SULLA TOMBA DI SAN FRANCESCO IL PAPA FIRMA LA LETTERA ENCICLICA FRATELLI TUTTI

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Gennaio-Febbraio 2021 n. 99

3 ottobre 2020

SULLA TOMBA DI SAN FRANCESCO IL PAPA FIRMA LA LETTERA ENCICLICA FRATELLI TUTTI

‘’Fratelli tutti, scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e pro- porre loro una forma di vita dal sapore di Van- gelo. Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio…

Egli non faceva la guerra dialettica imponendo dottrine, ma comunicava l’amore di Dio. aveva compreso che «Dio è amore; chi rimane nell’a- more rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4,16)… In quel mondo pieno di torri di guardia e di mura difensive, le città vivevano guerre sanguinose tra famiglie potenti, mentre cresce- vano le zone miserabili delle periferie escluse.

Là Francesco ricevette dentro di sé la vera pace, si libe-

rò da ogni desiderio di dominio su- gli altri, si fe- ce uno degli ultimi e cercò di vivere in armonia con tutti. A lui si deve la moti- vazione di queste pagi- ne.’’

Con queste parole Papa

Francesco apre la sua nuova enciclica, firmata sulla tomba di San Francesco, lo scorso ottobre, che sicuramente è da considerare altra pietra miliare nella storia della dottrina sociale catto- lica. L’idea di fondo è quella più volte espressa dal pontefice: ognuno di noi deve mettere in comune le proprie capacità, armonizzando le proprie convinzioni e le proprie visioni del mondo in un’ottica di fratellanza universale, partendo dal presupposto che o ci salviamo tutti

insieme o non si salva nessuno con conseguente distruzione del pianeta. Non si tratta però di un generico e sdolcinato invito acritico alla coo- perazione, perché il Pontefice è ben cosciente che per realizzare questo obiettivo bisogna pro- porre un nuovo modello di sviluppo e quindi rimuovere quelle “ombre dense simili ad una terza guerra mondiale a pezzi”, che si frappongono alla sua realizzazione.

Innanzitutto bisogna riconsiderare la visione an- tropocentrica che pone l’essere umano come pa- drone assoluto del creato che tutto sottomette a sé, perché a fronte di effimeri progressi ha gene- rato anche un principio di autodistruzione, come crisi sociali e ambientali ci ricordano ogni gior-

no. Abbiamo biso- gno invece di una visione solidale volta alla salva- guardia di tutto il creato ricordando che “L’affermazio- ne che come esseri umani siamo tutti fratelli e sorelle, se non è solo un’a- strazione ma pren- de carne e diventa concreta, ci pone una serie di sfide che ci smuovono, ci obbligano ad assumere nuove prospettive e a sviluppare nuove risposte” (128) e per fare questo dobbiamo innanzitutto coltivare la spe- ranza: ”….La speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella». Camminiamo nella speranza.(55) Ma come dobbiamo muoverci? Quale esempio

dobbiamo seguire? ≥≥≥≥≥

Comunicare i colori dell’Amore

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≤≤≤≤

E qui Francesco ci ricorda il passo del buon Samaritano e ci pone una domanda coin- volgente e discriminante: “Con chi ti iden- tifichi? Questa domanda è dura, diretta e decisiva. A quale di loro assomigli?… Questa parabola è un’icona illuminante, capace di mettere in evidenza l’opzione di fondo che abbiamo bisogno di compiere per ricostruire questo mondo che ci dà pena.

Davanti a tanto dolore, a tante ferite, l’unica via di uscita è es- sere come il buon samaritano.

Ogni altra scelta conduce o dalla parte dei briganti oppure da quella di coloro che passano accanto senza avere compas- sione del dolore dell’uomo fe- rito lungo la strada... Il rac- conto, diciamolo chiaramente, non fa passare un insegnamento di ideali astratti, né si cir- coscrive alla funzionalità di una morale etico-sociale. Ci rivela una caratteristica essenziale dell’essere umano, tante volte

dimenticata: siamo stati fatti per la pienezza che si raggiunge solo nell’amore.” (64-65-68).

E la critica all’attuale modello di sviluppo giunge stringente e puntuale. “Il mercato da solo non risolve tutto, benché a volte vogliano farci credere questo dogma di fede neoliberale.

