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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

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Academic year: 2021

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Immagine presa dalla Concezione Pedagogica dell’Istituto Paolo Torriani per minori.

Il valore delle regole in un centro

educativo minorile con presa a

carico di adolescenti

Studente/essa

Giulia Peduzzi

Corso di laurea Opzione

Lavoro sociale

Educatore sociale

Tesi di Bachelor

Luogo e data di consegna

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti Un ringraziamento di cuore:

A mia mamma, a cui devo tutto, che mi ha sostenuto nei momenti più difficili senza mai perdere la speranza;

Alla mia famiglia senza la quale non sarei dove sono ora; A Carmine che mi è stato accanto e ha sempre creduto in me;

Al professor Nuzzo che mi ha sostenuta e guidata durante il percorso di stage; Alla professoressa Zanon per la sua disponibilità e la sua gentilezza;

All’Istituto Torriani per minori, in particolar modo al Gruppo Blu per l’accoglienza e la cordialità, e a tutte le persone che ho incontrato durante la mia formazione.

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

ABSTRACT

Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di

adolescenti

Il seguente lavoro di tesi rappresenta il risultato di un’indagine qualitativa focalizzata sul valore che le regole assumono all’interno di un centro educativo minorile per adolescenti. Il lavoro è nato grazie a un periodo di pratica professionale svolto presso l’Istituto per minori “Paolo Torriani”, sito a Mendrisio.

Questo lavoro di tesi prende in considerazione i ragazzi collocati in un centro educativo minorile, i quali appartengono ad una fascia d’età situata nel periodo dell’adolescenza. Come si potrà leggere, questo periodo di vita può essere spesso delicato e caratterizzato da atteggiamenti trasgressivi attraverso l’infrazione delle regole, al fine di trovare e definire se stessi nei confronti degli adulti.

Capita che l’adolescente si scontri spesso con delle regole imposte dalle figure adulte che non riconosce come proprie ma, che sono necessarie al fine di porre un limite e una sicurezza per la sua salute. Inoltre abbiamo assistito negli ultimi anni ad un cambiamento di paradigma nell’educazione, con una trasformazione da una educazione di tipo normativo ad una di tipo affettivo.

La domanda di ricerca di questo lavoro riguarda come conferire alle regole un’accezione evolutiva e di crescita e non meramente negativa e repressiva, a cui si è cercato di rispondere tramite delle interviste semi strutturate sia agli educatori che ai ragazzi. Così facendo si è provato a cogliere il punto di vista sia dei ragazzi che vivono la loro quotidianità all’interno dell’Istituto, sia degli educatori che si ritrovano confrontati con i loro bisogni e i loro desideri.

Per iniziare, è stata fatta una revisione della letteratura sui temi dell’adolescenza in periodo storico, la nascita della morale, gli aspetti di fragilità legati a questa fase, con particolare riferimento al riconoscimento e al rispetto delle regole.

Sicuramente il tema delle regole è molto complesso ma ciò che risulta interessante è capire il punto di vista sia degli educatori che dei ragazzi e in che modo poter utilizzare strategie interventi al fine di migliorare il lavoro educativo.

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

Indice

Introduzione ... 1

1 Revisione letteratura ... 2

1.1 Contesto storico ... 2

1.2 Sviluppo della morale ... 3

1.3 L’adolescenza come età di transizione ... 4

1.4 Aspetti di fragilità in adolescenza ... 5

1.5 Le regole nel periodo dell’adolescenza tra contenimento e autonomia ... 6

2 Contesto di lavoro ... 8

2.1 La gestione delle regole all’interno dell’Istituto ... 10

2.2 Le regole all’interno dell’Istituto ... 11

3 Metodologia ... 13

3.1 Presentazione del tema ... 13

3.2 Strumenti ... 14

3.3 Domanda di ricerca e obiettivi ... 14

3.4 Partecipanti ... 15

3.4.1 Setting delle interviste ... 15

4 Analisi dei risultati ... 17

4.1 Analisi dei dati: interviste agli educatori ... 17

4.2 Analisi dei dati: interviste ragazzi ... 22

4.3 Discussione ... 23

4.3.1 Educazione “punitiva” e “affettiva” ... 23

4.3.2 Personalizzazione della regola e Programma Operativo Individualizzato (POI) ... 24

4.3.3 Partecipazione degli adolescenti nella definizione delle regole ... 25

4.3.4 Regole, trasgressione e sanzione ... 27

4.3.5 Il gruppo di pari e il rispetto delle regole ... 28

4.3.6 Regole, famiglie dei ragazzi e privacy ... 29

4.3.7 Regole del CEM e regole di altri ambienti ... 30

5 Conclusioni ... 33

5.1 Risposta all’interrogativo di ricerca ... 33

5.2 Punti di forza e di limiti del lavoro di tesi ... 34

5.3 Riflessioni per il lavoro di educatore alla luce di quanto emerso dall’indagine 34

Bibliografia ... 37

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

Sitografia ... 40

Allegati ... 41

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Introduzione

L’idea di questo lavoro di tesi nasce dallo svolgimento dello stage professionale presso il centro educativo minorile (CEM) dell’Istituto “Paolo Torriani” per minori. Questa esperienza mi ha portato a riflettere sull’importanza delle regole presenti in un centro educativo minorile per adolescenti e sul riconoscimento di quest’ultime da parte dei ragazzi.

Questa ricerca vuole indagare il valore delle regole all’interno dell’Istituto per minori Paolo Torriani, sia dal punto di vista degli educatori che da quello dei ragazzi, per i quali è necessario seguirle per permettere a se stessi e agli altri di vivere in armonia all’interno degli stessi spazi e soprattutto nel contesto esterno di vita. Ovviamente se vi sono delle regole, vi è anche la possibilità di trasgredirle, dunque cosa accade qualora succedesse?

Come emergerà in seguito nell’indagine, adolescenza e trasgressione rappresentano due termini da sempre in correlazione tra loro dunque, questa indagine vuole analizzare gli strumenti e le strategie messe in campo dagli educatori per far fronte a questo periodo di vita molto delicato al mancato rispetto delle norme. Questo lavoro vuole indagare il tema delle conseguenze dovute ad eventuali trasgressioni e alle scelte educative messe in atto dagli operatori per permettere ai ragazzi di accrescere la loro consapevolezza dei loro comportamenti sia verso se stessi che verso gli altri e l’ambiente che li circonda.

In particolare ciò che questo lavoro vorrebbe indagare riguarda la necessità di queste regole dal punto di vista dell’intervento educativo, considerando però, anche il punto di vista dei minori per i quali le regole vengono costruite. Il lavoro vuole sondare, innanzitutto, come vengono create queste regole e qual è il valore educativo attribuito loro, per poi capire come vengono vissute dai ragazzi e il loro grado di accordo con esse. Quando si parla di “regola” ci si trova confrontati con diverse antinomie come flessibilità e rigidità, obbligo e libertà dunque ciò che si vuole approfondire nel seguente lavoro riguarda in particolare il punto di vista di chi si trova quotidianamente coinvolto con queste dimensioni all’interno di un contesto di protezione con adolescenti.

Gli obiettivi di questo lavoro sono dunque i seguenti: esplorare e approfondire il significato attribuito alla regola da adulti e ragazzi per individuare differenze e comunanze di opinioni; Individuare quali sono le strategie e gli orientamenti educativi, che derivano dal valore attribuito alla regola, sia da parte degli educatori sia da parte dei ragazzi, al fine di facilitarne il rispetto da parte degli adolescenti stessi, come elemento fondamentale del loro benessere e sviluppo.

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

1 Revisione letteratura

1.1 Contesto storico

Per definire l’adolescenza è necessario fare una breve premessa: il contesto all’interno del quale oggi i bambini e i ragazzi crescono e in cui pertanto si colloca l’intervento educativo a loro favore, è nettamente cambiato negli ultimi decenni. I sistemi educativi hanno vissuto, infatti, un profondo cambiamento epocale e si sono dovuti adattare alle nuove concezioni di infanzia ed educazione. Con il passare degli anni si è verificato soprattutto un abbandono dei metodi coercitivi che sono stati utilizzati prevalentemente per moltissimo tempo.

