Guida d arte della Svizzera italiana, a c. della Società di Storia dell Arte in Svizzera

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FA STATO IL DISCORSO ORALE

Guida d’arte della Svizzera italiana, a c. della Società di Storia dell’Arte in Svizzera Lugano, 10 ottobre 2007

Sono lieto del fatto che la Società di storia dell’arte in Svizzera abbia deciso di riproporre, in un’edizione aggiornata e completa, la Guida d’arte della Svizzera Italiana, un’opera che presenta il patrimonio

artistico costruito del Cantone Ticino e del Grigioni Italiano. Sono ormai anni, sicuramente più di un decennio, che nella mia auto ha trovato

residenza stabile una guida d’arte della Svizzera – più o meno del formato di questa – che si è rivelata spesso preziosa nelle gite e nei

viaggi. Ovunque arrivassi, anche con poco tempo a disposizione, potevo immediatamente sapere dove e che cosa c’era d’interessante da visitare.

Conosco quindi per esperienza l’utilità e la leggibilità di una guida come quella che presentiamo stasera.

Ora, ogni ticinese con un po’ di curiosità e amore delle tradizioni, ha accesso alla possibilità di conoscere meglio i beni culturali e artistici presenti sul nostro territorio. Magari, proprio quelli che trova

direttamente fuori dalla porta di casa - nella sua città o nel suo paese - ma che non ha mai avuto occasione di guardare con consapevolezza.

Pensate che, per restare ancora per un momento sul personale,

sfogliando questa guida ho trovato il palazzo in via Pioda 4 a Lugano,

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dove ho vissuto dalla nascita fino ai 17 anni! Si tratta dell’edificio

costruito da Rino Tami nel 1956 (sede anche del Cinema Corso), in cui i miei genitori andarono ad abitare dopo il matrimonio, nel 1958. E chissà quanti, come me, possono ritrovare in questo volumetto tracce della loro storia…

Questa pubblicazione, oltre a essere uno stimolo a scoprire e riscoprire i nostri luoghi, è certamente di pubblico interesse per i suoi aspetti

educativi e turistici. In un Cantone come il nostro, caratterizzato da una forte vocazione turistica, viene a colmare una lacuna, offrendo uno strumento indispensabile al viaggiatore avveduto, che sceglie il nostro territorio non solo per godere delle caratteristiche climatiche, delle varietà paesaggistiche lacuali, pedemontane e montane, ma anche per conoscere la grande varietà e qualità del patrimonio costruito - dal

romanico fino ai giorni nostri. Se il turista non parla italiano, può trovare la guida anche in tedesco (già pubblicata nel 2005). E penso che non ci starebbe male anche una traduzione inglese e francese, ma questo non è una decisione che mi compete...

Purtroppo, le trasformazioni territoriali avvenute a partire dal secondo dopoguerra hanno spesso nascosto - e a volte distrutto - edifici

pregevoli, impossibili da individuare oggi senza l’aiuto di una guida.

Ben venga, pertanto, questo strumento aggiornato, moderno e completo:

un vero e proprio vademecum.

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La Guida ha però anche un’altra valenza, altrettanto importante. In Ticino, negli ultimi cinque anni abbiamo avuto in media oltre 4’000 domande di costruzione all’anno. Nel 2006, su circa 3’600 domande di costruzione per edifici, oltre 1’800 riguardavano trasformazioni o

riattazioni (51%). Non di rado, però, i nuovi progetti tengono poco o per nulla conto della presenza nei dintorni immediati di beni culturali

tutelati: questi ultimi, invece, richiedono per i nuovi progetti previsti in prossimità una qualità elevata.

E’ ben vero che gli uffici comunali, i servizi cantonali e le commissioni dei Beni culturali e del Paesaggio devono vegliare sulla qualità dei progetti. Ma è comunque fondamentale che i progettisti siano informati sulle caratteristiche storiche e culturali della sostanza edilizia del sito oggetto della trasformazione. L’obiettivo è di calibrare gli interventi prima, piuttosto che correggere a posteriori, e la nuova Guida d’arte è senz’altro un validissimo strumento conoscitivo per progettisti e

architetti.