Si tratta di un pensiero povero, ripetitivo, che propone sempre le stesse ricette di fronte a qualunque sfida si presenti (austerità e tagli allo stato sociale, l’aggiunta è mia)… La spe- culazione finanziaria con il guadagno facile come scopo fondamentale continua a fare strage... La fragilità dei sistemi mondiali di fronte alla pandemia ha evidenziato che non tutto si risolve con la libertà di mercato e che, oltre a riabilitare una politica sana non sottomessa al dettato della finanza, «dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno». (168) Ed è per questo che Francesco invita tutti a partire dal basso per avviare il cambiamento.

”È possibile cominciare dal basso e caso per caso, lottare per ciò che è più concreto e locale, fino all’ultimo angolo della patria e del mondo, con la stessa cura che il viandante di Samaria ebbe per ogni piaga dell’uomo

ferito… Però non facciamolo da soli, indi- vidualmente” (78)…. Solidarietà è una parola che non sempre piace; direi che alcune volte l’abbiamo trasformata in una cattiva parola, non si può dire; ma è una parola che esprime molto più che alcuni atti di generosità spo- radici... È anche lottare contro le cause strutturali della povertà… È far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro (116).

Non dobbiamo però dimenticare nel nostro agire di recuperare la gen- tilezza che San Paolo menziona co- me un frutto dello Spirito Santo:

“La gentilezza è una liberazione dalla crudeltà che a volte penetra le relazioni umane, all’ansietà che non ci lascia pensare agli altri... La pratica della gentilezza non è un particolare secondario dal momento che presuppone stima e rispetto, quando si ha cultura in una società trasforma profondamente lo stile di vita, i rapporti sociali, il modo di dibattere e di confrontare le idee.

Facilita la ricerca di consensi e apre strade là dove l’esaspera-zione distrugge tutti i ponti. (224)

Fondamentale diventa il ruolo delle Religioni che devono fornire il loro apporto fonda- mentale per favorire la fratellanza universale con un dialogo reale e proficuo: “Il dialogo tra persone di religioni differenti non si fa sola- mente per diplomazia, cortesia o tolleranza.

Come hanno insegnato i Vescovi dell’India,

«l’obiettivo del dialogo è stabilire amicizia, pace, armonia e condividere valori ed espe- rienze morali e spirituali in uno spirito di verità e amore». (271)

***

Queste brevi riflessioni vogliono solo indicare lo spirito con cui la lettera enciclica affronta, negli otto capitoli che la compongono, le prin- cipali tematiche del nostro tempo, spaziando dai temi politici, ecologici, di convivenza, di rapporto e rispetto dei migranti, tematiche che qui si possono solo ricordare, ma che meritano un doveroso approfondimento, magari nella Scuola Responsabili, perché a mio avviso i cattolici non dovrebbero parlare, come spesso accade, di problematiche sociali ignorando la dottrina sociale della Chiesa.

Attilio

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Letture sotto l’albero

LE VOCI DI PETRONILLA GIÀ DOTT. AMAL

Ricevere libri in dono, in occasione del Natale, a me fa sempre piacere e quest’anno sono stata ampiamente accontentata dai miei cari. Un libro in particolare ha colpito la mia attenzione.

In verità dal titolo sembrava l’ennesimo libro di ricette, ma sfogliandolo, già dalle prime pagine ha colpito la mia attenzione e l’ho letto tutto di un fiato. Si tratta della biografia di Amalia Moretti Foggia, moglie, medico, infine popolarissima scrittrice di consigli medici prima e di ricette di cucina poi sulla Domenica del Corriere dagli anni 30 fino al primo dopoguerra.

La storia di colei che “i posteri mi conoscono come Petronilla, quella delle ricette sulla Domenica del Corriere” e come dottor Amal, ma la vera Amalia, la medichessa in un’epoca in cui nessun bravo borghese si sarebbe fatto curare da una donna, ha dovuto fingersi uomo per risultare credibile”...

Nata nel 1872 in una famiglia mantovana di farmacisti da cinque generazioni, fin da piccola manifestò interesse per il lavoro paterno, ma la morte della mamma, avvenuta quando aveva 12 anni fece nascere in lei la determinazione a diventare medico. Resistendo ai desideri del padre, che vedeva in lei la prima farmacista donna della famiglia, si iscrisse prima a Scienze Naturali e poi a Medicina.

