Top PDF Le dinamiche dell'inflazione:una verifica empirica per gli stati uniti.

Le dinamiche dell'inflazione:una verifica empirica per gli stati uniti.

Le dinamiche dell'inflazione:una verifica empirica per gli stati uniti.

È proprio da quest’ultimo punto che vuole partire la mia analisi: ho letto infatti un arti- colo comparso nel “Journal of Monetary Economics” in cui Jordi Galì e Mark Gertler, due economisti, sviluppano (dopo una serie di analisi su modelli precedenti) un modello fina- le per descrivere le dinamiche dell’inflazione a partire da una misura dei costi marginali, dall’inflazione ritardata (che rappresenta il sottoinsieme di imprese che usa la regola ba- ckward looking) 2 e da una misura dell’aspettativa dell’inflazione futura (rappresentante le restanti imprese che invece usano la regola forward looking).
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Relazione tra inflazione, disoccupazione ciclica e strutturale: una 
verifica empirica per gli Stati Uniti

Relazione tra inflazione, disoccupazione ciclica e strutturale: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Il problema dell’incoerenza temporale spiega il comportamento dell’inflazione negli Stati Uniti? Nel modello Barro Gordon il banchiere centrale desidera ridurre il tasso di disoccupazione, e per farlo è tentato ad aumentare l’inflazione sfruttando la curva di Phillips. Gli agenti razionali prendono le loro decisioni consapevoli di questa tentazione. Di conseguenza, in equilibrio, il tasso di disoccupazione non è migliore di quello che sarebbe stato se il governo non avesse agito e l’inflazione è, quindi, inefficientemente alta. Inoltre, visti i costi convessi della disoccupazione, il banchiere centrale, dato un tasso elevato di quest’ultima, è maggiormente indotto ad alzare il tasso d’inflazione. Ciò ha come risultato che l’inflation bias (la differenza tra quella che sarebbe stata l’inflazione se il governo non avesse ceduto alla tentazione di intervenire e quella che in realtà viene realizzata) è maggiore all’aumentare del tasso di disoccupazione.
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Interazioni tra stress finanziario, ciclo economico, inflazione, epolitica monetaria: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Interazioni tra stress finanziario, ciclo economico, inflazione, epolitica monetaria: una verifica empirica per gli Stati Uniti

utilizzati dati trimestrali e il campione comprende il periodo che va dal primo trimestre del 1990 al terzo trimestre del 2009. Non è stato possibile utilizzare un campione più esteso perché l’indice KCFSI è stato costruito utilizzando dati non precedenti al 1990. In una prima fase limiteremo il nostro studio fino al secondo trimestre del 2008 per evitare l’accelerazione della recente crisi finanziaria iniziata con il fallimento della Lehman Brothers nel Settembre del 2008. Infatti come vedremo nei grafici sottostanti, le ultime cinque osservazioni contengono valori anomali rispetto al resto del campione e inoltre si ritiene che questi ultimi trimestri siano stati caratterizzati da una condotta di politica monetaria da parte della Federal Reserve non standard (Brunnermeier (2009)).
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Debito pubblico e shock di politica monetaria: un'analisi VAR per gli Stati Uniti

Debito pubblico e shock di politica monetaria: un'analisi VAR per gli Stati Uniti

Sulla tesi della "good luck" concordano C.Sims e T.Zha (2006) e sostengono che la riduzione della volatilità macroeconomica sia quasi esclusivamente legata a shock meno severi. Nello specifico sono andati a verificare la presenza di cambi di regime nella politica monetaria statunitense, cercando cosi’ di comprendere se questi siano il risultato di un cambiamento nella gestione monetaria o meno. Hanno confrontato tra loro modelli multivariati per dati U.S del tasso di crescita, che tengono conto esplicitamente di cambi di regime. Nel dettaglio, la stima di 4 regimi (Volcker, Burns, Greenspan e un regime di pochi mesi legato ai fatti del 11 settembre '1), hanno ottenuto come modello che meglio si adatta ai dati, un modello che tiene conto solo della variazione della volatilità dei disturbi, con coefficienti della politica monetaria fissi. Provando a far variare tra regimi anche questi coefficienti hanno ottenuto, sì delle differenze tra i vari periodi, ma non così significative da spiegare l'aumento e poi la diminuzione dell'inflazione tra gli anni '70 e '80. La loro versione del modello, spiega la minor volatilità nell'economia Americana come il risultato della variazione dei disturbi economici e non come un cambiamento nelle dinamiche degli effetti.
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Disuguaglianza sociale e politica monetaria americana: una verifica empirica

