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Non solo copista

Frassineti non è il solo autore novecentesco italiano che abbia scritto pagine interessanti sulla burocrazia. Non è il solo ad averne criticato la rigi-da struttura gerarchica, la crescente dilatazione e la scarsa competenza pro-fessionale degli impiegati, la ripetitività che scandisce la quotidiana vita vorativa, l’inefficienza dei servizi, le formalità e i rituali che connotano il la-voro d’ufficio, e così via. Ma lo scrittore faentino ha fatto una scelta del tut-to peculiare (per qualche aspettut-to può essere accostata a quella di Piero Jahier quando nel 1915 diede alla stampe le Resultanze)38. Evita gli stereotipi più consueti, ai quali la letteratura ha spesso fatto ricorso nel rappresentare carenze e limiti degli ambienti burocratico-ministeriali; ricalca, e, con sa-pienza letteraria, le modalità di scrittura e i caratteri formali propri delle tan-te pratiche postan-te in essere da quanti operano al suo intan-terno, e anche da co-loro che, per una qualche ragione, debbono o vogliono mettersi in contatto con le superiori autorità.

Frassineti sembra presentarsi come copista. Assume questa veste allo scopo di rendere, almeno in parte, visibili i complessi intrecci dell’invisibile cartaceo che avvolge il mondo burocratico. Gli interessa denunciare le insi-die e gli inganni, spesso filtrati da un linguaggio tutt’altro che asettico quale è quello burocratico-giuridico, che esso nasconde. Di questo linguaggio egli è buon conoscitore per averlo per qualche tempo personalmente praticato:

prova, e quasi sempre ci riesce, a smascherarne le ambiguità. Ma, nel farlo,

38 Su Jahier in quanto osservatore del mondo burocratico, rinvio a ciò che ho scritto in Le Resultanze di Piero Jahier: confessioni di un impiegato poeta, vendette di un poeta impiegato, in I donchi-sciotte del tavolino. Nei dintorni della burocrazia, Roma, Viella, 2014, p. 85-116. Frassineti, quando gli è stato chiesto se tra le sue «radici letterarie» si poteva collocare Jahier, ha risposto: «non conoscevo niente che somigliasse a quello che avevo fatto io», e Jahier «l’ho letto dopo» (in-tervista a cura di Ugo Berti Arnoaldi, «Bologna Incontri», 6, giugno 1982, p. 17).

non è stato solo quel «copista integerrimo, neutrale» che avrebbe «dovuto inventare di meno e copiare di più» (p. 287) tratteggiato non senza autoiro-nia nella Postilla finale dei Misteri dei Ministeri. È stato piuttosto un attento, intelligente e partecipe lettore delle carte che gli sono passate tra le mani nel periodo della sua attività impiegatizia e in seguito ripetutamente fatte ogget-to di riflessione, rielaborazione, rimaneggiamenti. Parafrasando Italo Calvi-no, si può forse dire che, come un copista medievale, Frassineti, ha vissuto

«contemporaneamente due dimensioni temporali, quella delle lettura e quel-la delquel-la scrittura»39.

In una sua lettera si legge:

A voler essere precisi, l’origine dei Misteri risiede nelle suppliche o istanze che giungevano (1947/48) sul mio tavolo di funzionario (diciamo pure di alto fun-zionario), [...] del fu Ministero dell’assistenza post-bellica. Fui colpito, oltre che da pietà, dalla constatazione che la «nevrosi da contatti ministeriali» favo-riva nelle vittime esiti letterari e poetici di indiscussa autenticità, che insomma non pochi di quei postulanti erano diventati, a rimorchio delle rispettive prati-che, dei poeti nature. Di qui la tentazione, divenuta poi irresistibile, di aiutarli ad esprimersi e la tentazione anche di imitarli e di ricavarne qualcosa che po-tesse valere come identikit di quell’Italia minore, derelitta da sempre e che bat-te da sempre alle porbat-te dell’Italia ufficiale.

Che alcuni dei materiali utilizzati possano averlo riguardato direttamente non è certo, anche se afferma:

Quanto all’uomo davanti al burocrate – il cittadino inerme, osservante e terro-rizzato, la vittima sacrificale del mostro – beh, come terreno di caccia, sarei bastato io. E le suppliche, di cui dicevo al principio, quella del Capitano a ri-poso in particolare, furono lo specchio nel quale mi riconobbi: per cui rielabo-rando quel prezioso materiale, ho dovuto mescolare vicende mie personali a quelle del capitano, ricavandone un collage nel quale nessuno riuscirà mai a distinguere il «mio» dal «suo».

