1. Emilia Pardo Bazán, tra vita e scrittura

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1. Emilia Pardo Bazán, tra vita e scrittura

Emilia Pardo Bazán, appartenente a una nobile famiglia galiziana in quanto figlia unica del conte José Pardo Bazán y Mosquera e Amalia de la Rúa Figueroa y Somoza, nacque il 16 settembre 1851 a La Coruña, città che inserì nei suoi romanzi con il nome di Marineda.

Sin da piccola mostrò un grande interesse per la lettura, « Siempre había sido yo de esas niñas que leen todo lo que les cae por banda, hasta los papeles de envolver azucarillos; de esas niñas a quienes se les da un libro, y se están quietecitas [en una silla] y sin hacer diabluras horas enteras» 1 dirà nei suoi Apuntes Autobiográficose grazie alla biblioteca messale a disposizione dal padre ebbe la possibilità di leggere molti libri di vario genere. Allo stesso tempo sviluppò la passione per la scrittura: a nove anni, infatti, scrisse i suoi primi versi ispirati dalla sfilata dei soldati che facevano ritorno dalla campagna africana del 1858, campagna che seguì attraverso i quotidiani a cui il padre era abbonato.

Durante l’inverno la famiglia viveva nella casa di Madrid, dove la piccola Emilia frequentava una scuola francese; questo fino al 1862, anno in cui la famiglia decise di stabilirsi definitivamente a La Coruña ed Emilia poté dedicarsi alla sua passione per la lettura. A 14 anni poteva leggere quasi tutto: storia, poesia, scienze, romanzi, filosofia, satira e perfino teologia, solo gli scrittori francesi, come Voltaire, Dumas, Hugo, le erano vietati, al punto che quando venivano nominati in sua presenza erano sempre accompagnati da epiteti denigranti. La giovane Emilia infranse questo divieto a casa di un’amica, dove lesse per la prima volta un’opera di Victor Hugo, lettura che la emozionò moltissimo. Tra il 1865 e il 1868 condusse una vita piuttosto isolata a La Coruña dove lesse e scrisse molto.

Nel 1868 un evento cambiò la sua vita: il 10 luglio, infatti, si sposò con don José Fernando Quiroga y Pérez de Deza, studente di Diritto propostole dai _________

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cit. FREIRE LÓPEZ, Ana María, La primera redacción, autógrafa e inédita, de los «Apuntes autobiográficos» de Emilia Pardo Bazán

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genitori. L'anno successivo il padre fu eletto deputato in seguito alla Rivolta di settembre 1868 che portò alla detronizzazione di Isabella II e la famiglia riprese a passare gli inverni a Madrid e le estati in Galizia. A doña Emilia sarebbe piaciuto conoscere la Madrid delle tertulias literarias, delle prime teatrali e delle burrascose sessioni parlamentari; conobbe, invece, una Madrid stereotipata, puritana e falsa che la disgustò. Nella capitale tutte le mattine faceva e riceveva visite o andava al maneggio, tutti i pomeriggi si recava in carrozza alla Castellana e tutte le sere a teatro e ai ricevimenti, passatempi che, per dirlo con le parole della giovane Emilia Pardo Bazán, «prolongándose varios inviernos, empezaron a dejarme en el alma un vacío, un sentimiento de angustia inexplicable» 2.

Doña Emilia agognava, quindi, l’estate per rifugiarsi nella terra natia, dove poteva fare passeggiate ed escursioni che la portarono a conoscere molto bene la regione con il suo imponente paesaggio, i suoi monasteri e le abbazie nascoste, i suoi paesini pittoreschi e poveri che la predisposero a diventare una buona paesaggista.

Le vicende politiche portarono, poi, don José Pardo Bazán a trasferirsi con la famiglia in Francia dove Emilia si dedicò a visitare musei, monumenti storici e alla lettura di Musset, Hugo e Flaubert. Inoltre, la famiglia Pardo Bazán viaggiò in Europa per un anno ed Emilia si dedicò a imparare l’inglese per leggere Byron, Keast e Shakespeare nella versione originale.

Nel 1876, anno di nascita del primogenito, Jaime, realizzò il progetto che aveva in mente da alcuni mesi: partecipare al concorso di Ourense per onorare la memoria di padre Feijoo. Scrisse così in venti giorni Ensayo crítico de las obras del padre Feijoo che venne giudicato come migliore opera. Dopo il concorso, mossa dalla sua irrefrenabile vocazione letteraria, desiderò approfittare di questo momento, scegliendo i mezzi di maggior diffusione, la stampa e le riviste, per pubblicare i suoi studi e farsi conoscere.

Così, nell’ottobre dello stesso anno iniziò a pubblicare una serie di lavori __________

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di divulgazione scientifica. Ne sono un esempio gli 11 articoli pubblicati dal 16 ottobre al 16 dicembre, come El calórico, La luz, La electricidad e La circulación del movimiento3.

Questi sono anni in cui non aveva ancora abbandonato la poesia per la quale, come successivamente riconobbe lei stessa, non possedeva grandi doti e cercò di far pubblicare alcuni versi chiedendo a Nuñez Arce di prologarli, cosa che il poeta non fece mai. Ottenne sollievo da questa delusione scrivendo brevi poesie dedicate al primogenito Jaime che vennero riunite sotto il titolo di Jaime e pubblicate grazie all’amico Francisco Giner de los Ríos in tiratura limitata: 300 copie4.

Nei tre anni che rimase a La Coruña non interruppe mai i suoi studi se non per scrivere articoli e saggi sugli argomenti più disparati. La maggior parte delle letture di Emilia Pardo Bazán comprendevano la filosofia e la critica; conosceva Schelling, Kant, Heine, Goethe ma non sapeva quasi niente della letteratura spagnola contemporanea e conosceva poco anche dei classici spagnoli.

Consapevole delle molte lacune della sua formazione autodidatta, la scrittrice decise di seguire un metodo per colmarle e per farlo si proibì di leggere tutti quei libri che considerava di puro divertimento, come inizialmente riteneva il genere romanzesco5. Decise, quindi, di dedicarsi alla lettura della poesia iniziando a leggere autori stranieri come Leopardi, Manzoni, Byron, Shelley, per poi arrivare ai connazionali. Infine, nonostante l’idea iniziale, si dedicò alla lettura di romanzi comportandosi come per la poesia, ovvero prima le opere straniere e poi quelle dei connazionali, appassionandosi così al genere.

In seguito a queste letture, decise di cimentarsi nella scrittura di romanzi e il primo fu Pascual López. Autobiografía de un estudiante de Medicina, composto __________

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FAUST, Pilar (2003), Emilia Pardo Bazán: su época, su vida, su obra, Fundación Barrié de la Maza

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PARDO BAZÁN, Emilia 1956, Aguilar 5

ALMELA BOIX, Margarita y FREIRE LÓPEZ, Ana María Vida y obra literaria de

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in poco più di due mesi, che fu pubblicato ne La Revista de España di Madrid nel 1879.

Nonostante l’inesperienza di Emilia Pardo Bazán con questo genere letterario, si notarono subito le qualità dell’autrice: sensibilità descrittiva, maestria nella composizione e grazia dello stile. L’opera ebbe un discreto successo, ma non quello sperato dall’autrice che per riprendersi dalla delusione intraprese un nuovo progetto letterario.

Ispirata dalle visite al Convento dei francescani a Santiago de Compostela a metà del 1880 iniziò a scrivere, proprio in quell’ambiente di austerità e raccoglimento, San Francisco de Asís, opera sulla vita del Santo la cui scrittura venne temporaneamente sospesa a causa di un soggiorno a Vichy per curarsi da una malattia epatica. Quest’opera fu pubblicata nel 1882 e sollevò varie obiezioni da parte di dotti critici come l’insufficienza delle fonti esaminate e una certa imprecisione cronologica. Dal punto di vista del grande pubblico, invece, risultò essere una biografia chiara, costellata di suggestioni personali. Durante il periodo passato a Vichy iniziò a scrivere un altro romanzo, Un viaje de novios, pubblicato su La Época, che riprende il tema dell’uomo maturo, povero, che si sposa con una giovane ricca; il viaggio intrapreso dalla coppia è il resoconto del viaggio verso Vichy realizzato dall’autrice. Durante il tragitto un imprevisto separa gli sposi e la giovane incontra un gentiluomo che l’accompagna fino a Bayonne, i due finiranno per innamorarsi, ma l’arrivo del marito li obbliga a separarsi. Tempo dopo i due innamorati di rincontrano e il giovane le propone di fuggire insieme, ma la ragazza rifiuta ritenendo il vincolo del matrimonio sacro.

Nell’inverno tra 1882 e 1883 Emilia Pardo Bazán, con la famiglia, rimase a Santiago de Compostela perché voleva scrivere una Historia de la literatura mística española, un argomento mai trattato e che la scrittrice riteneva interessantissimo.

