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CAPITOLO 2 – IL PROGETTO ARCHITETTONICO

2.1 La forma dell’Orto Botanico secondo i principi dell'Architettura Organica

L’orto botanico è costituito da un insieme di sfere vitree trasparenti, di diametro diverso, che s'intersecano tra loro. La forma della composizione s'ispira alle bolle di sapone che dinamicamente risalgono nell’aria e che danno nello stesso momento un senso di leggerezza e di protezione a ciò che esse racchiudono.

Fig. 2.1: un gruppo di bolle di sapone che risalgono nell'aria

Fig. 2.2: bolle di sapone che si originano spontaneamente nelle schiume

In tutto il mondo c’è un grande interesse per le bolle di sapone, perché sono semplici, belle, eleganti, elementari, magiche e al tempo stesso sono connesse a implicazioni scientifiche (matematica, fisica e chimica) che ne rendono possibile lo studio.

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Fig. 2.3: bolle trasparenti, naturali ed artificiali

Il componente elementare, la sfera, ha da sempre racchiuso la vita ed è simbolo di protezione da qualunque agente esterno. A Richard Faverty, giornalista e fotografo per molti anni, venne l’idea di fare bolle di sapone così grandi da rinchiudervi dentro le persone. Nel 1980 riuscì a chiudere la propria figlia in una bolla di un metro di diametro.

Fig. 2.4: bambino racchiuso in una bolla di sapone

Le sfere della composizione sono rialzate da terra mediante le loro basi di cemento armato, anch'esse di forma ed altezze diverse: questo slancio verso l'alto può essere identificato anche come desiderio di libertà e di vita.

La loro particolare forma richiama anche quella di un fungo, l'"amanita caesarea", che appare come una superficie sferica appoggiata su una base che lo slancia verso l’alto.

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Fig. 2.5: gruppi di Amanita Caesarea

Tramite delle aperture poste nelle loro sommità, si può sempre realizzare il giusto equilibrio per la temperatura e il grado di umidità all’interno dell’orto botanico.

La città di Pontedera è un'importante realtà industriale e commerciale; le sfere dell’orto botanico, isolano il loro contenuto dal resto della città, ma al tempo stesso si integrano assai bene con l'ambiente circostante.

La struttura dell’orto botanico ricade pienamente nei principi dell'Architettura Organica, ovvero, quel movimento dell'architettura che trae i principi fondamentali della sua metodologia progettuale dalla natura e dalle leggi che la regolano.

Già nei trattati di Vitruvio e di Leon Battista Alberti si trovano riferimenti alla necessità di adeguamento dell'architettura alle leggi universali che dominano il mondo naturale: l'aspetto estetico della costruzione e il suo rapporto armonico con il contesto sono obiettivi raggiungibili a partire dalla conoscenza e dall'imitazione degli organismi naturali.

Nell'architettura contemporanea il concetto di organicità ha conosciuto interessanti trattazioni teoriche e notevoli realizzazioni pratiche nelle opere di Frank Lloyd Wright. Capisaldi della sua riflessione e della sua pratica architettonica furono l'inserimento dell'edificio nel contesto naturale, l'uso di materiali specifici adatti al luogo, la valorizzazione delle esigenze emotive dell'uomo.

Secondo tale autore, solo in questo modo risulta possibile realizzare un'architettura in armonia con le leggi della natura. Un esempio notevole è Kaufman House, più nota come “la casa sulla cascata” a

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21 Bear Run, in Pennsylvania (1936) in cui parte della costruzione si estende al di sopra di una cascata naturale: una soluzione che rispecchia la concezione di Wright, secondo cui lo spazio abitativo si deve integrare armonicamente nell'ambiente naturale che lo circonda.

