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Gli scarabei egizi del Medio Bronzo dei depositi C e il gruppo nn.1371-1432 del Tempio di Ba'alat Gebal a Biblo.

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Academic year: 2021

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Indice

ABBREVIAZIONI ... 4 INTRODUZIONE ... 5 1.BIBLO ... 9 1.1 Il Sito ... 9

1.2 Storia degli scavi, metodologie e pubblicazioni ... 12

1.3 La storia e l’evoluzione del sito ... 17

1.3.1 Antico Bronzo I ... 17

1.3.2 Antico Bronzo II-III ... 19

1.3.3 Antico Bronzo IV/Bronzo Intermedio/ Medio Bronzo I ... 25

1.3.4 Medio Bronzo ... 27

1.3.5 Tardo Bronzo ... 31

2. BIBLO E L’EGITTO ... 35

2.1 Dal Calcolitico al Bronzo Antico I - Epoca Predinastica ... 35

2.2 Bronzo Antico II-III – Epoca Protodinastica ed Antico Regno ... 37

2.3 La fine dell’Antico Bronzo III/ Bronzo Intermedio – Primo Periodo Intermedio ... 38

2.4 Bronzo Medio – Medio Regno e Secondo Periodo Intermedio ... 39

2.5 Tardo Bronzo-Nuovo Regno XVIII^ e XIX^ dinastia ... 48

2.6 L’età del Ferro - Dalla XX^ dinastia in poi ... 55

3. IL TEMPIO DI BA’ALAT GEBAL ... 58

3.1 Storia dei ritrovamenti ... 59

3.2 L’evoluzione architettonica del tempio ... 60

3.2.1 Collocazione dell’area ... 61

3.2.2 Cronologia e Periodizzazioni dell’area ... 63

3.2.3 Nomenclature degli edifici e dei diversi ambienti ... 64

3.2.4 Ricostruzione delle fasi architettoniche ... 67

3.3 I Depositi all’interno del tempio ... 86

3.3.1 Sala E ... 88

3.3.2 Esterno sala E ... 95

3.3.3 Gruppi di oggetti rinvenuti nell’area del tempio non in contenitori, ma individuati come depositi. ... 98

3.3.4 Gruppi di oggetti rinvenuti nell’area del tempio per i quali non vi è certezza si tratti di depositi. ... 102

(3)

2

4.1“Champ des Offrandes” ... 106

4.2 Tempio degli Obelischi ... 113

4.3 Enceinte Sacrée ... 117

4.4 Chapelle Orientale ... 119

4.6 Discussione sui depositi del sito ... 121

4.6.1 La natura dei depositi ... 127

4.6.2 La provenienza dei materiali rinvenuti nei depositi ... 129

4.6.3 Specifici pattern distributivi ... 131

5. GLI SCARABEI DEL GRUPPO NN°1371-1432 E DEL DEPOSITO C NEL TEMPIO DI BA’ALAT GEBAL ... 133

5.1 L’individuazione dei materiali da studiare ... 133

5.2 Metodologia di studio ... 136

5.3 Scopo e motivazioni dello Studio ... 138

5.4 Gruppo nn°1371-1432 del Tempio di Ba’alat Gebal ... 140

Classe 2A “Spirali disgiunte”; scarabei nn° 1376, 1382, 1386, 1390, 1413, 1415, 1416 ... 153

Classe 3A1 “Segni e simboli, motivo smA tAwy”; scarabeo n°1401 ... 163

Classe 3 A2 “Segni e simboli, motivo nbty”; scarabei nn°1388, 1397, 1405, 1406, 1407, 1408 ... 166

Classe 3A3 “Segni e simboli, varia”; scarabei nn° 1372,1375, 1380, 1395, 1403, 1414, 1424, 1426 ... 169

Classe 3B3 “Segni e simboli, corone rosse”; scarabei nn° 1381, 1394,1402, 1409, 1410 ... 177

