive e opportunità per le forze lavoro emergenti.

b) Aree vocate a una agricoltura di mercato, eser-citata in aziende operanti in condizioni ambien-tali più favorevoli e in un contesto sociale più avanzato, ben collegato con i centri urbani e con il sistema viario e dei trasporti e che ora, pur producendo ricchezza, si trova in condizioni strutturali di estrema debolezza, determinata per lo più dall’aumento della concorrenza sui mercati mondiali. In qualsiasi periodo dell’anno (non esiste più la stagionalità di un prodotto), infatti, arrivano prodotti provenienti da paesi extra-europei, dove la tecnologia esportata anche dall’Italia (macchine agricole, impianti di lavorazione e trasformazione) ha consentito una organizzazione agricola tale da realizzare prodotti a bassissimo prezzo, determinato da costi unitari nettamente inferiori, grazie alla minore incidenza del costo del lavoro e al miglior rapporto ‘ettari/macchine agricole’. A tutto ciò, si aggiunga il ritrovato spirito di solida-rietà dell’Europa, che ha aperto le frontiere ai Paesi con difficoltà sociali ed economiche, abbattendo le protezioni relative ai prodotti mediterranei, che non incidono, però, sull’eco-nomia agricola olandese e tedesca, ad esem-pio, mentre, influiranno sui redditi delle aziende del Centro-Sud.

Partendo da questa semplice e non esaustiva distinzione, gli obiettivi prioritari che il Programma di Sviluppo Rurale ha fissato per i prossimi sei anni sono:

1.Salvaguardia e valorizzazione delle risorse ambientali e naturali, incentivandone l’utilizzo sostenibile, attraverso l’attivazione delle seguen-ti misure:

● misura f) - misure agroambientali, volte a ren-dere meno impattante l’agricoltura, tramite l’adozione di tecniche agricole integrate o biologiche, l’estensivizzazione delle colture e

degli allevamenti e un migliore utilizzo dei pascoli. Nel periodo di programmazione 2000-2006, le risorse allocate sono pari a circa 83 Meuro, comprese quelle dovute al trasci-namento degli impegni assunti con il Reg. (CEE) 2078/92;

● misura j) - miglioramento fondiario, per una più efficace difesa e conservazione del suolo attraverso l’attivazione dei Consorzi di Bonifica; le risorse da impegnare sono pari a 10 Meuro circa, da ridurre a 5 Meuro in sede di modifica al P.S.R.;

● misura h) - imboschimento delle superfici agricole, per incrementare il patrimonio fore-stale sia destinato a finalità produttive, sia legato al miglioramento ambientale; le risor-se destinate si attestano sui 35 Meuro, che non consentono ulteriori investimenti in quanto tali risorse non sono nemmeno suffi-cienti a dare risposta agli impegni pluriennali assunti con il Reg. (CEE) 2080/92;

● misura i) - altre misure forestali, legate al mantenimento e allo sviluppo delle funzioni economiche, ecologiche e sociali, anche attraverso azioni di ricostituzione del patrimo-nio boschivo danneggiato da calamità; le risorse assegnate sono pari a 10 Meuro, da ridurre a 5 Meuro in sede di modifica al P.S.R.;

Complessivamente, per tale priorità di intervento la partecipazione pubblica raggiunge quasi il 100% con circa 128 Meuro.

2.Ammodernamento del sistema produttivo delle aree rurali, con l’attivazione delle seguenti misu-re:

● misura a) - Investimenti nelle aziende agrico-le, finalizzati al miglioramento strutturale e all’adeguamento tecnologico del sistema agricolo; nel periodo di programmazione, gli investimenti complessivi consentiti ammonta-no a 120 Meuro, con una partecipazione pubblica di 54 Meuro e una privata di 66 Meuro;

● misura b) - Insediamento giovani agricoltori, tesa a contrastare il processo di spopolamen-to delle aree rurali e a favorire il ricambio generazionale; le risorse assegnate ammon-tano a circa 25 Meuro a totale carico pubbli-co;

● misura c) - formazione, finalizzata al riorienta-mento qualitativo delle produzioni e a una gestione aziendale redditizia e compatibile con l’ambiente; viene accordata una priorità ai giovani agricoltori nell’attribuzione delle

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Regioni

risorse finanziarie;

● misura d) - prepensionamento, finalizzato anch’esso al ricambio generazionale;

