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Le determinanti della fair value adoption nel contesto europeo ed anglosassone: uno studio sui non-current asset

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Academic year: 2021

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Corso di Laurea Magistrale

in Economia e Gestione delle Aziende

Curriculum Direzione Aziendale

Tesi di Laurea

Le determinanti della

fair value adoption nel contesto

Europeo ed Anglosassone

Uno studio sui non-current assets

Relatore

Ch. Prof. Carlo Marcon

Laureanda

Giulia Negri

Matricola 845252

Anno Accademico

2015 / 2016

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Il presente elaborato analizza l’impatto sull’accounting choice degli institutional investors, della struttura del board e del livello di financial leverage.

Verranno inoltre esaminati gli effetti della scelta del fair value sull’information asymmetry attraverso delle variabili chiave che consentono di valutare la "bontà" delle scelte contabili mettendo a confronto dati pre-IFRS e post-IFRS.

La ricerca è condotta sulle scelte contabili di un campione di 480 aziende quotate di derivazione Anglosassone e Continentale Europea che utilizzano per la prima volta gli IAS-IFRS.

Le decisioni contabili di ciascuna azienda sono state reperite dalle company’s ac-counting policies all’interno degli annual reports 2005, periodo di first time adoption. Lo studio si focalizza sulla valutazione dei non-current asset e nello specifico verifica se il metodo di valutazione predominante ricade sulla scelta del fair value o del costo storico.

Il tema dell’accounting choice viene per questo approfondito attraverso lo studio di tre principi contabili internazionali, nello specifico lo IAS 16 – Immobili, impianti e macchinari, lo IAS 38 – Attività immateriali e lo IAS 40 – Investimenti Immobiliari. Per lo studio delle variabili è stato utilizzato il metodo della logistic regression.

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Introduzione 1

1 Accounting Choice 5

1.1 L’adozione dei principi contabili internazionali . . . 6

1.1.1 IFRS 1 - First time adoption . . . 7

1.1.2 IAS 16 - Property, plant & equipment . . . 10

1.1.3 IAS 38 - Intangible assets . . . 13

1.1.4 IAS 40 - Investment property . . . 16

1.2 Accounting local rules . . . 19

1.2.1 Italian GAAP . . . 19

1.2.2 French GAAP . . . 24

1.2.3 German GAAP . . . 27

1.2.4 UK GAAP . . . 30

1.2.5 Australian GAAP . . . 31

1.3 Fair value model vs. historical cost model . . . 33

2 Hypothesis Development 41 2.1 Ownership structure e information asymmetry . . . 41

2.2 Composizione del board of directors . . . 45

2.3 Financial leverage . . . 49

2.4 Accounting tradition . . . 52

3 Metodologia di Ricerca 55 3.1 La scelta del campione e le variabili utilizzate . . . 55

3.2 Metodologia statistica . . . 63

4 Risultati e Discussione 67 4.1 Statistiche descrittive e matrice di correlazione . . . 67

4.2 Univariate e multivariate analysis . . . 75

Conclusione 91

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A seguito del processo di armonizzazione contabile avviato dall’Unione Europea si è reso necessario ampliare gli studi sulle scelte contabili che sono tenute a compiere le aziende operanti nel territorio. Il percorso di integrazione contabile avviato già nel 1973 ha trovato la sua maturazione nel 2005, anno a partire dal quale l’Unione Europea ha deciso di far adottare i principi contabili internazionali (IAS-IFRS) a tutte le società quotate in un paese membro per la redazione del bilancio consolidato.

La convergenza agli International Accounting Standards ha favorito processi di comparazione delle informazioni finanziarie tra aziende appartenenti a differenti giurisdizioni e l’incremento della trasparenza delle comunicazioni aziendali nei confronti degli investitori, sia interni sia esterni ai confini dell’impresa. Sicuramente, questo processo di convergenza è dovuto all’affermarsi del concetto di globalizzazione, anche in ambito contabile.

Il presente studio ha lo scopo di focalizzarsi sul periodo di prima adozione dei principi, per verificare gli effetti che si ripercuotono nei bilanci in seguito ad un’adozione obbligatoria degli IAS e valutare le politiche contabili che verranno utilizzate per i futuri bilanci. Nello specifico l’attenzione sarà rivolta a tutte le scelte contabili avviate per la classe dei non-current assets, di notevole importanza ai fini della determinazione della redditività aziendale.

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un’importante novità per tutte le società quotate, le quali hanno dovuto maturare nuove competenze in tali ambiti. Le imprese sono state chiamate a fare una scelta di valutazione della classe dei non-current assets sulla base di due diverse metodologie: costo storico o valore corrente (fair value).

La ricerca empirica è stata avviata per analizzare le scelte di un campione di aziende appartenenti al contesto Continentale Europeo e ai paesi di derivazione Anglosassone per evidenziare eventuali differenze di trattamento della classe dei non-current assets.

Il presente lavoro si occupa proprio di analizzare i comportamenti delle aziende di fronte ad una scelta così rilevante ai fini della determinazione del reddito. Per fare questo ci si è avvalsi di metodologie statistiche e analisi empiriche per studiare quelle che sono definite come le determinanti dell’accounting choice.

Diversi saranno gli studi della letteratura economica che verranno citati nel seguente elaborato, in quanto consentono una visione completa su queste metodolo-gie contabili. Essi verranno analizzati a conferma o meno delle ipotesi di ricerca enunciate e approfonditi al fine di comprendere il tema dell’accounting choice sotto punti di vista diversi.

Nel primo capitolo verrà dato ampio spazio allo studio dei tre principi contabili internazionali che hanno per oggetto la classe dei non-current assets. Nello specifico lo IAS 40 che tratta gli Investment properties, lo IAS 38 che riguarda gli Intangible assets e, infine, lo IAS 16 che si occupa di Property, plant & equipment. Per ognuna di questi voci, si approfondirà la classificazione, la rilevazione iniziale e la successiva valutazione previste da ogni principio. Dopo questa trattazione, verranno analizzate le principali local accounting rules definite all’interno di ogni stato considerato per l’analisi, evidenziando le differenze e le similitudini tra i diversi trattamenti contabili previsti. Possiamo sin da subito affermare, come le preferenze per il metodo del costo storico o per il modello del fair value dipendano molto da fattori country-specific e per questo dalle diverse tradizioni contabili. Come vedremo in

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seguito, gli IAS-IFRS derivano propriamente da regole contabili appartenenti al contesto Anglosassone, ed è proprio per questo motivo che non esistono sostanziali e importanti differenze con le local accounting rules di paesi quali il Regno Unito e l’Australia. Diversi saranno, invece, i risultati che riguardano il campione europeo più legato per ragioni di tradizioni contabili al metodo del costo storico, abbracciando una filosofia di tipo conservativo. Per ogni stato considerato le local accounting rules verranno, inoltre, comparate con le regole stabilite dagli standards setters internazionali. Successivamente, si andrà ad indagare quali metodologie contabili sono più utilizzate dalle aziende. Per ogni modello si evidenzieranno i punti di forza e le criticità, in relazione anche alle caratteristiche qualitative che devono possedere i bilanci aziendali.

Nel secondo capitolo verranno definite le cinque ipotesi che ci guideranno nello studio del campione, nello specifico analizzando per ogni azienda l’ownership structure, il grado di information asymmetry, la composizione del board of directors, il grado di financial leverage e l’accounting tradition. Lo studio consentirà di mettere in relazione temi riguardanti la corporate governance, il ruolo degli investitori in azienda e le tradizioni contabili che ancora oggi influenzano notevolmente le scelte aziendali. Il contesto economico di tale studio si riferisce all’anno 2005 il quale prelude in qualche modo anche l’inizio della crisi finanziaria che assumerà in seguito una risonanza a livello mondiale.

Il seguente elaborato si è basato su studi che si sono occupati del trattamento contabile dei non-current assets, nello specifico quelli di Marcon e Fasan (2014), di Aminu Isa (2014), di Christensen e Nikolaev (2013) e di Muller et al. (2011). I primi tre studi si focalizzano sull’analisi delle determinanti della fair value adoption attraverso lo studio delle variabili più appropriate per una rappresentazione del fenomeno. Lo studio di Muller ha consentito, invece, un approfondimento sul grado di information asymmetry e come questo sia influenzato dalle scelte contabili, considerando le preferenze delle aziende nel periodo pre-IFRS e post-IFRS.

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Nel terzo capitolo verranno trattati i metodi statistici utilizzati per gli studi empirici facendo ricorso alla regressione lineare e all’analisi t-test rientranti rispetti-vamente nella multivariate e univariate analysis. Successirispetti-vamente, si andranno ad approfondire le variabili utilizzate e i criteri adottati per la scelta del campione.

