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Quali fake news hanno più successo? Analisi testuale ed identificazione dei fattori più rilevanti

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Academic year: 2021

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DIPARTIMENTO DI ECONOMIA E MANAGEMENT

Corso di laurea Magistrale in Marketing e Ricerche di Mercato

TESI DI LAUREA

Quali fake news hanno più successo?

Analisi testuale ed identificazione dei fattori più rilevanti

RELATORE

Prof. Matteo Corciolani

Candidata

Corinna VERACINI

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INDICE

1. INTRODUZIONE 5

2. RASSEGNA DELLA LETTERATURA (TEORIA) 9

2.1 Bufale, post-verità, democrazia 9

2.2 Il mercato delle fake news 13

2.2.1 Definizione e storia 13

2.2.2 La macchina del fake: chi produce le notizie false? 15

2.3 Vivere in una bolla di menzogne 18

2.4 L’era della credulità 19

2.5 Dalla (dis)informazione alla viralità 20

2.6 Pregiudizio di conferma e echo chambre 22

3. METODO DI RICERCA 25

4. ANALISI DEI RISULTATI 31

4.1 Differenze tra le testate giornalistiche: il “Corriere della Notte”

e il “Quotidaino” 31

4.2 Analisi tematica 40

4.3 Analisi allegati 49

4.4 Analisi sulle condivisioni 55

5. CONCLUSIONI 67

5.1 Implicazioni teoriche 67

5.2 Implicazioni manageriali 69

5.3 Limiti e sviluppi futuri 73

BIBLIOGRAFIA 77

SITOGRAFIA 79

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1. INTRODUZIONE

Il termine post-verità, di cui oggi si sente molto parlare, è espressione del fenomeno in virtù del quale le emozioni risultano essere più persuasive della verità. Ne deriva che la moltitudine di informazioni che circola in rete rappresenta la motivazione principale per cui l’opinione pubblica reputa più importante il sentimento che la notizia suscita, positivo o negativo che esso sia, piuttosto che la notizia in sé per sé considerata, la cui qualità passa inevitabilmente in secondo piano.

Le fake news esplodono come fenomeno mediatico a partire dal 2016 in seguito alle elezioni presidenziali statunitensi, crescendo ad una velocità sbalorditiva sui social media che ne hanno favorito il loro successo. Esse vengono fabbricate da una miriade di piccole realtà mediatico-imprenditoriali che stanno sempre più moltiplicandosi in rete, al fine di distorcere la verità dei fatti.

Questa ricerca si pone come obiettivo quello di fornire un quadro approfondito su diversi articoli fake per valutare l’effetto che questi sono in grado di produrre sulle reazioni degli utenti social che ne fruiscono e quali aspetti rilevanti dell’oggetto fake influenzano la volontà di condividerlo più volte fino a raggiungere un ingente popolarità.

Nel capitolo due sarà analizzato dettagliatamente il fenomeno delle fake news prendendo in considerazione le tematiche più importanti della letteratura e alcuni approcci adottati da esperti sul campo che servono per riflettere sull’argomento, ma anche per riuscire a superare la divulgazione delle numerose false informazioni che circolano in rete.

Successivamente nel capitolo tre sarà descritto il metodo di ricerca utilizzato attraverso il quale sono stati raccolti sia dati quantitativi che qualitativi. I dati quantitativi sono rappresentati dalle categorie di parole del programma LIWC e lo “share”, ossia il numero di condivisioni ottenute da ciascuna fake news che serve a misurare la viralità dei contenuti; i dati qualitativi, invece, sono divisi in tre variabili ossia la testata giornalistica,

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il tema e il tipo di allegato. Oltre a questi sono stati raccolti il titolo di ogni articolo fake e la data di pubblicazione. In fase di elaborazione e analisi dei dati è stato utilizzato Excel all’interno del quale si sono trascritte le informazioni utili per avere un data set unico da utilizzare e sul quale poter svolgere più rapidamente l’analisi dei dati ottenuti.

Per la conduzione della ricerca e l’analisi descrittiva dei dati si sono impiegati due strumenti chiave: il software statistico PSPP che ha permesso di elaborare statistiche più complesse e il programma di analisi del testo LIWC 2015 nella sua versione più recente, il quale è risultato fondamentale ai fini di questa ricerca, poiché ha analizzato il linguaggio delle notizie con un computer, contando il numero delle parole e raggruppandole ciascuna in categorie psicologicamente significative. Sono state studiate alcune parole che fanno riferimento principalmente a due categorie LIWC: parole di contenuto e parole di stile o funzione. Le parole di contenuto sono rappresentate da sostantivi, verbi, aggettivi e valutano ciò che una persona vuole comunicare e su cosa esplicitamente si sta concentrando; le parole di stile, ossia pronomi, preposizioni, articoli, emozioni, invece, riflettono come le persone si esprimono e sono molto più legate al loro mondo sociale e psicologico.

Il campione utilizzato per svolgere questa ricerca si compone di duecento articoli di fake news le quali sono state adeguatamente raccolte da due false testate giornalistiche denominate il “Corriere della Notte” e il “Quotidaino” che si trovano nella “lista nera” del sito web Bufale.net. Per ognuna delle due testate sono stati raccolti i primi cento articoli in un periodo compreso tra il 2015 e il 2017. I temi che riguardano le fake news sono cinque: politica, salute, religione, sport e cronaca e il tipo di allegato si compone di un’immagine, un video oppure di entrambi.

Nel capitolo quattro, invece, saranno riportati i risultati in termini numerici accompagnati da una precisa interpretazione di ciò che si è ottenuto in seguito all’analisi

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dei dati adeguatamente raccolti. Lo scopo generale della ricerca condotta è quella di indagare l’effetto delle variabili qualitative esplicative, ossia la fonte giornalistica, il tema e il tipo di allegato, sulle variabili quantitative del programma di analisi del testo LIWC e sullo “share” e se ci sono delle differenze significative tra di loro. Inoltre si osserva se esistono delle relazioni tra la volontà di condividere determinati articoli fake rispetto ad altri e alcune categorie di parole LIWC. Le funzioni PSPP che si utilizzano sono il T-test per le fonti, l’Anova a una via per l’analisi tematica e dell’allegato e la correlazione bivariata sulle condivisioni. L’output finale che si ottiene è una serie di coefficienti numerici da interpretare per dimostrare se l’obiettivo prefissato è stato raggiunto.

Infine in base ai risultati ottenuti, nel capitolo cinque verranno interpretati gli aspetti più rilevanti ai fini di questa ricerca e se al termine dell’elaborato sono emerse eventuali limitazioni, evidenziarle e spiegare come poterle rimediare nelle ricerche future.

L’elemento che sicuramente si è mostrato più rilevante, e che emerge sin dal primo impatto con i risultati, è la prevalenza di differenze tra le condivisioni degli articoli fake oggetto del campione poiché le determinanti di queste sono: fonte giornalistica, tema e allegato. Tutte e tre queste variabili influenzano anche se in modo diverso la viralità della notizia. La fonte, nonostante sia inventata, influenza l’utente poiché il nome che gli è stato dato è molto simile a quello delle fonti ufficiali quindi si può facilmente confondere e mal interpretarne i contenuti. Anche il tema favorisce la volontà di chi vuole condividere un certo contenuto online soprattutto quando l’argomento di cui si parla è al centro di numerosi dibattiti e muove a sensazioni per lo più negative. Inoltre la diffusione è facilitata dall’ultima determinante di cui sopra, ossia l’allegato compreso nella notizia. In particolare quando la notizia è accompagnata da un’immagine insieme a un video questo suscita delle emozioni sia positive che negative tanto da essere più condivise nel complesso. In base a queste considerazioni si può dire che ai fini della ricerca svolta, il contenuto emotivo rappresenta un elemento importante per la diffusione di false informazioni in rete. Non di

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meno lo sono alcune caratteristiche riguardanti il testo degli articoli fake creati dalle testate giornalistiche summenzionate che hanno inciso sulla viralità delle fake news. In particolare si rileva che il maggior numero di parole e verbi presenti nel testo fa aumentare le condivisioni, mentre la presenza di pronomi personali produce l’effetto contrario in quanto al loro aumentare le condivisioni diminuiscono. Infine, sulla base dell’analisi degli articoli utilizzati per svolgere la presente ricerca, si è potuti giungere alla conclusione per cui non sempre l’intento di chi produce fake news è quello di ingannare chi le legge in quanto esistono siti web, come ad esempio quelli satirici il cui obiettivo non è aumentare la circolazione della mala informazione in rete ma utilizzare parole, espressioni simpatiche, argute, brillanti per suscitare ilarità e far riflettere allo stesso tempo, che è ben diverso dallo scopo cui mira la bufala, esclusivamente finalizzata al lucro.