Durante il periodo universitario una peritonite mal curata, o meglio curata con le conoscenze del- l’epoca, le tolse per sempre la possibilità di divenire madre. Questa esperienza si rivelò fondamentale nell’indirizzare il corso della sua vita. Non avrebbe avuto un bambino suo? Avrebbe curato tutti i bambini che in futuro ne avessero avuto bisogno. Dopo la specializzazione in pediatria si trasferì a Milano dove venne assunta alla Poliambulanza di Porta Venezia, un poliambulatorio dedicato alla cura dei più bisognosi, dove lavorò per tutta la sua vita professionale. Convinta che la mortalità infantile e molte infermità, non solo nelle classi più povere ma anche nella borghesia, erano dovute alla scarsa igiene e ad una cattiva alimentazione (quante regole igieniche che a noi sembrano normali all’epoca erano completamente sconosciute) accettò la proposta del direttore della Domenica del Corriere a tenere una rubrica di consigli medici per i lettori. Era il 1926 e nessuno avrebbe preso in considerazione un medico donna per quanta preparazione ed esperienza avesse, nacque così il Dottor Amal. Il successo della rubrica spinse il direttore del giornale a chiederle di tenere una rubrica settimanale di ricette, proprio lei, che pur amante della buona tavola e consapevole dell’importanza di un buon clima a tavola, aveva poco tempo da dedicare ai fornelli, dedita com’era alla sua professione. Ma furono proprio le sue ricette, semplici e veloci e adatte a tutti, a decretare il successo della rubrica tra le donne della borghesia italiana, rubrica che si rivelò utilissima durante la guerra quando i suoi consigli di cucina con- sentirono a tante madri di famiglia di preparare piatti gustosi con i poverissimi ingredienti concessi dal razionamento.

Il nome Petronilla fu scelto perché, non volendo apparire “una professorona che parla dall’alto” decise di usare ancora uno pseudonimo e lo scelse ispirandosi ad un personaggio dei fumetti: Petronilla, la bisbetica moglie di Arcibaldo, le cui avventure erano popolarissime tra i lettori dell’epoca.

Il libro offre uno spaccato della condizione femminile, con tutte le sue contraddizioni, dalla fine dell’Ottocento fino ai primi anni del dopoguerra quando la nostra Costituzione sancì finalmente l’uguaglianza tra uomo e donna.

marika

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pag.4 Arc en ciel

Coraggio premiato quello avuto dal coordinamento diocesano nell’organizzare l’annuale Te Deum di Ringraziamento in presenza (ma anche in diretta streaming, per i più lontani, sulla pagina facebook del nostro Movimento) malgrado

restrizioni, divieti e paure del momento, dovute al dilagare del Covid anche qui da noi.

All’appuntamento, fissato per le ore 10.30 di sabato 19 dicembre presso la chiesa di Santa Maria della Pace, sono mancati i cursillisti residenti nei paesi del- la provincia ma non quelli che vivono in città e din- torni. Una gioia immensa il potersi incontrare anche se nel rigoroso rispetto del distanziamento e … con molti di noi irriconoscibili dietro mascherine, obbli- gatorie, e cappelli e foulard a protezione del freddo intenso.

Significativa la dichiarazione a caldo di una partecipante: “Bello, bello, bello! Dopo oltre un mese che seguivo le celebrazioni esclusivamente in televisione, ho provato un’immensa gioia nel partecipare con tutti voi ad una messa dal vivo. Grazie a chi ha avuto la buona idea di organizzarla e al celebrante, don Pasqualino Lionetti, sempre dolce e suadente, pronto a salutare tutti con il suo usuale «pace e gioia!»”.

Il condensato della sua omelia, breve ma ricca di spunti di riflessione, lo si può esprimere in solo due parole: speranza e fede!

Zaccaria, uomo di fede, avanti negli anni non pensava più minimamente di poter avere un figlio, aveva perso or- mai la speran- za. All’annun- cio dell’angelo rimane perples- so, non crede.

Punito per la sua incredulità, mancanza di speranza e di fede, è con- dannato a re- stare muto fino al verificarsi del miracoloso e- vento, la nascita di Giovanni (dono di Dio).

