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Trascrizioni degli estratti alfieriani

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Academic year: 2021

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II

Indice

Nota p. III

Ms. 1783 (Institut de France, Parigi)

Estratti da Dante p. 1

Versi scelti di Dante p. 145

Le Quattro parti del Giorno p. 146

La Taoletta p. 157

Componimenti vari p. 161

Ms. 61.20 (Bibliothèque Emile Zola, Montpellier)

Estratti da Marino p. 165

Ms. Alfieri 4 (Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze)

(3)

III

Nota

Gli estratti danteschi sono contenuti nel ms. 1783, custodito presso la biblioteca dell’Institut de France; di formato in 8° (140 per 195 mm), esso è composto da 149 cc., numerate a mano in alto a destra a matita fino alla c. 144, con l’omissione di una pagina fra la c. 101 e la 102 e la doppia numerazione della c. 94 (94bis).

I fascicoli che lo compongono sono quaderni talvolta numerati con una cifra notata sul margine sinistro delle carte.

Il piatto anteriore interno contiene l’indicazione “V. Alfieri né le 17. Janvier 1749. / mort le 8. Octobre 1803”, apposta dalla mano di Pierre-Louis Ginguené, mentre il piatto posteriore interno presenta alcune annotazioni alfieriane autografe: “Balza in metro inegual la calda vena”; “Latrai a’ Ladri ed agli amanti io tacqui; / perciò a Messere, ed a Madonna io piacqui”. A metà foglio segue l’elenco dei personaggi della Congiura de’ Pazzi, che non hanno ancora i nomi definitivi:

Giacopo de’ Pazzi Francesco

Giuliano

Lorenzo de’ Medici Bianca1

Salviati

Più in basso sono allineate le parole: “soleggiare”, “sbricciolare” e “spicciolare”.

Sulla c. 1r figura il titolo “Estratto di Dante. / anno 1776 / Si notano i versi belli per armonia2, / o per il pensiere, o per l’espressione, o per la stravaganza”. L’indicazione della data, che presenta un inchiostro più chiaro, potrebbe essere stata apposta in un secondo tempo, come l’elenco di parole a metà foglio: “Puttana / Sgualdrina / Baldracca / Mandracchia / Bagascia / Fasservizj Rufiana. / Panichina”; mentre invece i versi “Già la settima luce era risorta, / Ch’ultima a que’ be’ lumi esser dovea” sono vergati con lo stesso inchiostro del titolo.

La c. 1v è in bianco, dalla carta 2r hanno inizio gli estratti dalla Divina Commedia, che proseguono fino alla c. 99v, così suddivisi: Inferno 2r-39r, Purgatorio

1

Segue de’ dep.

2

(4)

IV 39r-80v, Paradiso 81r-99v. La trascrizione si interrompe al canto XX dell’ultima cantica.

Il titolo della cantica corrispondente ai versi viene indicato in alto a sinistra su ogni pagina.

Le cc. 100r-124v sono in bianco; le cc. 125r-128v sono occupare da “Le Quattro parti del Giorno / Del Cardinale di Bernis tradotte dal / Signor Gerolamo Gastaldi” (Il Mattino cc. 125r-126r, Il Mezzodì cc. 126r-126v, La Sera 127r-127v, La Notte 128r-128v). La scrittura è distribuita su due colonne e le pagine presentano il segno della piegatura a metà del foglio, questa disposizione è mantenuta anche per le cc. 129r-129v che contengono “La Taoletta” (30 strofe di 4 ottonari).

La c. 130 è occupata da alcuni versi “Del Rezzonico” sul recto ed è bianca sul verso. La c. 131r contiene “Versi scelti di Dante”, le cc. 131v-141v sono bianche, mentre sulle cc. 142r-144r sono trascritte composizioni “Del Frugoni”, “D’un Bolognese”, “Del Casa”, “Del Caver Costa Raschieri, piemontese”, e una “parodia degli antichi del Ce Orsini”.

Il manoscritto degli estratti danteschi fu utilizzato dal Biagioli per il commento alla Divina Commedia pubblicato a Parigi nel 18183, analogamente agli estratti dal Canzoniere, che servirono all’edizione milanese di Petrarca del 1823.