Nel capitolo conclusivo si esplicheranno i risultati emersi dallo studio dei dati e dalle relazioni tra essi. Questo consentirà la verifica delle ipotesi enunciate.

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Accounting Choice

Nel contesto attuale, formato prevalentemente da imperfect markets, è sorta la necessità di una maggiore disclosure da parte delle aziende per riuscire a colmare la mancata tempestività di diffusione delle informazioni a tutti gli attori del mercato. Proprio per questo motivo le scelte contabili ricoprono un ruolo fondamentale nel colmare le imperfezioni del mercato e fornire le adeguate informazioni. Ma prima di proseguire con la ricerca, occorre dare una definizione di accounting choice:

An accounting choice is any decision whose primary purpose is to influence (either in form or substance) the output of the accounting system in a particular way. (Fields et al. 2001)

Quagli e Avallone (2010) nei loro studi sull’accounting choice hanno dimostrato che vi sono alcuni fattori chiave che guidano le scelte contabili, basandosi su quella che viene definita accounting choice theory. Secondo questa teoria variabili quali l’information asymmetry, la contractual efficency e l’opportunismo manageriale po-trebbero far veicolare verso uno specifico metodo contabile. All’interno dell’articolo vengono definite le finalità dell’accounting choice theory, che sono per l’appunto quelle di andare a ridurre i costi di agenzia e regolare l’impatto sulla contracual efficiency, mitigare l’information asymmetry nel gestire il livello di divulgazione delle informazioni agli utilizzatori dei bilanci e da ultimo considerare l’impatto del comportamento opportunistico dei managers sulle scelte contabili.

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Numerosi sono stati negli anni gli studi su questo importante tema e vi è stata posta una sempre più crescente attenzione, soprattutto nel momento in cui l’Unione Europea ha deciso di istituire gli International Financial Reporting Standards (IFRS).

Il processo storico di armonizzazione e integrazione contabile di questi principi ebbe inizio nel 1973 con la fondazione dello IASC (International Accounting Standards Committee), oggi denominato IASB. Questa idea di armonizzazione iniziò a maturare sin dal 1960 e pensata come uno strumento per facilitare da un lato gli investitori, per la comparazione dei bilanci, e dall’altro le multinazionali per la redazione dei financial statements delle società sussidiarie in modo da evitare la redazione di documenti contabili differenti a seconda del paese di appartenenza. Negli anni novanta lo IASC ha acquisito una sempre più crescente popolarità per il maggior riconoscimento degli standards, soprattutto a livello europeo. Infatti, l’Unione Europea, i governi nazionali e gli standards setters hanno riconsiderato e rinegoziato i loro ruoli nell’accounting regulation in risposta alle pressioni di un mercato dei capitali sempre più globalizzato. Il 1993 segna l’anno del completamento dei principi contabili internazionali dopo numerosi Comparability and Improvements projects iniziati nel 1987. Tutti questi sviluppi degli standards che si sono susseguiti nell’arco degli anni hanno fatto sì che gli IFRS contengano molte più opzioni rispetto agli standards nazionali, dovuti proprio a questo processo di negoziazione e di continui compromessi raggiunti tra i vari stati per favorire al loro interno l’accettazione di tali principi (Camfferman e Zeff, 2006).

1.1 L’adozione dei principi contabili internazionali

L’apertura ai principi internazionali si è concretizzata nel 2002 quando l’Unione europea ha reso obbligatoria l’adozione degli standards in tutti i bilanci consolidati delle società quotate in borsa a partire dall’anno 2005. Si tratta di un importante traguardo raggiunto dalla UE per favorire la nascita di un mercato comune. Il

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sistema di armonizzazione dei sistemi contabili, però, non deve esaurirsi solo all’interno dei confini europei ma occorrerà allargare il bacino di utenza in tutto il mondo. A tal proposito, infatti, sulla linea europea anche altri stati nel corso degli anni, hanno deciso di convergere verso gli IFRS, come ad esempio l’Australia, il Canada, l’Argentina, il Messico, il Giappone, la Cina e tanti altri ancora.

Gli IFRS, ad oggi, sono usati in più di 100 Paesi del mondo ed è fra l’altro iniziata la tanto attesa armonizzazione con il mercato nord americano. Fino al 2007, infatti, gli IFRS non erano accettati dalla US Securities and Exchange Commission (SEC)1

e per questo motivo le società straniere quotate nei mercati USA dovevano preparare un documento (prospetto di raccordo) per la riconciliazione con gli US GAAP dei principi nazionali utilizzati per la redazione dei bilanci aziendali. Ovviamente questi documenti erano molto costosi e laboriosi, tanto che nel 2007 la SEC ha deciso di accettare i bilanci redatti secondo gli IFRS. Infatti le società non americane che redigono il bilancio utilizzando gli IAS possono quotarsi nel mercato statunitense senza dover redigere alcun documento aggiuntivo per la riconciliazione dal momento che IAS-IFRS e US GAAP sono stati riconosciuti come "equivalenti".

1.1.1 IFRS 1 - First time adoption

I legislatori dei vari stati che hanno accettato nei propri ordinamenti gli standards internazionali si sono imbattuti in una serie di problematiche riguardo alla valuta-zione e all’iscrivaluta-zione di alcune voci di bilancio. Le difficoltà che si sono incontrate riguardano proprio le differenti metodologie di trattamento delle voci previste dai principi contabili interni rispetto a quelle previste dagli IAS-IFRS. Per questo motivo il periodo di prima adozione (first time adoption) degli IAS rappresenta un momento di profondo cambiamento per le scelte contabili dei diversi stati e per questo oggetto di una mia approfondita analisi nei successivi capitoli.

1La SEC o Commissione per i titoli e gli scambi rappresenta l’ente federale statunitense che

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Le aziende che per la prima volta si approcciano all’adottare gli standards internazionali per la redazione dei propri bilanci devono seguire dapprima una serie di linee guida dettate dall’IFRS 1 - First time adoption of International Reporting Standard, il quale fornisce indicazioni specifiche per una corretta applicazione dei principi. Al suo interno sono definite le tecniche contabili da seguire nel momento di first time adoption da parte di quelle aziende che fino al 2005 non hanno già scelto volontariamente di adottare gli standards internazionali.

Per le aziende che redigono i bilanci secondo l’anno civile viene stabilito che la fine dell’esercizio corrisponda con la data del 31 Dicembre di ogni anno e la first time application riguarda l’anno 2005, questo è il caso della gran parte delle aziende europee. Nelle aziende di derivazione anglosassone, in particolare in quelle Australiane, la data di fine esercizio è definita al 30 giugno di ogni anno e la first time adoption inizia nel giugno 2005 per poi concludersi nel giugno 2006, come raffigurato nell’immagine sottostante (figura 1.1).

Figura 1.1: L’immagine raffigura il processo di transizione dai local GAAP agli IFRS.

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compara-bilità con i bilanci degli anni precedenti dell’impresa stessa sia con quelli delle altre imprese, fornendo peraltro opportuna indicazione delle tipologie di documenti che dovranno comporre il bilancio. Le aziende devono, inoltre, predisporre nel periodo di transizione2uno stato patrimoniale di apertura in conformità ai principi contabili

internazionali alla data di passaggio agli stessi e rilevare retroattivamente tutte le rettifiche al bilancio, tenendo conto anche delle eccezioni previste dal principio per alcune poste di bilancio. In merito ai non-current assets, gli IAS-IFRS consentono alle imprese di scegliere se valutare i beni secondo il modello del costo storico o secondo il modello della rivalutazione.

A tal proposito, l’IFRS 1 prevede un particolare tipo di esenzione per i non-current assets definita dai punti D5 a D8 dello standard, che riguarda l’utilizzo del fair value (valore equo) o della rideterminazione del valore come sostituto del costo. Questa esenzione permette di misurare il valore degli assets al fair value, alla data di transizione agli IFRS, e utilizzarlo come sostituto del costo (deemed cost). Le aziende che sceglieranno di usufruire questo tipo di esenzione non avranno comunque l’obbligo di valutare al fair value gli assets negli anni futuri, e pertanto potranno utilizzarlo in sede di iscrizione del bene a bilancio solo per il periodo di transizione agli IFRS. Questo tipo di esenzione può essere applicata a tutta la classe dei non-current assets, composta da investimenti immobiliari, attività immateriali e immobili, impianti e macchinari.

L’IFRS 1 viene anche definito "one use" in quanto verrà utilizzato solamente durante il periodo di first time adoption e le corrispondenti voci di bilancio saranno poi regolate da un rispettivo IAS, così definiti nella tabella 1.1.