Per scrivere il romanzo successivo, La tribuna, pubblicato nel 1883, si recò ininterrottamente per due mesi alla Fábrica de Tabacos di La Coruña, dove è ambientata la storia dell’operaia Amparo, per documentarsi. Qui ascoltava

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conversazioni, annotava frasi e modi di dire, approfondiva la psicologia delle operaie e si procurò, inoltre, giornali locali dell’epoca federale.

Nel 1885 venne pubblicato El cisne de Vilamorta, romanzo realista in cui abbondano quadri dettagliati con qualche reminiscenza romantica. Nello stesso anno uscì La dama joven, all’interno di una raccolta di romanzi brevi e racconti estesi alcuni dei quali resero Emilia Pardo Bazán l’autrice di racconti più richiesta da riviste, giornali e pubblico. L’opera narra la storia di due sorelle, Dolores e Concha,; la prima, sedotta e abbandonata, detesta gli uomini e si rifugia nel confessionale, mentre Concha lotta per ottenere una posizione sociale migliore: passare da sarta ad attrice.

Nel 1886 uscì il romanzo più conosciuto e più tradotto dell’autrice galiziana, Los pazos de Ulloa. È un romanzo sulla terra galiziana, sul suo señoritismo, sul suo caciquismo6 e sulle sue usanze radicate7. Pedro, autoritario marchese di Ulloa, vive con la serva Sabel, da cui ha un figlio, Perucho. Un giovane cappellano, arrivato per amministrare la proprietà, convince Pedro a trovarsi una moglie legittima e questo sceglie la cugina Nucha, ma non per attrazione fisica. Dalla loro unione nasce una bambina, Manuela, che per il solo fatto di non essere un maschio finisce per essere trattata come serva, mentre il fratellastro si comporta da signorotto. Il romanzo successivo è La madre Naturaleza (1887), seguito de Los pazos de Ulloa; è la storia incestuosa tra Perucho e Manuela, i due, infatti, si innamorano non conoscendo il loro legame di parentela, una volta scoperto Perucho se ne va e Manuela entra in convento. In queste opere doña Emilia dà sfogo al suo amore per la natura della sua terra descrivendo flora, fauna e paesaggi.

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Il Caciquismo è una forma di governo in cui un leader politico ha il dominio totale di una società rurale e si esprime come un clientelismo

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Lo stesso anno la scrittrice tenne una conferenza all’Ateneo di Madrid su La revolución y la literatura en Rusia. E in dicembre andò a Roma come inviata de El imparcial e raccolse le impressioni di questo viaggio, che si prolungò fino a gennaio del 1888, nel libro Mi romería.

Di ritorno in Spagna pubblicò De mi tierra, un insieme di impressioni sulla sua terra natia, e Confesión política, cronaca del suo incontro con l’esiliato don Carlos8 a Venezia9 e che faceva parte dell'Epilogo di Mi romería.

Nell’1889 uscirono due romanzi, Insolación e Morriña, entrambi ambientati a Madrid e sottotitolati Historias amorosas. La prima opera è la storia di una giovane vedova che partecipa alla festa di San Isidro, patrono di Madrid, con un signore di cui conosce solo la fama di seduttore e di cui si innamora; la seconda è la storia di Doña Aurora, vedova, del figlio Rogelio e del suo amore per la giovane serva Esclavitud. In questo stesso anno tentò di entrare nella Real Academia Española, ma la sua candidatura, così come quella di Gertrudis Gómez de Avellaneda, fu respinta per il solo fatto di essere donna.

Nel 1890 furono pubblicati altri due romanzi, o per meglio dire le due parti della stessa opera: Una cristiana e La prueba che narrano i conflitti spirituali di un personaggio in lotta con le sue origini ebraiche. Da quell’anno Emilia Pardo Bazán lavorò senza sosta. È raro l’anno in cui non scrisse uno o due romanzi, alcuni studi letterari, molti racconti e articoli per diverse pubblicazioni in Spagna e in America. L’anno successivo pubblicò La piedra angular in cui affronta il tema della pena capitale attraverso la figura sociale del boia.

Nel 1894, 1896 e 1897 pubblicò, rispettivamente, Doña milagros, Memorias de un solterón ed El tesoro de Gastón. Protagonista della prima opera è Benicio Neira sposato con una donna che dopo avergli rovinato la vita morì lasciandolo a gestire dodici figli; la seconda si concentra sul punto di vista dei due __________

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Don Carlos è il re legittimo per i carlisti, suoi seguaci che nell’800 mossero guerra per impadronirsi del trono, con un programma di assolutismo monarchico intransigente e di stretta collaborazione con la Chiesa cattolica.

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protagonisti, Mauro Pareja e Feíta Neira, sul matrimonio, quest’ultima non è la tipica ragazza in cerca di un marito e Mauro è il tipico scapolo che mantiene le distanze per non finire in un matrimonio non desiderato, ma che cambia lentamente idea man mano che conosce Feíta. El tesoro de Gastón è la storia del ritrovamento di un tesoro nascosto in un luogo della Galizia di cui ha sempre parlato l’anziana e nobile zia di Gastón. Nel 1898 uscì El saludo de las brujas, romanzo che narra di un amore appassionato che diventa impossibile; sono le vicende di un principe a cui viene offerto il trono e della moglie poco amata che finisce tra le braccia di un plebeo e le strade di Parigi si riempiono di intrighi, cospirazioni e ambizioni.

La Quimera, inizialmente pubblicata a puntate su La lectura e nel 1905 uscita come libro, è un romanzo simbolico in cui il protagonista incarna il male dell’epoca: sedotto dalla sua chimera, ossessionato dalla sua aspirazione, ovvero trionfare o morire, si distrugge come uomo senza realizzarsi come artista.

1908 e 1911 sono le date di pubblicazione de La sirena negra e Dulce dueño, gli ultimi due romanzi di Emilia Pardo Bazán. Gaspar, ne La sirena negra, è ossessionato dalla morte, la sua vita si riempirà di felicità solo prendendosi cura del figlio di una giovane madre molto malata. Dulce dueño è un’opera molto originale in cui le fonti d’ispirazione sono la vita e la morte di Santa Caterina di Alessandria. Infatti, Lina, la graziosa e ricca protagonista, ricerca l’amore ideale, ma troverà la felicità solo con l’unione mistica con Dio, rinunciando quindi all’amore terreno.

Ma Emilia Pardo Bazán non scrisse solamente romanzi, fu anche giornalista, conoscitrice del mondo e salonnière.

Si avvicinò al giornalismo molto giovane e nei suoi articoli si occupò di svariati argomenti, come la politica e la situazione della donna nella Spagna del suo tempo. La maggior parte dei suoi elaborati critici inizialmente furono articoli pubblicati nelle colonne dei giornali El Heraldo di Ourense, La Época, El Imparcial, El Liberal, ABC di Madrid, o nelle riviste come La Ciencia Cristiana, La Revista de Galicia, La Revista Europea, La España Moderna, La Ilustración

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Española e la barcellonese Ilustración Artística. Scrisse, inoltre, anche per riviste e giornali stranieri come il Diário Ilustrado di Lisbona, le Matinéés Espagnoles di Parigi, La Nación di Buenos Aires e Las Novedades di New York.

La firma di doña Emilia fu presente per molti anni su queste pubblicazioni grazie al vivo interesse per ciò che la circondava, alla grande curiosità intellettuale. Non desidera solo vedere e conoscere tutto, ma anche informare i suoi concittadini, il maggior numero dei suoi lettori, di quanto aveva visto e letto, voleva migliorare la conoscenza e il basso livello di educazione e cultura degli spagnoli.

Bisogna sottolineare, però, che il suo lavoro nel giornalismo non fu di informazione quotidiana, la sua firma infatti appariva nella pagina dei giornali dedicati alla letteratura e nei loro supplementi letterari con uscita settimanale, quindicennale o mensile. Questo spiega perché gli articoli o le cronache avevano una relazione tra loro o addirittura un titolo seriale. Successivamente la stessa Emilia Pardo Bazán selezionò le sue cronache per riunirle in volumi con una certa unità tematica: articoli sui viaggi realizzati come inviata a esposizioni universali, quelli relativi agli avvenimenti verificatisi intorno al cambio di secolo o quelli suscitati da determinate polemiche letterarie. Di questi sono esempio Mi romería, Al pie de la Torre Eiffel, De siglo a siglo, Polémicas y estudios literarios10.

Le prime collaborazioni giornalistiche di Emilia Pardo Bazán risalgono alla gioventù e le utilizzò come veicolo per la sua creazione letteraria. Inizialmente tutte le pubblicazioni erano galiziane, in quanto non osava inviare i propri lavori alla stampa nazionale se non alcuni articoli sul Darwinismo e sui poeti epici cristiani pubblicati ne La Ciencia Cristiana, di Madrid. La collaborazione con questa rivista non durò molto a causa dello scontro tra la mentalità molto chiusa dei redattori e quella aperta e ricca di Emilia. Il passaggio ai giornali nazionali avvenne nel 1879 con la pubblicazione del romanzo Pascual López ne La Revista de España, in cui successivamente vennero pubblicati altri __________

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due racconti, un estratto di San Francisco de Asís, un romanzo breve intitolato Bucólica e altre collaborazioni letterarie.

