6.1 Il Fiume Morto

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CAPITOLO 6

IL SISTEMA DELLE ACQUE SUPERFICIALI DEL COMUNE DI SAN GIULIANO TERME

6.1 Il Fiume Morto

Il territorio di San Giuliano Terme è attraversato per un lungo tratto dal Fiume Morto, citato già nel 1906 come quel canale di esigua sezione capace di raccogliere le acque della pianura settentrionale pisana.

Inizialmente il canale non era capace di crearsi uno sbocco a mare in quanto la foce era sempre ostruita dalla sabbia e dai detriti condotti dalle correnti marine (da cui la denominazione di Fiume Morto).

In conseguenza di secolari opere idrauliche attualmente questo canale che ha origine in prossimità di Caprona (dove prende il nome di Fosso della Vicinaia) attraversa l’area di studio per un esteso tratto (Fig.6.1).

In esso confluiscono molti fossi di scolo sia prima del Ponte alla Figuretta, sia dopo l’attraversamento del Canale Demaniale.

Percorrendo poi il Parco di San Rossore, il Fiume Morto riceve altri scarichi inquinati prima del suo sbocco in mare.

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6.2 Il Canale Demaniale

Il Canale Demaniale di Ripafratta, ha la sua presa dalle acque del Serchio. Dopo aver costeggiato le pendici nord occidentali del Monte Pisano attraversa il centro abitato di San Giuliano Terme e successivamente in parallelo la Strada Statale 12, giunge a Pisa al “Porto delle Gondole” per poi finire in Arno.Dall’epoca della sua costruzione è stato utilizzato per il trasporto delle merci, ed in particolare la pietra delle cave di San Giuliano che servivano per la costruzione dei grandi edifici pubblici, soprattutto pisani.Il Canale era chiamato “Canale Macinante” perché in passato lungo il suo percorso azionava numerosi mulini.

E’ importante osservare che il Canale Demaniale è pensile e come tale quindi non può ricevere l’inquinamento indotto dal territorio che attraversa.

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6.3 La bonifica di Asciano

Particolare importanza ai fini della mitigazione degli impatti e conseguentemente alla conservazione del pregio paesaggistico ed ambientale dell’ area della bonifica di Asciano, riveste l’Impianto Idrovoro di Agnano, rappresentato nella fig.6.2.

Il bacino imbrifero afferente all’impianto idrovoro ha un’estensione complessiva di 490 ettari, e interessa un terreno prevalentemente agricolo dedicato a colture stagionali per circa il 90% della sua area.

L’estensione complessiva della rete idrografica è di circa 4,5 km con una densità di drenaggio, data dal rapporto tra la lunghezza complessiva della rete e l’area, è pari quindi a 0,91 m/ha.

Le acque di scolo dei terreni nell’area della bonifica, dette acque

basse, vengono convogliate tramite fossi collettori alla vasca di carico dell’

impianto e sollevate tramite elettropompe alla quota del Fosso del Monte

Primo a scolo naturale.

Quest’ ultimo riceve anche le acque dell’area circostante Via di Palazzetto, e quelle del Fosso delle Acque Calde, posto ai piedi del Monte Castellare e che costeggia la S.P.30 del Lungomonte Pisano.

Il Fosso del Monte Primo confluisce nel Fosso della Vicinaia, che unitamente al parallelo Fosso della Carbonaia, diventa dopo il Ponte della

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Figuretta , Fiume Morto.

L’impianto attualmente è dotato di tre elettropompe di cui due ad elica ad asse verticale installate negli anni 60, e una elettropompa sommergibile di recente installazione (anno 1997).

Le prime due elettropompe, dopo un utilizzo quarantennale presentano notevoli problemi di adescamento dovuti alle forti usure alle tubazioni di aspirazione derivanti dal continuo sollevamento di acque cariche in sospensione di terra e sabbia.

La regimazione dei fossi di scolo delle acque basse è regolato dall’impianto idrovoro che,di conseguenza, definisce la estensione di zone

umide necessarie all’habitat di molte specie animali e vegetali.

Abbiamo detto che per l’area della Bonifica è in corso una richiesta di riconoscimento di Sito di Importanza Regionale e/o Comunitaria.

A tal fine riteniamo necessario uno studio, in fase di progetto definitivo, finalizzato alla ricerca della estensione ottimale della zone

umide e sulla qualità delle acque che non possono essere interessate né

dagli impatti degli scoli agricoli (pesticidi, diserbanti, anticrittogamici, etc), né dallo sversamento di acque di prima pioggia (ferro, rame, piombo, zinco, cadmio, nutrienti, etc).

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6.4 I Fossi recettori di acque calde

Nell’area di studio i corpi idrici ricettori delle acque calde sono:

ƒ Il Fosso delle Acque Calde che dal Monte Castellare, lambisce l’area della bonifica lungo la Strada Provinciale n.30 del Lungomonte Pisano,e confluisce nel Fosso del Monte Primo.

ƒ Il Fosso dell’Acqua Calda che dal Centro Abitato del Comune di San Giuliano Terme, giunge nel Fosso del Gatano.

ƒ Il Fosso Doppio che dalla località Tabaccaia, giunge al Fiume Morto.

6.5 I Fossi delle acque alte

Abbiamo già evidenziato come i fossi della Vicinaia e di Carbonaia,che nell’area di studio corrono perpendicolarmente al Canale Demaniale, ricevono tutte le acque di scolo ad Est di via del Brennero mentre il fiume Morto riceve tutti gli scarichi occidentali della piana.

Inoltre sono presenti:

ƒ La Fossa Vecchia che lambisce la parte bassa della Bonifica di Asciano e confluisce attraverso l’Antifosso del Monte nel Fosso Vicinaia;

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ƒ Il Fosso del Monte Primo nel quale l’impianto idrovoro solleva le acque della zona di Palazzetto e le acque basse della

padule,rappresenta il corpo ricettore dell’area interessata;

ƒ Il Fosso del Foro che raccoglie le acque dell’area adiacente alla Strada Statale 12 Bis , viene tombato in prossimità del centro

abitato, per immettersi poi nel corpo idrico ricettore che corre parallelo ad ovest della Strada Statale 12.

ƒ Il Fosso di Via di Gello e che si immette dopo aver raccolto numerosi scarichi, nel fiume Morto.

6.6 I Fossi delle acque basse

Rappresentano il reticolo dei collettori che ricevono le acque di scolo del territorio rurale interessato dalla Bonifica.

Fra questi ricordiamo:

ƒ I Fossi dell’area di Palazzetto; ƒ L’Antifosso del Monte;

ƒ il Fosso della Lombarda; ƒ il Fosso dell’Alberaccio.

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6.7 Lo smaltimento delle acque inquinate

L’area antropizzata del centro abitato di San Giuliano Terme è dotata di un sistema di fognature miste che raccoglie gli scarichi civili per convogliarli negli impianti di depurazione della Fontina e/o di San Jacopo.

Le abitazioni e le unità produttive “sparse” sul territorio ed in particolare nell’area di Palazzetto , sono sprovviste di fognatura e utilizzano sistemi di depurazione primaria costituiti da fosse imhoff e successiva fitodepurazione.

E’ importante osservare che, in conseguenza della configurazione idrogeologica dell’area di studio le acque comunque inquinate non debbano coinvolgere il sistema idrico del territorio.

figura

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