Fig. 2.6: la casa sulla cascata, Frank Lloyd Wright, Bear Run in Pennsylvania (1936)

Fig. 2.7: La casa sulla cascata, vista dal ponte di accesso - In primo piano il volume del soggiorno con la terrazza in cemento armato sembra sospeso sulle

scalette di accesso al ruscello

Questa costruzione che respira a pieni polmoni il genius loci del torrente e degli alberi del posto, con quelle terrazze concepite come

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22 grandi vassoi, quasi ci si potesse versare dentro la natura circostante, costituisce “il Manifesto dell’Architettura Organica”. Per usare le parole di Wright “è un’architettura che si sviluppa dall’interno all’esterno, in armonia con le condizioni del suo essere” (come potevano esserlo, ad esempio, le piramidi egizie che tendevano, con la loro imponenza, a schiacciare l’uomo e a farlo sentire una pulce senza individualità).

Oltre a Wright come figura preminente del movimento dell'Architettura Organica, troviamo anche l'architetto finlandese Alvar Aalto: questi è considerato il più grande interprete dell'architettura organica in Europa. La biblioteca municipale di Viipuri (1927-1935) e i dormitori del MIT a Cambridge nel Massachusetts (1947) testimoniano la sua adesione a questo movimento e la sua dissociazione rispetto alle ricerche del razionalismo europeo.

In Italia Bruno Zevi (architetto, critico d'arte e storico dell'arte italiana), dopo la seconda guerra mondiale, ha cercato di diffondere e sostenere l'architettura organica attraverso la fondazione dell'APAO (Associazione per l'architettura organica).

2.1.1 Scopo scientifico-biologico

Prendendo in considerazione lo stato attuale della flora nelle varie parti del mondo, ci si accorge del progressivo impoverimento genetico e della scomparsa di molte specie. Durante i prossimi 30 o 40 anni, circa 60000 specie (il 25% della flora mondiale) potrebbero estinguersi.

Dalle Liste Rosse delle Piante d’Italia (istituita nel 1948, rappresenta il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali di tutto il globo terrestre) emerge, per quanto riguarda il nostro paese, una situazione allarmante: circa un settimo delle entità che costituiscono la flora italiana risulta in qualche modo minacciato e ben 29 entità sono ormai estinte, di cui 6 sono endemismi ovvero esclusivi di un dato territorio: la loro perdita risulta quindi irreversibile.

La diversità biologica del mondo vegetale è stata quindi intaccata gravemente a causa del devastante e incontrollato sviluppo delle attività umane. Tuttavia ci si è ormai resi conto dell’importanza di questa biodiversità, non solo dal punto di vista etico ed ecologico, ma anche alimentare, medico ed economico. Permettere, o, peggio ancora, causare l’estinzione anche di poche specie rappresenta quindi una grave perdita per l’uomo stesso, tanto più che molte specie non

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23 sono mai state studiate dal punto di vista della loro utilità, quindi il loro potenziale valore per l’umanità è ancora sconosciuto.

Nello sforzo di impedire l’impoverimento del mondo vegetale, gli Orti Botanici svolgono un ruolo chiave, per il loro triplice scopo di conservazione, studio e divulgazione al pubblico. Se opportunamente mobilitati e coordinati a livello mondiale, potranno permettere la reintroduzione e la ridiffusione nel loro habitat di specie a rischio di estinzione e potranno favorire la sensibilizzazione del pubblico verso la bellezza e l’importanza della biodiversità.

Per permettere la copertura effettiva di tutta la flora mondiale saranno necessari nuovi Orti, specialmente nelle zone costiere, in Italia, e nei paesi tropicali.

Nati come luogo di studio delle piante medicinali, considerati laboratori per il progresso delle scienze naturali, gli Orti Botanici sono oggi il presidio della diversità biologica del pianeta. Essi possono contribuire al raggiungimento dei 2 obiettivi principali della conservazione delle risorse vegetali:

1. mantenimento dei processi ecologici essenziali e dei sistemi di supporto alla vita;

2. preservazione della diversità genetica. Bisognerà quindi procedere:

1. alla tutela dell’habitat in cui la specie può vivere e riprodursi tramite adeguati provvedimenti delle autorità competenti;

2. allo studio dei motivi che impediscono la riproduzione spontanea; 3. alla raccolta di semi tramite anche l’Index Seminum (l’elenco dei semi disponibili prelevati da piante in coltivazione o in natura che è inviato agli altri Orti che possono richiedere i semi elencati ed arricchire quindi la collezione di specie presenti)e quindi all’allevamento negli Orti Botanici di centinaia di individui;

4. al reinserimento nell’habitat naturale e successive cure per assicurare il definitivo attecchimento.