Le prime idee di punizione sono molto antiche e si collocano al periodo avanti Cristo. Per molto tempo si è rimasti su una logica punitiva che poi col passare degli anni, ha cominciato ad effettuare un cambiamento che ha richiesto diverso tempo verso metodi meno coercitivi e punitivi (Marchetti & Mazzucato, 2006). Infatti, se prima degli anni Ottanta del secolo scorso si utilizzava un approccio meramente normativo, oggi invece, si predilige un approccio affettivo. Dalla metà del secolo scorso, nel nostro Paese si sono verificati cambiamenti notevoli nelle relazioni familiari arrivando così ad uno stile più democratico di convivenza e iniziando a parlare quindi di “famiglia affettiva” (Novara, 2009) (Pietropolli Charmet & Cirillo, 2014). Dagli anni Ottanta del secolo scorso avviene dunque un cambio di paradigma; i genitori risultano più propensi a rispettare l’autonomia dei figli e viceversa, e risultano disposti ad accettare le diversità degli adulti (Gambini, 2007). I genitori oggi, prediligono

«farsi obbedire per amore e non per paura delle sanzioni (…)» (Gambini, 2007, p. 168).

Questo ci permette di comprendere come sia cambiato negli anni il modo di interpretare e di trasmettere l’educazione.

Il ruolo dell’adulto in passato era di tipo autoritario e il giovane doveva obbedire poiché, non era prevista alcuna forma di ribellione. Oggi, invece, l’aspetto affettivo tende a sovrastare quello normativo.

Un grosso rischio che s’incontra per paura di ferire il giovane, è quello di confondere il significato della parola accoglienza con la gratificazione illimitata di ogni sua richiesta (Badioli, 2020). Inoltre va sottolineato che oggi viviamo in una società accelerata per via della tecnologia che occupa gran parte delle nostre vite e che ha significativamente trasformato il rapporto con lo spazio, con il tempo e con il lavoro; I cambiamenti avvengono molto più velocemente rispetto a un tempo e questo può essere motivo di disorientamento (Rosa, 2015).

Le figure genitoriali oggi, si trovano spesso impegnate entrambe in attività lavorative che li costringono lontani dai figli i quali si ritrovano a passare del tempo da soli o con altre figure; stiamo vivendo uno smantellamento dei principi come le regole, il senso del dovere, l’inviolabilità dei diritti fondamentali degli individui, ecc… (Benzoni, 2017).

I genitori risentono di una maggiore pressione rispetto a una volta, poiché è richiesto loro di trasmettere un’educazione ai figli ma senza usare metodi coercitivi che un tempo erano invece ritenuti la normalità e talvolta non riescono a fare il loro dovere, ponendo limiti necessari allo sviluppo dei figli come i genitori vorrebbero (Ibidem).

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

1.2 Sviluppo della morale

Per parlare del tema delle regole è necessario introdurre lo sviluppo della morale, poiché tramite questo processo, i bambini riescono ad interiorizzare norme e valori. Con il termine sviluppo morale, s’intende l’acquisizione di una coscienza morale, ovvero una guida che conduce il comportamento individuale e che indica cosa è giusto e cosa invece è sbagliato (Cassiba & Coppola, 2003). È importante sottolineare che la morale non è un aspetto insito nel bambino, bensì qualcosa che si crea e accresce in concomitanza con la crescita. Lo sviluppo morale comincia al momento della socializzazione delle emozioni del bambino, ovvero quando il fanciullo si trova a dover distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, operazione che spetta inizialmente ai genitori e solo in seguito viene eseguita dal bambino stesso, poiché inizia a comprendere ciò che è corretto fare in un determinato contesto e ciò che invece è preferibili evitare.

«La moralità di ogni individuo è costituita dall’insieme delle convinzioni, in cui si crede fermamente e rispetto alle quali si conforma il proprio modo di agire (…)» (Cassiba &

Coppola, 2003, p.127). Al fine di sviluppare dei riferimenti morali, è necessario che, le norme, le credenze e i valori vengano interiorizzati tramite un processo laborioso che richiede tempo e che va di pari passo con lo sviluppo fisiologico e psicologico del bambino; solitamente questo processo avviene nel fanciullo sin da piccolo tramite gli insegnamenti ricevuti dalle figure genitoriali (Ibidem).

Inizialmente, il bambino non ha nessuna comprensione delle regole. Dai 4 ai 10 anni invece, le azioni vengono giudicate in base al loro risultato materiale e dunque le regole sono stabilite da coloro che rappresentano l’autorità. Solo dai 10 anni in poi, le azioni sono giudicate secondo le intenzioni e i principi del soggetto stesso (Piaget, 1972).

Si può capire che il bambino ha interiorizzato delle regole quando è in grado di resistere alle “tentazioni”, senza che vi sia la presenza dell’adulto, mostrare segni di vergogna in seguito a una trasgressione, offrirsi di riparare a un danno, confessare ciò che ha fatto e adottare un comportamento di pentimento verso l’atto compiuto (Bacchini, 2011).

Kohlberg ha individuato diversi stadi dello sviluppo morale che si suddividono in: moralità “pre-convenzionale”, moralità “convenzionale” e moralità “post-convenzionale”. Nella moralità “pre-convenzionale” sono le altre persone che dicono al bambino come comportarsi. La fase di moralità “convenzionale”, è in conformità alle regole del contesto o alle norme prevalenti nel gruppo, che vengono rispettate allo scopo di ottenere l’approvazione degli altri. Infine, nella moralità “post-convenzionale”, i ragazzi danno precedenza a principi etici di base, che desiderano rispettare anche quando si scontrano con le leggi formali della società (Bacchini, 2011). Gli adolescenti si collocano all’interno di quest’ultima fase, poiché i loro comportamenti si trovano confrontati con le norme in vigore.

La famiglia rappresenta un’opportunità importante di apprendimento delle regole sociali poiché, al suo interno avvengono molti momenti di condivisione come i pasti, le uscite, i rituali quotidiani, in cui sono richiesti determinati comportamenti. All’interno del sistema educativo familiare vi sono quindi generalmente da rispettare per il bambino e poi per il ragazzo diverse norme, che si creano nelle abitudini del rapporto genitore-figlio, tramite «un processo di sintonizzazione che riguarda la capacità di intesa e di reciproca regolazione»

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

All’interno della casa l’adulto e il bambino convivono e condividono spazi e luoghi di vita e in questo contesto le relazioni assumono un valore significativo, poiché in questo luogo la quotidianità è scandita da norme necessarie a regolare i comportamenti di ogni individuo. Al termine di questo processo di apprendimento, il bambino possiede le competenze necessarie per poter costruire il proprio sistema di norme che gli permetterà di modellare il proprio comportamento in base ai diversi contesti (Cassiba & Coppola, 2003).

1.3 L’adolescenza come età di transizione

L’adolescenza viene definita da molti autori come un periodo di molteplici cambiamenti significativi e per questo che possono risultare spesso fonte di disorientamento. Questa fase evolutiva è convenzionalmente compresa tra i dodici e i ventiquattro anni (Siegel, 2014) nonostante negli ultimi anni questo periodo si sia dilatato anche oltre ai ventiquattro anni, così da allontanare l’accesso all’autonomia che spesso riguarda in maniera importante l’aspetto economico (Cappellin, 2011). Questa fase segna un lungo passaggio intermedio dalla fine della fanciullezza all’ingresso al mondo degli adulti, impresa che richiede un grosso investimento da parte del giovane, le cui risorse possono non essere ancora sufficientemente solide.

Una definizione di adolescente potrebbe essere “il ragazzo è chi non è più ma non è ancora” (Fabbrini & Melucci, 2007, p 8), condizione che può creare delle difficoltà o dei disagi nel giovane, il quale può non capire bene chi è e sentirsi inadeguato rispetto agli altri.

