4. QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE

4.2. Suolo 12

Il territorio di Mola presenta uno sviluppo costiero di 10 km circa a forma triangolare, che si estende verso l’interno per circa 8 km che si raccorda, al rilievo murgiano attraverso vasti ripiani allungati e paralleli alla costa, che tagliano il territorio in senso longitudinale con direzione nord-ovest.

Tali ripiani si sviluppano a quote variabili e presentano deboli ondulazioni.

Il territorio, per lo più pianeggiante , è connotato da alcune scarpate che diventano sempre meno ripide proseguendo verso il mare; le quali traggono origine dall’azione congiunta del sollevamento post-terziario e dall’abrasione marina, e dagli altri fenomeni che successivamente hanno rimodellato fessure e faglie.

Lungo le scarpate vi sono testimonianze dell’azione di spianamento del mare, rappresentate dalla presenza di cavità di erosione, ovvero da condotti di sbocco carsico che spesso sono fra loro separati ed intervallati da interfluvi quasi piani.

Alcuni di tali solchi risultano poco sviluppati ed incidono solo sul ripiano di quota più basso, presentando direzione prevalente verso nord-est, e convogliano le acque meteoriche, ma solo nei periodi dell’anno più piovosi.

Dalle zone murgiane si originano poche lame per lo più interne, che determinano un’idrografia superficiale caratterizzata da brusche deviazioni o anse irregolari.

Nel territorio di Mola affiorano diffusamente formazioni marine che sono riferibili al Cretaceo ed appartengono al gruppo dei “Calcari delle Murge”. Su di esse poggiano in trasgressione facies litologiche arenacee, arenaceo-argillose o detritico grossolane più o meno cementate e riferibili al Pleistocene medio-inferiore, che prendono il nome di “tufi delle Murge”. In

analoga posizione sono presenti anche alcuni depositi argillosi indicati con il nome di “Argille di Rutigliano”.

La successione, dal basso verso l’alto, è quindi data dai “calcari di Bari” (gruppo dei calcari delle murge), dai “calcari di Mola”, dai “tufi delle Murge” (complesso trasgressivo calcareo e calcareo detritico) e dai depositi alluvionali (formazioni continentali).

Tra le formazioni marine, quella dei Calcari delle Murge rappresenta un potente complesso detritico sedimentario in genere ben stratificato di calcari bianchi o grigiastri, in parte dolomizzati, intercalati a luoghi molto fossiliferi con livelli di rudiste, gasteropodi ecc.

Nella parte intermedia della serie cretacica, sono presenti letti discontinui di brecce calcareo dolomitici ad “ostracodi” ed “Ophthalmiidae”. All’estremità nord orientale la parte basale della stessa serie ha tipi litologici a grana arenitica e con sfaldatura lastriforme.

La porzione superiore del Calcare di Bari si presenta con strati a spessore variabile e con aspetto coroide, con microfossili e rudiste abbondanti.

In leggera discontinuità angolare con i terreni calcarei precedenti, si rinviene un orizzonte di breccia calcarea a spessore variabile, sottostante ad un banco di calcari detritici a grana fine;

si tratta del ”calcare di Mola”. Lo spessore di tale formazione non supera mai la decina di metri e l’ambiente di sedimentazione risulta in parte analogo al quello del “Calcare di Bari”.

Le formazioni del Cretaceo fino ad ora descritte, risultano in più punti ricoperte da una coltre di depositi trasgressivi quaternari, denominati localmente “tufi”.

I depositi tufacei, talora in sensibile discordanza angolare, sono costituiti da calcari arenacei o arenaceo argillosi più o meno cementati, bianchi, giallastri o rossastri con frequenti livelli fossiliferi. Quando le parti pelitiche diventano predominanti, si hanno livelli di marne argillose.

