Top PDF Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Il principale motivo di questa assunzione è che nel mercato ci sono alcune aziende che stipulano dei contratti di fornitura di beni e servizi con i propri clienti, ad un determinato prezzo, e che non vengono coinvolti da un’eventuale variazione degli stessi, pena la violazione del contratto. Altre motivazioni riguardano i costi a cui l’azienda deve far fronte per cambiare i prezzi come la stampa di listini e menù, ed il rapporto con la clientela, il cui obiettivo da parte dell’azienda è quello di mantenere un più lungo legame possibile, che prevede anche la trasparenza nella politica dei prezzi. Un’altra assunzione consiste nel considerare che le imprese che fissano i prezzi siano vincolate dall’esistenza dei contratti di Calvo (1983). Nel modello di Calvo le imprese non cambiano i prezzi seguendo un metodo deterministico, ma lo fanno in modo casuale. In ogni periodo considerato, solo una parte delle imprese aggiustano i prezzi e tutte hanno la stessa probabilità di far parte del gruppo di aziende che può effettuare questa correzione. Non vi è alcuna dipendenza riguardante il tempo passato dall’ultima volta che l’impresa ha effettuato una variazione. I contratti di Calvo vengono assunti che terminino casualmente in base ad una distribuzione geometrica od esponenziale. Osservando la realtà questo può sembrare poco realistico. E’ più probabile che le imprese portino variazioni ai prezzi in un periodo tipico ogni anno, come per esempio la primavera, e che la distribuzione non sia geometrica, come da verifica compiuta da Levin (1991).
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Confronto tra modelli predittivi per l'inflazione: una verifica empirica per USA.

Confronto tra modelli predittivi per l'inflazione: una verifica empirica per USA.

Proviamo a ridurre la lunghezza delle nostre serie storiche scegliendo un periodo stabile dell’economia statunitense. Il sottocampione che utilizzeremo comprenderà il periodo dal primo trimestre ‘85 all’ultimo trimestre 2007, tempo in cui gli Stati Uniti cambiarono strategia di politica monetaria attuandola in modo molto più restrittivo. Si esclude il periodo 2008-2009, per eliminare gli effetti della recente crisi.

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Effetti internazionali della politica monetaria  USA : una   verifica empirica per il caso inglese

Effetti internazionali della politica monetaria USA : una verifica empirica per il caso inglese

statunitense sugli aggregati inglesi. Al fine di stimare l’impatto di tale shock su ciclo economico ed inflazione U.K., ho specificato cinque modelli vettoriali autoregressivi caratterizzati da un set di variabili comune (inflazione, ciclo economico, e tasso di interesse nominale, tasso di interesse nominale americano) ma differenti in termini di proxy empirica del ciclo economico britannico. In particolare, per approssimare l’output gap inglese, ho considerato la misura proposta dall’OCSE costruita con un approccio a funzione di produzione (output gap OECD), una costruita ipotizzando un trend lineare (output gap lineare), una ammettendo non linearità nel trend (output gap quadratico), una che ammette un trend flessibile e molto utilizzato nella letteratura macroeconomica applicata (output gap di Hodrick Prescott), ed il tasso di crescita del reddito reale yt. Alla luce dell’incertezza tuttora presente nella letteratura empirica macroeconomica e relativa alla misurazione del ciclo economico, ho ritenuto opportuno effettuare una batteria di test in funzione degli indicatori qui sopra elencati al fine di verificare la robustezza delle mie conclusioni.
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Impatto delle variabili globali sulla  previsione dell'inflazione: una verifica  empirica per il caso statunitense