Nel 1880 iniziò la sua breve avventura, da gennaio a ottobre, come direttrice della Revista de Galicia11 in cui, grazie ai suoi contatti, riuscì ad inserire collaborazioni importanti come quelle di Curros Enríquez, Rosalia de Castro, Valera e Menéndez Pelayo. L’intento di Emilia Pardo Bazán era quello di promuovere e contribuire al progresso della sua terra natia; per questo, attraverso le pagine della rivista, fece conoscere il movimento culturale e intellettuale madrileno ed estero in Galizia, pubblicò studi sull’arte, la storia e la geografia galiziane e informò sulle attività culturali della regione: serate letterarie pubbliche e private, concorsi letterari e musicali oppure esposizioni e mostre12, includendo leggende, racconti e abitudini. Tutto questo senza allontanarsi dal movimento nazionale e per questo la Revista de Galicia riuniva sia articoli in castigliano che in galiziano. Ma la Revista de Galicia era destinata a durare poco, la fine della pubblicazione fu dovuta al viaggio della scrittrice alle terme di Vichy nel mese di settembre per la grave malattia epatica che la affliggeva.

Il 7 novembre 1882 iniziò a pubblicare, nella pagina letteraria de La Época, gli articoli de La cuestión palpitante con cadenza settimanale fino al 16 aprile 1883. L’obiettivo di questi articoli era quello di scrivere in modo chiaro e piacevole sul realismo e il naturalismo, tema quest’ultimo trattato già da tempo dalla stampa. Essi originarono un’accesa polemica e resero celebre Emilia Pardo Bazán, al punto che la sua firma fu richiesta da molti periodici; di tutt’altro avviso fu il marito, don José Quiroga, il quale desiderò che abbandonasse la letteratura e __________

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Titolo non originale poiché trenta anni prima don José Pardo Bazán, padre di Emilia, era uno dei fondatori di un’altra Revista de Galicia, sottotitolata Periódico de sus

interesse materiales, morales e intelectuales pubblicata in numeri quindicennali di

quaranta pagine dal 1 giugno 1850 all’agosto dello stesso anno. Ci fu anche una Revista

de Galicia precedente a questa, settimanale da ottobre 1841 a gennaio 1842; il fondatore e

direttore era Manuel Rúa Figueroa, parente di doña Emilia 12

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ritrattasse pubblicamente quello che aveva scritto, ma doña Emilia non era disposta a farlo e così il matrimonio si concluse con una separazione amichevole.

Nell’agosto del 1887 Emilia Pardo Bazán iniziò a scrivere con continuità per El imparcial, il giornale più letto e influente di Madrid ed il primo giornale ad avere un supplemento letterario indipendente, Los Lunes de El Imparcial. Per questo giornale doña Emilia scrisse cronache di viaggi, articoli sull’attualità, racconti e iniziò la sua carriera come inviata speciale, prima a Roma e successivamente all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. La Pardo Bazán commentò anche un’altra Esposizione Universale, che si tenne a Parigi nel 1889, in articoli pubblicati su la España Moderna.

Successivamente, la scrittrice iniziò la collaborazione fissa con La Ilustración Artística di Barcellona, per la quale scriveva principalmente articoli, eccezion fatta per alcuni racconti e un romanzo breve. Su questa rivista doña Emilia aveva una sua sezione intitolata La vida contemporánea che redasse fino al 1916, ultimo anno di pubblicazione della rivista, e in cui trattava l’attualità spagnola e straniera a tutti i livelli; cronache che venivano pubblicate ogni quindici giorni e si alternavano con quelle scritte da Emilio Castelar nella sua sezione De Europa fino al 1899 quando Castelar morì. Doña Emilia scriveva di letteratura e moda, di abitudini e crimini, di politici contemporanei e personaggi del passato, di viaggi e cucina e molto altro ancora. Dalle pagine della sua rubrica l’8 giugno 1908, annunciò ai suoi lettori che la sua firma non sarebbe più stata Emilia Pardo Bazán, ma La Contessa di Pardo Bazán perché il re Alfonso XIII le aveva appena concesso questo titolo di Castiglia per i suoi meriti letterari.

Nel 1891 Emilia Pardo Bazán fondò, grazie al denaro ereditato dal padre, la rivista Nuevo Teatro Crítico, redatto esclusivamente dalla scrittrice che desiderava avere il proprio organo di espressione, nel quale poter dare sfogo, senza ostacoli, alle proprie idee ed opinioni. Sorprende la sua capacità di lavoro, così come l’enorme varietà di registri usati poiché pubblicava mensilmente un numero di circa cento pagine in cui si occupava di svariati aspetti; ogni numero conteneva, infatti, un racconto, uno studio critico letterario, ritratti di scrittori,

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saggi su questioni sociali o politiche, recensioni di avvenimenti letterari, storici o culturali, estratti di conferenze e notizie di prime teatrali, viaggi e storie13. Questo progetto durò tre anni, terminò nel dicembre del 1893 dopo aver pubblicato trenta numeri, ma i lettori erano stati avvertiti sin dal primo numero che doña Emilia avrebbe abbandonato la pubblicazione se non avesse dato i risultati sperati14.

Come detto precedentemente, nei suoi articoli Emilia Pardo Bazán si occupava di svariati argomenti come la situazione politica e socio-economica del proprio paese. La scrittrice galiziana sosteneva la necessità di modernizzazione della Spagna; sottolineò alcuni degli elementi che impedivano al paese di affrontare le sfide della modernizzazione, come i persistenti malcostumi amministrativi, gli entusiasmi nostalgici di epoche passate ritenute gloriose e i pregiudizi patriottici ostili a qualsiasi progetto straniero. Nel XIX secolo l’educazione letteraria femminile in Spagna era ristretta poiché le barriere sociali rendevano difficile l’accesso allo studio della letteratura classica nazionale. Secondo l’autrice galiziana l’origine dell’arretratezza della donna spagnola era da ricercarsi in una erronea concezione della natura femminile da parte della società. Secondo questa concezione il ruolo riproduttivo della donna ne determinava e limitava le restanti funzioni umane e quanto più era ignorante tanto era più adatta a questo ruolo. Nel 1892 doña Emilia fece parte della Commissione organizzativa del Congreso Pedagógico Iberoamericano, in cui lesse La educación del hombre y de la mujer: sus diferencias; questo suo intervento evidenziò le idee dell’autrice sulla carente educazione della donna. Emilia Pardo Bazán sosteneva la necessità, per la donna, di approfondire altri campi oltre a quelli considerati strettamente femminili come suonare il piano, conoscere un po’ di solfeggio e di francese e saper ricamare; per questo motivo creò, nello stesso anno, la Biblioteca de la mujer per la quale selezionò autori e titoli letterari e scientifici, inserì biografie di __________

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JURADO, Alicia Emilia Pardo Bazán 14

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donne importanti, un’opera di sociologia e in cui uscirono i due volumi, scritti dall’autrice stessa, sulla cucina spagnola: La cocina española antigua e La cocina española moderna15. Sosteneva la necessità di fornire alla donna un’educazione che le permettesse di raggiungere l’emancipazione economica; in altre parole difendeva il lavoro femminile di qualunque tipo fosse.

Nella sua opera critica, doña Emilia si occupò anche della Galizia. Innanzi tutto bisogna sottolineare le differenze che separano il regionalismo della scrittrice dal più conosciuto regionalismo gallego. Il galeguismo consisteva nell’affermazione della Galizia come entità unitaria e diversa dai restanti paesi peninsulari e nella lotta – non necessariamente violenta – per riuscire a dar forma politica a questa realtà. L’atteggiamento personale e letterario di doña Emilia non si trovava molto lontano dal desiderio di rinascita della sua regione, né l’amore per la sua terra era minore di quello sentito dai rappresentanti del movimento regionalista, tuttavia il suo regionalismo non implicava avversione verso il resto della nazione. La posizione di doña Emilia nei confronti dei movimenti regionali radicali, in particolar modo quello gallego, era di chiara opposizione, per quello che aveva di rottura dell’unità politica, linguistica e culturale della Spagna16.

La scrittrice considerava plausibile superare queste limitazioni introducendo in Spagna il progetto modernizzatore del “nacionalismo cívico”17 che si ispirava a premesse moderne come riconoscere la diversità linguistica ed etnica della nazione spagnola non definendo le identità culturali sotto esclusivismi __________

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ALMELA BOIX, Margarita y FREIRE LÓPEZ, Ana María 16

I movimenti regionalisti suppongono il fallimento della nazione spagnola e dissociano etnicamente le loro rispettive regioni appellandosi all’esistenza di presunte differenze razziali.

