Top PDF Ruolo della moneta per il ciclo economico statunitense: una verifica empirica

Ruolo della moneta per il ciclo economico statunitense: una verifica empirica

Ruolo della moneta per il ciclo economico statunitense: una verifica empirica

considerare uguali a zero, infatti io sono partita con un modello nel quale la moneta poteva essere non tenuta in considerazione. Facendo ora cadere lo sguardo sui vari valori che assumono le diverse statistiche test si nota con facilità che i valori ottenuti sono abbastanza diversi tra loro; in particolare per il modello di partenza i valori sono più grandi e pressoché tutti si distribuiscono all’incirca sul 3, questo mi dice che non cadono all’interno dell’intervallo che prendo in considerazione (quello al 5%). Ciò mi dice che per tutte e sette le previsioni la variabile moneta continua ad essere una variabile indispensabile per il modello. Da notare anche come i valori della statistica test si riducono con l’andare avanti con la previsione. Per quanto riguarda invece il modello degli anni 1983-2007, i valori assunti dalla statistica test calano sempre come gli altri partendo praticamente da 1 e scendendo sempre di volta in volta fino ad arrivare all’incirca a 0,5. Posso dire con certezza che tutti questi valori cadono
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Il ruolo della moneta nel sistema economico inglese: una verifica empirica con un modello Var

Il ruolo della moneta nel sistema economico inglese: una verifica empirica con un modello Var

Sono partito con cinque variabili che sono: tasso d’interesse a breve, tasso d’interesse a lungo termine, Total implicit price deflator (GDP) , tasso di crescita dei consumi e l’aggregato della moneta, prendendo i valori di queste serie storiche, dal primo trimestre del 1987 fino al terzo trimestre del 2008, dal sito dell’OCSE. Una volta trovati i valori ho calcolato il tasso d’inflazione tramite il GDP e il tasso di crescita dei consumi, avendo trovato dati relativi a quantità di consumi e il tasso di crescita della moneta tramite l’aggregato della moneta. Ini- zialmente ho fatto delle semplici statistiche descrittive per capire l’andamento di queste va- riabili. Fatto questo ho scelto di stimare con la metodologia VAR due distinti modelli, aventi le stesse cinque variabili ordinati in due modi diversi. Una volta stimato il tutto ho riportato i grafici della funzione d’impulso, commentando cosa succedeva alle variabili una volta intro- dotto lo shock alla variabile moneta, con l’esito che un effetto dello shock sull’altre variabili c’è ed è di poca significatività solo sui consumi. Sia nel primo che ne secondo modello ho potuto notare che non ci sono stati grossi cambiamenti, ovvero cambiando l’ordine delle prime due variabili, tasso di crescita dei consumi e tasso d’inflazione, le risposte allo shock restavano quasi invariati.
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Ruolo dei componenti della domanda aggregata nella spinta all'inflazione: una verifica empirica

Ruolo dei componenti della domanda aggregata nella spinta all'inflazione: una verifica empirica

L'inflazione, in economia, indica un generale aumento continuo dei prezzi di beni e servizi, in un dato periodo di tempo, che genera una diminuzione del potere di acquisto della moneta. Con l'innalzamento dei prezzi, ogni unità monetaria potrà comprare meno beni e servizi; conseguentemente l'inflazione è anche un ¶erosione del potere di acquisto. Esistono molteplici cause di questo fenomeno: può essere determinato da un eccesso di liquidità, oppure da una crescita dei costi di produzione «PDWLSLFDPHQWHTXDQGRVL parla di inflazione si pensa ad una crescita GHOO¶RIIHUWD GL PRQHWD VXSHULRUH DOOD domanda; ciò stimola la domanda di beni e servizi portandola DOO¶HFFHVVR ULVSHWWR DOO¶RIIHUWD da parte del sistema economico.
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Interazioni tra stress finanziario, ciclo economico, inflazione, epolitica monetaria: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Interazioni tra stress finanziario, ciclo economico, inflazione, epolitica monetaria: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Questo lavoro stima un modello DSGE per l’economia statunitense al fine di identificare il ruolo dei mercati finanziari nel ciclo economico e le interazioni con la politica monetaria in questi ultimi due decenni. Sappiamo che è presente una stretta interconnessione tra la finanza e l’attività economica. I mercati finanziari possono influenzare la domanda aggregata e di conseguenza, anche l’inflazione. D’altra parte, le fluttuazioni dei mercati azionari sono fortemente collegate alle attese sulla futura evoluzione del ciclo economico, dell’inflazione e delle decisioni di politica monetaria. Per questo motivo, la banca centrale dovrebbe monitorare attentamente i mercati finanziari e intraprendere appropriate azioni di politica monetaria per evitare che elevate fluttuazioni dei mercati azionari possano influire negativamente sul sistema economico in generale.
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Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

