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Internet e web marketing: casi di concorrenza sleale e violazioni del marchio

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Academic year: 2024

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Il domain grabbing (o cybersquatting) riguarda principalmente la registrazione di un nome a dominio coincidente con un marchio registrato. Il nome di dominio costituisce, potremmo dire, l'indirizzo virtuale di un'azienda, ma per attirare un gran numero di visitatori ed essere visibili è necessario lavorare anche sulle cosiddette parole chiave.

MARCHIO E CONCORRENZA SLEALE

  • CENNI SULLA CONCORRENZA SLEALE: I PRESUPPOSTI DELL’ILLECITO
  • IL MARCHIO D’IMPRESA
    • Le funzioni del marchio
  • LE FONTI DEL DIRITTO D’ESCLUSIVA
    • Diritto nazionale
    • Diritto dell’unione europea
    • Diritto internazionale
  • IL PRINCIPIO DI UNITARIETÀ DEI SEGNI DISTINTIVI E IL PRINCIPIO DI
  • IL WORLD WIDE WEB
  • ILLECITI CONCORRENZIALI ONLINE

Tutela ex art. è previsto per ogni tipologia di segno, quindi la legge tutela anche l'azienda, il segno e il marchio registrato anche altrove. Il marchio è considerato il segno distintivo più rilevante, ed è essenziale per lo svolgimento dell'attività imprenditoriale in quanto identifica e distingue i prodotti e i servizi di un imprenditore da quelli dei concorrenti; Proprio per questo, secondo il codice della proprietà industriale, è sottoposto ad apposita disciplina.

DOMAIN GRABBING

IL DOMAIN NAME SYSTEM: DESCRIZIONE E INDIVIDUAZIONE DELLA SUA

I nomi a dominio seguono due principi fondamentali, che vengono verificati in fase di registrazione: innanzitutto vige il principio del “first come”: viene infatti seguito un ordine cronologico, pertanto chi presenta per primo la richiesta può procedere con la registrazione del dominio. Questa pratica è nota come domain grabbing e corrisponde all'appropriazione di nomi di dominio che corrispondono a marchi commerciali altrui o a nomi di personaggi famosi.

DOMAIN NAMES: TIPOLOGIE DI ILLECITI

  • Cybersquatting (o Domain Grabbing)
    • Il caso Mondadori
  • Typosquatting
    • Il caso Sephora
    • Il caso Reuters
  • Punycode
    • Il caso Ikea

Il titolare del marchio successivo non può opporsi all'uso di quello anteriore o alla continuazione dell'uso precedente” (art. 28 comma 1 CPI). Per questo motivo il ricorso di Solaroli è stato respinto, a causa della cattiva coniugazione della registrazione del marchio marchio “grazia.net”, con provvedimento del 21 febbraio 2020.

LINKING, FRAMING E ATTIVITÀ CONFUSORIE

Tuttavia, tale condotta può definirsi tale solo quando inganna il consumatore confondendolo circa l'identità del proprietario del sito che sta visitando, poiché la connessione è alla base del funzionamento di Internet. Pertanto, il mondo del web è terreno fertile anche per altre attività confuse, come la copia di pagine e la cattura del mouse, che si configurano come attività pubblicitarie di marketing aggressive. Il page-jacking34, in particolare, è una pratica che consiste nel creare una pagina che riproduca il nome o l'aspetto di un'altra pagina al fine di poter screditare la pagina originale o rubarne il traffico.

Il Mousetrapping35 consiste invece nell'utilizzare trucchi del browser per mantenere i visitatori su un sito, solitamente disabilitando il pulsante Indietro. Questa è una delle tecniche di marketing più aggressive che mira a estrarre il massimo valore dall'utente con una singola visita.

LA TUTELA GIURIDICA DEI NOMI A DOMINIO

  • Il ruolo dell’I.C.A.N.N. e la riassegnazione dei nomi a dominio
  • Il Codice della proprietà industriale
  • Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

Moncler è una parola inventata e non identificabile con alcuna lingua straniera, pertanto l'unico motivo per cui un soggetto avrebbe potuto utilizzarla era quello di creare l'impressione che ci fosse un'associazione tra le due. 118 comma 6, in proposito, dispone che «...la registrazione di un nome a dominio aziendale concessa in violazione dell'articolo 22 o richiesta in mala fede, revocata su richiesta dell'avente diritto o allo stesso trasferita può essere effettuato dalla 'registration Authority': viene quindi introdotta la possibilità di richiedere la riassegnazione del dominio attraverso la procedura di riassegnazione stabilita dall'I.C.A.N.N. è stato sviluppato un progetto volto a indagare sulla malafede della registrazione e sulla sua illegalità ai sensi dell'articolo 22 della legge sulla procedura penale39. Per i marchi accade che uno dei requisiti fondamentali per la registrazione sia la novità, ai sensi dell'articolo 12 del CPI.