Classe 3B7 “Segni e simboli, leone HAt”; scarabei nn°1404, 1419 ... 180

Classe 3C “Segni, simboli e formule”; scarabei nn°1371, 1373, 1374, 1393 ... 181

Classe 4 “Cerchi concentrici”; scarabei nn° 1412 e 1422 ... 189

Classe 5 “Motivi a croce”; scarabeo n° 1417 ... 190

Classe 6B1/2 “Motivi a volute”; scarabei nn°1420, 1423 ... 192

Classe 6B3 “Motivi a volute, varia”; scarabeo n°1421 ... 195

Classe 6C “Bande intrecciate”; scarabei nn° 1378, 1379, 1389, 1391, 1398 ... 197

Classe 10 D2 “Simbolo Hator”; scarabeo n° 1400 ... 200

Classe 11 “Nomi e titoli”; scarabeo n°1385 ... 202

Scarabei doppi nn°1382, 1383, 1384 ... 205

Scarabei di non facile lettura nn° 1377, 1392, 1399, 1425 ... 211

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3

1E “Motivi floreali”; scarabei nn°2304, 2305, 2306 ... 215

Classe 2A “Spirali disgiunte”; scarabeo n°2301 ... 221

3A 3 “Segni e simboli, varia”; scarabeo n°2303 ... 223

6B 1-2 “Motivi a volute”; scarabeo n°2302 ... 224

6 DISCUSSIONE ... 226

6.1 Gruppo 1371-1432 ... 226

6.1.1 Identificazione del gruppo di scarabei come facenti parte di un deposito ... 231

6.1.2 La datazione e provenienza degli scarabei, confronto con materiali provenienti dallo stesso contesto ... 232

6.1.3 La tipologia del deposito ... 249

6.2 Il deposito C del tempio di Ba’alat Gebal ... 250

6.2.1 Identificazione del gruppo di scarabei come facenti parte di un deposito ... 251

6.2.2 La datazione e provenienza degli scarabei, confronto con materiali provenienti dallo stesso contesto ... 252

6.2.3 La tipologia del deposito ... 260

CONCLUSIONI ... 264

BIBLIOGRFIA ... 269

Bibliografia ... 269

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ABBREVIAZIONI

FB I Dunand, 1939, Fouilles de Byblos I FB II Dunand, 1958, Fouilles de Byblos II FB VI Lauffray, 2008, Fouilles de Byblos VI

SCI Ben-Tor, 2007, Studies, Chronology and Interconnections StSc I Ward, 1978, Studies on Scarab-seals vol.1

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INTRODUZIONE

L’antico sito di Biblo fu uno dei maggiori porti del levante settentrionale nell’età del Bronzo, crocevia del Mediterraneo Orientale e punto d’incontro tra la civiltà egizia e quelle vicino e medio Orientali. Il sito è stato quasi interamente scavato a partire dagli anni ‘20 del secolo scorso, ma purtroppo non è possibile avere un quadro completo della storia e dell’evoluzione dello stesso. La motivazione è legata, oltre che alla complessità innegabile dell’area, alle metodologie di scavo utilizzate da Montet e Dunand nel corso dei decenni di scavo e alla mancata pubblicazione di parte dei dati raccolti. Le tecniche di scavo utilizzate, a trincea nel caso di Montet e a livelli isometrici nel caso di Dunand, hanno reso l’interpretazione della stratigrafia del sito un’impresa in alcuni casi impossibile, rendendo difficile la ricostruzione dell’evoluzione degli edifici e la comprensione della loro destinazione d’uso. Inoltre, in molti casi per diversi

materiali non è fornita la collocazione precisa né immagini nitide, rendendo lo studio di categorie di oggetti o di determinati gruppi particolarmente complesso. Studiare dunque i materiali provenienti dal sito o uno specifico deposito si rivela un’impresa complessa che richiede l’utilizzo di una rete d’informazioni diversificate ricavabili dalle pubblicazioni.