Impatto delle variabili globali sulla previsione dell'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Nella realtà questa distinzione tra i due approcci non avviene così nettamente, ma l’economia assume caratteristiche di entrambi. E’ giusto pensare che beni dello stesso tipo prodotti in paesi differenti, presentino alcune caratteristiche eterogenee. Ancor più sensato pensare che la sostituzione tra gli input simili sia ben più agevolata dentro il paese che tra i paesi; non bisogna dimenticare, infatti, che la mobilità di lavoro e di capitale fisico può essere non poco limitata da ragioni culturali e legali. Allo stesso tempo, però, lo sviluppo di nuove tecnologie di comunicazione ha indebolito queste barriere, rendendo molto più facile l’allocazione geografica della produzione. Il range dei beni esportabili si è allargato moltissimo, comprendendo quasi tutte le categorie dei prodotti, al punto che la geografia fisica e politica in linea di massima non rappresenta più un grande problema. Questo processo di globalizzazione ha creato due principali effetti:
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Curva di Phillips versione Blanchard e Gall:una verifica    empirica per l'economia statunitense.

Curva di Phillips versione Blanchard e Gall:una verifica empirica per l'economia statunitense.

L’economista neozelandese Alban Phillips nel 1958 propose un modello che cercò di spiegare la relazione inversa che intercorreva tra variazione dei salari reali e il livello di disoccupazione, usando dati provenienti dall’economia britannica. Tale relazione grazie ai buoni risultati ottenuti venne ben presto applicata ad altre economie. Successivamente altri economisti, rielaborarono il lavoro di Phillips e proposero un modello che relazionava inflazione e disoccupazione: allorché l'inflazione era elevata, la disoccupazione era modesta, e viceversa.
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Relazione tra inflazione, disoccupazione ciclica e strutturale: una 
verifica empirica per gli Stati Uniti

Relazione tra inflazione, disoccupazione ciclica e strutturale: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Il grafico 5.5 riassume i risultati del test, di nuovo i valori critici sono quelli di un chi-quadro con un grado di libertà. Il valore del test è significativo, accetto l’ipotesi che anche il modello con α vincolato spiega bene i dati, il valore risulta però essere in crescita, ciò lascia pensare che con lo scorrere del tempo il parametro possa cambiare significativamente rispetto alla sua stima iniziale. A differenza di quanto trovato per λ, in questo caso, si iniziano a vedere delle variazioni, anche se minime, già dagli anni 2000, e variazioni più importanti dopo il 2006, ciò confermerebbe quanto trovato in letteratura, ovvero che l’appiattimento della curva di Phillips è dovuto alla globalizzazione e non solo alla crisi economico-finanziaria.
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Curva di Phillips con Cost Channel: una verifica empirica per il caso svedere.

Curva di Phillips con Cost Channel: una verifica empirica per il caso svedere.

un regime di cambi fluttuanti. Come possiamo notare prima che entrasse in vigore un regime di cambi fluttuanti, la Banca Centrale ha aumentato il tasso d’interesse di breve periodo (è aumentato addirittura di più di due volte e mezza). Un tale rialzo del tasso d’interesse ha richiamato l’attenzione degli investitori che hanno acquistato titoli di Stato svedesi. Nel periodo successivo il tasso d’interesse di breve periodo torna più o meno al livello di due trimestri prima. Nel momento in cui si entra in un regime di cambi fluttuanti il tasso di cambio nominale cresce (significa che ci vogliono più Corone per ogni Dollaro). Ciò è dovuto ad un aumento di Corone in circolazione dovuta probabilmente al fatto che gli investitori hanno riscosso i loro titoli. Una svalutazione del tasso di cambio ha come prima conseguenza quella di favorire le esportazioni e di rendere più costose le importazioni. Ciò fa sì che il PIL cresca e che quindi l’output gap sia positivo. E’ importante evidenziare che in realtà la crescita del PIL avviene solo nel primo trimestre del 1993. Probabilmente la spiegazione va cercata nel fatto che gli effetti di una svalutazione si sentono con un leggero ritardo e che comunque, essa avviene solamente in Novembre (cioè a metà trimestre) mentre qui viene riportato solo il PIL e il tasso di cambio di fine trimestre. Infine l’aumento dei prezzi: anch’essi si aggiustano in ritardo rispetto alle fluttuazioni dell’output gap. Abbiamo una leggera crescita dei prezzi nel secondo trimestre del 1993; nel terzo, nonostante un aumento del PIL addirittura si verifica un calo dell’inflazione che però torna coerentemente a salire nel quarto trimestre.
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Disuguaglianza sociale e politica monetaria americana: una verifica empirica