● misura g) - miglioramento delle condizioni di trasformazione dei prodotti agricoli, per razio-nalizzare i processi di lavorazione, trasforma-zione e commercializzatrasforma-zione dei prodotti coli e zootecnici e restituire agli operatori agri-coli parte del valore aggiunto che ne conse-gue; la misura è rivolta ai prodotti regionali strategici e alle produzioni emergenti e di nic-chia; nel periodo di programmazione gli inve-stimenti complessivi consentiti ammontano a 49 Meuro circa, con una partecipazione pub-blica di 20 Meuro e una privata di 29 Meuro; ● misura p) - diversificazione delle attività in

agricoltura e sviluppo di attività plurime, con l’obiettivo di salvaguardare i livelli di reddito e occupazionali del settore agricolo, attraver-so iniziative che possano generare fonti alter-native di reddito. Il P.S.R. ha destinato alla presente misura 30 Meuro, con una parteci-pazione pubblica del 40% e una privata che si attesta sui 18 Meuro.

Complessivamente, per il conseguimento di que-sto secondo obiettivo prioritario, si prevede di atti-vare investimenti per circa 228 Meuro, con una partecipazione pubblica di 115 Meuro e una pri-vata pari a 113 Meuro.

3.Mantenimento e rafforzamento del tessuto socioeconomico e vitale delle aree rurali, con l’attivazione delle seguenti misure:

● misura e) - zone svantaggiate e zone soggette a vincoli ambientali, per compensare le limi-tazioni economiche dell’attività agricola eser-citata nelle zone montane e difficili e contri-buire al mantenimento (inteso come presen-za) delle popolazioni in queste aree, a difesa e tutela anche del patrimonio ambientale; le risorse relative ammontano a 24 Meuro a totale carico pubblico;

● misura n) - servizi essenziali per l’economia e la popolazione rurale, tesi a migliorare le con-dizioni di vita nell’ambiente rurale e a ridurre l’isolamento, mediante l’attivazione di centra-li di telelavoro e di sistemi di comunicazione a fini assistenziali e culturali; le risorse com-plessivamente destinate dal P.S.R. a tale misura sono pari a 2,29 Meuro;

Questa è, in sintesi, l’articolazione del P.S.R., che trova applicazione su tutto il territorio regionale con diversificazioni contributive che, per gli inve-stimenti, privilegiano i giovani imprenditori al di sotto di 40 anni, in misura maggiore del 5%; lo

stesso dicasi per le aziende localizzate in zone svantaggiate e montane rispetto alle altre zone. Tuttavia, è emersa la necessità di presentare, alla Commissione europea, una proposta di modifica al P.S.R., tenuto conto che:

1. Il nuovo Organo di Direzione Politica e il Componente la Giunta con delega all’Agricoltura ritengono strategiche alcune misure tralasciate nella stesura del documento di programmazione 2000-2006; si tratta di misu-re che hanno una decisiva ricaduta per l’agri-coltura di mercato, che dal 2007, probabilmen-te, non potrà più usufruire della compartecipa-zione dei Fondi strutturali;

2. In certe misure (come, ad esempio, la misura a -Investimenti aziendali), alcuni comparti produt-tivi, quali il vitivinicolo e l’oleario, le piante offi-cinali e aromatiche, il tabacco e l’uva da tavo-la, non sono stati previsti nell’ambito delle manifestazioni di interesse, senza possibilità di recupero, dal momento che anche il documen-to relativo agli “Sbocchi di mercadocumen-to” non li ha considerati.

3. La pianificazione finanziaria che accompagna il Piano di Sviluppo Rurale contiene un errore previsionale molto evidente (misura h -Imboschimento delle superfici agricole), ossia la mancata considerazione delle risorse finanziarie occorrenti per gli impegni poliennali assunti con gli operatori agricoli, nel periodo di program-mazione 1994-1999, relativi al Reg. 2080/92; tale circostanza non consente l’attivazione di bandi concorsuali, come previsto dal documento pro-grammatico, e impone una mirata modifica al P.S.R. regionale;

4. Per la misura appena considerata, inoltre, la quota a carico del FEOGA nell’arco dei 7 anni è stata calcolata al 50%, senza tenere conto del fabbisogno finanziario connesso agli impegni presi prima del 1° Gennaio 1997, quando la Regione Abruzzo era ancora interessata dall’O-biettivo 1 e il contributo del FEOGA Orientamento costituiva il 75% dell’investimen-to. Un calcolo più verosimile e ragionato e senza prevedere nuove assunzioni di impegni per nuovi bandi concorsuali individua un fabbi-sogno finanziario complessivo di 35,26 Meuro, con una quota a carico del FEOGA pari a 21,42 Meuro (circa il 60%), in luogo dei 16, 83 Meuro previsti.

Vanno recuperati dal P.S.R. 4,59 Meuro a carico del FEOGA, che portano gli investimenti comples-sivi che ne conseguono a 397,67 Meuro in luogo di 405,97 Meuro.