Il focus della ricerca sarà pertanto incentrato sullo studio dei principi che regolano le suddette voci e che esplicitano l’utilizzo da parte delle aziende del fair value piuttosto che del costo storico.

2L’IFRS 1 definisce la data di transizione come "the beginning of the earliest period for which

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Tabella 1.1: I principi contabili dei non-current assets Principio Descrizione

IAS 16 Definisce il trattamento contabile per la voce immobili, im-pianti e macchinari. In particolare definisce per la contabiliz-zazione della voce: la rilevazione delle attività, la determina-zione dei loro valori contabili, le quote di ammortamento e le perdite per la riduzione di valore.

IAS 38 Definisce il trattamento contabile per la voce delle attività immateriali. La rilevazione per questo tipo di voce è subordi-nata al soddisfacimento di specifiche condizioni, per questo motivo sono definite nel dettaglio nel principio in modo tale da determinarne il giusto valore contabile.

IAS 40 Definisce il trattamento contabile degli investimenti immobiliari.

1.1.2 IAS 16 - Property, plant & equipment

Lo IASB ha pubblicato nel Dicembre 2003 il principio contabile dedicato al trattamento della voce Immobili, Impianti e Macchinari, in vigore dal gennaio 2005.

Lo IAS 16 verrà analizzato in tutte le sue problematiche inerenti la contabilizzazione della voce trattata, in particolare:

• del momento della rilevazione delle attività;

• della determinazione dei valori contabili;

• degli ammortamenti e delle perdite per riduzione di valore.

La definizione data dallo IAS 16 per la voce Immobili, impianti e macchinari è la seguente:

"Immobili, impianti e macchinari sono beni tangibili che sono posseduti per essere utilizzati nella produzione o nella fornitura di beni o servizi, per affittarli ad altri, o per scopi amministrativi; e ci si attende che siano utilizzati per più di un esercizio."

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RILEVAZIONE E VALUTAZIONE

Il costo relativo alla voce immobili, impianti e macchinari è definito come l’importo monetario o equivalente corrisposto o il fair value (valore equo) per acquisire un’attività, al momento dell’acquisto o della costruzione. Esso deve essere rilevato come un’attività se e soltanto se è probabile che i futuri benefici economici associati all’elemento affluiranno all’entità e il costo dell’elemento può essere attendibilmente determinato (IAS 16.7).

Ad una prima rilevazione, un elemento della voce immobili, impianti e macchinari che viene classificato come un’attività deve essere valutato al costo (IAS 16.15). Il costo è inteso come il suo prezzo di acquisto per ottenere la disponibilità del bene più eventuali costi necessari a portarlo nelle condizioni operative per il corretto funzionamento del bene e imputabili alla messa in uso. Dopo una prima rilevazione, l’azienda deve decidere come valutare l’elemento e ha a disposizione due diverse metodologie: il modello del costo e il modello della rivalutazione. L’azienda deve applicare il metodo prescelto all’intera classe di immobili, impianti e macchinari (IAS 16.29).

Secondo il modello del costo (cost model) un asset viene iscritto al suo costo di acquisizione detratti gli ammortamenti e qualsiasi perdita per riduzione di valore. Il secondo modello (revaluation model) prevede l’iscrizione del bene al suo valore rideterminato, pari al fair value alla data di rideterminazione al netto di ammorta-menti accumulati e qualsiasi perdita di valore. Le rideterminazioni devono essere effettuate con regolarità in modo tale da assicurare che il valore contabile non differisca in maniera rilevante dal fair value (valore equo) alla data di riferimento del bilancio (IAS 16.31).

Per le voci terreni, fabbricati, impianti e macchinari il fair value viene deter-minato sulla base dei valori di mercato tramite una perizia effettuata da periti professionalmente qualificati.

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particolare l’adozione è possibile solo se il fair value dell’attività può essere misurato in modo attendibile e realistico. La scelta del metodo contabile per una particolare immobilizzazione materiale vincola tutta la classe a cui essa appartiene per cui se l’azienda decide di procedere con la rideterminazione di un bene, l’intera classe a cui appartiene il bene deve essere rideterminata (IAS 16.36-16.37). Se durante la rideterminazione si verifica un incremento del valore contabile del bene occorrerà creare un’apposita riserva di rivalutazione a patrimonio netto, ma se si tratta di un ripristino di valore a seguito di una precedente svalutazione l’incremento di valore va imputato a conto economico e solo fino a concorrenza del costo. Nel caso opposto, ossia se si verifica una diminuzione del valore contabile a seguito della rideterminazione, occorrerà dapprima ridurre la riserva di rivalutazione rilevata a patrimonio netto e per la parte residua bisognerà rilevare la diminuzione a conto economico (IAS 16.39-16.40).

AMMORTAMENTI

Ogni elemento che compone la voce Immobili, impianti e macchinari e che abbia un costo rilevante in rapporto al costo totale deve essere ammortizzato distintamente (IAS 16.43).

Ciascuna quota di ammortamento andrà rilevata a conto economico e viene calcolata sulla base del suo valore ammortizzabile, dato dal valore contabile al netto del valore residuo (IAS 16.48).

Se l’azienda propende per l’utilizzo del cost model, il valore residuo è stimato al momento dell’acquisizione del bene e non è rivisto durante il suo periodo di utilizzo. Nel caso, invece, di una valutazione al fair value il valore residuo dovrà essere rideterminato sulla base di ciascuna valutazione.

L’azienda dovrà, infine, predisporre per ciascun bene un piano di ammortamento e adeguarlo secondo la vita utile del bene.

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1.1.3 IAS 38 - Intangible assets

Lo IASB ha emanato nel 1998 la prima versione del principio, rivisto e aggiornato con i successivi regolamenti del 2004 fino alle ultime modifiche del 2010. Tale principio definisce il trattamento contabile delle attività immateriali e la successiva rilevazione a patto che si verifichino specifiche condizioni sotto riportate.

Lo IAS 38 si occupa di dare una definizione per la voce delle attività immateriali e nello specifico al punto 38.9 precisa che:

"Sono risorse immateriali quali le conoscenze scientifiche o tecniche, la progettazione e l’attuazione di nuovi processi o sistemi, le licenze, il patrimonio intellettuale, le conoscenze di mercato e i marchi."

Il principio stabilisce che un elemento per essere classificato come attività immate-riale deve possedere i seguenti requisiti e caratteristiche:

• essere identificabile;

• si deve poter avere il controllo della risorsa;

• si deve poter usufruire di benefici economici futuri.

Se uno degli elementi che rientrano nell’ambito del presente principio non soddi-sfa la definizione data di attività immateriale la spesa per acquisire o generarla internamente è rilevata come un costo nell’esercizio in cui è stata sostenuta (IAS 38.10).

1.Identificabilità

Il criterio dell’identificabilità è soddisfatto se (IAS 38.12):

• l’elemento è separabile, ossia se è possibile scorporarlo dall’entità e venduto, trasferito, dato il licenza, locato o scambiato, sia individualmente sia sulla base di un contratto;

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• l’elemento deriva da diritti contrattuali o altri diritti legali indipendentemente dal fatto che tali diritti siano trasferibili o separabili dall’entità o da altri diritti e obbligazioni.

2.Controllo

Si dice che l’azienda ha il controllo di un’attività se:

• ha il potere di usufruire dei benefici economici futuri;

• può limitare l’accesso a tali benefici da parte di terzi.

La capacità di controllo della risorsa trae la sua origine dalla presenza di una tutela legale sull’attività (IAS 38.13).

3. Benefici economici futuri

I benefici economici futuri comprendono i proventi originati dalla vendita di prodotti o servizi, i risparmi di costo o altri benefici derivanti dall’utilizzo dell’attività da parte dell’entità (IAS 38.14).

RILEVAZIONE E CLASSIFICAZIONE

Per poter rilevare un’attività immateriale il principio sancisce che deve essere rispettata la definizione di attività immateriale appena trattata e che si rispettino i seguenti criteri di rilevazione.

Un’attività immateriale può essere rilevata come tale se e solo se (IAS 38.21): • è probabile che convergano all’azienda benefici economici futuri attesi;

• può limitare l’accesso a tali benefici da parte di terzi.

Soddisfatti i suddetti requisiti l’attività immateriale può essere inizialmente rilevata al suo costo.

Per quanto riguarda, invece, una classificazione della voce lo IAS non prevede uno schema rigido ma l’azienda in sede di redazione del bilancio avrà l’obbligo di indicare separatamente le attività immateriali.

