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Denseed : strategie di densificazione dei bordi urbani a Lima

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DENSEEDS

Strategia di densificazione

dei bordi urbani a Lima

Politecnico di Milano

Tesi di laurea magistrale in Architettura Scuola di Architettura e Società

Autore:

Gaia Dal Cero

Relatrice:

Monica Lavagna

Corelatore:

Oscar Eugenio Bellini

a.a. 2014-2015

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PARTE I_RICERCA

PARTE II_PROPOSTA PROGETTUALE

0. Introduzione: obiettivi della ricerca

1. Il fenomeno della città informale a Lima

2. Risposte all’informalitá: interventi pubblici a Lima

4. Espansione dei confini metropolitani:

dispersione urbana marginale

3. Soluzioni tipologiche e costruttive dell’informalitá

resi-denziale a Lima e nel resto del Perú

1.1 Evoluzione urbanistica di Lima

1.1.2 Sviluppi storici

2.1.2 Strategia “Lotti e Servizi”

2.1.3 Strategia progressiva (Aravena)

2.1.4 Strategia existenz minimum

2.1.5 Agopuntura urbana (Medellin)

1.1.1 Fenomeni scatenanti

2.1.1 Pianificazione

1.4.1 Aspetti socio-demografici

5.5.1 Dimensione dei lotti

Dimensioni del lotto, adattamento in topografia, principi

ur-1.4.2 Aspetti urbanistici

5.5.2 Tipi di tessuto

5.5.3 Gerarchia degli spazi pubblici

5.5.3 Densità FAR

1.4.4 Eredita’ rurale

3.1 Tipologie architettoniche della casa progressiva

3.2 Materiali da costruzione

3.3 Vulnerabilità costruttive

3.4 Esempi di edilizia a basso costo in bamboo nel contesto

latinoamericano

3.1.3 Insediamenti consolidati

3.1.1 Baracca temporanea iniziale

3.1.2 Insediamenti in via di consolidamento

3.3.1 Pendenze accentuate

3.4.1 Complesso residenziale Divina Providencia ( Colombia)

3.4.2 Programma residenziale, moduli in bambu (Ecuador)

2.4.3 Moduli residenziali in bambu (Honduras)

3.3.2 Rischio sismico

3.3.3 Precarietà igenico-sanitarie

3.2.1 Pisée

3.2.2 Quincha

3.2.3 Legno

3.2.4 Bambú

1.2 Caratteri della città informale

1.3 Aspetti normativi

1.4 Lima oggi

1.2.3 Residenza progressiva come cellula urbana generatrice

1.3.3 L’adesione dello Stato alle procedure extra-legali

1.2.2 La strada come spazio di socialità

1.3.2 Compravendita dei terreni agricoli

1.2.1 Processo inverso di urbanizzazione

1.3.1 Invasione violenta

5. Huaycan: studio del contesto

6. Strategie d’intervento

2.2.1 Ciudiad de Dios, San Juan de Miraflores

2.2.2 Città Satellite di Ventanilla, Callao

2.2.3PREVI, Los Olivos

2.2.4CUAVES, Villa el Salvador

2.2.5 Programa Especial Huaycan, Ate

2.1 Approcci

5.1 Scelta del contesto di studio

6.1 Strategie insediative

5.2 Orografia

5.3 Evoluzione urbanistica

5.4 Vuoti urbani

5.5 Caratteri morfotipologici

2.2 Casi studio

INDICE

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“L'economia esaurì i posti di lavoro (...) come società, mai come in quel mo-mento avevamo bisogno di un pensiero progettuale, eppure l'architettura stava restando letteralmente disoccupata. Mi colpisce il fatto che facciamo discorsi profondi sul design, ma in realtà dietro all'architettura c'è un'econo-mia di cui non parliamo mai, e io penso che dovremmo farlo.

(...) da neolaureato in architettura all'ultimo gradino della scala, potevo aspettarmi di guadagnare circa 24 000 sterline. Ora considerando l'intera popolazione mondiale, questo mi colloca già tra le 1,95 persone più ricche, il che fa sorgere una domanda: "Per chi sto lavorando?"

Il dato imbarazzante è che praticamente tutto quel che oggi chiamiamo ar-chitettura consiste in realtà nel disegnare progetti per l'1% più ricco della popolazione mondiale, ed è sempre stato così. La ragione per cui ce lo siamo dimenticati è che i periodi storici in cui l'architettura ha fatto di più per tras-formare la società sono stati quelli in cui effettivamente quell'1% costruiva a vantaggio del restante 99%, per diverse ragioni come la filantropia del 19es-imo secolo, il comunismo del pr19es-imo '900, lo stato sociale, e più di recente, ov-viamente, attraverso questa enorme bolla immobiliare. E tutti questi boom, ognuno a suo modo, hanno fatto il loro tempo, e siamo di nuovo nella situ-azione in cui i più brillanti designer e architetti del mondo hanno in concreto la possibilità di lavorare solo per l'1% della popolazione.

Ora, non è che questo sia semplicemente negativo per la democrazia, anche se io penso che probabilmente lo sia, ma non è nemmeno una strategia im-prenditoriale intelligente.

Penso che la sfida che la prossima generazione di architetti dovrà affrontare sia come portare la nostra clientela dall'1% al 100%”

Filmed February 2013 at TED2013

Alastair Parvin: Architettura per la gente, creata dalla gente

“Iniziamo con la sfida globale dell’urbanizzazione.

È un fatto che le persone si stanno trasferendo nelle città, e, anche se sembra strano, questa è una buona notizia. Abbiamo prove che ci dicono che le per-sone vivono meglio nelle città. Ma c’è un problema che chiamerei la minaccia delle “3 S”: la scala, sveltezza e scarsità dei mezzi con cui dovremo risponde-re a questo fenomeno non ha prisponde-recedenti nella storia.

Per darvi un’idea, su tre miliardi di persone che vivono attualmente nelle cit-tà un miliardo è al di sotto della soglia di povercit-tà. Nel 2030, su cinque miliardi di persone che vivranno nelle città, due miliardi vivranno in povertà.

Questo significa che dovremo costruire una città per un miliardo di persone a settimana con 10 000 dollari a famiglia per i prossimi 15 anni. Una città per un miliardo di persone a settimana con 10 000 dollari a famiglia. Se non risolviamo questa equazione, non è che le persone smetteranno di arrivare nelle città. Verranno comunque, ma vivranno nei bassifondi, nelle favelas e in insediamenti arrangiati.”

Filmed October 2014 at TEDGlobal 2014

Alejandro Aravena: La mia visione dell’architettura? Includere la comunità

Solidaridad. Scala in una barriada a Tablada de Lurin, Lima. Foto dell’autore, 2009

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PERU

LIMA

0. Introduzione: obiettivi della ricerca

La tesi ha come scopo lo sviluppo di indicazioni progettuali volte al mi-glioramento delle condizioni abitative delle popolazioni urbane marginali, attraverso l’introduzione di dispositivi di densificazione urbana che con-tengano i margini della città.

Le dinamiche di dipendenza economica delle provincie dalle grandi città, hanno condotto la situazione di espansione sregolata dei confini metro-politani al collasso del sistema urbano.

La crescente povertà della popolazione mondiale richiede di focalizzare le ricerche su nuovi modelli di sviluppo urbano sostenibili economicamente ed ambientalmente, cercando il confronto con le forme di insediamento autocostruito che sono sorte in risposta alla situazione di emergenza abi-tativa ed economica. [Fig.1]

La ricerca di seguito presentata si concentra sul fenomeno della città in-formale a Lima, cercando di comprenderne le dinamiche che la caratter-izzano, la sua struttura ed il suo funzionamento, assumendo questa come un modello replicabile e perseguibile. [Fig.2]

Per città o insediamenti informali intendiamo tutte le aree popolate che in Perù si conoscono come barriadas, quartieri marginali, aree simili, urban-izzazioni popolari di interesse sociale (UPIS), aree di ricezione, “villaggi giovani”, insediamenti umani marginali, insediamenti umani municipali e cooperative.1

Attraverso lo studio delle criticità e delle potenzialità di questo modello, verranno dunque individuati dei temi chiave attraverso cui poter leggere il fenomeno, per poter avere dei parametri di confronto.

In particolar modo, si ritiene significativo per la ricerca indagare due temi: da un lato la densità abitativa, che inquadra la problematica del-le baraccopoli a livello urbanistico neldel-le sue criticità del-legate al fenom-eno dello sviluppo estensivo. Si procederà attraverso una cam-pionatura delle densità in vari punti della città per individuare un ventaglio di casi che permetteranno la costituzione di una classifica-zione attraverso confronti di densità abitative a scala metropolitana. Dall’altro lato, verrà analizzata l’autocostruzione2 da un punto di vista

ti-pologico insediativo, abitativo e costruttivo.