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Eagleton osserva la tensione che durante il XIX secolo esiste tra il “nacionalismo cívico

y político” e il “nacionalismo étnico”. La modernità del primo si manifesta nel

cosmopolitismo e nel riconoscimento del particolarismo soggettivo e dell’autonomia sfruttata individualmente dai cittadini. Il “nacionalismo étnico”, invece, è astratto, arcaico e anacronistico, che basa l’idea di nazione su una connessione culturale, generalmente un linguaggio comune.

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etnici ed evitare regressioni anacronistiche18.

Emilia Pardo Bazán scrisse anche cronache letterarie, classificabili in base ai tipi di eventi di cui trattano: la morte di figure letterarie, l’apparizione di nuove opere e la celebrazione di centenari di autori e opere importanti, come il 3° Centenario dell’uscita del Quijote. Nel primo caso si trattava di recensioni necrologiche di autori che né prima né dopo la loro morte avevano meritato uno studio approfondito, o l’avevano avuto in precedenza, come Alarcón o Teodoro Llorente, o successivamente come Zola, Tolstoj, Valera. Tali cronache erano le più abbondanti; molto meno lo furono quelle riferite all’apparizione di nuove opere.

Più importanti furono, invece, le cronache riferite ad altre materie, in particolar modo quelle che corrispondevano al mondo dell’arte. In esse, l’autrice mostrava una conoscenza fuori dal comune, in particolar modo nel campo della pittura; attraverso queste cronache, inoltre, si possono conoscere le preferenze dell’autrice per determinati pittori. Anche se la pittura era l’oggetto delle preferenze artistiche della Pardo Bazán, non mancano le cronache di questi anni riferite ad altri campi dell’arte, di cui visita anche le esposizioni, come quella delle opere dello scultore Coullant Valera nel 1909 o l’Esposizione di Architettura che visitò nel 1911.

Scrisse, inoltre, alcune cronache che commentavano gli avvenimenti all’interno delle tertulias e altri avvenimenti della vita sociale. Generalmente nelle sue cronache, doña Emilia preferisce il termine francese salon a quello spagnolo di tertulias per indicare quello spazio privato in cui i padroni di casa ricevevano e intrattenevano gli ospiti con conversazioni, balli, letture di opere letterari. Va sottolineato che salon non era l’unico termine di origine francese utilizzato dalla scrittrice che in queste cronache usava anche salonnier (critico d’arte incaricato della sezione dei saloni nella stampa), cotterie (società ristretta di persone che __________

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PARDO BAZÁN, Emilia (2010) Obra crítica (1888-1908), Edizione di Iñigo

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mantengono strette relazioni basate su interessi comuni) e raout (grande ricevimento mondano)19.

Generalmente le cronicas de sociedad riferiscono avvenimenti come balli, ricevimenti, spettacoli teatrali e altri avvenimenti sociali come atti ufficiali della famiglia reale, feste benefiche, spettacoli di moda e sports20. Bisogna sottolineare che Emilia Pardo Bazán, nelle sue cronache sociali, sviluppava poco gli argomenti tipici di questo genere mentre si mostrava più loquace quando trattava avvenimenti che si svolgevano all’esterno (atti ufficiali della famiglia reale, sport) o argomenti che si prestavano al ricordo come i necrologi.

Doña Emilia alternava la scrittura di romanzi e articoli a quella di studi letterari e conferenze: Polémicas y estudios literarios, Los poetas épicos cristianos, La revolución y la novela en Rusia, La literatura francesa moderna, La cuestión palpitante… La revolución y la novela en Rusia (1887), ad esempio, è l’insieme di saggi con cui fece conoscere al pubblico spagnolo l’importanza e l’interesse della letteratura russa contemporanea. Grazie a Emilia Pardo Bazán iniziarono a essere tradotte in spagnolo le opere di Tolstoj, Dostoevskij, Gogol e altri autori russi. La literatura francesa moderna è composta da quattro volumi, in cui si studiano rispettivamente: I El romanticismo II La transición III El naturalismo e IV La decadencia. Quest’opera dimostra le ampie e profonde conoscenze di doña Emilia sul movimento letterario francese contemporaneo.

Doña Emilia si occupò anche di teatro; sono molte le testimonianze esistenti di questa sua passione sia come opera letteraria sia come spettacolo. Per quanto riguarda il primo aspetto abbondano i lavori di critica realizzati durante tutta la vita, in particolar modo a partire dal 1890. Negli articoli riguardanti questo argomento dava la sua opinione sulla messa in scena delle opere concentrandosi __________

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cfr. EZAMA GIL, Ángeles, Emilia Pardo Bazán revistera de salones: datos para una

historia de la crónica de sociedad

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sports, termine di origine inglese, indica quelle attività che attraggono maggiormente l’interesse della società elegante, sostituendo spettacoli tipici così radicati come quello delle corride. Tra questi sport troviamo il polo, le corse dei cavalli e l’automobilismo.

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principalmente sul lavoro degli attori fornendo, così, ai lettori la propria esperienza di spettatrice e rendendo l’articolo più interessante rispetto alla critica erudita che si basava unicamente sul testo, dato che era probabile che i lettori avessero assistito alla rappresentazione. In queste cronache oltre alle idee e ai gusti estetici di doña Emilia, troviamo anche informazioni sull’epoca poiché metteva al corrente delle rappresentazioni, delle condizioni dei teatri, delle polemiche, delle compagnie e attori stranieri che arrivavano a Madrid21.

La sua passione per il teatro come spettatrice risale agli anni giovanili, quando assistette alle rappresentazioni teatrali realizzate nella sua città natale. Passione che si rafforzò nel corso degli anni: durante le permanenze a Madrid, infatti, era una delle più assidue spettatrici alle prime teatrali.

Tardivamente (1898-1906) cercò fortuna con varie opere scritte per la scena, di cui solamente quattro furono rappresentate. Di tutta la produzione letteraria della scrittrice, quella teatrale fu l’ultima in ordine cronologico e la meno importante; era l’unico genere che non aveva sperimentato, e come tale costituiva una sfida per dimostrare la molteplicità del suo talento nel mondo letterario. Inoltre, Emilia Pardo Bazán riconosceva che il teatro era la forma letteraria che più si avvicinava al pubblico e che maggior successo e fama dava all’autore.

Come primo esperimento (prova inequivocabile della sua insicurezza e timore) scrisse un monologo in un atto, intitolato El vestido de boda che venne rappresentato il 1 gennaio del 1898.

Dopo questa prima opera teatrale, passarono diversi anni prima che doña Emilia scrivesse un nuovo e modesto brano, un “dialogo drammatico” intitolato La suerte, composto da un solo quadro e rappresentato per la prima volta al teatro Princesa il 5 marzo 1904.

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URBAN BAÑOS, Alba, El teatro español bajo la mirada crítica de Emilia Pardo

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Le due seguenti opere teatrali dell’autrice furono Verdad e Cuesta abajo, rappresentate per la prima volta nel gennaio del 1906. Verdad venne rappresentata con grande aspettativa il 9 gennaio 1906, ma fallì. Qualche giorno dopo, il 22 gennaio, ci fu la prima al Gran Teatro di Madrid di Cuesta abajo. L’argomento, anticipato nella lodevole dedica al duca di Valencia, si riferisce alla decadenza non solo economica e sociale dell’antica nobiltà, ma anche alla decadenza e alla crisi dei valori morali22.

Nonostante l’esistenza di fattori positivi in Cuesta abajo, l’opera, senza arrivare al fallimento completo, non ebbe il successo sperato dall’autrice. Nonostante questo, doña Emilia credeva ancora di poter avere successo nella carriera teatrale come dimostra la scrittura di altre pièce teatrali come Juventud, Las raíces e El becerrro de metal, opere che non vennero mai rappresentate. Ancora incapace di riconoscere la mancanza di specifiche qualità per trionfare nel teatro continuò ostinata e convinta che fossero altre le cause responsabili del suo fallimento, come ad esempio l’atteggiamento riluttante del pubblico, sempre restio alle novità artistiche. Ma una volta riconosciuta la mancanza delle qualità necessarie decise di rinunciare per sempre alle sue pretese teatrali e dal 1906, la Pardo Bazán si limitò a soddisfare la sua grande passione per il teatro come semplice spettatrice o come cronista delle opere che più attraggono la sua attenzione.

Grande successo, invece, lo ottenne come autrice di racconti. Ne scrisse varie centinaia e la stessa grazia caratterizza i primi racconti così come gli ultimi. Molti sono stati raccolti in vari volumi come Cuentos de Marineda, Cuentos nuevos, La dama joven, Cuentos de Navidad y Reyes, Cuentos de la tierra…, altri invece rimasero sparsi nelle varie pubblicazioni.

