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L’espansione della Comit nell’area adriatica tra le due guerre Dopo la fine della prima guerra mondiale, la Banca Commerciale e

Nel documento ARCHIVI. a. XII-n. 1 (gennaio-giugno 2017) (pagine 102-105)

nei territori italiani della ex Jugoslavia attraverso le carte d’archivio (1924-1953)

1. L’espansione della Comit nell’area adriatica tra le due guerre Dopo la fine della prima guerra mondiale, la Banca Commerciale e

altre banche italiane, come il Credito Italiano e il Banco di Roma, cercarono di installarsi nell’area giuliano-dalmata, appena acquisita dall’Italia, per sostituire il sistema bancario austro-tedesco che prima era prevalente6. La stessa Banca d’Italia si era insediata a Pola nel 1919, nel 1920 a Zara e nel 1921 a Fiume7.

Questa espansione territoriale si inseriva, per la Comit, nel quadro più ampio della sua penetrazione nell’Europa centro-orientale che ebbe un grande successo: sotto la guida dell’amministratore delegato Giuseppe Toeplitz, si costruì infatti, tra il 1919 e il 1929, una rete di affiliate e partecipazioni in Austria, Bulgaria, Romania, Ungheria, Cecoslovacchia,

4 In effetti solo Abbazia è collocata in Istria, come si specificherà più avanti.

5 Queste carte, inventariate da Maria Letizia Cairo, sono in ASI-BCI, Ufficio Consulenza Legale (LEG, consulenza) e sono state studiate all’interno di un approfondimento sulla figura di Sergio Solmi, capo del Servizio Legale; GIOVANNI LEORI,GUIDO MONTANARI, Le carte di Sergio Solmi, capo dell’Ufficio consulenza legale della Banca Commerciale Italiana 1942-1953, «Italia Contemporanea», 274 (aprile 2014), p. 159-174.

6ROBERTO DI QUIRICO, Le banche italiane all’estero 1900-1950. Espansione bancaria all’estero e in-tegrazione finanziaria internazionale nell’Italia degli anni tra le due guerre, Fucecchio, European Press Academic Publishing, 2000, p. 75-78, e LORENZO IASELLI, L’espansione economico-finanziaria ita-liana nei Balcani durante il fascismo, Napoli, Università degli Studi Federico II, tesi di dottorato, 2006.

7 A Zara e a Fiume furono utilizzati i locali della Banca Austro-Ungarica che era stata chiusa:

BANCA D’ITALIA, Guida all’Archivio Storico, Roma, Banca d’Italia, 1993, p. 402.

Polonia, Jugoslavia (in Croazia) e Grecia8. Riguardo all’area adriatica, la strategia della Comit, che si dimostrò la più attiva tra le banche italiane, fu quella di inserirsi subito a Trieste, aprendo già nel marzo 1919 una filiale in via Roma 9. L’espansione dell’istituto milanese fu però frenata dalla concorrenza della Banca Commerciale Triestina (Bct), antica banca locale, che a sua volta si era «italianizzata» con l’apporto di azionisti locali e che rimaneva il principale punto di riferimento per il finanziamento dell’industria dell’area9. Nel frattempo, l’occupazione nel settembre 1919 di Fiume da parte dei legionari guidati da Gabriele D’Annunzio, aveva creato una situazione di grande instabilità. I rapporti tra Italia e Jugoslavia si normalizzarono a seguito dei trattati di Rapallo nel novembre 1920 (con l’abbandono da parte di D’Annunzio di Fiume nel gennaio seguente), e di Roma nel gennaio 1924, quando Fiume da territorio libero divenne una città italiana. La Comit poté quindi, dopo tre anni di preparativi, creare nella città croata una succursale indipendente10, filiale che conobbe subito un notevole sviluppo, finanziando numerose imprese appena sorte, come cantieri navali, società di navigazione, industrie petrolchimiche e società commerciali11.

Dopo un tentativo andato a vuoto, tra il 1921 e il 1924, di creare una nuova banca in Jugoslavia con sedi a Belgrado, Zagabria e Sarajevo12, la Comit riuscì a stabilirsi in Croazia alla fine del 1927 acquisendo la maggioranza di un piccolo istituto di Zagabria, la Hrvatska Banka (letteralmente Banca Croata), che era stato fondato dai Tedeschi nel 1911.

Questa banca non fu mai in perdita, ma non diede grandi risultati economici, anche perché ostacolata dall’instabile situazione politica della Jugoslavia, condizionata soprattutto dalla dura opposizione dei Croati. Al riguardo Cesare Merzagora, all’epoca giovane ispettore del Servizio estero, durante una sua ispezione alla Hrvatska Banka così descriveva la situazione della Jugoslavia, alcuni mesi dopo l’assassinio del re Alessandro I, avvenuto a Marsiglia il 9 ottobre 1934:

8 Ibidem e GIANNI TONIOLO, Cent’anni, 1894-1994. La Banca Commerciale e l’economia italiana, Milano, Banca Commerciale Italiana, 1994, p. 63-65; ANTONIO CONFALONIERI, Banche miste e grande industria in Italia 1914-1933, 1, Milano, Banca Commerciale Italiana, 1994, p. 507-518.