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2. RASSEGNA DELLA LETTERATURA (TEORIA)

2.1 Bufale, post-verità e democrazia1

Post truth, post verità in italiano, è una parola che dal 2016 è entrata a far parte dell’Oxford Dictionary e viene usata sempre più spesso. La sua definizione si riferisce al fatto che, in molte circostanze, per influenzare l’opinione pubblica è più efficace l’appello alle reazioni emotive dell’ascoltatore piuttosto che la ricerca dei fatti e quindi della verità. La diffusione di notizie false si basa infatti sui sentimenti che queste possono suscitare lasciando da parte i fatti (Paolo Attivissimo, testimonianza del 7/10/2017 durante la manifestazione “Festival dell’Internet”).

Si definiscono “fake news” (in italiano notizie false) quegli articoli redatti intenzionalmente con informazioni fuorvianti, ingannevoli o distorte per i lettori, resi pubblici con l’obiettivo di disinformare attraverso i mezzi di informazione (Hunt Allcott and Matthew Gentzkow 2017, p. 213).

La post-verità è stata favorita anche dall'evoluzione dei mezzi di comunicazione: mass media e social media. La frammentazione delle fonti di notizie ha creato un mondo atomizzato in cui menzogne, chiacchere e pettegolezzi si diffondono ad una velocità spaventosa. Le bugie che sono ampiamente condivise online, in una rete i cui membri si fidano l'un l'altro più di qualsiasi fonte ufficiale, possono rapidamente assumere l'aspetto

della verità poiché si tende ad abbandonare i fatti.2 In realtà è sempre stato così, ma la

novità del concetto di post-verità è che all’interno delle notizie false non ci sono soltanto le forme di propaganda dei governi, delle aziende, dei partiti, ma ci sono anche altri attori molto importanti che vi contribuiscono.

                                                                                                                         

1 Testimonianza di Paolo Attivissimo (debunker) al Festival dell’Internet il giorno 07/10/2017 2 https://www.economist.com/leaders/2016/09/10/art-of-the-lie

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Uno di questi riguarda proprio il mondo del giornalismo. Si tratta di un grosso problema per il giornalismo visto che ci sono editori che pur di ottenere ascolti sono disposti a soprassedere ad alcuni dettagli importanti come l’autenticità. Tuttavia, non è soltanto un problema delle grandi stampe nazionali ma è un problema che con il passare del tempo si è creato anche a livello più locale. Oggi vengono realizzate molte start-up mediatico-imprenditoriali, che vagano nella rete fabbricando notizie false. Per esempio prendendo in considerazione due false testate giornalistiche, come il “Corriere del Corsaro” e il “Libero Giornale” si intuisce subito che sono state prodotte volutamente per far credere ai loro fruitori che assomiglino alle fonti originali mentre, al contrario, sono state fatte da utenti del web tesi a distorcere e non rispecchiare la verità dei fatti. La disinformazione diventa pericolosa quando, chi condivide quello che questi siti pubblicano sono gli stessi politici che purtroppo cadono nella loro stessa “trappola”. La causa di questo processo potrebbe essere quello che viene identificato come “analfabetismo funzionale” (Quattrociocchi e Vicini 2016, p. 40) ossia, secondo la definizione dell’Ocse del 2013, l’incapacità di un individuo di impegnarsi o di essere coinvolto in tutte quelle attività in cui l’alfabetizzazione è richiesta per un funzionamento efficace del suo gruppo e della sua comunità. Inoltre le persone che leggono delle notizie false nella maggior parte dei casi ci credono perché leggono male quello che trovano scritto; è come se la notizia corrispondesse a ciò che loro si vogliono sentir dire. La conseguenza di tale meccanismo si è tradotta in un successo per i siti web che circolano in rete, i quali hanno ricavato ingenti incassi visto che il loro scopo principale è creare intenzionalmente articoli fasulli per poterci guadagnare qualcosa. Esistono anche altri siti che sembrano scollegati, i quali diffondono notizie false, talvolta sensazionali, i quali alla fine incassano un introito pubblicitario. In particolare, quello che interessa maggiormente al giornalista è il click. Il clickbaiting, che tradotto in italiano significa “esca da click” (Quattrociocchi e Vicini 2016, p. 42) è un sistema attraverso il quale le persone vengono attirate e spinte a cliccare

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su un determinato link, spesso con un titolo accattivante e sensazionalistico e a condividerne il contenuto al fine di generare traffico e aumentare i proventi pubblicitari. La dimensione del problema si lega al crollo degli introiti pubblicitari delle testate giornalistiche ufficiali. Siccome i giornalisti devono essere pagati dall’editore, ma purtroppo mancano le risorse finanziarie necessarie, non si riesce a creare in un numero consistente, delle professionalità che possano fare del buon giornalismo. Detto ciò inevitabilmente si assiste ad una progressione drammatica di siti dediti al gossip più becero ed alla produzione di fake news, in questo aiutati anche dall’attività propedeutica di social come Facebook e motori di ricerca come Google.

I social network, con in testa Facebook, rappresentano un altro attore che va a distorcere le notizie reali perché vengono utilizzati in maniera cospicua come fonte di informazione. La caratteristica principale di Facebook è quella di riconfezionare le notizie. Quando si condivide un link che dipende da una fonte reale (ad esempio un giornale), quell’articolo, notizia o post viene reimpaginato in modo tale che il sito dal quale deriva contribuisca a ingannare le persone perché queste lo ritengono una fonte attendibile.

Sul versante della satira si potrebbe citare il sito web di Lercio3. Si tratta di un sito la cui mission è creare notizie false con scopo satirico. La verità nei social network si avvicina sempre più al concetto di bugia. Se la satira inizia ad adottare dei registri un po' particolari come le notizie fake, l’individuo che legge non recepisce bene il messaggio e si produce l’equivoco. Le principali differenze che ci sono tra una notizia vera con scopo satirico e una bufala riguardano tre elementi fondamentali: lo stile, il contenuto e l’obiettivo. Per quanto riguarda lo stile nelle notizie satiriche si usano battute di tipo umoristico, grottesco, “non sense” ma le due cose principali su cui puntano gli utenti è la risata e il divertimento. Nella bufala, invece, non c’è un taglio umoristico. Il contenuto nella satira è più nobile, critico, mentre le bufale vengono spesso utilizzate per offendere o                                                                                                                          

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diffamare. L’obiettivo nella satira emerge sempre dal punto di vista dell’autore che, se bravo, evidenzia quali sono le sue intenzioni mentre le bufale vengono prodotte per un unico scopo, cioè quello di stupire, ma nel senso delle sirene di Ulisse, e soprattutto con lo scopo del facile lucro. Per ovviare alla diffusione di false informazioni che circolano sul web continuamente, la cosa migliore da fare è riconoscere quali sono i siti che creano bufale, quali sono quelli che aiutano a capire se le notizie diffuse sono false e aggregare le fonti dalle quali provengono.

