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LETTERE. File che contiene le lettere scritte Dal 4 aprile 1877 (la prima) fino alla morte (tot. 266)

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LETTERE

File che contiene le lettere scritte

Dal 4 aprile 1877 (la prima) fino alla morte (tot. 266)

(L’introduzione alle lettere è copiata dal primo File) LETTERE

INTRODUZIONE ALLE LETTERE 1. Un'attesa di cinquant'anni

A differenza della Storia di un'Anima (1898), la cui diffusione toccava quasi le duecentomila copie in quindici anni, le Lettere di Suor Teresa di Gesù Bambino hanno atteso per cinquant'anni una pubblicazione completa (1948). Fino ad allora il pubblico ha avuto accesso soltanto ad un numero limitato di brani scelti.

«Le sorelle della Santa considerarono questi testi semplicemente come utili complementi al libro fondamentale che era - e resta - la Storia di un'Anima, e li trattarono come un repertorio di idee edificanti dal quale presero liberamente vari brani che sarebbero serviti a chiarire e a precisare le posizioni essenziali fissate dall'autobiografia. Da questo punto di vista, la cronologia, il tenore originale o l'integrità rigorosa di ciascuna lettera non erano considerati molto importanti. Inoltre, niente sembrava contrapporsi al confronto di frasi provenienti da lettere diverse, talvolta con la stessa data, ma tutte relative allo stesso argomento» (André Combes, Lettres, 1948, Prefazione, p.

XXII).

Nel 1898 furono così pubblicati diciotto frammenti di lettere a Celina; la raccolta si arricchì via via con le due successive edizioni, raggiungendo quarantasette frammenti nel 1907 e cinquantuno nel 1910. Era ben poca cosa, se si considera che la copia autentica degli Scritti, realizzata in quello stesso anno per il Processo di canonizzazione, non conta meno di centottantaquattro pagine solo per le lettere. Per trent'anni, la situazione non cambierà molto per quanto riguarda la pubblicazione.

2. La prima edizione delle Lettere

Il cinquantenario della morte di Teresa nel 1947, la sua recente promozione a patrona della Francia nel 1944, suscitano una rinascita di fervore nei suoi confronti. Si distingue allora uno storico, André Combes,1 preoccupato di cogliere la portata dottrinale di questa devozione, intesa non come una dottrina avulsa dalla vita, o una teologia tagliata fuori dalla storia.

Sollecita allora dal Carmelo una documentazione adeguata e, attraverso l'archivista, insieme a suor Genoveffa, che nel 1946 ha 77 anni, porta gli studi teresiani a superare l'importante tappa

1 André Combes (1899-1969), dottore in teologia e in lettere, professore di teologia ascetica e mistica all'Institut catholique di Parigi, ricercatore del CNRS; nominato Prelato domestico nel 1960.

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della pubblicazione delle Lettere, dopo un faticoso cammino comune, spesso difficile ma sempre fecondo.

Molto presto si rende conto che manca di elementi per stabilire una cronologia, base di ogni itinerario spirituale: «Nella mente della maggior parte degli ammiratori di santa Teresa regna un'estrema imprecisione circa l'ordine degli avvenimenti e il rapporto reale tra la vita e le opere, mentre invece i testi pubblicati permettono di stabilire questo rapporto in modo molto più profondo di quanto si creda» (lettera del 25/1/1946). La pubblicazione integrale delle Lettere gli appare dunque come il requisito indispensabile per ogni ulteriore passo in avanti.

«Quello che cerco di raggiungere, scrive ancora, è il movimento stesso del pensiero di Teresa nelle sue reazioni vitali, sia a contatto con le influenze subite dall'esterno, sia di fronte all'intima esperienza del suo sviluppo naturale, delle sue grazie personali, delle sue prove. Mi sembra che questo sia l'unico modo per ritrovare Teresa in se stessa, quella che ha realizzato nel tempo l'idea che Dio aveva di lei fin dall'eternità. (...) L'unico modo per riuscirci, nella misura in cui si può sperare di farcela, è di riprendere tutta la documentazione per analizzarla da questo punto di vista.

Riprendere tutto quello che ha scritto, tutto quello che è stato scritto su di lei. Vederla come lei si è vista, vederla come gli altri l'hanno vista. Completare queste due fonti l'una con l'altra. Rispettare tutte le sfumature» (lettera del 2/10/1946).

Dopo una lotta accanita, A. Combes riesce a convincere suor Genoveffa a consegnare tutte le lettere di Teresa, compresi i biglietti dell'infanzia, per realizzare un'edizione «esatta e completa», con una sua struttura cronologica. Il libro, che rappresenta un decisivo passo in avanti, esce dalle stampe il 30 settembre 1948, esattamente mezzo secolo dopo la prima Storia di un'Anima.

3. La «Sinfonia teresiana»

In un'importantissima lettera a suor Genoveffa (dell'11/9/1947), A. Combes ha mostrato la necessità di una pubblicazione integrale delle Lettere (e di tutti i testi in genere) di Teresa di Lisieux:

«Proprio perché è santa Teresa e perché, a partire da questo anno giubilare, occuperà un posto sempre più grande nella storia della spiritualità, le succede quello che succede a tutti gli esseri d'eccezione. La storia si interessa di tutti gli aspetti della sua vita e delle sue opere, e può pubblicare tutto quello che è uscito dalla sua penna. (...) È una cosa inevitabile e la si può capire benissimo. Dal momento che si tratta di una santa, tutta la sua vita ha valore esemplare: quindi per essere sicuri di capire bene tutta la sua vita, bisogna conoscerne tutti i particolari. Di qui tutte queste pubblicazioni di opere complete. Di qui la mia insistenza a veder pubblicate tutte le lettere, tutti i biglietti della sua Santa sorellina. Bisognava trattarla come i più grandi santi. (...)

«1o Da parte di un santo, niente è banale. Anche nella Sacra Scrittura, quante parti avremmo eliminate se il Signore ci avesse consultato! Ci saremmo sbagliati! Bisogna prendere l'opera di Dio così come è, e meditarla fino a quando non si diventa capaci di capirla e di ricavarne i dovuti insegnamenti.

«2o Nel caso di Teresa bisogna fare molta attenzione. Quello che sembra banale (soprattutto a Celina che sa tutto, che la sa molto più lunga di tutto quello che c'è scritto) può essere ricco di utilità per la storia e l'edificazione delle anime semplici che saranno molto sensibili a tutto ciò che troveranno “alla loro portata”. Così capiranno subito che Teresa ha vissuto come loro, che non sempre si librava sulle ali dell'Aquila, e a poco a poco si lasceranno trascinare.

«3o Inoltre di quelle lettere, che la preoccupano tanto perché “non dicono niente”, la storia potrà fare un uso imprevisto. Penso in particolare a quella serie di lettere dall'Italia o da Roma che non contengono niente di vivo o di pittoresco sul viaggio e sui personaggi frequentati. Dobbiamo esserne dispiaciuti? Al contrario. È un documento di estrema importanza per confutare la vecchia tesi del P. Ubaldo rispolverata da Van der Meersch.2 Teresa vi appare talmente distaccata da tutto ciò che è accidentale, da tutto ciò che avrebbe potuto distrarla, talmente concentrata sulla sua unica preoccupazione, sulla sua vocazione e la sua udienza, che posso rispondere con molta forza a tutti questi dilettanti: “L'autrice di simili lettere non era certamente la bambina svanita o quel

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cavallo senza briglie che voi non esitate a descrivere. Era un'anima raccolta e profonda sulla quale nessuna distrazione poteva far presa gravemente.” Poiché il racconto della Storia di un'Anima è molto più colorito e pittoresco, si potrà ristabilire l'equilibrio e la verità sarà vendicata. (...)

«Cosa c'è di strano se una bambina scrive lettere infantili? Sarebbe grave il contrario! (...) Vedrà che quando l'insieme sarà completato, le perle ritroveranno il loro splendore. (...) Se si interrompe una sinfonia dopo le prime battute, si resta disorientati, non si capisce dove vuole arrivare l'autore... Ma se aspettiamo fino alla fine, se lasciamo che il musicista introduca e sviluppi tutti i temi sino al finale, allora capiamo, ne restiamo conquistati e pieni di ammirazione.

«L'autore della Sinfonia teresiana è Teresa, ma è soprattutto Gesù stesso. Bisogna lasciargli il tempo di preparare “la sua piccola lira”, di accordarla con le vibrazioni del suo Cuore... Quando la lira è pronta, ah! che accenti! Ma cosa c'è di più commovente, di più divino, perfino, dei preludi!

Più sembrano umili, più sono veri.2

«Infine non dimentichiamo che le Lettere fanno parte di un insieme. Devono essere completate con la Storia di un'Anima e con le Poesie. Allora l'assicuro che tutto si mette a posto e che non si rischia di fraintendere lo splendore di quest'anima incomparabile».3

4. La «Corrispondenza generale»

Quando nel 1962 divenne necessaria un'altra edizione delle Lettere – essendo esaurita la prima edizione –, il principio di una fedeltà letterale agli originali non presentava più difficoltà (il P.