Disuguaglianza sociale e politica monetaria americana: una verifica empirica

Per rispondere alle domande poste nell’introduzione, si è pensato di costruire un modello multivariato in grado di cogliere se i policymakers cambiano linea di condotta in seguito a variazioni della disuguaglianza sociale. Il periodo considerato va dal 1984 al 2008, questa scelta è stata fatta perché negli anni settanta l’economia degli Stati Uniti d’America ha vissuto un’alta e volatile inflazione con alcune violente recessioni; mentre dalla metà degli anni ottanta in poi è rimasta bassa e la crescita del PIL è stata relativamente stabile . Molti economisti si trovano d’accordo nell’affermare che la politica monetaria statunitense è stata ben gestita da quando Paul Volcker è passato al comando della Federal Reserve fino ai giorni nostri, attraverso i regimi di Alan Greenspan e dell’attuale Ben Bernanke.
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Interazioni tra stress finanziario, ciclo economico, inflazione, epolitica monetaria: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Interazioni tra stress finanziario, ciclo economico, inflazione, epolitica monetaria: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Questo lavoro stima un modello DSGE per l’economia statunitense al fine di identificare il ruolo dei mercati finanziari nel ciclo economico e le interazioni con la politica monetaria in questi ultimi due decenni. Sappiamo che è presente una stretta interconnessione tra la finanza e l’attività economica. I mercati finanziari possono influenzare la domanda aggregata e di conseguenza, anche l’inflazione. D’altra parte, le fluttuazioni dei mercati azionari sono fortemente collegate alle attese sulla futura evoluzione del ciclo economico, dell’inflazione e delle decisioni di politica monetaria. Per questo motivo, la banca centrale dovrebbe monitorare attentamente i mercati finanziari e intraprendere appropriate azioni di politica monetaria per evitare che elevate fluttuazioni dei mercati azionari possano influire negativamente sul sistema economico in generale.
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Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

La novità di questo lavoro consiste nell’effettuare un’indagine, relativamente al target di inflazione, su dati europei. Infatti esistono molti lavori di questo tipo su dati americani, vedi anche Castelnuovo (2009), mentre scarseggiano i lavori in questo senso sui dati europei, fatta eccezione per Smets and Wouters (2003). Questi ultimi infatti stimano un modello DSGE per investigare gli effetti degli shock strutturali sulle fluttuazioni del ciclo economico in Europa. Il loro campione però comprende dati che vanno dal secondo trimestre del 1980 fino al quarto trimestre del 1999; essi considerano quindi dati precedenti all’introduzione dell’Euro, mentre il nostro campione è più aggiornato rispetto al loro perchè arriva fino al terzo trimestre del 2009. A tal proposito ciò che è necessario sottolineare è il fatto che questa è un’analisi ex-post sulla condotta della politica monetaria. Infatti la Banca Centrale Europea ha cominciato a gestire la politica monetaria dell’area dell’Euro dal 1999, mentre prima di tale data ogni stato gestiva indipendentemente la propria politica monetaria. Il nostro campione comincia prima di tale data, infatti noi disponiamo delle osservazioni a partire dal 1991. L’uso di dati europei sintetici non è propriamente corretto in quanto prima dell’avvento dell’Euro ogni nazione aveva un proprio target inflazionistico. Tuttavia utilizzare un campione che comprende serie che cominciano in corrispondenza della nascita dell’Euro sarebbe troppo restrittivo perché siccome sono passati solo dieci anni disporremmo di troppe poche osservazioni. Si decide quindi in questo lavoro di procedere come già molti altri autori, come ad esempio Peersman e Smets (1999), Taylor (1999), Gerlech e Schnabel (2000), Gerdesmeier e Roffia (2004), Surico (2003), Sauer e Sturm (2003), Castelnuovo (2007) hanno fatto; e utilizziamo quindi dati europei sintetici.
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Condotta di politica monetaria e regole di Taylor: una  verifica empirica per il caso inglese