Disuguaglianza sociale e politica monetaria americana: una verifica empirica

Per rispondere alle domande poste nell’introduzione, si è pensato di costruire un modello multivariato in grado di cogliere se i policymakers cambiano linea di condotta in seguito a variazioni della disuguaglianza sociale. Il periodo considerato va dal 1984 al 2008, questa scelta è stata fatta perché negli anni settanta l’economia degli Stati Uniti d’America ha vissuto un’alta e volatile inflazione con alcune violente recessioni; mentre dalla metà degli anni ottanta in poi è rimasta bassa e la crescita del PIL è stata relativamente stabile . Molti economisti si trovano d’accordo nell’affermare che la politica monetaria statunitense è stata ben gestita da quando Paul Volcker è passato al comando della Federal Reserve fino ai giorni nostri, attraverso i regimi di Alan Greenspan e dell’attuale Ben Bernanke.
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"Inflazione salariale e disoccupazione: una verifica empirica per gli usa"

"Inflazione salariale e disoccupazione: una verifica empirica per gli usa"

In quest’analisi mi soffermerò in modo particolare sulla sezione 4 dell’articolo di Galí nella quale si fornisce una valutazione empirica della “New Keynesian Wage Phillips Curve” (NKWPC). In particolare, l’autore intende valutare fino a che punto una versione del NKWPC con un tasso costante naturale può spiegare il comportamento congiunto della disoccupazione e inflazione salariale nell'economia degli Stati Uniti. Utilizzando mezzi statistici e grafici semplici, evidenzia inizialmente la correlazione negativa tra inflazione dei salari e disoccupazione e, in secondo luogo, confronta il comportamento osservato dell’inflazione dei salari con quella prevista da una versione del modello condizionato dal tasso di disoccupazione.
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La nuova curva di Phillips: una verifica empirica 
del modello di Galì per gli Stati Uniti.

La nuova curva di Phillips: una verifica empirica del modello di Galì per gli Stati Uniti.

Dopo la gr DYH FULVL FKH QHO  FROSu O¶economia mondiale, in particolar modo gli Stati Uniti, si verificò un nuovo fenomeno: ad un elevato tasso di inflazione corrispondevano elevati livelli di disoccupazione. Le teorie basate sul modello di Phillips non apparvero più in grado di giustificare l ¶improvviso fenomeno, e furono, per questo, duramente criticate dagli economisti del tempo, i quali definirono il modello di Phillips applicabile solamente ad economie statiche come quella britannica o tedesca. Gli Stati Uniti,
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Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Negli ultimi anni c’è stato negli Stati Uniti un tasso di inflazione molto basso. La più citata spiegazione a questo fenomeno è stata la maggiore sensibilità dell’economia statunitense alle condizioni economiche dei paesi esteri. Tootell (1998) ha esaminato vari approcci per verificare se l’inflazione dipendeva da variabili globali o domestiche. Se si considera che le variabili del Resto del Mondo aiutino a determinare l’incremento dei prezzi interni, chi prende le decisioni di politica economica dovrà tenerne conto per raggiungere gli obiettivi prefissati. I soli indicatori domestici di pieno impiego dei fattori produttivi non saranno in grado di portare ad un incremento o decremento dell’inflazione. Ad esempio, se si presenta un caso con un eccesso di domanda domestica, mentre il Resto del Mondo si trova in una situazione di sottoutilizzo della capacità produttiva potenziale, l’eccesso di domanda verrà assorbito dalle importazioni o l’aumento dei profitti verrà ridotto per l’incremento dei costi del lavoro. In questo caso non vi sarà una crescita dell’inflazione; al contrario se l’eccesso di domanda dovesse verificarsi per il Resto del Mondo, l’inflazione tenderà a crescere.
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"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