Anche nei mo- menti più bui non bisogna mai disperare, abbattersi, abbandonarsi alla disperazione, e perdere la fede. Bisogna sempre nutrire la speranza di potersi risollevare: una palla tanto più rimbalza quanto più in basso cade. Sperare e non perdere la fede, consapevoli che Dio, ignorando i nostri molti, spesso gravi peccati, continua ad essere amore per tutti.

Dio non rinunzia alle sue creature, ma le invita costantemente a tornare a Lui e lì dove abbonda il peccato sovrabbonda la sua misericordia.

d.p.g.

Te Deum di Ringraziamento 2020

Non perdiamo mai la speranza.

Imploriamo il Signore perché accresca la nostra fede

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Arc en ciel pag.5

Al nostro fratello Ennio Piccolo, riletto componente del Coordinamento Nazionale, abbiamo rivolto le tre seguenti domande: Quali sono le funzioni del Coordinamento Nazionale? Che ruolo sei chiamato a svolgere al suo interno? Quale percorso ritieni sia da mettere in atto, in campo nazionale e locale, per uscire dall’impasse creato dal difficile momento a causa del Covid 19?

Il 2020, ci ha risposto, è stato un anno per tutti segnato dalla pandemia. Noi colpiti maggiormente perché il Cursillo è fondato sull'amicizia, sulle relazioni personali che sono state inevita- bilmente interrotte. Lo stesso dicasi per il funzionamento delle sue strutture,

Il Coordinamento Nazionale, struttura di servizio riconosciuta dalla Conferenza Episcopale Italiana, è così composto: coordina- tore nazionale, animatore spirituale nazionale, sei consiglieri lai- ci, 3 consiglieri presbiterali e tutti i coordinatori e animatori spiri- tuali territoriali. La sua funzione è quella di custodire l'identità

dell'MCC, il suo carisma, la sua mentalità, le sue finalità e il suo metodo specifico, promuovendo lo sviluppo, l'orientamento e la sua integrazione nella pastorale della Chiesa italiana (IF 339, 340).

Esso programma attività in ambito nazionale per la formazione dei responsabili, mantiene attiva e costante la comunicazione, il contatto e la cooperazione con i coordinamenti territoriali e diocesani e collabora con le altre associazioni ecclesiali nazionali.

Ringrazio il Signore perché nel triennio passato ho avuto la possibilità e l'occasione di conoscere meglio il Movimento. Ho vissuto questa esperienza relazionandomi con altri fratelli e sorelle di tutta Italia, accrescendo in questo mio cammino di fede la conoscenza del Movimento, approcciandomi con la dedizione e l’umiltà di "....un aspirante cristiano" come soventemente ripeteva il nostro fondatore Edoardo Bonnin.

Come la struttura diocesana anche il Coordinamento Nazionale è organizzato in gruppi operativi;

a me è stato assegnato il compito di rappresentare il Movimento nella CNAL, Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, inoltre sono il referente per le sottoscrizioni alla nostra rivista nazionale.

In questo periodo caratterizzato dal distanziamento sociale e quindi dalla impossibilità a svolgere incontri in presenza è stato inevitabile ricercare soluzioni che potessero facilitare le relazioni. La scelta di poter utilizzare i mezzi offerti dal web sono stati fondamentali per avviare un nuovo modo di relazionarsi in audio e in video, vedi Skype, vedi zoom ed altri sistemi. Questi mezzi ci hanno dato la possibilità di continuare a "incontrarci" per testimoniare il proprio vissuto all'insegna del treppiedi. Numerose sono le diocesi, in Italia, che dallo scorso Aprile in poi si sono organizzate utilizzando queste tecnologie. Tante le difficoltà iniziali. Ci si è resi poi conto che bastava un solo click per avviare un nuovo modo di comunicare stando nelle proprie case.