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VALUTAZIONE SUCCESSIVA

Dopo la rilevazione iniziale dell’attività, l’azienda ha la facoltà di scegliere tra la contabilizzazione al costo e il modello della rideterminazione del valore.

Come per lo IAS 16, se un’attività immateriale è contabilizzata con il modello della rideterminazione del valore, tutte le altre attività della sua classe devono essere contabilizzate utilizzando lo stesso modello, salvo l’assenza di un mercato attivo per tali attività (IAS 38.72).

Il metodo del fair value prevede che l’attività venga iscritta al suo importo rideterminato, cioè al fair value (valore equo) alla data di rideterminazione del valore e al netto degli ammortamenti e delle perdite per riduzione durevole di valore accumulati. La specifica condizione imposta dal principio è che il fair value (valore equo) debba essere misurato facendo riferimento a un mercato attivo. Da notare come l’esistenza di un mercato attivo non sia molto usuale per le immobilizzazioni immateriali.

Se non è possibile misurare l’attività sulla base di un mercato attivo, il valore contabile dell’attività deve essere il valore rideterminato alla data dell’ultima ride-terminazione fatta con riferimento al mercato attivo al netto degli ammortamenti e delle perdite per riduzione durevole di valore accumulati (IAS 38.82). Le ri-determinazioni devono, inoltre, essere effettuate con regolarità in modo tale che alla data di riferimento del bilancio il valore contabile dell’attività non si discosti significativamente dal suo fair value (valore equo).

Se il fair value risulta superiore al costo storico al netto dell’ammortamento, l’incre-mento di valore va inserito in un’apposita riserva di rivalutazione a patrimonio netto. Nel caso in cui si tratti di un ripristino del valore del bene e il fair value risulti più basso del costo storico al netto dell’ammortamento, l’incremento va inserito a conto economico (IAS 38.85).

Nel caso di una diminuzione di valore, invece, si va a ridurre la riserva di rivalutazione nella misura in cui vi siano eventuali saldi a credito nella riserva di rivalutazione in

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riferimento a tale attività e una volta esaurita la riserva, la riduzione va iscritta a conto economico (IAS 38.86).

Secondo il modello del costo l’attività va iscritta in bilancio al suo costo al netto dei complessivi ammortamenti e delle perdite per riduzione durevole di valore (IAS 38.74).

AMMORTAMENTO

Prima di procedere con l’ammortamento della voce, un’azienda deve procedere a valutare la vita utile che può essere classificata come definita o indefinita a seconda della durata dei diritti contrattuali o di altri diritti legali. Nel caso in cui sia definita, l’azienda può procedere all’ammortamento, per l’appunto sulla base della sua vita utile e durata, scegliendo fra le diverse metodologie consentite. Se invece la vita utile è indefinita l’attività non viene ammortizzata e verrà sottoposta annualmente ad impairment test (è questo il caso ad esempio dell’avviamento)3.

1.1.4 IAS 40 - Investment property

In vigore dal 2005, lo IAS 40 si occupa del trattamento contabile della voce Investimenti Immobiliari. Come per tutti gli altri principi definiti sopra, anche lo IAS 40 da un definizione di investimento immobiliare, di seguito enunciata:

"L’investimento immobiliare è una proprietà immobiliare (terreno o fab-bricato o parte di fabfab-bricato o entrambi) posseduta (dal proprietario o dal locatario tramite un contratto di leasing finanziario) al fine di conseguire canoni di locazione o per l’apprezzamento del capitale investito o per entrambe le motivazioni."

3L’impairment test consiste in una analisi, trattata dallo IAS 36, avente la finalità di verificare

se un’attività abbia subito o meno una riduzione di valore. Questo controllo avviene mediante il confronto del valore contabile con il valore recuperabile calcolato come il maggiore tra il fair value e il value in use (Parbonetti, 2012).

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L’immobile ad uso del proprietario è un immobile posseduto per l’uso nella produ-zione o nella fornitura di beni o di servizi, ovvero nell’amministraprodu-zione aziendale (IAS 40.5).

Gli investimenti immobiliari generano flussi finanziari indipendenti dalle altre attività possedute dall’impresa, e ciò consente di distinguere un investimento immobiliare da immobile ad uso del proprietario (IAS 40.7).

Costituiscono esempi di investimenti immobiliari (IAS 40.8):

• un terreno posseduto per un apprezzamento a lungo termine del capitale investito;

• un terreno posseduto per un utilizzo futuro;

• un edificio di proprietà dato in locazione tramite una o più operazioni di leasing operativo;

• un edificio attualmente non occupato ma posseduto al fine di essere locato tramite una o più operazioni di leasing operativo;

• un immobile che al momento attuale è costruito o sviluppato per un utilizzo futuro come investimento immobiliare.

RILEVAZIONE

Lo IAS 40 al paragrafo 16 definisce in modo scrupoloso i criteri per la rilevazione di un investimento immobiliare, e nello specifico:

• se è possibile che l’impresa riesca a godere dei futuri benefici economici;

• se il costo dell’investimento immobiliare può essere valutato in modo attendi-bile.

Per costo dell’investimento si intende i costi iniziali di acquisizione dell’investi-mento immobiliare. Il principio sottolinea come la manutenzione ordinaria debba

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essere rilevata come costo nel conto economico, classificata come "manutenzioni e riparazioni".

La rilevazione iniziale di un investimento immobiliare deve essere effettuata al costo, principalmente formato dal costo d’acquisto più l’aggiunta di qualsiasi spesa ad esso attribuibile. Nel paragrafo 21 vengono specificate le voci di spesa da considerare per la rilevazione, quali:

• compensi professionali per la prestazione di servizi legali;

• le imposte per il trasferimento della proprietà degli immobili;

• qualsiasi altro costo dell’operazione.

VALUTAZIONE SUCCESSIVA

L’impresa può decidere se valutare la voce secondo il modello del costo storico o al fair value, con la limitazione di dover applicare il medesimo criterio a tutti gli investimenti immobiliari.

Se la scelta ricade sulla valutazione al costo l’impresa dovrà indicare comunque il fair value dell’investimento immobiliare nelle note al bilancio ma valgono tutte le disposizioni previste dal modello del costo (rilevazione e successivi ammortamenti).

Se l’impresa opta, invece, per la valutazione al fair value, l’investimento immo-biliare non deve essere ammortizzato. Il principio afferma che il fair value coincide solitamente con il suo valore di mercato e considerato come il prezzo più probabile ragionevolmente ottenibile sul mercato alla data di riferimento del bilancio (IAS 40.38). Se non esiste un mercato attivo, il principio suggerisce di considerare i prezzi correnti di un mercato attivo di immobili o i prezzi recenti di mercati meno attivi o le proiezioni sui flussi finanziari attualizzati. Ovviamente tutte queste considerazioni devono essere specificatamente indicate all’interno dell’informativa al bilancio da coloro che lo redigono.

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1.2 Accounting local rules

Dopo aver trattato brevemente ciò che dispone lo IASB per la contabilizzazione delle voci oggetto della mia analisi verranno di seguito illustrate le principali local accounting rules relative ai tre principi appena analizzati. I cinque paesi considerati saranno rispettivamente l’Italia, la Francia, la Germania, l’Australia, l’Inghilterra in quanto rappresentano le nazioni a cui appartengono le imprese oggetto del campione utilizzato per condurre l’indagine empirica che verrà presentata nei prossimi capitoli. Vedremo come le preferenze per il metodo del costo o per il modello del fair value dipendano molto da fattori country-specific e dall’appartenenza al contesto anglosassone piuttosto che a quello europeo continentale.

1.2.1 Italian GAAP

Nella realtà italiana, la redazione dei bilanci d’esercizio avviene sulla base di norme contabili definite nel Codice Civile dall’art. 2423 e ss. e rispettando le direttive dettate dai principi contabili nazionali emanati dall’OIC (Organismo Italiano di Contabilità). All’interno del Codice Civile, le immobilizzazioni materiali trovano collocazione nello schema di Stato Patrimoniale definito dall’art. 2424, il quale fornisce la seguente classificazione:

1. Terreni e Fabbricati; 2. Impianti e Macchinari;

3. Attrezzature commerciali e industriali; 4. Altri beni;

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Nel principio nazionale n.16 vengono evidenziate le principali caratteristiche delle immobilizzazioni materiali e il relativo trattamento contabile. Esse vengono trattate sulla base della:

• natura contabile, nello specifico si evidenzia come le immobilizzazioni materiali siano beni che forniscono la loro utilità per più periodi e per questo devono avere un trattamento contabile differenziato;

• natura fisica, che si identifica con la caratteristica della materialità;

• natura economica, che riguarda la caratteristica della strumentalità.