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Il Piano di sviluppo rurale della

Provincia Autonoma di Bolzano

di Albert Wurzer

Direttore del Dipartimento all’Agricoltura e Patrimonio della Provincia Autonoma di Bolzano

Il Piano di Sviluppo Rurale della Provincia Autonoma (PA) di Bolzano è stato presentato alla Commissione europea il 3 gennaio 2000 ed è stato approvato dal Comitato STAR il successivo 13 luglio 2000. La Decisione finale di approvazione, invece, è giunta il 15 settembre 2000.

Il territorio

Il territorio della PA di Bolzano si caratterizza per la presenza di grandi estensioni montane con terreni lisciviati, superficiali e con forte inclinazione, a cui si contrappongono gli esigui fondovalle, caratte-rizzati da terreni e condizioni climatiche migliori. Il clima è continentale, con inverni freddi e secchi ed estati calde e piovose, con numerosi eventi temporaleschi. Ciò si ripercuote sulla distribuzione della popolazione e degli insediamenti abitativi e sulla tipologia di sviluppo socio-economico e agri-colo perseguibile. Da una parte, infatti, i fondoval-le e fondoval-le zone pedemontane, che rappresentano una percentuale limitata della superficie

territoria-13

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Regioni

Punti di forza

1.qualità dei prodotti agricoli: l’influenza climatica permette una produzione agricola di eccellente livello qualitativo. La vocazione alla frutti-viti-coltura delle zone più fertili e la disponibilità di ampie superfici foraggere nelle aree montane garantisce l’ottenimento di prodotti che trovano ampia collocazione sui mercati, grazie all’elevata qualità organolettica;

2.rispetto ambientale: tra gli operatori del settore è ampiamente diffusa la consapevolezza del lega-me inscindibile tra salvaguardia dell’ambiente e qualità dei risultati produttivi. Sono una testimo-nianza di ciò la diffusione della lotta integrata in frutticoltura e l’utilizzo di pratiche ecocompatibili in campo zootecnico;

3.interdipendenza tra l’agricoltura e gli altri settori produttivi: il settore agricolo presenta forti caratteri di interdipendenza con i restanti settori produttivi, in particolare con quelli delle piccole e medie imprese e dei servizi, compreso il turismo;

4.maso chiuso: l’esistenza dell’istituto del maso chiu-so impedisce la frammentazione delle già esigue dimensioni aziendali in caso di successione eredi-taria e si pone pertanto come un freno al rischio sempre maggiore di abbandono dell’attività agri-cola da parte della popolazione rurale;

5.forte tendenza all’associazionismo: radicato da ormai più di un secolo è lo spirito associazionistico che permea a tutti i livelli il settore agricolo e quel-lo forestale, consentendo così di compensare gli svantaggi e le debolezze legate alle ridotte dimen-sioni aziendali.

Punti di debolezza

1.ridotte dimensioni aziendali: le aziende agricole provinciali hanno generalmente dimensioni ridot-te, nel caso sia di quelle zootecniche di monta-gna, che soprattutto di quelle frutti-viticole di fon-dovalle. Le dimensioni, quindi, rappresentano un forte limite alla competitività aziendale, soprattut-to se confrontate con quelle delle aziende agricole delle regioni di pianura;

2.alti costi fissi: la prima conseguenza delle esigue dimensioni aziendali è rappresentata dagli elevati costi di produzione, in particolare dei costi fissi, che penalizzano fortemente gli imprenditori agri-coli, erodendo in maniera sensibile i ricavi; 3.aziende accessorie: la ridotta redditività

dell’atti-vità agricola, dovuta agli elevati costi di produzio-ne delle colture di pregio e agli svantaggi ambientali e strutturali, impone agli imprenditori agricoli l’esercizio di attività extragricole, al fine di disporre di fonti di reddito alternative;

4.forma di conduzione diretta: le aziende agricole provinciali sono, per la quasi totalità (circa il 95%), a conduzione diretta, a dimostrazione del fatto che manca un sistema agricolo basato su concetti industriali. E’ certamente significativo il fatto che l’agricoltura provinciale si trovi, quindi, in una posizione di notevole svantaggio competitivo sui mercati agricoli nazionali e comunitari, rispetto ad altre regioni;

5.Ridotte alternative colturali: nelle zone di produ-zione frutticola e in quelle montane a vocaprodu-zione zootecnica mancano reali alternative colturali. Ciò espone l’agricoltura provinciale a maggiori rischi congiunturali, determinando la necessità, per il sistema agricolo, di fondare la propria sopravvivenza a lungo termine soprattutto sulla qualità superiore dei prodotti agricoli.