Freud ha studiato a lungo questa fase dello sviluppo e afferma che, «in questo periodo si risvegliano le pulsioni infantili», ciò significa che vi è una stretta correlazione tra ciò che è

stato il bambino, e ciò che diventerà. Infatti, il giovane dev’essere in grado di superare il passato per far fronte al futuro e ai compiti evolutivi che ne derivano, trovandosi a far fronte a delle pulsioni che non riescono ad essere controllate dalla mente e che possono essere fonte di ansia e di angoscia (Lancini, 2003).

Il ragazzo vive situazioni contrastanti, come la voglia di allontanarsi dalla casa ma allo stesso tempo la paura di non avere più la protezione offerta da questa. Questi elementi caratterizzano la crisi d’identità adolescenziale, dove la vecchia personalità infantile deve fare posto a quella nuova, che è però ancora indefinita. Un processo importante per il giovane è di separarsi dai genitori che se da una parte gli dà speranza, dall’altra far emergere insicurezze e ambivalenze. Per questo è necessario che il ragazzo abbandoni il sé infantile per sperimentarsi in qualcosa di nuovo (Picozzi, 2004). L’adolescente si trova in una condizione in cui, non vorrebbe più dipendere dalle figure genitoriali ma deve continuare a farlo poiché non ha ancora le risorse necessarie per poter intraprendere la propria vita al di fuori del nucleo famigliare. L’adolescenza nella maggior parte delle situazioni, infatti, segna la fine del rapporto esclusivo tra genitori e figli, trasformazione che può anche essere molto dolorosa per entrambe le parti (Pietropolli Charmet & Cirillo, 2014).

Gli adolescenti si trovano a vivere un forte coinvolgimento sociale che riguarda in particolare le nuove relazioni che s’instaurano con i coetanei, che assumono un ruolo molto importante, fino a rappresentare una “seconda famiglia”. Se l’evoluzione è positiva, questi cambiamenti permettono al giovane di creare delle relazioni paritarie di sostegno, che gli consentono di progredire nello sviluppo (Siegel, 2014). I coetanei assumono un valore molto importante e che può essere valorizzato, poiché sono in grado di innescare dei processi evolutivi e di

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

conforto nelle situazioni difficili, come la possibilità di essere compresi riguardo ai propri bisogni e stati emotivi (Pietropolli Charmet & Cirillo, 2014). Infatti, il gruppo in questo momento di vita può rappresentare la nuova “famiglia sociale” all’interno della quale il giovane ha l’opportunità di creare una nuova immagine di sé, poiché quella precedente non corrisponde più alle sue intenzioni e percezioni (Pellai, 2010). In questo modo l’adolescente ha la possibilità di negoziare con il mondo, un nuovo ruolo per lui esclusivo (Ibidem).

Il periodo adolescenziale potrebbe pertanto essere paragonato ad un viaggio dove il ragazzo deve separarsi da qualcosa che è noto e gli dà sicurezza per affrontare la ricerca di un nuovo obiettivo e dunque la costruzione di una propria identità che sia diversa dal bambino che è stato e che in questo momento non è più (Blos, 1988).

È sicuramente da precisare che l’adolescenza non per tutti è qualcosa di prettamente negativo, poiché tanti ragazzi superano questa fase senza grossi problemi. Vi sono però altri giovani che faticano molto ad affrontare questo periodo di grossi cambiamenti e di incertezze dal momento che potrebbe essere vissuta principalmente in modi differenti, ovvero, come fase difficile ma creativa e positiva, oppure come fase pericolosa e drammatica (Fabbroni, 2008). È fondamentale però non vedere unicamente questo periodo con negatività poiché è un passaggio naturale, fisiologico e necessario. Come affermano Fabbrini e Melucci, «sono concentrati in questa età gli snodi più significativi dell’esperienza umana, quegli stessi che incontriamo diluiti nell’arco della vita: il dramma della scelta, la necessità di cambiare, la paura di farlo» (Fabbrini & Melucci, 2007, p 8).

1.4 Aspetti di fragilità in adolescenza

Prima di iniziare questo paragrafo, è necessario fare una premessa inerente al periodo storico in cui stiamo vivendo, riprendendo quanto affermato all’inizio del capitolo 2.1. La società è accelerata in parte anche per la tecnologia che ha segnato in maniera profonda il rapporto col tempo-spazio e i ritmi di lavoro.

Questo significa che i giovani si trovano confrontati con un continuo cambiamento del funzionamento di vita (Rosa, 2015). Questi cambiamenti comportano sovente delle difficoltà negli adolescenti di oggi che vanno alla scoperta del mondo, che è però un mondo sempre più in accelerazione e con cambiamenti rapidi con i quali spesso è difficile stare al passo (Pellai, 2010).

È possibile, per via di quanto accennato sull’adolescenza, che in questo periodo si sviluppino degli aspetti di fragilità che non vanno sottovalutati, questi aspetti possono essere sia una semplice fase di sviluppo sia qualcosa che potrebbe rientrare in un quadro di patologia ma che potrà essere confermata o disconfermata solo in una seconda fase dello sviluppo. In età evolutiva, infatti, i problemi psichiatrici sono un fenomeno in continuo aumento. L’OMS1

sostiene che un bambino su cinque soffra di tali disturbi. In una buona parte dei casi le patologie si vanno ad aggiungere a problemi psicosociali. Se si pensa che un terzo delle

1 Organizzazione Mondiale della Sanità, istituita nel 1948. Autorità incaricata di gestire e

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

necessità dei bambini e degli adolescenti abbiano a che fare con la salute mentale si può capire quanto sia importante prendersene cura (Benzoni, 2017). Per questo motivo sono aumentati di pari passo gli studi relativi al periodo adolescenziale ed in particolare per quanto riguarda i comportamenti a rischio (Pasqua, 2001), ovvero tutti quei comportamenti che possono nuocere alla salute dei soggetti stessi. Sia l’infanzia sia l’adolescenza possono essere caratterizzati da comportamenti disturbanti che possono essere sia un segno di disagio personale, come anche un mezzo per transitare ad una nuova fase di vita, questo comporta in diversi casi una confusione sull’approccio clinico-diagnostico da adottare (psi.ch, 2020).

In questo periodo così delicato è fondamentale fare molta attenzione a non confondere la fisiologia con la patologia, utilizzando uno sguardo obiettivo così da non compromettere la relazione con il ragazzo, poiché tanti comportamenti devianti possono rientrare da soli col tempo. Infatti, tramite il lavoro educativo e la relazione educativa, o di cura, si mira a occuparsi del presente del soggetto offrendogli gli strumenti per capire sé stesso e prendersene cura, aiutando il proprio IO a gestire e affrontare le situazioni per adattarsi alla realtà sociale (Lavizzari, 2015).

1.5 Le regole nel periodo dell’adolescenza tra contenimento e autonomia

Una premessa necessaria riguarda una possibile definizione del termine regola ovvero,

«formula che indica e prescrive ciò che deve farsi in determinati casi» (Treccani, 2020). Ciò

significa che la regola rappresenta qualcosa da rispettare e seguire. Un’altra definizione molto simile è la seguente: «qualsiasi formula che prescriva ciò che si deve fare in un caso determinato o in una particolare attività» (Garzanti, 2020). In altre parole la regola cerca di

prevedere dei fenomeni e di fare in modo di affrontarli in maniera appropriata (Chitti, Gasparetto, & Vergnani, 1998). Colombo, questo proposito afferma che, delle regole non si può fare a meno, «perché non si può stare insieme senza applicarne, magari inconsapevolmente»: secondo l’autore la regola è quindi necessaria per la convivenza degli

esseri umani (Colombo, 2008).

Da sempre, adolescenza e trasgressione vanno di pari passo poiché per passare a una nuova fase è necessario mettere in discussione quella precedente e in questo caso le regole imposte dagli adulti e interiorizzate sin da piccoli sono un ambito per gli adolescenti da modificare, per crearne di nuove. L’adolescenza d’altra parte può essere anche definita come un momento di “ridefinizione dei confini” (Siegel, 2014). Le regole nel periodo adolescenziale sono fondamentali perché servono da contenitore dei giovani che non sono ancora in grado di autogestirsi.