Su Twitter molti giornalisti svolgono un lavoro di correzione, di informazione, di prevenzione e presentano degli strumenti tramite i quali i lettori possono districarsi dalle falsità. Esiste anche un’iniziativa governativa come la recente campagna #BastaBufale4 la quale ha raccolto in poco tempo oltre quindicimila firme registrando l’impegno del presidente della Camera Laura Boldrini per attivare un confronto con Facebook, Google, Twitter e tutti gli operatori dell’informazione per cercare soluzioni adeguate per contrastare questo fenomeno. Anche Paolo Attivissimo, ad esempio, ha preso parte a questa iniziativa. Egli rappresenta uno smantellatore delle bufale o “debunker”, specializzato nelle notizie false, che indaga sulle false informazioni e propone degli strumenti volti a informare correttamente le persone, cercando di smascherare la loro diffusione.

Al debunker di cui sopra, fa da contraltare il cosiddetto “troll”, un utente della rete che diffonde informazioni per prendere in giro e creare caos. Ne è un esempio Ermes Maiolica il quale ha affermato in un articolo di Repubblica5 di non voler essere chiamato “bufalaro” ma “hoaxer”, da hoax che in inglese significa beffa. La funzione che svolge è quella di rendere virali false informazioni utilizzando i volti più odiati dal popolo della rete andando a creare frasi di pura fantasia da affiancare a delle immagini che affascinano e divertono gli                                                                                                                          

4 https://www.bastabufale.it/

5

http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2018/03/01/news/il_re_delle_fake_news_in_cattedra_alla_sapienza_ma_non_ci_ho_mai_guadagnat o_un_centesimo_mi_interessa_l_aspetto_educativo_-190073975/

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utenti dei social. Molto spesso sui siti di controinformazione si tende a cercare la spettacolarità. Utilizza un approccio diverso alla mala comunicazione poiché il suo interesse principale non è economico come invece lo è per la maggior parte dei siti di fake news, ma educativo. Egli ha anche sottolineato il fatto che una notizia affinché possa diventare virale, non deve necessariamente puntare sul personaggio, ma in particolare colpire l’utente che la legge per ottenere un riscontro positivo.

2.2 Il mercato delle fake news6

2.2.1 Definizione e storia

Da quando ci sono state le elezioni negli USA nel 2016 e la conseguente vittoria di Donald Trump, le fake news sono esplose come fenomeno mediatico. Da questo momento in poi si è cercato di dare delle definizioni, delle regole. Più si va avanti più diventa difficile parlarne perché i temi sono delicati.

In particolare, una delle preoccupazioni maggiori è stata proprio l'effetto delle notizie false sui social media. Prove recenti dimostrano che: il 62% degli adulti ottiene notizie sui social media (Gottfried e Shearer 2016); gli articoli di notizie false sono stati più condivisi su Facebook rispetto alle notizie divulgate dalle fonti ufficiali più popolari (Silverman 2016); molte persone che leggono notizie false le ritengono veritiere (Silverman e Singer-Vine 2016) e le notizie false più discusse sono quelle che pare abbiano favorito Donald Trump su Hillary Clinton (Silverman 2016). Mettendo insieme queste ipotesi, un certo numero di commentatori ha suggerito che Donald Trump non sarebbe stato eletto Presidente se non fosse stato per l'influenza delle fake news (Parkinson 2016; Read 2016; Dewey 2016).

                                                                                                                         

6 “Social Media and Fake News in the 2016 Election”, Hunt Allcott and Matthew Gentzkow, 2017, pag.

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Inizialmente i canali attraverso i quali le fake news hanno iniziato a circolare sono stati i grandi media, ossia la televisione e le più importanti testate giornalistiche. Tuttavia, grazie all’avvento di Internet, l’utilizzo dei social media ha aumentato fortemente la diffusione di notizie false. Ad esempio, nel luglio del 2016, il sito web ormai in disuso wtoe5news.com ha riferito che Papa Francesco ha appoggiato la candidatura presidenziale di Donald Trump, rivelando poi, nella pagina delle "Informazioni" che si trattava di un sito web di notizie false. La maggior parte degli articoli su questo sito web sono satirici o di pura fantasia, ma questa dichiarazione non è stata inclusa nell’articolo. La cosa importante su cui occorre riflettere è che questa storia puramente inventata, nonostante non rispecchi il vero, è stata condivisa per più di un milione di volte su Facebook e alcune persone in un sondaggio hanno affermato di credere nel titolo dell’articolo pubblicato in questo sito.

Ci sono diverse ragioni per cui vale credere che le fake news stanno acquistando sempre più una maggiore importanza. Innanzitutto perché le barriere d’accesso all'industria dei media sono precipitosamente cadute, sia perché è divenuto molto semplice creare siti web e anche perché è facile monetizzarne il contenuto attraverso piattaforme pubblicitarie. La seconda ragione si lega al fatto che i social media sono adatti per loro conformazione a diffondere notizie false e il loro utilizzo è aumentato spaventosamente; nel 2016, gli utenti Facebook attivi al mese hanno raggiunto 1,8 miliardi e quelli di Twitter si sono avvicinati a 400 milioni. Inoltre da quanto emerge da una serie di sondaggi compiuti da una nota agenzia statunitense, l’American Institute of Public Opinion, nota come Gallup Poll dal nome del suo fondatore, le persone hanno sempre meno fiducia nei mass media quando si tratta di riportare delle notizie in modo completo, accurato e corretto. Questo declino si presenta in maniera più forte nella compagine conservatrice repubblicana piuttosto che tra i democratici. La fiducia che si è persa nelle fonti ufficiali di informazione potrebbe essere sia una causa che una conseguenza delle notizie false che guadagnano più popolarità. Come conseguenza di questo crescente fenomeno ne è derivata la sempre maggiore

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polarizzazione dello scenario politico statunitense che vede dunque ciascuno dei due principali partiti politici radicato sempre più profondamente nella propria visione del mondo, acuendone il contrasto.

2.2.2 La macchina del fake: chi produce le notizie false?7

Gli articoli di notizie false vengono prodotti da siti web diversi, alcuni dei quali realizzati per creare intenzionalmente articoli fuorvianti. I nomi di alcuni di questi siti sono spesso scelti per assomigliare a quelli che pubblicano, invece, notizie che rispecchiano la realtà. I siti satirici contengono articoli che potrebbero essere interpretati come reali in quanto estrapolati dal loro originario contesto. Altri siti, come ad esempio endingthefed.com, nel quale si trovano sia articoli basati sui fatti, spesso con un taglio di parte, insieme ad alcuni articoli falsi.

I siti web che forniscono notizie false hanno breve durata così come quelli che hanno svolto un ruolo fondamentale nelle elezioni presidenziali del 2016. Dopo le elezioni del 2016 sono emersi dei rapporti aneddotici i quali forniscono uno scenario parziale di coloro che operano nella macchina del fake. BuzzFeed e il Guardian in base a delle indagini separate hanno rivelato che oltre cento siti che pubblicano notizie false sono stati gestiti da adolescenti nella piccola città di Veles, in Macedonia (Subramanian 2017). Endingthefed.com di cui sopra, produce quattro delle dieci più popolari false notizie su Facebook, gestito da un ragazzo rumeno di ventiquattro anni (Townsend 2016). Una società statunitense chiamata Disinfomedia possiede molti siti di notizie false, tra cui NationalReport.net, USAToday.com.co, e WashingtonPost.com.co, e il suo proprietario afferma di aver assunto in poco tempo tra i venti e i venticinque scrittori (Sydell 2016).