Naturalmente la reintroduzione nell’ambiente potrebbe fallire.

In questo caso anche la sola coltivazione negli Orti è di gran lunga preferibile alla totale estinzione.

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2.1.2 Scopo attrattivo-turistico

Oggi nel mondo si contano 1500 Orti Botanici e Arboreti, che attirano complessivamente circa 150 milioni di visitatori l’anno, quindi il secondo scopo è di creare un Orto Botanico, simbolo della città di Pontedera, al quale vi si giungerà per ammirarne sia la sua collezione di piante con erbario annesso per soddisfare l’interesse biologico e scientifico, sia per ammirarne la struttura a sfere reticolari di interesse architettonico-ingegneristico.

E’ interessante notare che il numero di Orti realizzati è in aumento ma mentre alcuni di essi sono di tipo tradizionale, lo scopo del lavoro di tesi è di proporre con grande accortezza ed innovazione un nuovo modello di Orto Botanico tenendo conto delle richieste e pressioni di cambiamento che vengono oggi poste a queste strutture. L’Orto Botanico di Pontedera diventa così un’emergenza del paesaggio, un simbolo distintivo per la città ed è tale per la sua diversità rispetto al contesto.

2.2 Aspetti funzionali, distributivi e formali

La progettazione dell’Orto Botanico inizia con l’analisi del luogo dove situare l’opera e con l’elenco delle funzioni da esplicare in tale organismo edilizio. Lo studio del luogo è una parte fondamentale della progettazione poiché costruire vuol dire essenzialmente modificare ed un progettista deve preoccuparsi di apportare trasformazioni positive, che aggiungano valore al sito.

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25 Il terreno di costruzione si trova nel Comune di Pontedera, alla rotatoria dove convergono via Tosco Romagnola e via Della Costituzione, nel terreno adiacente al famoso multisala Cineplex. La superficie in esame si estende per 10080,14 metri quadrati occupando un’area d’angolo che meglio mette in evidenza la struttura dell’orto botanico.

La posizione d’angolo e la strada che circoscrive il lotto permettono inoltre una "tridimensionalità antiprospettica" in cui la prospettiva centrale della facciata si riduce per liberarsi gioiosamente su molteplici prospettive angolari, ricche ed espressive. Lo spettatore può ammirare la struttura da tutti i suoi punti di vista prima di giungere all’ingresso, apprezzando il meraviglioso spettacolo offerto dall’imponenza e dall’armonia della struttura.

L’edificio richiede di essere attraversato, dal dentro al fuori e dal fuori al dentro, sorvolato, compreso solo dinamicamente: tutto ciò si traduce nella "temporalità dello spazio", ovvero la possibilità di esplorare finalmente un edificio in senso temporale, muovendosi. Temporalizzare significa spostare il punto di vista senza tregua, lo spazio va vissuto, socialmente fruito, atto ad accogliere ed esaltare gli eventi.

Le funzioni che il complesso deve svolgere sono:

1) didattico-ostensiva: oltre all’esposizione delle piante nell’ Orto Botanico, sono previsti corsi di botanica per gli studi universitari e corsi di scienze per le scuole secondarie;

2) supporto nella ricerca scientifica: una parte di tutte le piante che saranno presenti nell’Orto Botanico,saranno destinate a continui studi;

3) index seminum: scambi di semi e spore con altre istituzioni analoghe italiane e straniere.