Le regole sono fondamentali all’interno della relazione educativa per limitare e contenere i giovani; la funzione di contenimento è una funzione tipicamente educativa che si scontra con la gratificazione emotiva priva di limiti che spesso oggi gli adolescenti sembrano chiedere al mondo adulto (Novara, 2009).

Le regole sono impartite dagli adulti e in quanto tali, vengono percepite come qualcosa di estraneo a sé; quando verranno interiorizzate, l’obiettivo sarà raggiunto. È necessario ricordare però, che la regola rappresenta il punto di arrivo e non quello di partenza.

Di conseguenza, in educazione il tema delle regole pone da sempre diversi interrogativi, poiché ci sono diverse posizioni; alcuni ritengono che sia sbagliato infliggere sanzioni e

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

punizioni e che sia preferibile utilizzare un approccio proattivo e partecipativo, che aiuti i giovani nella presa di consapevolezza sui comportamenti corretti e funzionali al contesto. Spesso il genitore si bilancia tra due opposti, che sono quello di porre i limiti e quello di accogliere.

Il genitore o l’educatore devono essere aperti e disponibili al dialogo e al confronto, anche in quelle situazioni più complesse o trasgressive. La figura educativa deve porsi come una guida, non invadente, ma presente e disponibile nei momenti di bisogno dei giovani. Il genitore si giostra costantemente tra due opposti, che sono quello di porre i limiti e quello di accogliere. Un comportamento coerente con le regole da parte delle figure genitoriali è sicuramente fondamentale per il rispetto di queste ultime dai giovani (Pellai, 2010). «La famiglia affettiva fatica a individuare una modalità di gestire le punizioni» (Novara, 2009, p.

57), dunque nasce l’esigenza di trovare un nuovo metodo sostitutivo alle punizioni dove l’errore assuma un’accezione positiva e di crescita.

Per quanto riguarda i minori collocati in un CEM, vige la “legge sulle misure restrittive della libertà dei minorenni nei centri educativi”, che regola le decisioni e le esecuzioni delle misure di restrizione della libertà personale all’interno di un quadro di affidamento (Ticino, 2018).

«La legge disciplina la decisione e l’esecuzione di misure di restrizione della libertà personale dei minorenni nel quadro di un affidamento o di un collocamento in centri educativi derivanti dal diritto civile o dal diritto penale minorile e si applica ai minorenni affidati o detenuti in un centro educativo» (Ibidem). «Lo scopo delle sanzioni disciplinari è di mantenere l’ordine all’interno della struttura, di rafforzare il senso di responsabilità dei minorenni e di migliorare la loro integrazione nell’istituto e nella società; le misure di sicurezza hanno quale scopo quello di proteggere i minorenni, il personale e la collettività» (Ibidem).

Questo significa che l’educatore deve attenersi a questa legge nel progettare l’'intervento educativo da mettere in atto.

Dopodiché, ogni centro educativo minorile istituisce le proprie regole sulla base del mandato istituzionale e dei principi del servizio. All’interno delle varie strutture si possono trovare i documenti contenenti la Concezione Pedagogica dell’Istituto.

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

2 Contesto di lavoro

La fondazione Paolo Torriani fu costituita nel 1932 con sede a Mendrisio. Non possiede scopo di lucro. Prende il nome dal fondatore Paolo Torriani (1841-1908), ultimo discendente di una famiglia patrizia di Mendrisio, il quale accumulò un ingente patrimonio grazie alle sue attività commerciali e decise, in quanto erede universale del Municipio di Mendrisio, di lasciare tutti i suoi averi a patto che venisse costruito un orfanotrofio. Nel 1958 il Consiglio di Stato del Canton Ticino colse l’istanza della Fondazione Paolo Torriani approvando il cambiamento del fine statutario.

Lo scopo della fondazione è istituire e garantire strutture e servizi educativi a favore di minorenni che necessitano di aiuto. L’istituto cerca di collaborare con le famiglie considerandole parte integrante del sistema del ragazzo. L’utenza a cui si rivolge l’istituto è di entrambi i generi, comprendendo ragazze e ragazzi da 12 ai 18 anni con possibilità, su richiesta, di prolungamento della permanenza oltre la maggiore età. Gli educatori, insieme ai ragazzi, costruiscono i programmi operativi individualizzati (POI), all’interno dei quali sono stabiliti una serie di obiettivi educativi. Nel raggiungimento di tali obiettivi, vengono coinvolti i diversi attori della rete a dipendenza dei bisogni relativi e delle aree di intervento. La valutazione degli obiettivi viene effettuata a scadenze puntuali.

Negli anni la fondazione ha dimostrato una buona capacità di adattamento e di predisposizione al cambiamento in concomitanza con i bisogni emergenti provenienti dall’esterno.

La Concezione Pedagogica ha quindi subito delle variazioni nel tempo; attualmente l’impostazione delle attività è di tipo educativo o psicopedagogico con la differenza che prima il sistema educativo era maggiormente normativo mentre oggi è maggiormente basato sul rinforzo positivo. Quando un ragazzo viene accolto in Istituto gli si assegna una coppia di educatori di riferimento, uomo e donna, che ricordano il modello familiare.

L’obiettivo è la costruzione del sé, negli aspetti fisici, mentali e spirituali. Più in generale si cerca di aiutare i giovani a crescere e svilupparsi in maniera serena sotto diversi punti di vista. Il compito educativo consiste dunque, nell’aiutare gli ospiti con il rispetto delle regole presenti nella società e favorire la capacità di critica costruttiva e di affermazione autonoma. Con questo s’intende la formazione dell’essere umano come persona ma in senso più lato facente parte di un sistema sociale più ampio.

L’organizzazione della Fondazione si suddivide in quattro servizi:

• “La Cellula Socio-educativa d’Urgenza per minorenni (CSUM), che si occupa dell’intervento urgente, in situazioni di crisi e di necessità assoluta qualora il minore si trovi in situazione di pericolo;

• L’Istituto per minorenni Paolo Torriani, che offre una presa a carico educativa sia come internato che esternato a medio-lungo termine. Suddiviso nei due gruppi abitativi gruppo Blu, nel gruppo Albachiara e nel Centro diurno. I gruppi abitativi hanno le stesse finalità ma per questioni di spazio è stato necessario crearne due diversi. La ricerca di tesi si è svolta all’interno di questo contesto di lavoro.

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

• Il Centro di Pronta Accoglienza e Osservazione (PAO), specializzato nella presa a carico educativa in internato in situazione di urgenza a breve termine” (Torriani F. P., 2019);

• Torre d’angolo, aperta nel 2016 dov’è situata la Libreria dei Ragazzi, gli ateliers per i ragazzi del PAO e dell’istituto Torriani e gli “appartamenti-ponte” per quei ragazzi pronti per la dimissione.

La Fondazione gestisce la presa a carico dell’accompagnamento di ragazzi in difficoltà e deve osservare il quadro legale di riferimento a favore della protezione dei minori a livello internazionale, federale e cantonale che comprende:

• Convenzione dell’ONU del 20 novembre 1989 sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Vd. Allegato VI);

• Quality4Children (IFCO, SOS Kinderdorf, & FICE, 2007); • Costituzione federale;

• Codice civile;

• Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto2 (1999). L’autorità di protezione dei minori e degli adulti è esercitata

dall’autorità regionale di protezione (ARP);

• Regolamento della legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto3 (2000);

• Legge sul sostegno alle attività delle famiglie e di protezione dei minorenni (2003). Questo quadro normativo permette ai minori di godere del diritto alla protezione e allo sviluppo di cui dovrebbero beneficiare. Sono stabilite tre fasi principali per l’accoglienza in Istituto di un minore: la prima riguarda il “Progetto educativo di affidamento in protezione” che compete all’ufficio dell’aiuto e della protezione (UAP) su mandato dell’ARP qualora vi siano delle situazioni rilevate di negligenza parentale o di maltrattamento; in seguito vi è una stipulazione scritta della “Convenzione ufficiale per l’affidamento a un CEM” tra il rappresentante legale e il CEM ed infine l’elaborazione di un programma operativo individualizzato (POI) da parte dell’équipe educativa del centro educativo che accoglie il ragazzo, concordato e verificato periodicamente nella rete dei servizi, con il ragazzo stesso e possibilmente sempre con la sua famiglia. Generalmente quindi le richieste di ammissione provengono dall’UAP, decretando il luogo di dimora e della custodia parentale (Fondazione Paolo Torriani per minorenni, 2018, p.21).