Ruolo degli shock al target inflazionistico: una verifica empirica per l'area dell'euro

La novità di questo lavoro consiste nell’effettuare un’indagine, relativamente al target di inflazione, su dati europei. Infatti esistono molti lavori di questo tipo su dati americani, vedi anche Castelnuovo (2009), mentre scarseggiano i lavori in questo senso sui dati europei, fatta eccezione per Smets and Wouters (2003). Questi ultimi infatti stimano un modello DSGE per investigare gli effetti degli shock strutturali sulle fluttuazioni del ciclo economico in Europa. Il loro campione però comprende dati che vanno dal secondo trimestre del 1980 fino al quarto trimestre del 1999; essi considerano quindi dati precedenti all’introduzione dell’Euro, mentre il nostro campione è più aggiornato rispetto al loro perchè arriva fino al terzo trimestre del 2009. A tal proposito ciò che è necessario sottolineare è il fatto che questa è un’analisi ex-post sulla condotta della politica monetaria. Infatti la Banca Centrale Europea ha cominciato a gestire la politica monetaria dell’area dell’Euro dal 1999, mentre prima di tale data ogni stato gestiva indipendentemente la propria politica monetaria. Il nostro campione comincia prima di tale data, infatti noi disponiamo delle osservazioni a partire dal 1991. L’uso di dati europei sintetici non è propriamente corretto in quanto prima dell’avvento dell’Euro ogni nazione aveva un proprio target inflazionistico. Tuttavia utilizzare un campione che comprende serie che cominciano in corrispondenza della nascita dell’Euro sarebbe troppo restrittivo perché siccome sono passati solo dieci anni disporremmo di troppe poche osservazioni. Si decide quindi in questo lavoro di procedere come già molti altri autori, come ad esempio Peersman e Smets (1999), Taylor (1999), Gerlech e Schnabel (2000), Gerdesmeier e Roffia (2004), Surico (2003), Sauer e Sturm (2003), Castelnuovo (2007) hanno fatto; e utilizziamo quindi dati europei sintetici.
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Previsioni dell'inflazione con diverse misure di ciclo economico: una verifica empirica per gli usa

Previsioni dell'inflazione con diverse misure di ciclo economico: una verifica empirica per gli usa

Vi sono diverse possibili cause dell’inflazione. L’aumento di offerta di moneta superiore alla domanda, stimolando la domanda di beni e servizi e gli investimenti, è unanimemente considerato dagli economisti una causa dell’aumento dei prezzi nel lungo periodo. Altre cause sono l’aumento dei prezzi dei beni importati, l’aumento del costo dei fattori produttivi e dei beni intermedi, in seguito all’aumento di domanda o per altre ragioni. Nei periodi di espansione economica, l’aumento di domanda aggregata provoca un aumento dei prezzi; invece nei periodi di recessione, la diminuzione della domanda provoca un decremento dei prezzi. Per monitorare maggiormente il livello d’inflazione, le banche centrali attuano diverse politiche monetarie con lo scopo di variare la quantità di moneta circolante nel mercato. Nei periodi di espansione economica, infatti, viene attuata una politica monetaria restrittiva per frenare la domanda; mentre nei periodi di recessione o stagnazione viene attuata una politica monetaria espansiva.
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Shock alle aspettative e ciclo economico: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Shock alle aspettative e ciclo economico: una verifica empirica per gli Stati Uniti