Ma certamente col mondo burocratico ha continuato, e per lungo tem-po, a fare i conti. Scrive infatti:

Comincio a trovarmi a disagio nel cliché di quello che fa ridere mettendo alla berlina i burocrati. Il mio discorso satirico sì, umoristico anche, aveva e ha tut-tavia più complesse ambizioni. [...]

La cosiddetta satira della burocrazia [...] è stata per me né più né meno un pre-testo formale che ha avuto la meglio rispetto ad altri pretesti possibili perché, vivendo dentro quel mondo, ne ho potuto mutuare il linguaggio specifico e lucrare stimoli e suggerimenti diretti e quotidiani fino a intossicarmene.

39 ITALO CALVINO, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Milano, Mondadori, 1994, p. 208 (prima ed. Torino, Einaudi, 1979).

Ho stralciato i brani sopra riportati dalla lettera inviata, nell’imminenza della pubblicazione di Misteri dei Ministeri, a Ernesto Ferrero. Questi l’ha probabilmente passata a Italo Calvino. Nel risvolto della sopraccoperta del libro che porta la sua firma si legge: il libro frassinetiano è un’opera che

«dalla prosa delle pratiche burocratiche [...] fa scaturire un fuoco di fila d’aneddoti grotteschi, di paradossali contes philosophiques; il suo «valore lette-rario sta soprattutto nella forma che il libro ha preso attraverso le sue suc-cessive aggregazioni: mimesi della “pratica” ministeriale, del dossier stipato di “pezze d’appoggio”; o mimesi addirittura della topografia labirintica d’un palazzo di ministero». Esso è senz’altro «uno dei libri più rappresentativi dei nostri anni» per quanto riguarda la letteratura satirica40.

Quest’ultima osservazione viene ripresa anche da altri; ad esempio da Giorgio Manganelli, che tra l’altro molto si era adoperato per far pubblicare il libro da Einaudi. Nel recensirlo, afferma: Frassineti è senz’altro uno

«scrittore satirico di una razza affatto disusata in Italia», ma è soprattutto un

«prosatore di singolare e riposata raffinatezza, maneggiatore impeccabile di una arguta sintassi, delibato delibatore di sinonimi e contrari, lessicografo ghiotto e di mondo palato»41. «Una riconoscibile vena satirica» è sempre ravvisabile negli scritti di Frassineti – scrive Massimo Ghilardi – ma nei Mi-steri dei MiniMi-steri, l’«impeto satirico [...] raggiunge il suo acme»42.

L’edizione del 1973 del libro di Frassineti, come pure quelle precedenti, non ha avuto molto successo. È del resto un libro non facilmente classifi-cabile all’interno di un consueto panorama letterario. Si tratta di un «pro-dotto non chiaramente definibile e riconoscibile», nota lo stesso autore; es-so è es-soprattutto «un pastiche [...] tra farsa e teologia, tra es-sociologia e farneti-co, tra scienza e fantapolitica, tra saggio, moralità e romanzo». Quanto all’essere considerato uno scrittore satirico, osserva:

Sulla mia collocazione critica di scrittore satirico, niente da eccepire, con la so-la avvertenza che ogni definizione è anche una diminuzione. Credo che nelle mie pagine siano riconoscibili gli ingredienti di quasi tutti i generi letterari, non esclusi la lirica e l’elegia autobiografica. Riconosco che l’elemento satirico vi ha

40 L’autografo del «risvolto Frassineti» di Calvino e la lettera di Frassineti a Ernesto Ferrero del 2 ottobre 1973 hanno, forse non soltanto per mero caso, la medesima collocazione ar-chivistica (AST-AE Recensioni, cartella 134).

41 «Il Giorno», 20 gennaio 1974. Di Manganelli si veda altresì I Ministeri di Frassineti,

«L’Informazione bibliografica», 2 (1998), p. 169-170. Ermanno Cavazzoni, che ha pubblicato questo scritto (già edito in «Libri nuovi», luglio 1974) annota che si tratta di un testo redatto in occasione della presentazione romana del libro.

42 MASSIMO GHILARDI, «La Fiera Letteraria» del 31 marzo 1974.

[...] un ruolo fondamentale. [...] Non credo tuttavia che la satira sia un genere privilegiato quanto a incidenza nei mutamenti della società43.