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le, si contraddistinguono per l’elevata antropizza-zione, la concentrazione delle attività produttive e, per quanto riguarda l’agricoltura, la presenza di coltivazioni arboree di pregio e a elevato reddito. Dall’altra, nelle zone situate sopra i 900 metri di altitudine, si assiste a una progressiva rarefazione degli insediamenti, con una conseguente contra-zione delle attività produttive e, per quanto riguar-da l’agricoltura, una progressiva estensivizzazione colturale, con un utilizzo foraggero-zootecnico dei terreni superficiali e in pendio e con un’ampia dif-fusione della selvicoltura e l’utilizzo a pascolo del territorio ad altitudine più elevata.

Strategia e priorità del PSR

Priorità n. 1: trattenere la popolazione rurale nelle zone rurali provinciali che in maggior misura risenti-rebbero in modo negativo dell’esodo e dell’abban-dono. I territori di montagna devono poter continua-re a beneficiacontinua-re della pcontinua-resenza delle popolazioni rurali e degli effetti positivi delle loro attività, per quanto riguarda la conservazione del paesaggio e la sua valorizzazione culturale e turistica, il conteni-mento del dissesto idrogeologico, la salvaguardia del patrimonio boschivo.

Priorità n. 2: mantenere la vitalità delle zone rurali provinciali, soprattutto di quelle montane più margi-nali. A causa delle oggettive condizioni ambientali e socio-economiche esistenti, i maggiori rischi di spo-polamento che interessano le zone rurali di monta-gna necessitano di specifiche azioni mirate a tratte-nervi le attuali aziende agricole e a creare i presup-posti per conservare un adeguato livello di vitalità culturale, sociale ed economico delle zone rurali. Il Piano prevede misure volte a favorire la diversifica-zione delle attività economiche, sia all’interno del comparto agricolo e forestale che nel sistema eco-nomico più in generale, anche con il sostegno delle attività di tipo artigianale e turistico, complementari all’attività primaria. Il Piano pone come prioritaria la riduzione del gap delle zone rurali di montagna rispetto a quelle più favorite di fondovalle, miglio-rando le infrastrutture di base per la gestione delle risorse idriche e adeguando i sistemi di commercia-lizzazione dei prodotti agricoli di qualità.

Priorità n. 3: incrementare il reddito degli agricoltori e delle loro famiglie, al fine di ottenere, attraverso l’incremento dei risultati economici del sistema agri-colo, la stabilizzazione del numero degli addetti nel settore primario. Il Piano ha come priorità quella di migliorare l’efficienza dei sistemi agricolo, forestale e agroalimentare attraverso il loro ammodernamento strutturale, puntando alla riduzione degli elevati costi di produzione, che gravano sulle aziende

agri-cole e forestali, alla diversificazione dell’offerta, alla valorizzazione della qualità dei prodotti agricoli e forestali, alla riduzione dell’impatto ambientale del-l’attività agricola. Lo sviluppo del sistema primario, infatti, dovrà caratterizzarsi per la piena sostenibilità ambientale e paesaggistica: il miglioramento del-l’efficienza della produzione agricola, silvicola e agroalimentare dovrà essere perseguito nell’ambito della compatibilità con la tutela e la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio. Per il superamento delle debolezze del settore dovranno essere promos-se azioni volte al sostegno dell’inpromos-sediamento in agri-coltura di giovani imprenditori e al ricambio gene-razionale, attraverso l’uscita dal sistema agricolo degli imprenditori anziani. Dovranno essere sostenu-te azioni finalizzasostenu-te alla valorizzazione delle capa-cità professionali degli addetti, soprattutto per quan-to riguarda le problematiche legate alla produzione sostenibile.

Priorità n. 4: salvaguardia dell’ambiente e del pae-saggio: si dovrà riconoscere il ruolo primario della popolazione rurale attiva in agricoltura e in selvicol-tura nella conservazione e nella tutela del paesag-gio, dell’ambiente e del delicato equilibrio idrogeo-logico delle zone rurali di montagna. Così come il settore primario deve potersi evolvere in maniera rispettosa dell’ambiente, anche la società nel suo complesso deve riconoscere, quale base per lo svi-luppo equilibrato dell’intera economia provinciale, l’attività esercitata dagli operatori delle zone rurali in tema di salvaguardia ambientale.

Ugualmente si dovrà prendere in considerazione e compensare le difficoltà oggettive in cui il settore primario si trova a dover operare e che sono legate agli svantaggi naturali e ambientali esistenti nelle zone più marginali.