La differenza principale con l’inferenza frequentista sta nel fatto che il parametro θ, non è più una quantità fissata ed incognita, ma diventa una variabile aleatoria la cui distribuzione iniziale dipende dalle informazioni in nostro possesso. Tale informazione è soggettiva ovvero varia da individuo a individuo poiché rappresenta la sintesi delle informazioni che il singolo individuo possiede sul problema specifico. Attraverso il Teorema di Bayes possiamo formalizzare tutto ciò che conosciamo su θ in termini di una distribuzione di probabilità iniziale o a priori ǡ  ؿ  ovvero una legge di probabilità sui sottoinsiemi A di Θ, dove Θ rappresenta l’insieme dei valori assumibili dal nostro parametro θ. Le informazioni a priori hanno dunque un ruolo molto importante nell’approccio bayesiano, esse introducono nell’analisi una componente soggettiva 1 .
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Impatto delle variabili globali sulla  previsione dell'inflazione: una verifica  empirica per il caso statunitense

Impatto delle variabili globali sulla previsione dell'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Il tasso di inflazione è una misura della velocità con cui aumentano i prezzi. Insieme al prodotto interno lordo (PIL) e al tasso di disoccupazione è una delle variabili macroeconomiche più importanti per la misura dell’andamento di un sistema economico. Per farci un’idea dell’importanza di una corretta previsione del tasso d’inflazione, basti pensare che alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti hanno proposto leggi che prevedono che la FRB (Federal Riserve Bank) mantenga l’inflazione sotto controllo, leggi tra l’altro già in vigore in alcuni stati europei (N. G. Mankiw, 2004). In macroeconomia la teoria quantitativa della moneta descrive il tasso d’inflazione come una variabile perfettamente controllata e stabilita dal detentore del potere di offerta di moneta, ossia dalla banca centrale. Ma nella realtà questa teoria non tiene conto di due punti:
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Ruolo dello shock all'inflazione tendenziale per il ciclo economico: una verifica empirica con dati USA

Ruolo dello shock all'inflazione tendenziale per il ciclo economico: una verifica empirica con dati USA

Un ruolo fondamentale è giocato dal fattore scalare c posto davanti a Ȉ. Infatti se il tasso di accettazione r è troppo alto o troppo basso, si rischia che la distribuzione a posteriori sia concentrata attorno alla moda. Inoltre la matrice di varianza e covarianza del termine d’errore İ è modificata in modo da ottenere un tasso di accettazione dei valori compreso tra il 23% e il 40%; intervallo che permette di evitare di cadere nei due casi estremi: quello di accettare sempre, nel qual caso si confronterebbe sempre la moda con sé stessa, o di rifiutare sempre, ritornando quindi alla moda non riuscendo a disegnare la distribuzione.
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Borsa e ciclo economico: una verifica empirica per il caso  statunitense

Borsa e ciclo economico: una verifica empirica per il caso statunitense

L’analisi è cominciata con lo studio del modello proposto da Nisticò, ovvero dal periodo che va dal 1981 al 2006, dove gli indici di borsa risultavano non influenti nel reddito americano[r]

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Lo spread nel sistema economico statunitense: una verifica empirica

Lo spread nel sistema economico statunitense: una verifica empirica

Nel caso degli “investimenti diretti esteri” (IDE) il flusso dei capitali ha sostenuto una riorganizzazione industriale su scala mondiale (“globalizzazione produttiva”) che a visto un ruolo sempre più centrale delle economie asiatiche, e in particolare della Cina, nei settori “più tradizionali” (anche se la dinamica settoriale sta già evolvendo verso specializzazioni “più avanzate”), mentre i paesi occidentali sono stati caratterizzati da un declino relativo del settore manifatturiero e da un peso crescente dei servizi e della finanza.
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Ruolo dell'incertezza di politica economica per il ciclo economico americano: una verifica empirica