                                                                                                                         

7 “Social Media and Fake News in the 2016 Election”, Hunt Allcott and Matthew Gentzkow, 2016, pag.

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In generale si possono identificare due principali motivazioni che spingono alla pubblicazione di notizie false sui social da parte degli utenti. La prima è monetaria visto che gli articoli fake creati sul web una volta che diventano virali grazie alla loro diffusione sui social media possono aumentare gli introiti pubblicitari in maniera ingente; è sufficiente un click sul sito originale per far scattare il meccanismo automaticamente. Inoltre sembra che questa sia stata la motivazione principale di parte dei produttori di notizie false la cui identità è stata rivelata. Gli adolescenti di Veles, ad esempio, hanno prodotto storie a favore di Trump e Clinton che li ha portati a guadagnare decine di migliaia di dollari (Subramanian 2017). La seconda motivazione, invece, è ideologica poiché alcuni soggetti hanno creato notizie false per favorire la campagna elettorale dei candidati che più preferiscono.

I produttori di notizie false possono essere aziende con due caratteristiche distinte. Innanzitutto, non investono nella qualità della notizia in quanto completamente avulsa dal contesto reale. In secondo luogo, non hanno come obiettivo la costruzione di un progetto a lungo termine fondato sulla qualità della informazione, quanto piuttosto massimizzare i profitti a breve termine raccogliendo il maggior numero di click. Portare sempre più soggetti nel mercato del fake implica necessariamente dei costi sociali. I fruitori di notizie false, essendo altamente assuefatti al fake, difficilmente hanno una visione propria della realtà e per questo motivo costituiscono l’ingranaggio fondamentale di questa grande macchina.

Come conseguenza di ciò ne deriva che lo stesso sistema democratico è minato nelle sue fondamenta nel momento in cui si apprestano ad esercitare il diritto di voto soggetti estranei al contesto sociale reale e pronti a credere a qualsiasi notizia che gli si pari di fronte. I lettori potrebbero anche diventare sempre più scettici nei confronti dei mezzi di comunicazione ufficiali, nella misura in cui diventa sempre più complesso e problematico distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Il sistema può essere riportato ad equilibrio

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mediante l’intervento degli stessi operatori mediatici: una sempre minore richiesta di qualità e veridicità dell’informazione nasce dagli scarsi investimenti in questo settore. Tuttavia questi effetti, ancorché negativi, sono compensati dalla produzione di un maggior benessere a livello sociale; in particolare l’utilità sociale che ne deriva la si riscontra nelle emozioni positive di coloro che fruiscono di un tale servizio.

Ci possono essere varie ragioni tali per cui i social media rappresentano piattaforme digitali ideali per creare e diffondere notizie false. Innanzitutto i costi fissi per accedere al mercato dei media e produrre contenuti sono molto bassi e questo permette il proliferare di piccole realtà imprenditoriali basate su strategie a breve termine del tutto disinteressate alla qualità del servizio e dunque alla propria reputazione.

L’intento principale di queste macchine su piccola scala è quello di produrre il maggior numero di profitti nel più breve tempo possibile, dissolvendosi subito dopo. Inoltre il format dei social media, caratterizzato da una forte parcellizzazione nel processo di divulgazione delle informazioni, difficilmente può andare soggetto ad un giudizio corretto circa la veridicità dei suoi contenuti.

Bakshy, Messing e Adamic (2015) hanno mostrato che il format Facebook fondato su una rete digitale di amicizie favorisce un processo di segregazione ideologica che porta dunque alla creazione di numerosi gruppi all’interno dei quali le persone sono del tutto disinibite nel leggere e condividere, senza alcuno spirito critico, le notizie che vengono in essi condivise.

La preoccupante deriva cui la società contemporanea sta giungendo è quella di assistere impotente alla nascita e al rafforzamento di un “esercito” digitale formato da soggetti privi di una propria visione della realtà. Magari un proprio punto di vista sulla realtà questi soggetti ce l’hanno però non lo approfondiscono, accontentandosi quindi di

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quello che leggono sui social senza doverlo contestualizzare poiché molte volte deriva da fonti non certe.

2.3 Vivere in una bolla di menzogne8

Nella vita di tutti i giorni le persone non si comportano come si presentano, al contrario i social media hanno prodotto un effetto collaterale, ossia hanno indotto un sempre maggior numero di persone a costruire un’immagine fittizia di sé, ideale per soddisfare presunti standard sociali. La costruzione mediale della realtà è un filone di ricerca a cui fanno riferimento diverse teorie il cui principale scopo si basa su un principio preciso: una parte consistente della nostra esperienza quotidiana è veicolata dai mass e dai social media. Questo per dire che i mezzi di comunicazione di massa sono lo strumento privilegiato non soltanto per costruire una propria e ideale versione di sé stessi ma anche per elaborare la propria visione del mondo. Per di più un sistema di per sé così complesso viene ad essere inquinato anche da un altro fenomeno, ossia dal sovraccarico di informazioni (“overload” di informazioni). L’immagine del mondo viene costruita attraverso questi stimoli e il modo in cui viene rappresentata è falsato, questo dovuto al fatto che non si riesce a gestire l’enorme quantità di informazioni che circolano. Per capire i mezzi di comunicazione, dietro l’immagine del mondo esiste una comunità di persone che si riconosce in quella stessa immagine. Si crea così un corto circuito tra i mezzi di comunicazione (mass e social media), la visione artificiosa del mondo che costruiscono e il punto di vista della società. L’atteggiamento di una società così strutturata necessariamente promuove la circolazione di bufale che diventano virali in quanto le persone sono portate a credervi (Davide Bennato, testimonianza del 07/10/2017 durante il “Festival dell’Internet).

                                                                                                                         

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2.4 L’era della credulità9

Il Web 2.0 ha reso l’accesso all’informazione non di per sé come una garanzia. In rete la maggior parte delle informazioni disponibili sono tutto tranne che attendibili. La diffusa presenza di informazione mina il senso profondo della democrazia. Una persona che non dispone di strumenti efficaci per distinguere una informazione corretta da una bufala può confondersi tra le due e considerarle credibili allo stesso modo, preferendo la seconda alla prima.

I meccanismi di aggregazione delle informazioni sui social media da una parte e i confirmation bias, ossia i pregiudizi di conferma, dall’altra, per cui si tende a cercare prove che meglio si adattano alle nostre convinzioni, contribuiscono a concentrare le posizioni, creando tanti gruppi isolati che non interagiscono tra loro. La democrazia dell’informazione in rete mette a rischio la relazione tra l’informazione e le conoscenze conseguite, favorendo il fenomeno della disinformazione.

La formazione dell’opinione pubblica viene sempre più mediata nel web. Con l’esplosione dei nuovi media ciascuno può essere produttore e consumatore, cioè può produrre e condividere contenuti, diffondere il proprio punto di vista sul web senza filtri e controlli. Non esiste più una differenza tra chi produce informazioni e chi le consuma, ma ci sono utenti che partecipano, agiscono e interagiscono tra loro tanto da compromettere la qualità delle informazioni.

Tutti possono essere in grado di far circolare informazioni false attraverso una rete di contatti tale da poter fare scalpore. Una delle questioni che più di altre negli ultimi anni preoccupa riguarda la viralità delle false informazioni poiché queste se fatte in modo intelligente possono avere degli effetti devastanti.

                                                                                                                         

9 “Misinformation: guida alla società dell’informazione e della credulità”, Walter Quattrociocchi, Antonella

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2.5 Dalla (dis)informazione alla viralità10

Molteplici sono i fattori che hanno causato la diffusione in rete della disinformazione, ossia la creazione e condivisione consapevole di informazioni false.