Inoltre, attraverso lo studio delle abitudini costruttive dei principali luoghi di provenienza dei cittadini delle barriadas, si comprenderanno le dinami-che dinami-che regolano e strutturano la costruzione della casa informale3.

Questa analisi permetterà di esplorare le potenzialità delle tecnologie tra-dizionali, in particolar modo del bambù, per l’applicazione progettuale. In un secondo momento verranno analizzati alcuni tipi di interventi da

Fig. 1 Mappatura delle principali baraccopoli mondiali Fonte: Michael Davis, “Planet of Slums”

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grato, inteso come l’incontro ed il compromesso tra la libertà di svilup-po della città informale attraverso la valorizzazione dell’autocostruzione, strumento di auto-generazione della città, e strategie di riqualificazione urbana promosse dagli enti statali o non governativi sia residenziali che di tipo pubblico.

L’analisi degli elementi sopra citati, permetterà di capire se le strategie presentate sono state efficaci e a quali esigenze delle barriadas sono rius-cite a rispondere. Inoltre si comprenderà quali dei temi chiave sono stati oggetto del dialogo tra la città pianificata e quella informale.

Fig.3 Arte urbana nella barriada di Huanchay, Lima Autore: WA - Marko Franco Domenak Fonte: https://www.facebook.com/wa.arte?fref=photo 1. Def. Hernando de Soto, “El otro sendero”, cap. II- “La vivienda informal en

Lima” http://www.hacer.org/pdf/Desoto004.pdf 2. Con il termine autocostruzione nel campo dell’architettura si indicano le strategie per sostituire con operatori dilettanti le imprese che, in una struttura produttiva evoluta, si occupano normalmente della realizzazione dell’edificio per conto dei suoi futuri utenti. A partire da tempi remoti gli abitanti di villaggi o quartieri urbani periferici si mettono a lavorare per costruire autonomamente le case di cui hanno bisogno; le collettività isolate o marginali inoltre spesso realizzano grazie al lavoro volontario dei residenti edifici di interesse comune. https://it.wikipedia.org/wiki/Autocostruzione_(architettura) 3. Casa informale: costruzione residenziale frutto dell’autocostruzione da parte

degli abitanti

NOTE

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Il processo di urbanizzazione informale è il fenomeno sociale più significa-tivo dei paesi latinoamericani nel ventesimo secolo.

I processi di urbanizzazione spontanea implicano in sé nuove forme di svi-luppo economico per la città. Nella maggior parte dei paesi latinoameri-cani, la migrazione rurale non necessariamente è stata generata dalla do-manda crescente di manodopera com’è successo più di un secolo fa con la rivoluzione industriale europea.

Il fenomeno dell’autocostruzione, combinato alla massiva migrazione del-le popolazioni rurali verso del-le città, ha portato e sta portando alla formazi-one di estese baraccopoli ai margini e negli spazi residuali delle metropoli sudamericane.[fig.5]

Al contrario, la nuova popolazione urbana a Lima, era tendenzialmente disoccupata all’inizio del processo, per tanto si trovò a generare le sue pro-prie strategie di integrazione all’economia della città.

La mancanza di risorse, ha portato il nuovo abitante urbano a provvedere autonomamente alla costruzione della propria casa. [fig.4]

A causa delle scarse competenze tecniche, l’autocostruzione è caratteriz-zata prevalentemente da case monofamiliari che variano da uno a massi-mo tre piani di abitazione.

L’inurbamento è avvenuto nell’insediamento di barriadassu terreni inos-piti, per via dell’aspera orografia che si erige risalendo la città in direzione orientale, verso la cordigliera andina.

Inoltre il carattere desertico della città accentua le difficoltà d’insediamen-to nel terrid’insediamen-torio. [fig.6]

Tuttavia, differentemente dagli sviluppi prodotti in Europa durante la Rivoluzione Industriale, a Lima le migrazioni dal mondo rurale a quello ur-bano furono un fenomeno dalla scala molto più ampia. [fig.7]

Inoltre, a differenza dell’Europa, l’urbanizzazione a Lima si è generata a partire dalla partecipazione di piccoli gruppi sociali con capacità di inter-vento diretto sul nuovo spazio soggetto all’urbanizzazione.

Nel caso di Lima dove non si è prodotto un grande processo di industri-alizzazione, la popolazione migrante è composta da lavoratori autonomi (artigiani, operai, venditori ambulanti), che presuppongono una trama so-ciale indipendente dal sistema formale, così come lo sviluppo di una città meno compatta e con maggior autogestione nelle sue componenti.4

Questo modo alternativo di fare città ha prodotto da un lato fertili rifles-sioni sui processi di urbanizzazione, da un altro lato ha portato ad espan-dere l’inurbamento5 dei margini e degli spazi interstiziali della metropoli

peruviana.

1. Il fenomeno della città informale a Lima

1.1.1 Fattori scatenanti dello sviluppo urbano di Lima

1.1 Evoluzione Urbanistica

Fig. 4 Migranti arrivano a Lima per insediarsi Fonte: Jose Matos Mar “Desborde popular y crisis del Estado” http://revistavelaverde.pe/wp-content/uploads/2013/12/matos-4.jpg

Fig. 5 Primi insediamenti a Villa el Salvador, occupazione del terreno Fonte: Jose Matos Mar “Desborde popular y crisis del Estado” http://revistavelaverde.pe/wp-content/uploads/2013/12/matos-2.jpg

Fig. 6 Insediamento informale a Huaycan, Ate, Lima, Perù Fonte: http://arquitecturahuachafa.blogspot.it/2010/04/pan-huaycan.html

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2

0 4 6 10Km

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Città informale Confini naturali 4 0 8 12 20km Città sedimentata Fiume Rimac 1 unità= 100 abitanti città informale

119’886 hab. barriadas 805’117 hab. barriadas 1’460’381 hab. barriadas

1’140’843 hab. città consolidata 2’497’496 hab. città consolidata 3’112’845 hab città consolidata

1’260’729 abitanti

Milioni di abitanti Milioni di abitanti Milioni di abitanti

1 unità= 100 abitanti città tradizionale 0 0 0 1 1 1 2 2 2 3 3 3 4 4 4 5 5 5 6 6 6 7 7 7 8 8 8 9 9 9 10 10 10

Fig. 8 Espansione e consolidamento delle barriadas di Lima dal 1957 al 2010

Rielaborazione dell’autore a partire da una base di dati fornita dal Centro Ricerca PUCP sull’espansione urbana

1957 196 7 1977 197 2 1981

Superficie nel 1957: 170 km²

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2’188’415 hab. barriadas 3’500’000 hab. barriadas 6’717’743 hab. città dopo anni ‘60 4’132’758 hab. città consolidata 4’122’179 hab città consolidata 2’442’541 hab città consolidata

9’160’284 abitanti

9’160’284 abitanti

5 5 5 6 6 6 7 7 7 8 8 8 9 9 9 10 10 10 1993 2005 2010

Superficie nel 2010: 2672 km²

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Dagli anni che seguirono la sua fondazione, nel 1535, Lima non aveva co-nosciuto un periodo di crescita come quello che ha vissuto nella seconda metà del ventesimo secolo.

Il periodo d’espansione che comincia negli anni ‘40 e che continua fino ad oggi, si divide in tre grandi tappe.

Fino al 1954, la crescita di Lima ha luogo in direzione del fiume Rimac. In quest’area si distribuivano i terreni tra urbanizzazioni di classe media, di classe agiata e molto povera.

Quest’ultima categoria si cimentò nella costruzione di barriadas, che si trovavano nei terreni marginali al tessuto urbano, specialmente nei pendii delle montagne che circondano la città , e nei margini del fiume Rimac tra Lima ed il Callao.

L’inizio della seconda tappa di questa crescita si può considerare a partire dal 1954, quando ebbe luogo l’invasione3 di Ciudad de Dios, in quello che

oggi è il centro economico del distretto di San Juan de Miraflores.

Questa invasione fu caratterizzata dalla particolarità di infrangere le fron-tiere delle vallate del fiume Rimac e far sì che le nuove barriadas si for-massero in terreni lontani dal centro storico, aspetto che comportò uno sforzo maggiore per abilitare i terreni, processo in cui ebbero estrema im-portanza le organizzioni popolari, tuttavia con il supporto di un’istituzione statale che è stata capace di promuovere la progettazione di nuovi quart-ieri, anticipando le esigenze delle nuove popolazioni.