Condotta di politica monetaria e regole di Taylor: una verifica empirica per il caso inglese

in banca, il costo della riduzione della quantità di moneta detenuta degli individui viene denominato consumo delle suole. Un aumento del tasso di inflazione induce le imprese a cambiare di frequente il listino dei prezzi dei loro prodotti; questo è chiamato costo di stampa del menù. Se tale costo è elevato le imprese cambiano il listino prezzi poco di frequente; la variabilità dei prezzi relativi di un bene o di un servizio aumenta provocando inefficienza nell’allocazione delle risorse a livello microeconomico. Un ulteriore costo dell’inflazione deriva dalla normativa tributaria, la quale non tiene conto degli effetti dell’inflazione e grava sul carico fiscale degli individui. Inoltre, dato che la moneta è il termine di paragone con cui misuriamo le transazione economica, ogni suo mutamento, a maggior ragione se consistente, genera inconvenienti pratici.
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Prezzo delle case e consumo:una verifica empirica per gli Stati Uniti

Prezzo delle case e consumo:una verifica empirica per gli Stati Uniti

La variabile PREZZO DELLE CASE però, contrariamente a quello che ci potevamo aspettare, presenta un p-value alto, ossia una probabilità che porterebbe a escluderla dal modello; in effetti, messa a confronto con variabili tradizionali, come sono appunto il tasso d’interesse, il reddito, la borsa e l’inflazione, i prezzi delle case risulterebbero non significativi e quindi non utili per spiegare e prevedere la crescita del consumo.

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Le dinamiche dell'inflazione:una verifica empirica per gli stati uniti.

Le dinamiche dell'inflazione:una verifica empirica per gli stati uniti.

Con i dati così sistemati posso partire con la stima OLS di un modello che vuole spiegare gli effetti sull’inflazione provocati dai costi marginali e dal comportamento riguardo ai prezzi delle imprese (cioè quante scelgono di cambiare i prezzi vista quella che si aspet- tano sarà l’inflazione nel prossimo periodo e quante invece mantengono i prezzi invaria- ti).

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Rilevanza del canale d'offerta nella trasmissione della politica monetaria una verifica empirica per il caso statunitense

Rilevanza del canale d'offerta nella trasmissione della politica monetaria una verifica empirica per il caso statunitense

La curva di Phillips da quasi 50 anni è uno dei modelli maggiormente usati per la previsione del tasso di interesse. Nel 1958 Phillips, analizzando dei dati relativi alla Gran Bretagna, si accorse dell’esistenza di una relazione tra tasso di inflazione dei salari e tasso di disoccupazione.

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Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Prendiamo ora in analisi un arco temporale un p`o particolare per quanto riguarda l’economia statunitense. Nell’agosto del 1979 fu eletto presidente della Federal Reserve Paul Volker, il quale inizi`o una lotta ferrea alla stag- flazione degli anni ’70. L’inflazione pass`o da un tasso del 13.5% nel 1981, ad un tasso del 3,2% nel 1983. Volcker non ebbe paura di creare una recessione negli Stati Uniti e nel mondo pur di riportare i prezzi americani sotto control- lo. In questo periodo i tassi di interesse vengono mantenuti alti, provocando uno stato di recessione nel quale il tasso di disoccupazione raggiunse l’11%. C’`e da dire inoltre che nella politica del “falco” `e stato determinante l’effet- to sulle aspettative della regola monetaria adottata, pi` u che il meccanismo economico in s`e, nonostante la scarsissima sfiducia che ha dovuto affrontare i primi anni di gestione.
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"Inflazione salariale e disoccupazione: una verifica empirica per gli usa"