Uno di questi è proprio il narcisismo digitale o “egosurfing”, un sistema che viene messo in atto da chi vive sulla rete per cercare informazioni su di sé e il bisogno incessante di avere delle conferme. Il narcisista è il tipico personaggio che vuole attirare l’attenzione su di sé e ottenere approvazione il cui scopo principale è quello di raggiungere il maggior numero possibile di “like”, ossia piacere agli altri. L’effetto che questa figura produce sui social è che tutto quello che pubblica serve a lui o lei soprattutto per auto gratificarsi piuttosto che, ad esempio, comunicare con gli altri. Questa è la principale motivazione per cui ricevere “like” è il modo giusto per capire che cosa può suscitare un certo contenuto. Il risultato il più delle volte è positivo perché riceve delle piccole e rassicuranti conferme.

Un altro aspetto importante del narcisismo è la sindrome dello zelig, che si riferisce al fatto di utilizzare il web per dare un’immagine alle persone che riflette il modo in cui le persone ci vogliono far apparire. Questo fenomeno è determinante per la diffusione delle bufale sulla rete. Il contenuto, se finalizzato a mettere in risalto la propria immagine, porta la qualità del contenuto stesso a perdere inevitabilmente di importanza. Lo scopo di chi fa disinformazione è trarre in inganno le persone con post, articoli e notizie non vere e cercare di convincere le persone a mettere un like o a condividere un certo post per guadagnare in traffico, visualizzazioni, utenti e pubblicità; tutto questo basta per mettere in azione un processo che difficilmente poi può essere controllato.

Sulla base degli studi del CSSLab (Laboratorio di Computational Social Science) dell’istituto IMT Alti Studi di Lucca, il cui obiettivo principale è stato rilevare come contenuti diversi attraggono gli utenti e influenzano le loro dinamiche psico-sociali, si è                                                                                                                          

10 “Misinformation: guida alla società dell’informazione e della credulità”, Walter Quattrociocchi, Antonella

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potuto capire cosa succede alle notizie false quando entrano nella rete e se c’è un modo per rimediare alle false credenze. Sono state prese in esame due categorie principali: utenti che seguono pagine di informazione scientifica e utenti che seguono pagine di informazione “alternativa”. La differenza tra queste due fonti di informazioni differenti riguarda il tipo di narrazione. L’informazione ufficiale si lega alle testate giornalistiche ufficiali mentre quella alternativa, al contrario, alle fonti contro il sistema. Dallo studio è emerso che, in tutti i casi le informazioni qualitativamente diverse e appartenenti a narrazioni scollegate presentano caratteristiche molto simili rispetto a quanti utenti interagiscono, a quanto rimangono sulle pagine web e alle modalità di diffusione. Inoltre, un altro elemento importante che è emerso riguarda la predisposizione di diversi gruppi a condividere narrazioni all’interno dei quali ognuno discute e interagisce basandosi riferendosi alle stesse convinzioni. Infine, dal punto di vista sociologico, è emersa la tendenza ad interagire con notizie poco credibili soprattutto da parte degli utenti delle fonti alternative. Ad esempio, se una persona ha più fiducia nelle cure alternative rispetto a quelle previste dalla medicina ufficiale, sarà più propensa a condividere una notizia nella quale, ad esempio, è riportato che si possono curare le carie in modo naturale.

Questo studio è stato fatto anche per poter dire che la qualità di una qualsiasi informazione che circola sul web passa in secondo piano visto che si tende di più a prendere per vero ciò che conferma le proprie convinzioni. La scelta delle informazioni e il modo in cui queste vengono interpretate si lega all’esperienza in modo tale che con il passare del tempo le credenze ormai consolidate risultano importanti per la ricerca di nuove informazioni. Le notizie false se erroneamente prese per giuste possono influenzare le idee che uno ha e auto conferma le proprie posizioni anche se sono presenti elementi di prova contrari.

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2.6 Pregiudizio di conferma e echo chamber11

Molto spesso gli utenti condividono informazioni e ne discutono con chi la pensa soprattutto come loro. Questo fenomeno non è una peculiarità dei social network. In particolare, la moltitudine di informazioni differenti che sono presenti su Internet hanno avuto un impatto significativo nella formazione di questo fenomeno.

Si tratta di uno degli argomenti più studiati dalla psicologia cognitiva dal quale nessuno è escluso che viene definito pregiudizio di conferma o “confirmation bias”. Nonostante ci siano delle differenze individuali, le persone tendono a cercare prove o evidenze a sostegno delle loro convinzioni e a rifiutare quelle contrarie ad esse. I principi e i modi di vedere le cose che ognuno di noi ha, vengono difesi anche perché fanno parte di un gruppo sociale all’interno del quale si sono formati che se vengono rigettati mettono a rischio il senso di appartenenza a quel gruppo.

Il significato di questa espressione, visto che negli ultimi anni se ne sente parlare molto, si riferisce al fatto che si tende ad accettare soltanto le informazioni che meglio aderiscono o confermano un determinato punto di vista mentre si sottovaluta ciò che è da questo differente. Un elemento chiave su cui si basa il pregiudizio di conferma è la necessità di mantenere la propria coerenza personale. Le certezze che ognuno di noi ha sono rette da una coerenza più emotiva che logica. Tutte le volte che si ha a che fare con nuova informazione, questa viene confrontata con quello che già si pensa di sapere per cui è più semplice scegliere quelle informazioni coerenti alle proprie credenze a quelle che non vi aderiscono.

Secondo Raymond S. Nickerson, autore di “Confirmation bias: A ubiquitous

phenomenon in many guises “(1998), le persone tendono a considerare soltanto i fatti che

meglio si adeguano alle loro convinzioni pregresse e rifiutano quelli alternativi. Questo                                                                                                                          

11 “Misinformation: guida alla società dell’informazione e della credulità”, Walter Quattrociocchi, Antonella

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aiuta le persone a rassicurarsi e a non mettere in discussione punti di vista e categorie di riferimento. Nonostante ciò, il pregiudizio di conferma ostacola la valutazione pubblica di opinioni e argomenti, favorendo la propaganda politica, la scarsa credibilità dei mass media, il disprezzo per l’opinione degli esperti, la polarizzazione e manipolazione delle opinioni, il conformismo sociale.

Per conformismo sociale si intende quel fenomeno che si attua quando un individuo si adatta al modo di pensare e di agire di un gruppo. Sulla base di un lavoro dal titolo “The

Spread of Behavior in an Online Social Network Experiment” sull’analisi del contagio

sociale svolto dal professor Damon Centola nel 2010, è stato dimostrato il ruolo del conformismo nelle dinamiche di gruppo12. Un individuo ricerca attraverso il consenso degli altri la conferma che le sue credenze personali siano giuste tanto da adottare un comportamento coerente con quello del gruppo. In situazioni di incertezza il confronto con gli altri diventa la soluzione per potere affrontare le situazioni. Spesso, questo è quello che si verifica sul web dove gli utenti in assenza di limiti fisici aumentano il confronto.

Su Internet le immagini che scorrono ma soprattutto le sensazioni che queste suscitano sono importanti per spiegare come cambiano le percezioni. Qualsiasi contenuto che circola sul web che trasmette una particolare emozione, fa scattare nelle persone uno stimolo tale da poter condividere o commentare una certa informazione. È più importante il sentimento che l’informazione trasmette piuttosto che l’informazione fine a sé stessa per cui la qualità dell’informazione perde di rilevanza. In base al pregiudizio di conferma la scelta da parte di ognuno di noi di condividere determinate informazioni che circolano sul web viene fatta, seguendo dei criteri soggettivi.