Campi d’intervento del PSR

Gli ambiti di intervento del PSR riguardano il soste-gno a: 1) gli investimenti nelle aziende agricole, finalizzati al miglioramento dei redditi agricoli e al miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita nelle zone rurali; 2) il primo insediamento dei gio-vani agricoltori nelle aziende agricole; 3) la forma-zione professionale degli agricoltori, finalizzata al riorientamento qualitativo della produzione e all’applicazione di metodi di produzione compati-bili con la conservazione e il miglioramento del paesaggio; 4) il prepensionamento, finalizzato a far subentrare ad imprenditori agricoli anziani altri imprenditori in grado di migliorare la redditività delle aziende agricole; 5) le aziende agricole loca-lizzate in zone svantaggiate, mediante una com-pensazione degli svantaggi naturali (altitudine,

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pendenza del terreno, facilità di accesso) che penalizzano l’attività agricola; 6) i metodi di pro-duzione agricola sostenibili che tutelino le risorse naturali e riducano l’intensità sul territorio delle attività agricole; 7) gli investimenti finalizzati al miglioramento e alla razionalizzazione delle modalità di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli (razionalizzazione dei processi di trasformazione, miglioramento del confeziona-mento dei prodotti, introduzione di nuove tecnolo-gie); 8) il settore forestale, volto alla gestione soste-nibile della selvicoltura, attraverso investimenti finalizzati ad accrescere il valore ecologico e sociale dei boschi, migliorare e razionalizzare le modalità di trasformazione e commercializzazione dei prodotti forestali, promuovere la creazione di nuovi sbocchi per i prodotti della selvicoltura; 9) lo sviluppo delle zone rurali, mediante una serie di misure tra le quali, ad esempio, la commercializ-zazione di prodotti agricoli di qualità, la diversifi-cazione delle attività del settore agricolo e la crea-zione di fonti alternative di reddito, la gestione delle risorse idriche in agricoltura, lo sviluppo e il miglioramento delle infrastrutture rurali connesse allo sviluppo dell’agricoltura.

Il Piano prevede interventi per complessivi 788 miliardi di Lire, con un finanziamento pubblico pari a 600 miliardi (76% del costo totale degli inter-venti previsti) e la restante quota a carico dei pri-vati. La quota di cofinanziamento dell’UE è pari a circa 230 miliardi di Lire (circa il 30% della spesa prevista), quella a carico dello Stato è di 246 miliardi (il 31%), mentre la PA di Bolzano stanzia 124 miliardi (circa il 16%).

Le misure più importanti dal punto di vista finan-ziario sono la 6) - Sostegno di metodi di produzione agricola sostenibili con l’ambiente, la 5) - Sostegno alle zone svantaggiate, la 1) - Sostegno agli inve-stimenti finalizzati al miglioramento e alla raziona-lizzazione delle modalità di trasformazione e

com-mercializzazione dei prodotti agricoli. Di fatto, tali misure costituiscono interventi già ampiamente attuati in passato e considerati fondamentali per il settore agricolo e forestale provinciale anche per i prossimi anni.

Altre misure possiedono, invece, carattere innova-tivo e sperimentale e la loro importanza esula dalla dotazione finanziaria loro attribuita, meno elevata rispetto alle misure citate in precedenza. Tali interventi, però, sono ugualmente importanti, soprattutto al fine di poter offrire una possibilità in più a coloro che saranno capaci di proporre atti-vità innovative e sperimentali in un settore ten-denzialmente stabile come quello agricolo.

Il Piano di Sviluppo Rurale della

Regione Liguria

di Riccardo Jannone

Servizio Politiche agricole, forestali e della montagna, Regione Liguria

Articolazione del piano

Il piano di sviluppo rurale (PSR) della Regione Liguria si articola in tre assi prioritari, che, sinteti-camente, perseguono i seguenti obiettivi:

1) migliorare la competitività delle imprese agri-cole e agro-industriali, favorire l’innovazione e l’adattamento della produzione agricola al mercato;

2) mantenere una comunità rurale vitale tramite l’integrazione fra agricoltura, selvicoltura, turi-smo e altre attività economiche connesse al territorio e tutelando l’ambiente e il paesaggio tradizionale;

3) migliorare le condizioni generali in cui opera-no gli agricoltori e i residenti nelle zone rurali mediante il sostegno ai servizi e alle infrastrut-ture.

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All’interno di questi assi si collocano le misure previste dal Regolamento (CE) n. 1750/1999 e riportate nel prospetto 1.

I tre assi, rispetto al piano finanziario complessi-vo, rappresentano rispettivamente il 40%, il 43% e il 15% circa delle risorse pubbliche complessive del piano, che ammontano in totale a circa 211 milioni di euro.