9 GIULIO SAPELLI, Trieste Italiana. Mito e destino economico, Milano, Franco Angeli, 1990, p. 36-46.

10 ASI-BCI, VCA, vol. 7, f. 214, seduta del 27 febbraio 1924.

11 Le più note erano il Silurificio Whitehead di Fiume, i Cantieri Navali del Quarnaro e la Società di navigazione Adria. Sull’attività della filiale si vedano i bilanci dal 1926 al 1929, in Contabilità, Libri inventari delle filiali (CON, f).

12 ASI-BCI, VCA, vol. 6, f. 60, 26 febbraio 1921.

La situazione politica del paese è alquanto oscura. Dopo le elezioni […]

l’opposizione croata si è notevolmente rafforzata, ma ha rifiutato di mandare i suoi eletti, in numero di 60 contro 300, alla Skupcina [Parlamento] a titolo di protesta per la legge elettorale che sacrifica in modo assolutamente sproporzionato le minoranze. Il principe Pavle, di temperamento piuttosto conciliante, sta trattando con Macek, il quale esige anzitutto la liberazione dei 10.000 arrestati del suo partito13.

L’istituto di Zagabria, unica banca italiana in Croazia per tutto il periodo tra le due guerre, fu comunque sempre ben considerato dal regime fascista come potenziale fonte diretta per finanziare i movimenti separatisti antiserbi14.

Nel 1932 l’assorbimento della Banca Commerciale Triestina, già controllata dal 1930, che si era pesantemente indebitata per il dissesto di gran parte delle imprese triestine che finanziava15, rafforzò la presenza della filiale Comit nel capoluogo giuliano. Questa fusione permise anche l’allargamento della sfera di influenza della Comit nella zona con l’apertura, nei primi mesi del 1932, di filiali non solo a Gorizia e a Monfalcone, ma anche di due agenzie dipendenti da Fiume, una ad Abbazia, cittadina del nord est dell’Istria, sul golfo del Quarnaro a pochi chilometri da Fiume, e una a Lussinpiccolo nel 1932, capoluogo dell’isola di Lussino, punto di scalo sulla linea tra Pola e Zara. Di queste tre filiali, quella di Fiume fu sicuramente la più importante come volume d’affari e livello della clientela, continuando a finanziare le industrie della zona sul modello della vicina filiale di Trieste; il palazzo della sede di Fiume, posto in via De Domini, fu anche ristrutturato nel 1936 con l’apporto dell’ingegnere Giorgio Giorgi di Vistarino16.

13 ASI-BCI, Dirigenti del Servizio Estero (SE, d), b. 8, fasc. 5, 10 luglio 1935. Il principe Pavle era reggente al trono jugoslavo dopo l’assassinio del re a opera di un macedone collegato con il movimento separatista croato ustascia di estrema destra; il croato Vladko Macek era invece il capo del partito dei contadini, più moderato. Di Merzagora si vedano le varie rela-zioni d’ispezione eseguite presso le filiali della Hrvatska Banka dal 1930 al 1937, con riferi-menti anche alla filiale Comit di Fiume, ibidem.

14 DI QUIRICO,Le banche italiane all’estero 1900-1950, p. 78. La situazione nel 1933 di Hrvatska Banka, nello «Studio di Raffaele Mattioli sul risanamento della BCI, Fascicolo II°. Parte II-a:

L’Estero», p. 27-30, in ASI-BCI, Carte Miscellanee di Raffaele Mattioli (M1), b. 3, fasc. 3.

15 Nel 1930 la Bct, già in dissesto, era stata acquisita dalla Comit che vi aveva inserito il suo dirigente Enrico Marchesano come amministratore delegato: ASI-BCI, fondo Banca Com-merciale Triestina (BCT), b. 1 e 7; si vedano inoltre GUIDO MONTANARI, Marchesano, Enrico, in Dizionario biografico degli Italiani, 69, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2007, p. 555-559, e SAPELLI, Trieste Italiana, p. 111-137.

16 I nuovi locali della Banca Commerciale Italiana, «Vedetta d’Italia», 18 ottobre 1936, e i disegni della ristrutturazione collocati in ASI-BCI in IMM, d, b. 56.

2. L’invasione della Jugoslavia e i tentativi italiani di espansionismo

Nel documento ARCHIVI. a. XII-n. 1 (gennaio-giugno 2017) (pagine 102-105)