Il presente studio ha come scopo l’analisi degli scarabei contenuti in alcuni depositi nel tempio di Ba’alat Gebal. Gli scarabei sono una tipologia di manufatti molto diffusa a partire dal primo Periodo Intermedio in contesti egiziani prima e successivamente in contesti levantini. Simbolo di rinascita e rigenerazione, nascono come amuleto sia per i vivi sia per i morti, ma ben presto vengono impiegati per altri scopi, primo fra tutti l’uso come sigilli. L’uso di uno scarabeo come sigillo non esclude però che lo stesso possa essere utilizzato come amuleto e ciò è confermato dal fatto che motivi uguali sono presenti sia su impronte di sigillo sia su scarabei rinvenuti in sepolture. Gli scarabei sono materiali molto diffusi in tutti i siti egizi e levantini e, per quanto non tutti gli esemplari siano facilmente databili, spesso è possibile individuarne con

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6 nonostante alcune limitazioni, si rivela particolarmente utile per la datazione di

contesti la cui stratigrafia non è chiara.

Per poter contestualizzare i materiali in studio si è ritenuto necessario discutere in primo luogo l’evoluzione e la storia del sito nell’età del Bronzo con brevi accenni all’età Calcolitica e del Ferro. È stata inoltre, posta attenzione ai dati che testimoniano i contatti tra il sito e l’Egitto nel corso dei secoli, dato questo fondamentale per spiegare la presenza degli scarabei in studio nel sito. Nella parte introduttiva si è ritenuto inoltre necessario esporre le metodologie di scavo seguite e i relativi limiti delle stesse per poter meglio comprendere le criticità dello studio.

Lo studio vero e proprio è stato diviso in quattro capitoli. Nel capitolo 3 è stata

analizzata l’architettura del tempio di Ba’alat in quanto la contestualizzazione del luogo di ritrovamento degli oggetti in studio è stata ritenuta punto di partenza

fondamentale. Non vi è ad oggi uno studio complessivo e definitivo che fornisca una ricostruzione univoca dell’area nel tempo. In particolar modo non vi sono ad oggi lavori di sintesi per quanto concerne l’evoluzione architettonica del tempio dal secondo millennio in poi, se non i dati pubblicati da Dunand nei rapporti preliminari di scavo e in Fouilles de Byblos I. Per il IV e III millennio a.C, due importanti lavori ci permettono di fare un po’ di luce sul sito: Byblos in the Third Millennium B.C., di Muntaha Saghieh e Fouilles de Byblos VI, l’urbanisme et l’architecture di Jean Lauffray. In entrambe le opere gli autori ricostruiscono l’evoluzione architettonica del sito in particolar modo nel corso del III millennio. L’opera di Lauffray è in realtà, la pubblicazione di un

manoscritto incompiuto di Dunand, terminato con la consultazione di documentazione non pubblicata, presente nell’archivio Dunand. Il testo però, pur fornendo maggiori informazioni sul tempio rispetto a FB I, non fuga ogni dubbio. Numerosi infatti sono i punti in cui Lauffray afferma di aver trovato informazioni contrastanti e/o non certe. Il capitolo non si prefigge di risolvere completamente i dubbi sull’evoluzione delle architetture del tempio di Ba’alat, ma cerca di fornire un quadro il più completo possibile dei dati pubblicati. Il capitolo si conclude con una panoramica sui depositi contenuti nel tempio, fondamentale per poter poi fare dei confronti con i depositi all’interno dei quali sono contenuti gli scarabei in studio.

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7 Vista la natura di cittadella sacra del sito di Biblo e l’alta concentrazione di depositi votivi, è stato ritenuto utile nel capitolo 4, fare una panoramica sui depositi del sito, nel tentativo di individuare altri depositi contenti scarabei e poter osservare meglio la distribuzione e frequenza dei depositi e dei materiali che li compongono.