La misura finanziariamente più rilevante del piano è la misura a, investimenti nelle aziende agricole, che rappresenta da sola circa il 30% delle risorse pubbliche e il 42% delle risorse com-plessive del piano. Altre misure importanti sono quelle agroambientali (18% delle risorse pubbli-che), le misure forestali (10%), i servizi per l’eco-nomia e la popolazione rurale (7%), l’indennità compensativa (6,5%), l’insediamento dei giovani agricoltori (6%) e la formazione professionale (5%).

La Regione Liguria non ha attivato due misure: prepensionamento e avvio dei servizi di sostitu-zione e di assistenza alla gestione.

Elementi innovativi rispetto al DOCUP

Obiettivo 5b

La prima e più vistosa differenza fra il PSR e il DocUP Obiettivo 5b consiste nel fatto che il PSR si applica a tutto il territorio regionale, mentre l’Obiettivo 5b si applicava solo a una parte di esso. Più precisamente, tale Obiettivo escludeva la mag-gior parte delle zone in cui risiedono le attività agri-cole economicamente e socialmente più sviluppa-te.

La seconda differenza, meno vistosa ma altrettanto importante, consiste nel fatto che il DocUP Obiettivo 5b era finanziato da tre Fondi strutturali (FESR, FSE e FEOGA-Orientamento), mentre il PSR fa riferimento al solo FEOGA-Garanzia, che è regolato da norme proprie, completamente diverse da quelle dei Fondi strutturali.

Per quanto riguarda il contesto della programma-zione, l’Obiettivo 5b si inseriva in un quadro ben più articolato del PSR. Infatti, il relativo DocUP doveva tenere conto degli altri programmi attivi sullo stesso

Regioni

ASSE 1 AGRICOLTURA IMPRENDITORIALE Misura A Investimenti nelle aziende agricole; Misura B Insediamento dei giovani agricoltori;

Misura G Miglioramento delle condizioni di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli; Misura K Ricomposizione fondiaria;

Misura U Ricostituzione del potenziale delle produzioni agricole agricolo danneggiato da disastri naturali e intro-duzione di adeguati strumenti di prevenzione;

Misura V Ingegneria finanziaria.

ASSE 2 AGRICOLTURA PLURIFUNZIONALE

Misura E Zone svantaggiate e zone soggette a vincoli ambientali; Misura F Agro-ambiente;

Misura H Imboschimento delle superfici agricole; Misura I Altre misure forestali;

Misura J Miglioramento fondiario;

Misura M Commercializzazione prodotti agricoli di qualità;

Misura O Rinnovamento e miglioramento dei villaggi, protezione e tutela del patrimonio rurale; Misura P Diversificazione delle attività del settore agricolo;

Misura S Tinerari turistici; Misura T Tutela dell’ambiente. ASSE 3 SERVIZI E INFRASTRUTTURE Misura C Formazione professionale;

Misura N Servizi essenziali per l’economia e la popolazione rurale; Misura Q Gestione delle risorse idriche in agricoltura;

Misura R Infrastrutture rurali.

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territorio: Obiettivo 5a (Regolamenti (CEE) nn. 2328/91, 866/90 e 867/90), misure di accompagna-mento della PAC (Regolamenti (CEE) nn. 2078/92, 2079/92 e 2080/92), Obiettivi 3 e 4, oltre ai program-mi di iniziativa comunitaria (INTERREG e LEADER, in primo luogo).

Pertanto, le misure di sviluppo rurale attivate nel-l’ambito dell’Obiettivo 5b erano necessariamente limitate agli interventi non finanziabili tramite gli altri strumenti di programmazione, con particolare riferimento all’obiettivo 5a e alle misure di accom-pagnamento della PAC. Quindi, per quanto riguar-da gli interventi per lo sviluppo del settore agricolo e delle attività connesse, il DocUP era uno strumento molto più limitato del PSR, che riunisce in sé tutti gli strumenti settoriali precedentemente frammentati. Per contro, l’Obiettivo 5b consentiva di programma-re interventi estesi a tutti, o quasi, i settori economici dei territori rurali: agricoltura, industria, artigianato e turismo. Inoltre, vi era la possibilità di intervenire nel campo delle politiche attive del lavoro e delle infra-strutture relative alla produzione dell’energia, alla gestione del ciclo dei rifiuti e all’assetto idrogeologi-co.

Il PSR, inteso come strumento di programmazione, consente di rendere decisamente più organici gli interventi settoriali (agricoltura, forestazione e atti-vità connesse), ma, d’altro canto, esclude gli inter-venti che ricadono nella missione degli altri Fondi comunitari (FESR, FSE, SFOP).