François de Sainte-Marie aveva pubblicato, nel 1956, i Manoscritti autobiografici in facsimile, l'anno dopo ci fu l'edizione economica, poi fu la volta delle foto autentiche di Teresa con il Volto di Teresa di Lisieux, nel 1961).

Il progetto iniziale era modesto: semplice «edizione rivista e corretta». Ma a proposito delle lettere di Teresa l'inventario delle fonti faceva emergere un problema critico non meno complesso di quello del testo dell'autobiografia (cfr. sopra, l'Introduzione ai Manoscritti autobiografici).

Per di più, la maggior distanza storica rispetto agli avvenimenti, dopo la morte di Madre Agnese di Gesù (1951) e di suor Genoveffa (1959) e, di conseguenza, l'accesso reso possibile ad una documentazione familiare ricchissima, permettevano di preparare una edizione di ampio respiro che unisce alle Lettere di Teresa, confrontate minuziosamente con gli originali (ai quali il Combes aveva appena avuto accesso), quelle di quanti corrispondevano con lei e tra di loro su di lei.

Si ebbe così la Corrispondenza generale, apparsa nel 1972, un anno prima del centenario della nascita di Teresa di Lisieux. Così, la Santa ritrovava la trama delle sue relazioni vive in cui la sua personalità, delineata più da vicino, assumeva la sua dimensione autentica. La sezione delle Lettere del presente volume è il risultato di questo lavoro critico.

5. Teresa e i suoi corrispondenti

La corrispondenza di Teresa comprende 266 tra lettere e biglietti ritrovati, di cui si conservano4 227 autografi. Solo vent'anni, dal 4 aprile 1877 al 24 agosto 1897, separano il primo biglietto stentato di una bambina dall'ultima lettera patetica scritta da una Santa sul letto di morte.

Per quanto questa raccolta sia preziosa, essa non coincide con la reale attività epistolare di Teresa. La quantità di lettere scomparse può essere stimata a circa un terzo: valutazione che poggia insieme su evidenza, tradizione e ipotesi. Tra le perdite più spiacevoli, ci sono un minimo di cinquanta lettere inviate al Padre Pichon in Canada, al quale Teresa scriveva ogni mese.

2 Nella sua opera La petite Sainte Thérèse Paris 1947; trad. it. La piccola Santa Teresa, Garzanti, Milano 1956.

3 Testo più completo di questa lettera in CG, pp. 46-48.

4 Per la storia complessa delle lettere di Teresa, fonti e pubblicazione, si veda l'Introduzione generale della CG, pp. 20-88.

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Educata in un ambiente familiare abbastanza chiuso in se stesso, entrata a quindici anni in un Ordine religioso nel quale la «separazione dal mondo» è fortemente marcata, morta a ventiquattro anni, colei che il papa Pio XI chiamerà un giorno «la prediletta del mondo», conosce durante la sua vita un ristretto ambito di relazioni. La sua corrispondenza riflette questo stato di cose. La famiglia naturale da sola ne assorbe il 78%; la famiglia religiosa – escluse le tre sorelle carmelitane – conta appena il 10%. Il resto si divide tra dodici corrispondenti: sette ecclesiastici, tre religiose, due amiche.

Stimolata dall'esempio della madre, delle due sorelle maggiori e anche di Celina, che avevano facilità a scrivere, Teresa manifesta molto presto il desiderio di comunicare per scritto. Importuna le persone che l'attorniano perché le vengano in aiuto (LT 3, 6, 7).

Con l'entrata di Paolina al Carmelo, il 2 ottobre 1882, e con il ripiegamento su se stessa che ne consegue per lei bambina, la comunicazione sembra bloccata. Teresa, a detta della Signora Guérin (LD 514 del 4/5/1885, CG, p. 188), deve «rompersi la testa per cercare» e di solito ricorre a una brutta copia, anche per scrivere alla cugina Maria Guérin (cfr. LT 19).

L'inibizione continua ancora dopo la straordinaria liberazione del Natale 1886, ogni volta che si tratta di mettere per scritto la sua vita profonda (LT 28, 36). Al Carmelo, nel 1888-1890, uno schemino di suor Agnese di Gesù può essere ancora il benvenuto nei casi più difficili (LT 70, 112).

È nella corrispondenza con Celina che Teresa manifesta per la prima volta una certa disinvoltura (cfr. LT 96, e anni 1891-1892). Ma bisogna aspettare il 1893 perché ella raggiunga quel dono di espressione che continuerà a perfezionarsi sino alla morte. Allora, nei limiti che le sono imposti dalla Regola del Carmelo e dalle disposizioni delle sue priore (cfr. Ms C, 32v°,6), scrive volentieri e a lungo.

È da notare che, ad eccezione dei biglietti scambiati all'interno del Carmelo – per i quali è necessario il consenso della priora –, sono poche le lettere di Teresa che siano state lette solo dal destinatario. Ai Buissonnets, non esiste corrispondenza privata. Al Carmelo, ogni messaggio mandato all'esterno viene letto dalla superiora, secondo l'uso dell'epoca, e, in più di un caso, dalle sorelle maggiori. Questa ingerenza ha influito sulla redazione delle lettere? Nei primi tempi della sua vita religiosa, è probabile: lo si intuisce in alcuni biglietti a suor Agnese di Gesù (LT 54, 55, 76, 78, 95, ecc.). Ma molto presto, senza dubbio perché si è stabilita nella verità su di sé di fronte a Dio solo, Teresa raggiunge una tale autonomia che la sua libertà di espressione non sembra affatto intaccata dall'intrusione di terze persone.

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In un'epoca in cui l'uso del telefono (inventato nel 1876) è ancora poco diffuso, le lettere hanno un ruolo importante all'interno di famiglie così unite come quella dei MartinGuérin. Brevi vacanze in campagna o al mare e, a maggior ragione, l'eccezionale viaggio in Italia nel 1887 suscitano un'attività epistolare intensa. Teresa si conforma all'esempio familiare.

Ma è soprattutto la clausura del Carmelo che traccia la linea di demarcazione tra corrispondenti, a seconda che le successive entrate delle quattro sorelle Martin e di Maria Guérin separano o riuniscono i membri della famiglia.

Così, a partire dal 9 aprile 1888, Teresa non deve più scrivere alle due sorelle maggiori raggiunte ormai al Carmelo. Madre Maria di Gonzaga le dà il permesso di scrivere loro dei biglietti durante i suoi ritiri per la vestizione (10 gennaio 1889) e per la professione (8 settembre 1890), o durante i loro ritiri privati (1888-1890); poi rientra in un silenzio quasi completo fino alla fine del 1896. In seguito, con bigliettini vivaci, si sforza di scambiare notizie circa il suo stato di salute.

La questione è diversa con il Signor Martin. Le lettere di Teresa carmelitana a suo padre appartengono tutte al postulandato, perché la malattia mentale del suo «Re diletto» interrompe bruscamente il dialogo. Del resto, a partire dal 1888, le sue missive sono già indirizzate ad un uomo debilitato. Dice infatti nel maggio 1889: «Papà è il piccolo bambino del buon Dio» (LT 91vo).

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Celina resta la corrispondente privilegiata di Teresa durante i sei anni del suo «esilio», prima della sua entrata al Carmelo (14/9/1894). All'avvicinarsi dei suoi onomastici e compleanni, Teresa rinuncia al parlatorio settimanale per assicurarsi il diritto alla «sua» lettera. I mesi critici febbraio- maggio 1889 e l'estate 1893 segnano dei tempi forti in queste relazioni.

Leonia, fino a quando non va per due anni alla Visitazione (1893-1895), dove beneficia di undici lettere, potrebbe figurare come dimenticata da Teresa se lei stessa non ci avesse avvertito di aver distrutto le lettere della sorella. Ciò non toglie che davvero a Teresa «manca il tempo» per scriverle (LT 105, 122), oppure le fa le sue «raccomandazioni» per mezzo di intermediari (LT 85).

Ma nel 1896-1897, Teresa tratta con grande attenzione questa discepola ideale della «piccola via»

evangelica.

I tradizionali auguri d'onomastico o di buon anno alla famiglia Guérin non ispirano molto Teresa.

In compenso, i bisogni spirituali di Maria la rendono eloquente (1889-1890). Dopo l'entrata di questa al Carmelo (15/8/1895), dirada la corrispondenza con gli zii e la zia.

Nel 1896-1897, la cerchia familiare si allarga con una famiglia spirituale: le novizie (sei lettere) affidatele da Madre Maria di Gonzaga, e i due missionari, i Padri Roulland e Bellière (undici lettere), con cui anche la priora è in contatto epistolare. La giovane carmelitana scrive loro lettere bellissime e, soprattutto nel caso del seminarista Bellière, rivela un'attenzione che tocca l'eroismo nelle ultime settimane di vita.