In questo periodo le barriadas erano costituite da piccoli villaggi situati fuori dal centro urbano, formati in seguito ad un processo di conurbazione che produsse i “conos”. [fig.9]

E’ in questa tappa che ebbe luogo la grande espansione territoriale del-la città. Questo processo ebbe il suo picco con del-la fondazione, assistita e diretta dal governo militare di Juan Velasco Alvarado, di Villa El Salvador (oggi distretto con più di 454’000 abitanti)6.

Questi “conos” furono progressivamente riempiti con nuove barriadas e cooperative di residenza6, costituendo quella che viene chiamata la “città

popolare”. [fig 10]

Il terzo momento di espansione della città, che dura sino all’attualità, ha inizio alla fine degli anni ‘70.

I motivi che causarono questi cambiamenti sono di ordine politico e terri-toriale.

Politicamente, la crisi economica acuta e la violenza politica che aveva inizio in quegli anni, cartterizzata dai conflitti armati con il movimento ter-rorista Sendero Luminoso [fig 11], degradò rapidamente le reti sociali che sostenevano il movimento degli abitanti e sabotò la capacità dello stato

1.1.2 Sviluppi storici

Fig. 9 : Individuazione dei “conos” nel territorio di Lima Elaborazione dell’autore 0 5 10 20 km

CONO

NORTE

CONO

ESTE

CONO

SUR

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di rispondere alle loro esigenze, minando le possibilità di realizzazione dei grandi progetti popolari per fondare nuovi quartieri.

In ambito territoriale, i terreni che si prestavano all’urbanizzazione all’in-terno dell’area dei conos, erano pressoché esauriti.

In questa tappa i nuovi quartieri della città si formavano in aree marginali alla città popolare: pendii e cime dei colli, valli costretti tra i contrafforti andini, o peggio ancora, in terreni situati all’interno del tessuto urbano es-istente,destinati alla costruzione di dotazioni urbane di servizio.

Questo precario processo di espansione delle precedenti barriadas, viene accompagnato da un processo di consolidamento delle zone più antiche dei conos della città.

In 30 anni le famiglie sono arrivate a costruire residenze di 2 o 3 piani [fig.12] (anche se alcune sono rimaste in “esteras”[fig.13]), ad asfaltare le strade, costruire scuole, centri medici e molte delle dotazioni urbane che dovrebbero garantire la qualità di vita. Tuttavia si osserva un certo stato di deterioramento infrastrutturale nelle sue zone centrali (abitualmente le più consolidate) e l’insorgere di fenomeni di inurbamento.

Lungo questi decenni, in cui la città ha subito una trasformazione inte-grale, il ruolo dello stato come pianificatore e regolatore della crescita urbana è stato minimo. Lo Stato ha avuto di fronte all’esplosiva crescita urbana, due tipi di risposte.

Nei confronti del settore popolare ha adottato una politica a fatti com-piuti, limitandosi a legittimare ed istituzionalizzare le soluzioni parziali e per giunta carenti che questi settori riescono a dare ai propri problemi ab-itativi, sia attraverso la densificazione precaria delle case e dei quartieri già esistenti o la generazione di nuove barriadas o, nel migliore dei casi, cooperative di residenza7.

D’altro canto, nei confronti di iniziative private, che sono la modalità prev-alente in cui i settori agiati hanno risolto la loro necessità di residenza e di servizi, lo stato ha assunto un atteggiamento sottomesso e praticamente ha lasciato nelle loro mani la crescita e l’espansione della città. Lo stato ha protetto i terreni che il capitale immobiliario ha considerato d’interesse economico, investendo nella capacitazione di questi prima che in quella di altri terreni e ha cambiato molte volte la zonizzazione urbana seguendo l’interesse delle grandi imprese immobiliari.

La città risultante da questo processo è frammentata territorialmente, politicamente e socialmente, in cui gli enclave della classe alta e i vasti terreni popolari parrebbero darsi le spalle tra loro. [fig. 14-15]

Si riscontra un uso della città in cui, nonostante la condivisione di alcuni spazi urbani, i diversi settori sociali vivono città immaginate in modo di-cerso ed invisibili tra di loro7.[fig. 16]

Fig.10 Crescita della residenza informale a Lima dal 1910 al 1966. Elaborazione dell’autore

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A differenza del processo di urbanizzazione pianificato- che dispone in un primo momento la connessione infrastrutturale del quartiere, poi la par-cellizzazione del terreno ed infine la costruzione delle unità abitative- la città spontanea intraprende un percorso inverso in cui si parte dall’occu-pazione indebita di terreni pubblici, su cui vengono costruiti i moduli res-idenziali e solo in un secondo momento, una volta ottenuta la proprietà attraverso un condono, viene ripartito e lottizzato il terreno. Le infrastrut-ture vengono invece realizzate come ultima fase del processo di urbaniz-zazione.

In confronto alla pianificazione tradizionale che si sviluppa in scala dis-cendente (strutturazione dell’infrastruttura-lottizzazione- costruzione- popolamento), le dinamiche urbane dei quartieri popolari presentano un processo ascendente o emergente: dalla scala della casa si costruiscono la scala della città (popolamento- edificazione/costruzione dell’infrastruttu-ra contempodell’infrastruttu-raneamente). [fig. 17]

Questo processo emergente garantisce la relazione tra la residenza e la città, tra i cittadini e lo spazio urbano, un principio fondamentale del-la sostenibilità sociale. Il tessuto risultante presenta molti dei princìpi dell’eco-urbanistica: mix funzionale, polifunzionalità, adattabilità, diver-sità, stabilità e accessibilità.

E’ necessario inoltre menzionare che questi processi hanno un’alta capac-ità di retro-alimentazione in base all’accumulo di esperienze lungo il tem-po. I primi insediamenti evidenziano alcune carenze in quanto a strutture di servizio e aree pubbliche, di sistemi viali articolati, mentre i più recenti arrivano a raggiungere maggiori livelli di previsione con l’obiettivo di mod-ifice future.

Il processo di urbanizzazione si descrive nelle seguenti fasi:

-Popolamento: le comunità portano a termine un’occupazione organiz-zata di terreni, pianificando in anticipo l’invasione e la spartizione del ter-reno. [fig. 18]

Si strutturano in organizzazioni sociali gerarchizzate ed articolate con quelle già esistenti nel restodel distretto invaso.

-Lottizzazione: si suddivide il lotto in base a criteri prestabiliti e si riserva-no alcune aree a grandi strutture di servizio per il quartiere. I lotti hanriserva-no dimensioni fisse o variabili in base al tipo di popolazione che le occupa e della flessibilità d’uso di cui si vuole dotare il lotto (all’inizio di carattere rurale e in seguito si evolve diventando urbana), o il valore del terreno a seconda della sua posizione.

-Edificazione- infrastrutture: prima della dotazione di infrastrutture ur-bane pianificate o di servizi, si costituiscono dei nuclei di “casa-seme” che all’inizio occupano solo in parte il lotto e che cresceranno durante il con-solidamento dello spazio urbano. Questi processi di Edificazione/urban-izzazione si verificano in fasi alterne successive, condizionandosi mutua-mente. [fig. 19]

1.2 1.2 Caratteri della città informale

1.2 .1 Processo inverso di urbanizzazione

Fig. 17 Schemi planimetrici a confronto dei processi di urbanizzazione nella città pianificata, di tipo sequenziale, e nella città informale, di tipo simultaneo progressivo. Fonte: http://oa.upm.es/8889/1/INVE_MEM_2010_83252.pdf

Fig. 18 Prima fase di occupazione indebita dei terreni. Fonte: http://elcomercio.pe/lima/ciudad/morro-solar-llegan-mas-invasores-zo-na-arqueologica-noticia-1814277

Fig. 19Costruzione dei primi moduli residenziali in materiali di fortuna, confinati con un muro da un quartiere ricco (La Molina, Lima) Fonte: http://phys.org/news/2012-12-peru-capital-highly-vulnerable-major.html

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Il processo di popolamento a priori implica che la popolazione non occu-pa, come nella città formale, un tessuto completato, ma diversamente le reti infrastrutturali di supporto e la popolazione si trasformano reciproca-mente.

Quando si costruisce la residenza, non esistono infrastrutture urbane ne servizi. Man mano che le case vengono occupate, ogni famiglia situa pic-cole strutture di servizio nelle case, che catalizzano il processo di abitazi-one delle residenze in posizioni strategiche e favorevoli.

Sin da un primo momento vengono riservati degli spazi per le infrastrut-ture collettive, tuttavia vi è una concentrazione abitativa in relazione di-retta con il consolidamento di altri componenti urbani, quali le infrastrut-ture.