È ancora vivo in me il ricordo di quando sono stato invitato a partecipare ad una ultreya di una diocesi delle Marche. Personalmente ho provato una grande gioia quando ho rivisto fratelli e sorelle che già conoscevo. Ma la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata quando in quella ultreya ha testimoniato un fratello ricoverato in un Hospice a seguito di una grave malattia. Con il suo telefonino era riuscito a collegarsi e a dare una toccante testimonianza del suo vissuto cristiano esprimendo anche la gioia, nonostante l'infermità, per l'incontro a cui stava partecipando. Questa per me è una ulteriore prova che non ci si deve scoraggiare assolutamente di fronte alle difficoltà soprattutto di questa pandemia che, a chi più chi meno, ci ha segnato. Dobbiamo trovare la forza di reagire, di non rassegnarci. Il cristiano è colui che si affida e confida in Dio.

In ambito nazionale si sta studiando per poter attuare una Scuola Responsabile via web aperta a tutti per dare la possibilità di continuare ad essere formati metodologicamente e spiritualmente.

Concludo rivolgendo il mio appassionato invito a tutti quei fratelli e sorelle che per qualsiasi motivo si sono raffreddati non riuscendo a reagire. So che molti fratelli nelle diocesi si sono resi disponibili per dare una mano a queste persone evitando pericolosi stagnamenti. Ripeto: basta un click per poter gridare.... Ultreya!

Intervista al “grande” Piccolo

Componente elettivo del Coordinamento Nazionale

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pag.6 Arc en ciel

Sono giunto al cursillo in età abbastanza avanzata e in modo strano. Mia cognata Filomena cursillista spesso mi parlava di questo movimento di cristianità. Un pomeriggio di dome-

nica dopo aver pranzato da loro mi invitarono a partecipare alla cerimo- nia di ricevimento del 20° donne. Per non essere scortese accettai. L'e- sperienza mi lasciò perplesso. La sala del seminario era gremita. All'im- provviso si spensero le luci e ci fu un silenzio assordante. Poi le luci si riaccesero. Era giunto il gruppo delle sorelle. Scoppiò un tripudio di canti, baci, abbracci, di gioia generale. Poi cominciarono le testimo- nianze: “Ho visto Gesù. Ho parlato con Gesù. Gesù mi ha toccato. La mia vita è cambiata”. Alcune non riuscivano a trattenere le lacrime. Ma queste non sono persone normali, pensai, mai ne farò parte. Mia cogna- ta contro la mia volontà compilò la scheda. La sera prima della partenza squillò il telefono. “Sono Ennio Piccolo del Movimento dei cursillos, ho qui la tua scheda e vorrei sapere se domani ci sarai alla partenza”.

Volevo rispondere “No!” ma dalle mie labbra uscì un “sì, vengo”, come se qualcuno avesse parlato al mio posto. Fu lo Spirito santo? Fu l'angelo custode? Per me resta un mistero. Nulla è impossibile a Dio.

Grazie a mia cognata Filomena, grazie all'allora coordinatore Ennio e grazie al Signore che si è servito di voi per portarmi in seno a questa comunità. Solo dopo aver fatto l'esperienza dei 3 giorni a Valleluogo ho potuto comprendere l'entusiasmo, la gioia di quella domenica sera quando io ero presente da spettatore spaesato in mezzo a voi. Poi il quarto giorno è stato un continuo riflettere e meditare, se smettere o continuare. Senza entu- siasmo presi parte alle prime Ultreyas. All'inizio mi sentii inadeguato. Ma poi, con l’assidua presenza dei sa- cerdoti, cominciai a provarne gioia e a sentirne sempre di più il bisogno di parteciparvi. Riflettendo, compresi che mi trovavo in una comunità di gente perbene. Mi si schiarivano nuovi orizzonti verso la comprensione del mistero della salvezza e del messaggio evangelico. E quindi è cominciato un lento processo di avvicinamento a Cristo. Non è che sia diventato un buon cristiano. Mi sento sempre un peccatore con le mie debolezze e i miei limiti, però avverto che qualcosa è cambiato. Prima andavo alla messa come se fosse un obbligo. Terminata la messa uscivo il prima possibile senza provare arricchimento spirituale. Oggi sento che è diverso. Partecipo per- ché ne avverto il bisogno e quando esco dalla chiesa mi sento appagato, sereno, arricchito spiritualmente. Pri- ma concepivo gli accadimenti umani come eventi del cieco destino. Non vedevo la presenza di Dio, dello Spi- rito Santo, di Gesù nella storia dell'uomo e quindi nella storia mia e della mia famiglia. Oggi riportando alla mente alcuni episodi del passato sento che il Signore in quei momenti tragici ci era vicino.