6. Guidata dallo Spirito

Si resta certamente colpiti dai contrasti di questa corrispondenza. La novizia di sedici anni sa scrivere righe incolori alla zia Guérin per augurarle buon onomastico, e nello stesso tempo sa mandare alla cugina Maria una lettera di direzione spirituale che susciterà presto l'ammirazione di papa Pio X. A ventiquattro anni, malata, continua a passare agli occhi dello zio per «una brava bambina» che scrive lettere scialbe, mentre sta insegnando alle novizie e ai fratelli spirituali la via della «fiducia e dell'amore» che ha scoperto da sola, guidata dallo Spirito.

Niente di più ingannevole di questa semplicità che scorre nella monotonia della vita quotidiana per passare inosservata. Si vorrebbe che la santità fosse sublime. Non tutto lo è in questi biglietti scritti spesso in fretta. Ma bisogna saper decifrare quello che accade realmente in questa vita nascosta e scoprire quale forza di amore può celarsi negli avvenimenti più insignificanti, conferendovi una dimensione di eternità. Se gli Ultimi Colloqui fanno vivere sotto i nostri occhi un essere che ha raggiunto la sua pienezza, nel momento in cui sta di fronte alla morte, le Lettere di Teresa esprimono il dinamismo di una vita alla ricerca dell'amore assoluto.

«Che tesoro prezioso queste lettere, complemento della sua storia!!!», scriveva don Bellière a Madre Maria di Gonzaga il 24 novembre 1898. Il seminarista aveva capito che la Storia di un'Anima poteva essere completata da numerose lettere che si riferivano a periodi sui quali Teresa sorvolava rapida nei suoi ricordi. Del resto, lo stesso Manoscritto B è composto da due lettere, una indirizzata a suor Maria del Sacro Cuore, l'altra a Gesù. Il corpus delle Lettere di Teresa ci offre così gli elementi di una vera e propria biografia, inseparabile dai Manoscritti autobiografici.

Si delinea in essi una «corsa da gigante», una traiettoria perfetta che non esclude le attese, i desideri, le sofferenze, ma esprime soprattutto una inflessibile audacia sostenuta dalla speranza di raggiungere la meta: quell'Amore misericordioso del quale Teresa fa esperienza ad ogni tappa della sua vita e che vuole comunicare attorno a sé.

N.B. Le date tra parentesi quadre sono dell'editore; le date fuori parentesi sono di mano di Teresa.

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PRIMO PERIODO

INFANZIA

(Aprile 1877 - Novembre 1886)

LT 1 A Luisa Magdelaine

[4 aprile 1877]

Mia cara piccola Luisa,1

Io non la conosco ma le voglio comunque molto bene [1vo] Paolina m'ha detto di scriverle lei mi tiene sulle ginocchia perché non so neppure tenere un portapenne, vuole che le dica che [2r°] sono una piccola pigra, ma non è vero, perché lavoro tutta la giornata a fare dispetti alle mie povere sorelline infine sono un piccolo folletto che ride sempre. [2v°] Addio mia piccola Luisa le mando un bacione abbracci forte per me la Visitazione cioè la mia suor Maria Aolysia2 e la mia suor Luisa di Bonzague,3 perché non ne conosco altre.

Teresa

LT 2 A Giovanna e Maria Guérin

[12-17 aprile 1877]

Mie care cuginette,

Poiché Celina vi scrive, anch'io voglio scrivervi per dirvi che vi amo [1v°] con tutto il cuore.

Vorrei proprio vedervi e abbracciarvi.

Addio mie care cuginette Maria non vuole più guidarmi la mano [2r°] e io non so scrivere da sola.

Teresa

LT 3 A Maria

[10-17 giugno 1877]

Mia cara piccola Maria 1

ti abbraccio con tutto il cuore poi anche Paolina.

Teresa

LT 4 A Maria Guérin

[16 settembre 1877]

Mia cara piccola Maria1

Ti abbraccio con tutto il cuore. La tua lettera mi ha fatto molto piacere. Mi fa molto piacere venire a Lisieux.

La tua cuginetta

Teresa

LT 5 A Paolina

Lisieux 26 giugno 1878 Mia cara Paolina1

Maria Guérin è in campagna2 da lunedì, ma io mi diverto molto tutta sola con la zia. Sono andata con la zia a comprare delle calze grigie e la signora mi ha regalato delle perle. Mi ci sono fatta un anello.

Addio, mia piccola Paolina, abbraccia forte papà e Maria per me. Ti abbraccio con tutto il cuore.

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La tua sorellina Teresa

LT 6 A Paolina

[1° dicembre 1880]

Mia cara Paolina

Sono molto contenta di scriverti:1 l'ho chiesto alla zia. Faccio molti errori, ma tu conosci bene la tua piccola Teresa e sai bene che Io non sono tanto capace. Abbraccia forte papà per me. Ho preso quattro buoni voti il primo giorno e il secondo cinque.

[v°] Abbraccia forte per me la signorina Paolina.2 Ho molto piacere, perché tu sai che siamo dalla Zia; mentre Maria fa i conti io mi diverto a dipingere3 graziose immaginette che mi ha date la Zia.

Arrivederci mia cara piccola Paolina la tua piccola Teresa che ti ama.

LT 7 A Paolina

[4 (?) luglio 1881]

Mia cara Paolina,1

Sono molto contenta di scriverti. Ti auguro buon onomastico, perché tu sai che non ho potuto augurartelo mercoledì, giorno della tua festa.2

Spero che ti diverta [1v°] molto a Houlgate, vorrei proprio sapere se tu sei salita sull'asino.

Ti ringrazio di lasciarmi in vacanza mentre sei a Houlgate. Mi farebbe molto piacere se tu scrivessi a Maria perché scriveresti anche a me qualche cosina.

Se tu sapessi il giorno di santa Domizia la Zia mi ha messo una cintura rosa e ho lanciato [2r°]

delle rose a santa Domizia. Non far vedere la mia lettera a nessuno.

Arrivederci mia cara piccola Paolina Ti abbraccio con tutto il cuore. Abbraccia forte per me Maria Teresa e la piccola Margherita.3

La tua piccola Teresa che ti ama.

LT 8 A Celina (Frammenti)

[Domenica 23 aprile 1882]

Mia cara piccola Celina, Ti amo molto, tu lo sai bene (...) Addio Mia cara piccola Celina.

La tua piccola Teresa che ti ama con tutto il cuore.

Teresa Martin

LT 9 A Madre Maria di Gonzaga

[Novembre-dicembre 1882 (?)]

Madre mia diletta

Da tanto tempo non la vedo, così sono molto contenta di scriverle per raccontarle le mie faccenduole. Paolina m'ha detto che lei era in ritiro e vengo a chiederle di pregare il piccolo Gesù per [1v°] me, perché ho tanti difetti e vorrei correggermene. Bisogna che le faccia la mia confessione. Da qualche tempo rispondo sempre quando Maria mi dice di fare qualcosa. Sembra che quando Paolina era piccola e chiedeva scusa alla zia di Le Mans1 lei le dicesse: Quanti buchi, tanti tappabuchi; ma io sono ancora peggio. Così voglio correggermi e in ogni piccolo buco mettere [2r°] un grazioso fiorellino che offrirò al piccolo Gesù per prepararmi alla mia prima Comunione. Non è vero, Madre mia amatissima, che lei pregherà per questo? Oh sì, questo bel momento verrà molto presto e quando il piccolo Gesù verrà nel mio cuore, come sarò felice d'avere tanti bei fiori da offrirgli.

Arrivederci Madre mia cara. L'abbraccio molto teneramente così come l'amo.

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La sua piccola figlia

Teresita2

LT 10 A Celina

Domenica 29 aprile 18831

Alla mia piccola Celina diletta da parte della sua sorellina che l'ama molto teneramente.

Teresa LT 11 A suor Agnese di Gesù

[1-6 marzo 1884]

Mia cara piccola Paolina,

Avevo proprio pensato di scriverti per ringraziarti del tuo incantevole libretto,1 ma credevo che non fosse permesso durante la Quaresima; ma poiché ora so che è permesso, ti ringrazio con tutto il cuore.

Non puoi immaginare la gioia che ho provato quando Maria mi ha mostrato il tuo grazioso libretto. Mi è sembrato incantevole. Non avevo mai visto niente di così bello e non mi stancavo di guardarlo. Che belle preghiere vi erano all'inizio! Le ho recitate con tutto il cuore al piccolo Gesù.

Tutti i giorni cerco di fare più pratiche2 che posso, e faccio il possibile per non lasciarmi sfuggire nessuna occasione. Dico dal profondo del cuore le preghierine che danno il profumo alle rose e questo più spesso che posso.

Che bell'immagine c'è all'inizio! È una piccola colomba che offre il suo cuore al piccolo Gesù.