Ruolo dell'incertezza di politica economica per il ciclo economico americano: una verifica empirica

L’obiettivo finale è quello di usare i due modelli prescelti per fare previsione sui valori futuri delle serie quindi dal secondo trimestre del 2008 fino al quarto trimestre del 2011, per un totale di orizzonte previsivo di quindici trimestri. Lo scopo di questa analisi è quello di avvalorare l'obiettivo di tale elaborato ossia, attraverso il confronto dei due modelli, accettare l’ipotesi secondo la quale è quasi indispensabile la presenza dell’incertezza politica economica per lo studio del trend del ciclo economico, immerso in una realtà soggetta a numerosi eventi esterni quali la crisi dei mutui subprime, crisi economica ecc.
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Equazione di Fisher:una verifica empirica con dati americani

Equazione di Fisher:una verifica empirica con dati americani

Le ipotesi di Fisher rappresentano uno dei pilastri della teoria neoclassica monetaria: esse stabiliscono che un aumento del tasso di interesse nominale di un punto percentuale provoca un aumento di un punto percentuale dell’inflazione attesa lasciando inalterato il tasso di interesse reale. Nel lungo periodo, le variazioni nella crescita della moneta non possono influenzare il tasso d’interesse reale, quindi le variazioni del tasso d’interesse nominale sono spiegate interamente dalle variazioni del livello dei prezzi, il tasso di inflazione.
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"Inflazione salariale e disoccupazione: una verifica empirica per gli usa"

"Inflazione salariale e disoccupazione: una verifica empirica per gli usa"

È da questa domanda che parte la mia analisi con la lettura di un articolo di Jordi Galí intitolato “The Return of the Wage Phillips Curve”. Galí è un macroeconomista spagnolo considerato una delle figure principali della macroeconomia neo-keynesiana e per capire a fondo il suo studio dobbiamo fare un passo indietro cercando di comprendere su cosa si sono basati i suoi studi e quali sono i principi che stanno alla base della scuola di pensiero economia neo-keynesiana. Il modello stimato da Jordi Galí si basa sullo studio approfondito della Curva di Phillips (1958), la quale - com’è noto - prevede una relazione inversa tra inflazione salariale e tasso di disoccupazione 1 implicando che i salari e i prezzi si adeguino lentamente alle variazioni della domanda aggregata. Affinché i salari crescano, la disoccupazione deve diminuire. Solo in seguito ad un aumento del livello di occupazione, i salari cominciano ad aumentare, poi anche i prezzi saliranno e alla fine il sistema economico tornerà al livello di produzione di pieno impiego e al tasso naturale di disoccupazione 2 ; esiste quindi un trade-off 3 tra inflazione e disoccupazione, il quale implica una riduzione del tasso di crescita dei salari nominali all’aumentare del tasso di disoccupazione e, dunque, una riduzione dell’inflazione.
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Cosa verifica il tasso di crescita del consumo? Una verifica empirica per gli Stati Uniti

Cosa verifica il tasso di crescita del consumo? Una verifica empirica per gli Stati Uniti

I risultati ottenuti dall’economista sono l’aumento dell’ R2 aggiustato, per tutte le tipologie di tassi di crescita dei consumi, dato dall’aggiunta dei due indici e la significatività d[r]

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Relazione tra indici di stress finanziario e ciclo economico in periodi di sviluppo e recessione.

Relazione tra indici di stress finanziario e ciclo economico in periodi di sviluppo e recessione.

Nei successivi modelli stimati per periodi di crisi e non-crisi i risultati assumono, per via della prevista distorsione del campione, due diverse sfaccettature. In periodi di recessione uno shock all’indice di stress finanziario comporta una risposta negativa molto accentuata dell’indice di ciclo economico, in proporzione all’intensità della crisi nel relativo sottocampione; mentre per i periodi di sviluppo economico la risposta di CFNAI allo shock in KCFSI appare più contenuta.