Al di sopra delle calcareniti, anche se in zone morfologicamente più basse, si rinvengono come precedentemente detto, “le argille di Rutigliano”; ovvero depositi di natura sabbioso-limosa e/o argillosa, di colore grigio sporco e con numerosi fossili marini che hanno spessore di poche decine di metri.

La presenza di numerosi pozzi per acqua scavati a mano e di modesta profondità comprova la natura argillosa del deposito (8 – 10 m dal p.c.) e fornisce utilissime indicazioni per eventuali azioni di salvaguardia dell’acquifero profondo.

Polignano

L’intera zona di Polignano è caratterizzata dalla presenza di una fascia litoranea sub-pianeggiante, che si allunga in direzione nord-ovest e che si eleva in maniera dolce ed abbastanza continua verso l’interno, dove si incontra una piattaforma costituita da un gradino tettonico che coincide con un’antica linea di costa.

L’intera area evidenzia caratteri morfologici variabili in relazione alla natura litologica e all’assetto strutturale delle formazioni affioranti a cui sono legati i fenomeni carsici, quelli erosivi e l’azione modellatrice del mare .

Gli affioramenti sono caratterizzati da rocce calcaree del Mesozoico (Turoniano-Cenomaniano) che appartengono alla serie litostratigrafica denominata “Gruppo dei Calcari delle Murge”.

Questi ultimi costituiscono un imponente complesso sedimentario, prevalentemente detritico, ben stratificato e distinto in varie unità litostratigrafiche.

L’intera serie carbonatica che affiora su tutto l’altopiano murgiano, risulta localmente coperta da placche Pleistoceniche trasgressive costituite per lo più da litotopi calcarenitici e da depositi terrosi eluviali e colluviali.

Nella zona interna del territorio di Polignano sono presenti, invece, i “calcari di Mola”

(Turoniano inf .- Cenomaniano sup.), localizzati in alcuni esigui affioramenti circostanti con giacitura in trasgressione sui termini cenomaniani del Calcare di Bari il cui contatto è segnato da una breccia calcarea di limitato spessore.

Dal punto di vista litologico, i calcari di Mola sono calcari detritici a grana fine con frammenti di rudiste, il cui ambiente di sedimentazione è di facies costiera e l’età è riferita al Cretaceo superiore.

Lungo la fascia costiera affiorano estesamente i “Tufi delle Murge” (Pleistocene) che sono da riferire al nuovo ciclo sedimentario che ha interessato la serie calcarea Mesozoica dapprima per tutto il Terziario, con una prolungata erosione e, solo al termine di questo periodo (Quaternario) con una ingressione marina che ha lasciato vasti affioramenti detritici.

Fra le formazioni continentali sono presenti e quindi distinguibili, alcuni depositi alluvionali, eluviali e colluviali. I depositi alluvionali sono costituiti da depositi terrosi e ciottolosi di esiguo spessore prodotti dal disfacimento dei calcari e dei tufi delle Murge che di solito si trovano nei fondovalle dei solchi erosivi (lame), sui calcari e sui depositi Pleistocenici.

Tra le incisioni più importanti si evidenziano quella che ha origine in località “C.S. San Luigi”

e si sviluppa in località “Quintivalle”; quella ubicata in località “Pozzo Cavaliere”, con sviluppo fino alla “Fratta”; quella con andamento molto sinuoso che parte da “Mass. Crocifisso” e prosegue fino al mare e, infine si nota la lama che da casa “San Luca” giunge sino al mare a sud di San Vito, con un percorso ben inciso e con un reticolo molto sviluppato. Oltre ai solchi erosivi il territorio è caratterizzato dalla presenza di bacini endoreici di piccole dimensioni e da numerose doline.

La maggior parte delle doline presentano disposizione irregolare e sono concentrate più che altro nell’entroterra, nella fascia altimetrica compresa tra 150 e 200 m s.l.m. lungo una direzione prevalentemente parallela alla linea di costa.