Ebbene! Anch'io voglio adornarlo con tutti i fiori più belli che riuscirò a trovare, per offrirlo al piccolo Gesù nel giorno della mia prima Comunione! E voglio davvero, come c'è nella preghierina all'inizio del libro, che il piccolo Gesù si trovi così bene nel mio cuore da non pensare più a ritornare in Cielo...

Ringrazia tanto da parte mia suor Teresa di sant'Agostino per la bella coroncina per i fioretti, e per aver ricamato la bella copertina del mio libro. Abbraccia tanto per me Madre Maria di Gonzaga e dille che la sua piccola figlia l'ama con tutto il cuore.

Leonia e Celina ti abbracciano forte.

Arrivederci, mia cara piccola Paolina: ti abbraccio con tutto il cuore.

La tua figlioletta che ti ama molto.

Teresita

LT 12 A Maria1

[8 maggio 1884]

Alla mia cara piccola Maria ricordo della prima comunione della Tua piccola figlia

Teresa LT 13 A Celina1

[8 maggio 1884]

Ricordo della 1ª comunione alla mia cara piccola Celina da parte della tua sorellina

Teresa

LT 14 A Maria Guérin1

[1883-1885]

Alla mia piccola Maria da parte della sua piccola Sorella2 Teresa.

LT 15 A Celina1

[1883-1885]

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Alla mia cara piccola Celina Diletta Ricordo della sua sorellina che l'ama con tutto il cuore Teresa

LT 16 Alla signora Guérin (Frammenti)

[10-17 maggio 1885]

Mia cara Zia,

Lei mi ha detto di scriverle per darle qualche notizia sulla mia salute. Sto meglio di domenica, però ho sempre molto male alla testa. Spero che lei stia bene come pure Giovanna e che Maria riesca a guarire completamente.

Penso molto spesso a lei e mi ricordo quanto è stata buona con me.1 Non dimentico neppure le care cuginette e la prego di dire a Maria che non le scrivo oggi, ma le scriverò la prossima volta per avere più cose da dirle.

Entro in ritiro domenica sera,2 essendo la prima Comunione fissata sempre per il 21; è ormai certo che non sarà spostata.

Arrivederci, mia carissima Zia, abbracci forte forte per me Giovanna e Maria e conservi per lei il bacio più grosso.

Teresa figlia dei santi Angeli3

LT 17 A Maria1

Alla mia cara piccola Maria

ricordo della seconda Comunione della tua piccola figlia 21 maggio 1885.

Teresa

LT 18 Al signor Martin

[25 agosto 1885]

Mio caro Papà1,

Se tu fossi stato a Lisieux ti si sarebbero dovuti fare oggi gli auguri per il tuo onomastico ma giacché non ci sei voglio tuttavia e più che mai augurarti per la tua festa molta felicità e soprattutto molto piacere durante il tuo viaggio.2 Spero mio amatissimo papà che tu ti diverta molto e che sia contentissimo di viaggiare. Penso continuamente a te e prego il buon Dio che ti dia molta gioia e che ritorni presto in buona salute. Mio caro papà, Paolina mi aveva scritto per la tua festa dei graziosi versi affinché te li recitassi nel giorno [1vo] del tuo onomastico,3 ma poiché non posso te li scrivo ora:

Gli auguri di una piccola Regina per la festa del suo Papà-Re

Se fossi una piccola colomba Papà sai dove andrei?

Il tuo cuore sarebbe il mio nido, la mia tomba Là per sempre resterei.

Se mi chiamassi rondine Spesso nei bei giorni di sole Verrei a riposare l'ala

Padre al riparo del tuo amore.

Se fossi piccolo pettirosso Resterei nel tuo giardino

(10)

Dalla tua mano un granello anche minimo d'orzo Diverrebbe per me un vero festino.

Se fossi un selvatico usignolo In fretta il mio bosco lascerei [2ro] Per venire tra le fronde fresche A cantar tutte le mie melodie.

E se fossi una stellina Vorrei sempre essere a sera Nell'ora in cui il giorno già declina Per donarti un raggio di speranza.

Attraverso la tua finestra a lungo Brillerei di mille luci

E per niente vorrei sparire Senza parlarti un po' dei Cieli.

E se fossi un bell'arcangelo Dall'ali ornate tutte d'oro Papà se fossi un angioletto Spiccherei il volo verso te.

La mia Patria ti mostrerei in un sogno misterioso Dopo la vita, ti direi

Per te è questo trono luminoso. [2v°]

Se tu volessi bianche ali Dai Cieli per te le porterei E verso le eterne rive Noi due voleremmo insieme.

Ma non ho fulgenti ali NÈ io sono un Serafino Io sono una bimbetta

Che ancor per mano va condotta.

Sono una timida aurora Un modesto fiore in boccio Il raggio che mi scalda ora È il tuo cuore, Papà mio caro.

Crescendo vedo la tua anima Tutta piena del Dio d'amore Il tuo esempio santo m'infiamma E a mia volta ti imiterò.

Sulla terra voglio diventare La tua gioia e consolazione Te voglio Caro Papà imitare Te così tenero, dolce, buono. [1ro]

(11)

Avrei tante cose ancor da dire Ma debbo infine terminare Papà il tuo sorriso ora donami E sulla fronte un bacio posami.

Arrivederci Papà mio amatissimo. La tua Regina che ti ama con tutto il cuore

Teresa

LT 19 A Maria Guérin

Dai Buissonnets, sabato 26 giugno 1886 Mia cara piccola Maria,

Ti ringrazio tanto d'essere stata così buona da non volermene per non averti scritto: così mi affretto prontamente a rispondere alla tua gentile letterina. Non puoi immaginare quanto piacere mi ha fatto. Sono davvero contenta che tu stia meglio e ti diverta molto. A Lisieux non conosco alcuna novità da poterti comunicare; so solo che stiamo tutti bene.

Mi hai chiesto nella tua lettera di [vo] darti notizie della signora Papinot:1 sta molto bene e s'informa spesso della tua salute. Riguardo alle lezioni, vanno sempre benissimo; sono diventate più frequenti da qualche tempo2 ed è per questo che non ti ho potuto scrivere domenica. Sono molto contenta perché domani sarò tutta vestita di bianco per la processione.3 Maria mi ha provato tutte le mie cose e mi stanno benissimo.

Mia cara piccola Maria, t'incarico d'abbracciare forte forte per me la mia buona zia e la mia piccola carissima Giovanna.

Arrivederci, cuginetta mia, scusami se la lettera è mal impostata e scritta male, è perché sono andata molto in fretta e non ho avuto il tempo di fare [votv] una brutta copia. Celina m'incarica di abbracciarti forte, insieme con Giovanna e la zia. Non ho ancora fatto la tua commissione a Paolina, ma gliela farò questo pomeriggio. La tua cuginetta che ti ama con tutto il cuore

Teresa

LT 20 A Maria Guérin

Dai Buissonnets, giovedì 15 luglio 1886 Mia cara Maria,

Sei stata davvero gentile a scrivermi; la tua lettera mi ha fatto molto piacere. Sono proprio contenta che tu faccia delle belle passeggiate come quella che mi hai raccontata: mi ha molto interessato.

Ho appena smesso di dondolarmi; Maria ha paura che io diventi gobba e ha domandato a papà d'appendere gli anelli e l'altalena. Gli anelli mi [1v°] piacciono meno dell'altalena: ho le mani tutte rosse per esserci stata.

Ieri siamo state a passare il pomeriggio dalla signora Maudelonde e sono stata davvero contenta con Celina ed Elena. La signora Papinot mi ha concessa una vacanza per domani, in onore della festa di Nostra Signora del monte Carmelo, perché possa assistere alla predica.1

Tu vedi, mia Maria, che non ho cose molto interessanti da raccontarti, non ho fatto come te una [2r°] incantevole passeggiata di cui possa farti partecipe, ma spero che, nonostante ciò, la mia povera letterina ti farà un pochino piacere.

Arrivederci, mia cara piccola Maria. Abbraccia molto forte per me la zia e Giovanna.

La tua sorellina che ti ama molto.

Teresa

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LT 21 A Maria

Sabato 2 ottobre (1886), ore 6 di sera Festa dei Santi Angeli Mia cara piccola Maria,

Abbiamo appena ricevuto il dispaccio e sono molto contenta, perché credo che ciò vuol dire che hai visto il Padre a Dover;1 ti ha spedito una lettera mercoledì, in cui ti diceva di presentarti a lui oggi. Non puoi immaginare quanto ci siamo rammaricate: Celina ha mandato [1vo] alcune lettere a Dover e a Calais, fermo posta.

Tutti i giorni la Madonna ha avuto un cero ed io l'ho pregata e supplicata tanto che non potevo credere che tu non sapessi che il Padre tornava oggi. Il signor Pichon2 ha anche inviato una lettera a Papà. Noi non osavamo aprirla; Paolina ci ha detto che era meglio farlo, perché c'era forse qualcosa d'urgente dentro, ma c'era soltanto scritto che il signor Pichon non sapeva ancora il giorno in cui il Padre [2r°] sarebbe ritornato e che avrebbe scritto al superiore per saperlo.