All’inizio degli anni 2000, la crescita delle notizie online ha portato a nuovi timori, tra cui l'eccessiva diversità di punti di vista che ha reso più facile per gli utenti che la pensano                                                                                                                          

12 “Misinformation: guida alla società dell’informazione e della credulità”, Walter Quattrociocchi, Antonella

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alla stessa maniera di creare delle "echo chambers" o “filter bubbles” in cui vivere dove si sentono isolati da chi la pensa diversamente (Hunt Allcott and Matthew Gentzkow 2017, pag. 211). Il termine “echo chamber” si traduce letteralmente come “camera dell’eco”, poiché rappresentano delle vere e proprie camere di risonanza in cui si trovano persone, reali e virtuali, che condividono gli stessi interessi e passioni e hanno una visione del mondo che difficilmente all’interno di questa “bolla” può essere messa in discussione.

Sui social network questo fenomeno si mette in pratica automaticamente e allo stesso tempo consente la diffusione in rete di informazioni anche non corrette che, dopo essere state considerate come credibili, raramente vengono smentite. Allo stesso modo, una volta che una bufala diventa virale sarà difficile poterla rettificare in qualche modo e questa non è solo una prerogativa della rete; anche gli effetti delle false informazioni che riguardano eventi di particolare interesse pubblico non riescono ad annullarsi anche dopo aver scoperto la verità. Occorre uscire dalle echo chamber per cercare di approfondire i meccanismi emotivi, irrazionali, che spingono tante persone a credere nelle notizie false diffuse sul web e teorie del complotto.

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3. METODO DI RICERCA

Questa ricerca si basa sullo studio di una serie di articoli di fake news per valutare il ruolo che l’oggetto fake ha nella reazione delle persone che lo leggono. La reazione sarà misurata soprattutto in termini di volontà di condividere questi articoli e sui comportamenti che il contenuto delle fake news sarà in grado di produrre in relazione alle stesse. Per condurre questo tipo di ricerca si sono utilizzati due strumenti chiave: il software statistico PSPP e il programma di analisi del testo LIWC nella versione più recente del 2015 (Pennebaker, Booth, Boyd, & Francis, 2015).

Il primo rappresenta un programma statistico utilizzato per analizzare i dati raccolti riguardo ogni articolo di fake news oggetto del campione; si tratta della versione gratuita in alternativa al software SSPS le cui funzioni sono molto simili. Le utilities che svolge questo software sono molteplici: statistiche descrittive, T-Test, Anova, regressione lineare e logistica, misure di associazione, analisi del cluster, affidabilità e analisi fattoriale, test non parametrici e altro13. Queste funzioni non serviranno per tutte le analisi dei dati ma soltanto per alcune.

Il secondo, invece, rappresenta il nucleo centrale di questa ricerca poiché è uno strumento che analizza il linguaggio utilizzato nelle fake news attraverso un computer. LIWC rappresenta un programma di analisi del testo transitorio nel passaggio dall’analisi del linguaggio tradizionale a una nuova era dell’analisi del linguaggio; è un programma trasparente e flessibile nel suo funzionamento, che conta le parole in categorie psicologicamente significative consentendo all’utente di esplorare l’uso di parole in più modi. La sua capacità consiste nel rilevare il significato di varie impostazioni sperimentali; in particolare, si concentra sull’emotività, sulle relazioni sociali, sugli stili di pensiero e sulle differenze individuali.

                                                                                                                         

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Inoltre LIWC ha due funzioni centrali: quella di elaborazione e di rappresentare un dizionario. La funzione di elaborazione riguarda il programma stesso, in quanto la sua peculiarità consiste nell’aprire una serie di file di testo e per ciascun file che legge analizzare ogni parola. Il dizionario è la parte più importante del programma LIWC poiché si riferisce alla raccolta di parole che definiscono una particolare categoria; ogni parola del file di testo che analizza viene poi confrontata con il file del dizionario. Quando LIWC è stato creato per la prima volta includeva soltanto due categorie di parole, ossia le parole che trasmettevano emozioni positive e negative. Sulla base di valutazioni fatte da parte di giudici, il programma doveva includere anche misure di stili di pensiero, per esempio segni di auto-riflessione e il pensiero causale. Nel corso di un paio di settimane da due categorie di parole il programma è passato a comprenderne più di ottanta.

Oltre a ciò, quando è stato sviluppato questo programma doveva rappresentare un sistema efficiente che potesse valutare i processi cognitivi e il contenuto di ciò che la gente scriveva o diceva14. Ad oggi è stato dimostrato che ci sono due categorie di parole molto ampie che hanno diverse proprietà psicometriche e psicologiche: le parole di contenuto e le parole di stile o spesso definite anche di funzione. Le parole di contenuto sono quelle rappresentate da sostantivi, verbi regolari, aggettivi e avverbi le cui caratteristiche sono quelle di trasmettere il contenuto di ciò che una persona vuole comunicare e inoltre queste valutano esplicitamente su che cosa gli individui si stanno concentrando. Le parole di stile o funzione, invece, sono composte da pronomi, preposizioni, articoli, congiunzioni, verbi ausiliari e altre categorie di parole esoteriche. Dal punto di vista psicologico, le parole di stile rispetto alle parole di contenuto riflettono come le persone comunicano. Non a caso le parole di stile sono molto più legate al mondo sociale e psicologico delle persone. Le parole di funzione e quelle che trasmettono emozioni, che le persone utilizzano spesso, forniscono importanti segnali psicologici sui loro processi mentali, sui loro stati emotivi,                                                                                                                          

14 Tausczik e Pennebacker (2010), “The Psychological Meaning of Words: LIWC and Computerized Text

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sulle loro intenzioni e motivazioni. Sia le parole di contenuto che di stile o funzione rappresentano alcune delle variabili quantitative del programma LIWC che le funzioni del software PSPP analizzano per valutare come impattano sugli articoli di fake news oggetto del campione. Infine il programma LIWC produce un output in cui si ritrova l’elenco di tutte le categorie di parole o variabili (verbi, pronomi etc.) che in termini percentuali indicano quanto ogni parola è stata utilizzata in ogni file di testo analizzato15.

Un’altra variabile quantitativa, che più delle variabili LIWC, si lega perfettamente alle notizie false è lo “share” poiché è quella variabile su cui si orienta soprattutto questa ricerca. Lo “share” rappresenta il numero di condivisioni ottenuto da ciascuna fake news che serve a misurare la viralità dei contenuti. Oltre alle condivisioni sono stati raccolti altri dati come il titolo di ogni articolo fake, la data di pubblicazione e delle variabili qualitative esplicative che si utilizzano per svolgere le analisi sul software PSPP. Le variabili qualitative oggetto di analisi sono rispettivamente: la testata giornalistica, il tema e il tipo di allegato. In generale la raccolta dei dati utili ai fini della ricerca si è svolta, registrando, tutte le informazioni utili di cui sopra riguardanti le fake news su di un file Excel con lo scopo di avere un data set unico da riportare sul software PSPP, insieme anche alle variabili LIWC, sul quale poter svolgere più rapidamente e facilmente l’analisi dei dati ottenuti.

Il campione utilizzato per svolgere questa ricerca si compone di duecento fake news le quali sono state adeguatamente raccolte da due false testate giornalistiche denominate rispettivamente il “Corriere della Notte” e il “Quotidaino” che si trovano nella “lista nera” nel sito Bufale.net. In questo sito ci sono diverse bufale create appositamente da utenti con lo scopo di acchiappare clic. In particolare Bufale.net utilizza delle false testate giornalistiche per trarre in inganno molti utenti facendo leva sul nome che può essere

                                                                                                                         

15 Tausczik e Pennebacker (2010), “The Psychological Meaning of Words: LIWC and Computerized Text

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facilmente confuso con quello vero delle più famose testate giornalistiche. Inoltre le false testate di cui sopra sono state scelte perché risultano, rispetto a tante altre che si trovano nella cosiddetta “lista nera”, quelle con il maggior numero di articoli di fake news utili per poter fare l’analisi. Per ogni testata giornalistica scelta sono stati raccolti i primi cento articoli di fake news e il periodo in cui sono stati pubblicati va dal 2015 al 2017; il 2015 rappresenta anche l’anno rispetto al quale c’è stato un aumento delle false testate giornalistiche nel sito Bufale.net16.