Degli estratti danteschi si perse memoria fino all’articolo di Sergio Zoppi Ginguené e Alfieri del 1969, che ne annunciava il ritrovamento nella Bibliothèque dell’Institut de France, reso possibile dalle indicazioni contenute nelle carte del critico letterario e pubblicista francese4. Abbandonati a Parigi durante la fuga dalla capitale del 1792, gli estratti furono probabilmente confiscati insieme al resto dei volumi e delle carte della prima biblioteca alfieriana. Successivamente essi entrarono a far parte della collezione della biblioteca dell’Institut de France, cui furono probabilmente ceduti dallo stesso Ginguené.

***

3

La Divina Commedia di Dante Alighieri col commento di N. G. Biagioli, Parigi, Dondey-Dupré, 1818.

4

S. Zoppi, Ginguené e Alfieri, «Giornale Storico della Letteratura Italiana», CXLVI, 1969, pp. 553-570. Cfr. anche C. Del Vento Del Vento C., “Io dunque ridomando alla plebe francese i miei libri, carte ed

effetti qualunque”. Alfieri émigré a Firenze, in AA. VV., Alfieri in Toscana, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Firenze ottobre 2000, Olschki, pp. 491-578; Id., Nota su un’oscura allusione di

Pierre-Louis Ginguené in margine alla «Vita» di Alfieri, in «Studi Italiani», 2004-2005, XVI, 2 – XVII, 1, pp. 163-185; Id., Alfieri écrivain entre français et italien. L’Estratto di Dante, in Quand Alfieri écrivait

en français. Vittorio Alfieri et la culture française, sous la direction de C. Del Vento et G. Santato, Paris, Bibliothèque Mazarine, pp. 51-52.

(5)

V Il fondo alfieriano della Bibliothèque Emile Zola di Montpellier comprende il ms 61. 20, composto da 12 carte, di dimensioni 177 per 117 mm., contenente gli estratti dell’Adone del Marino. Le cc. 1v, 2v, 11v e 12 sono bianche. Le pagine risultano numerate a mano in alto a destra sul recto e a sinistra sul verso. Alcune annotazioni sono autografe alfieriane.

Degli estratti si è occupato Angelo Fabrizi (Marino, in Id., Le scintille del vulcano, Modena, Mucchi, 1993), che li fa risalire al più tardi al 1776.

***

Il ms. Alfieri 4, facente parte del fondo Alfieri della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, rilegato in pergamena, di formato in 4°, è composto da 102 cc. di mm 245 per 107, numerate a mano in alto a destra, e contiene scritti autografi eterogenei, cronologicamente distanziati.

Nella c.1r figurano versi disparati in latino e in italiano e la bozza della dedica della Mirra a Psipsia, come affettuosamente il poeta chiamava la contessa d’Albany; le cc. 2-56r sono occupate dagli estratti senecani; le cc. 57-58 sono in bianco; la c. 59r contiene un’altra dedica Alla Nobil Dama La Sigra Luisa di Stolberg Contessa d’Albany , riguardante la traduzione del Cato maior ciceroniano, e vergata su un foglio di carta inserito nel manoscritto. Di fatto la traduzione fu intrapresa e subito abbandonata: le cc. 59v-67r riproducono il testo latino sul verso di ogni foglio, mentre il recto, destinato a contenere la resa italiana, è lasciato in bianco, con l’eccezione della c. 60r e della resa di qualche frase eseguita probabilmente in contemporanea alla trascrizione latina.

Le cc. 67v-100 sono in bianco, tranne la c. 72r, che nel margine in alto a destra contiene l’indicazione fogli bianchi, fino ai due ultimi fogli, = Estratti de’ prosatori antichi = , che occupano le cc. 101-102r.

All’interno della copertina è inserito un foglio di carta incollato che reca la scritta Estratti, traduzioni e fatiche diverse --- Seneca tragedie 1776. Alla c. 14r figura la data Firenze li 4 Febbrajo 1778, si può quindi ipotizzare che l’esercizio sui testi senecani si sia svolto negli anni 1776-78, data peraltro confermata dalla lettura della Vita5, e del Rendimento di conti da darsi al Tribunale d’Apollo6.

5

Vita, IV, 2.

6

Rendimento di conti da darsi al tribunale d’Apollo sul buono o mal impiego degli anni virili dal 1774 in

poi, in V. Alfieri, Opere, a c. di M. Fubini e A. Di Benedetto, Milano-Napoli, Ricciardi, 1977, pp. 431-432.