Oh, mia piccola Maria, se tu sapessi come capisco che tu ci hai detto proprio il vero: il buon Dio ci vizia, ma tu non immagini cosa significa essere separati da una persona che si ama come io ti amo. Se tu potessi vedere tutto quello che penso, ma non posso dirtelo, è troppo tardi e ho scritto la lettera tutta di traverso perché non ci vedevo. Mia piccola madrina cara, ho domandato a Paolina se le bottigliette di porporina [2v°] servivano per la pittura ad acquerello; mi ha detto di no, che erano solo per dipingere i santi e le statue. Ti dico questo perché tu non ne compri come ricordo. Te ne scongiuro, non portarmi nulla: ciò mi farebbe veramente dispiacere. Leonia ti abbraccia forte e pure papà.

Arrivederci, mia amatissima Maria. Abbraccia molto forte per me il mio diletto caro papà.

La tua vera piccola figlia che ti ama quanto si può amare.

Teresita

[2v°tv] Soprattutto non dimenticare le nostre commissioni e lo sgabello per la zia. Felicita3 ti dice tante cose belle; è di un umore incantevole da quando sei partita. La zia, lo zio, Giovanna e Maria vi dicono tante belle cose. Non abbiamo ancora portato il dispaccio al Carmelo.

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SECONDO PERIODO

ADOLESCENZA

(Natale 1886 – Aprile 1888)

LT 22 A Celina1

[31 marzo 1887]

Custodisco il mio Diadema fino a Domani Mattina Ma poi sul tuo capo passerà il mio Destino.

Pesce d'Aprile!...

Domani tu avrai un pettine che ti darà il pesce d'aprile.

LT 23 A Maria Guérin1

Dai Buissonnets, lunedì 27 giugno 1887 Mia cara malatina,

Stamani come stai? Hai dormito bene questa notte? Il dente ti fa soffrire meno? Ecco, mia cara piccola Maria, tutte le domande che mi pongo stamattina, ma ahimé! nessuno può rispondermi e sono costretta a risolverle io stessa: così lo faccio a mio vantaggio e vedo che stai molto meglio.

[v°] Sono obbligata a girare la pagina, infatti mi sono accorta che scrivevo tutto di traverso; è da così tanto tempo che non prendevo più una penna che mi sembra assai strano. Ritorno dal Carmelo; ho detto a Maria e a Paolina quanto eri sofferente ed esse pregheranno molto il buon Dio perché ti guarisca e perché tu possa godere del tuo tempo di Trouville... Avrei ancora molte cose da dirti, mio caro piccolo Loup-loup,2 ma non ne ho il tempo, perché conto ancora di scrivere qualcosa a Giovanna; d'altra parte temerei di farti male agli occhi: la mia lettera è una vera brutta copia e non so come posso avere il coraggio di mandartela così.

Ti lascio stringendoti non certo sulle due gote [v°tv] perché temerei di farti male ai denti, ma sulla tua graziosa piccola fronte.

Teresa e.m.3

[r°tv] Raccomando soprattutto al mio caro piccolo Loup-loup di non disturbarsi a scrivermi;

questo non m'impedirà di mandarle spesso delle lettere. Occorre che il mio piccolo Louploup meriti il suo nome, che mangi come un vero Lupo.

LT 24 A Giovanna Guérin

[27 giugno 1887]

(Qui, una barca a vela disegnata a penna) Mia cara piccola Giovanna,

Non avendo a disposizione l'artista Darel1 per disegnarmi una barca e volendo tuttavia metterne una all'inizio della lettera, sono stata costretta a scarabocchiarne una io stessa. Mia cara Giovanna, vengo ad annoiarti per qualche momento; spero che la tua emicrania sia del tutto passata. Ora che la grande Inglese2 è partita, sarai meno assillata e sicuramente tutti staranno molto meglio.

Penso che tu sia molto contenta di non ascoltare più i miei sermoni sulla morte, di non vedere più i miei occhi che t'incantano e di non [v°] essere più spinta, andando dalle signorine Pigeon...3 Devo annunziarvi la morte di otto dei miei cari bachi da seta, non me ne rimangono che quattro.

Celina ha prodigato loro tante cure che è riuscita a farmeli morire quasi tutti di dispiacere o di apoplessia fulminante; temo proprio che i quattro che restano abbiano preso il germe della malattia dei loro fratelli e che li seguiranno nel regno delle talpe.

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Mi sembra davvero strano ritrovarmi ai Buissonnets; stamattina ero tutta sorpresa di vedermi al fianco di Celina. Abbiamo parlato a Papà della gentile proposta che la cara zia ci aveva fatta, ma è assolutamente impossibile perché Papà parte mercoledì e questa volta resterà pochissimo tempo ad Alençon.

Arrivederci, mia carissima Giovanna, ti amo sempre con tutto il cuore.

Teresa e.m.

LT 25 A Maria Guérin

Dai Buissonnets, 14 luglio 1887 Mia graziosa piccola Maria,

Ricevo in questo istante la tua cara letterina e rido ancora pensando a tutto quello che mi dici.

Vediamo, brutta cattivella, anzitutto bisogna incominciare a sgridarti: perché hai [1v°] di nuovo portato la tua faccia dallo scultore?1 Te l'ha sistemata veramente bene!... Sono stata desolata nell'apprendere che le tue brutte gotine avevano preso ancora una volta la forma di un pallone;

eppure l'esperienza avrebbe dovuto correggerti; mi sembrava che ne avevi avuto abbastanza già dalla prima volta.

Sono tanto contenta che la cara zia stia meglio, ero costernata quando ho saputo che [2r°] era sofferente; veramente il buon Dio vi manda molte prove quest'anno.

Questa settimana non è tanto lieta neppure ai Buissonnets; è l'ultima che la nostra cara Leonia passa con noi; i giorni scorrono molto rapidamente; ne ha ancora solo due da passare con noi.2 Ma alla fine, cosa vuoi, mia povera cara, alla mia pena si mescola una certa gioia: [2v°] sono felice di vedere finalmente la mia cara Leonia nel suo centro; sì, credo che soltanto là sarà felice:

alla Visitazione troverà tutto ciò che le manca nel mondo.

Celina è in lutto per i suoi due piccoli uccellini:3 il maschio è andato a raggiungere la sua compagna l'indomani mattina; adesso le sue spoglie mortali sono dall'imbalsamatore. Mi auguro, carissima, che la conclusione del tuo soggiorno a Trouville sia più allegra dell'inizio, [2v°tv] spero che il buon Dio, che vi ha tanto provati, vi concederà adesso tanta gioia.

Celina è spiaciuta di non poter scrivere a Giovanna, ma va così di fretta per tutte le faccende di Leonia che le è impossibile. Dì a Giovanna che non potrebbe credere quanto Leonia si sia commossa per la sua lettera, come anche per la tua; vi abbraccia con tutto il cuore insieme alla carissima zietta. Abbraccia Giovanna forte forte per me. Di' alla zia quanto le voglio bene e riserva per te una gran parte dei miei baci. (Ho sentito parlare della lettera del Carmelo, sembra fosse molto divertente). Papà vi manda i suoi affettuosi saluti, in particolare alla sua cara figlioccia.4

Teresa

LT 26 A Maria Guérin

Dai Buissonnets, 18 agosto 1887 Cara piccola Maria,

Lo zio mi ha appena detto che sei malata, cattivella: appena puoi essere un po' contenta, subito ti affretti svelta ad ammalarti. Sei molto [1v°] fortunata che io sia lontana da te, altrimenti avresti sicuramente avuto a che fare con me...

E la buona zia come sta? Sempre meglio, spero. Ahimé, come le cose vanno in modo del tutto diverso da come ci si immagina! Io ti vedevo da lontano correre allegramente nel parco,1 guardare i pesci, divertirti [2r°] molto con Giovanna; insomma, ti vedevo condurre una vita da castellana. E invece, al posto di una vita da castellana, è una vita da malata che tu conduci laggiù. Oh, mia povera cara, ti compiango con tutto il cuore, ma non devi scoraggiarti perché hai ancora il tempo di passeggiare e di divertirti: non hai che da lasciare presto la tua camera che, per quanto [2v°]

bella e dorata, non è + per l'uccellino che vorrebbe saltellare sotto il sole che intravede attraverso le imposte + che una bella Gabbia.

(Mi accorgo che ho appena messo il carro davanti ai buoi: ti prego di capire le piccole croci che ho messo nella frase precedente).