Alle forme superficiali fin qui descritte, si affiancano diffuse forme sotterranee, rappresentate da cavità a sviluppo sia orizzontale che verticale.

Le aree di maggiore diffusione di tali forme sono localizzate lungo la linea di costa, ove la

La densità e distribuzione di tali ipogei è irregolare, in quanto legata a molteplici fattori che ne determinano la formazione.

Infatti i lineamenti tettonico - strutturali, i caratteri litostratigrafici ed il cambiamento del livello di base delle acque marine, giocano nel complesso, un ruolo determinante nella genesi e distribuzione delle differenti cavità.

Nel complesso tutte le forme di paesaggio descritte rappresentano gli effetti di un modellamento costiero prodottosi in più fasi per i ripetuti fenomeni di sollevamento regionali, interferenti con oscillazioni glacioeustatiche del livello marino.

La composizione carbonatica delle rocce costituenti il territorio ha favorito lo sviluppo di forme carsiche sia superficiali che profonde. Le formazioni del basamento carbonatico affioranti nell’area mostrano uno stile tettonico caratterizzato da pieghe blande e da faglie a debolissimo rigetto. Frequenti sono i sistemi di fratturazione, le inclinazioni sono generalmente deboli (<15°) e gli strati tendono ad assumere un assetto monoclinale, con immersione a S-SO, in particolar modo nella parte meridionale del territorio. La notevole uniformità litologica dei terreni carbonatici rende difficoltosa l’individuazione della geometria dei corpi, per cui non è agevole definire con sufficiente attendibilità i blocchi sollevati e misurarne il rigetto.

Le faglie possono essere evidenziate in modo indiretto, in corrispondenza di brusche variazioni dell’assetto degli strati.

I rigetti per la massima parte non superano qualche decina di metri, l’andamento dei piani di faglia indica che si tratta di faglie sub-verticali, di cui si riconoscono due sistemi principali NO SE e SO-NE.

L’intera area è stata interessata da un generale sollevamento polifasico ancora in atto, testimoniato dai terrazzi marini. Tra i sistemi di fratture, quello più accentuato si sviluppa con

decorso nord-sud e che si incrociano a decorso trasversale est-ovest, con direzioni secondarie e punti di irradiazione o di concentrazioni di più fratture o più sistemi di fratture.

Sono inoltre presenti lacerazioni dovute ad effetti tensionali localizzati che tendono ad espellere le scaglie rocciose frantumate a causa di lievi movimenti torsionali e/o deformativi con relativo spostamento dei lembi a contatto.

Litologicamente la roccia in affioramento presenta alternanza di orizzonti più compatti e di spessore decimetrico con orizzonti più teneri di spessore centimetrico.

Tra le discontinuità prevalgono decisamente le superfici di strato orizzontali con sistemi di discontinuità minori, verticali od inclinate, tra loro ortogonali con frequenza legata allo spessore dello strato e con indice di discontinuità non sempre pari all’unità.

In taluni casi le condizioni di separazione sono da ricondurre a sistemi irregolari che danno origine ad una latente frattura concoide.

Monopoli

La zona in oggetto corrisponde all’intera fascia costiera del territorio del comune di Monopoli. Lo schema geologico e litostratigrafico dell'area in studio è caratterizzato dalla presenza di un esteso substrato di rocce del Cretaceo ascrivibile al Calcare di Bari.

Le unità litologiche osservate nell'area, descritte e riportate nell'ordine di Sovrapposizione riconosciuto sul terreno, sono costituite da:

- Depositi continentali: depositi alluvionali, sabbie e dune (Olocene);

- Unità del Ciclo Bradanico: Calcarenite di Gravina (Pleistocene inf.);

- Unità dell'Avampaese Pugliese: Calcare di Bari (Cretaceo inf.).

Il Calcare di Bari affiora nella parte nord occidentale dell'abitato di Monopoli e nella porzione sud occidentale dello stesso tessuto urbano, mentre sporadici affioramenti sono ubicati a nord della Mass. Belvedere e di V.la Susca.