Quindi gli spazi da ricreare all’interno della struttura saranno: attività destinate al pubblico

• ingresso;

• biglietteria/punto informazion; • negozi;

• bar;

• servizi igienici per il pubblico; • erbario;

• biblioteca;

• aula per convegni, lezioni,riunioni e corsi di aggiornamento; • orto botanico suddiviso in quattro sezioni comprensive di itinerario per i non vedenti;

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26 attività per il personale addetto e destinate al funzionamento dell’edificio

• ufficio amministrativo;

• spogliatoi e servizi igienici per il personale; • locali per gli impianti tecnologici;

• magazzini

Successivamente, sono stati dimensionati i locali destinati ad ospitare tali attività ed ha fatto quindi seguito una distribuzione funzionale maggiormente definita e dettagliata.

La scelta della forma dell’edificio è stato il passo conclusivo dello studio attento del contesto, degli aspetti funzionali, distributivi e normativi, che ha condotto ad una soluzione soddisfacente i requisiti prefissati. Al progetto si è voluto dare una forma non solo funzionale ma anche con un preciso significato: traendo spunto dalla natura come in precedenza spiegato, notiamo come la complessa varietà delle forme naturali si regge su uno schema di costruzione relativamente semplice, ovvero, la singola cellula. Ogni individuo inizia il suo sviluppo come microscopica cellula embrionale, per lo più sferica, che in una continua variazione della forma esteriore e della propria struttura compositiva si trasforma di seguito in un organismo di volta in volta più complesso.

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27 Come illustrato nella Figura 2.9, la struttura dell’orto botanico è composta da cinque sfere intersecantesi la cui forma d’insieme ricorda il processo della mitosi, ovvero, la riproduzione per divisione equazionale della cellula dotata di nucleo, la cosiddetta "cellula eucariota". La sfera più grande, la più importante del gruppo, è la cellula principale dalla quale si dipartono le altre quattro che hanno funzioni subordinate a questa e ne sono a servizio.

Fig. 2.10: il processo di mitosi

Guardando le tre sfere più grandi adibite alle funzioni peculiari ( orto botanico, erbario, biblioteca, aule per convegni/lezioni/corsi d’aggiornamento), vediamo che la loro forma richiami la molecola dell’acqua, ovvero, la componente fondamentale di tutti gli organismi viventi presenti sul nostro pianeta. Nelle piante essa è il componente principale della linfa, che ha la funzione di trasportare i principi nutritivi in tutti i tessuti, e dei vacuoli, che regolano la pressione osmotica. Le altre due sfere, di dimensioni più piccole, sono adibite all’ingresso e alla presentazione della struttura.

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28 L'Orto è suddiviso in quattro sezioni, ben distinte fra loro. Ogni sezione è divisa in settori e sottosettori, contrassegnati da appositi cartelli. Per distinguere fra loro le sezioni, i cartelli relativi ai singoli settori e sottosettori sono stati realizzati in quattro forme grafiche diverse. Le quattro sezioni sono:

- sezione sistematica: piante ordinate in accordo con la moderna

classificazione di Cronquist. Il sistema di Arthur Cronquist è una schematizzazione per la classificazione delle angiosperme (piante con fiori). Ancora largamente utilizzato, potrebbe essere presto superato dall'opera di classificazione delle angiosperme dell'Angiosperm Phylogeny Group (classificazione APG).

Le angiosperme si contrappongono alle Gimnosperme che sono piante vascolari che producono semi non protetti da un ovaio, cioè, non producono un frutto dall’evoluzione dell’ovaio ma producono semi e li lasciano nudi su di un cono (ginepro,conifere in generale,cicas).

Le Gimnosperme e le Angiosperme appartengono alle spermatofite e son le due divisioni più famose e numerose.