L’inconveniente di questo processo parallelo urbanizzazione- edificazione è la crescita del costo e il disagio che implica il fatto di abitare un quartiere privo di infrastrutture formali durante un lasso di tempo più o meno lungo (in certi casi questo non esclude che la popolazione abbia accesso ai servizi basici di elettricità, acqua potabile, fognature o telecomunicazioni). [fig. 20]

1.2.2 La strada come spazio sociale

“La strada è l’asse di raggruppamento sociale dove tutti i vicini si riunis-cono, non l’isolato che è solo un blocco costruito e non rappresenta nessu-na integrazione” [fig. 21]

(BURGA, 2006: 56)

La creazione di un habitat a partire dall’occupazione convenzionata del deserto e la costruzione di case, privata dei meccanismi di pianificazione, implica processi di qualificazione di uno spazio inospitale e non preparato all’insediamento umano.

Gli spazi tra la residenza e la città (ritiri o giardini frontali), sono chiavi per rendere l’intorno abitabile e apportano nuovi valori alla città rispetto ad altre procedure urbane regolamentate da processi basati sulla ripercussi-one economica del terreno, che privilegiano il valore del suolo come fon-te di metri costruiti, ovviando la componenfon-te urbana o relazionale dello spazio delle città.

Gli spazi intermedi, transizione tra spazio pubblico e privato, tra interno ed esterno, conferiscono scala umana alla città (la scala delle case che la costituiscono), favorendo in questo modo un senso di identità ed appart-enenza da parte degli abitanti, apportano una maggiore qualità spaziale, favoriscono le relazioni tra l’architettura e la città, propongono forme di aggregazione della residenza più efficienti e offrono una forma graduale di occupazione dello spazio urbano.

Sono spazi flessibili che finiscono per assumere funzioni non pianificate e che assicurano migliori condizioni di riproduzione sociale. [fig. 22]

Fig. 20 Sedimentazione di una barriada: densificazione in altezza e utilizzo di materiali nobili, le armature delle colonne restano a vista per proseguire in futuro la costruzione. Fonte: https://www.flickr.com/photos/hotu_matua/4452520270

Fig. 21 Casa-strada-piazza in formazione. Fonte: http://oa.upm.es/8889/1/INVE_MEM_2010_83252.pdf

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L’unità base che costituisce il tessuto nel quartieri informali è la “ca-sa-seme” o “residenza progressiva” [fig. 23]: quando esiste solo la casa, questa assume funzioni urbane e contribuisce a generare città: è una res-idenza produttiva (casa-laboratorio, orto, magazzino), resres-idenza terziaria (casa-negozio, asilo, biblioteca), unità sociale (spazi comuni del vicinato) e unità ambientale (casa e giardino). La casa contiene il DNA della città futura. [fig. 24]

Contestualizzata in una trama urbana neutra ed omogenea (sviluppo ret-icolare della trama urbana) ogni casa assume funzioni urbane diverse in base alle condizioni di contesto e alla relazione con la città e la popolazi-one.

E’ inoltre riscontrabile che la residenza spontanea contiene in se micro attività produttive che alimentano la crescita economica del quartiere. Queste attività retroalimentano anche la crescita della residenza stessa: la casa è dunque un modulo progressivo. Rispetto alla residenza di progetto, di uso esclusivamente residenziale e portata a compimento già da princip-io, l’abitazione progressiva si costruisce con materiali effimeri, non solo per le limitazioni materiche, ma anche per via delle trasformazioni che si 1.2.3 Residenza progressiva come cellula urbana generatrice

del commercio, parcheggio, giardino, luogo di sosta semipubblico, scale di accesso al secondo piano, ecc. Originalmente il ritiro applicato a grandi parcelle, aveva il doppio vantaggio di introdurre aree verdi private sulla strada e contemporaneamente delineare una soglia chiara tra gli ambiti pubblici e privati. Nella città popolare tuttavia, avendo ridotto la sua sca-la ed essendo un elemento in pieno uso mentre si costruisce sca-la casa, lo spazio dedicato al ritiro assume una condizione intermedia dal momen-to che viene cedumomen-to alla città per imposizione normativa. D’altro canmomen-to, risulta appropriato per l’uso che originano le necessità concrete dei suoi abitanti.

Dotare la città di questi spazi di qualità offre la possibilità di creare un’ur-banistica di scala intermedia: mix funzionale, diversità, sostenibilità ed adattabilità al clima attraverso questi spazi vicini alla casa, che sono in grado di ospitare ombre e vegetazione che stabiliscono un filtro per il clima estremo. La loro prossimità agli ambienti pubblici assicura le con-dizioni per trasformarlo in spazio sociale. La sua condizione di ombreggia-mento conferisce condizioni spaziali diqualità, la prossimità dello spazio domestico li trasforma in spazi di controllo della dimensione domestica rispetto a quella pubblica (questo favorisce l’inserimento di dinamiche ur-bane nella vita quotidiana, l’uso delle strade come estensione della casa produttiva (laboratorio, negozio, nido), rende possibile la relazione tra cit-tà e modi di vita, creando un contesto più dinamico. E’ interessante in par-ticolar modo, come vedremo a continuazione, la capacità di questi spazi intermedi di incorpoprare preesistenze ambientali.

Gli spazi intermedi facilitano dunque la vita urbana e contribuiscono a creare tessuto di città, rivelandosi interessanti strumenti operativi per il progetto della città.

Fig. 23 La casa progressiva. In arancione, l’evoluzione del volume commerciale simultaneamente a quello residenziale Fonte: http://oa.upm.es/8889/1/INVE_MEM_2010_83252.pdf

Fig. 24 Macro-zonizzazione pianificata e microzonizzazione informale. Fonte: http://oa.upm.es/8889/1/INVE_MEM_2010_83252.pdf

(17)

mettono in atto nel processo di crescita del nucleo familiare residente, nei cambiamenti delle condizioni economiche o di sviluppo del quartiere. [fig. 25]

la densità del quartiere non è un fattore prefissato e permanente, bensì si modifica man mano che il quartiere lo richiede o lo permette: quando la popolazione aumenta, le residenze crescono in altezza e dedicano una porzione maggiore di volume per strutture e servizi, per questa popolazi-one, che a sua volta può continuare a crescere poiché il tessuto urbano le da risposta.

Si osservano cambi tipologici all’interno di uno stesso lotto, la residenza si trasforma da casa rurale a casa urbana quando è anche il contesto ad evolvere da insediamento “rurale” a quartiere urbano.

La residenza, che è sempre produttiva, in una prima fase ingloba spazio libero per orti o cortili (intesi come spazi per animali da cortile quali conig-li, cui, galline ecc.), che in un secondo momento saranno negozi o labora-tori, oppure occupano tutto il lotto e crescono in altezza per trasformarsi da unifamiliare a collettiva, via via che cambia il carattere del quartiere e la sua relazione con la città.4

Fig. 25 Crescita progressiva della residenza, esempio di sviluppo. Fonte: http://slideplayer.es/slide/1032803/

(18)

1.3 Aspetti normativi

L’acquisizione della proprietà di un terreno in Perù, richiede procedure bu-rocratiche lunghe e complesse (si stima che l’appropriazione di un lotto avvenga in 20 anni!).

Le popolazioni rurali, spinte da esigenze urgenti di tipo economico e so-ciale, ricorrono pertanto alle vie extra-legali di appropriazione dei terreni. I quartieri informali sono tuttavia ben lontani dall’essere spontanei: le procedure messe in atto per l’urbanizzazione si possono dividere in due tipi di processo: uno definito invasione8 violenta, che consiste

nell’occu-pazione indebita di terreni statali, l’altro che consiste nell’acquisto di ter-reni agricoli.

La principale caratteristica di questo tipo di invasione consiste nella man-canza di accordo tra il cittadino invasore ed il proprietario del terreno, per il 90% dei casi trattasi dello Stato.

Questo avviene frequentemente sia per l’assenza di un soggetto diret-tamente interessato dall’invasione, sia perché lo sgombero dei terreni è un’azione politicamente non auspicabile e che porta con se grandi dissensi sociali.

Gli attori di questo processo sono dei cittadini che, riunendosi in organiz-zazioni informali9, danno atto all’invasione.

Questo avviene seguendo una procedura ben precisa:

1. In prima istanza si riunisce una massa critica di soggetti sufficiente a contrastare eventuali repressioni istituzionali;

2. Una volta garantito un numero sufficiente di persone per attuare l’ur-banizzazione, viene pianificato il quartiere contrattando ingegneri o studenti d’ingegneria che si occupano della predisposizione dei lotti e delle dotazioni pubbliche del quartiere, nonché della distribuzione infra-strutturale;

3. Viene stipulato un contratto d’invasione, attraverso il quale l’abitante si assume responsabilità e rischi dell’illegalità dell’appropriazione del lotto e conseguentemente si procede all’assegnazione della proprietà;

4. L’assegnazione del lotto si manifesta attraverso un diritto espettativo della proprietà, che consiste da un lato nella presenza fisica sul terreno in difesa del terreno acquisito, dall’altro nella registrazione in un catasto informale delle generalità del proprietario.

