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Sono state somministrate le seguenti scale:

a) disturbi psichiatrici in asse I (MINI) e II (SCID II)

b) scala dimensionale per irritabilità, ansia e depressione (IDAS)

c) scale per le somatizzazioni e disturbi dissociativi somatici: TAS (Toronto Alexitimia Scale), amplificazione somatica (SSAS) ed sintomi dissociativi, somatici (SDQ-20). Di questa esplorazione verranno considerati in questa trattazione solo i risultati della SDQ-20.

d) scale di misurazione del dolore: valutazione unidimensionale VAS, multidimensionale QUID, coping del dolore (MPI) e cold pressure pain test per soglia e tolleranza. In questa trattazione saranno elaborati i dati relativi al questionario QUID e com pressure test

e) scale per l’attenzione e la memoria: Mini Mental state examination (MMSE), Stroop Word color test, Memorie di cifre della WAIS, DRM di Deese-Roediger-McDermott e paradigma del diretto dimenticare per la

38 valutazione della memoria episodica, amnesia post ipnotica.

f) scala per la valutazione della suscettibilità ipnotica e amnesia post- ipnotica: Stanford A

2.1. Indagine generale

- Scheda clinico-anamnestica

La scheda prevede la raccolta dei dati anagrafici (nome, cognome, sesso, età, nazionalità, convivenza, stato civile, anni di scolarità, stato sociale). Ad essa segue una sezione riguardante la comorbidità psichiatrica. Le diagnosi e i disturbi contemplati sono quelli previsti dal DSM IV per l’asse I e DSM III R per l’asse II.

Per ogni patologia indagata è riportato il momento di insorgenza indicato in giorni, mesi od anni rispetto alla data di ammissione.

Infine è esplorata la familiarità (parenti di I e II grado) relativamente a tutte le sindromi prese in considerazione.

Segue la sezione relativa ai trattamenti: la categoria dei farmaci utilizzati, il loro nome commerciale e i possibili eventi avversi ai farmaci stessi, la presenza di trattamento psicoterapico.

Successivamente vengono riportati la diagnosi di dolore,

l’inizio del dolore in termini di giorni, mesi od anni rispetto alla data di ammissione, le sedi della patologia dolorosa, la presenza e il numero di tender points, la presenza di eventuali sintomi neurologici (manifestazionivegetative, allodinia, iperalgesia), l’andamento stagionale del dolore

(peggioramento invernale/estivo - peggioramento ai cambi di stagione - nessuna variazione).

- Stressful Life Events Screening Questionnaire-Revised

39 (SLESQ-R) (Gordon e coll., 1998) è un questionario di autovalutazione costituito da 13 items e misura gli eventi traumatici life-time.

Vengono presentati 2 items di eventi generali e 11 specifici che indagano incidenti mortali, abusi fisici e sessuali, osservazione di eventi accaduti ad altri in cui vi fosse violenza fisica, minaccia e rischio di morte. Questo questionario ha il vantaggio di indagare gli eventi traumatici maggiori in accordo con il criterio A del DPTS.

Per ogni evento viene chiesta una risposta dicotomica (si/no), l’età del rispondente e quando è successo; vengono inoltre chieste altre informazioni come: la frequenza dell’evento traumatico, la durata, se vi sono stati dei morti o ospedalizzazione etc. Nella nostra intervista viene anche richiesto se c’è stato un periodo di amnesia per l’evento (item 14); in accordo con gli autori il test viene utilizzato come test di screening.

2.2. Valutazione del dolore

- Cold Pressure Pain Test (misurazione della soglia e della tolleranza) Permette la misurazione della soglia e della tolleranza del dolore per mezzo di uno stimolo freddo doloroso (cold). Il test viene somministrato secondo il metodo di Woolf (Woolf et al., 1984; Sternberg et al., 1998). La temperatura della mano del soggetto (arto non dominante) viene standardizzata mediante immersione in una vaschetta contenente acqua ad una temperatura di 37°+ 0,5°, per due minuti. La stessa mano viene successivamente immersa fino al polso in una vaschetta contenente acqua e cubetti di ghiaccio ad una temperatura di 0°+ 0,5°. Al soggetto è chiesto di segnalare allo sperimentatore il momento esatto in cui la sensazione iniziale e naturale di freddo si trasforma in sensazione dolorosa. Il tempo trascorso dall’immersione della mano alla percezione del dolore viene identificato come soglia dolorifica. Da questo momento in poi, viene chiesto al soggetto di continuare a tenere la mano immersa nel ghiaccio ed è istruito a toglierla solo quando il dolore diventa insopportabile. Il tempo

40 trascorso dall’immersione della mano in acqua ghiacciata, sino alla retrazione di questa è definito come tolleranza. Dopo 2 minuti, ai soggetti che non hanno ancora ritirato la mano, è chiesto di farlo (ciò era esplicitamente detto loro all’inizio della prova).