Fig. 2.12: differenza tra le angiosperme e le gimnosperme

La sezione sistematica è suddivisa in 12 settori : uno per le Felci, sei per le Dicotiledoni (piante a fiore nel cui seme l’embrione è fornito di due cotiledoni ovvero di due foglie embrionali con funzione di nutrimento dell’embrione dall’inizio della germinazione al momento in cui si sviluppano la radice e le prime foglie e l’individuo sia in grado di compiere la fotosintesi e quindi nutrirsi autonomamente), cinque per le Monocotiledoni (piante a fiore nel cui seme l’embrione è fornito di un cotiledone o foglia embrionale). Sono distribuite su gran parte

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29 della terra e comprendono numerose piante d'interesse economico ed alimentare: le Orchidaceae dotate di fiori molto complessi e sorprendenti per una impollinazione da parte di insetti specifici, e le Poaceae dove l’impollinazione è mediata dal vento e i fiori in genere piccoli son riuniti in spighe ben visibili).

Fig. 2.13: differenza tra un monocotiledone e un dicotiledone

Esempi di Monocotiledoni possono essere le orchidee, i gigli, il frumento e le palme, mentre esempi di Dicotiledoni possono essere le piante ad alto fusto (faggio, quercia) e le piante erbacee (pomodori, margherite).

Fig. 2.14: esempi di Orchidaceae

Il fiore delle monocotiledoni è facilmente distinguibile perché è trimero, ovvero, i petali son tre o multipli di tre e le foglie hanno nervature parallele e son di forma allungata.

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Fig. 2.15: esempio di Poaceae

In queste piante l’impollinazione è mediata dal vento e i fiori, in genere piccoli, son riuniti in spighe ben visibili.

- sezione piante utili: sono piante suddivise in base al criterio

dell’utilità per l’uomo. Questa sezione è suddivisa in 4 settori: un settore per alberi e arbusti da frutto, uno per piante coltivate (usi alimentari, usi industriali, ricerca universitaria), uno per piante aromatiche (impieghi domestici, cosmetici, industriali) e uno per piante medicinali (attive sull’apparato cardiocircolatorio, respiratorio, digerente, urogenitale, nervoso, sul metabolismo e per uso esterno).

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31 Esempi tipici sono costituiti dal basilico, dragoncello, erba cipollina, maggiorana, menta, origano, prezzemolo, rosmarino e salvia.

Fig. 2.17: erbe medicinali

Un esempio di questa categoria è l’Aloe vera, mostrata in Figura 2.17, che è in grado di curare una vasta gamma di infezioni, possiede una grande capacità battericida, comprese le infezioni di origine micotica. Un altro esempio è l’ananas che possiede proprietà depurative e disintossicanti che facilitano la digestione soprattutto dopo pasti abbondanti e ricchi di proteine: essa contiene bromelina, una sostanza che permette la scissione delle proteine. Troviamo anche il biancospino che con la sua azione cardiovascolare possiede una spiccata attività nei confronti del cuore; ha anche una discreta azione sedativa a livello centrale, utile soprattutto nei pazienti molto nervosi, nei quali riduce l'emotività, lo stato di tensione e migliora il sonno; ed infine possiede anche la capacità di intrappolare i radicali liberi, grazie alla quale riduce fortemente l'ossidazione delle LDL, che sono le molecole di colesterolo che tendono a depositarsi nella parete dei vasi sanguigni dopo essere state ossidate.

- sezione giardini: ricreazione di alcuni piccoli giardini in stile,

realizzati mantenendo per quanto possibile la struttura e la composizione floristica tipiche dello stile di appartenenza. Vi troviamo:

• arboreto all’inglese suddiviso in vari sottosettori; • giardino del thè in stile giapponese;

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32 • giardino all’italiana;

• giardino dei palmizi (stile arabo);

• giardini a tema in stile informale (giardino acquatico, mediterraneo…)

Fig. 2.18: giardino all’italiana, Villa Caprile nella provincia di Pesaro Urbino

In questo tipo di giardino si cominciano ad usare i viali come assi prospettici che connettono le varie parti di esso e viene data particolare attenzione agli effetti panoramici, accentuati con giardini pensili, terrazze e scenografiche scalinate.

