Tipologie di interventi

Nel documento REGIONE LAZIO. Comune di SANT'ELIA FIUMERAPIDO Provincia di Frosinone (pagine 16-21)

4. INTERVENTI

4.2 Tipologie di interventi

In letteratura troviamo numerose classificazioni in merito alle diverse tipologie di interventi, ma le più diffuse sono quelle che distinguono gli interventi in:

• Opere ATTIVE: intervengono all’origine del problema provvedendo ad impedire il distacco degli elementi lapidei dal versante;

• Opere PASSIVE: intercettano o deviano i massi che si siano mobilizzati con interventi localizzati prevalentemente alla base dei pendii o delle pareti rocciose.

Tra gli interventi di difesa attiva possiamo elencare:

• Interventi che modificano la geometria del versante;

• Interventi che modificano la resistenza meccanica;

• Interventi che modificano le condizioni piezometriche;

• Interventi che agiscono sulla superficie dell’ammasso roccioso per proteggerlo contro l’alterazione.

Le difese di tipo passivo si distinguono invece in:

• Riprofilatura del versante con la creazione di berme intermedie;

• Installazione di barriera paramassi a rete con diverse tecnologie di smorzamento dell’energia cinetica dei blocchi;

• Muri di protezione;

• Gallerie artificiali;

• Trincee;

• Rilevati in terra (rinforzata o non rinforzata), scogliere, terre armate, muri cellulari;

• Reti in aderenza e rafforzamenti corticali.

4.2.1 Sistemi di difesa attiva

4.2.1.1 Interventi che modificano la geometria del versante

Lo scopo di una variazione della geometria di un fronte di scavo o di un fronte naturale è la riduzione delle forze instabilizzanti e/o l’eliminazione di volumi di roccia instabili di varia grandezza.

Gli interventi di questo tipo sono:

• La riprofilatura di un versante intero (con rimodellazione con l’uso di esplosivo o abbattimento meccanico);

• La rimozione di singoli grandi volumi rocciosi instabili mediante operazioni manuali;

• Il disgaggio sistematico di piccoli elementi rocciosi (intervento tra i più diffusi).

La riprofilatura di un versante richiede un’attenta valutazione delle forze instabilizzanti agenti sui cinematismi generati dalle discontinuità, controllando che esse siano ridotte aumentando adeguatamente il coefficiente di sicurezza e che la geometria risultante sia stabile a lungo termine. Il disgaggio dalle pareti rocciose di blocchi di varia grandezza

consiste nella rimozione di elementi instabili o potenzialmente instabili presenti in parete, al ciglio, o accumulatisi nelle berme intermedie.

4.2.1.2 Interventi che modificano la resistenza meccanica del versante

Il principio di base di questa tipologia di interventi è l’inserimento nel volume roccioso instabile di elementi esterni che contribuiscono ad aumentarne la stabilità. La scelta dell’elemento di sostegno dipende dalle caratteristiche geomeccaniche e dal livello di instabilità del versante, ma in generale si può affermare che questo tipo di interventi è consigliabile nel caso in cui l’ammasso roccioso abbia un elevato grado di fessurazione interna. In tal caso infatti, attraverso l’inserimento di chiodi, bulloni, o tiranti, la forza destabilizzante che si sviluppa sulla superficie di discontinuità a causa dello scivolamento verso valle del volume critico viene equilibrata. Si può ricorrere anche ad iniezioni nell’ammasso roccioso di miscele appositamente realizzate (sospensioni, soluzioni, emulsioni) che ripristinano la continuità materiale in corrispondenza dei vuoti aumentandone la resistenza meccanica. Un’ulteriore metodologia di difesa contro l’instabilità dei blocchi lapidei è la realizzazione di una copertura superficiale di calcestruzzo spruzzato (Spritz Beton), che impedisce il distacco dei volumi instabili e costituisce una protezione contro gli agenti atmosferici.

L’utilizzo di “spritz beton” rappresenta un sistema efficace che comporta tuttavia un forte impatto visivo nel contesto dell’ambiente, naturale o urbano, circostante.

4.2.1.3 Interventi che agiscono sulla superficie dell’ammasso roccioso per proteggerlo contro l’alterazione

Come noto gli agenti atmosferici rappresentano un elemento destabilizzante nei confronti dell’equilibrio di un versante roccioso, e per questo anche un pendio in condizioni geostatiche non preoccupanti può venire a trovarsi in condizioni critiche se particolarmente esposto a gli agenti atmosferici. Le opere di protezione dall’alterazione sono messe in opera principalmente per tre obiettivi:

• Porre l’infiltrazione ed il ruscellamento delle acque meteoriche sotto controllo tramite impermeabilizzazioni superficiali, rivegetazione della superfici dell’ammasso o costruzione di sistemi drenanti, di raccolta e smaltimento delle acque;

• Impedire o limitare l’azione degli agenti esterni quali vento, pioggia e gelo mediante impermeabilizzazioni, protezione con manto naturale di vegetazione o protezione con manto artificiale (per esempio usando calcestruzzo proiettato);

• Impedire l’innesco di fenomeni di rottura progressiva dalla superficie verso l’ammasso, con l’uso di reti in aderenza ad anelli oppure maglia esagonale, sia semplici sia doppia trazione, eventualmente rinforzate con reticolo di fune, o anche con reti in pannelli di fune, calcestruzzo proiettato (semplice o fibrorinforzato) o interventi di chiodatura diffuse. Le reti in aderenza a maglia esagonale, semplici o a doppia trazione, sono le opere più diffuse, malgrado non esistano linee progettuali complete che forniscano metodologie in grado di valutare l’effettivo aumento del fattore di sicurezza: alcuni metodi di calcolo sono in fase di sviluppo.

Figura 5 Rivestimento in rete semplice

Le reti sono usate essenzialmente per guidare piccoli blocchi di roccia verso il piede del pendio, ed evitarne il crollo sulle vie di transito. In questo senso svolgono un ruolo di tipo passivo; quando invece la rete metallica viene ancorata saldamente al versante in più punti e posta in tensione, essa contribuisce anche ad evitare ulteriori distacchi di porzioni rocciose, svolgendo così una funzione attiva. In questo caso si parla di rafforzamenti corticali.

Figura 6 Rivestimento in rete rinforzata

4.2.2 Sistemi di difesa passiva

Come ormai noto gli interventi di tipo passivo hanno come funzione principale quella non di prevenire il distacco dei massi ma di intercettare ed arrestare gli elementi lapidei ormai in moto sul pendio.

Possiamo distinguere tre fondamentali tipi di intervento:

• Valli e rilevati paramassi

• Gallerie paramassi

• Barriere paramassi

intercettare frammenti rocciosi o piccoli massi che potrebbero superare la struttura difensiva.

Figura 7 Rilevato paramassi in terra rinforzata e rilevato paramassi con barriera

5 . INTERVENTI DA ESEGUIRE SUL VERSANTE IN ESAME

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