2 La presente legge disciplina l’organizzazione delle autorità di protezione e la relativa procedura. 3 Sono elencate le autorità regionali di protezione, con i relativi requisiti.

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

Nel 2011 l’Istituto ha deciso di aggiungere alle prestazioni erogate l”’adoccamento”, ovvero una presa a carico educativa esterna all’Istituto. I ragazzi sono ospitati in un appartamento pagato con i fondi dell’Istituto a loro beneficio. Ci sono delle regole ben definite anche per coloro che vivono in questa situazione. Questo servizio è rivolto a quei ragazzi che faticano a integrarsi nel gruppo e a vivere insieme agli altri ragazzi, dunque riguarda una strategia alternativa alla convivenza con gli altri ospiti nel gruppo. Solitamente l’età dei ragazzi a cui viene proposto varia tra i 16 e i 18 anni. Grazie a questo intervento, i ragazzi hanno la possibilità di mantenere la loro stanza all’interno dell’Istituto usufruendo nello stesso tempo di un appartamento esterno. Tra il ragazzo e l’Istituto vi è comunque un accordo di collaborazione costruito su misura per il ragazzo e al quale è chiesto di attenersi (Fondazione Paolo Torriani per minorenni, 2018), (vd. Allegato VIII).

L’educatore all’interno del centro educativo minorile assume parzialmente e temporaneamente le veci del genitore, mantenendo però delle differenze rispetto al ruolo genitoriale che sono: l’educatore effettua una sostituzione parziale dei compiti genitoriali, ovvero si parla della funzione del genitore e non del genitore stesso. Non sono ammesse punizioni corporali e punizioni collettive. Inoltre i controlli nelle camere degli ospiti devono essere effettuati con la presenza del minorenne interessato. Qualora vi fosse il dubbio che un ragazzo possegga qualcosa di illecito, la direzione può decidere di effettuare un’ispezione non invasiva da un educatore dello stesso sesso (Fondazione Paolo Torriani per minorenni, 2018).

2.1 La gestione delle regole all’interno dell’Istituto

La Fondazione Paolo Torriani si attiene e rispetta le regole contenute all’interno del Quality4Children (IFCO, SOS Kinderdorf, & FICE, 2007). Tutti i Paesi si rifanno a questo documento ufficiale che sancisce dei principi guida da rispettare nella tutela di tutti i minori in situazione di accoglienza extra-familiare. Questo strumento è fondamentale poiché, raccomanda di evitare maltrattamenti istituzionali ed è necessario al fine di rispettare i diritti dei minorenni accolti in Istituto. Il Quality4Children comprende 18 “standard”, relativi a: 1) processo decisionale e di ammissione in una struttura extra-familiare; 2) il processo di accoglienza; 3) il processo di dimissione e post cura.

Il processo decisionale ha come priorità la valutazione dei bisogni del bambino o dell’adolescente e della loro situazione familiare, con una conseguente decisione sulla migliore soluzione possibile per proteggere il loro sviluppo. Qualora l'inserimento in una struttura residenziale dovesse risultare l’ipotesi migliore, la fase successiva prevede l’identificazione del migliore ambiente extra-familiare in base ai suoi bisogni, storia e caratteristiche. Questo processo si conclude quando la sistemazione è stata determinata e condivisa da tutte le parti interessate e si giunge al processo di accoglienza che rappresenta il periodo che intercorre fra l’ammissione e la dimissione del giovane. Tutte le persone coinvolte nella vita del bambino ricevono le informazioni necessarie e vengono incluse nel processo (IFCO, SOS Kinderdorf, & FICE, 2007).

L’ultima fase riguarda la dimissione del giovane dalla struttura in cui è stato accolto e le eventuali successive azioni per continuare ad accompagnarlo.

L’équipe presente all’interno dei gruppi segue delle regole funzionali al gruppo e alla convivenza della vita comunitaria e dei bisogni di sviluppo dei singoli ragazzi. Per le figure

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

educative non risulta sempre semplice giustificare agli ospiti eventuali eccezioni a tali regole in funzione delle caratteristiche personali o di eventuali difficoltà che si dovessero presentare. Ogni ragazzo è visto come un individuo unico, e in quanto tale ha delle necessità e dei bisogni diversi. Le regole all’interno del contesto sono sì normative, ovvero che mirano a porre dei paletti essenziali al ragazzo, ma possono prevedere e considerare dei cambiamenti qualora ci fossero esigenze di crescita e di gestione del gruppo che lo ritengano necessario. Infatti, nella Concezione Pedagogica dell’Istituto si parla di tre aspetti di cui l’educatore deve tener conto nella gestione della regola: normativo, comprensivo e

affettivo. L’approvazione finale delle regole normalmente spetta alla direzione la quale si

avvale della facoltà di decidere sulla base di motivazioni presentate per la loro individuazione. Un aspetto fondamentale che riguarda la regola è comprenderne insieme la funzione per far sì che l’ospite possa capirne il senso. Il fatto di consentire ai ragazzi di partecipare alla costruzione di alcune regole, riconoscendo il loro vissuto e il loro punto di vista, permette di evitare che vi sia una rigidità di base. Agli ospiti che risiedono all’interno dell’Istituto si chiede di rispettare le regole contenute nel libretto denominato “diritti e doveri” (vd. Allegato VII). Le principali regole che sono racchiuse in questa raccolta riguardano: il mantenimento dell’attività formativa, la definizione degli orari dei pasti, le uscite nel tempo libero, gli orari serali per andare a dormire, la partecipazione alle attività comunitarie, il rispetto degli altri conviventi, il rispetto delle cose altrui e dell’immobile, il divieto a creare coppie all’interno dello stesso gruppo e l’uso di sostanze. L’équipe ha il compito importante di definire quali siano le conseguenze di possibili infrazioni, per consentire al giovane di essere consapevole degli effetti del suo agire, per fare in modo che possa anticiparle. «Il non rispetto di una regola comporta una responsabilizzazione, che consiste nell’assumersi, da parte di chi l’ha infranta, le conseguenze della sua trasgressione. Idealmente, crescere significa assumersi sempre maggiormente questa responsabilità fino a quando, da maggiorenne, bisogna riuscire ad assumerla al 100%, come tutti gli adulti» (Fondazione Paolo Torriani per minorenni, 2018, p.60). Qualora una regola venisse infranta viene proposto un atto riparatorio, il quale ha una valenza educativa più profonda e significativa di quello che può avere una sanzione. «Per atto riparatorio si intende anzitutto la capacità di riconoscere la propria responsabilità rispetto a quanto successo e in seguito la volontà di riparare al danno o al torto recato con un gesto sincero e significativo» (Fondazione Paolo Torriani per minorenni, 2018, p.61). I ragazzi sono liberi di scegliere l’atto riparatorio ma, qualora fossero in difficoltà, possono richiedere l’aiuto degli educatori. Questo dovrebbe portarli ad una maggiore consapevolezza dell’atto effettuato così da pensare a come rimediare senza che nessuno infligga loro una punizione.

2.2 Le regole all’interno dell’Istituto

Le regole, oltre a quanto detto fino ad ora sono molto importanti per i ragazzi perché permettono di scandire la giornata e di dare alle loro azioni un ritmo ben delineato. All’interno dell’Istituto gli ospiti, oltre ad avere tutta una serie di diritti hanno anche diversi doveri ai quali devono attenersi e che sono contenuti all’interno del “libretto dei diritti e dei doveri” (vd. Allegato VII). Una regola molto importante all’interno dell’Istituto riguarda, ad esempio, l’obbligo di avere un’attività esterna che sia di tipo formativa o professionale. Gli ospiti devono avere un’attività esterna che consenta loro di mantenere un ritmo di vita e una certa

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

regolarità, un apprendimento e una formazione che consenta loro di realizzare un progetto per raggiungere un buon grado di autonomia. I giovani hanno l’obbligo fino al compimento dei 15 anni di frequentare le scuole dell’obbligo.