Già altre volte aveva avuto occasione di esprimere perplessità sulla let-teratura satirica, soprattutto se le si attribuisce una funzione utilitaria o la si pone alla base di un programma culturale. Si dichiara riluttante a «poetiche»

prestabilite e si sente più disposto al «fare» che al «discettare», come risulta dai suoi interventi nell’inchiesta su Grottesco, satira e letteratura, promossa dal-la rivista «Il Caffè»: «dal-la sodal-la poetica che mi sentirei di sottoscrivere senza perplessità [...] è la seguente: “per scrivere, conviene mettere una parola avanti l’altra, in fila, qualche volta in colonna, ed eccezionalmente in ordine sparso”»44.

Forse ha ragione Cavazzoni, quando dice che «il non poter riconoscere nei Misteri dei Ministeri subito e dappertutto la forma classica del romanzo o del racconto, è stato probabilmente la causa della sua ristretta popolarità»45, ma forse è anche vero che esso, proprio perché non ha la struttura del ro-manzo o del saggio, proprio perché è un prodotto ibrido, frutto di un pro-lungato e mai del tutto terminato montaggio di materiali diversi, è un libro denso di suggestioni.

Per gli storici è un’opera certamente molto interessante: apre squarci inediti sugli ambienti ministeriali e burocratici. L’occhio critico dello scritto-re faentino li osserva con severità. È una severità che accantona stantii ste-reotipi e attribuisce significativa importanza alle diversificate manifestazioni che la burocrazia può assumere. La complicazione dei suoi stratificati in-granaggi, la rigidità delle sue regole, l’assurdità della sua organizzazione esercitano su chi tenta di conoscerle e, se del caso, modificarle, contraddito-ri atteggiamenti di repulsione e attrazione. Si resta sconcertati, nel constata-re che la burocrazia è un mostro grottesco e meraviglioso, che opprime,

43 AUGUSTO FRASSINETI, Confiteor, in Tutto sommato, prefazione di Giuliano Gramigna, Mila-no, All’insegna del pesce d’oro, 1984, p. 57, 58, 60. Questo scritto, ad eccezione delle prime 16 righe iniziali, si legge nel risvolto di copertina di Vita vita vita, Bologna, Edizioni Alfa, 1966 e alcune parti di esso in Migliorie nella monade, «Il Caffè letterario e satirico», XIV/1 (1967), p. 58-59.

44 La discussione è aperta da GIAMBATTISTA VICARI, Lo Humour come persuasione del linguaggio,

«Il Caffè letterario e satirico», XIV/1 (1967), p. 50-55, che fra l’altro si richiama a una tema-tica affrontata da Cesare Milanese; intervengono nella discussione, oltre a Frassineti, Italo Calvino, Ottavio Panaro, Saverio Vollaro, Neuro Bonifazi, Giorgio Manganelli. L’inchiesta viene chiusa nel successivo n. 2 con gli interventi di Renato Barilli, Giuliano Gramigna, Giancarlo Marmori, Gianni Nicoletti, Alberto Bevilacqua, Pier Francesco Paolini. Uno scambio di lettere tra Vicari e Frassineti a proposito di una lettera di quest’ultimo su Il discet-tare e il fare, è in «Il Caffè», XV/5-6 (1968), p. 230-231.

45 CAVAZZONI, Piccolo avviamento a Frassineti, p. 61-62.

canta e protegge nello stesso tempo. Così si finisce col restarne irretiti e con imitarne comportamenti, rituali, linguaggi.

La società burocratica – ha osservato Giorgio Manganelli – «ha due ca-ratteristiche che esigono ed evocano uno stile: esprime un sistema rigoroso, e tale sistema è del tutto demente. L’incrocio di follia e demenza è estre-mamente adescante», in quanto ha generato «la macchina del nulla»46. Pro-prio per questo Frassineti è rimasto affascinato dal mondo burocratico in cui ha per qualche tempo vissuto. Tuttavia era anche consapevole che esso è una sorta di «trappola» da cui non è mai riuscito a liberarsi completamen-te. Gli piace pensarlo come un «bozzolo non privo di piacevolezze», in cui ha finito per starci così bene da desiderare di «addormentar[visi] dentro, in attesa di diventare “farfalla”» (p. 217).

Isabella Zanni Rosiello

46 La macchina del nulla è il titolo di uno scritto pubblicato in «Galleria», XXXII (1992), n. 2, p.

142-144.

Già direttrice dell’Archivio di Stato di Bologna; via Della Grada 3 – 40123 Bologna; e-mail:

isabellazanni@hotmail.com; tel. 051-555216, cell. 349-2951708.