Nel data set, oltre agli articoli fake news adeguatamente raccolti in base alla fonte giornalistica, alla data di pubblicazione e al numero di condivisioni ottenute (“share”, variabile quantitativa), si sono create altre due colonne dove per ogni articolo raccolto è stato riportato anche il tema oggetto della fake news e il tipo di allegato compreso. I temi che riguardano le fake news sono cinque: politica, salute, religione, sport e cronaca. La scelta rispetto a questi temi è stata fatta visto che questi rappresentano i macro-argomenti che più di altri sono stati utilizzati in generale dalle false testate giornalistiche e che riescono più facilmente a far cadere nella trappola le persone che le leggono. Il tipo di allegato, invece, si compone di un’immagine, un video oppure di entrambi. Nella fase di raccolta dei dati inizialmente è stato preso in considerazione anche il fatto che un articolo potesse non avere nessuna immagine o nessun video ma siccome dopo una rapida analisi è stato notato che in ogni articolo è presente almeno un allegato successivamente questa dato in più è stato eliminato poiché risultava superfluo. Oltre alla raccolta delle variabili quantitative e qualitative sul foglio Excel di cui sopra sono stati raccolti anche i titoli e i testi rispettivamente di ogni articolo di fake news in un file di testo .txt per facilitare l’analisi delle parole attraverso l’utilizzo del programma LIWC. A questo punto mettendo insieme la variabile “Share” e le variabili qualitative “Testata giornalistica”, “Tema”, “Allegato” assieme alle categorie di parole LIWC osservate ognuna sui file di testo raccolti                                                                                                                          

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si è creato un unico data set finale sul software PSPP da utilizzare direttamente per svolgere le funzioni del software su tutti i dati raccolti.

L’obiettivo principale che si vuole ottenere attraverso questa ricerca è analizzare tutte le fake news presenti nel campione per valutare inizialmente quale effetto possano produrre le variabili qualitative, ossia rispettivamente le due testate giornalistiche, i temi e il tipo di allegato sulle variabili quantitative del programma LIWC e sulla variabile “Share” e se ci sono delle differenze significative tra di loro; successivamente osservare se esistono delle relazioni tra la volontà di condividere determinati articoli di fake news rispetto ad altri e alcune categorie di parole del programma di analisi del testo LIWC (in particolare le emozioni positive o negative contenute al loro interno). Il risultato finale che si ottiene attraverso l’utilizzo del software statistico PSPP è una serie di coefficienti numerici da valutare e interpretare per vedere se davvero l’obiettivo prefissato è stato raggiunto.

Le funzioni PSPP che si utilizzano sono principalmente tre: il T-Test per campioni indipendenti, che osserva la differenza tra le testate giornalistiche oggetto del campione, l’Anova a una via che riguarda l’analisi tematica e del tipo di allegato delle fake news e infine la correlazione bivariata sulle condivisioni. Tutte e tre queste funzioni sono misure statistiche che, applicate rispettivamente una alla volta sul software, producono ciascuna degli output ognuno dei quali si compone di tabelle statistiche che illustrano, per ogni categoria di parole LIWC adeguatamente osservata e anche rispetto al numero di condivisioni, i valori ottenuti che devono essere valutati e interpretati per poter dimostrare se sono stati raggiunti risultati soddisfacenti o meno ai fini della ricerca.

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4. ANALISI DEI RISULTATI

4.1 Differenza tra le false testate giornalistiche: il “Corriere della Notte” e il “Quotidaino”

Questo paragrafo raccoglie i risultati ottenuti dalla statistica T-Test per campioni indipendenti, che è stata applicata sul software PSPP utilizzando come variabile indipendente la variabile qualitativa esplicativa “Testata giornalistica”, oggetto di analisi per vedere l’effetto ottenuto variando alcune variabili dipendenti del programma LIWC. La statistica T-Test per campioni indipendenti confronta le medie rispettivamente di ogni variabile quantitativa LIWC che si considera e quelle delle due testate giornalistiche che rappresentano due gruppi di variabili qualitative da analizzare.

La funzione del T-test per campioni indipendenti si utilizza soltanto nel caso in cui si vuole studiare l’andamento delle variabili LIWC rispetto alla testata giornalistica, ma non è l’unica funzione che serve per analizzare le fake news oggetto del campione. Sul software PSPP si applica utilizzando dei comandi che si trovano nella barra degli strumenti del software stesso. Il comando “Analizza” deve essere selezionato per poter accedere ad un altro comando chiamato “Confronta medie” nel quale si trovano diverse funzioni tra cui quella che interessa per analizzare le testate giornalistiche, ovvero il “T-Test per campioni indipendenti” che soltanto arrivati a questo punto può essere utilizzato. Contemporaneamente alla selezione del metodo da utilizzare, si apre una finestra di dialogo dove, una o più variabili quantitative oggetto del test, devono essere inserite nello spazio di riferimento e per ognuna viene calcolato un t-test; nello spazio in basso, invece, deve essere inserita, dopo anche averla selezionata, la variabile di raggruppamento o indipendente “Testata giornalistica”. É necessario anche fare clic su “Definisci gruppi”, un altro comando fondamentale che serve a spiegare cosa si desidera confrontare, ossia il nome della prima testata giornalistica il “Corriere della Notte” (gruppo 1) e il nome della

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seconda testata giornalistica il “Quotidaino” (gruppo 2). Il software produce un output finale composto da diverse tabelle che riguardano la statistica t-test.

In particolare la tabella del t-test per campioni indipendenti mostra le differenze statistiche significative che si possono osservare tra la variabile indipendente “Testata giornalistica” rispetto all’effetto prodotto dalle variabili quantitative LIWC. Se è dimostrata una differenza statistica vuol dire che il valore critico che risulta dalla tabella è inferiore al livello di significatività di 0,05 e nella tabella dove si trovano le medie rispetto alle variabili dipendenti si deve confermare una differenza tale per cui le variabili dipendenti, considerate tra le due testate giornalistiche il “Corriere della Notte” e il “Quotidaino”, differiscono; questo significa che le variabili dipendenti hanno un effetto significativo sulle testate di cui sopra. Se si verifica l’opposto, ovvero che il valore critico che si ottiene dalla tabella supera il livello di significatività di 0,05, allora si può dire che non si osservano differenze statistiche significative tra i valori medi delle variabili LIWC oggetto di analisi rispetto alla variabile “Testata giornalistica”17.

Le condivisioni (“share”) rappresentano una variabile quantitativa di primaria importanza per questa ricerca. Sulla base dei dati raccolti sul foglio Excel rispetto al numero di condivisioni ottenuto da ciascuna fake news oggetto del campione, si possono notare subito delle differenze tra lo share che ogni articolo ha ottenuto poiché ci sono una parte di articoli molto condivisi che hanno avuto più successo di altri che, invece, non ne hanno avuto. Le persone che attraverso l’utilizzo dei social network visualizzano le notizie che circolano nel web e le condividono possono innescare un processo virale di passaparola spaventoso. La raccolta delle condivisioni sul foglio Excel è stata fatta per rendere la fase di analisi dei dati sul software PSPP più semplice e rapida. La tabella ottenuta dalla statistica T-test nota che gli articoli di fake news condivisi differiscono in modo significativo tra una fonte giornalistica e l’altra perché il valore critico ottenuto                                                                                                                          

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risulta essere inferiore al livello 0,05 di significatività scelto come parametro di riferimento rispetto al quale si può osservare o meno una differenza statistica. Per dimostrare il risultato ottenuto si guarda nella tabella in cui vengono illustrate le medie delle condivisioni che si sono ottenute per ciascun articolo di fake news del “Corriere della Notte” e del “Quotidaino”. Su duecento articoli raccolti sono state condivise in media 4439,50 fake news rispetto alla prima testata e 1229,41 fake news rispetto alla seconda. Il valore ottenuto con la statistica t-test di 0,00 dimostra che le fake news del Corriere della Notte sono molto più condivise rispetto alle fake news pubblicate nel Quotidaino. Il risultato ottenuto mostra che le fake news della prima testata giornalistica sono più virali di della seconda testata giornalistica poiché si osserva una differenza statisticamente significativa tra di loro.