Questa regola, un tempo era molto più rigida ed è successo che dei ragazzi venissero dimessi dal CEM per mancanza di un impiego del proprio tempo in questa forma. Oggi, come abbiamo visto, le regole sono maggiormente flessibili e quindi c’è più tolleranza verso quei ragazzi che non hanno ancora trovato un’attività da svolgere. R. 5 riporta infatti nell’intervista che per lui una regola fondamentale riguarda il fatto di andare a lavorare tutti i giorni poiché l’Istituto prevede che chi è collocato debba svolgere un’attività formativa e/o lavorativa. Un’altra regola riguarda il mantenimento e il risparmio: ciò significa che, qualora un ragazzo svolgesse un apprendistato, ha il dovere di contribuire al proprio sostentamento con un contributo proporzionato al guadagno. I genitori, l’autorità parentale o i tutori hanno un ruolo insieme ai ragazzi in tutto questo e devono provvedere anch’essi in misura proporzionata al sostentamento dei figli. Gli ospiti hanno anche il dovere di presenziare al “Carpe diem”, momento considerato molto importante nel CEM e dove c’è un confronto tra ragazzi ed educatori. La non partecipazione è un’eccezione e dev’essere concordata con il capo-équipe o chi ne fa le veci, anche se in realtà queste sono situazioni straordinarie. I ragazzi hanno anche il dovere di aiutare nella preparazione della cena: questo impegno permette di imparare a cucinare in modo che in futuro i ragazzi siano in grado di provvedere a se stessi e di raggiungere un buon livello di autonomia. L’attività solitamente si svolge con l’aiuto di un educatore. I ragazzi sono tenuti ad osservare un certo comportamento durante il momento del pranzo e della cena. Questo momento rappresenta infatti uno spazio di scambio, di dialogo e di condivisione ed è anche l’unica occasione nella giornata in cui sono presenti tutti gli ospiti contemporaneamente. Anche in questo caso, un’eventuale eccezione dev’essere concordata con l’educatore in turno e deve avere un motivo valido. A fine pasto ognuno ha il compito di riporre le proprie stoviglie e ciò che ha utilizzato. Gli ospiti si occupano inoltre del riordino e della pulizia della propria stanza e si prendono cura del proprio corpo e del loro abbigliamento e per questo il bucato rientra tra i loro compiti. I ragazzi, in base all’età, hanno un orario di rientro in stanza che varia tra i giorni della settimana e quelli nel weekend e anche in base all’attività che svolgono. È importante che i ragazzi riposino adeguatamente, al fine di avere un buon profitto scolastico e/o lavorativo. Inoltre i ragazzi dovrebbero riuscire ad organizzarsi con i mezzi di trasporto e chiedere un passaggio agli educatori solo qualora non fosse possibile organizzare una coincidenza con gli orari dei mezzi. L’educatore non è obbligato a concedere un passaggio e la scelta è a sua discrezione. Un dovere molto importante riguarda il rispetto delle persone, degli oggetti e degli immobili e questo aspetto è molto importante per la vita comunitaria poiché all’interno dell’Istituto convivono diverse persone.

Nel caso sia realizzato un danno, si effettua prima di tutto una valutazione per capire la volontà o meno di compiere l’atto. Qualora si stabilisca che l’azione è stata involontaria, interverrà l’assicurazione per la responsabilità civile a coprire i costi. Qualora però l’atto dovesse essere stato intenzionale, sarà richiesta al responsabile una partecipazione alla riparazione dei danni, in base alle sue possibilità finanziarie. Se l’ospite in questione non dovesse avere soldi a disposizione, gli potrebbe essere richiesto di effettuare dei piccoli lavori per rimediare al danno compiuto. Ovviamente, oltre al risarcimento, sarà compito dell’educatore capire il motivo che sta alla base di questo comportamento e discuterne di

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conseguenza con il ragazzo. In caso di insulti agli altri ragazzi o agli educatori sarà richiesto un atto riparatorio così come in caso di aggressioni fisiche; in questo secondo caso se il ragazzo dovesse rifiutarsi di rimediare, verrà richiamato alla sua responsabilizzazione tramite un risarcimento economico alla parte lesa. Risulta palese che le aggressioni fisiche siano nettamente più gravi rispetto a quelle verbali, per cui gli educatori e la direzione dell’Istituto possono ricorrere a diversi provvedimenti, come: una sospensione momentanea, la segnalazione alla Magistratura dei minorenni o, nei casi estremi, la dimissione immediata. I ragazzi possono avere un proprio mezzo di comunicazione come il cellulare e ogni gruppo ha una propria regolamentazione interna su questo. Vale lo stesso per l’utilizzo della televisione o di computer e tablet, nell’ottica di non disturbare gli altri ospiti mantenendo un volume adeguato. Per quanto riguarda il consumo di tabacco, la legge determina che i ragazzi di età inferiore ai 16 anni non possano consumare tabacco e dunque all’interno dell’Istituto il fumo è consentito solo a coloro che abbiano già raggiunto questa età. Vi sono delle aree apposite per fumare che si trovano all’esterno dell’Istituto, mentre all’interno della struttura è severamente vietato fumare e soprattutto nelle camere. In caso di infrazione di questa regola, sono previste delle multe di tipo pecuniario. Gli educatori hanno comunque il compito di sensibilizzare i ragazzi sui rischi legati al fumo, cercando di aiutare gli ospiti che fumano regolarmente a diminuire la quantità, anche se questo intervento non risulta facile per le diverse implicazioni che il fumo comporta per i ragazzi. Per ciò che concerne il consumo di alcol o droghe, ne è naturalmente proibito qualsiasi utilizzo all’interno dell’Istituto e al mancato rispetto di questa regola consegue il ritiro immediato del prodotto e un colloquio con il ragazzo sulle motivazioni di questo comportamento, a cui segue l’accordo sullo svolgimento di un atto riparatorio. Inoltre i ragazzi all’interno dell’Istituto non possono possedere materiale pornografico e la stessa regola vale anche per gli ospiti maggiorenni, anche se la legge per loro ne consentirebbe la visione. Può capitare che tra ragazzi all’interno dell’Istituto si formino delle coppie sentimentali ma ciò non è consentito all’interno dello stesso gruppo abitativo e questo per evitare alle persone che vivono insieme di assistere ad eventuali litigi o dinamiche particolari nella coppia che si è formata. Si cerca infatti, nel CEM un clima simile a quello che i ragazzi potrebbero vivere in famiglia, mentre con la coppia si rischierebbe una chiusura esclusiva verso gli altri componenti del gruppo. Qualora questo dovesse succedere, può risultare necessario spostare uno dei due ragazzi nell’altro gruppo abitativo. I ragazzi possono invitare nel CEM gli amici esterni, in accordo con gli educatori. Qualora un ragazzo dovesse invitare il proprio compagno, non è possibile manifestare dei comportamenti sessuali espliciti. Nonostante sia riconosciuto l’aspetto della sessualità per gli adolescenti, non è ipotizzabile che l’ospite si chiuda in camera, perché si ritiene preferibile passare il tempo in altri modi. Queste rappresentano l’insieme dei doveri che gli ospiti sono tenuti ad osservare all’interno dell’Istituto al fine di una sana e armoniosa convivenza.

3 Metodologia

3.1 Presentazione del tema

La tematica da indagare riguarda il valore delle regole in adolescenza, in particolar modo su come queste spesso assumano per i ragazzi un’accezione negativa e limitante e non

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

positiva ed evolutiva. In particolare verrà preso in considerazione un gruppo abitativo dell’Istituto “Paolo Torriani”, centro educativo minorile per adolescenti, per capire come vivano gli adolescenti la presenza delle regole all’interno di questo contesto quale valore essi attribuiscano loro.