Lo studio vero e proprio degli scarabei del deposito C e il gruppo nn°1371-1432 si svolge nei capitoli 5 e 6. Questi due gruppi sono stati scelti in quanto sono gli unici gruppi di scarabei definiti come depositi da Dunand rinvenuti all’interno del tempio di Ba’alat non ancora studiati. Il tempio di Ba’alat inoltre ha restituito un’alta

concentrazione di scarabei in deposito rispetto alle altre aree del sito. Per la precisione tre depositi certi in giara contenenti scarabei sono stati rinvenuti all’interno del tempio di Ba’alat e a questi devono essere aggiunti il gruppo nn°1371-1432, definito da

Dunand come deposito e gli scarabei nn° 2707-2709 e nn°1437-1438 i quali sembrano far parte di depositi intenzionali, ma sui quali come vedremo non vi è certezza.

Dopo una prima riorganizzazione dei dati preliminari, i due gruppi di scarabei sono stati studiati separatamente per ragioni di praticità. Per ogni scarabeo o gruppi di scarabei che presentavano il medesimo design, sono stati individuati dei paralleli ed è stata studiata l’evoluzione del motivo, al fine di individuarne la datazione e provenienza. Per poter studiare al meglio un gruppo di scarabei e poter ottenere il maggior numero di informazioni possibili dagli stessi, sono necessari un chiaro contesto di scavo e poter osservare tutti i lati dell’oggetto. Purtroppo, non sono state queste le condizioni in cui si è svolto lo studio in quanto degli scarabei sono stati infatti pubblicati solamente le basi. I motivi rappresentati alla base degli scarabei sono da sempre stati utilizzati per la datazione degli stessi. Purtroppo, è stato nel tempo dimostrato, come non sia facile né semplice creare delle seriazioni crono-tipologiche basandosi solamente sul design degli scarabei. Non di meno però molte informazioni possono essere desunte dai motivi incisi sulla base degli scarabei e solo per pochi esemplari la non possibilità di studiare anche il dorso e i lati si è rivelata un problema.

Due sono stati gli scopi principali dello studio: l’individuazione della datazione e del luogo di provenienza degli scarabei e la comprensione della natura dei depositi. In

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8 terza istanza si è cercato di di comprendere le motivazioni di un’alta concentrazione di depositi di scarabei presso il tempio di Ba’alat. Questo terzo scopo è probabilmente il più complesso da individuare e forse è possibile solo dopo uno studio complessivo di tutti i depositi del sito, ma deve essere comunque preso in considerazione.

L’interesse nei confronti di questi materiali non è solo fine a sé stesso. Uno studio diffuso dei materiali ritrovati all’interno del tempio e più generale all’interno del sito, è utile sotto numerosi aspetti. In primo luogo, può essere di grande aiuto nella

ricostruzione dell’evoluzione delle architetture, per le quali, come abbiamo visto nel capitolo precedente, non vi è sempre chiarezza nelle pubblicazioni. Utile inoltre per comprendere la destinazione d’uso di un edificio ed il valore socio-economico dello stesso. Infine, un sito come quello di Biblo, si è dimostrato sotto più aspetti un sito chiave per la comprensione dei rapporti tra l’Egitto e il Levante del nord, area questa sulla quale ancora molte domande rimangono sospese.

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1.BIBLO

1.1 Il Sito

La città di Jbeil si trova sulla costa libanese a circa 45 km nord dalla capitale Beiruth. Il Sito, uno tra i più importanti delle coste levantine, è abitato ininterrottamente dal neolitico.