Tale formazione è classificabile come calcare micritico di colore bianco; si presenta fittamente stratificato con livelli da qualche centimetro a pochi decimetri mostrando, come struttura sedimentaria, una fitta laminazione.

Nel suo insieme il Calcare di Bari mostra di essersi deposto in ambiente di piattaforma costiera o in ambiente lagunare.

Le misure di strato mostrano una giacitura suborizzontale ed immergente verso W-SW. La Calcarenite di Gravina, di età infrapleistocenica, in un primo momento è stata definita come

"Tufi delle Murge" e datata al Milazziano.

Quest’ultima è l'unità sedimentaria con la quale inizia il ciclo trasgressivo pleistocenico e si sviluppa, dall'attuale linea di costa, fino a circa 4 Km verso l'interno; in trasgressiva sul calcare cretaceo.

Elemento caratterizzante la stratigrafia è la fitta laminazione incrociata a basso angolo. Nella lama in prossimità di Porto Giardino questo livello ha una potenza di circa 40 cm, è posto ad una altezza di circa 2 m dal fondo della lama ed ha granulometria fine con assenza di fossili la cui struttura sedimentaria è attribuibile probabilmente ad un ambiente con elevata energia (battigia).

I depositi alluvionali sono prevalentemente arenacei con ciottoli calcarei di piccole dimensioni, indicativi di scarso trasporto, derivante dal disfacimento dei calcari e delle calcareniti; questo materiale si accumula sul fondovalle dei solchi erosivi, (le lame), presenti nell’area.

Dal punto di vista morfologico il litorale monopolitano è quasi completamente roccioso, frastagliato e ben articolato e termina a mare con scarpate sub-verticali, in corrispondenza delle quali si rivelano sovente fenomeni di crollo di blocchi di notevoli dimensioni. Il fenomeno è soprattutto accentuato in corrispondenza di anse irregolari, ove il moto ondoso ha operato lungo i piani di discontinuità allargando progressivamente i giunti di strato (fratture), fino a determinare anfrattuosità più o meno marcate

In direzione perpendicolare alla linea di costa le linee di frattura si presentano spesso sotto forma di evidenti solchi superficiali, generalmente poco profondi. Caratteristico è lo sbocco a mare costituito da baie sabbiose che si alternano a strette insenature scogliose.

In corrispondenza del livello medio del mare, lungo la costa alta e rocciosa, sono presenti solchi di battigia, e scanalature dovute, in parte, all'attacco chimico delle acque marine e, in parte, all'erosione meccanica operata dal moto ondoso

Numerose sono anche le grotte che insistono sul litorale.

L'azione del moto ondoso sull'ammasso roccioso ha provocato, in zone a minore resistenza e/o maggiormente carsificate, la formazione di archi naturali le cui volte sono destinate a crollare, isolando così alcuni scogli.

L'abrasione è particolarmente pronunciata in corrispondenza della linea di battigia ed è agevolata dal trasporto solido (di diverse dimensioni, eroso e crollato) che, contribuisce, insieme all'acqua del mare, al modellamento costiero attuale.

Talvolta in corrispondenza dei bassi terrazzi calcarenitici si osservano superfici istoriate da vaschette dal fondo lisciato, ora raggruppate per erosione dei setti divisori, ora collegate da solchi e parzialmente ricoperte di acqua Segni di terrazzamento marino si individuano prevalentemente lungo il tratto di costa centro meridionale, evidenziati dalla presenza di solchi di battigia e piattaforme di abrasione marina. La struttura della costa alta è frammista a piccole spiagge sabbiose; queste sono presenti nelle cale e nelle strette rientranze che si sviluppano dalla località Capitolo, verso nord-ovest.

A sud-est di Capitolo, invece, la costa diventa bassa e sabbiosa; analoga situazione si ripete con continuità lungo il litorale fino al limite dell'area del territorio monopolitano.