Il momento di iscrizione a bilancio di un elemento nella voce Immobilizzazioni Materiali coincide con quello del passaggio di proprietà. All’interno del principio si definisce espressamente che le immobilizzazioni materiali devono essere iscritte al costo di acquisto, se acquisite esternamente, o di produzione, se realizzate internamente. Nel costo di acquisto sono compresi anche eventuali costi accessori. Per quanto riguarda le spese di manutenzione e riparazione ordinaria, il principio si esprime affermando che queste possono incrementare il valore del bene solamente se vi è un aumento significativo e misurabile della capacità produttiva o della sua vita utile, in caso contrario andranno iscritte nell’apposita voce all’interno del Conto Economico.

La normativa civilistica italiana si esprime secondo il criterio del costo storico, le rivalutazioni sono ammesse solo a date condizioni e quando specifiche disposizioni legislative lo prevedono. Diverso è invece il trattamento per la svalutazione del cespite. Nello specifico, nel momento di chiusura dell’esercizio, se il costo è superiore al valore dell’immobilizzazione si può procedere con la svalutazione. Quest’ultima è basata sul fatto che la perdita di valore sia durevole e non transitoria. Nella tabella 1.2 verranno pertanto riepilogate le principali differenze nei trattamenti contabili di tale voce mettendo a confronto la normativa italiana con quella dettata dai principi contabili internazionali.

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Tabella 1.2: Il trattamento delle Immobilizzazioni Materiali, un confronto con gli IFRS

OIC 16 IAS 16

Definizione All’interno dell’art. 2424 e ss. c.c. e nel do-cumento n 16 emanato dall’OIC

All’interno dello IAS 16

Iscrizione in bilancio Passaggio del titolo di

proprietà Quando è possibile gode-re di futuri benefici eco-nomici e il costo deve po-ter essere depo-terminato in maniera attendibile. Iscrizione Iniziale Costo d’acquisto o di

produzione Inizialmente valutate alcosto, il quale compren-de anche le spese stimate per lo smantellamento e la rimozione del bene. Valutazione

Successi-va e RiSuccessi-valutazioni Costo storico Costo storico o Fairvalue Svalutazioni Se la perdita di

valo-re è duvalo-revole e non transitoria

Effettuata nel momento in cui si rileva un’effetti-va perdita di un’effetti-valore del bene e se è stato stimato il valore recuperabile del bene.

Spese

Incrementati-ve Incrementano il valoredel bene se vi è un au-mento significativo e mi-surabile di produttività o di vita utile.

Capitalizzata solo se si verifica un incremento dei benefici futuri go-dibili rispetto a quelli programmati.

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La voce delle immobilizzazioni immateriali trova il suo trattamento contabile nell’art. 2424 e ss. del c.c. e nel documento n.24 emanato dall’OIC. Essa viene organizzata nel bilancio d’esercizio nel seguente modo:

1. Costi di impianto e ampliamento; 2. Costi di ricerca, sviluppo e pubblicità;

3. Diritti di brevetto industriale e di opere dell’ ingegno; 4. Concessioni, licenze, marchi e diritti simili;

5. Altre.

Per tale voce si prevede l’iscrizione iniziale secondo il criterio del costo storico e successivamente è previsto l’ammortamento sistematico a seconda del periodo di vita utile del bene. Viene definito anche l’obbligo di procedere alla svalutazione nel caso in cui si verifichino perdite durevoli del valore dell’elemento considerato. L’iscrizione iniziale prevede la contabilizzazione al costo di acquisto, se acquisite esternamente, o di produzione, se realizzate internamente. Nel costo di acquisto si devono includere anche i costi accessori. Per costo di produzione si intendono tutti i costi direttamente imputabili all’elemento. Per quanto riguarda le spese incrementative valgono le stesse disposizioni delle immobilizzazioni materiali ossia se queste riescono ad aumentare il valore del bene in modo significativo e misurabile. Anche per tale voce le rivalutazioni sono ammesse a certe condizioni e quando specifiche disposizioni legislative lo prevedono. I principi contabili nazionali prevedono, inoltre, la capitalizzazione dei costi di impianto e ampliamento e delle spese pubblicitarie; di contro gli standards internazionali non prevedono la capitalizzazione ma l’iscrizione nel conto economico nel periodo in cui sono stati sostenuti. Specifiche assets revaluations sono concesse ma solo in alcune circostanze stabilite per legge.

Un confronto tra local standards e international standards viene di seguito illustrato nella tabella 1.3.

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Tabella 1.3: Il trattamento delle Immobilizzazioni Immateriali, un confronto con gli IFRS

OIC 24 IAS 38

Definizione All’interno dell’art. 2426 c.c. e nel docu-mento n 24 emanato dall’OIC.

All’interno dello IAS 38.

Iscrizione in bilancio Se si può godere di un’u-tilità futura, se l’identi-ficazione è attendibile e se è possibile esercitare un controllo.

Se è probabile godere di futuri benefici economici, se il costo del bene viene determinato in maniera attendibile.

Iscrizione Iniziale Costo d’acquisto o di

produzione Costo d’acquisto o diproduzione Valutazione

Successi-va e RiSuccessi-valutazioni Il costo storico è il li-mite massimo, non sono ammesse rivalutazioni.

Costo storico o Fair value

Svalutazioni Se la perdita di valo-re è duvalo-revole e non transitoria.

Effettuata nel momento in cui si rileva un’effetti-va perdita di un’effetti-valore del bene e se è stato stimato il valore recuperabile del bene.

Spese

Incrementati-ve Incrementano il valoredel bene se vi è un au-mento significativo e mi-surabile di produttività o di vita utile.

Capitalizzate se si veri-fica un incremento dei benefici futuri godibi-li rispetto a quelgodibi-li pro-grammati e se quantifi-cabili attendibilmente e attribuibili.

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Infine, per quanto riguarda gli investimenti immobiliari i principi contabili nazionali non trattano esplicitamente tale voce in un apposito principio ma considerano tali investimenti come se fossero altri investimenti in immobilizzazioni (vedi tabella 1.4).

Tabella 1.4: Il trattamento degli Investimenti Immobiliari, un confronto con gli IFRS

Italia IAS 40

Trattamento

Conta-bile Non esiste una vocespecifica e si rimanda ad altri investimenti in immobilizzazioni.

Lo IAS 40 è il principio espressamente dedicato.

1.2.2 French GAAP

La contabilità della realtà francese basa le sue fondamenta su due testi fondamentali, il Plan comptable general - (PCG) e il Code de Commerce. Al loro interno sono contenuti principi specifici che regolano il trattamento contabile delle immobiliz-zazioni materiali, immateriali e degli investimenti immobiliari. L’emanazione e la sorveglianza sulla corretta applicazione dei principi avviene grazie a il Conseil National de la Comptabilitè e al Comité de la Reglementation computabile.

Le immobilizzazioni materiali sono trattate con una prima definizione nel PCG all’art. 211-6 simile a quella dello IAS 16, per continuare poi con l’approfondimento contabile nei successivi articoli.

Il momento d’iscrizione in bilancio coincide con la decisione d’acquisto da parte della direzione aziendale, a patto che si riesca a godere dei futuri benefici economici e che il costo venga determinato in modo affidabile sulla base di una stipula di un effettivo contratto.

L’iscrizione iniziale avviene al costo d’acquisto o di produzione, potrà successiva-mente essere modificato se si verifica la condizione tale per cui il valore attuale del

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bene risulta nettamente inferiore al valore contabile. In questo caso l’azienda può mettere in atto una procedura di svalutazione dell’asset.

La rivalutazione delle immobilizzazioni materiali è possibile ma solo a date condizioni, in particolare è possibile solamente se si applica a tutte le classi dell’attivo, non permettendo una singola rivalutazione di una specifica classe (Code de Commerce L 123-18 et PCG art. 214-27).

Le spese di riparazione e manutenzione vengono contabilizzate a patto che la modifica apportata al bene sia significativa. Nella tabella 1.5 un riepilogo delle norme francesi sulle immobilizzazioni materiali a confronto con gli IAS-IFRS.

La voce delle Immobilizzazioni Immateriali viene, invece, trattata nel PCG dall’art. 211-5 e ss. con una definizione della voce trattata molto simile a quella definita dallo IAS 38. L’iscrizione iniziale avviene al costo d’acquisto o di produzione se vengono rispettati tutti i criteri contenuti nella definizione di un’immobilizzazione immateriale come da art. 211-5:

• non avente la caratteristica della sostanza fisica;

• deve essere separabile dagli altri assets aziendali, essere vendibile, trasferibile o poter essere locata;

• se risulta da un diritto legale o contrattuale.