Nonostante la sua popolarità, incontrò sempre l’opposizione degli accademici poiché possedeva alcune qualità in contrasto con l’immagine stereotipata della donna della sua epoca. Per questo motivo, e anche dovendo __________

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riconoscere che la scrittrice possedeva un’intelligenza e una cultura non comuni, incluso tra gli uomini, esisteva verso di lei un generalizzato sentimento di antipatia che accomunava la maggior parte degli uomini e quasi tutte le donne. I primi vedevano nella sua persona la donna ficcanaso che audacemente cercava di paragonarsi a loro in tutti gli ordini; le donne spagnole, in particolar modo le appartenenti alla maggioritaria classe media, non potevano perdonarle la visione negativa che di loro faceva nei suoi romanzi e scritti femministi. In essi, infatti, la donna appariva priva di inquietudini superiori, dozzinale, abitudinaria, fannullona, ipocrita, e quello che più era imperdonabile, volgare23.

Inoltre, come scrittrice, doña Emilia possedeva molte qualità che le furono rimproverate. Secondo molti dei suoi compaesani, tra cui Murguía e Curros Enríquez, la scrittrice, fin dall’inizio della sua carriera letteraria, avrebbe mostrato una smisurata mania di protagonismo, era ambiziosa, desiderava ottenere nome e fama eterni e per raggiungere questo obiettivo non esitò a sminuire, zittire o emarginare altre figure illustri e già consacrate, come Rosalía de Castro.

Nonostante il naturale declino fisico, l’autrice godeva di ottima salute e in quelli che furono i suoi ultimi anni di vita continuò a scrivere incessantemente; scrisse tre romanzi brevi: La pepona (1919), Rodando e La Serpe (1920) e innumerevoli racconti24 con cui soddisfaceva la domanda dei periodici e riviste che non volevano far a meno della firma della contessa. Niente, quindi, faceva presagire la sua morte nel maggio del 1921.

Mentre scriveva ebbe un malore a cui i medici non diedero molta importanza. Contro ogni pronostico il 10 maggio la scrittrice si aggravò sempre più e alle dodici e dieci minuti del 12 maggio 1921, dopo una breve agonia la scrittrice morì. Il giorno successivo, tutta la stampa riportò il triste avvenimento e, insieme all’ampia cronaca necrologica, si inserì la descrizione della figura e opera __________

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FAUST, Pilar 2003 24

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dell’“illustre contessa di Pardo Bazán”25.

2. Memorie di viaggio

Emilia Pardo Bazán fu un’assidua viaggiatrice in un periodo in cui per le donne europee di ceto alto viaggiare era diventato sempre meno eccezionale.

Il viaggio è sempre stato associato al mondo maschile per l'evidente superiorità numerica di guerrieri, conquistatori, esploratori e missionari, ma anche per la natura stessa dei viaggi che richiede delle caratteristiche incompatibili con la realtà femminile: una certa dose di coraggio e una considerevole autonomia e libertà; l’unica possibilità che avevano le donne per viaggiare era al seguito di padri o mariti. Ma, con il passare del tempo, le donne appartenenti al ceto alto viaggiavano sempre più frequentemente e alla fine del XIX secolo le viaggiatrici vittoriane superavano largamente quel Gran Tour26 europeo che si riteneva necessario per la formazione dei giovani britannici e perseguivano destinazioni insolite. Le spagnole, al contrario, tra la fine del XIX e l'inizio del XX, erano ancora poco audaci. Nella Spagna di fine XIX secolo, infatti, per una donna il viaggio è ancora visto come esperienza trasgressiva perché suppone l'apertura a nuovi orizzonti e una trasformazione intellettuale. Inoltre, la nozione di viaggio di piacere non era molto diffusa, «el que hace la maleta para salir de su casa no busca recreo, - afferma Emilia Pardo Bazán nel 1892 - obedece a circunstancias que le imponen la necesidad de trasladarse»27. Però, va sottolineato che tutte le donne spagnole che varcarono la frontiera in questo periodo lasciarono testimonianza dei loro ricordi e impressioni in diverse cronache giornalistiche anche se nessuna raggiunse Emilia Pardo Bazán per assiduità nel viaggiare e volontà di raccontare.

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FAUST, Pilar 2003 26

termine coniato nel 1636 da Lord Granspeare per indicare i viaggi in diligenza che avevano come destinazione finale l’Italia

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Quando Emilia Pardo Bazán realizzò il primo viaggio era già sposata, ma la maggior parte delle sue peregrinazioni avvennero dopo la separazione del 1883. Viaggiò in Francia, Italia, Germania, Belgio e Olanda. Percorse tutta l’Europa eccezion fatta per la Russia. Fu, inoltre, invitata più volte in America dai circoli letterari sudamericani e dai grandi giornali e riviste d’oltreoceano, ma nonostante il forte desiderio non vi andò mai per la paura di imbarcarsi; si sentiva morire anche solo salendo su una barca, grande o piccola che fosse28.

Emilia Pardo Bazán, viaggiatrice infaticabile, approfittò delle sue peregrinazioni per quasi tutta l’Europa per conoscere nuove persone e osservare nuovi paesaggi. L’autrice galiziana fin da giovane sosteneva, infatti, che il viaggio assumesse un ruolo importante nella formazione dell’individuo; questo unito alla sua insaziabile curiosità la spinsero a un incessante viaggiare. Nei suoi numerosi viaggi raccolse le sue impressioni sui luoghi visitati, i loro usi e costumi, la loro arte. Per lei, così come per altre scrittrici, viaggiare era un superamento dei limiti del quotidiano e diventava uno stimolo per l'ispirazione letteraria. Nuovi scenari e i loro abitanti, i loro usi e costumi offrivano la materia prima per il loro impegno letterario29.

Come detto in precedenza, in questi viaggi raccolse molti appunti ma non pubblicò nessun’opera di viaggio finché non trovò il mezzo giusto per farlo, ovvero la cronaca giornalistica. In essa infatti videro la luce quegli articoli che successivamente avrebbero formato libri come Mi romería, Al pie de la torre Eiffel ecc. Queste opere fanno parte della letteratura di viaggio, genere che iniziò a prendere coscienza di se stesso come modalità di scrittura specifica e differenziata nel XVIII.

Non tutti i racconti che parlano di viaggio o riportano nel titolo parole come viaggio o avventura appartengono a questo genere. Per esservi inclusi, __________

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PARDO BAZÁN, Emilia,1956, Aguilar 29

ESTABLIER PÉREZ, Helena Viajeras y cuentistas. El viaje en la narrativa breve de

Emilia Pardo Bazán y Carmen e Burgos Seguí in La literatura de Emilia Pardo Bazán Ermitas (editores), 2009

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infatti, l'opera deve avere determinate caratteristiche: il viaggio deve essere reale e descrittivo, il viaggiatore deve essere anche l’autore e il protagonista del racconto e deve riferire la propria esperienza30. Inoltre l’attenzione deve ricadere sul tragitto e non sulla meta o sugli aspetti di un luogo sconosciuto all'autore31; la componente principale di un libro di viaggio deve essere quasi esclusivamente il viaggio stesso. Il racconto può avere diverse estensioni, ma prevalentemente è esteso perché solitamente il tragitto è lungo e la durata prolungata; più il racconto è esteso e più ampi sono gli spazi dedicati alle descrizioni, ai commenti e alle digressioni, che sono elementi caratteristici del libro di viaggio. Generalmente gli scritti di viaggio sono narrati al passato perché il viaggiatore tende a scrivere durante o dopo il ritorno a casa; anche se esistono casi in cui la stesura è contemporanea al viaggio, come nel caso di Mi romería di Emilia Pardo Bazán. Inoltre, questo tipo di letteratura è solitamente scritta in prosa, i racconti di viaggio in versi sono, infatti, un’eccezione. Dal punto di vista formale, la struttura del racconto di viaggio è lineare e segue un ordine cronologico anche se a volte si intercalano incisi, excursus o digressioni. Infine, in alcune occasioni il viaggiatore racconta la sua esperienza in forma di lettere, stabilendo così un nesso con la letteratura epistolare.

Con la narrazione dei suoi viaggi doña Emilia voleva insegnare e informare e per fare questo era necessario divulgare il contenuto culturale in modo interessante e accessibile all'ampio pubblico a cui si dirigeva. Inoltre non pretendeva di fare la descrizione di paesaggi, città o monumenti: «Yo no escribo guías, voy adonde me lleva mi capricho, a lo que excita mi fantasía»32. Per questo motivo Emilia Pardo Bazán costellava le sue cronache di ricordi storici, aneddoti, esempi umoristici, intertestualità, che non solo rendevano piacevole il racconto, __________

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PORRAS Soledad, Los libros de viaje. Génesis de un Género. Italia en los libros de

viaje del siglo XIX. ,«Castilla» 28-29 2003-2004

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ROUSSEL-ZAUZU, Chantal (2005) La literatura de viaje española del siglo XIX, una

tipología

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ma arricchivano il suo valore culturale, anche se a un livello divulgativo. Nei suoi libri di viaggio troviamo, inoltre, frequenti elementi autobiografici come i suoi gusti e le sue abitudini.