2.3. Valutazione della psicopatologia e somatizzazioni

- M.I.N.I. (Mini International Neuropsychiatric Interview, versione 5.0.0, D.V. Sheehan e Y. Lucubriere, 1994; adattamento italiano a cura di L. Conti, A. Rossi e P. Donda, 1998)

Il M.I.N.I integrato dalla sezione per i disturbi somatoformi del MINI PLUS è un’intervista clinica strutturata breve per la diagnosi dei disturbi psichiatrici sia per l’Asse I del DSM IV che per l’ICD-10. Lo strumento ha una struttura modulare ed ad ogni modulo corrisponde un’area diagnostica.

Per ogni area lo strumento prevede la formulazione di una o due domande preliminari (o di ingresso):

la risposta negativa a queste domande indica l’assenza della relativa diagnosi ed in relazione al tipo di disturbo considerato si passa a quella successiva;

la risposta positiva, al contrario, indica la possibile presenza della diagnosi e si devono porre, perciò, le ulteriori domande che servono a stabilire la presenza o meno dei criteri in base ai quali quella specifica diagnosi può essere riferita. È possibile il verificarsi di situazioni di comorbidità, per cui risulta necessario indagare tutte le aree diagnostiche eccetto quelle per cui esistono criteri preclusivi come, ad esempio, il Disturbo d’Ansia Generalizzata (GAD), in presenza di un qualsiasi altro disturbo d’ansia, ed il Disturbo Algico.

Il MINI consente la diagnosi di 14 disturbi in Asse I, un disturbo in Asse II, il Disturbo Antisociale di Personalità (incluso per la sua stabilità nel tempo ed il Rischio Suicidario) e, laddove necessario, consente di fare

41 diagnosi attuali e “lifetime”.

Gli items del MINI sono di tipo dicotomico (si/no) e la sua somministrazione richiede circa 15 minuti (Sheehan et al., 1994; 1998).

- SCID II Questionario (Intervista clinica strutturata per il DSM III-R: Disturbi di Personalità ( Spitzer R.L. et al., 1990. Adattamento italiano a cura di Fava M. et al., 1993).

Nasce come intervista strutturata che indaga i disturbi di personalità secondo i criteri del DSM III-R. La nuova classificazione del DSM IV dei disturbi di personalità (Asse II) prevede, come per il DSM III-R una suddivisione in gruppi, chiamati cluster:

a) paranoide, schizoide e schizotipico: i soggetti di questo gruppo appaiono spesso stravaganti ed eccentrici;

b) antisociale, borderline, istrionico e narcisistico: questi soggetti appaiono drammatici, emotivi ed erratici;

c) evitante, dipendente ed ossessivo-compulsivo: questi soggetti appaiono estremamente ansiosi o timorosi.

In questo ultimo gruppo il DSM IV prevede una categoria chiamata “disturbo di personalità non altrimenti specificato” che comprende il disturbo passivo-aggressivo (già incluso nel DSM III-R), il disturbo sadomasochistico, il disturbo sadico, il disturbo organico ed il disturbo depressivo di personalità.

In questo studio è stata utilizzato lo SCID II in forma di questionario da compilare in autovalutazione, costituito da 115 items a risposta dicotomica (si/no). Per le prime 101 domande, al soggetto viene richiesto di rispondere facendo riferimento al tipo di persona che è abitualmente (nel passato e nel presente), mentre, per le restanti 12 domande che vanno ad indagare il disturbo antisociale di personalità, la consegna è di rispondere tenendo conto dei primi 15 anni di vita (infanzia e prima adolescenza).

42 - SDQ-20

La Somatoform Dissociation Questionnaire 20 è una scala di autovalutazione che misura il grado di dissociazione somatoforme. E’ stato sviluppato da Nijenhuis et al. (1996; 2000) che ha introdotto il termine dissociazione somatoforme per designare i sintomi dissociativi che coinvolgono il corpo e che non possono essere spiegati da disturbi organici.

Nell'ultimo decennio c'è stata un crescente riconoscimento della dissociazione somatoforme riconosciuta e concettualizzata come un fallimento nel motore sensoriale e di integrazione ed è considerato collegato a traumi psicologici con minaccia o pericolo per la propria vita.

La dissociazione somatoforme è un processo psicologico che caratterizza diversi disturbi, quali la fuga psicologica, l’amnesia dissociativa o il disturbo dissociativo di identità, il disturbo da somatizzazione, il disturbo da conversione o il post-traumatic stress Disorder (PTSD) (Espirito Santo et al., 2007).