I costi di sviluppo vengono iscritti a conto economico nell’anno in cui sono stati sostenuti mentre tutti gli altri costi vengono capitalizzati. Qualsiasi valutazione successiva è definita sulla base del suo costo storico, non è ammessa alcun tipo di rivalutazione (Code de Commerce L 123-18 et PCG art. 214-27) e non è prevista nessuna procedura di impairment test su alcun intangible asset.

L’ammortamento è previsto solo per alcuni tipi di assets tenendo presente una vita utile al massimo pari a 5 anni.

Nella tabella 1.6 è illustrato un riepilogo del trattamento della voce e un confronto con le norme dettate dallo IASB.

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Tabella 1.5: Il trattamento delle Immobilizzazioni Materiali, un confronto con gli IFRS

PCG IAS 16

Definizione All’interno del PCG e nel Code de Commerce art.211-6 e ss.

All’interno dello IAS 16

Iscrizione in bilancio Stesse norme dello IAS 16 e l’iscrizione avvie-ne avvie-nel momento in cui la direzione aziendale approva l’acquisto

Quando è possibile gode-re di futuri benefici eco-nomici e il costo deve po-ter essere depo-terminato in maniera attendibile. Iscrizione Iniziale Costo d’acquisto o di

produzione sulla base di un effettivo contratto.

Inizialmente valutate al costo, il quale compren-de anche le spese stimate per lo smantellamento e la rimozione del bene. Valutazione

Successi-va e RiSuccessi-valutazioni Al costo storico a pat-to che si rivaluti tutta le classe dell’attivo

Costo storico o Fair value

Svalutazioni Nel caso in cui il va-lore attuale del bene risulti inferiore valore contabile.

Effettuata nel momento in cui si rileva un’effetti-va perdita di un’effetti-valore del bene e se è stato stimato il valore recuperabile del bene.

Spese

Incrementati-ve Incrementano il valoredel bene se vi è un au-mento significativo e mi-surabile di produttività.

Capitalizzata solo se si verifica un incremento dei benefici futuri go-dibili rispetto a quelli programmati.

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Tabella 1.6: Il trattamento delle Immobilizzazioni Immateriali, un confronto con gli IFRS

PCG IAS 38

Definizione All’interno dell’art.

211-5 e ss. All’interno dello IAS 38 Iscrizione Iniziale Costo d’acquisto o di

produzione Costo d’acquisto o diproduzione Valutazione

Successi-va e RiSuccessi-valutazioni Il costo storico è il li-mite massimo, non sono ammesse rivalutazioni

Costo storico o Fair value

Ammortamento Solo per alcuni tipi di as-sets, vita utile massimo 5 anni.

Tutti gli intangibles a vi-ta utile definivi-ta sono am-mortizzati e sottoposti a verifica annuale tramite impairment test.

Per quanto riguarda gli investimenti immobiliare, anche per la Francia oltre per l’Italia, non è prevista una distinzione specifica all’interno del bilancio ed eventuali costi vengono raggruppati nella categoria delle Immobilizzazioni Materiali (vedi tabella 1.7).

Tabella 1.7: Il trattamento degli Investimenti Immobiliari, un confronto con gli IFRS

PCG IAS 40

Trattamento

Conta-bile Non esiste una vocespecifica e si rimanda ad altri investimenti in immobilizzazioni.

Lo IAS 40 è il prin-cipio espressamente de-dicato e prevede una valutazione al fair value.

1.2.3 German GAAP

La contabilità nello stato tedesco viene regolata dal Handelsgesetzbuch - (German Commercial Code), emanato dal Deutsche Rechnungslegungs Standards Commitee - (German Accounting Standards Commitee), a sua volta delegato dal Ministero

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Secondo i German GAAP le valutazioni degli elementi che compongono un bilancio devono essere effettuate esclusivamente secondo il metodo del costo storico precisando sin da subito che nessun tipo di rivalutazione è concesso. Alcune singole eccezioni vengono fatte per il settore creditizio e finanziario connesso ai financial instruments per i quali è possibile una valutazione al fair value. Se in date circostanze il valore degli elementi iscritti in bilancio non risulta come una rappresentazione fedele della realtà, i German GAAP suggeriscono di fornire informazioni aggiuntive su tale valutazione nelle note esplicative al bilancio.

Verranno qui di seguito presentate le principali regole stabilite dai German GAAP in riferimento alla contabilizzazione dei non-current assets.

L’elemento Property, plant & equipment viene inizialmente iscritto in bilancio al suo costo d’acquisto o di produzione, il quale comprende costi direttamente attribuibili ai PPE e nello specifico:

• prezzo d’acquisto;

• ogni costo sostenuto per la messa in opera del bene;

• costi legati all’installazione e all’assemblaggio;

• costi di testing del bene;

I costi legati allo smaltimento e all’eliminazione del bene non sono compresi nella valutazione iniziale del bene. In modo categorico i German GAAP non consentono alcun tipo di rivalutazione che ecceda il costo originale ridotto dell’ammortamento, mentre le svalutazioni sono tax driven e non sono necessariamente basate sulla vita utile del bene (PricewaterhouseCoopers, 2010). Un riepilogo delle suddette norme in riferimento ai PPE viene riassunto nella tabella 1.8.

Il trattamento degli intangible assets prevede un’iniziale misurazione al costo storico, corrispondente al valore equo del corrispettivo pagato. Essi vengono classifi-cati a seconda della durata della loro vita utile. Se quest’ultima ha carattere definito

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Tabella 1.8: Il trattamento dei PPE, un confronto con gli IFRS German GAAP IAS 16

Definizione All’interno del German

Commercial Code All’interno dello IAS 16 Iscrizione Iniziale Costo d’acquisto o di

produzione, il quale esclude le spese stimate per lo smantellamento e la rimozione del bene.

Inizialmente valutate al costo, il quale compren-de anche le spese stimate per lo smantellamento e la rimozione del bene. Valutazione

Successi-va e RiSuccessi-valutazioni Esclusivamente secondoil metodo del costo sto-rico, sono vietate le rivalutazioni.

Costo storico o Fair value

Svalutazioni Sono tax driven e non necessariamente basate sulla vita utile del bene.

Effettuate nel momento in cui si rileva un’effetti-va perdita di un’effetti-valore del bene e se è stato stimato il valore recuperabile del bene.

è soggetta a procedura di ammortamento mentre se l’elemento si caratterizza per una vita utile indefinita deve essere iscritto separatamente nel bilancio consolidato societario, non è sottoposto ad ammortamenti e viene annualmente assoggettato alla procedura di impairment test. Come per i tangible assets i German GAAP non consentono alcun tipo di rivalutazione (PricewaterhouseCoopers, 2010). Nella tabella 1.9 verranno riepilogate le regole per gli intangibili secondo l’HGB a confronto con la normativa IAS-IFRS.

Infine, riguardo la voce degli investimenti immobiliari, i German GAAP non presentano uno specifico principio che ne regoli la contabilizzazione. Questo tipo di investimento viene, infatti, iscritto nella voce dei PPE al costo di acquisizione e valgono tutte le regole previste per il trattamento della voce delle immobilizzazioni materiali. Per un confronto con gli IFRS si rimanda alla tabella 1.10.

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Tabella 1.9: Il trattamento delle Immobilizzazioni Immateriali, un confronto con gli IFRS

German GAAP IAS 38 Definizione All’interno del German

Commercial Code All’interno dello IAS 38 Iscrizione Iniziale Costo d’acquisto o di

produzione Costo d’acquisto o diproduzione Valutazione

Successi-va e RiSuccessi-valutazioni Non è concessa alcuntipo di rivalutazione Costo storico o Fairvalue Ammortamento Previsto per gli

intangi-bili a vita utile definita, quelli a vita utile inde-finita sono soggetti ad impairment test.

Tutti gli intangibles so-no ammortizzati e sotto-posti a verifica annuale tramite impairment test.

1.2.4 UK GAAP

Gli UK GAAP, emanati dal UK’s Financial Reporting Council - (FRC) rappresen-tano il corpo normativo che regola la redazione dei bilanci all’interno del contesto inglese.

L’Inghilterra e più in generale i paesi di derivazione anglosassone abbracciano la filosofia e quindi i trattamenti contabili definiti dallo IASB. Nello specifico sono proprio i principi contabili internazionali a trarre la loro origine dai UK GAAP, in quanto l’Inghilterra e le common-law countries hanno fortemente influenzato le politiche alla base degli IAS-IFRS. Proprio per questo motivo possiamo affermare che non esistono sostanziali differenze tra UK GAAP e IAS-IFRS.

