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Introduzione

Nonostante siano trascorsi più di dieci anni dall’introduzione nell’ordinamento italiano del

Decreto n.231 del 2001 che disciplina la responsabilità amministrativa delle persone

giuridiche, delle società, delle associazioni anche prive di personalità giuridica, l’argomento è

a mio parare ancora attuale e di grande rilievo. Questo sia dal punto di vista giuridico sia dal

punto di vista dell’impatto che esso ha avuto e continua ad avere sul sistema organizzativo e

di governance di un ente qualora esso decida di conformarsi a tale normativa. Molte società si

sono adeguate alla disciplina oggetto di questa trattazione e molte altre si stanno adoperando

per essere conformi al fine di pervenire ad un modello di organizzazione, gestione e controllo

efficiente ed idoneo a garantire l’esenzione dalla responsabilità penale a carico degli enti,

introdotta dalla legge. La normativa di cui vado a trattare è stata introdotta principalmente per

due ragioni: il ricorso da parte delle imprese a pratiche illegali e la spinta da parte della

Comunità europea. Riguardo alla prima motivazione va detto che in Italia numerosi sono stati

i casi di comportamenti illeciti da parte delle aziende nel corso di molti anni. Si ricordino ad

esempio i cosiddetti “white collars crime”, i reati compiuti dagli amministratori ed anche

episodi di crimini posti in essere a favore delle imprese. Esempi tratti dalla cronaca possono

essere i casi Cirio, Parmalat e Standard&Poor’s per quanto riguarda reati come la bancarotta

fraudolenta e l’aggiotaggio ed il caso Thyssen-Krupp per i reati in ambito di tutela della

sicurezza e degli infortuni sul lavoro. La spinta della Comunità europea è data dal fatto che,

contrariamente ad altri Paesi, in Italia si è verificato un ritardo nell’adeguamento della

disciplina ed era quindi necessario provvedere in tale direzione. Per quanto concerne

l’importanza dal punto di vista giuridico questa è dettata dall’introduzione del principio

secondo cui “societas puniri potest” ossia che con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo

231/2001 anche in capo alle società, alle persone giuridiche e alle associazioni non

riconosciute può essere riconosciuta una forma di responsabilità. Relativamente alla

responsabilità è importante dire che ne viene introdotto un “terzo genere” ossia che contempla

caratteri della responsabilità amministrativa e di quella penale. Altro aspetto innovativo è

l’introduzione di una clausola esimente: non c’è responsabilità in capo all’ente se è stato

efficacemente attuato un Modello di organizzazione, gestione e controllo. Da qui la funzione

non solo punitiva della disciplina ma anche preventiva. Il presente lavoro ha lo scopo di

spiegare il contenuto del Decreto 231, i suoi collegamenti con i sistemi di gestione del rischio

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già esistenti eventualmente implementati dall’azienda, con la governance aziendale (il modello di amministrazione e controllo adottato) e i sistemi di prevenzione antinfortunistica che le aziende devono, per legge, realizzare al loro interno. Dato il suo stretto legame con la disciplina che regola il sistema di prevenzione e protezione sui luoghi di lavoro, ho scelto di trattare anche tale argomento, descrivendo i legami esistenti relativi all’organizzazione interna che le due norme implicano. Altro obiettivo è quello di illustrare come una organizzazione possa dal punto di vista pratico realizzare quello che è conosciuto come il Modello231, i vari step operativi, i contenuti del Modello e le ragioni per cui il vertice di un ente decida di adeguarsi alla normativa. Per far ciò le imprese hanno a disposizione delle Linee Guida redatte da associazioni di settore quali Confindustria o ABI per il settore bancario. Per le realtà di minori dimensioni sono altresì previste semplificazioni del Modello. Infine, una volta descritto il tutto in linea teorica, si riporta l’applicazione ad un caso pratico. Ciò è stato possibile grazie alla mia esperienza di stage presso la società Fenice Spa, azienda del settore metalmeccanico del territorio lucchese, produttrice di macchinari per la lavorazione della carta.

Nel primo capitolo del presente lavoro sono illustrati: il Decreto Legislativo 231, le fonti normative internazionali da cui deriva, i soggetti cui è rivolto, i presupposti affinché si possa parlare di responsabilità a carico dell’ente, le novità che esso introduce nel nostro ordinamento, le sanzioni che seguono al riconoscimento della responsabilità penale a carico dell’ente, le condizioni per l’esenzione da responsabilità e il legame che esiste tra questa norma e il sistema di prevenzione antinfortunistica dettato dal fatto che tra i reati presupposto siano ricompresi il reato di omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime.

Nel secondo capitolo è introdotto il Testo Unico 81/08 in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Sono descritti i collegamenti tra questa disciplina e quella del Decreto 231, i soggetti interni ed esterni ad una realtà organizzativa con funzioni fondamentali per la realizzazione del sistema prevenzionistico, i quali rivestono ruoli di rilievo anche nella realizzazione del Modello di organizzazione gestione e controllo derivante dal D. Lgs231; si specificano, inoltre, le differenze tra il sistema di prevenzione dagli infortuni, obbligatorio per legge ai sensi del Testo Unico sopracitato e il Modello 231.

Nel terzo capitolo sono descritti il processo di realizzazione del MOGC231 e gli elementi

costitutivi dello stesso. Sono illustrati i collegamenti tra tale modello e i sistemi di gestione

del rischio che le aziende possono aver implementato al loro interno. Per quanto concerne il

processo di realizzazione sono elencate le diverse fasi in cui si articola, mentre per gli

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elementi costitutivi del modello e i principi su cui esso si fonda ne è data ampia descrizione.

Elemento di particolare rilievo risulta essere l’Organismo di vigilanza del quale è data ampia illustrazione sia relativamente alle funzioni che va a ricoprire sia riguardo alla possibile composizione e al ricorso a strutture aziendali preesistenti o meno che ne assumano il ruolo.

Infine, dato il legame della disciplina e, quindi del modello che ne discende, con il sistema di governo societario si descrivono le possibili forme di amministrazione e controllo a diposizione di una società che decida di adottare la forma di società per azioni.

Nel quarto e ultimo capitolo descrivo l’applicazione ad un caso pratico. Quanto riportato è

frutto della mia esperienza di tirocinio curriculare presso l’azienda Fenice Spa. Colgo

l’occasione per precisare che il nome utilizzato è di mia invenzione, il che è dettato da motivi

di riservatezza che mi sono impegnata a rispettare. Ne approfitto inoltre per ringraziare

l’azienda e in particolar modo il Dirigente Risorse Umane che ha accettato la mia proposta di

stage presso la società, il Responsabile Risorse Umane e il Responsabile del servizio

prevenzione e protezione, i quali mi hanno seguito ed aiutato nel corso della mia permanenza

presso la struttura. Il capitolo dedicato all’esperienza concreta riporta la descrizione

dell’azienda, del settore in cui essa opera e delle attività che svolge. Ho descritto la struttura

organizzativa e di governo che la caratterizza, l’iter seguito per l’adesione alla normativa e gli

elementi costitutivi del Modello231 realizzato: Codice etico, regole di condotta, sistema

disciplinare, Organismo di vigilanza e flussi informativi ad esso rivolti. In conclusione sono

riportate le mie personali considerazioni sul lavoro svolto, sul periodo trascorso in azienda e

sul caso descritto.

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