La differenza principale tra questi due gruppi consiste nella diversa interpretazione del comportamento dei politici. Mentre secondo i fautori degli opportunistic models quest’ultimi attuerebbero scelte politiche con l’unico e solo scopo di essere (ri)eletti (puntando di conseguenza su quelle che possano accrescere la loro popolarità), la corrente “partigiana” sostiene, invece, che i politici agirebbero secondo diverse ideologie: i partiti politici rappresenterebbero infatti i differenti ideali e interessi del gruppo degli elettori e, una volta in carica, attuerebbero politiche in favore dei propri sostenitori; secondo tale corrente di pensiero i partiti di sinistra sono, in linea di massima, più propensi a limitare la disoccupazione e ad aumentare il benessere sociale, mentre gli schieramenti di destra si concentrano prevalentemente sul problema di mantenere bassi livelli di inflazione (Alesina e Roubini, 1992, p. 663).
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Confronto tra modelli predittivi per l'inflazione: una verifica empirica per USA.

Confronto tra modelli predittivi per l'inflazione: una verifica empirica per USA.

Proviamo a ridurre la lunghezza delle nostre serie storiche scegliendo un periodo stabile dell’economia statunitense. Il sottocampione che utilizzeremo comprenderà il periodo dal primo trimestre ‘85 all’ultimo trimestre 2007, tempo in cui gli Stati Uniti cambiarono strategia di politica monetaria attuandola in modo molto più restrittivo. Si esclude il periodo 2008-2009, per eliminare gli effetti della recente crisi.

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Shock alle aspettative e ciclo economico: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Shock alle aspettative e ciclo economico: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Al fine di diminuire la soggettività dello studio dovuta alla scelta delle distribuzioni iniziali, che potrebbe essere vista come una mancanza di solidità scientifica dei nostri risultati, abbiamo approfondito lo studio delle densità a priori. In particolare abbiamo ricondotto la stessa analisi con distribuzioni iniziali più diffuse. I risultati ottenuti hanno messo ancora una volta in luce la significatività del news shock, nell’esaminare variabili come output gap, inflazione e tasso d’interesse nominale. Addirittura, dall’osservazione delle FEVD è emerso che  ௧ିଵ risulta spiegare oltre il 44% della varianza dell’errore di previsione dell’output gap, un valore maggiore a quello riscontrato con le densità a priori meno diffuse. In complesso quindi, quest’ultima analisi ci ha portato a ritenere i nostri risultati robusti, avvalorando maggiormente la presenza del news shock nel nostro modello. Precisiamo però che nonostante le densità a priori più diffuse conducano ad una ulteriore conferma dell’importanza del news shock, le distribuzioni a priori da noi inizialmente scelte sono preferibili in quanto in linea con la letteratura in tale ambito.
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Prezzo delle case e consumo:una verifica empirica per gli Stati Uniti