L’allestimento dell’opera ha beneficiato fra l’altro della collaborazione dei ricercatori attivi presso l’Ufficio cantonale dei beni culturali del Dipartimento del territorio: in particolare, le storiche dell’arte Katja Bigger e Lara Calderai, che hanno lavorato a questo progetto nel loro tempo libero. Grazie quindi a loro per aver messo a disposizione della collettività le loro conoscenze e le loro capacità. Grazie, naturalmente, anche agli altri autori, alla coordinatrice Simona Martinoli, a Patricia

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Cavadini-Bielander, e ai ricercatori che hanno curato la parte del Grigioni italiano, Ludmila Seifert-Uherkovich e Leza Dosch.

Dettagliare la presenza dei beni culturali sul territorio è proprio uno dei compiti dell’Ufficio cantonale dei beni culturali, che sta preparando l’Inventario cantonale dei beni culturali mobili e immobili. Finora sono state compilate 32'000 schede, che corrispondono a 43'000 oggetti

censiti. Alla conclusione del progetto, nel 2008/2009, disporremo di ben 75'000 oggetti catalogati. Quindi, la Guida d’arte della Società di Storia dell’Arte in Svizzera si coordina alla perfezione con il nostro Inventario, che da parte sua copre uno spettro di beni e oggetti più ampio.

Il tema delle sorti del paesaggio in Ticino fa discutere ciclicamente. Ed è un bene. Penso ad esempio al dibattito sviluppatosi quest’estate sulla qualità dei nuovi edifici di Locarno o alle discussioni in merito ai centri commerciali, alle loro ricadute economiche e alle loro ripercussioni territoriali e ambientali. Bisogna però constatare che, in generale per questi temi che hanno una forte valenza soggettiva ed emozionale, il dibattito esce spesso dai binari della comunicazione oggettiva, con il risultato di creare confusione e disorientamento tra i cittadini, piuttosto che spunti per una gestione più attenta, rispettosa e responsabile dei valori naturali e culturali del paesaggio.

Su questo tema, il Dipartimento ha fatto riflessioni ponderate e concrete.

Il nuovo Piano Direttore darà un impulso positivo alla conservazione e

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alla valorizzazione dei beni culturali nel loro complesso e le schede di coordinamento saranno un utile affinamento dei compiti degli enti pubblici. Con l’obiettivo di garantire alle generazioni presenti e future un patrimonio culturale ben conservato e valorizzato. Mi auguro che le conoscenze scientifiche rese disponibili dalla Guida d’arte e

dall’Inventario cantonale permettano di assicurare nel tempo la preservazione e la valorizzazione del vasto patrimonio immobiliare artistico che abbiamo ancora la fortuna di possedere.

Le conoscenze storiche e architettoniche sono però solo strumenti.

Determinante sarà, sempre, il ruolo che assumeranno proprietari,

architetti e urbanisti nell’intervenire sui beni culturali. La sfida con cui siamo confrontati è proprio questa: fare in modo che queste

pubblicazioni non rimangano esercizi culturali – che in quanto tali sarebbero un po’ teorici e asettici – unicamente destinati a storici e specialisti, ma diventino strumenti concreti per tutti coloro che hanno responsabilità nella gestione degli insediamenti, del loro sviluppo e della loro persistenza sul territorio. Così come per i comuni cittadini, poiché il patrimonio costruito ha un valore che va oltre quello della proprietà privata: riguarda la storia, le tradizioni, l’estetica e la qualità di vita di una città, ossia beni di cui fruisce tutta la popolazione.

Ringrazio la Società di storia dell’arte in Svizzera e l’editore Casagrande per la qualità del lavoro svolto e auguro il miglior successo editoriale alla Guida d’arte della Svizzera Italiana.

figura

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