5. In seguito a queste procedure, si attua l’occupazione del terreno ed in poche ore si costituiscono i primi lineamenti dell’urbanizzazione.10

6. Il consolidamento del quartiere aumenta le possibilità di ufficializzazi-one dello stesso, aumentandufficializzazi-one il valore immobiliare in modo espufficializzazi-onen- esponen-ziale11 e portando dunque il futuro proprietario a ricostruire la residenza

con materiali permanenti. 1.3.1 Invasione Violenta

Fig. 27 Prima occupazione del terreno. Le caratteristiche che la contraddis-tinguono sono l’utilizzo di coperture in estera, il tracciato dei lotti con pietre o con gesso in polvere e la presenza della bandiera per rimarcare il carattere rivendicativo della proprietà.

Fonte:

Fig. 28 L’accrescere dell’aspettativa di acquisizione della proprietà porta alla costruzione della residenza in materiali nobili. Contemporaneamente, si ottiene l’allaccio alla rete.

(19)

Questo modello di urbanizzazione si è sviluppato con forza in seguito alla Riforma Agraria del 1970, quando con la ripartizione dei terreni si verificò una sensbile riduzione del valore dei suoli agricoli.

A differenza dell’invasione, la natura dei terreni occupati è di tipo priva-to, in quanto i proprietari terrieri vendono i terreni a degli speculatori che ricoprono un ruolo di mediazione con i futuri abitanti.

L’interesse dell’acquisto rispetto all’invasione è dato dal miglioramento delle condizioni economiche degli abitanti, piccoli imprenditori del com-mercio informale che decidono di ovviare alle difficoltà dell’occupazione “violenta” del terreno.

Le procedure che interessano questa modalità di acquisizione sono analoghe a quelle dell’invasione, ma a monte vedono la costituzione di cooperative o di associazioni di residenza sociale, soggetti giuridici rico-nosciuti dalle istituzioni e soggette a benefici fiscali, che, una volta riuniti i futuri abitanti e stipulata la compravendita dei terreni, simulano un’inva-sione [fig. 29] in comune accordo con i proprietari terrieri.

Questo processo è vantaggioso tanto per i proprietari del terreno, che scongiurano l’espropriazione, tanto per gli abitanti, che ottengono terreni a prezzi calmierati rispetto all’acquisto di lotti registrati ufficialmente. 1.3.2 Compravendita di terreni agricoli

1.3.3 L’adesione dello Stato alle procedure extra-legali

Di fronte all’evidente inefficienza del sistema legale, lo Stato si è dovuto servire della normativa extra-legale per portare a termine un progetto di residenza sociale.

E’ stato questo il caso del quartiere di Huaycan, che nel 1984 venne fonda-to da 7000 famiglie che invasero 640 ettari di terreno.

Questa invasione fu concordata, pianificata, organizzata ed eseguita dalla stessa Municipalità di Lima. Inoltre, gran parte degli invasori erano imp-iegati statali o appartenevano ad entità apparentemente non informali. Secondo i dati dell’ILD12, i futuri abitanti avevano una relazione speciale

con le autorità o una vicinanza con i problemi residenziali, ciò che li defini-va chiaramente un gruppo d’interesse politico mobilitato dallo Stato. I lunghi temi d’attesa burocratica per l’acquisizione ufficiale della proprietà, portarono il Ministero della Residenza a dare il via all’invasione informale, riconoscendo quindi l’impossibilità di accelerare i tramiti amministrativi e dunque acconsentendo alla messa in atto di vie extra-legali per l’urbaniz-zazione del quartiere.

Il fatto che le Istituzioni non abbiano potuto affrontare i procedimenti

Fig. 29 Trafficanti di terreno simulano un’invasione Fonte: elcomercio.pe

(20)

1961 196

2

1968 1973 1977 1981 1983 1986 1989 1993 1996 1998 2002 2004 Legge

13517

Deliberatorie per la legalizzazione delle proprietà

Decreti per la proibizione di nuove invasioni

Legge

16584 COPROFI Legge 18391

L’applicazione di queste modalità non fu tuttavia priva di conflitti: il tentativo di insediamento di nuove popolazioni non previste nel pro-gramma di Huaycan, porto innumerevoli conflitti con la polizia, con vio-lente repressioni armate.

Questa violenza fu il risultato della mancata presa in considerazione da parte del Municipio dell’esistenza della normativa extra-legale.Quando le organizzazioni informali pianificano un’invasione, agiscono sequenzial-mente, effettuano sondaggi sugli interessi comuni, riuniscono la massa critica sufficiente per occupare quasi completamente l’are e stabiliscono un sistema per permettere l’incorporazione di persone che posterior-mente esigono di insediarsi nel quartiere, con particolare attenzione al vicinato. In questo modo, l’invasione ha una logica di funzionamento da cui dipende la sua capicità di coordinazione degli sforzi, la pianificazione dell’insediamento, la distribuzione dei lotti, l’autodifesa, la negoziazione con le autorità ed il progresso.

Purtroppo, la sostituzione da parte delle Istituzioni della volo-ntà e della spontaneità di collaborazione degli abitanti con un or-dine ideale che pretendeva di stabilire i lineamenti del quart-iere, compromesse l’efficacia dell’invasione: la mancanza di un accurato sondaggio, comportò grandi confliuttualità tra abitanti. Nonostante queste avversità, il caso di Huaycàn dimostra che l’informalità vinse sulla pianificazione, contagiandola e diventando un’alternativa più realizzabile.13

Fig. 31 La schizofrenia normativa. Linea del tempo riassuntiva dei “condoni” messi in atto per la messa in regola dei

terreni abusivi. Fonte: Lima, una ciudad joven construyendo su futuro | Manuel de Rivero | TEDx-Tukuy

(21)

La città di oggi si può definire “Tentacolare”, poiché la sua espan-sione si è spinta fino ai limiti orografici della città portanto alla for-mazione di diramazioni con uno sviluppo frattale sul territorio. In questa condizione, 1,5 milioni di persone non hanno accesso ai servizi basici come l’acqua o la fognatura, per motivi legati all’insediamento su pendii, spazi in litigio, corruzione, assenza di spazi pubblici e zone ad alto rischio.

Nel 2013 è cominciata la pianificazione del PLAM 2035 di Lima, ovvero un piano regolatore che indica le strategie e gli obiettivi per la città al 2035. Grazie a questo documento, sono stati prodotti studi mol-to aggiornati sulla situazione attuale della residenza a Lima. Nel 2014 è stato riscontrato che ben il 60% delle case a Lima è prodotto di autocostruzione, inoltre 3 case su 4 sono a rischio crollo per terremoti. E’ infatti da notare che la città di Lima è soggetta ad una forte attività sismi-ca e questo comporta grandi vulnerabilità per il territorio.

Un’altra grande problematica riscontrata è il deficit residenziale. Le imprese costruttrici stanno cominciando un processo speculativo di densificazione dei quartieri ricchi e di ceto medio, che per la sua inacces-sibilità economica alle fasce di reddito minime (secondo uno studio del 2008 in Perù il potere d’acquisto medio è di 10 $ al giorno, ma in zone mar-ginali e di inurbamento questo valore arriva ai 2 $ al giorno per famiglia), non risponde al problema delle invasioni, che sino ad oggi sembrano es-sere il metodo predominante di espansione della città.

Questa situazione comporta onerose spese al Governo, che su tutto il ter-ritorio peruviano conta un 30% dei terreni pubblici invasi di cui il 55% si concentra a Lima, che s0lo nel 2014 ha speso ben 37’000’000 per processi giudiziari di recupero di 570 ettari di terreno invasi (nemmeno l’1% dell’ar-ea totale invasa). Questi processi non sono privi di conflittualità armata, ancora oggi i terreni occupati vengono difesi con vere e proprie guerriglie urbane.

Le minacce dell’espansione incontrollata della città incombono anche sul patrimonio archeologico di Lima e del paese.

I problemi quantitativi della residenza, si sommano alla mancanza di spazi verdi: a Lima si stimano 3 m2 di superficie verde per abitante in media

(nelle zone più continentali della città si arriva addirittura a 1,5 m2 di verde

per persona), con un deficit di 5’665 ettari verdi (l’UNI stabilisce 8 m2

min-imi di verde per persona). Questa carenza di spazio si deve a due motivazi-oni.