La classe Property, plant & equipment viene trattata all’interno del FRS 15 -Tangible Fixed Assets mentre il principio FRS 10 si occupa degli intangible assets. Le voci delle immobilizzazioni materiali e immateriali trattate secondo gli IAS (vedi paragrafi 1.1.2 e 1.1.3) presentano numerose similarità con il trattamento dei UK GAAP, proprio per la derivazione degli IAS-IFRS da questi ultimi. Per cui iscrizione iniziale, successiva misurazione, ammortamenti, svalutazioni e rivalutazioni sono similari agli IFRS.

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Tabella 1.10: Il trattamento degli Investimenti Immobiliari, un confronto con gli IFRS

German GAAP IAS 40 Definizione Non esiste una voce

spe-cifica e l’investimento viene aggiunto nei PPE.

Lo IAS 40 è il prin-cipio espressamente de-dicato e prevede una valutazione al fair value. Iscrizione e

successi-ve valutazioni Viene iscritto secondo ilmetodo del costo stori-co, sono concesse svalu-tazioni della voce secon-do il modello del costo storico ma non sono pre-viste rivalutazioni al fair value.

Lo IAS 40 prevede l’iscri-zione secondo il metodo del costo storico o del fair value. Se il fair va-lue non è misurabile in modo affidabile occorre procedere con la valuta-zione secondo il metodo del costo storico.

Questa derivazione viene evidenziata anche nel principio che riguarda il trattamento contabile degli investimenti immobiliari e questo perché, differentemente da tutti gli altri paesi fino ad ora analizzati, è presente una specifica voce che ne regoli la contabilizzazione, nello specifico lo SSAP 19. L’unica differenza che sussiste rispetto agli IAS-IFRS è che lo SSAP 19 stabilisce che l’iscrizione della voce in bilancio debba avvenire secondo il valore di mercato senza deprezzamenti e le variazioni devono essere riconosciute nell’equity; di contro gli IAS consentono la scelta tra metodo storico e fair value (PricewaterhouseCoopers, 2005).

1.2.5 Australian GAAP

Gli Australian GAAP rientrano anch’essi nel contesto di derivazione anglosassone per cui come per gli UK GAAP vedremo come ci siano evidenti analogie tra Australian GAAP e IAS-IFRS.

L’organo deputato all’emanazione degli Australian Accounting Standards (AAS) è l’Australian Accounting Standards Board (AASB), il quale si occupa oltre che del-l’emanazione anche del mantenimento degli standards relativo ai financial reporting di aziende del settore pubblico e privato dell’economia australiana.

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Dal 2002 l’AASB ha implementato una strategia di adozione degli IAS-IFRS incorporandoli direttamente negli Australian Accounting Standards creando così un corpo normativo equivalente a quello promosso dallo IASB. Il principio australiano che si occupa del trattamento contabile della voce Property, plant & equipment è l’AASB 116, l’AASB 138 si occupa degli intangibili e l’AASB 140 degli investimenti immobiliari.

Anche qui come nel contesto dei UK GAAP le similarità con gli IFRS fanno si che non ci siano particolari differenze per le tre voci oggetto di analisi per cui anche in questo si rimanda per la misurazione iniziale, per la successiva valutazione, svalutazioni, rivalutazioni e ammortamenti ai paragrafi 1.1.2 e 1.1.3 (Deloitte, 2003). Da notare anche qui come la voce degli investimenti immobiliari sia trattata in modo distinto in uno specifico principio contabile, senza che questa sia inglobata nella classe dei PPE come previsto nel contesto continentale europeo. Gli Australian GAAP, come nello IAS 40, consentono la scelta tra costo storico e fair value con i conseguenti deprezzamenti.

Di seguito viene riassunto il trattamento contabile dei non-current assets, mettendo a confronto le legislazioni dei vari paesi analizzati (vedi tabella 1.11).

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Tabella 1.11: Local accounting standards per i non-current assets

Country PPE Intangibles Investment Property

Italia Cost Cost N/A1

Francia Cost Cost N/A1

Germania Cost Cost N/A1

UK Cost/Fair value Cost/Fair value Fair value Australia Cost/Fair value Cost/Fair value Cost/Fair value

1All’interno dei local GAAP non è prevista una specifica classe per la voce.

1.3 Fair value model vs. historical cost model

Abbiamo visto finora, dall’analisi dei principi che regolano i non-current assets, come i concetti di fair value e di costo storico possano andare ad influenzare le condizioni finanziarie aziendali. Di seguito verranno riportate le specifiche definite dai principi contabili per i due modelli.

Risale al 1980 la storia della concezione e dell’applicazione del metodo del fair value. La fair value accounting sin dalla sua nascita è stata concepita per assicurare che i bilanci aziendali siano pertinenti e affidabili soprattutto nel prevenire future crisi economiche. Il passaggio dal metodo del costo storico al metodo del fair vale è, infatti, storia recente e spinta soprattutto dallo IASB affinché sia possibile raggiungere una globalizzazione negli accounting standards.

Il fair value viene definito in economia come una stima razionale e imparziale del prezzo potenziale di un prodotto, servizio o asset. Anche gli IFRS si occupano

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di darne una precisa definizione all’interno di un principio ad esso dedicato, nello specifico nell’IFRS 13 si enuncia che:

"Il fair value è il prezzo che si percepirebbe per la vendita di un’attività o che si pagherebbe per il trasferimento di una passività in una regolare operazione tra operatori di mercato alla data di valutazione."

Analizzando la definizione appena data si può notare come questa sia ancorata ad un’ipotetica transazione basata su un prezzo stimato e non documentato. Inoltre, si da enfasi al fatto che il fair value sia una misura market-based e non una misura su una specifica entità. Pertanto se per la determinazione del fair value si usano i prezzi di mercato, la fair value accounting è anche chiamata mark-to-market accounting (Serakibi, 2013).

La fair value accounting richiede di iscrivere nei bilanci attività e passività al fair value e riportare eventuali variazioni di valore all’interno del conto economico. Di seguito verranno esplicati i possibili vantaggi e svantaggi che derivano dell’appli-cazione di questo metodo.

Il fair value è rilevante perché riflette le condizioni economiche attuali e aiuta gli users del bilancio a prendere decisioni in modo consapevole. I prezzi di mercato, infatti, riflettono tutte le informazioni più significative; per questo motivo se tutte le attività e le passività sono iscritte al fair value non è necessario effettuare nessuna stima sulle voci di bilancio in quanto già rapportate a valori di mercato (Whittington, 2008). Inoltre, l’utilizzo del fair value consente la creazione di una fedele rappresentazione delle attività e delle passività attraverso la proiezione del rischio ad essi associato e dei futuri flussi di cassa attesi (Krumwiede et al., 2008). Consente la tempestività delle comunicazioni in quanto riflette i cambiamenti economici proprio nel momento in cui essi avvengono.

L’aumento di trasparenza, accuratezza e rilevanza sono alcuni dei vantaggi che ne derivano, oltre al fatto che l’utilizzo del fair value aiuta gli investitori a comprendere e rivelare le "azioni nascoste" di un’azienda.

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Le attività e le passività misurate al fair value possono essere facilmente compa-rabili favorendo la consistency e la rivelazione dello stesso tipo di informazione in un medesimo periodo (Shipper, 2005).

Inoltre, secondo gli studi di Serakibi, il metodo del fair value è da preferire a quello del costo storico per la sua capacità nell’andare a risolvere i problemi di agenzia. Nello specifico il metodo dell’historical cost accounting nasconde i veri valori economici causando ingenti danni agli shareholders. Il fair value riesce, invece, a rivelare i valori correnti degli elementi del bilancio e a diminuire i conflitti tra agente e principale e di conseguenza l’information asymmetry che si crea tra management e gli stakeholders (Muller et al., 2011). Tramite la rivalutazione degli assets infatti un’impresa può fornire agli investitori informazioni aggiuntive sul reale valore dei beni e di conseguenza la reale situazione finanziaria (Brown et al., 1992).

Tra gli svantaggi derivanti dall’utilizzo del fair value troviamo un’aumento della volatilità e la soggettività dei risultati presentati, portando peraltro le istituzioni ad essere orientate maggiormente al breve piuttosto che al lungo periodo. I market prices potrebbero, inoltre, essere distorti dalle inefficienze presenti e dovute alla mancanza di un mercato perfetto (Plantin et al, 2008).