Il moderno nome deriva dal fenicio Gebal, menzionato nella Bibbia come Gubla.1 Il nome Biblo, con cui il sito è notoriamente conosciuto, è di origine greca, compare solo nel primo millennio a.C. ed è legato alla natura commerciale della città, che faceva da tramite tra l’Egitto e l’Egeo per la commercializzazione del papiro, “byblos”. Nei testi Egizi, Biblo era invece denominata Kpn, toponimo documentato fin dal terzo millennio a.C. e la regione circostante chiamata “Terra degli Dei”.2

Le rovine dell’antico sito di Biblo sono situate su un promontorio aggettante sul mare. Alla base della scogliera diverse baie forniscono un diretto accesso al mare. A settentrione si aprono due piccole insenature: la prima, corrisponde al porto medioevale della città, ancora ad oggi in uso, la seconda, più piccola è la baia di Chamiyeh, subito sotto il moderno porto. A sud del promontorio, la linea di costa è più ampia ed è divisa anch’essa in due baie dall’isola di Yasmine, un piccolo isolotto roccioso posto a pochi metri dalla costa. A nord dell’isola troviamo la baia di Jouret Osman, che sorge alla base di una valle antica ora insabbiata, percorsa dal fiume Qassouba, ad oggi poco più che un torrente, che deve aver contribuito all’insabbiamento dell’area. A sud dell’isola Yasmine si trova invece l’ampia baia di El-Skhyneh, un’area ampia e non protetta dalle correnti marine3(Fig.1). Il porto antico dell’età del bronzo non è and oggi ancora stato identificato con certezza. A lungo la maggior parte degli studiosi4 ha ritenuto che il porto medioevale a nord del promontorio, ancora ad oggi in uso, corrispondesse al porto antico, vivamente descritto nel resoconto di Wenamun. A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, Honor Frost, ha iniziato una serie di survey lungo la costa e al largo, che hanno messo

1 Re 5.18 ed Ezechiele 27.9 2 Aubet, 2013, p. 201 3 Frost, 2004

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10 per la prima volta in discussione la reale posizione del porto antico. Recentemente, il

Byblos and Sea Project, ha dimostrato come il porto dell’età del bronzo non avrebbe

potuto sorgere nelle baie settentrionali, troppo basse e dal fondo roccioso, ma che con molta probabilità sorgesse nei pressi della baia di Jouret Osman, a sud del promontorio.5 Inoltre, rilevamenti al largo della costa hanno portato all’identificazione di due scogliere che possono essere state usate come zone di ormeggio al largo per imbarcazioni di grande portata, ipotesi supportata anche dal rinvenimento di sette ancore nell’area.6

Figura 1 Foto aerea dell'antico sito di Biblo e delle coste adiacenti. Tratta da Francis-Allouche & Grimal, 2016

La cittadella, che si estende su circa cinque ettari, presenta due aree collinari poste una a nord-ovest e l’altra a sud-est separate da una zona depressa, l’area definita del pozzo sacro, dove in origine si trovava una sorgente naturale di acqua dolce, trasformata in un profondo pozzo atto a rifornire il sito. La cresta di nord-ovest si innalza gradualmente dal livello della scogliera (20 m s.l.m.) fino a un massimo di 28 m s.l.m., la cresta sud-est non supera invece i 24 m s.l.m..7Questa informazione, all’apparenza superflua, si rivela

5 Francis-Allouche & Grimal, 2016 6 Francis-Allouche & Grimal, 2016 7 Saghieh, 1983, p. 1

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11 in realtà fondamentale per lo studio del sito. Come si vedrà nel capitolo seguente, gli scavi condotti negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, sono stati per la maggior parte realizzati seguendo una metodologia di scavo a livelli isometrici e non stratigrafica. In questo modo, per esempio, strati appartenenti alla stessa epoca, ma posti a due diverse altitudini, appartengono a due livelli diversi.