(6)

VI La traduzione degli estratti venne compiuta in un secondo tempo rispetto alla trascrizione, come testimonia il colore diverso dell’inchiostro utilizzato (chiaro per il latino, più scuro per l’italiano), e non fu condotta a termine. Le tragedie del corpus senecano riprodotte sono in ordine: Thebais (cc. 2-4), Medea (cc. 5-10), Thyestes (cc. 11-18), Oedipus (cc. 19-25r), Agamemnon (cc. 25v-33r), Troades (cc. 33-43r), Hippolytus (cc. 43v-51), Octavia (cc. 51v-56r), che si interrompe al termine della monodia di Octavia successiva all’apparizione dell’ombra di Agrippina. La traduzione invece, occupa le cc. 2-15r, e riguarda dunque solo le prime due tragedie e parte della terza.

La distribuzione della scrittura sulle pagine del ms. è descritta da Clara Domenici: “Ogni carta […] è suddivisa in due colonne: nella parte interna, vicino alla cucitura, c’è il testo latino; in quella esterna (sulla destra quindi nel recto, sulla sinistra nel verso) Alfieri scrive le sue postille e […] la traduzione. A partire dall’Agamemnon (c. 25v.) le postille sono scritte solo nell’interlinea del testo senechiano, mentre le due parti laterali restano rigorosamente bianche. Evidentemente Alfieri pensava di utilizzare questo spazio per la traduzione”7.

Criteri di trascrizione

Considerando il valore documentario degli estratti, si è ritenuto preferibile attenersi a criteri conservativi, anche riguardo all’ortografia del testo; sono pertanto corretti solo l’uso delle maiuscole dopo il punto, nei nomi propri e in incipit di verso, secondo la tendenza alfieriana prevalente, e l’accentazione delle parole tronche. Sono state rese le oscillazioni nell’uso delle doppie e le poche volte in cui si è ritenuto opportuno intervenire sul testo, la forma originaria viene riferita in nota.

Sono stati eliminati gli sporadici apostrofi dopo un seguito da nome maschile, integrati gli accenti su sé, affinché, virtù, ecc., quando non vi figuravano, ed eliminati sui monosillabi me, tu, Re, fra, ecc., inoltre sono stati interpretati i punti situati a mezz’altezza rispetto alle lettere e portate fuori dalle parentesi le virgole, secondo i criteri adottati per l’edizione degli Estratti d’Ossian e da Stazio per la tragica8.

Le postille inserite a lato, a margine o in interlinea sono riportate sempre in nota negli estratti da Dante e da Marino, sono riprodotte a fondo pagina in quelli senecani,

7

C. Domenici, Seneca nel giudizio di Alfieri: poeta magnus o declamator?, in Alfieri in Toscana, atti del Convegno Internazionale di Studi, Firenze 19-20-21 ottobre 2001, Olschki 2002, tomo II, pp. 451-490.

8

(7)

VII dove sono lasciate nel testo, evidenziate con il corsivo, le integrazioni di Alfieri, generalmente di tipo didascalico.

Vengono restituite fedelmente le maiuscole attribuite ad alcuni nomi comuni, l’uso oscillante della j intervocalica e delle doppie. Sono utilizzati i simboli [ ] per indicare integrazione; ( ) scioglimento di abbreviazione; XXX per parole di difficile lettura; [...] per riprodurre i tratteggi indicanti omissione di uno o più versi e [...] per la segnalazione di omissione all’interno del verso.

Negli estratti senecani, i tratteggi a un certo punto vengono meno nella traduzione italiana, in quanto Alfieri si sforza di conferire coerenza drammatica all’esercizio secondo una volontà che si precisa nel corso del lavoro, mentre le prime pagine, più carenti anche da un punto di vista metrico, comprendono una raccolta di versi notevoli quasi isolati dal contesto.

Viene mantenuta la disposizione bipartita, il titolo delle tragedie posto dal poeta in cima ad ogni pagina viene reso in grassetto, si introduce la numerazione dei versi nella traduzione e si indica in parentesi tonda la numerazione dei versi latini secondo l’edizione moderna Sénèque, Tragédies, par F.R. Chaumartin, Paris, Les Belles Lettres, 1996-99. Sono riprodotte le linee apposte da Alfieri talvolta alla fine di un atto o nella metà del foglio destinata alla resa italiana, con la probabile funzione di delimitare la traduzione che si voleva quantitativamente corrispondente all’originale.

Per gli estratti dall’Adone, la numerazione dei versi, indicata nel ms, è stata segnalata all’inizio e non alla fine di ogni strofa, secondo la tendenza prevalente nella compilazione e la numerazione dei canti, nel ms. riprodotta a volte in lettere a volte in numeri arabi o romani, è stata uniformata.

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