- IDAS

Alla base della Irritability- Depression-Anxiety Scale - IDAS (Snaith et al., 1978) c’è la convinzione che l’irritabilità sia una componente sottostimata dei disturbi affettivi ed ansiosi; gli Autori hanno proposto perciò questa scala di autovalutazione di 14 items che esplorano, oltre all’ansia ed alla depressione (5 items ciascuna), l’irritabilità auto ed eterodiretta (4 items). Il periodo esplorato è quello dell’ultima settimana ed il punteggio è espresso su di una scala a 4 punti (0-3); nella scheda di rilevazione la risposta ai singoli items è disposta in modo tale da rendere immediato il calcolo del punteggio totale di ogni subscala (ansia, depressione e irritabilità).

La subscala per la depressione riflette in larga misura l’anedonia, che può essere considerata come l’espressione più diretta della depressione "biogena" e che, presumibilmente, è la componente che meglio dovrebbe

43 rispondere agli antidepressivi. Poiché la scala è stata studiata anche per l’impiego con pazienti affetti da patologie somatiche, sono stati esclusi items (quali insonnia, perdita dell’appetito, eccetera) che potessero essere in rapporto alla patologia somatica, in modo da poter meglio studiare la depressione associata a tale patologia. La scala ha mostrato ottime caratteristiche psicometriche.

2.4. Valutazione delle funzioni cognitive

- Mini Mental State Examination (MMSE) (Folsten e coll., 1975)

L’MMSE è composto da 11 items suddivisi in due parti, verbale e performance, che indicano l’orientamento, la memoria a breve termine, l’attenzione, la concentrazione, il calcolo mentale, il linguaggio e l’attività motoria. Il punteggio massimo è pari a 30, punteggi inferiori a 24 sono indice di disturbi cognitivi. Lo strumento permette di quantificare le capacità cognitive del soggetto e di individuare eventuali disturbi funzionali. E’ di facile e rapido impiego e si è dimostrato sensibile ed affidabile sia in ambito diagnostico che negli studi longitudinali.

- Stroop Color-Word Interference Test (Stroop, 1935),

Viene richiesto al soggetto di leggere una lista di nomi di colori, quindi di nominare gli stessi colori rappresentati in piccole macchie ed infine di nominare il colore dell’inchiostro con cui è scritto il nome ma il colore è diverso dal nome (p. es.: la parola “blu” stampata con inchiostro rosso, la parola “rosso” stampata con inchiostro verde). La velocità con cui il terzo compito viene eseguito è minore di quella degli altri due e questo fenomeno ha stimolato molti esperimenti sull’attenzione (Duncan-Johnson e Kopell, 1981). Viene calcolato il tempo di esecuzione del compito, gli errori di omissione (la non lettura di una parola o un colore) e gli errori di commissione (leggere una parola al posto di un’altra o un colore al posto

44 di un altro)

- Ripetizioni di cifre

Il test si suddivide in due parti: ripetizione diretta e ripetizione inversa. Ciascuno dei due compiti è a sua volta composto da due serie di 7 items di difficoltà crescente. Ciascun item è composto da una serie di numeri che il soggetto deve ripetere in modo diretto o inverso.

Il punteggio finale della prova viene attribuito dalla somma dei punteggi ottenuti separatamente alle due parti del test.

Il test fornisce informazioni circa le prestazioni della memoria a breve termine uditiva e dell'attenzione. E’ un test utilizzato per la valutazione della memoria da lavoro. Più specificatamente, per il compito di ripetizione diretta viene di norma utilizzata la memoria subvocale, mentre per il compito di ripetizione inversa può essere utilizzata una codifica delle informazioni di tipo verbale o spaziale.

- Paradigma DRM di Deese-Roediger-McDermott (1959, 1995).

Il falso ricordo viene elicitato attraverso il libero ricordo creato mediante la procedura associativa di priming. In questa procedura ai partecipanti viene fornita una lista di parole contenenti una parola associata comunemente ma non presentata. La parola associata agli altri items e che non è presentata viene definita parola target o esca critica. Ad esempio in una lista di parole quali:

Aspro, candito, zucchero, amaro, buona, gusto, dente, buono, miele, soda, cioccolato, cuore, pasticcio, aspro, torta. La parola non presentata (target) è dolce. Dopo il periodo di studio, ai partecipanti viene chiesto di ricordare le parole somministrate. Nonostante l’immediato ricordo, i partecipanti avranno un falso ricordo inserendo dolce nella lista di parole e descrivendo il ricordo con convinzione (Roediger & McDermott, 1995).