Come tante mamme anche la mia è stata una santa mamma, votata al sacrificio e alla preghiera. Aveva una fede così forte che nei momenti bui trovava sempre la forza per rialzarsi. Ripeteva come un mantra '”Chi ama Dio non fallisce mai… Dio vede, vede“. E di momenti bui ce ne sono stati: le bombe del 1943, cadute a breve distanza dalla nostra casa, un’incursione nell'abitazione di un drappello di 5 tedeschi armati per fare rap- presaglia, un incontro che per poco non sfociò in carneficina. Lo spavento fu tale che mamma abortì. Una mancata tragedia familiare nel 1952. Mamma non voleva firmare per l'ipoteca sulla casa necessaria a mio pa- dre per una nuova attività. Alla fine firmò. Seguirono 4 anni di continui debiti con fallimento. Mio padre andò in depressione. Mia madre uscì di senno. Fu curata a Napoli. Solo dopo 3 mesi tornò guarita. Ricominciarono le sue continue e insistenti preghiere. La famiglia si ricompattò e lentamente tornò la luce.

Non finirò mai di ringraziare il buon Dio oggi per allora. Non finirò mai di ringraziare Dio per la sposa che mi ha messo accanto. Una sposa meravigliosa e fedele. Quando aveva circa 30 anni fu colpita da una delle tante malattie rare: sclerosi sistemica progressiva che comportò complicanze varie con conseguenti degenze in più ospedali. Nonostante le sofferenze non ha mai smesso di ringraziare il Signore per il dono di tre figli nati sani nonostante la sua malattia. Nella sofferenza rafforzò la sua fede, diventò particolarmente devota alla Madonna di Lourdes, Madre di tutti i malati. Per oltre 20anni si è recata a Lourdes, dove alla vista di tanta sofferenza si riteneva fortunata. L'ultima volta andò il 26 di aprile 2006. Il 16 maggio tornò alla casa del Padre. Nella vita ognuno di noi ha la sua croce. A volte pensiamo che la nostra è troppo pesante mentre quella del vicino è più leggera. Dio ci assegna la croce adeguata alle nostre spalle. In confronto a quella caricata sulle spalle di suo figlio Gesù, la nostra è niente. Oggi la pandemia aggiunge un peso in più alla croce di ciascuno di noi. Questo nemico invisibile sta sconvolgendo le nostre abitudini. Ci fa vivere da mascherati e ci priva della gioia di un abbraccio. Tiene lontani i nonni dai figli, dai nipoti, da tutte le persone care. Ci costringe a trascorrere un Nata- le diverso. Però non può minare la gioia del vero Natale, del Natale religioso. Nonostante il virus Gesù rinasce nei nostri cuori rinnovando il mistero dell'incarnazione di Dio che si fa uomo per la salvezza (continua a pag. 7)

Rollo donatoci nell’Ultima UltReya pRima di natale

dal nostRo fRatello michele fRagnito

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Arc en ciel pag.7

VIENI SIGNORE GESÙ “ABBIAMO” BISOGNO DI TE

Cosa c' è stato di speciale in questo Natale? È stato un natale insolito, molti lo hanno vissuto nella solitudine, altri nella paura di non farcela, altri nel dolore di un lutto, altri nell' attesa di un vaccino che doni speranza... ogni famiglia con la propria storia, con il proprio vissuto si è trovata prigioniera nell' attesa del Signore.... Anche per me non è stato un anno facile, intriso di preoccupazioni e speranze, vissuto con le sue mille opportunità e difficoltà... un anno che mi ha chiesto responsabilità nelle decisioni dolorose ma necessarie, un anno che mi ha chiesto di vivere l' amore senza misura guardando al bene dell' altro.... Non nego che sono stati giorni, mesi difficili perché non sempre ciò che vuole il cuore trova corrispondenza nella ragionevolezza, ma non c'è stato giorno in cui non mi sia sentita abbracciata dal Signore... mi sono mancate tante cose, in primis l' abbraccio alle persone care, una carezza o una stretta di mano ai sofferenti nelle corsie degli ospedali, un sorriso ai malati ai quali portavo l'Eucaristia, la gioia e la spensieratezza dei bambini del catechismo, ma nonostante tutto tante volte ho sentito una grande pace... Sono cambiate le abitudini, il modo di sentire e far sentire il calore agli altri, ho riscoperto il valore di una telefonata, ho apprezzato l' uso dei social che, seppur a distanza, mi hanno arricchito dei sorrisi e delle esperienze raccontate dai bambini, mi hanno donato momenti speciali di condivisione della preghiera e dell'ultreya, mi hanno offerto tanti momenti di formazione per la crescita spirituale. Mi sono riappropriata del tempo, liberandolo dalla fretta e dallo stress, ho gustato la gioia della riflessione e della meditazione e tanto tanto altro... e allora cosa c'è stato di speciale in questo Natale?