Il primo libro di viaggio che Emilia Pardo Bazán scrisse fu Mi romería, pubblicato nel 1888. Quest’opera racconta il suo pellegrinaggio a Roma in occasione del giubileo sacerdotale di Papa Leone XIII come inviata de El Imparcial, in compagnia di José Ortega Munilla; può essere inserita nella tipologia di libri di viaggio estetico-culturali che includono la narrazione degli eventi avvenuti nello spostamento tra un posto e l'altro, vi sono aneddoti, descrizioni di hotel e di mezzi di trasporto utilizzati, ma anche di monumenti e opere d’arte; l'aspetto storico e quello letterario contribuiscono all'arricchimento della cultura generale del lettore e ne influiscono il gusto estetico, inoltre, l'amenità della lettura è data dalla libertà di stile e dal dinamismo del viaggio. Gli autori di questo tipo di libri di viaggio hanno seguito nell'organizzazione del racconto la continuità cronologica del viaggio, sia in forma di diario che di lettera. L'aspetto giornalistico che caratterizza questi scritti inoltre è dato dalla pubblicazione a puntate nei periodici che dà un importante grado di spontaneità all'opera e permette al lettore di sperimentare il viaggio quasi di persona anche grazie alla descrizione dettagliata di tutto ciò che l'autore vede. L'attenzione per i gusti del lettore e le sue curiosità e la moda estetica porta l'autore a includere, oltre al racconto di antiche leggende, la descrizione di tutte le chiese che trova nelle città che visita, ometterla sarebbe una delusione per il lettore. La modalità di scrittura mostra la spontaneità e gli imprevisti del viaggio.

Nello stesso anno Emilia Pardo Bazán pubblicò anche un’opera di carattere miscellaneo, De mi tierra, che riunisce scritti sulla letteratura gallega, studi sui dialetti e alcune descrizioni di monumenti e paesaggi della sua terra.

Verso la fine del XIX secolo si aggiunse un motivo per viaggiare che non esisteva nel secolo precedente: la visita all’Esposizione Universale. Questa è un autentico viaggio nel mondo conosciuto senza muoversi da uno stesso luogo, che può essere Parigi, Vienna o Barcellona. Grazie alla figura del reporter che

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raccontava questi avvenimenti e il suo viaggio attraverso luoghi lontani, anche chi non poteva viaggiare, aveva la possibilità di conoscere e in un certo senso di viaggiare. Dalla mano degli scrittori intellettuali e giornalisti iniziò, quindi, la lunga tradizione di reportage e letteratura di viaggio ed Emilia Pardo Bazán è fra questi.

Il suo secondo libro, infatti, parla del viaggio che, come inviata speciale de la España Moderna, realizzò a Parigi in occasione dell’Esposizione Universale del 1889, esposizione che si prevedeva problematica per la data scelta: il centenario della Rivoluzione Francese. Le cronache di questo viaggio furono riunite in due volumi: Al pie de la torre Eiffel e Por Francia y por Alemania, entrambi sottotitolati Crónicas de la Exposición, che appartengono alla tipologia di libri di viaggio economico-sociali in quanto trattano lo stato economico e sociale del paese visitato. In questo caso il viaggio non è di piacere, ma ha lo scopo di far partecipare la Spagna allo sviluppo economico e sociale europeo attraverso l'informazione e la spiegazione di come si fanno le cose all'estero con la speranza che in futuro vengano imitate. Il contenuto si concentra sull'attualità, sulle attività degli abitanti del paese visitato e non nella visita ai musei o alla descrizione del paesaggio. Gli autori, inoltre, esprimono le loro opinioni e non le impressioni sul viaggio come nella tipologia precedente. Prima di intraprendere il viaggio, gli autori lo anticipano per iscritto, preparando così il lettore a ricevere al meglio la nuova informazione. Al pie de la torre Eiffel è più uno scritto economico che sociale perché l'intenzione dell'autrice era quella di contribuire allo sviluppo economico del suo paese presentandogli un ritratto degli sviluppi stranieri nei diversi campi.

Quelle presentate finora sono solo due delle tipologie di libri di viaggio, esistono anche libri di viaggio di tipo scientifico-storico che hanno come scopo la descrizione delle esplorazioni del continente americano e delle nuove specie di flora e fauna e sono paragonabili alle enciclopedie; di tipo politico-filosofico in cui le descrizioni e le riflessioni presenti nell'opera sono fortemente influenzate __________________

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dalle idee filosofiche e politiche33. Inoltre, bisogna notare che queste tipologie possono trovarsi contemporaneamente in un’opera; infatti, la parte che riguarda il viaggio in Germania di Por Francia y por Alemania è un’aggiunta estetico-culturale in quanto il viaggio non è di tipo economico e nemmeno sociale, ma è di piacere.

Verso il 1895 venne messo in vendita il terzo libro di viaggi della scrittrice gallega, Por la España pintoresca. Inizialmente quest'opera non fu concepita come libro. Si tratta, infatti, di una raccolta di articoli pubblicati precedentemente nei giornali in occasione dei viaggi in Cantabria, Castiglia e Galizia. Nove delle cronache contenute nell'opera riguardano il viaggio intrapreso nel giugno del 1894 dalla scrittrice insieme alla figlia Blanca nella provincia di Santander e che apparvero tra agosto e novembre del 1894 su La Época. Nello stesso anno Emilia Pardo Bazán pubblica su La España moderna un articolo intitolato El viaje por España. La prima parte contiene considerazioni su aspetti pratici del viaggiare in Spagna, come locande e pensioni, e sulle cattive condizioni della rete ferroviaria spagnola. A questo proposito l’autrice dichiara che viaggiare in treno in Spagna non è un divertimento, né un’abitudine e tanto meno è dovuto alla necessità culturale; sono in pochi coloro che viaggiano per il gusto di farlo. Doña Emilia riconosce che il treno è un’invenzione del secolo ma si lamenta della mancanza di freni automatici e segnali acustici di allarme oltre che dello stato di abbandono delle linee principali, ma ci sono anche aspetti meno pericolosi che sottolineano il cattivo stato delle ferrovie come i vetri e gli scompartimenti sporchi, l’andatura lenta dei treni e la mancanza di puntualità e coordinazione degli orari. Per dimenticare i disagi del viaggio è necessario guardare il paesaggio per distrarsi e descrive ciò che vede.

Durante il soggiorno intraprende delle escursioni che descrive nelle cronache. Attraverso di esse l’autrice dà un'idea abbastanza chiara di quello che

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cerca nei suoi viaggi nel territorio nazionale, ovvero va alla ricerca di luoghi poco visitati, abitudini e tradizioni, in altre parole è interessata al caratteristico. Però non bisogna pensare che nelle sue opere si limitasse a descrivere scene e paesaggi caratteristici; Doña Emilia commentava la risonanza storica e letteraria dei vari edifici, dei popoli e delle regioni visitate. Per fare un esempio, durante la descrizione della provincia di Santander apprendiamo aspetti dell'attualità, dell'attività mercantile della zona e il funzionamento delle terme, oppure racconta la devastante esplosione della nave Cabo Machichaco del 1893 che distrusse tutte le case situate di fronte alla cattedrale e uccise più di cinquecento persone. Infine, con la cronaca conclusiva in cui racconta la visita alle grotte di Altamira, Emilia Pardo Bazán ci riporta al passato preistorico descrivendo le pitture rupestri che vede.

L’Esposizione Universale di Parigi del 1900 fu il motivo per cui Emilia Pardo Bazán viaggiò di nuovo come inviata de El Imparcial, per redigere le cronache dell’avvenimento, che successivamente riunì nel libro Cuarenta días en la Exposición. Nel 1902 comparve l’ultimo libro di viaggi della scrittrice gallega, Por la Europa católica, che conteneva le cronache di un viaggio nei Paesi Bassi. Completano il volume le cronache di altri viaggi che realizzò in Portogallo, Castilla, Aragona e Catalogna.34

Scrisse anche numerosi testi più brevi, che apparvero nella stampa contemporanea o che si inclusero in opere di carattere miscellaneo. È il caso, ad esempio, di alcune descrizioni di momenti e paesaggi galiziani inseriti in De mi tierra (1888). Senza dimenticare composizioni che non arrivò a pubblicare, come i suoi primi Apuntes de un viaje. De España a Ginebra. (1873).

