Capitolo 3 I modelli di distribuzione della musica digitale

3.1 Gli attori della distribuzione digitale

Come già visto nell’introduzione, la value chain dell’industria discografica si è modificata con l’avvento di internet, permettendo da un lato la disintermediazione e dall’altro l’inserimento di nuovi attori nel processo prima creativo e poi distributivo.

Secondo Spellman43 i principali attori della distribuzione digitale sono:

- digital Music Warehouses, sono i “grandi magazzini” della musica, distribuiscono contenuti in licenza in più formati ai fini di essere riprodotti o per la vendita retail. Sono i classici e-tailer che vendono il download dei contenuti a pagamento;

- aggregatori, mediano tra le digital warehouses, gli artisti e le etichette. Gli aggregatori acquisiscono i brani degli artisti o etichette e negoziano l’accordo per la distribuzione digitale con le warehouses. E’ loro compito poi raccogliere le royalties derivanti dalla vendita dei brani e inviare poi il pagamento delle stesse ad artisti ed etichette;

0% 22,5% 45% 67,5% 90%

Deezer Vevo Spotify Amazon MP3 iTunes YouTube

90%

70%

68%

56%

33%

31%

43 Citato in Sahlman 2014

- jukebox digitali, sono jukebox che si rivolgono a professionisti, per la distribuzione di contenuti a fini commerciali;

- radio via satellite, il modello è lo stesso delle normali radio ma la trasmissione dei contenuti è via satellite;

- internet radio, come sopra, ma spesso sono servizi di streaming musicale con riproduzione della musica random o customizzata, comunque non on-demand.

- P2P network, utilizzano protocolli di trasmissione di file via internet. Utilizzati soprattutto dalla pirateria ma non solo;

- siti di download di proprietà dell’artista, permettono il download diretto da siti controllati dagli artisti (o dalle etichette);

- community websites, definiti anche come direct-to-fan websites, permettono oltre alla vendita diretta del prodotto musicale, anche un’interazione più stretta con l’utente; - servizi musicali in abbonamento, solitamente in streaming, derivano dal modello della

radio con un modello di consumo on-demand e interattivo.

3.1.1 Gli aggregatori

Della maggior parte di questi gatekeepers parleremo nei prossimi capitoli. E’ utile però trattare qui la figura degli aggregatori, per meglio comprendere poi i vari sistemi di distribuzione digitale. Questa è infatti una delle nuove figure emerse con l’avvento digitale, fondamentale nel processo distributivo dei contenuti.

Gli aggregatori sono degli intermediari che permettono la distribuzione dei propri contenuti musicali sulle principali piattaforme digitali musicali. Tali piattaforme come Spotify, iTunes, AmazonMP3 non permettono all’artista o etichetta di caricare e gestire direttamente i propri brani. Gli aggregatori quindi si occupano di gestire la parte tecnica del caricamento dei brani, della gestione del contenuto e anche della promozione sulle varie piattaforme.

Gli aggregatori si possono dividere tra indipendenti e non: i primi sono dedicati ad artisti senza etichetta o artisti indipendenti che gestiscono la propria musica anche sotto il punto di vista distributivo e di publishing; tra i più importanti troviamo Tunecore,

CdBaby e Record Union. Gli aggregatori non indipendenti, invece, lavorano a stretto contatto con le etichette discografiche; The Orchard e InGrooves tra i più rilevanti.

Ogni aggregatore fornisce diverse tipologie di servizio, ma quelle fondamentali sono di reporting, pagamento delle royalties e pubblicazione dei contenuti nei territori e piattaforme desiderate, a fronte del pagamento di una fee che può essere chiesta al momento del caricamento dei propri brani, tramite la ritenuta di una percentuale delle royalties o entrambe.

Per comprendere meglio il profilo economico degli aggregatori, analizziamo brevemente qualche dato relativo a CdBaby, tra gli indipendenti più importanti nell’industria.

CdBaby viene fondato nel 1998 a Portland nell’Oregon ed è attualmente il più grande distributore di musica indipendente online. Ad oggi ha pagato agli artisti $330 milioni (Pham - 26 marzo 2014) in termini di royalties, con un catalogo di 400.000 album e 330.000 artisti indipendenti. Tramite CdBaby gli artisti possono distribuire la propria musica sulle principali piattaforme digitali tra cui iTunes, Shazam, Spotify, AmazonMP3, Facebook, Google Play e tante altre. La piattaforma permette, oltre alla distribuzione online, anche la distribuzione fisica dei propri album, la vendita diretta tramite il sito www.cdbaby.com, la vendita tramite Facebook, la monetizzazione dei propri contenuti tramite YouTube e attività di sync licensing per TV, film e videogames. CdBaby offre due piani di pricing, uno standard e uno PRO che permette anche la registrazione all’ASCAP44 / BMI45 per la gestione del copyright dei propri contenuti

44 ASCAP: American Society of Composers, Authors and Publishers - è un organizzazione no- profit che protegge i diritti d’autore musicale dei propri membri attraverso un monitoraggio delle esecuzioni pubbliche delle loro composizioni, siano esse via radio o concerti dal vivo, e

ottenendone l’eventuale risarcimento. Fonte: Wikipedia

45 BMI: Broadcast Music Incorporated - è una organizzazione statunitense preposta alla protezione e all’esercizio dei diritti d’autore. Raccoglie i pagamenti delle licenze per conto dei suoi associati e li ridistribuisce loro sotto forma di diritti d’autore.

negli U.S.A. e nel mondo tramite altre agenzie di collection46. Le fee per caricare i

propri contenuti sulla piattaforma sono di $12,95 per singolo ($39 per la versione PRO) e di $49 per album ($99 per la versione PRO), da pagare una tantum.

Approfondendo le dinamiche di ricavo già introdotte precedentemente in relazione alla musica digitale vediamo come esse si ripercuotano anche nella distribuzione, analizzando i dati relativi a CdBaby47.

Grafico 3.3 Dinamiche di ricavo di CD Baby - 2011-2013

Fonte: CD Baby (Valori in milioni di dollari)

Com’è possibile notare dal grafico, accanto a ricavi crescenti nel totale e nelle varie fonti, quello che risulta più interessante è come si modificano negli anni le quote sul totale. La quota maggiore è senza dubbio quella del download, ma in costante calo negli

Ricavi Download CD, DVD, Vinyl Streaming

0 15 30 45 60 2011

0,86

2012

2,65

2013

4,64

7,31

7,95

8,7

34,83

42,4

44,66

43

53

58

46 Ci si riferisce alla raccolta delle royalties derivanti dall’utilizzo dei brani registrati.

47 Houghton, B. “Inside CD Baby: 5M Tracks from 330,000 Artists” - 4 Dicembre 2013 - Hypebot - http://www.hypebot.com/hypebot/2013/12/inside-cd-baby-5m-tracks-from-330000-artists- infographic.html Accesso 6 Dicembre 2013

ultimi 3 anni, a fronte di una stabilizzazione del canale di vendita fisico e una crescita costante del canale streaming, in linea con i dati generali a livello di industria.

Grafico 3.4 Quote di ricavo di CD Baby per formato

Fonte: CD Baby

Nel documento Nuovi modelli di ricavo e segmentazione nell’industria discografica: distribuzione digitale e crowdfunding (pagine 68-72)