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nella vita di Baudelaire e nella cultura romantica

Il tema del mare aggiunge le sue attrazioni poetiche, il suo colore e i suoi ritmi, al complesso architettonico che costituisce l’insieme delle Fleurs du Mal.

Baudelaire, tra il giugno del 1841 e metà febbraio del 1842, fa un viaggio per mare, or-ganizzato dal patrigno. Arriva fino all’isola Maurizio e a La Riunione. Il ritorno avviene passando per il Capo. La poesia “L’albatro” descrive una scena di questo viaggio, tanto im-portante per il poeta: i marinai che si divertono a prendere gli albatri, “uccelli d’altomare”, che seguono la nave. Una volta sulla tolda, questi uccelli, così eleganti, diventano brutti e comici, perdono la loro bellezza. Il mare e i suoi abitanti sono ancora una volta occasione per una corrispondenza poetica. In quell’essere così “esule” il poeta si identifica.

Spesso, per passatempo, acchiappano i gabbieri un di quei grandi albatri, uccelli d’altomare, che, come pigre scorte, i nomadi velieri sogliono sugli amari vortici accompagnare.

Sono appena deposti sul ponte che s’accasciano, questi re dell’azzurro, con vergogna impotente, e le grandi ali candide lungo i fianchi si lasciano pendere come remi malinconicamente.

Il viator volante, com’è sgraziato e stroppio!

Lui, già sì bello, come laido e comico sembra!

V’è chi il becco gli stuzzica con la pipa, chi zoppica, scimmiottando l’impaccio delle povere membra.

Poeta, anche tu abiti nel cuore della folgore, e sfidi i dardi, e sopra le nuvole t’accampi:

esule sulla terra, fra i dileggi del volgo, nell’ali di gigante ad ogni passo inciampi!

Come vedremo più avanti, spesse volte, nelle Fleurs du Mal, ritorna il tema del mare con la sua presenza indimenticabile, che il poeta rivive anche attraverso i tetti e i grandi cieli di Parigi.

Scrive Robert-Benoît Chérix: «Il poema de “L’uomo e il mare” è il monumento di questa adorazione». (Commentaire de Les Fleurs du Mal. Essai d’une critique integrale, Paris 1962, p. 77). In questa poesia il tema del mare, inteso come specchio, è, come scrivono Jacques Crépet e Georges Blin, «abbastanza usato, ma bisogna tenere presente che per Baudelaire questo tema è preso in senso universale, nell’allegoria cui si riferisce che rinvia alle corri-spondenze dei sentimenti umani». (Les Fleurs du Mal, édition critique, ns. tr., Paris 1942, p.

320).

Il concetto di “corrispondenza” è molto importante nella poesia di Baudelaire.

“Corrispondenze”

È la Natura un tempio dove a volte viventi colonne oscuri murmuri si lasciano sfuggire:

tu, smarrito entro selve di simboli, seguire da mille familiari segreti occhi ti senti.

Come echi lontani e lunghi, che un profondo e misterioso accordo all’unisono induce, coro grandioso come la tenebra e la luce, suoni, colori e odori l’un l’altro si rispondono.

Conosco odori freschi come parvole gote, teneri come òboi, verdi come giardini;

altri, corrotti e ricchi, attingono remote espansioni, al di là degli umani confini…

E sono i1 belzoino, l’ambra, il muschio, l’incenso, che cantano le estasi dell’anima e del senso.

Attraverso l’immaginazione il poeta ordina la natura per corrispondenze, allo scopo di costruire un’unica, armoniosa, percezione intellettuale dell’universo percepito attraverso i sensi. In questo senso “L’uomo e il mare” contiene nella prima quartina la corrispondenza dell’anima che contempla, come per riflesso, le immagini della propria profondità e della propria amarezza. La seconda quartina contiene la corrispondenza del cuore, che trova la calma nell’“indomito lamento” delle onde, qualcosa come un’aperta confessione delle proprie angosce. La terza quartina stabilisce la corrispondenza tra due vite tenebrose e nascoste, tra due mondi: quella dell’uomo – che resta insondabile – e quella del mare, che è inconoscibile. L’ultima quartina completa il parallelismo e denuncia il segreto antagonismo tra l’uomo e il mare, sempre avversari all’ultimo sangue.

Lo stesso Baudelaire ci spiega i motivi del godimento dell’uomo nel contemplare il mare.

«Perché lo spettacolo del mare è così infinitamente ed eternamente gradevole? Perché il mare offre in una volta l’idea dell’immensità e del movimento. Sei o sette leghe rappresen-tano per l’uomo il raggio dell’infinito. Ecco un infinito diminuitivo. Che importa, se basta a suggerire l’idea dell’infinito tale e quale? Dodici o quattordici leghe di liquido sono bastan-ti per dare la più alta idea di bellezza che sia offerta all’uomo nel suo abitacolo transitorio».

(Mon cœur mis à nu, a cura di Claude Pichois, Genève 2001, p. 54, nostra trad.). Lo stesso Pichois scrive: «Si tratta di uno dei testi più esplosivi della letteratura francese». (Ib., p. 7).