45 - Paradigma del diretto dimenticare (Bjork RA, 1989)

Il Diretto Dimenticare (Direct Forgetting o DF) è un paradigma che esplora la capacità intenzionale di dimenticare e spesso è usato per valutare la memoria autobiografica (McNally e coll., 2001; Joslyn e Oakes; 2005). Esistono due metodi di base:

il primo è il metodo degli items dove i partecipanti all’esperimento vengono istruiti a ricordare o dimenticare ciascun items immediatamente dopo che sono stati presentati;

il secondo metodo è detto metodo della lista perché ai partecipanti viene presentata una lista di items a metà della quale viene chiesto di dimenticare gli items precedenti (F-items).

In questo studio viene utilizzato il primo, quello degli items, allo scopo di indagare l’abilità di dimenticare alcuni items (TBF) somministrati contemporaneamente a quelli che devono essere ricordati (TBR).

Esiste una variabilità nella performance a questo test in base all’età: i soggetti giovani hanno una migliore risposta al paradigma rispetto ai soggetti anziani (Zacks e coll., 1996) (vedi criteri di inclusione).

La presenza degli items TBF nella lista non riduce il ricordo degli items TBR. Vi sono poche intrusioni degli items TBF quando ai partecipanti viene chiesto di ricordare solo i TBR e la performance degli items TBF è relativamente scarsa quando, dopo il test di ricordare i TBR, ai partecipanti viene chiesto di ricordare sia i TBR che TBF.

Il paradigma è stato costruito utilizzando gli items in base alle categorie di Battig e Montague (1969). Vengono presentate 6 liste di 24 items ciascuno (12 TBR e 12 TBF). Ciascuna lista contiene 4 items appartenti a 3 categorie dette esaustive (secondo Battig e Montague, 1969) e 3 a categorie dette non esaustive (items non raggruppati secondo le categorie di Battig e Montague, 1969). Ogni lista inoltre deve includere 1 categoria con 0 TBR e 4 TBF, 1 categoria con 1 TBR e 3 TBF, 2 categorie con 2 TBR e 2 TBF, 1 categoria con 3 TBR e 1 TBF e 1 categoria con 4 TBR e 0 TBF. Tale procedura è stata costruita secondo il metodo di Zacks e coll. (1996)

46 - Scala Stanford forma A (Hilgar e coll., 1961)

L’amnesia post ipnotica viene valutata mediante la somministrazione della scala Stanford forma A. Nessuna scala può essere vista come del tutto affidabile a causa della natura di ipnosi. Si è visto che nessuna persona può essere ipnotizzata se non vuole esserlo e in quel caso otterrà punteggi molto bassi nel test. La Scala Stanford di suscettibilità ipnotica, come dichiarato dagli autori (Hilgar e coll., 1961), risponde all'esigenza di misurare le differenze individuali nello sviluppare lo stato di ipnosi. Pertanto lo strumento non rimanda ad uno specifico ambito teorico, quanto alla tecnica d'induzione ipnotica standardizzata e utilizzata per la costruzione della scala. Perciò il costrutto misurato sarà la suscettibilità ipnotica degli individui che vengono sottoposti per la prima volta ad ipnosi. La scala consiste essenzialmente in un procedimento "standard" per l'induzione dell'ipnosi che si articola in dodici prove:

◦1 Oscillazione posturale ◦2 Chiusura degli occhi

◦3 Abbassamento della mano sinistra ◦4 Immobilizzazione del braccio destro ◦5 Blocco delle dita

◦6 Irrigidimento del braccio sinistro ◦7 Avvicinamento delle mani

◦8 Inibizione verbale (per il nome) ◦9 Allucinazione (di una mosca) ◦10 Catalessia delle palpebre

◦11 Suggestione post-ipnotica (cambio sedia) ◦12 Amnesia

Ciascun item consiste in una suggestione. Ad ogni prova, chi somministra il Test dovrà segnalare se il soggetto accetta (+) o non accetta (-) la suggestione proposta. La suscettibilità è definita in base al numero di volte in cui il soggetto agisce come una persona ipnotizzata.

47 - Valutazione dell’amnesia post Ipnotica

L’amnesia post ipnotica si riferisce alla difficoltà del soggetto nel ricordare, dopo l’ipnosi, gli eventi e l’esperienza fatta durante l’ipnosi. L’amnesia post ipnotica non è un’istanza della memoria stato-dipendente, ma sembra coinvolgere una interruzione del processo di recupero simile all’amnesia funzionale osservata nei disturbi dissociativi (Kihlstrom, 1997).

Confrontando l’amnesia post ipnotica con il “direct forgetting paradigm” sono state viste delle differenze: l’amnesia post ipnotica interessa il processo di recupero della memoria e non la ricognizione delle informazioni (ricordo in dettaglio dello stimolo, incluso il contesto in cui è stato sperimentato) mentre il direct forgetting paradigm sembra interessare entrambi (Basden e coll., 2004).

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