Sulle coste basse l'abrasione marina si esercita in maniera meno appariscente ma ugualmente efficace, essa agisce soprattutto sui materiali detritici sottratti dal mare alle terre emerse. Le onde rimaneggiano con continuità i materiali, frantumandoli; in alcuni tratti del litorale sabbioso sono ben visibili elementi calcarenitici in via di erosione.

Le sabbie della zona hanno granulometria molto fine e colore giallastro; per l’intera larghezza della spiaggia variabile tra i 3 e 6 m.

Il retrospiaggia è chiuso da un cordone dunare, di formazione recente, di altezza media variabile da 1.5 a 4 metri che si presenta costituito da un deposito arenaceo di origine eolica dell’Olocene.

In località "I Pantanelli" nell'area sud-orientale a monte del retroduna, sono localizzate aree depresse in cui si accumulano le acque meteoriche che non riescono a defluire verso mare.

Nel passato i depositi pleistocenici costieri sono stati interessati da attività estrattiva con coltivazione a fossa (cava per l’estrazione di calcarenite ubicata a sud della località Torre Cintola).

4.3. Ecosistemi naturali

Nell’inquadrare il territorio in esame , dal punto di vista naturalistico, si è prestata particolare attenzione alla valutazione delle azioni che il mare esercita sul litorale e alla presenza di specie acquatiche di grande interesse naturalistico che con il loro ciclo biologico influenzano il sistema ambientale e danno valore alla biodiversità.

L’analisi delle condizioni attuali e spontanee di flora e fauna individuano le tipologie vegetazionali presenti e per caratterizzare le azioni che l’uomo può esercitare per favorire l’evoluzione naturale.

La parte di costa che si affaccia sull’Adriatico è caratterizzata da un clima mediterraneo classificabile nella regione xerotermica e più precisamente nella sottoregione termomediterranea, in cui il periodo estivo di aridità è piuttosto pronunciato e le precipitazioni sono concentrate nel periodo invernale.

Anticamente il territorio era interamente coperto dalla vegetazione spontanea, (la macchia mediterranea), che, a seconda della specie dominante, era alta o bassa. Nella macchia alta, dominavano: leccio, corbezzolo, biancospino, pruno, fragno, roverella, olivastro, alloro, mirto, fillirea e lazzeruolo; mentre nella macchia bassa, che arriva fino alla costa, dominavano:

lentisco, ginestra, timo (viburno), rovo, cardo, cisto, cappero, rosa canina.

Nel comune di Mola di Bari, in località Cala Padovano si incontrano le specie di vegetali tipiche degli ambienti ricchi di salsedine: l’atreplice portulacoide, la coda di lepre, lo statice comune (limonella), il finocchio marino, l’avena fatua, il papavero,i muscari, l’orzo sorcino, le piantaggini, i grandi cespi di erba viperina e la vetriola minore (paretaria).

Nella zona di Mola, a pochi km. da Cozze, la gravina di “Monsignore” è quasi completamente ricoperta da una fitta vegetazione spontanea. La zona di sbocco della gravina è costituita da una stretta insenatura denominata “cala delle Alghe” .

Il bassopiano e l’altopiano sono quasi completamente occupati dalle colture; invece la zona costiera e la zona delle serre, rispettivamente per la vicinanza al mare e per la forte inclinazione del pendio e la costituzione dei terreni, conservano un aspetto più simile a quello naturale. L’intera zona pianeggiante viene coltivata ad ortaggi, ulivi, mandorli, carrubi ed ortaggi; mentre la fascia boschiva, caratterizzata da macchia mediterranea, divide la zona pianeggiante dalla zona collinare. Nella parte collinare, dove vengono praticate svariate colture, sia arboree che erbacee, comprendenti grano, avena, orzo, erbai. mandorli, ciliegi, ulivi e diverse specie di alberi da frutta oltre che vigneti.