Prezzo delle case e consumo:una verifica empirica per gli Stati Uniti

Iacoviello (2005) stima un VAR con quattro variabili: tasso di interesse nominale, inflazione, reddito reale, e prezzi reali delle case. Per via del'imposizione di alcune restrizioni sulle relazioni contemporanee relative alle variabili del vettore autoregressivo, Iacoviello riesce ad identificare, tra gli altri, uno shock di domanda ed uno shock ai prezzi delle case. Le funzioni di risposta d'impulso del VAR mostrano un forte co-movimento di reddito reale e prezzi delle case in segui- to a tali shock. Iacoviello conclude quindi che i prezzi delle case sono un elemento importante per spiegare l'andamento del ciclo economico, e sono da esso determinati: c'è dunque un rappor- to di doppia causalità tra queste due variabili, rapporto di causalità che può essere razionalizzato dal meccanismo discusso da Monacelli (2007).
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Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Prendiamo ora in analisi un arco temporale un p`o particolare per quanto riguarda l’economia statunitense. Nell’agosto del 1979 fu eletto presidente della Federal Reserve Paul Volker, il quale inizi`o una lotta ferrea alla stag- flazione degli anni ’70. L’inflazione pass`o da un tasso del 13.5% nel 1981, ad un tasso del 3,2% nel 1983. Volcker non ebbe paura di creare una recessione negli Stati Uniti e nel mondo pur di riportare i prezzi americani sotto control- lo. In questo periodo i tassi di interesse vengono mantenuti alti, provocando uno stato di recessione nel quale il tasso di disoccupazione raggiunse l’11%. C’`e da dire inoltre che nella politica del “falco” `e stato determinante l’effet- to sulle aspettative della regola monetaria adottata, pi` u che il meccanismo economico in s`e, nonostante la scarsissima sfiducia che ha dovuto affrontare i primi anni di gestione.
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Stima degli effetti di uno shock al credit spread per gli stati uniti: un'analisi var

Stima degli effetti di uno shock al credit spread per gli stati uniti: un'analisi var

L’affermazione e l’utilizzo dei modelli VAR (Vector Autoregression Models),che sono stati proposti da Christopher A. Sims sulla prestigiosa rivista Econometrica, è avvenuta intorno agli anni 80 in seguito alla profonda crisi che stava attraversando la modellistica economica tradizionale basata sui modelli simultanei strutturali di elevata dimensione e complessità che presentavano problemi in fase di costruzione, stima e simulazione e che inoltre avevano mostrato scarse perfomance predittive. Nel suo articolo Sims proponeva una critica verso i modelli strutturali di equazioni simultanee, all’epoca la tipologia di modelli più utilizzato come strumento di analisi econometrica nell’ambito macroeconomico, soppiantati in seguito dai modelli VAR per la loro più alta precisione nelle previsioni e per la loro maggiore semplicità rispetto ai modelli.
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Influenza della fed sulla ecb: una verifica empirica

Influenza della fed sulla ecb: una verifica empirica

L’area dell’euro è nata nel gennaio 1999, quando le banche centrali nazionali (BCN) di 11 Stati membri dell’Unione europea (UE) hanno trasferito alla BCE le proprie competenze in materia di politica monetaria. Con l’adesione della Grecia nel 2001 e della Slovenia nel 2007, il numero dei paesi partecipanti è salito a 13. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali costituiscono l'Eurosistema, cioè il sistema di banche centrali dell'area dell'euro. Il principale obiettivo dell'Eurosistema è mantenere la stabilità dei prezzi, ossia salvaguardare il valore dell'euro. La missione della Banca centrale europea è quella di assolvere con efficacia tutte le funzioni di banca centrale ad essa conferite. A tal fine essa persegue il massimo livello di integrità, competenza, efficienza e trasparenza.
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Ombre giapponesi : testimonianze di donne nikkei in Brasile e negli Stati Uniti

Ombre giapponesi : testimonianze di donne nikkei in Brasile e negli Stati Uniti

drammatico, definiti in giapponese hibakusha (被爆者), fin dagli anni immediatamente successivi alla fine della guerra sono stati oggetto di studio da parte di scienziati e medici, ma anche di intellettuali recatisi sul posto con l’intenzione di registrarne la testimonianza. Lo scrittore Kenzaburō Ōe, Premio Nobel nel 1994, negli anni Sessanta si è recato, come inviato speciale per conto di una rivista, a Hiroshima dove ha seguito l'attività dei medici che si occupavano di prestare le cure agli

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La parita tra i tassi di interesse: una verifica empirica

La parita tra i tassi di interesse: una verifica empirica

L’oggetto di interesse di questo lavoro è la verifica empirica della cosiddetta parità coperta dei tassi di interesse, relazione che secondo la teoria economica è assicurata dallo sfruttamento di tutte le opportunità di arbitraggio nel mercato ed esiste, quindi, solo in assenza di controlli sui flussi di capitali e di altri impedimenti alla mobilità degli stessi.