Tuttavia, il titolare di un uso anteriore che abbia tollerato l'uso successivo di un marchio identico o simile per cinque anni consecutivi non può proporre ricorso di annullamento o opposizione contro il suo uso. Tuttavia, un altro orientamento giurisprudenziale sostiene che tale luogo coincida con il luogo in cui le informazioni sono state inserite in rete, presumibilmente dove risiede l'autore del reato.

SEO: META-TAG E ADWORDS

L’OTTIMIZZAZIONE SUI MOTORI DI RICERCA

Nel primo caso, puoi lavorare con le parole chiave in fase di costruzione della pagina, creando testi con frasi brevi e semplici, che contengano le parole chiave che comporranno le query di ricerca degli utenti. Altri aspetti da considerare possono includere la struttura del sito, i tempi di caricamento, i collegamenti contenuti, la struttura dell'URL e i meta tag. L'ottimizzazione a pagamento, invece, è quella che prevede l'utilizzo di Google Ads o di altri strumenti di posizionamento pay-per-click e attraverso la quale si configura il reato di keyword advertising.

Google Ads è lo strumento messo a disposizione da Google per utilizzare il cosiddetto pay-per-click, ossia un meccanismo di aste che consente a diversi inserzionisti di competere per le stesse parole chiave, in modo che chi paga il prezzo più alto possa conquistare le migliori posizioni all'interno della serp, purché pertinente a ciò che l'utente ha cercato. L'utilizzo di parole chiave nei metatag del sito, invisibili agli utenti ma cruciali per l'indicizzazione;

L’UTILIZZO DI META TAG

  • Il caso Genertel
  • Il meta tagging come forma di pubblicità occulta

Crowe ha sostenuto che il motore di ricerca si limitava a informare l'utente dell'esistenza di altri operatori commerciali; Tuttavia, poiché Genertel è una società che opera esclusivamente online e telefonicamente, tale condotta di Crowe causa un danno ancora maggiore e influenza i consumatori traendo indebito vantaggio dagli sforzi imprenditoriali di Genertel, che si è impegnata in numerose campagne mediatiche. Il semplice fatto che l'utente possa essere informato dell'esistenza di altri partecipanti al mercato potrebbe infatti influenzare la sua scelta. Peraltro, tale conoscenza è avvenuta solo a scapito degli sforzi imprenditoriali della controparte, nella specie Genertel, che ne ha tratto illecito vantaggio.47 Si presume che tale comportamento anticoncorrenziale sia quindi riconducibile al reato di concorrenza di cui all'art. Secondo tale definizione è quindi possibile considerare i metatag come una forma di pubblicità e per questo motivo non devono trarre in inganno l'utente e rispettare la normativa sulla pubblicità.

Può essere considerato improbabile che l'utente medio abbia le conoscenze per eseguire questo tipo di verifica. Come sostiene Sammarco, i motori di ricerca sono direttamente influenzati dai metatag nell'indicizzazione delle pagine web, successivamente gli utenti ne sono indirettamente influenzati, poiché vedono i risultati che compaiono come conseguenza dell'indicizzazione effettuata sulla base delle parole utilizzate come metatag .53 Come accennato, la dottrina presenta anche in questo caso pareri contrastanti in merito, tanto che se la pubblicità occulta da un lato implica che la decisione venga presa qualche tempo dopo la ricezione del messaggio, in questo caso l'utente è obbligato a clicca immediatamente sul link che ti riporta al sito web del concorrente.54.

IL «KEYWORD ADVERTISING»

  • Il Caso Google e Google France
  • Il caso Interflora
  • I ragionamenti delle Corti di Giustizia
    • Doppia identità
    • Rischio di confusione: parola chiave simile o identica al marchio per prodotti o servizi
    • Utilizzo di parola chiave corrispondente al marchio che gode di rinomanza
  • La responsabilità dei prestatori dei servizi internet. Il caso l’Oréal contro eBay

In generale, è possibile vietare a terzi l'uso di un segno identico al marchio altrui, se tale uso avviene in ambito commerciale, per prodotti o servizi identici. v.nt. 64). . . simili a quelli per i quali il marchio è registrato e idonei a compromettere le funzioni del marchio. si sostiene che, in forza del diritto esclusivo conferito al titolare del marchio, questi ha la facoltà di vietare a terzi l'uso "[...] di un segno identico al marchio per prodotti o servizi ad essi identici, per i quali è stato registrato[...]”. 2 del regolamento elenca gli usi del segno per prodotti e servizi che il titolare del marchio può vietare nei confronti di terzi.