La flora è costituita da colline coperte di fertili frutteti e piccoli vigneti. La restante parte è caratterizzata da una ricca e abbondante macchia mediterranea, costituita da suffrutici, come il lerice, il corbezzolo, il lentisco, o da alberi sempreverdi, olivo o alloro.

Il sottosistema in esame comprende le aree costiere interessate da ingressioni marine che hanno lasciato evidenti segni di terrazzamento. Si tratta di un’ampia area terrazzata che interessa il territorio indagato da Mola fino al confine con la provincia di Brindisi. Queste superfici si elevano sino alle quote di 200 m. s.l.m., dove si incontra un’alta scarpata, con copertura forestale a macchia mediterranea, che giunge sino a 370 m di quota, al di sopra della quale si trovano le aree appartenenti al paesaggio delle Murge basse. La scarpata tende a ridursi in direzione da nord ovest a sud est.

All’interno del sottosistema sono riconoscibili diversi livelli di aree terrazzate, alcune delle quali corrispondono a un cambio di substrato litologico : i calcarei prevalgono nella parte più interna, le calcareniti nella porzione più esterna, verso il litorale. Le aree terrazzate possono così essere suddivise in due livelli principali, il primo caratterizzato da un substrato a calcarenite (“Tufi delle Murge”) e il secondo da calcari cretacei (Calcari di Bari). All’interno di ognuno di questi livelli sono identificabili altri livelli separati da lievi gradini con pendenze in genere limitate, che non presentano una significativa differenziazione dei suoli.

Ad esclusione delle aree più prossime alla scarpata di separazione dalle Murge basse, la morfologia risulta nel complesso pianeggiante o debolmente ondulata; sono presenti incisioni

talvolta profonde anche 10-15 m. L’uso del suolo prevalente è a oliveti, sono diffusi anche i seminativi e le colture orticole e i vigneti nella fascia costiera.

I suoli presenti nelle aree terrazzate, che si estendono parallelamente alla costa, a partire da Mola di Bari fino a giungere al confine con la provincia di Brindisi, sono il risultato dell’azione di pedogenesi su due substrati geolitologici differenti. Le aree terrazzate hanno una litologia rappresentata da “Tufi delle Murge” (depositi calcareo-arenacei e calcareo-arenacei-argillosi del Pleistocene) e “Calcari” (calcari di Bari e, in minor misura, calcari di Mola). I suoli che si sono originati su questi due substrati appartengono all’ordine degli Inceptisuolo, Alfisuoli e Mollisuoli. Anche in queste aree si ha una notevole variabilità nella profondità dei suoli

Vegetazione marina

Nel mare, lungo il litorale costiero di interesse, fino a 50 m di profondità, si sviluppa una delle più importanti piante endemiche, che rientra tra le quattro fanerogame spontanee del mar Mediterraneo: la Posidonia oceanica.

La Posidonia oceanica si trova per lo più su fondali mobili (sabbiosi e melmosi) e i suoi rizomi che hanno la capacità di crescere sia in verticale che in orizzontale, si intrecciano strettamente fra loro, formando con il sedimento intrappolato dalle foglie una sorta di terrazze sottomarine chiamate “mattes”, alte anche diversi decimetri.

In Puglia vengono indicate 16 praterie di Posidonia, 9 delle quali sono in buone condizioni di salute con estensioni pari al 65% della estensione complessiva, le restanti praterie, hanno condizioni di salute mediocri, scarse o cattive.

In particolare, nel tratto di mare prospiciente il tratto costiero di Mola di Bari, Polignano a

In particolare, nel tratto di mare prospiciente il tratto costiero di Mola di Bari, Polignano a

Nel documento COMUNE DI POLIGNANO A MARE PROVINCIA DI BARI Lavori di messa in sicurezza ed adeguamento della pista ciclabile su via San Vito. Progetto Esecutivo (pagine 13-25)