Vi sono delle differenze tra i racconti dei viaggiatori che visitavano paesi stranieri e quelli che viaggiavano all'interno del proprio paese. I viaggi nelle grandi città europee erano peregrinazioni culturali, si descrivevano altre società e __________

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FREIRE LÓPEZ, Ana MaríaLos libros de viajes de Emilia Pardo Bazán: el hallazgo

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si facevano confronti tra i diversi paesi; quando si viaggiava per le regioni della propria patria solitamente si celebravano usi e costumi, popoli e regioni poco conosciuti. Bisogna sottolineare che i racconti di viaggio che gli spagnoli realizzarono in Spagna in generale erano meno ambiziosi, anche se non meno interessanti, di quelli riferiti ai viaggi all’estero. Questi ultimi risultavano più attrattivi, per l’ignoto dei luoghi visitati, dei loro costumi e anche per le riflessioni e reazioni che questi suscitavano nel viaggiatore. Proprio per queste diversità è possibile distinguere tre modelli urbani nella descrizione delle città che Emilia Pardo Bazán visita. Il primo modello riguarda principalmente le città spagnole che sono descritte come spazi monumentali di interesse prettamente culturale e religioso. Nelle descrizioni dei viaggi in Europa, e soprattutto a Parigi, è possibile individuare il secondo modello urbano, ovvero quello della città del progresso. In questo caso non parla di strade e piazze, monumenti ed edifici, ma si riferisce maggiormente al valore sociale dell'urbanizzazione, rappresentato da fabbriche, ospedali, grandi magazzini ecc. Il terzo modello è la città vista come parco tematico; è, ad esempio, Parigi modificata dalla Grande Esposizione che trasforma spazi e monumenti simbolo della città francese in padiglioni tematici. Per spiegarlo in un altro modo, non si crea uno spazio esterno alla città che accolga i diversi paesi partecipanti all'Esposizione, ma è la città stessa che, grazie alla sua conformazione, si presta ad accogliere i diversi padiglioni35.

Si può dire che il XIX secolo fu il secolo dei viaggi; prima si viaggiava meno, o meglio viaggiavano meno persone, poi il miglioramento dei mezzi di trasporto sempre crescente favorì l’aumento dei viaggi. Fu proprio in questo secolo che nacquero i viaggi di piacere, quelli organizzati e le guide, mentre nei secoli precedenti i viaggi erano di tipo diverso, ad esempio scientifici o storici. Alla fine del secolo quando gli studi geografici si imposero come materia scolastica e universitaria, furono affrontati i primi viaggi con fini archeologici, __________

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MEJÍA, Carmen – POPEANGA, Eugenia Modelos urbanos en los libros de viajes de

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fotografici o esplorativi. Inoltre l’introduzione della rete ferroviaria e le migliorie alberghiere fecero aumentare il flusso di viaggiatori e anche per le donne si aprì il mondo dei viaggi e dell’avventura e la meta preferita divenne l’Italia. Ma l’Italia era già meta di viaggi di letterati, artisti e uomini di scienza del XVI secolo che viaggiavano per tutta l’Europa seguendo la moda culturale dell’epoca.

Nella seconda metà del XIX secolo, in Spagna si sviluppò una corrente detta italianismo. Molti intellettuali spagnoli visitarono l’Italia e scrissero diari, saggi o romanzi basati sulla loro percezione del Bel Paese e della sua cultura36. Tra di essi vi sono Leandro Fernández de Moratín, che visse a Bologna per tre anni; Ángel Saavedra, duca di Rivas, che tra il 1844 e il 1850 si trova a Napoli come ambasciatore di Isabella II; Emilio Castelar, nei suoi Recuerdos de Italia racconta le sue impressioni del periodo trascorso nel «Bel Paese»; altri sono Marcelino Menéndez y Pelayo, Juan Valera, Pedro Antonio de Alarcón, Benito Pérez Galdós ed Emilia Pardo Bazán.

La scrittrice conobbe l'Italia non solo perché la visitò, ma perché intrattenne delle relazioni epistolari con scrittori e critici letterari italiani. Molto conosciuto è lo scambio epistolare che intrattenne con Salvatore Farina, uno scrittore sardo emigrato a Milano e molto conosciuto all'epoca. Farina chiese a doña Emilia il permesso di pubblicare ne la Rivista Minima, da lui diretta, il capitolo de La cuestión palpitante dedicato al romanzo spagnolo contemporaneo. Questo autore italiano fu citato dalla scrittrice gallega proprio nel capitolo de La cuestión palpitante, il XX, dedicato alla letteratura italiana contemporanea. Nel catalogo della biblioteca di Emilia Pardo Bazán si trovano opere di Verga (Eros, 1884, e Storia di una capinera, 1893), di Carducci, De Amicis, D'Annunzio e altri importanti autori italiani a lei contemporanei. Alcuni dei libri contenuti in questa biblioteca sono in edizione originale, questo conferma la conoscenza da parte dell'autrice della lingua italiana, che è visibile anche nella citazione di versi di __________

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GONZÁLEZ DE SANDE, Mercedes Percepción de ciudades y espacios italianos en

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Leopardi in Al pie de la Torre Eiffel.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è la ricezione della sua opera da parte di intellettuali italiani. Felice Cameroni, ad esempio, in una lettera ad un amico fece riferimento all'opera Le Naturalisme, traduzione francese de La cuestión palpitante. L'autore, inoltre, elogiò doña Emilia per il valore dimostrato nella difesa delle teorie naturaliste correndo il rischio di essere scomunicata37.

La prima volta che la scrittrice gallega si recò in Italia fu nel 1873, viaggio riportato nelle pagine dell’inedito Apuntes de un viaje. De España a Ginebra. In quest’opera racconta i mesi trascorsi viaggiando per la Spagna, la Francia, la Svizzera, l’Austria e l’Italia. In quest’ultima visitò alcune città del nord, tra cui Milano, Venezia, Verona e Trieste descrivendole minuziosamente negli Apuntes. Quando partì per il suo viaggio il presidente spagnolo del Poder Ejecutivo de la Républica Francisco Pi i Margall presentò alle Cortes un progetto che prevedeva l’instaurazione del federalismo e la separazione tra Chiesa e Stato. Tra il luglio 1873 e il gennaio 1874 scoppiò una rivolta, guidata da un Comité de Salud Pública, che aveva l’obiettivo di proclamare stati o cantoni che dovevano unirsi, stabilendo la Repubblica federale dal basso, senza aspettare che fossero le Cortes a organizzarla. Esaurite le modalità per persuadere pacificamente i ribelli, non volendo ricorrere all’esercito Pi i Margall si dimise e il suo posto fu preso da Nicolás Salmerón che inviò i generali Arsenio Martínez Campos e Manuel Pavía a soffocare l’insurrezione.

In Italia, dopo la recente Unità, si era da poco risolta la cosiddetta Questione Romana; il 20 settembre 1870, infatti, l’esercito italiano attraverso una breccia aperta dal fuoco di artiglieria nei pressi di Porta Pia, era penetrato nella città di Roma senza incontrare resistenza, ponendo così fine al potere temporale del Papa e trasformandola in capitale del Regno d’Italia. Non legittimando la nuova situazione, Pio IX scomunicò i responsabili della presa di Roma. Il 15 __________

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PABA, Tonina Emilia Pardo Bazán e Italia in La literatura de Emilia Pardo Bazán,

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maggio 1871 furono emanate le leggi delle Guarentigie che regolavano il rapporto tra Stato e Chiesa e che restarono in vigore fino al 1929 quando vennero siglati i Patti Lateranensi. Queste leggi riconoscevano vari privilegi riservati al Pontefice tra cui libertà di comunicazione e un introito annuo per mantenere la corte papale, ma non riconoscevano il potere temporale della Chiesa; poiché si trattava di un patto unilaterale il Papa inasprì la sua idea considerando il Regno d’Italia un usurpatore e rifiutò ogni tipo di conciliazione al punto che nel settembre del 1874 emanò il Non Expedit, in cui vietava ai cattolici italiani di prendere parte alla vita politica.

La scrittrice tornò in Italia nel dicembre del 1887 in occasione del giubileo sacerdotale di Papa Leone XIII. Negli anni precedenti l’Italia aveva cercato di ampliare i propri possedimenti seguendo la politica colonialista delle altre potenze europee. Nonostante i successi iniziali sulle coste africane, il tentativo di penetrare all’interno fallì accentuando la crisi di governo in quanto questa sconfitta rappresentava una pesante umiliazione sul piano internazionale. Inoltre bisognava affrontare la crisi economica, industriale e agraria che affliggeva tutta l’Europa e alla cui origine vi era la coltivazione delle terre americane che aveva provocato una forte crescita della produzione di frumento. La concorrenza del grano americano spinse i proprietari cerealicoli del Nord Italia a chiedere un dazio protettivo, approvato nel giugno del 1887, entrando in conflitto con i piccoli e medi proprietari terrieri del Sud che puntavano sull’esportazione. Pochi mesi dopo il Presidente del Consiglio Depretis morì e il suo posto venne preso da Crispi che avviò un’intensa attività legislativa che proponeva l’ammodernamento dell’apparato amministrativo accrescendo l’autonomia degli enti locali, una legge sulla Sanità pubblica e un nuovo codice penale.