Quando si utilizza un marchio rinomato, solitamente si vuole trarre illegittimo vantaggio dalla reputazione altrui attraverso comportamenti di aggancio parassitario, che ledono anche il carattere distintivo e la reputazione del marchio. Il danno alla reputazione del marchio si definisce diluizione o deterioramento e' il rischio di tale danno può derivare dal fatto che i prodotti o servizi vengono offerti.

SOCIAL NETWORK: DIRITTO DEL MARCHIO E ILLECITI

C ONTRAFFAZIONE SUI SOCIAL NETWORK

  • Il caso Syemme v. Syprem

L A DENIGRAZIONE COMMERCIALE E APPROPRIAZIONE DI PREGI MEDIANTE ACCOUNT DI SOCIAL

In un recente studio103 pubblicato dall’EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale) relativo alle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale nei social media, sono state analizzate alcune categorie di prodotti ed è emerso che Instagram è il social network in cui si registra il maggior numero di conversazioni. riguardante i prodotti contraffatti. Le tipologie di violazioni dei diritti di proprietà industriale che possono verificarsi sui social media sono legate principalmente a prodotti contraffatti. 6, c.p.i.106, si ritiene che il procedimento debba essere deciso davanti al giudice competente del luogo in cui si è consumato l'atto illecito.

Come discusso anche nei capitoli precedenti di questa tesi, si è concluso che è opportuno fare riferimento al luogo in cui le informazioni sono state pubblicate online, in questo caso specifico alla progettazione e realizzazione di siti web e alla pubblicazione di prodotti contraffatti online su Amazon e eBay, ma anche la registrazione ai social network Facebook e Twitter107. La Corte ha invece ritenuto che il reato è stato commesso perché il metodo di lavoro di Facebook era idoneo a conferire il carattere di diffusione necessario ad integrare la fattispecie criminosa: la visibilità dei messaggi può infatti essere estesa anche a chi non è amico del titolare della pagina in cui è pubblicato il suddetto contenuto.

L E AZIONI DI TUTELA DA PARTE DI F ACEBOOK

Gucci, in particolare, collabora con le dogane e le forze dell'ordine per contrastare il fenomeno della contraffazione e ha contribuito al sequestro di milioni di prodotti contraffatti, alla rimozione di milioni di annunci di prodotti contraffatti online e alla disattivazione di migliaia di siti web, account social e pag. proteggere. Puoi segnalare direttamente i contenuti che ritieni violino i diritti della tua azienda perché implicano la vendita o la promozione di prodotti contraffatti.

Anche se viene segnalato un solo post su una pagina, Facebook continua comunque ad analizzare l'intero profilo e, se necessario, chiude l'account o ne limita le funzioni o l'accesso. Crivelli, Facebook e Gucci uniti nella lotta alla contraffazione, 27 aprile 2021, su ilSole24Ore (https://www.ilsole24ore.com/art/facebook-e-gucci-uniti-lotta-contrafazione-AELE4CE).

L A COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA TRAMITE SOCIAL NETWORK : L ’ INFLUENCER MARKETING

  • Il Caso Peugeot e Newtopia
  • Il product placement
  • Gli organi di tutela: la Digital Chart
  • L’utilizzo illecito di un marchio altrui da parte di un influencer. Il caso Ferrari
  • Il ruolo degli hashtag

L’influencer marketing sui social media è disciplinato dal Codice di Autodisciplina Pubblicità IAP e prevede l’inserimento di specifici disclaimer all’inizio e alla fine dei post e nelle dichiarazioni degli influencer.127 Questo perché si può dire che abbia ereditato dal product placement i rischi di eventuale integrazione dei casi di pubblicità occulta. Risulta in entrambi i casi l'illecito uso commerciale del marchio Ferrari, contrario all'art. Analogamente è avvenuto nella sentenza emessa dal tribunale di Milano, nella quale lo stilista ha invocato anche la tutela ex art.

Se un hashtag è qualificato come segno distintivo, è possibile tutelarlo contro l'imitazione ingannevole ai sensi dell'art. Infine, una parte della discussione si è concentrata sui social network, su come trasformarli in strumenti per commercializzare prodotti contraffatti e diffondere pubblicità nascosta attraverso l'influencer marketing. Turini, Link sponsorizzati e meta tag, tra legalità e violazione del marchio, in Diritto di Internet, III, 2008.

Raco, The Digital Chart: un primo regolamento dell'influencer marketing, 5 mei 2020 (https://www.iusinitinere.it/la-digital-chart-una-prima-regolamento-dellinfluencer-marketing-27135).

Riferimenti

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