Anche i managers molte volte potrebbero commettere degli errori nella valuta-zione delle stime al fair value dovuti ad una difficoltà nella determinavaluta-zione del vero valore degli assets (Ronen, 2008). Il fair value potrebbe essere, infatti, maggiormente soggetto a manipolazioni da parte del management che agisce per aggiustare gli utili se per esempio sono troppo bassi o negativi. L’esistenza di un mercato attivo è una condizione necessaria per una corretta stima del fair value, e non sempre per i non-financial assets questo esiste (Watts, 2006; Jung et al., 2013).

Dopotutto, comunque, i vantaggi portati dal fair value potrebbero risultare maggiori rispetto agli svantaggi. Nello specifico il punto più esplicativo della fair value accounting risulta essere la valutazione delle attività e delle passività in modo tale da fornire informazioni utili agli external users.

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Il metodo del costo storico è invece appoggiato, ma molte volte è anche criticato per il fatto di riportare nei bilanci valori "vecchi e datati" basati principalmente sulle transazioni passate piuttosto che sui valori correnti (Penman, 2007).

Oggi, le aziende nel valutare le voci di bilancio utilizzano sia il metodo del fair value sia quello del costo storico, preferendo la valutazione di alcuni elementi con uno o con l’altro modello e dal mix l’azienda cerca di compensare gli svantaggi di uno con i vantaggi dell’altro. Molte volte, inoltre, il valore al fair value viene indicato in nota integrativa come informazione ulteriore quando l’azienda iscrive un elemento al suo costo storico per dare un’ulteriore e aggiuntiva informazione all’utilizzatore del bilancio.

Se da un lato il fair value produce informazioni più rilevanti per financial users, dall’altro il metodo del costo storico viene considerato più affidabile; questo trade-off viene per l’appunto illustrato nella figura 1.2.

Figura 1.2: Trade-off Fair value accounting e Historical Cost Accounting.

Nella figura 1.3, ripresa dagli IFRS conceptual framework, verranno illustrate le principali caratteristiche che deve possedere un’informazione affinché sia considerata utile per l’investitore; esse verranno poi analizzate mettendo a confronto l’historical cost model con il fair value model.

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Figura 1.3: Le caratteristiche di un’informazione

La figura illustra le principali caratteristiche che deve possedere un’informazione affinché sia considerata utile per l’investitore.

• completa, se consente di comprendere a pieno il fenomeno considerato incluse descrizioni ed esplicazioni (CF, par. QC13);

• neutrale, se è imparziale, se non viene manipolata o distorta a tal punto da non riuscire a fornire una reale rappresentazione della situazione aziendale (CF, par. QC 14);

• senza errori, se non vengono fatte omissioni sull’informazione fornita e se non vi è un elevato margine di errore nelle stime e nelle valutazioni degli assets (CF, par. QC 15).

All’interno del framework vengono inoltre fornite le caratteristiche qualitative che deve possedere un’informazione finanziaria:

• la comparabilità, ossia la possibilità da parte degli users di riuscire ad identi-ficare e capire le similarità e le differenze tra i vari elementi di bilancio (CF, par. QC 21);

• la verificabilità, la quale assicura che le informazioni siano una fedele rap-presentazione delle condizioni economiche aziendali (CF, par. QC27, QC 28);

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• la tempestività, la quale riesce a far si che le informazioni siano disponibili nel più veloce tempo possibile ai decision-makers, generalmente le informazioni più vecchie sono quelle meno utili (CF, par. QC 29);

• e la comprensibilità, che riguarda la classificazione e la presentazione delle informazioni in modo chiaro e conciso, relativa nello specifico ai differenti metodi di valutazione utilizzati (CF, par. QC 30).

Tutte le definizioni appena fornite verrano riassunte nella tabella 1.12 e analizzate a seconda che il metodo di valutazione scelto dall’azienda sia il metodo del costo storico piuttosto che il metodo del fair value.

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Tabella 1.12: Cost model vs Fair value model Caratteristiche Cost model Fair value model

Fedele Rappresentazione Completezza Fornisce informazioni

incom-plete in quanto non riflette l’attuale situazione finanzia-ria, ma piuttosto valori del passato.

Fornisce il valore corrente per ciascun elemento valutato al fair value.

Neutralità La tendenza conservatrice ha un effetto distorsivo dell’infor-mazione, in cui vengono ricono-sciute le svalutazioni ma non le rivalutazioni degli assets.

Le informazioni sono imparzia-li.

Senza errori Il costo fornisce un’informa-zione veritiera con un piccolo margine di errore.

Elevata possibilità di commet-tere errori nel momento della stima di valore dell’asset. Caratteristiche qualitative

Comparabilità Limita la comparabilità fra due assets acquistati in mo-menti differenti.

Favorisce la comparabilità fra gli assets in qualsiasi momento. Verificabilità Il costo di acquisizione è

facilmente verificabile. Le stime sul fair value sono dipiù difficile verifica. Tempestività Le "vecchie" informazioni

so-no inutili in quanto basate su transazioni passate e non for-niscono una reale e tempestiva informativa.

Fornisce informazioni aggiorna-te e reali, molto utilizzaaggiorna-te dai decision-makers.

Comprensibilità E’ più semplice la comprensi-bilità del financial statement se si usa un unico metodo di valutazione.

Differenti metodi di trattamen-to contabile possono ostacolare la comprensibilità.

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2

Hypothesis Development

A guidare lo studio nel tema dell’accounting choice saranno cinque variabili fonda-mentali che esplicano l’impatto, in sede di IFRS first time adoption, per la voce dei non-current assets. Lo sviluppo delle ipotesi consentirà di verificare l’influenza sulle scelte contabili della ownership structure, dell’information asymmetry, della strut-tura del board, del livello di financial leverage e dell’accounting tradition. La ricerca verrà condotta per verificare il metodo di valutazione utilizzato per i non-financial assets da aziende appartenenti sia al contesto europeo sia a quello anglosassone.

2.1 Ownership structure e information asymmetry

Con il termine ownership structure si intende la struttura proprietaria aziendale creata sulla base della suddivisione delle quote di partecipazione dirette o indirette al capitale di una società. Risulta, peraltro, essere di grande importanza nei meccanismi di corporate governance in quanto determina l’efficienza economica dell’azienda stessa. La struttura proprietaria può essere di due tipi, rispettivamente concentrata o diluita.

Se si parla di ownership concentration si intende una proprietà aziendale il cui pacchetto azionario di controllo è detenuto da uno o pochi individui. Questi ultimi, nelle aziende quotate, sono coloro che detengono almeno il 5% delle quote societarie (blockholders) e si presentano prevalentemente nella forma di institutional investors

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come banche, compagnie di assicurazione, fondi pensionistici e mutualistici. Secondo Lean et al. (2015) l’ownership concentration è definita come un mec-canismo interno di governance che aiuta a ridurre le possibilità di opportunismo manageriale in favore dei piccoli investitori. Il più ampio potere degli institutional investors può infatti influenzare l’operato dei managers e del consiglio di ammini-strazione a scapito degli investitori minori i quali, al fine di salvaguardare i loro investimenti, dovranno esercitare un maggior controllo sulle strategie aziendali. Infatti, il possesso di piccole percentuali azionarie, nel caso in cui la proprietà risulti più diffusa, determina per gli investitori uno scarso potere di governance. Poco coinvolti nelle dinamiche interne della società potrebbero essere meno motivati ad uno stretto controllo del top management. Il verificarsi di quest’ultima situazione è definita con il termine ownership dilution.

A suscitare una maggior fiducia agli occhi degli investitori sono le aziende a proprietà familiare, caratterizzate da elevati livelli di ownership concentration, molto più diffuse nel contesto europeo rispetto a quello anglosassone. In questo tipo di aziende il monitoraggio è più scrupoloso e determinato per l’appunto dal ruolo della famiglia e le cui attività manageriali sono condotte in modo più semplice e diretto (Barth et al., 2003; Chung et al., 2002).

Sulla ownership structure sono stati condotti molteplici studi, fra i più autorevoli quelli di Lemmon e Lins (2003) e di Fan e Wong (2002) dai quali emerge una correlazione fra le strutture di potere e il grado di asimmetria informativa.

Con il termine information asymmetry si intende un’informazione dissimile o non condivisa integralmente fra gli individui di un processo economico. Una parte di questi, risulteranno dunque in una posizione di vantaggio rispetto ai rimanenti proprio per le maggiori informazioni a loro disposizione. Per questo motivo all’interno di aziende con una forte presenza di institutional investors si potrebbero creare dei conflitti tra gli external investors e gli inside investors dovuti proprio al vantaggio informativo posseduto da questi ultimi. Essi, infatti, hanno

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