"Inflazione salariale e disoccupazione: una verifica empirica per gli usa"

Nella seconda parte del lavoro egli mostra come la curva di Phillips dei salari neo-keynesiana rappresenti abbastanza bene il comportamento dell’inflazione dei salari nell'economia statunitense, anche sotto la forte ipotesi di un tasso costante di disoccupazione naturale. In particolare, il modello può spiegare la forte correlazione negativa tra inflazione salariale e tasso di disoccupazione osservata fin dalla metà degli anni Ottanta. D'altra parte, la mancanza di una correlazione significativa fra le stesse variabili nel dopoguerra può essere spiegata come una conseguenza delle grandi fluttuazioni dell'inflazione dei prezzi intorno al 1970 8 .
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Lo spread nel sistema economico statunitense: una verifica empirica

Lo spread nel sistema economico statunitense: una verifica empirica

Nel caso degli “investimenti diretti esteri” (IDE) il flusso dei capitali ha sostenuto una riorganizzazione industriale su scala mondiale (“globalizzazione produttiva”) che a visto un ruolo sempre più centrale delle economie asiatiche, e in particolare della Cina, nei settori “più tradizionali” (anche se la dinamica settoriale sta già evolvendo verso specializzazioni “più avanzate”), mentre i paesi occidentali sono stati caratterizzati da un declino relativo del settore manifatturiero e da un peso crescente dei servizi e della finanza.
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Il modello lineare a effetti misti: un caso di studio con R

Il modello lineare a effetti misti: un caso di studio con R

In tale grafico i punti chiari si riferiscono ai pazienti sottoposti al trattamento con realtà virtuale e quelli scuri ai pazienti sottoposti al trattamento tradizionale. Inoltre, la retta continua è quella di regressione nel caso in cui il trattamento adottato sia quello con realtà virtuale, mentre la retta tratteggiata è quella di regressione nel caso in cui il trattamento adottato sia quello tradizionale. Sulla base della posizione di queste due rette sembra che il trattamento con realtà virtuale dia risultati migliori rispetto a quello tradizionale, poiché la retta di regressione relativa ad esso si colloca più in alto rispetto alla sua controparte. In effetti, si può affermare che il trattamento ha un effetto significativo ( ߚመ ଶ ൌ െͺǤͷͷ, p-
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Differenze di comportamento tra bce e fed, una verifica empirica con regola di Taylor

Differenze di comportamento tra bce e fed, una verifica empirica con regola di Taylor

Negli Stati Uniti l’esperienza monetarista è stata terminata con la procedura operativa introdotta da Volcker nel 1979, con il passaggio dallo strumento del tasso di interesse alle riserve bancarie. In Europa la principale banca centrale, la Bundesbank tedesca, ha ufficialmente adottato obiettivi monetari nel 1974 e non li ha più abbandonati fino alla nascita della BCE. Questo periodo è stato caratterizzato da una prolungata stagnazione dell’attività economica associata all’elevata inflazione.

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"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

Quelle che sembrano invece aver rispettato -in linea di massima- le aspettative, sono le variabili risultate non-significative. Come affermato nella sezione 5.1, in caso di non- significatività della variabile politica si attende infatti una concordanza tra lo schieramento politico del presidente (che, vista la non-significatività della variabile relativa al Congresso, risulterebbe verosimilmente il maggior responsabile del bilancio di fine anno) e l’andamento rilevato dai dati riguardanti il deficit medio (Tabella 6). 3 mandati su 4 (i.e. quelli relativi ai presidenti Johnson, Ford, Bush Jr.) sembrano rispettare questo ragionamento. L’outsider è il mandato di Bush senior, per il quale i dati riguardanti la media dei bilanci di fine anno risulta con segno “+” a dispetto dello schieramento di destra dello stesso (si veda la sezione relativa allo stesso presidente repubblicano per le possibili cause del verificarsi di tale segno).
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