In definitiva, il PSR è ancora uno strumento settoria-le, molto più organico dei precedenti ma pur sem-pre settoriale.

L’Obiettivo 5b offriva possibilità di intervento molto più limitate nel settore agricolo, ma apriva uno spa-zio molto più vasto per i settori non agricoli e per le infrastrutture. Rispetto all’Obiettivo 5b, pertanto, il PSR registra un passo avanti dal punto di vista setto-riale e un passo indietro da quello territosetto-riale. Per quanto riguarda, infine, gli interventi concreta-mente finanziabili, il PSR, nella stragrande maggio-ranza dei casi, non prevede innovazioni qualitative rispetto agli strumenti precedenti, con la sola esclu-sione significativa del settore forestale, che costitui-sce l’unico capitolo effettivamente innovativo apportato dal Regolamento (CE) n. 1257/1999 rispet-to alle norme preesistenti. Inoltre, il PSR prevede l’at-tivazione di alcune misure che, pur teoricamente finanziabili anche con l’Obiettivo 5b, non erano state previste nel DocUP Liguria: ricomposizione fon-diaria, ingegneria naturalistica, ricostituzione del potenziale agricolo danneggiato da disastri natura-li, ingegneria finanziaria.

Le molte innovazioni recate dal PSR rispetto agli

stru-menti precedenti sono quasi sempre di tipo quanti-tativo, con le eccezioni sopra citate, e si riferiscono alle condizioni di accesso ai benefici o all’intensità degli aiuti.

Per quanto riguarda, in particolare, la misura “a”, il PSR prevede un innalzamento significativo del volu-me massimo di investivolu-mento ammissibile a contribu-to per unità di lavoro e per azienda (rispettivamen-te, 250.000 e 1.000.000 euro), a confronto di quanto stabilito dal regolamento precedente (rispettiva-mente, 90.000 e 180.000 ecu).

Rispetto agli strumenti precedenti (con l’eccezione delle misure di accompagnamento della PAC, già finanziate dalla sezione Garanzia del FEOGA), il PSR è assai innovativo per quanto riguarda la gestione finanziaria. Infatti, i pagamenti ai beneficiari finali vengono realizzati da un Organismo pagatore nazionale e non più dalla Regione o dagli Enti dele-gati. Inoltre, le previsioni del piano finanziario sono previsioni annuali di spesa e non di competenza, come avveniva in precedenza. Queste innovazioni hanno richiesto una revisione assai profonda delle procedure di gestione finanziaria e amministrativa dei programmi di sviluppo nel settore agricolo.

Semplificazione delle procedure di

gestione

La gestione del piano, date le caratteristiche dello strumento finanziario (FEOGA-Garanzia), si è dovuta porre prima di tutto l’obiettivo di rispettare le previ-sioni annuali di spesa.

Per questo motivo, è stata prevista una serie di misu-re organizzative e procedurali che si possono riassu-mere come segue:

1) definizione di modalità omogenee e dettagliate di attuazione delle varie misure su tutto il territorio regionale;

2) semplificazione delle modalità di presentazione delle domande, ricorrendo, in tutti i casi consenti-ti, alle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e di atti di notorietà;

3) estensione a tutto l’arco dell’anno dei termini per la presentazione delle domande, in modo da distribuire più uniformemente i carichi di lavoro relativi alle istruttorie;

4) per quanto riguarda le misure strutturali, la possi-bilità di presentare le domande di contributo è stata limitata ai beneficiari in possesso di progetti immediatamente esecutivi, che si possono realiz-zare in tempi certi;

5) istituzione di un sistema di “prenotazione della spesa” tale da consentire a ciascun beneficiario

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delle misure strutturali di avere, in merito alla disponibilità di fondi per il proprio progetto, il massimo delle garanzie consentite dal meccani-smo finanziario complessivo; questo sistema è basato sulla definizione, che ciascun beneficiario opera autonomamente in base alle proprie esi-genze, di una data entro cui presentare la domanda di pagamento del contributo;

6) piena accessibilità, ai fini della prenotazione della spesa, di tutto il periodo di programmazione fino al 2006, in modo da consentire una program-mazione ordinata e non frettolosa degli interventi da parte dei beneficiari, al fine di evitare (per quanto possibile) economie e revoche di contri-buti in seguito a mancate o tardive realizzazioni; 7) piena accessibilità a tutti i fondi da parte

dell’inte-ro territorio regionale, evitando ripartizioni territo-riali che potrebbero determinare ritardi e ineffi-cienze nel loro utilizzo.