Poiché la scrittrice era cattolica, sarebbe logico pensare che avesse un’attrattiva per l’Italia, casa del cattolicesimo e del papato. La scrittrice, però, non elogiava particolarmente l’Italia a lei contemporanea, bensì ammirava il periodo arcicattolico del paese: il Medioevo. Questa sua venerazione la espresse chiaramente in San Francisco de Asís (1882) e nel saggio su Dante in Los Poetas

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épicos cristianos (1876). Sosteneva, inoltre, che il Rinascimento italiano aveva distrutto la cultura medievale del paese e provocato così la disgregazione del Mondo Cattolico, anche se successivamente elogiò alcuni aspetti dell’arte successiva al Medioevo38.

L’Italia in quel momento stava passando attraverso una fase di forte anticlericalismo che risultò sgradevole a doña Emilia; l’unica concessione che fece alla moderna Italia non cattolica fu l’ammirazione per Leopardi e Carducci poiché la loro quasi severa dignità contrastava considerevolmente con la frivolezza del resto dei loro contemporanei. Il primo venne menzionato anche in Mi romería, quando partendo da Loreto, volse lo sguardo verso Recanati, visione che le servì come pretesto per una riflessione su Leopardi, poeta non cristiano, che a molti sembrò fuoriposto in bocca ad una pellegrina cattolica. Ancora meno convenzionale era l’ammirazione di doña Emilia per Carducci, come proclamò con veemenza il giornale El Siglo Futuro nei suoi attacchi contro la scrittrice, sottolineando che Carducci era l’autore del noto “Inno a Satana”, ma Pardo Bazán non menzionò mai questo poema nei suoi elogi al poeta italiano.

Per quanto riguarda la questione politica italiana, Emilia Pardo Bazán considerava il Papa non solo come sovrano spirituale della Cristianità, ma anche come legittimo capo temporale dell’Italia

2.1 Le Esposizioni Universali

Nel 1889 Emilia Pardo Bazán partecipò all’Esposizione Universale che si tenne a Parigi e raccontò quest’esperienza nel libro Al pie de la Torre Eiffel. Esso è composto da venticinque cronache scritte per la stampa americana in un periodo che va dal 7 aprile al 4 ottobre. Nella prima cronaca la scrittrice annuncia che questa edizione risente della preoccupazione delle nazioni per la data scelta: il centenario della Rivoluzione Francese, della Presa della Bastiglia, di cui descrive

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la storia all’interno della seconda cronaca; molte potenze europee non se la sentono di rischiare e decidono di inviare solo lo stretto necessario.

In queste cronache la necessità di scrivere di tutto, divertendo e interessando il lettore obbliga a presentare solo la parte più superficiale e lo stile, come sottolinea nell’epilogo, deve essere «plácido, ameno, caluroso e impetuoso, el juicio somero y accesible a todas las inteligencias»39, più simile a una conversazione che a una dimostrazione didattica. In ogni cronaca che la scrittrice dedica all’evento descrive un padiglione e ciò che vi è all’interno aggiungendo, inoltre, le sue riflessioni e i propri gusti oppure inserisce la storia o una leggenda relativa a quello che sta descrivendo; la sesta cronaca ne è l’esempio: parlando del concerto a cui ha assistito riferisce i propri gusti musicali e poco dopo descrivendo le ceramiche ne racconta la storia.

La scrittrice inizia l’opera parlando in generale di Parigi, la descrive a chi non c’è mai stato e parla di quello che era solita fare nella Capitale francese, ovvero studiare, visitare musei o passeggiare per la città. Parlando di Parigi accenna alla sua politica, al generale Boulanger, la cui storia viene approfondita nella seconda cronaca, e del fatto che in alcuni avvenimenti l’ideologia politica richiama un certo sentimento monarchico; si accorge, infatti, che durante l’Esposizione non si inaugura nulla senza il Presidente della Repubblica o la moglie e la loro presenza viene annunciata attraverso la banda proprio come accadeva all’Esposizione barcellonese con la famiglia reale. Racconta, poi, le peripezie che può incontrare un novello viaggiatore che parte da casa dopo aver calcolato al centesimo le spese, ma che si ritroverà a spendere molto di più perché non ha calcolato piccole cose come, ad esempio, i souvenir a buon prezzo, unito alla scarsa conoscenza della lingua e alla stanchezza che il viaggio comporta.

Bisogna notare che le prime tre cronache sono state scritte prima che la scrittrice arrivasse a Parigi ed entrasse all’Esposizione Universale; nella terza, infatti, racconta la sua sosta a Bordeaux e la sua visita alle mummie della Chiesa __________

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di Saint Michel, parla di un delitto avvenuto in Spagna e dell’opinione pubblica sul colpevole. Coglie l’occasione per descrivere l’Esposizione di Barcellona a cui ha partecipato subito dopo il suo rientro dall’Italia, ma non ha mai scritto su di essa in quanto vi era andata per svagarsi dalle fatiche del viaggio appena concluso. Nelle cronache successive si trova all’Esposizione, presenzia alla cerimonia di apertura caratterizzata dall’allegria che si respira già nelle strade e si sorprende per la sua vastità che rende difficoltosa la visita, come afferma nell’undicesima cronaca; inoltre, manca l’organizzazione nelle cose esposte, ogni paese ha creato il proprio padiglione disponendo a proprio piacimento, mentre secondo la scrittrice sarebbe stato più conveniente creare aree tematiche. Partecipa allo spettacolo notturno in cui le facciate dei palazzi e i ponti sono illuminati, così come le imbarcazioni che navigano sulla Senna, ma quello che la colpisce maggiormente è lo spettacolo offerto dalla Torre Eiffel illuminata al punto che «su densa y dura materia, bañada por la inmaterial hermosura de la luz eléctrica, se espiritualiza»40. Solo nella sedicesima cronaca, datata 21 luglio, doña Emilia parla della Torre Eiffel; non l’ha fatto prima perché era descritta da molti e, come dice nella quinta lettera, non vuole affrontare l’argomento fino a «cuando ya los periódicos no traten de ella»41. Contemplandola le viene in mente la Torre di Babele per la sua altezza e per la presenza di persone ai suoi piedi provenienti da ogni parte del mondo. La scrittrice racconta le perplessità che incontrò il progetto come ad esempio l’estetica di una torre di trecento metri di ferro, materiale che suscitava il timore di interferenze con strumentazioni magnetiche. Nota che per salire sulla sommità della Torre Eiffel ci sono degli ascensori che possono spaventare, ma sono assolutamente sicuri e non provocano vertigini, l’alternativa è salire a piedi e, dice l’autrice, l’ascesa è abbastanza comoda fino al primo piano, ma più si sale e più aumentano le vertigini, la nausea e la fatica.

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PARDO BAZÁN, Emilia, 1889, pag. 92 41

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Quando si tratta di parlare del padiglione dell’industria ammette la sua ignoranza in materia e, inizialmente, decide di riferire solamente l’impressione estetica, in quanto vede l’applicazione artistica dell’industria; proprio per questo motivo descrivendo le ceramiche, il mobilio e gli arazzi si sofferma sull’aspetto superficiale dei prodotti e sui gusti delle varie nazioni. Per fare un esempio nella settima cronaca riferisce che i mobili statunitensi sono solidi, pratici, ma brutti mentre quelli francesi sacrificano la solidità alla bellezza. Torna sull’argomento quando decide di descrivere la Galleria delle Macchine nella quindicesima cronaca, in cui rimane nauseata dal movimento delle macchine e allo stesso tempo affascinata dalla novità scientifica del ponte girevole elettrico; in quest’occasione descrive la figura di Edison e non esita a dare la sua opinione sull’elettricità.

Non tutte le cronache sono dedicate ai padiglioni dell’Esposizione Universale; alcune, infatti, sono relative a elementi ad essa collegati come la nona che è dedicata ai trasporti e alle loro eccessive tariffe o la tredicesima in cui si occupa dei biglietti di ingresso, il cui costo si abbassa sempre più. La scrittrice nota che in città vi sono molti rivenditori non autorizzati di biglietti, al punto che «es imposible andar diez pasos en París, ni entrar en establecimiento alguno, sin verse asaltado por el ofrecimiento de ticket»42, ma non vi sono solo loro, c’è un esercito di persone che offre il proprio aiuto per pochi centesimi. Sempre per quanto riguarda i biglietti Emilia Pardo Bazán nota l’astuzia degli organizzatori per favorire i venditori interni all’Esposizione: per l’ingresso mattutino e notturno, dalle ore 18 in poi, servono due biglietti, mentre per quello pomeridiano solo uno invogliando le persone a entrare prima e magari a fermarsi per la cena facendogli però spendere il doppio o il triplo del biglietto. Nella decima cronaca si dedica alla visita del Museo delle cere insieme ai propri figli e coglie l’occasione per descrivere l’area dedicata ai più piccoli all’interno dell’Esposizione. In altre cronache parla di alcuni capi di stato come l’imperatore tedesco, il re italiano e la loro passione per la guerra oppure dello Scià di Persia in visita all’Esposizione. In __________

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