Un altro passo, in cui Baudelaire prende il problema del mare dal punto di vista poetico, è contenuto nei Petits poëmes en prose. Qui egli scrive: «Non potevo […] staccarmi da questo mare così meravigliosamente seducente, da questo mare così infinitamente vario nelle sue spaventose semplicità, e che sembra contenere in sé e rappresentare con i suoi giochi, i suoi aspetti, le sue collere e i suoi sorrisi, gli umori, le agonie e le estasi di tette le anime che sono vissute, che vivono e che vivranno». (Paris 1869, ns. tr., p. 107).

Il riferimento qui contenuto, del poeta di fronte al mare, oltre alle sue esperienze di viaggio marittimo, si deve riportare ai soggiorni presso la madre. Quest’ultima, dopo la morte del secondo marito, quel generale Aupick che aveva organizzato il viaggio del poeta verso le Indie, era rimasta a vivere in una piccola casa in riva al mare, casa acquistata dal defunto consorte. Qui, il poeta si rifugiava qualche volta, lontano dalla vita di Parigi e dai suoi debiti. L’amore per il mare lo spingeva verso quel rifugio, unitamente alla sua nostalgia per l’aria del mare e gli orizzonti infiniti. Dalla casa, in fondo al giardino, si accedeva direttamente in riva al mare, da dove si poteva vedere l’estuario della Senna.

La sua residenza a Honfleur è definita da Baudelaire “il più caro dei miei sogni”. Egli amava particolarmente il porto della piccola città, dove faceva frequenti passeggiate. È proprio l’immagine poetica del porto che completa il lirismo del mare. Nel porto egli vede il soggiorno tranquillo di un’anima stanca della lotta della vita. In generale, la tematica del mare è largamente presente nell’epoca romantica.

Crépet e Blin sviluppano un parallelo tra “L’uomo e il mare” e alcuni passi del Childe Harold’s Pilgrimage di George Byron, in cui il mare è definitivo “profondo e tenebroso”,

“terribile, impenetrabile, solitario”. (Les Fleurs du Mal, édition critique, op. cit., p. 319).

Un altro raffronto è possibile fare con “Il canto delle Oceanidi”, una poesia di Heinrich Heine:

Pallore seròtino cala sul mare e solo, coll’anima sola,

siede là un uomo sui brulli frangenti e guarda coll’occhio freddo di morte su, lontano, nel cielo freddo di morte, e guarda sulle ampie ondate del mare.

E sulle ampie ondate del mare

passano, vele dell’aria, i suoi gemiti, e quindi ritornano afflitti,

e trovano chiuso quel cuore dove volevano ancorarsi…

Ei geme sì forte che i candidi alcioni spauriti si levan dai nidi di sabbia e a stormi l’accerchiano;

ed ei dice loro ridenti parole

Il raffronto più dettagliato è quello con le pagine iniziali del romanzo di Balzac L’Enfant maudit (1831-1836), dove, fra l’altro, si legge: “Il mare diventava per lui un essere animato, pensante. Sempre, in presenza di questa immensa creazione le cui meraviglie nascoste contrastano enormemente con quelle della terra, egli scopriva la ragione di molti misteri”.

Queste pagine sembrano quasi seguire il movimento della prima parte della poesia “L’uomo e il mare”. Balzac immagina una specie di appassionato dialogo tra il fanciullo e il mare.

La stessa idea viene ripresa da Baudelaire che l’interpreta a suo modo dandogli un diverso significato. In questo incontro, in questo dialogo, due abissi si urtano: quello dell’oceano e quello del nostro cuore.

Antoine Adam (Les Fleurs du Mal, a cura di, Paris 1961) sviluppa questo parallelo in modo soddisfacente, facendo vedere come Balzac descrive il rapporto tra il fanciullo e il mare. Per il fanciullo il mare è un essere vivente, pensante, a cui diventa possibile confidare i propri pensieri. Il mare rivela al fanciullo stupefacenti malinconie, facendolo piangere, quando, calmo e triste, riflette un cielo grigio carico di nuvole.

Il contrasto tra i due abissi: quello dell’uomo e quello del mare, sono comunque assenti in Balzac. Da questo punto di vista il tentativo poetico di Baudelaire si sviluppa per altre strade.

[1969], [2002]

Paesaggio

Per compor le mie egloghe con verecondo zelo, voglio come gli astrologhi dormir vicino al cielo, e trasognando udire vagar sui tetti il lento cantico che rapisce ai campanili il vento.

Col mento fra le mani, svegliarsi le fucine vedrò dalla mia specola, garrule e canterine, e i camini, e le guglie, alberi di granito, e i cieli alti che insegnano l’eterno e l’infinito.

Dolce è vedere nascere attraverso le brume la stella nell’azzurro, alla finestra il lume;

salire al firmamento i fiumi di carbone, splender la luna, cinta d’un fantastico alone.

Così di mese in mese: che se poi, con la lunga uggia delle sue nevi, l’inverno sopraggiunga, chiuso dentro, al riparo di mille chiavistelli, erigerò nel buffo favolosi castelli.

Allora sognerò paesi dal bluastro

orizzonte, acque tremule in vasche d’alabastro, baci, uccelli che cantano giorno e notte, e le scene più fanciullesche e tenere che l’Idillio contiene.

Frema pur la Sommossa dietro i miei vetri:

io non leverò nemmeno il capo dal leggio, così a fondo sarò tuffato nel piacere

di evocar col mio semplice gusto le primavere, e di trar dal mio cuore un sole, e in un repente cielo cangiare il fuoco che mi brucia la mente.