L’approfondimento riguarda anche, di conseguenza, come gli educatori che lavorano in un centro educativo minorile con adolescenti possano fare in modo che l’accezione attribuita alle regole da negativa diventi positiva e con un valore evolutivo e di crescita.

L’adolescenza è un passaggio necessario per lo sviluppo della personalità (Faliva, 2011). Come affermano la maggior parte degli autori (Davis, 2007); (Camerini, Sabatello, Sartori, & Sergio, 2011), questa fase della vita si può anche definire per la presenza di comportamenti trasgressivi, come il non rispetto delle regole e altri che possono mettere in pericolo la persona, e che talvolta possono rappresentare segni di disagio personale oppure un fisiologico passaggio obbligato verso l’età adulta. Uno dei compiti fondamentali che deve assumere l’educatore è quindi quello di non interpretare come patologici dei comportamenti tipici dell’adolescenza, anche qualora fossero temporaneamente disturbanti per sé e per gli altri. Come visto nei capitoli precedenti, le regole assumono un ruolo complesso in adolescenza e in questo lavoro di tesi si prenderanno in considerazione dei ragazzi adolescenti accolti in una struttura extra-familiare.

3.2 Strumenti

Lo strumento utilizzato per raccogliere informazioni in questa tesi è stato quello dell’intervista semi-strutturata, che comprende una combinazione di domande predefinite e di altre non programmate, che permettono una certa libertà all’intervistatore di esplorare ulteriori aspetti che emergono e che non si erano ipotizzati prima.

Questo strumento permette di esplorare a fondo la prospettiva dell’altro (Milani & Pegoraro, 2011).

Dopo la revisione della letteratura sull’argomento delle regole in adolescenza, sono state predisposte due serie di domande sia per gli educatori che per i ragazzi, al fine di esplorare gli aspetti principali del tema.

Infatti, questo strumento ha permesso di far emergere questioni che non erano state ipotizzate prima della stesura delle domande.

La scelta di questo metodo di raccolta dati è avvenuta perché così facendo si è potuto intervistare singolarmente ogni educatore/ragazzo, indagando a fondo ogni aspetto secondo la prospettiva di ciascuno.

3.3 Domanda di ricerca e obiettivi

La domanda di ricerca di questo lavoro di tesi è quindi la seguente:

Come la regola può diventare da limite a fattore di sviluppo e di promozione del benessere in un centro educativo minorile per adolescenti?

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

• esplorare e approfondire il significato attribuito alla regola da adulti e ragazzi in un contesto di accoglienza extra-familiare per individuare differenze e comunanze di attribuzioni;

• individuare quali strategie e orientamenti educativi, che possono derivare anche dal valore attribuito alla regola, sia da parte degli educatori che da parte dei ragazzi presenti nel CEM al fine di facilitarne il rispetto da parte degli adolescenti come elemento di benessere e sviluppo.

3.4 Partecipanti

Il gruppo di soggetti che ha partecipato all’indagine è costituito dalle persone che vivono la quotidianità all’interno della struttura.

È necessario sottolineare che, la situazione di pandemia che ha colpito anche il territorio ticinese nei mesi passati ha complicato e limitato l’individuazione del gruppo di intervistati, il quale è stato comunque scelto in maniera ragionata. Infatti, sono stati intervistati tutti i ragazzi presenti all’interno del CEM al momento della ricerca, mentre diversi ragazzi sono rientrati a casa per tutto il periodo di emergenza sanitaria e non vi è stata pertanto la possibilità di includerli nell’indagine.

Le figure scelte per l’intervista sono le seguenti:

• Il capo équipe del gruppo protagonista della ricerca; • Tre educatori che operano all’interno del gruppo;

• I ragazzi appartenenti al gruppo stesso protagonista della ricerca.

3.4.1 Setting delle interviste

La scelta del setting dell’intervista è molto importante, ed è necessario individuare luoghi appartati, senza disturbi, i quali devono essere concordati con gli intervistati. Inoltre, è necessario esplicitare anche i tempi della durata dell’intervista (Milani & Pegoraro, 2011). La ricerca del setting per le interviste all’interno del CEM è stata ragionata poiché è stato necessario trovare un luogo riservato, senza distrazioni e che fosse accogliente (Carey, 2013, p.138). Per l’intervista è necessario seguire delle tappe; predisporre gli strumenti di registrazione necessari, scegliere un luogo adatto che contempli quanto detto precedentemente, ricordare all’intervistato gli obiettivi e ringraziarlo per la disponibilità, chiarire l’uso dei dati a scopo di studio e chiedere il permesso di registrare le interviste (Milani & Pegoraro, 2011). Gli intervistati sono stati informati sulle finalità della ricerca e sul tempo necessario a rispondere alle domande. Per un’intervista è stato necessario l’utilizzo del computer a causa della situazione pandemica che si è verificata e che ne ha richiesto la realizzazione a distanza.

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

Metodo di analisi dei dati

Attraverso l’analisi dei dati si sono individuate nelle diverse interviste frasi simili e riferite ad elementi ricorrenti, per confrontarli poi con il sistema di conoscenza sull’argomento indagato, vale a dire le teorie e modelli attualmente disponibili.

È stato necessario trascrivere tutte le interviste dopo averle audio registrate con l’autorizzazione degli intervistati; man mano, con la lettura dei contenuti, sono state enucleate delle questioni significative ricorrenti e sono state allegate alle riflessioni emerse delle citazioni testuali delle interviste, ritenute particolarmente pertinenti rispetto al tema individuato.

Una volta concluso questo lavoro di tesi, i contenuti verranno restituiti a educatori e ragazzi, in modo che possano prendere visione dei risultati della ricerca e, qualora lo ritenessero opportuno, integrare qualche elemento emerso all’interno del loro agire professionale.

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

4 Analisi dei risultati

4.1 Analisi dei dati: interviste agli educatori

Di seguito verranno riportate prima le analisi delle interviste sottoposte agli educatori che operano all’interno del centro educativo minorile e in un secondo momento le interviste dei ragazzi accolti all’interno della struttura. Per ogni domanda verrà effettuata una sintesi accompagnata da estratti di interviste particolarmente significativi per le riflessioni che si è cominciato a formulare.

Domanda 1: In che modo la regola viene integrata all’interno del progetto operativo

individualizzato?

Dalle interviste emerge innanzitutto che all’interno dell’Istituto Paolo Torriani è utilizzato il “libretto dei diritti e doveri” (vd. Allegato VII) che racchiude tutto ciò che i ragazzi possono fare e tutte le norme che i ragazzi devono osservare per se stessi e per la vita di gruppo. Diversi educatori intervistati riportano inoltre che questo libretto viene consegnato ai ragazzi nel momento dell’ammissione con annessa spiegazione del perché esistono le regole, il loro scopo e l’utilità. Viene ribadito inoltre che le regole sono necessarie come supporto ai progetti operativi individualizzati dei diversi ragazzi. «Ci sono regole che riguardano tutti gli

utenti, presenti nella concezione e nel “libretto dei diritti e dei doveri”, che viene consegnato loro durante l’ammissione. Queste regole hanno lo scopo di garantire il benessere del singolo individuo all’interno del gruppo» (Ed. 1). «Ogni ragazzo ha delle regole da rispettare all’interno del gruppo e al momento del collocamento queste gli vengono spiegate, così che ogni ragazzo possa capire perché esistono, lo scopo, l’utilità» (Ed. 3). «Le regole sono di supporto all’educatore e non vengono quindi percepite come rigide e di ostacolo al progetto individualizzato dei ragazzi» (Ed. 4). «(…) Ci sono regole istituzionali delle quali ci atteniamo alla lettera, come per il consumo di stupefacenti, di alcool, furti o altri atti di questo tipo» (Ed.

2). Le regole e il loro rispetto da parte del singolo ragazzo, secondo Ed. 1, servono anche a valutare il grado di raggiungimento degli obiettivi programmati in quest’area di sviluppo all’interno del Programma Operativo Individualizzato (POI) e quindi per l’eventuale riprogettazione per sviluppare maggiori competenze di autoregolazione. «Quando queste

regole sono ben integrate, non è necessario discuterne ad ogni riunione di rete, mettendole come obiettivo di acquisizione nel progetto operativo (PO). In caso contrario, invece, saranno un elemento sul quale co-costruire il PO» (Ed. 1).