Il conteggio delle parole che è chiamato “Word Count” rappresenta una variabile LIWC che letteralmente conta il numero di parole utilizzate nel testo degli articoli che accompagna ciascuna notizia di fake news per ogni testata giornalistica. Durante la fase di raccolta dei dati attraverso l’utilizzo di un file di testo del tipo .txt si sono copiati al suo interno e in ordine tutti i testi e il titolo di ciascun articolo fake oggetto del campione per rendere più semplice l’analisi delle parole al programma LIWC. L’output finale prodotto dal software PSPP mostra una differenza statistica significativa tra le testate giornalistiche rispetto al numero di parole utilizzate; il valore critico t-test ottenuto risulta statisticamente significativo poiché minore del livello di significatività 0,05. La tabella dove si trovano le medie delle parole rispetto a ciascuna fake news, mostra la differenza significativa ottenuta tra il numero di parole utilizzate negli articoli; infatti si contano 290,10 parole per le fake news della prima fonte rispetto a 160,53 parole utilizzate nelle fake news della seconda. Da questi risultati ottenuti si può osservare che rispetto alla variabile “Word Count” gli articoli riguardanti le fake del Corriere della Notte utilizzano più parole oltre ad essere quelli più condivisi. Per concludere l’analisi rispetto a queste due variabili, si possono rappresentare

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graficamente le differenze statistiche osservate tra le due testate giornalistiche poter valutare i risultati ottenuti:

Questo grafico presenta sull’asse delle ascisse le variabili osservate per ciascuna fake news rispetto al Corriere della Notte (colonna blu) e al Quotidaino (colonna arancione), che rappresentano i due gruppi della variabile qualitativa esplicativa “Testata giornalistica”; sull’asse delle ordinate, invece, sono riportati i valori medi ottenuti dalle due testate giornalistiche rispetto alle condivisioni ottenute e alle parole utilizzate su ogni articolo di fake news. Le due colonne dove sono riportati i valori medi della variabile “Share” rispetto alle due testate giornalistiche, mostrano in particolare che le notizie di fake news del Corriere della Notte risultano essere più condivise di quelle del Quotidaino poiché il numero medio di condivisioni ottenuto diverge significativamente tra loro.

Proseguendo l’analisi si possono osservare anche altre variabili che riguardano il modo in cui le notizie false vengono trasmesse. Gli aspetti emotivi ad esempio riguardano varie categorie di variabili che il programma LIWC considera e che possono avere degli effetti sulle fake news oggetto di analisi rispetto alle testate giornalistiche in cui vengono condivise. Le persone condividono il contenuto delle fake news il cui carico emotivo è

4439,5 290,1 1229,41 160,53 0 1000 2000 3000 4000 5000

Share Word Count

Differenze osservate tra le testate giornalistiche

rispetto al numero di condivisioni e parole

contenute negli articoli

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sempre più elevato per dare un senso alle loro esperienze, ridurre la dissonanza o approfondire le connessioni sociali (Jonah Berger and Katherine L. Kilman 2012, p. 2).

Le fake news che evocano emozioni positive o negative possono essere particolarmente virali e questo dipende sicuramente dal peso che queste variabili hanno rispetto al modo in cui rispettivamente il “Corriere della Notte” e il “Quotidaino” caricano di contenuti emotivi le notizie fake. Inoltre le parole che suscitano emozioni positive o negative sono le parole di stile o di funzione che il programma di analisi del testo LIWC valuta in base al modo in cui vengono espresse dalle persone. Studiosi come Holmes e altri (2007) hanno scoperto e dimostrato che le persone danno più importanza a come vengono espresse le emozioni; ciò è rilevante nella misura in cui influenza il loro bagaglio di esperienze passate, siano esse piacevoli o traumatiche (Tausczik e Pennebacker 2010, p. 32).

In base agli articoli di ogni testata giornalistica oggetto d’analisi la tabella della statistica T-test mostra una differenza statistica significativa tra le testate giornalistiche rispetto alla variabile “Emozioni positive”. Questo perché il valore critico è inferiore al livello di significatività di 0,05. Le emozioni positive in ogni articolo fake rispetto al tipo di testata a cui si riferiscono sono trasmesse in misura differente. Inoltre i valori medi ottenuti rispetto alla variabile “Emozioni Positive” osservata divergono tra le fake news significativamente: 0,5433 è il numero di emozioni positive trasmesse negli articoli del “Corriere della Notte” mentre 0,3659 sono quelle trasmesse negli articoli del “Quotidaino”. In base ai valori ottenuti si osserva che nella testata giornalistica “Corriere della Notte” gli articoli di fake news sono più carichi di emozioni positive rispetto a quelle della testata giornalistica “Quotidaino”.

Per quanto riguarda le emozioni negative, invece, si nota un risultato diverso rispetto a quello ottenuto osservando le emozioni positive, in quanto la variabile LIWC

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“Emozioni Negative” ottiene, utilizzando la statistica T-test, un valore critico nella tabella che è superiore al livello di significatività 0,05. Questo significa che non si osservano differenze statistiche tra le emozioni negative trasmesse negli articoli di fake news al variare della “Testata giornalistica”. In entrambe le testate giornalistiche il numero di emozioni negative trasmesse negli articoli ha approssimativamente lo stesso valore medio: nelle fake news del Corriere della Notte è pari a 1,2085, mentre in quelle del Quotidiano vale 1,2828. In base a quanto osservato sopra non si verifica una differenza statistica significativa quindi gli articoli delle due testate giornalistiche sono carichi di contenuti negativi nella stessa misura.

Considerando ancora la variabile “Emozioni Negative”, se la si considera composta dalle tre variabili “Ansia”, “Rabbia”, “Tristezza” (come definite dal programma LIWC), la statistica T-test applicata sul software PSPP ottiene valori significativi rispetto al valore che avevamo ottenuto, considerando, invece, la variabile nel suo complesso. Il contenuto degli articoli che evoca emozioni negative di ansia e di rabbia illustra che il valore critico è inferiore al livello di significatività 0,05 per cui si ottiene una differenza statistica significativa tra gli articoli delle due testate giornalistiche rispetto ai contenuti che evocano ansia e rabbia: 0,18 è il valore medio dell’ansia evocata negli articoli del Corriere della Notte rispetto al valore medio che risulta negli articoli del Quotidaino pari a 0,10. Al contrario, la rabbia evocata negli articoli della prima testata ha un valore medio di 0,33 rispetto a quella evocata negli articoli della seconda testata pari a 0,56. Le emozioni negative di ansia e di rabbia si distribuiscono diversamente sugli articoli delle due testate giornalistiche. Nelle fake news del Corriere della Notte gli articoli evocano più ansia rispetto a quelli del Quotidaino che a sua volta risultano più carichi di rabbia. Il contenuto degli articoli che, invece, evoca tristezza non differisce statisticamente e in maniera significativa tra una fonte e l’altra poiché il valore critico non risulta significativo.

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