(15)

Sì, sorellina mia diletta, hai bisogno dell'aria aperta del parco, come gli uccellini [2v°tv]. Quando ritornerai in mezzo a noi, devi essere fresca come una bella rosa appena sbocciata. Oh, mia amatissima, parlando di rose, ho un gran desiderio di baciare le tue graziose guance; è vero, non sono rosa, ma io amo una bella rosa bianca quanto una rosa rossa. Cerca di far diventare [2r°tv] le tue piccole gote meno bianche e prega Giovanna di baciarle per me; dille che penso molto anche a lei e le mando un bacio con tutto il cuore. Mia cara Maria, ho lasciato correre la penna come una pazzerella ed essa ha scritto cose che non sono tanto facili da leggere né da capire. Ti prego di non [1v°tv] prendertela che con lei per queste brutte cose, ma quel che non voglio che tu le attribuisca, è l'affetto che ha per te la tua sorellina.

Abbraccia forte per me la cara zia che amo con tutto il cuore.

[1r°tv] Addio, sorellina amatissima, t'invio un grosso bacio con la raccomandazione di guarire molto presto per divertirti un po'.

Tua sorella che ti ama,

Teresa e.m.

LT 27 A suor Agnese di Gesù

Sabato 8 ottobre 1887 Mia sorellina diletta,

Da mercoledì cerco l'occasione di parlare allo zio; stamattina mi si è presentata. Lo zio è stato molto buono; avevo paura che, essendo sabato, egli fosse contrariato, perché quel giorno ha molto da fare,1 invece, appena gli ho chiesto di venire, ha lasciato la sua lettura, con un'aria premurosa.

Mi ha detto che da qualche tempo si rendeva conto che avevo qualcosa [1v°] da dirgli; poi mi ha fatto una piccola predica molto AFFETTUOSA che m'aspettavo:2 mi ha detto che era sicurissimo della mia vocazione e che non sarebbe stato questo che gli avrebbe impedito di lasciarmi partire;

non c'è che il mondo, credo, ad essere di ostacolo. Sarebbe un vero scandalo pubblico vedere entrare al Carmelo una bambina; sarei la sola in tutta la Francia, ecc... Tuttavia se il buon Dio lo vuole, potrà mostrarlo. Nell'attesa, lo zio mi ha detto che, seguendo le norme della saggezza umana, non devo illudermi di entrare prima dei diciassette o dei diciotto anni, e sarebbe ancora troppo presto.

[2r°] Lo zio mi ha detto ancora molte cose di questo genere, ma sarebbe troppo lungo raccontartele. Come già pensi tu, io non ho parlato di nessuna data. Mia cara piccola Paolina, sono poi contentissima che lo zio non trovi altro ostacolo che il mondo. Penso che il buon Dio non avrà difficoltà a far comprendere allo zio, quando Egli vorrà, che non è certo il mondo a poterGli impedire di prendermi al Carmelo. Mia amata sorellina, sai, lo zio mi ha detto molte altre cose assai gentili, ma io ti parlo solo degli ostacoli che ha trovato. Fortunatamente questi ostacoli non ci sono per il buon Dio.

[2v°] Oh, mia Paolina cara, non posso dirti oggi tutte le cose di cui il mio cuore è pieno, non riesco a raccogliere tutte le mie idee. Nonostante tutto, mi sento piena di coraggio; sono sicurissima che il buon Dio non mi abbandonerà. Ora, come mi diceva lo zio, comincerà per me il tempo della prova. Oh, prega per me, prega per la tua Teresita! Tu sai come ti ama, sei tu la sua confidente. Avrei tanto bisogno di vederti, ma è un altro sacrificio da offrire a Gesù. Oh, non voglio rifiutargli nulla, anche quando mi sento triste e sola sulla terra, Lui mi resta ancora. Santa Teresa non ha forse detto: Dio solo basta?...3

Perdonami, mia Paolina cara, di mandarti questa lettera o piuttosto questo brogliaccio, in cui le idee non [2v°tv] sono nemmeno collegate; non so neppure se riuscirai a leggerla tanto è scritta male, ma il mio cuore aveva tante cose da dire che la penna non era in grado di seguirlo. Di alla mia cara madrina che la penso molto durante il suo ritiro;4 chiedile di non dimenticare la sua figlioccia.

A presto, mia amata sorella, ti chiedo ancora una volta di non volermene troppo se ti mando questa lettera, ma non ho il coraggio di ricominciarla.

La tua piccola Teresita

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Ti mando il tuo piccolo portapenne.

[2r°tv] Di alla mia cara5 Madre che la sua Teresita l'ama con tutto il cuore.

LT 28 A P. Pichon

[23 ottobre 1887]

Mio reverendo Padre,1

Ho pensato, giacché si occupava delle mie sorelle, che avrebbe accettato di prendere anche l'ultima. Vorrei potermi fare conoscere da lei, ma io non sono come le mie sorelle, non so dire bene in una lettera tutto quello che provo. Tuttavia sono convinta, caro Padre, che saprà capirmi malgrado tutto. Quando verrà a Lisieux, spero che potrò vederla al Carmelo per aprirle il mio cuore.

Padre mio, il buon Dio mi ha appena concesso una grande grazia: da molto tempo desidero entrare al Carmelo e credo che sia giunto il momento: papà è d'accordo che io entri a Natale.

Oh, Padre mio, com'è buono [v°] Gesù a prendermi così giovane! Non so come ringraziarlo.

Mio zio mi giudicava troppo giovane, ma ieri mi ha detto che voleva fare la volontà del buon Dio. Padre mio, vengo a chiederle di pregare molto per la sua ultima figlia. Ritorno adesso dal Carmelo; le mie sorelle mi hanno detto che potevo scriverle per dirle molto semplicemente quel che avviene nel mio cuore. Lei vede, Padre mio, che l'ho fatto, nella speranza che lei non avrebbe rifiutato di prendermi come una sua piccola figlia.

Benedica il suo secondo piccolo Agnello.2

Teresa

LT 29 A Leonia

[23-30 (?) ottobre 1887]

Sorellina cara,

Non saprei dirti quanto piacere mi ha procurato la tua lettera. Grazie per avermi fatto così begli auguri per l'onomastico. Avrei voluto scriverti subito, ma adesso1 siamo così affaccendate che mi è stato impossibile. Celina non può scriverti, perché ha troppo da fare, ma ciò non le impedisce di pensare alla sua sorellina che ama tanto e m'incarica di abbracciarti. Nella tua lettera mi dici di pregare la beata Margherita Maria, perché ti ottenga la grazia di diventare una santa Visitandina;

non [salto] neppure un giorno.

Ti ringrazio di avermi avvertita di conservare bene il mio grazioso piccolo Gesù: non è rovinato, è nelle stesse buone condizioni di quando [v°] l'hai lasciato; ho baciato il suo piedino per te; la sua piccola mano sembrava benedirti da lontano.

Sorella cara, avrei molte cose da dirti, ma2

LT 30 A suor Agnese di Gesù e suor Maria del Sacro Cuore

[6 novembre 1887]

Parigi, Hotel de Mulhouse Mie care sorelline,

Celina non ha voluto che vi scrivessi ieri, tuttavia non voglio che riceviate una lettera da lei senza una parola della vostra piccola Teresita. Vedo che scrivo vere e proprie zampe di gallina, ma spero che non me ne [1v°] vorrete, perché sono estremamente stanca: tutto gira attorno a me. Domani non saremo più in Francia. Stento a credere a tutto quello che vedo; abbiamo visto delle bellissime cose a Parigi, ma tutto ciò non è la felicità. Celina vi dirà, se vuole, le meraviglie di Parigi, io vi dico soltanto che penso spessissimo a voi; le meraviglie di Parigi non avvincono per nulla il mio cuore.

[2r°] Sono un po’ come la mia cara madrina, ho sempre paura di essere schiacciata:1 ad ogni istante mi trovo circondata dalle vetture. Oh, mie care sorelline, tutte le cose belle che vedo non mi danno la felicità, l'avrò solo quando sarò dove già siete voi...

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Sono stata felicissima al santuario di Nostra Signora delle Vittorie:2 ho pregato molto per voi e per la mia diletta Madre.

Vorrei scrivere alle mie cuginette, ma sarà [2v°] per un'altra volta, perché sto per scrivere anche a Leonia. Povera Leonia, che ne è di lei?... Vi prego di dir loro3 che le penso molto. Ho chiesto la grazia per Giovanna al Sacro Cuore di Montmartre. Penso che Giovanna capirà. Non dimenticate neppure il buon zio e la cara zia. Addio, mia CARA Madrina e mia DILETTA piccola Confidente,4 pregate per la vostra piccola Teresita.

Spero che capirete che ho scritto la lettera di sera e stanchissima, altrimenti [2v°tv] davvero non oserei mandarvela.

Abbracciate per me la mia cara Madre.

LT 31A A Maria Guérin

[10 novembre 1887]

Venezia, giovedì 10 (sera) Mia cara piccola Maria,

Finalmente è arrivato il momento che ti posso scrivere. Stasera non andremo a spasso; ho preferito venire a riposarmi un poco accanto a te.