Deleghe a soggetti sub-regionali

Fin dal 1978, la Regione Liguria ha delegato la maggior parte delle funzioni amministrative in materia di agricoltura e foreste alle Comunità mon-tane e, per i territori non montani, a consorzi costitui-ti fra i comuni. Diversamente da molte altre regioni, in Liguria le Province non hanno ricevuto alcuna delega in materia di agricoltura e forestazione. L’assetto istituzionale del 1978 è stato sostanzialmen-te confermato nell’attuazione del PSR. Tuttavia, alcune materie non sono mai state delegate e, per-tanto, rimangono di competenza regionale. Si tratta in particolare di: trasformazione e commercializza-zione dei prodotti agricoli, servizi alle imprese e al territorio rurale, irrigazione. In queste materie, l’atti-vità di istruttoria delle domande di contributo è svol-ta diretsvol-tamente dalla Regione tramite le proprie strutture decentrate sul territorio.

Inoltre la Regione svolge le funzioni di controllo “sul posto” previste dall’articolo 47 del Regolamento (CE) n. 1750/1999.

Il Piano di Sviluppo Rurale della

Regione Lombardia

Regione Lombardia

Il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Lombardia è stato approvato dal Comitato S.T.A.R. (Strutture Agricole e Sviluppo Rurale) della Commissione europea il 13 luglio 2000 e adottato dalla Giunta regionale, su proposta del Vicepresidente e Assessore all’agricoltura Viviana Beccalossi, con

D.G.R. n. 724 del 28 luglio 2000. Il piano prevede l’attivazione di finanziamenti per oltre 2.500 miliardi di lire. Questi potranno essere utilizzati dalle 127.000 aziende agricole lombarde, ma anche da coopera-tive, consorzi, imprese di trasformazione e commer-cializzazione, organizzazioni professionali, Comunità montane e tutti gli enti pubblici che operano in campo agricolo e forestale.

Il criterio base al quale si ispira il Piano di sviluppo rurale è quello di accompagnare il sistema agrico-lo agrico-lombardo nella transizione verso il nuovo modello di agricoltura che si annuncia per i primi anni a partire dal 2000. Per questo motivo gli obiettivi che esso si propone sono: rafforzare le aziende agricole competitive sul mercato e il com-parto agroalimentare; mantenere l’attività agrico-la e agrico-la presenza umana nelle zone svantaggiate; conservare l’ambiente e il tipico paesaggio agri-colo, evitando un ulteriore abbandono dei terreni. Quali sono le principali caratteristiche e novità introdotte dal Piano di Sviluppo Rurale? Il docu-mento, coerente con la programmazione agricola regionale, a partire dal Piano agricolo Triennale fino ad affiancare la L.R. 7/2000, aggiunge delle risorse finanziarie regionali a quelle disposte dalla Commissione e presenta tre assi prioritari. Il primo, riguarda il sostegno alla competitività delle impre-se agricole e allo sviluppo del sistema agroali-mentare. In esso troviamo le misure relative alle aziende agricole (ex Reg. (CE) n. 950/97), quindi gli investimenti aziendali e gli aiuti ai giovani, gli aiuti all’agroindustria (ex Reg. (CE) n. 951/97), gli interventi in campo agrituristico e tutti i servizi di supporto all’azienda, quali assistenza tecnica, ser-vizi di sostituzione e formazione degli addetti. Il secondo asse, che dal punto di vista finanziario è il più ampio, include tutte le misure agroam-bientali e di forestazione al fine di creare una certa sinergia tra gli interventi, attribuendo una priorità a chi, attraverso gli investimenti, migliora la competitività della propria azienda e tutela, al contempo, l’ambiente. Maggiore impegno si dimostra a favore dell’ambiente, infatti, maggiore risulta la possibilità di ottenere i finanziamenti. Il terzo asse si presenta più innovativo essendo quello relativo allo sviluppo rurale. Si tratta di azio-ni trasversali, che comprendono il miglioramento fondiario, previsto solo per le zone degli alpeggi e quelle interessate dall’Obiettivo 2, ovvero le zone strutturalmente più deboli, a favore delle quali sono contemplati anche degli aiuti per il migliora-mento dei villaggi e per l’agricoltura al fine di contrastare il degrado ambientale. L’obiettivo, quindi, è quello di migliorare le condizioni di vita e di lavoro. In questo asse è compresa una

Figura

Tabella 1 - QCS Italia Obiettivo 1 1994-1999. Attuazione finanziaria dei PO-parte FEOGA
Tabella 3 - QCS Italia Obiettivo 1 1994-1999. Attuazione finanziaria dei PO-parte FEOGA
Tabella 4 - DocUP Obiettivo 5b. Rapporto tra pagamenti
Tabella 6 - DocUp Obiettivo 5b. Efficienza attuativa dei programmi regionali (situazione al
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