Fig.2.19: arboreto all’inglese

Completamente opposto ai giardini alla francese e all'italiana, questo giardino ha come caratteristica principale l'illusoria apparenza di essere un territorio naturale quasi selvaggio e lasciato al caso. Gli architetti del verde inglesi aboliscono l'ars topiaria (arte che consiste nel potare alberi e arbusti al fine di dare loro una forma geometrica, diversa da quella naturalmente assunta dalla pianta, per scopi

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33 ornamentali), i terrazzi, i boschetti le aiuole e i canali per fare spazio a un giardino con dolci pendii, alberi isolati o a gruppi, ruscelletti e addirittura false rovine romane, gotiche o tempietti che si specchiano su piccoli laghi. Nasce il landscaping, ovvero, l'arte di fondere il giardino con il paesaggio.

Fig.2.20: esempio di giardino del thè in stile giapponese

Fig.2.21: esempio di giardino dei palmizi in stile arabo

- sezione piante esotiche: vi troviamo la collezione di piante d'origine tropicale o subtropicale (piante esotiche medicinali e velenose, piante acquatiche tropicali e subtropicali, piante grasse

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34 americane, africane, e del Madagascar, piante carnivore, dell’estremo oriente e piante delle regioni tropicali).

Fig.2.22a: piante esotiche- cactus

Fig.2.22b: pianta carnivora

Esempi di piante esotiche sono il cactus e le piante carnivore in grado, attraverso particolari modificazioni della loro morfologia, di catturare e digerire delle piccole prede animali (insetti o altri invertebrati) grazie alle quali completano la loro nutrizione.

Il percorso è comprensivo di un itinerario per i non vedenti: un itinerario studiato espressamente per non vedenti e ipovedenti, facilmente individuabile per la presenza di una serie di vasi sopraelevati, contenenti una collezione di piante che illustrano tematiche diverse, che possono variare nel corso dell'anno. I cartellini identificativi riportano il loro nome e le loro peculiarità anche in carattere Braille. Tutti gli ambienti sono forniti di vasche di raccolta per l'acqua piovana e di impianti che regolano la temperatura e l’umidità dell’ aria dei diversi ambienti.

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Fig.2.23: Particolare dei sistemi di aperture sulle sommità delle cupole contenenti le piante, che consentono una miglior regolazione di temperatura ed umidità

all’interno di ogni settore

Il complesso, a vocazione culturale, didattica ed ostensiva, occupa una superficie di quasi 3200 mq, sviluppata su due piani per quanto riguarda la sfera d’ingresso e una delle sfere laterali (vedi Tavole di progetto).

Al complesso si accede tramite l’entrata principale situata nella sfera d’ingresso, che funge anche da uscita: in questa zona trovano posto la biglietteria, il punto Informazioni, la portineria, un bookshop (per la vendita, ad esempio, di libri, gadget ed altro materiale scientifico e divulgativo), ed i servizi igienici pubblici. Salendo al primo piano tramite le scale o l’ascensore (ascensore idraulico per edifici non residenziali, dieci posti, portata 820 kg, con apertura ad ante scorrevoli telescopiche) troviamo il bar, altri due negozi (per la vendita di piccoli esemplari di piante, semi ed utensili vari) ed i servizi igienici pubblici.

Dalla sfera d’ingresso passiamo tramite serramenti scorrevoli,alla sfera centrale, la più piccola delle cinque, che esplica la funzione di snodo. Una volta giunti qui possiamo infatti entrare nella sfera laterale sinistra adibita ad orto Botanico,comprendente le sezioni sistematica e piante utili, oppure possiamo proseguire ed entrare nella sfera più grande e principale che comprende le sezioni giardini e piante esotiche;le due sfere sono anche in comunicazione fra loro. Il visitatore è quindi libero di scegliere il percorso desiderato.