Innanzitutto bisogna prendere in considerazione la natura desertica della città. Il clima di Lima è privo di precipitazioni, tuttavia conta con un’umid-ità relativa piuttosto alta. Questa condizione va sfruttata per rigenerare

1.4 Conclusioni: Lima oggi

(22)

molti spunti di riflessione sulle nuove strategie urbanistiche per la città. Gli studi prodotti hanno preso in considerazione le tecniche di micro-interven-to urbano attuate in altre città latine, tra cui i programmi di riqualificazione attraverso l’agopuntura urbana di Medellìn in Colombia e di Caracas in Vene-zuela, apportando un programma integrale interessante per la città di Lima. Sembra tuttavia che il cambiamenti politici avvenuti nel 2015 nella capi-tale, stiano portando ad applicazioni scoordinate del PLAM.

Per riuscire a trasformare il territorio è pertanto necessario prescindere dove possibile dalle istituzioni, spesso soggette a corruzione e che non hanno ancora raggiunto una costanza di lavoro tale da essere considerate affidabili e che non sembrano riuscire a garantire una continuità nel lavoro monumentale di cui ha bisogno la città nei prossimi decenni.

Fig.34 Inaugurazione del programma Barrio Mio a Huaycàn Fonte: www.facebook.com/PLAM2035

Fonte: www.facebook.com/PLAM2035

Fonte: www.facebook.com/PLAM2035 Fig.35 Collaborazione partecipativa degli abitanti

Fig.36 Gestione fallimentare e priva di strategia urbana nell’attuale gestione comunale Fig.33 Denunce d’invasione nel 2014

(23)

Fig.37 Escursione climatica annuale a Lima, confronto con altre città mondiali Fonte:Manuel de Rivero | TEDxTukuy

Fig.38 Precipitaizoni a Lima, confronto con altre città desertiche Fonte:Manuel de Rivero | TEDxTukuy

Fig.37

Fig.38

Fig.40 Fig.39

(24)

Fig.13 Insediamento a Villa el Salvador in estera nel 1960 ed oggi. L’estera è una fibra ottenuta dal bambù schiacciato ed intrecciato, si usa cometam-ponamento esterno o come tetto negli insediamenti precari. Fonte: http://informelleswohnen.blogspot.it/

Fig.14 Parco zonale a Villa el Salvador, Lima. Il verde pubblico si chiude ai cittadini con l’insorgere di Club privati Fonte: http://informelleswohnen.blogspot.it/ Fig.12 Vista da un campo da calcio di una barriada sedimentata a Lima. La residen-za è in materiale nobile e cresce fino a 4 piani. Fonte: http://informelleswohnen.blogspot.it/

Fig.15 Disparità sociali a Sao Paolo. L’incomunicablità di due mondi . Paraisópolis Favela è uno di più grandi bassifondi a São Paulo. I suoi 55.000 abitan-ti vivono nell’ombra degli appartamenabitan-ti di lusso vicini di Moumbi. Fonte: http://www.youthunitedpress.com/le-due-facce-dellamerica-latina/

(25)

A (4000$)

Fasce di reddito (al mese, procapite)

Fig.16

Mappatura della distribuzione socio-economica nel territorio di Lima

Fonte:

Instituto Nacional de Estadistica e Informatica, 2007

Elaborazione:

Programa BarrioMio, Invermet, 2011

0 2,5 5 10

(26)

Costruzioni a basso rischio Costruzioni con una condizione 16 Costruzioni con due condizioni16 Costrzioni con tre condizioni16 Oceano

Caduta massi Crollo

Erosione dei pendii Inondazione Frana

Precarietà territoriale

0 2 4 8

km

Fig.41 Condizioni di precarietà residenziale e del terreno a Lima. fonti: elcomercio.pe, PLAM2035, Viviendas en Ladera

(27)

Edificio multifamiliare Casa monofamiliare

Tipologie abitative a Lima

0 2 4 8

km Fig.42Tipologie abitative a Lima fonte: PLAM2035

(28)

Fig.43 Disegni a mano dimostrativi della tipologia della Quinta a Lima. Fonte: El ocaso de la barriada

4. Ciudad, vivienda y habitat en los barrios informales de Latinoamérica Elia Saez Giràldez, José Garcìa Calderòn, Fernando Roch Peña

5. Inurbamento: spostamento di gruppi di persone dalle campagne alle città http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/I/inurbamento.shtml

6. Fonte: INEI 2012

7. “LIMA, expansión y crecimiento de la ciudad” Autore: Observatorio Urbano DESCO

http://www.observatoriourbano.org.pe/

8. Esiste un tipo di invasione in cui i futuri abitanti sono in comune accordo con il proprietario, un esempio di questa tipologia è quando le imprese miniere dan-no il consenso ai suoi impiegati di occupare terreni limitrofi ai luoghi di lavoro. Tuttavia questa modalità di urbanizzazione è minoritaria rispetto alle altre due tipologie presentate.

9. Le organizzazioni informali (cooperativa non legalmente riconosciuta), sono costituite democraticamente da una direzione centrale esecutiva e da un’as-semblea generale deliberatoria.

10. Il mercato in nero sopraggiunge in modo complementare all’autocostruzi-one residenziale.

I trasporti pubblici a Lima, sono in prevalenza gestiti da compagnie private che acconsentono alla copertura di nuovi tratti a servizio delle urbanizzazioni re-centi. Allo stesso modo, i materiali da costruzione vengono venduti da venditori ambulanti in nero, direttamente ai singoli abitanti per la costruzione delle prime urbanizzazioni.

11. Un lotto edificato con materiale nobile, seppur non legal-mente riconosciuto, aumenta 12 volte il suo valore iniziale (quan-do la costruzione è costituita da materiali di fortuna come l’estera). A sua volta, questo valore cresce del 900% una volta che viene riconosciuta la proprietà ufficiale del terreno.

12. ILD

13. Hernando de Soto, “El otro sendero”, cap. II- La vivienda informal en Lima http://www.hacer.org/pdf/Desoto004.pdf

14. Huaycàn, come spiegato nel precedente paragrafo, è stato l’ultimo grande esempio di pianificazione residenziale partecipativa da parte del governo.Nato nel 1984 a partire dall’invasione di un suolo pubblico, è costituito un tessuto ur-bano recente in via di consolidamento e che può dunque ancora essere plasmato e pianificato in modo efficiente.

NOTE

15. Nel 2014 la Municipalità di Lima ha stilato il PLAM (Plan Metropolitano),

una sorta di Piano Regolatore che proietta gli obiettivi urbanistici della città fino al 2035.

In collaborazione con il progetto partecipativo di riqualificazione dei quartieri marginali “Barrio Mio” promosso dall’ex-sindaco di Lima Susana Villaràn, sono stati definiti degli ambiti d’intervento, denominati PUI (programa urbano ite-gral), in cui attraverso un accurato lavoro sul campo sono emerse potenzialità e minacce dei territori analizzati, e sono state proposte delle strategie speci-fiche d’intervento con la partecipazione ed il dialogo con le comunità delle aree di trasformazione interessate.

16. L’INEI (instituto nacional de estadistica informatica) definisce la precarietà abitativa in base a tre criteri o condizioni:

1Materialità: in funzione del materiale delle pareti, si stabilisce se la qualità materiale della residenza è adeguata per considerarsi abitabile.

2. Sovraffollamento: tutte le residenze con una relazione di abitanti per stanza maggiore di 3, vengono considerate sovraffollate, per tanto inadeguate. 3. Accesso ai servizi basici. Tutte le residenze che non possano accedere ai tre servizi basici contemporaneamente,sono considerate inadeguate.

17. La “Quinta” è una tipologia tipica dell’epoca coloniale, è una corte chiusa, stretta e lunga caratterizzata da volumi costruiti di 2 piani.

(29)
(30)

350 m

350 m

122’500 m

2

Unità campione

2.1 Approcci

In questa sezione verrà proposta una campionatura delle densità abitative, mettendo a confronto prima ad una scala legata al quar-tiere di studio, per procedere poi con contesti a scala sempre mag-giore, al fine di comprendere e valutare la situazione di densità abi-tativa e dunque poter proporzionarla in modo adeguato al progetto. Per fare ciò, si terrà conto del FAR (Floor Area Ratio). “Il FAR è un indice che permette di ottenere un numero equivalente al rapporto tra la somma di tutte le superfici “calpestabili” e la super-ficie insediabile”.