Ciò che ha reso speciale questo Natale è quel calore che ho sentito nel cuore guardando quel Bambino che si consegnava nelle mie braccia e che mi chiedeva di custodirlo e di annunciarlo agli altri... e ogni giorno con tutte le sue difficoltà mi ha donato la gioia e la serenità perché mi fidassi e mi affidassi a Lui.

(segue dalla pagina 6)

Maria Colella

Ringrazio il Signore per aver donato al nostro Movimento don Alfonso Lapati le cui sante parole sono perle di serenità per i nostri cuori. Ringrazio il fratello Salvatore che grazie alle sue conoscenze dei mezzi social ha avuto l'idea di formare un gruppo skype che ci consente nel Rosario di ogni sera di sentirci uniti.

Un pensiero ai fratelli e sorelle cursillisti venuti a mancare e a coloro che per motivi di salute si avviano a trascorrere il Natale nella sofferenza. Un pensiero, infine, al nostro coordinatore Antonio che si avvia a tra- scorrere il suo primo Natale senza la sua amata sposa. Caro Antonio, tu hai una fede profonda e consolidata.

Non hai bisogno delle mie parole, apprendista cristiano, ma mi sento di dirti che la tua sposa Antonetta e la mia Carmelina sì sono separate da noi solo fisicamente, nello spirito sono sempre vicine, vivono nei nostri cuori, ci seguono passo passo mentre godono gioiose nella visione del Volto di Dio. Vi abbraccio tutti sorelle e fratelli in Cristo e Buono e Santo Natale a tutti.

Michele

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Arc en ciel _pag. 8

Per gli alti costi di stampa e di spedizione dalla fine dello scorso anno il nostro Noti- ziario viene diffuso solo per via telematica.

Consapevole che alcuni destinatari non so- no pratici di computer e/o non hanno una casella di posta elettronica, il nostro amato coordinatore diocesano, Antonio Montella, ha pensato bene di ridurre le otto pagine formato A4 in un opuscoletto di 16 pagine in formato 15x21, stamparne più copie e metterle a disposizione di chi dovesse aver- ne bisogno.

Le copie dell’ultimo numero (vedi accanto) sono state in parte distribuite sabato 19 di- cembre al termine della celebrazione del Te Deum. Chi dovesse averne bisogno può chiederne copia al sempre disponibile Sal- vatore Ercolino, che ringraziamo vivamen- te per quanto fa per tenere in vita il nostro Movimento.

***

RICORDIAMO A QUANTI VOLESSERO UNIRSI AL NUMEROSO GRUPPO DI FRATELLI E SORELLE CHE OGNI SERA RECITANO IL SANTO ROSARIO (ORE 20.00) E IL MERCOLEDÌ PARTECIPANO ALLA CELEBRAZIONE SETTIMANALE DELL’ULTREYA (ORE 19.00) E’

POSSIBILE FARLO UTILIZZANDO SKYPE.

PER ESSERE INSERITI NEL GRUPPO RIVOLGERSI A SALVATORE ERCOLINO (3313639351) e/o A ENNIO PICCOLO (3357287759) NOSTRI ESPERTI DI COMPUTER E TELEFONIA.

***

SE NON HAI ANCORA CONTRIBUITO AL SOSTEGNO DELLA RIVISTA

NAZIONALE

FONTE DI FORMAZIONE E INFORMAZIONE

CONTATTA IL RESPONSABILE DELLA RACCOLTA:

ADRIANO LEONE

(cell. 3357825443)

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