Svoltando invece a destra entriamo nell’altra sfera laterale adibita a funzioni amministrative e didattiche. Infatti al piano terra di questa sfera troviamo gli uffici (segreteria e ufficio direttore), la sala riunioni, lo spogliatoio per gli addetti alla manutenzione e alla sopravvivenza delle specie presenti nell’orto Botanico, il magazzino, il locale impianti ed i servizi igienici privati. Salendo al primo piano della medesima sfera, troviamo l’aula delle lezioni per corsi universitari di botanica o

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36 per lezioni di scienze delle scuole secondarie, i servizi igienici e la biblioteca con annesso l’erbario contenente una collezione di piante e parti di piante essiccate e pressate accuratamente, individuate e classificate scientificamente, utilizzata per studi botanici. L’erbario esplica inoltre anche la funzione di emeroteca ovvero la sala per la lettura (vedi Tavole di Progetto).

E’ da specificare che al primo piano della sfera d’ingresso e della sfera laterale adibita ad uffici, sono previste finestre triangolari di lato 1,20 metri, con l’ apposita intelaiatura e caratterizzate da apertura a vasistas; quest’ultime sono ricavate nel pannello vitreo sempre di forma triangolare con dimensioni massime di 234 cm e dimensioni minime di 223 cm.

Fig.2.24: Particolare dell’infisso triangolare al piano primo

Le cinque sfere reticolari sono gli elementi architettonici caratterizzanti ma, mentre le quattro sfere di diametro minore (la sfera d’ingresso ha raggio 11,8 metri, le due sfere laterali hanno raggio 14,2 metri e la sfera più piccola centrale ha raggio 7,08 metri) poggiano su basi cilindriche in cemento armato di raggio uguale alle sfere, la sfera di diametro maggiore è stata tagliata ad un’altezza inferiore al proprio raggio (47,10 m) ed è caratterizzata da una base in cemento armato approssimabile ad un tronco di cono rovesciato che sopraeleva e fa emergere la sfera rispetto alle altre. Il cerchio di base quindi ha raggio minore e pari a 17,5 m. Questa sfera rappresenta l’oggetto di studio della tesi.

L’Orto Botanico non vuole essere una semplice esibizione di piante a tema ma, piuttosto, vuole rappresentare una struttura capace di suscitare nel pubblico la curiosità e la voglia di scoprire il mondo delle specie vegetali. Per questo è nata l’idea è di dividerlo in una parte

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37 espositiva e una parte didattica caratterizzata da corsi di studio, corsi d’aggiornamento ed approfondimento della botanica.

Si deve quindi progettare un percorso che catturi l’attenzione del visitatore e lo induca a proseguire la visita, stimolandone la curiosità verso il mondo naturale.

A tal proposito, si è previsto l’impiego di megaschermi sulle pareti, sia a livello di fruizione collettiva sia di fruizione individuale attraverso delle postazioni dove il visitatore accede all’archivio dei video e sceglie il livello di approfondimento adatto alle proprie conoscenze.

2.3 Vincoli imposti dalla normativa in vigore

Il sito di costruzione è stato scelto fra quelli appartenenti alla sottozona D2b del P.R.G.C., ossia quella zona destinata ad attività commerciali (esercizi di vicinato, medie e grandi strutture di vendita, vendita all’ingrosso), direzionali, turistico-ricettive.

Nell’ambito della normativa tecnica che riguarda le costruzioni, si è tenuto conto del Decreto del Ministero dell’Interno del 19 agosto 1996 “Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo”.

Gli ambienti presenti all’interno dell’edificio sono stati progettati nel rispetto dei requisiti normativi (così, ad esempio, il magazzino, i negozi ed il locale per gli impianti tecnologici). L’intero complesso è realizzato con strutture e materiali aventi le caratteristiche di resistenza al fuoco richieste dalla normativa ed è dotato di un sistema di vie d’uscita e di un numero di uscite conformi al Decreto.

Per luoghi particolari come gli uffici, i negozi, la biblioteca, l’aula delle lezioni ed il bar, sono state consultate le normative specifiche.

Infine, l’accessibilità e la fruibilità per i portatori di handicap sono pienamente assicurate in tutta la parte di edificio aperta al pubblico.

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