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L’indipendenza della regolazione negli Stati Uniti e nell’Unione europea. Il caso dell’energia

L’indipendenza della regolazione negli Stati Uniti e nell’Unione europea. Il caso dell’energia

la Comunicazione del 10 gennaio 2007, “Una politica energetica per l’Europa” (COM(2007)1), aveva proposto tre soluzioni alternative per superare le difficoltà incontrate dall’ERGEG, che non era stato in grado di garantire la governance necessaria, dal momento che la maggior parte delle norme tecniche differivano da uno Stato all’altro. Le proposte della Commissione consistevano nel «rafforzare la collaborazione tra i regolatori nazionali imponendo agli Stati membri di assegnare ai regolatori nazionali un obiettivo comunitario e introdurre un meccanismo che consenta alla Commissione di esaminare alcune decisioni dei regolatori nazionali che hanno un impatto sul mercato interno dell'energia; Rete europea di regolatori indipendenti (“ERGEG+”): nell'ambito di questo sistema, sarebbe ufficializzato il ruolo dell'ERGEG che dovrebbe strutturare delle decisioni vincolanti per i regolatori e gli operatori del mercato interessati, come gli operatori di rete, le borse elettriche o i generatori di energia, riguardanti aspetti tecnici particolari e meccanismi relativi alle questioni transfrontaliere; Istituzione di un nuovo organo unico a livello comunitario incaricato, in particolare, di adottare decisioni individuali per il mercato comunitario del gas e dell'elettricità riguardanti aspetti tecnici e di regolamentazione importanti per consentire un funzionamento efficace egli scambi transfrontalieri». La creazione dell’ACER, con le sue peculiari caratteristiche e poteri, si pone in un certo senso a metà tra il rafforzamento della rete delle ANR (ERGEG +) e l’istituzione di un nuovo e autonomo organismo di regolazione del settore. Come evidenziato anche dal considerando n. 3 del Regolamento 713/2009/UE istitutivo dell’ACER: «Il lavoro intrapreso dall’ERGEG sin dalla sua istituzione ha fornito un contributo positivo al progresso del mercato interno dell’energia elettrica e del gas naturale. È tuttavia auspicio generale del settore, ed è quanto è stato proposto dallo stesso ERGEG, che la cooperazione volontaria delle autorità nazionali di regolamentazione si svolga ormai nell’ambito di una struttura comunitaria dotata di competenze precise e del potere di adottare decisioni individuali di regolamentazione in una serie di casi specifici». L. Caianiello, I recenti sviluppi della regolazione indipendente in Europa, alla
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Regole di politica fiscale:una verifica empirica con dati
italiani.

Regole di politica fiscale:una verifica empirica con dati italiani.

A questo punto la riduzione del debito non era pi` u prorogabile, soprattutto se l’Italia voleva entrare nella nascente Unione Monetaria Europea. Infatti secon- do il Trattato di Maastricht, il rapporto deficit/PIL doveva essere sotto il 3%, e il rapporto debito/PIL sotto il 60 %; e nel caso questi parametri non fossero stati rispettati, bisognava dimostrarsi in grado di avvicinarsi il pi` u velocemente possibile.

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Ruolo della moneta per il ciclo economico statunitense: una verifica empirica

Ruolo della moneta per il ciclo economico statunitense: una verifica empirica

In Eviews ho provato a stimare altri modelli che partono dall’anno successivo quindi dal 1984 poi dal 1985 e poi dal 1986 e così via fino al 2007, ma ho trovato sempre il medesimo risult[r]

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