Domanda 2: Qual è il valore delle regole nel Concetto Pedagogico del centro educativo minorile?

In sintesi, i contenuti delle interviste evidenziano come le regole all’interno del documento di riferimento del CEM rivestano diverse funzioni educative: garantire il benessere di tutti, la gestione della quotidianità, orientare i ragazzi, permettere una buona convivenza ed equità nei rapporti. Le regole preparano i ragazzi a vivere la loro quotidianità nel presente e in prospettiva futura, prendendo coscienza del valore di alcuni comportamenti. «Come

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

trattamento e opportunità nel vivere la propria permanenza nel gruppo residenziale» (Ed. 4).

Ancora una volta viene confermato da parte di un educatore che le regole previste dalla Concezione Pedagogica e in altri documenti di orientamento delle pratiche servono per garantire il benessere di tutti gli ospiti: «(…) le regole all’interno del gruppo permettono la

gestione della quotidianità, mettono nella condizione i ragazzi di essere orientati e sapere cosa è importante/necessario» (Ed. 3). Un educatore inoltre sottolinea il valore delle regole

intendendole come una possibilità di auto-contenimento da parte dei ragazzi del proprio comportamento attraverso l’uso del pensiero e nei rapporti sociali: «la regola funge quindi

anche da stimolo per la riflessione, per la percezione delle diversità fra gli individui e come mezzo con il quale costruire i propri obbiettivi condivisi» (Ed. 4). «Vivere la regola in Istituto, così come in un contesto famigliare, significa, dal mio punto di vista, prepararsi a principi e norme nel vivere la quotidianità come adulto, a responsabilizzarsi e a prendere coscienza del significato di determinate regole» (Ed. 4). «La regola diventa un tracciato più che qualche cosa su cui fissarsi ottusamente, facendo comunque in modo di non allontanarsi troppo, non perdendolo mai di vista, perché se lo perdi di vista è evidente che a livello gruppale le cose possono non funzionare» (Ed. 2). Un altro operatore precisa però l’aspetto personalizzato e

contestualizzato delle regole, che non costituiscono delle richieste e indicazioni standardizzate: «per anni abbiamo lavorato tendenzialmente mettendo la regola al centro

senza che tenesse conto più di tanto della situazione. (…) Sebbene queste regole sono rimaste, non sono più applicate in modo sistematico e indiscusso» (Ed. 2).

Domanda 3: Come vengono scelte le regole per il gruppo?

Risulta chiaro dai diversi intervistati, che le regole vengono scelte dalla direzione in accordo con gli educatori e che queste siano mutate nel tempo. Come sottolinea Ed. 3: «l’équipe

educativa valuta i cambiamenti che avvengono e insieme alla direzione cerca di mantenere aggiornato anche la raccolta dei “diritti e doveri” con i dovuti cambiamenti». Le regole

vengono raggruppate nel cosiddetto “libretto dei diritti e dei doveri”, il quale viene discusso dai due gruppi residenziali per ottenere come sostiene Ed. 4: «una stessa norma di

comportamento esigibile da parte dei ragazzi» (Ed. 4). Ed. 1 però fa notare che ospitando il

gruppo ragazzi dai 12 ai 20 anni «è impensabile approcciarsi a tutti nello stesso modo» e

che bisogna dunque tenere conto dell’età di ogni ragazzo. Infatti, l’Ed. 4 esplicita che le

regole «si cambiano a dipendenza del gruppo, della società che muta, dei tempi che

cambiano». Un elemento che emerge da Ed. 3 è il cambiamento di paradigma “disciplinare”

che porta un passaggio dalle «multe pecuniarie per atti quali parolacce e insulti» fino all’introduzione dell’atto riparatorio.

Domanda 4: In che modo vengono scelte le regole utili alla crescita personale e dunque a livello individuale?

Dalle interviste emerge innanzitutto l’importanza di considerare il ragazzo nella sua unicità, come già evidenziato nelle risposte precedenti. L’Ed, 4 ribadisce l’importanza che le regole, oltre a richiedere all’individuo determinate norme di comportamento da assumere in uno specifico contesto, sono utili per la crescita personale. Ed. 1 sottolinea che le regole di base sono uguali per tutti e che la differenza «sta negli obiettivi che si costruiscono con l’utente».

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Il valore delle regole in un centro educativo minorile con presa a carico di adolescenti

Gli intervistati concordano sul fatto che si cerchi di lavorare sulle risorse dei ragazzi al fine di soddisfarne i bisogni e aiutarli a superare le difficoltà (Ed. 1). La regola sembra quindi avere una duplice funzione come spiega Ed. 4: «La regola in grado di garantire equità di

trattamento e che prende in considerazione l’individuo sarà di certo più semplice da accettare e rispettare. La regola in contrasto con l’abitudine di un comportamento o con la necessità di trasgredirla, sarà utile per poter intavolare una discussione e lavorare sul proprio progetto operativo individualizzato».

Domanda 5: I ragazzi possono partecipare alla scelta delle regole? Se si, in che modo e come ne comprendono il senso?

Tutti gli educatori intervistati riportano che i ragazzi hanno il diritto di contestare e discutere le regole portando le proprie argomentazioni. Come fa notare Ed. 4 esiste lo spazio del “Carpe Diem”, «nel quale i ragazzi hanno la possibilità di esprimersi e informarsi, partecipare

alle decisioni del gruppo e condividere le proprie difficoltà conseguenti al vivere con altre persone. All’interno di questo spazio dedicato è possibile rivisitare un regolamento e apportare il proprio contributo nella modifica di una regola: questo permette di trovare un senso e costruire assieme un significato» (Ed. 4). Ed. 1 aggiunge che i ragazzi parlando con

gli educatori o con il direttore, possono discutere il significato di una regola portando le proprie argomentazioni a favore o contrarie. Vi sono regole la cui messa in discussione risulta più semplice mentre altre meno poiché, riguardano aspetti legati alla salute e al benessere di tutti. Come sottolinea Ed. 2 «ci sono dei ragazzi che sono ben disposti a

discuterne e altri che preferiscono accettare le regole che ci sono per poi decidere se trasgredirle piuttosto che no». Ed. 2 sottolinea in conclusione che, i ragazzi hanno la

possibilità di discutere le regole, ma questo dipende sempre da ragazzo a ragazzo. Ed. 3 porta a questo proposito l’esempio di un ragazzo che ha chiesto di creare delle regole sulla base delle sue esigenze e dopo aver esplorato le ragioni della sua richiesta, si è andati incontro al suo bisogno. Tutti gli educatori concordano sul fatto che alcune regole siano inderogabili poiché riguardano il benessere di tutto il gruppo, ma che nello stesso tempo gli spazi atti alla comunicazione e al confronto non mancano e i ragazzi hanno la possibilità e il diritto di usufruirne.

Domanda 6: Come si può distinguere la trasgressione tra fisiologia, legata alla fase adolescenziale, o un segnale di un bisogno o disagio psicologico particolare?

Come riportano diversi educatori, la trasgressione fa parte della fase adolescenziale. Ed. 1 però sottolinea che, non sempre il legame tra fase adolescenziale e trasgressione è chiaro: «talvolta vi è una linea sottile tra trasgressione e richiesta di aiuto. Ci sono alcuni ragazzi che

sono in grado di chiedere aiuto in modo esplicito, ma la maggior parte lo fa attraverso agiti che potrebbero facilmente essere confusi come trasgressioni» (Ed. 1). Alcuni ragazzi

riescono a chiedere aiuto, dice Ed. 3, ma altri respingono gli educatori. Alcuni educatori affermano come la supervisione e il lavoro d’équipe possano essere di aiuto agli operatori nell’affrontare le situazioni più critiche con i ragazzi, per cercare di attribuire un senso a ciò che accade e trovare quindi delle strategie educative efficaci per affrontarlo.

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