Ti prego di dire alla diletta zia che non può neppure immaginare quanto la sua lettera mi abbia

COMMOSSA; [1v°] vorrei scriverle per ringraziarla, ma spero che scuserà la sua figlioletta e indovinerà quello che il mio cuore vorrebbe dirle. D'altra parte, non ho che pochissimo tempo, perché Celina non vuole che io resti sveglia troppo a lungo.

Non puoi farti un'idea, sorellina cara, di tutto ciò che vediamo: è davvero meraviglioso. Non mi sarei mai immaginata che avremmo visto cose tanto belle; ce ne sono tante che devo rinunciare a raccontartele; lo farò molto meglio quando sarò nella [2r°] mia cara piccola Lisieux, che tutte le bellezze d'Italia non riuscirebbero mai a farmi dimenticare.

E tu, cara piccola sorella, come stai? Come state tutti voi? Spero bene. Sei sempre così allegra come quando siamo partite?

Oh Maria, se tu sapessi come penso spesso a tutti voi! Nelle belle chiese dove andiamo non vi dimentico. Ho anche pensato a voi dinanzi alle meraviglie della natura, accanto a quelle montagne della Svizzera che abbiamo attraversato:1 vi si prega così bene, si sente che Dio è là!

Come mi sembrava di essere piccola davanti a quelle montagne gigantesche!

[2v°] L'Italia è un paese davvero bello, in questi giorni godiamo del suo bel cielo azzurro. Oggi nel pomeriggio, in gondola, abbiamo visitato i monumenti di Venezia: è incantevole.2

Mi sembra assai strano sentir parlare intorno a noi la lingua italiana: è molto bella, molto armoniosa. In albergo, le persone mi chiamano “Signorella”, ma non capisco nient'altro che questa parola che vuol dire piccola signorina.

Vorrei scrivere spesso, ma è incredibile come le nostre giornate siano piene; non si può scrivere che di sera molto tardi. Mi vergogno per questa mia lettera: l'ho scritta molto in fretta e le idee non filano: [2v°tv] vedo che non ho ancora incominciato a dirti quello che avrei voluto. Ho tante cose da dirti, tante da chiederti; se dessi retta a me, continuerei a lungo, ma Celina non mi lascerebbe concludere: mi ha già detto di sbrigarmi.

Ringrazia lo zio del caro bigliettino che ci ha mandato, ha fatto a tutti tanto piacere. Abbraccialo molto FORTE per me. Non dimenticare la mia piccola Giovanna, la penso spesso.

[2r°tv] Addio, sorellina cara, pensa qualche volta alla tua piccola Teresa che pensa così spesso a te. (Sai bene, non ho dimenticato quel che hai fatto per me una domenica).

La tua piccola Teresa Papà sta bene, dice a tutti voi tante belle cose.

P.C.T.3 Buongiorno a Maria4 e a Marcellina.5

LT 31 B A Maria Guérin

[14 novembre 1887]

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[1r°tv] Sorellina cara, tu vedi la data della mia lettera.1 Credevo che Celina l'avesse spedita già da tempo; credevo che tu l'avessi ricevuta!... Davvero penserai che ti ho dimenticata.

Oh, sorellina mia, che piacere mi ha fatto la tua lettera! Vi ho ritrovato la mia piccola Maria.

GRAZIE!... Addio!... Ti mando questa vecchia lettera, pensa che doveva essere spedita già quattro giorni fa.

LT 32 Alla signora Guérin

[14 novembre 1887]

Lunedì 14 sera Mia cara piccola zia,

Se sapesse quanto sarebbe felice la sua figliolina se potesse esserle vicina per augurarle buona festa; ma poiché questa gioia le è negata, vuole che almeno una parolina del suo cuore vada di là dei mari1 al suo posto. Povera parolina, come sarà [1v°] insufficiente per dire alla mia diletta zia tutto l'affetto che ho per lei!

Come siamo state felici questa mattina ricevendo le sue care lettere! Oh, zia, se sapesse quanto la sento buona!...

Abbiamo ricevuto tutte le lettere del Carmelo, non se n'è smarrita nessuna. Farò quanto mi dice Paolina nella sua lettera (Hotel di Milano): non so come riuscirò a parlare al Papa. In verità, se il buon Dio non s'incaricasse di tutto, non so proprio come farei; ma ho una così grande fiducia in lui, che non potrà [2r°] abbandonarmi: rimetto tutto nelle sue mani.

Ancora non sappiamo il giorno dell'udienza. Sembra che, per parlare a tutti, il Santo Padre passi davanti ai fedeli, ma non credo che si fermi; nonostante tutto, sono ben decisa a parlargli, infatti, prima ancora che Paolina mi scrivesse, io ci pensavo, ma mi dicevo che se il buon Dio voleva che io parli al Papa, certamente me lo avrebbe fatto sapere...

Mia cara zia, vorrei che lei potesse leggere nel mio cuore: vi vedrebbe, molto meglio che nella mia lettera, tutto quel che le auguro per il suo onomastico. [2v°] Sono lontana, tanto lontana da lei, mia cara zietta, ma è incredibile come stasera mi sembra di esserle vicino. Vorrei dirle come l'amo e quanto penso a lei, ma ci sono cose che non si dicono, si possono solo intuire...

Cara zia, la prego di ringraziare tanto la mia cara piccola Maria per la sua incantevole e

AFFETTUOSA letterina: mi ha fatto un immenso piacere. Grazie pure alla mia piccola amata Giovanna che pensa alla sua sorellina.

Arrivederci, zietta carissima, la prego di abbracciare per me il caro zio. Le mando, cara zia, i migliori auguri che mai le abbia inviato, perché è [2v°tv] quando si è separati da coloro che si amano che si sente tutto l'affetto che si ha per loro.

La sua piccola figlia

Teresa e.m.

LT 33 A suor Maria del Sacro Cuore

[14 novembre 1887]

Mia cara Madrina,

Hai fatto un vero giudizio temerario pensando che avrei letto la lettera di Paolina prima della tua;

è successo proprio il contrario...

Oh, sì, Maria, mi hai detto molte cose nel bigliettino di questa sera: il mio cuore ha capito tutto...

Quanto piacere mi hanno fatto quelle poche parole!

Quando leggo le lettere che mi mandate, sento un non so che di molto dolce che si riversa nel mio cuore.

Papà sta bene, è molto contento delle vostre lettere.

Ho chiesto ad alcuni monaci se potevo avere delle reliquie di sant'Agnese, ma è impossibile.1 La tua Teresita ti ama con tutto il cuore.

LT 34 A suor Agnese di Gesù

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[14 novembre 1887]

Paolina diletta, veramente non posso fare a meno di ringraziarti per tutto ciò che fai per me. Oh, prega molto il buon Dio per me! poiché Monsignore non vuole,1 l'ultima possibilità che mi resta è di parlare al Papa, ma bisogna che questo sia possibile, bisogna che sia il piccolo Gesù a preparare tutto, perché la sua pallina2 non abbia più che da rotolare dove vuole lui. Se sapessi come mi ha fatto piacere e mi ha consolato quello che tu mi hai detto nella lettera di Loreto! Oh, Paolina, continua a proteggermi!, sono così lontana da te!... Non posso dirti tutto quello che penso: è impossibile... Il giocattolino di Gesù

Teresita

LT 35 A Maria Guérin

Sabato 19 novembre 1887 Mia cara piccola Maria,

È domani, domenica, che parlerò al Papa. Quando riceverai la mia lettera, l'udienza ci sarà già stata. Trovo che la posta non invia le lettere abbastanza in fretta, perché quando riceverai la mia lettera, non saprai nulla di ciò che sarà successo. Stasera non scriverò al Carmelo, ma domani riferirò quello che [1v°] mi avrà detto il Papa.

Oh, sorellina cara, se tu sapessi come il mio cuore batte forte quando penso a Domani!

Se tu sapessi tutti i pensieri che ho stasera: vorrei poterteli dire, ma no, mi è impossibile. Vedo la penna di Celina che corre sul suo foglio, la mia si ferma, ha troppo da dire...

Oh, mia piccola Maria, non so che cosa penserai della tua povera Teresa, ma stasera non può proprio raccontarti il suo viaggio, lascerà questo compito a Celina.

Spero che tu stia bene e che faccia sempre della bella musica. [2r°] In Italia se ne sente molta, tu sai che è il paese degli artisti. Tu potresti giudicare molto meglio di me ciò che è bello, perché io non sono artista. Giovanna vedrebbe dipinti molto belli. Vedi, sorellina, che non c'è nulla per me a Roma, tutto è per gli artisti! Se soltanto potessi avere una parola dal Papa, non chiederei niente altro...

Oggi è l'onomastico della mia cara zia, e la penso molto: spero che abbia ricevuto le nostre lettere.