Il valore ottenuto, permette di avere un dato definitivo sul piano della consistenza volumetrica ottenuta e quindi fondamentale per descrivere la relazione tra densità e forma del costruito. Questo è dunque legato agli aspetti morfologici e volumetrici dell’ambiente urbano piuttosto che ai dati sociali o demografici della popolazione.

Bisogna inoltre specificare l’area che definisce il denominatore nel rap-porto del FAR: per lo studio della densità verrà tenuto conto della super-ficie territoriale, ossia il valore che identifica le aree edificabili e quelle destinate alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria (si tratta dunque di una grandezza lorda), in quanto questo permetterà di affron-tare la relazione tra densità e morfologia urbana.

A maggior ragione nel contesto di Lima, dove tutto il territorio è indis-tintamente soggetto all’urbanizzaione, è necessario lavorare con una quantità lorda.

Per ottenere le aree del costruito sono stati importati su Cad dei campi-oni in ortofoto da google maps, in seguito misurati con due metodi: 1.considerando l’area d’inquadramento sempre potenzialmente suscet-tibile a costruzione, nelle aree più fitte e costruite si è proceduto sot-traendo lo spazio delle strade principali e dei vuoti presenti, all’area to-tale del riquadro;

2. quando invece la regolarità del costruito ha reso distinguibili gli isolati e gli spazi aperti, si è proceduto sommando le aree della cortina di edifici che definisce gli isolati. Allo stesso modo, quando la povertà degli abi-tanti e l’accentuata pendenza portano il tessuto urbano a disgregarsi e disperdersi, l’area del costruito è la somma delle singole unità, in quanto non è presente una chiara lottizzazione, oppure l’area del lotto non è occupata prevalentemente dal costruito.

L’individuazione del numero di piani, avviene anch’essa in due modi: 1. in presenza di tessuti omogenei, si individua il numero di piani in me-dia delle case, da moltiplicare per la superficie complessiva del costruito. 2. In presenza di tessuti non omogenei, si distinguono le aree per mac-ro-gruppi di altezze e si moltiplicano le specifiche aree per il numero di piani che caratterizza l’area interessata. Per esempio, a Miraflores era presente un tessuto particolarmente eterogeneo, con villette da 2 o 3

piani accostati a palazzi residenziali di 8 e con puntuali torri di 16 piani, quindi sono state individuate e distinte queste tre tipologie per effettu-are il calcolo del FAR.

I calcoli parziali in questi casi vengono riportati anche nelle schede, af-finché siano rintracciabili le tipologie che influenzano la densità dell’ar-ea.

Un ultimo appunto va fatto circa la densità abitante al km2: se si fosse

vo-luto risalire al FAR attraverso il calcolo proposto da Luca Reale nel libro “Densità, città, residenza”, sarebbe stata applicata la seguente formula: di cui 53,3 m2 viene ricavato considerando 160 m3 per abitante,

div-idendo questo valore per 3 m (l’altezza canonica di un piano in Italia). Questo valore è dunque risultato di un contesto specifi-co che non si adatta alla situazione peruviana: la norma-tiva indica infatti 2,1 m come spazio minimo intradosso. Un altro fattore che influenza l’attendibilità di un valore cal-colato dalla densità ab/km2 è il fattore di affollamento.

In Perù il 40% delle residenze si trovano in condizioni di sovraf-follamento. Come spiega Reale, il FAR descrive aspetti mor-fologici e volumetrici piuttosto che dati sociali o demografici. Questo capitolo ci aiuta dunque di classificare da un punto di vista di compattezza e densità dei tessuti presi in analisi, al fine di capire il pro-dotto urbanistico derivante dall’autocostruzione di massa a vari stadi di sediemtnazione, mettendola a confronto con la città pianificata.

ha=10000 m2

(31)
(32)

2.2 Casi studio

In questa sezione si prendono in analisi sei casi di intervento

resi-denziale statale a Lima. I casi sono stati disposti in ordine

crono-logico.

lla documentazione presentata consiste in una selezione di casi

di intervento integrato. Questa strategia di espansione urbana

prevede la predisposizione di progetti pianificati che vengono

progressivamente costruiti e completati dagli abitanti.

Il caso di Ciudad de Dios, il primo intervento per accogliere il

flusso migratorio della provincia che è aumentata nelle decadi a

seguire, si osserva una pianificazione urbana estensiva e

monopi-ano, in cui lo strumento di progetto è la predisposizione di lotti e

servizi.

Parallelamente a questi progetti, le influenze dell’architettura

internazionale alimentano le riflessioni sull’alloggio e vedono

l’implementazione di una cellula costruita di partenza all’interno

del parcellario, come nel caso di Ventanilla dove vengono

appli-cate le teorie sviluppate dal CIAM sull’Existenz Minimum.

Un altro tema fondamentale negli anni ‘60 è l’approccio

parteci-pativo all’architettura, che amplifica a scala internazionale il caso

di Lima e di altre città informali. Questi studi vengono analizzati

in varie pubblicazioni, tra cui i lavori di John Turner come

“Hous-ing by people” o l’articolo “The Squatter City. An architecture that

works”.

(Umberto Eco “Opera Aperta”) Il progetto della città viene inteso

dunque come un cantiere aperto frutto di un’opera collettiva che

basa il suo fondamento sul concetto “architecture-sic-urbanism”

(CIAM, TEAM10).

Riflettere sui modelli di espansione della città, porta con se una

riflessione sulla densità del costruito. Nel 1965, Chermayerff &

Al-exander cognugano il concetto di High-density-low-rise, che

con-siste nella progettazione di moduli con un’alta densità abitativa

concentrata in strutture da tre piani massimo, in cui si permette

di ricreare la scala pedonale identificativa di questa nuova città,

configurando parcellari multipiano bassi e porosi, e con molti

studi sul modulo abitazionale minimo e sulle tipologie insediative

funzionali ad una densificazione elevata del lotto.

Con l’avanzare dei conflitti interni al Perù, negli anni ‘70 il flusso

migratorio verso Lima aumenta sensibilmente, con una

consid-erevole espansione del suolo urbano e, conseguentemente, con

grandi difficoltà di gestione territoriale.

Questa situazione di crescita repentina della popolazione trova la

capitale impreparata all’urgenza della casa e della pianificazione

urbana, che vennero dunque portate in primo piano.

E’ in questo periodo che nasce Previ, che sviluppa l’idea della

cellula abitativa unendola al tema della densità del costruito sul

suolo urbano.

La ricchezza tipologica di questo intervento ha prodotto una

den-sificazione progressiva delle cellule, con una densità di servizi al

quartiere adeguata alla scala pedonale, portando riflessioni sulla

flessibilità che questi interventi devono garantire, pur fornendo

indicazioni agli abitanti sulla futura espansione verticale.

In questo filone, il team Elemental (Nota: elemental era anche

il guidato dall’architetto chileno Alejandro Aravena, lavora oggi

nella stessa direzione, con progetti come la Quinta Monroy ad

Iquique, Chile.

La strategia di Aravena ha evoluto il concetto di casa progressiva

contenendo l’espansione verticale del modulo e dando

un’im-postazione di abitabilità progettata con spazi a norma, “al fine

di inserire il DNA della casa borghese pianificata nella città

infor-male”.

Un aspetto che accomuna tutti i progetti è presentati è la crescita

progressiva del quartiere, che negli insediamenti iniziali si

presen-tano privi di allaccio ai servizi basici di urbanizzazione.

L’elaborazione di queste schede ha come fonti principali i

docu-menti ufficiali del progetto integrato PUI di Lima, integrato con

le informazioni esposte al Padiglione del Perú, alla Biennale di

Venezia del 2014 e su due pubblicazioni del 2015 circa

l’architettu-ra statale a Lima. Il criterio di l’architettu-raccolta delle informazioni riguarda

la processualitá dei progetti analizzati e la collaborazione

parteci-pativa degli abitanti.

(33)

1

5

4

2

3

1. Ciudad de Dios

2. Ventanilla

Individuazione degli interventi

sul suolo urbano di Lima

(34)

Ciudad de Dios

Ventanilla

PREVI

Villa

el Salvador

Huaycan

Architetti: Santiago Agurto Calvo, Manuel Valega Sayàn

(Team: Luis Vàsquez, Oswaldo Nùnez, Fernando Chaparro,

Jorge Pàex, Mario Bernuy, Alfredo Pérez)

Luogo: San Juan de Miraflores, Lima

Committente: Corporaciòn Nacional de Vivienda (CNV)

Anno di progetto: 1955

Tipologia Isolati: 10x20m (200 m2), con ritiro di 5 m dalla

strada dell’area costruita

Superficie costruita: 13500 m2

Area: 500000 m2

Area residenziale: 285’600

Area costruita iniziale: 71000 m2 baracche di un piano

FAR iniziale: 0,25

Area costruita attuale: 257000, residenze monofamiliari da

tre piani in media

FAR attuale: 2,7

Strategia: Lotti e servizi

Condizioni del progetto

Le invasiones di Lima- anche conosciute come barriadas che sor-gono a metà del 1940 e diventa-no una delle forme più rapide di urbanizzazione, occupando colline, riviere, aree agricole e de-sertiche indistintamente, principalmente nei dintorni della città.