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Il nesso di causalità tra ciclo economico e trend : le teorie del ciclo reale e le teorie della domanda

Il nesso di causalità tra ciclo economico e trend : le teorie del ciclo reale e le teorie della domanda

131 sopradescritto è supportato dal progresso tecnico, cioè dall’effetto di invenzioni e innovazioni sulla domanda aggregata. Kalecki (1968) ritiene infatti che le innovazioni, intese come nuove opportunità di investimenti, influiscano positivamente sulle aspettative di profitto 159 , in modo tale che maggiore è l’intensità di innovazione e maggiore sarà il tasso di crescita dell’economia. In particolare, il progresso tecnico influenza le decisioni di investimento tramite due canali: l’aumento della produttività del lavoro, che aumenta il flusso dei profitti dei nuovi impianti relativamente a quelli esistenti 160 , e lo stimolo all’innovazione dovuto al vantaggio che ne risulta se effettuata in anticipo relativamente ai concorrenti: “Entrepreneurs scrutinize how the new investment ‘is doing’ in terms of profitability, and on this basis form a decision whether just to reinvest their savings, to exceed their level or to fall short of it. […] An important element of how the new investment ‘is doing’ is the rise in productivity due to technical progress, which causes a transfer of profits from old to new equipment. But there is still another effect of innovations. In the year considered new inventions come within the compass of the entrepreneurs. Thus they expect to do better out of their investment that those whose investment materialized in the year considered. […] Those entrepreneurs who are first to avail themselves of the technical novelties will do better than the average” (Kalecki, 1968, p. 173). In altre parole, il processo di innovazione implica uno stimolo ulteriore alle aspettative di profitto grazie al quale, quindi, la spesa per investimenti aumenterà, provocando un’espansione della domanda aggregata e, per questa via, della crescita economica. Solo in questo modo, infatti, diviene possibile superare gli effetti depressivi dell’accumulazione del capitale sugli investimenti che, come si è detto, rappresenta un elemento centrale nella transizione dal boom alla recessione nel corso del ciclo economico.
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Influenza della fed sulla ecb: una verifica empirica

Influenza della fed sulla ecb: una verifica empirica

Il prodotto interno lordo europeo è fornito in volume, dopo un calcolo d'aggregato dei dati europei nazionali che tengono conto del peso rispettivo di ogni paese nel prodotto interno lordo europeo e dell'evoluzione del tasso d'avvicendamento di ogni valuta nazionale prima del gennaio 1999. l’output gap europeo (fonte:OECD) è stato ottenuto come differenza tra il reddito annuale e il redito potenziale.inoltre , fornisce l’informazione della presenza di una fase espansiva(output gap positivo) o di una fase recessiva(output gap negativo ) del ciclo economico.
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La parita tra i tassi di interesse: una verifica empirica

La parita tra i tassi di interesse: una verifica empirica

L’oggetto di interesse di questo lavoro è la verifica empirica della cosiddetta parità coperta dei tassi di interesse, relazione che secondo la teoria economica è assicurata dallo sfruttamento di tutte le opportunità di arbitraggio nel mercato ed esiste, quindi, solo in assenza di controlli sui flussi di capitali e di altri impedimenti alla mobilità degli stessi.

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Il ruolo del mercato immobiliare nel ciclo economico: relazione tra tasso di interesse e numero di nuove case prodotte negli USA

Il ruolo del mercato immobiliare nel ciclo economico: relazione tra tasso di interesse e numero di nuove case prodotte negli USA

In questa sezione verrà riportata una verifica di robustezza dei risultati ottenuti. Stimerò i due modelli (mi limiterò al campione completo e al quarto sottocampione relativo al periodo 2001:02 ± 2008:06) togliendo i ritardi alla variabile dipendente HOUST (numero di nuove case prodotte). Tale verifica viene effettuata al fine di verificare le conclusioni cui sono giunta con i modelli con il ritardo della variabile dipendente.

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