Sorellina cara, abbraccia forte forte per me tutti quelli che amo. Penso parecchio [2v°] alla mia cara piccola Giovanna. Grazie della tua lettera: non sai il piacere che mi ha fatto: è stata come un raggio di gioia.

Arrivederci, sorellina mia prega per me.

La tua piccola Teresa

LT 36 A suor Agnese di Gesù

[20 novembre 1887]

Mia cara piccola Paolina,

Il buon Dio mi fa passare per tante prove prima di farmi entrare al Carmelo. Ti racconterò come è andata la visita dal Papa. Oh, Paolina, se tu avessi potuto leggere nel mio cuore, vi avresti visto una grande fiducia; credo di aver fatto quello che il buon Dio voleva [1v°] da me; adesso non mi resta altro che pregare.

Il vescovo non c'era,1 lo sostituiva mons. Révérony. Per farti un'idea dell'udienza, avresti dovuto essere là. Il Papa era seduto su una grande sedia molto alta. Mons. Révérony era proprio accanto a lui, guardava i pellegrini che passavano davanti al Papa dopo avergli baciato il piede, poi, a proposito di qualcuno, diceva una parolina. Pensa come batteva forte il mio cuore vedendo arrivare il mio turno, ma non volevo andarmene via senza aver parlato al Papa. Ho detto quel che tu mi dicevi nella tua lettera, ma non tutto, perché mons. Révérony non me ne ha dato il tempo, ha detto subito: «Beatissimo Padre, è [2r°] una bambina che vuole entrare al Carmelo a quindici anni, ma se ne stanno occupando i suoi superiori in questo momento». (Il buon Papa è così vecchio che si potrebbe dire che è morto, non me lo sarei mai immaginato così, non può dire quasi niente, è mons. Révérony che parla). Avrei voluto poter spiegare la mia situazione, ma non c'è stata la

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possibilità. Il Santo Padre mi ha detto semplicemente: «Se il buon Dio vuole, lei entrerà». Quindi mi hanno fatto passare in un'altra sala.2 Oh, Paolina, non posso dirti quel che ho provato: ero come annientata, mi sentivo abbandonata, e poi sono così lontana, così lontana!... Piangerei tanto scrivendo questa lettera, ho il cuore ben grosso. Eppure il buon Dio non può darmi [2v°] prove che sono al di sopra delle mie forze. Mi ha dato il coraggio di sopportare questa prova. Oh, è davvero grande!... Ma, Paolina, io sono la Pallina di Gesù Bambino; se vuole rompere il suo giocattolo, è libero di farlo: sì, io voglio davvero tutto ciò che Egli vuole.

Non ho affatto scritto ciò che avrei voluto; non posso scrivere queste cose; bisognerebbe che ne parlassi, e poi tu non leggerai la mia lettera prima di tre giorni. Oh, Paolina, non ho che il buon Dio, solamente, solamente...

Addio, cara Paolina, non posso dirti di più. Ho paura che arrivi papà e mi chieda di leggere la lettera, ed è impossibile.3

Prega per la tua figlioletta.

Teresita

[2v°tv] Vorrei tanto scrivere alla mia diletta Madre, ma questa sera non posso. Chiedile di pregare molto per la sua povera Teresita.

Abbraccia tanto per me la mia cara Maria. Ho scritto questa lettera anche per lei, ma preferisco parlare a una sola persona; spero che capirà la sua piccola Teresita. [2r°tv] Non ho tempo di rileggere la mia lettera, che è sicuramente piena di errori, scusami.

LT 37 A Maria Guérin

Firenze,1 venerdì 25 novembre 1887 Mia cara piccola Maria,

Il tempo corre così in fretta, ancora qualche giorno e saremo riunite: spero che fra otto giorni saremo con voi.

Ti prometto che lascerò con piacere tutte le meraviglie d'Italia. E tutto bellissimo, ma io non posso dimenticare coloro che ho lasciato a Lisieux; c'è come una calamita che mi [1v°] attira là e dunque vi ritornerò con molto piacere.

Tu non sai la gioia che mi ha procurato la tua gentile lettera! Sono stata molto contenta che mi parlassi della festa della cara zia; io in spirito ero lì con voi: in quel momento non c'era più distanza fra Roma e Lisieux. Hai fatto bene a parlarmi del regalo che la zia ti ha fatto, perché non avrei mai potuto indovinarlo: che bella sorpresa!

Non ti parlo della mia visita al Sommo Pontefice, penso che ne abbiate avuta notizia dal Carmelo. Ho provata una sofferenza davvero grande, ma poiché è la volontà del buon Dio...

[2r°] Spero, mia cara sorellina, che tu vorrai continuare a pregare per me, ho molta fiducia nelle tue preghiere, mi sembra che il buon Dio non possa rifiutarti nulla.

Ti lamentavi che la tua lettera fosse scritta male; in verità, se sei così difficile, non oserò più mandarti le mie che sono dei veri scarabocchi. Penso proprio spesso a te, a tutti voi, tanto spesso che vi sogno la notte, vorrei essere già con voi.

Ormai è molto tempo che non abbiamo più avuto notizie sul Carmelo: ho paura che siano andate perdute.

Ieri siamo stati ad Assisi. [2v°] Di ritorno da una chiesa, mi sono trovata tutta sola e senza vettura; c'era solo quella di mons. Révérony. Egli mi ha fatto salire con sé: era molto amabile, e non ha voluto che pagassi il mio posto.2 Egli non mi ha detto proprio nulla dei miei affari, non so quello che pensa dell'udienza.

Vedo che scrivo Egli a non finire: la mia lettera ha preso una strana svolta.

Ringrazia tanto la zia della lettera, non saprei dire quanto mi ha commossa. Abbraccia per me tutti quelli che amo.

Addio, piccola sorella diletta.

A presto, arrivederci.

Teresa

(21)

LT 38 B A Monsignor Hugonin1

[3-8 (?) dicembre 1887]

Monsignore,

Vengo a chiedere a Vostra Eccellenza di volermi dare la risposta che desidero da così lungo tempo.

Monsignore, spero tutto dalla sua paterna bontà. Sì, credo che attraverso di lei Gesù vorrà ben realizzare la sua promessa.

O Monsignore, si dice che le prove siano un segno di vocazione; sì, veramente, Lei sa che il buon Dio non me le ha risparmiate, ma sentivo che soffrivo per Gesù e non ho cessato un solo istante di sperare. Il piccolo Gesù mi ha fatto sentire così forte che mi voleva a Natale, che non posso resistere alla grazia che mi fa. È vero che sono tanto giovane; ma, Monsignore, dal momento che il buon Dio mi chiama e che Papà accetta.

Spero che mons. Révérony abbia parlato di me a Vostra Eccellenza; me l'aveva promesso durante il viaggio a Roma. Non dimenticherò mai la sua bontà verso di me.

O Monsignore, Natale s'avvicina, ma io aspetto la sua risposta con grande fiducia! Non dimenticherò mai che è a Vostra Eccellenza che dovrò il compimento della volontà di Dio.

Voglia benedire la sua figliola, Monsignore.

Sono di Vostra Eccellenza la più piccola figlia tanto riconoscente,

Teresa Martin

LT 39 A Mons. Révérony

Lisieux, 16 dicembre 1887 Signor Vicario Generale,

Ho appena scritto a Monsignore. Papà e lo zio me l'hanno permesso. Attendo sempre con fiducia il sì del Bambino Gesù. Reverendo, non ci sono ormai che otto giorni da qui a Natale! Ma più il tempo passa, più spero: forse è temerarietà, ma tuttavia mi sembra che sia proprio Gesù che parla in me.

[v°] Tutte le distrazioni del viaggio di Roma non hanno potuto allontanare un solo istante dal mio spirito il desiderio ardente di unirmi a Gesù. Ah, perché chiamarmi così forte, se è per farmi languire lontano da Lui?

Monsignore, spero che lei abbia perorato la mia causa presso il Vescovo come mi aveva promesso. Se Gesù mi ha consolato delle mie prove, è per il suo intervento, e se entro al Carmelo a Natale, so che è a lei che lo dovrò. Ma non sono ingrata e per tutta la vita me ne ricorderò.

Le chiedo umilmente, Signor Vicario Generale, di voler benedire la sua rispettosissima e riconoscentissima

piccola serva Teresa Martin

LT 40 A Mons. Hugonin

[Inizio gennaio 1888]

Monsignore,

Ho tardato tanto a ringraziare Vostra Eccellenza per il bel dono di capodanno che ha voluto mandarmi.1 Tutte le bellezze di questo mondo non mi avrebbero fatto tanto piacere. Il Bambino Gesù non mi ha dunque ingannata! Mi ha detto sì nella sua culla.

Monsignore, non credo che2

LT 41 Al canonico Delatroëtte1

[13-30 (?) gennaio 1888]

Signor Parroco,

La ringrazio tanto della bella immagine che lei ha voluto inviarmi tramite suor Agnese: la custodirò gelosamente come un primo ricordo che mi sarà sempre caro.

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