Il 24 dicembre 1954, 100 famiglie invasero repentinamente dei suoli aridi vicino alla Hacienda San Juan, a 15 km a sud di Lima, rivendicando un luogo per costruire le loro case ed avere l’op-portunità di partecipare alla città e alla società. La Corporaciòn Nacional de Vivienda (cor-porazione nazionale per la residenza) rispose rapidamente a queste circostanze inusuali con una nuova strategia, che propose un novo modo di fare città. Questa nuova idea riflette sia le limita-te risorse della popolazione sia la sua ab-itabilità per costruire la residenza incrementalmente.

Urbanizzazione e sistema residenziale

In un primo momento, il progetto urbano Ciudad de Dios contava 1428 unità residenziali orga-nizzate in due zone (A e K), le quali condividono servizi pubblici e strutture commerciali nella spina centrale. Il progetto propone spazi per mercato, chiesa, salone municipale, teatro, uffici postali, spazi comuni, negozi e spazi commerciali lungo questo asse di servizi.

2.2.1 Ciudiad de Dios, San Juan de Miraflores

Fig 129

Foto a confronto. In alto l’anno di fondazione del quaritere, in basso foto aer-ea del 2014.Fonte: padiglione Perù alla Biennale di Architettura 2014, Sharif S.Kahatt

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Tutti questi spazi incentivano la interazione del vicinato e sono un polo attrattivo per la crescita progressiva delle zone residenziali.

La dotazione di strutture educative e sportive nel centro di ogni mac-ro-isolato A e K favorisce l’incontro degli abitanti nel nucleo residenziale. Le strade aperte consentirono espansioni urba-ne, nuove case, ma an-che nuovi insediamenti spontanei an-che occuparono vaste aree vuote nei versanti limitrofi.

In seguito alla costruzione di una strada principale, il quartiere assunse una scala metropolitana. Attorno alle aree centrali, i macro-isolati res-idenziali furono sistematicamente organizzati at-torno a spazi centra-li, creando parchi a seconda del suolo e della sua topografia. Gli isolati han-no diverse grandezze, ma presentano sempre una struttura base di lotti pari (lotto profondo con fronte stretto), mantenendo una larghezza costante.

Le residenze si identificano in un’unica tipologia, basata sull’idea Exis-tenz Minimun, ma con un’aspettativa di crescita progressiva, eredità della città informale.

I lotti presentano una dimensione media di 200 m2 (10x10 m) e le sue unità residenziali si collo-cano nella parte frontale (con 5 m di ritiro), per delineare la strada.

Forme di sviluppo

La delocalizzazione degli abitanti dell’insediamento di Ciudad de Dios nel progetto urbano della CNV ebbe inizio alla fine degli anni ‚50, nonos-tante l’opera non fosse ancora terminata.

Il quartiere era sprovvisto di acqua, fognature, strade pavimentate ed infrastrutture pubbliche (costruiti durante gli anni ‚60).

I nuovi abitanti occuparono i lotti di Ciudad de Dios e svilupparono le unità progressivamente.

La maggioranza di queste persone non abbandonò completamente l’insediamento informale, di fronte all’autostrada del Atocongo e per questo le loro case furono posteriormente assorbite dai progetti di ri-generazione urbana e bonifica durante gli anni 60, (urbanizzazione San Juan, Atocongo e altre). Lungo questa via principale, hanno avuto luogo i principali elementi di tras-formazione e sviluppo per l’area. I lotti adia-centi l’autostrada si trasformarono in edifici com-merciali, inoltre il mer-cato diventò il centro per imprenditori ed impresari nell’area. Le strade del quartiere, definite dai 5 m di ritiro delle residenze, furono completa-mente cambiate col pas-sare del tempo.

Alcuni lotti furono divisi in due proprietà, promuovendo la crescita

ver-Fig. 129 Immagini del progetto iniziale.

A sinistra il funzionamento dei macro-blocchi nel sistema urbano, da destra il progetto della distribuzione dei lotti all’interno del modulo urbano.

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Fig. 132

Sistema degli spazi pubblici nel progetto,1955 Spazi pubblici

Fig. 133

Connessioni, 1955

Fig. 134

Sistema degli spazi sociali, 1955

Fig. 131 Combinazione dei lotti e parcellario iniziale

A sinistra, isolato allo stadio iniziale, a destra il lotto base, 1955.

Fonte: padiglione Perù alla Biennale di Architettura 2014, Sharif S.Kahatt STATO DI PROGETTO scala metropolitana scala distrettuale scala comunale scala di quartiere Spazi pubblici Servizi Commercio

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Spazi pubblici Fig. 136

Sistema degli spazi pubblici nel progetto,2014

Fig. 137

Connessioni,2014

Fig. 138

Sistema degli spazi sociali,2014 Fig. 135 Saturazione del parcellario.

A sinistra, l’isolato tipo, a destra la densificazione del lotto base.

Fonte: padiglione Perù alla Biennale di Architettura 2014, Sharif S.Kahatt STATO ATTUALE scala metropolitana scala distrettuale scala comunale scala di quartiere

Ciudad de Dios

Ventanilla

PREVI

Villa

el Salvador

Huaycan

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Ciudad de Dios

Ventanilla

PREVI

Villa

el Salvador

Huaycan

Architetti: Luis Marcial (Team: Oswaldo Jimeno, Enrique

Ciriani, Miguel Alvarino, Jorge Paez, Jaques Crousse,

Victor Smirnoff)

Luogo: Ventanilla, Callao

Committente: Instituto Nacional de Vivienda (INVI)

Anno di progetto: 1961

Tipologia Moduli di 160 m2 (8x20m) sviluppati a coppie

in tre tipologie architettoniche:

Tipo A: corte aperta, Tipo B: residenza a T, tipo C:

vol-ume rettangolare in blocco compatto

Superficie costruita: 13500 m2

Area: 650000 m2

Area costruita iniziale 10878 m2 case progettate da un

piano

FAR iniziale: 0,17

Area costruita attuale: 290000 m residenze

monofamil-iari da 2 piani

FAR attuale: 0,89

Strategia Existenz Minimum, casa progressiva

La città Satellite di Ventanilla non è mai stata portata a termine come si era pianificato. Per questioni politiche ed economiche, il progetto si arrestò quasi subito dopo la costruzione dell’Ur-banizaciòn Civil (conosciuta come Ventanilla) e l’Urbanizzazi-one Grau; senza l’implementazil’Urbanizzazi-one dei servizi, l’infrastruttura ed altri elementi basici per raggiungere una vita urbana total-mente indipendente e per questo si mantenne come uno svi-luppo suburbano di Lima.

Ciò nonostante, Ventanilla fu occupata durante la decada del 1960 e qui cominciò il suo sviluppo progressivo. Le famiglie cominciarono a occupare le case e a costruire ampliamen-ti davanampliamen-ti, dietro e nella parte superiore delle unità; mentre le organizzazioni di vicinato lavoravano in modo collettivo al miglioramento dell’infrastruttura urbana, come per esempio il servizio idrico e fognario e altri servizi basici. Oltre a ciò, vari lotti di parcheggi furono trasformati in parchi, piazze e strut-ture sportive e si furono costruendo strutstrut-ture per la salute, il commercio e l’educazione lungo la zona di accesso al vicinato. A partire dagli anni ’80, gli insediamenti informali e la crescita sregolata, hanno occupato tutti i dintorni della parte proget-tata, diventando così la forma predominante di urbanità del distretto di Ventanilla.

D’altro canto, la struttura urbana di Ventanilla è stata capace di articolare tutta quest’area di sviluppo e stabilire gli standard per raggiungere condizioni di vita sane.

Fig 139 Fonte: padiglione Perù alla Biennale di Architettura 2014, Sharif S.Ka-hatt

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Ciudad de Dios

Ventanilla

PREVI

Villa

el Salvador

Huaycan

Fig 140 Fonte: pass im

Fig 141 Fonte: pass im

Fig 145 Fonte: pass im

Fig 148 Fonte: pass im Fig 142 Fonte: pass im

Fig 144 Fonte: pass im Fig 143 Fonte: pass im

Fig 147 Fonte: pass im Fig 146 Fonte: pass im

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