Ad est del tell si dipana una stretta fascia pianeggiante, costeggiata dalla catena dei Monti Libici che in questa zona è meno ripida e permette un più facile accesso all’interna valle del Beqa’a. La posizione geografica del sito ha permesso fin dalle epoche più antiche il commercio di prodotti agricoli con l’interno e lo sfruttamento delle risorse forestali.8I legni libici e i loro derivati furono infatti uno dei prodotti maggiormente ricercati dall’Egitto faraonico e non solo. I tronchi di pino e cedro del libano venivano in particolar modo impiegati nelle grandi opere di costruzione e nella realizzazione di imbarcazioni per la navigazione in alto mare, sopperendo alla mancanza sul territorio egizio di alberi ad alto fusto e di legni particolarmente resistenti. I derivati come resine e olii venivano usati nell’ambito della mummificazione e come vernici ed impermeabilizzanti.

La città di Biblo fu per millenni un fiorente porto commerciale, punto di snodo delle vie di comunicazione che collegavano Egitto, Asia e Mar Egeo.

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12 Figura 2 Pianta schematizzata della cittadella. Tratta da Charaf, 2012

1.2 Storia degli scavi, metodologie e pubblicazioni

Per quanto questo paragrafo possa sembrare di poca utilità e solamente accessorio, si rivela una lettura fondamentale per la comprensione dello studio che seguirà. Le metodologie di scavo applicate nel corso del secolo scorso, la non completa pubblicazione di tutto il materiale raccolto e prodotto nel corso degli anni di scavo e le vicissitudini contemporanee del sito e degli archivi, hanno fatto sì che la ricostruzione della storia del sito, delle sue architetture e lo studio dei materiali raccolti durante gli scavi si rivelassero imprese complesse se non spesso impossibili per mancanza d’informazioni complete.

I primi scavi a Jbeil vennero in compiuti nel 1860 da Ernest Renan, incaricato da Napoleone III di svolgere uno studio sulla Fenicia. Renan individuò il sito attraverso un

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13 passo di Strabone9, ma la presenza di abitazioni sull’area non gli permise di compiere veri propri scavi. Si limitò dunque a piccoli sondaggi e alla raccolta e catalogazione di vari materiali recuperati in superficie in particolar modo numerose iscrizioni in greco. I risultati vennero pubblicati nell’opera Mission de Phénicie (1864). L’opera fornisce una descrizione della missione e dei materiali raccolti, ma non fornisce un sistema di catalogazione per gli stessi né informazioni, se non minime, sul contesto di ritrovamento.

Scavi sistematici furono compiuti a partire dal 1921 dall’egittologo Pierre Montet. All’epoca dell’inizio degli scavi sul promontorio di Biblo erano presenti ventinove case con annessi orti e giardini, per questo motivo più di una zona di scavo venne abbandonata, creando tra l’altro importanti difficoltà nell’identificazione di edifici e monumenti, come per esempio nel caso del tempio di Ba’alat-Gebal ritenuto in un primo momento due templi diversi costruiti adiacenti e da lui denominati “Tempio Siriano” e “Tempio Egiziano”.

Nel 1922 una frana sul pendio nord-ovest del promontorio, sul lato rivolto verso il mare, mise in luce una tomba reale. Questo fortuito accadimento condusse alla scoperta di 8 tombe reali tre delle quali (I, II e III) risultarono inviolate.

Per quanto concerne le metodologie impiegate da Montet nella realizzazione dei suoi scavi si trattò principalmente di scavi a trincea, che portarono in luce diverse aree senza seguire un vero e proprio metodo né principi stratigrafici.10 I risultati delle quattro campagne di scavo vennero pubblicati nel 1928 nell’opera Byblos et L’Egypte, Quatre

campagnes de fouilles à Gebeil, composta da un testo e da un atlante, dove oltre allo

studio del sito e alla presentazione delle diverse campagne di scavo, vennero forniti un catalogo dei manufatti trovati. La pubblicazione consiste principalmente in un catalogo degli oggetti raggruppati in base alla tipologia e al luogo di provenienza e poco o nulla è detto della stratigrafia e sul contesto di ritrovamento.

9 Geografia 16.2.18 10 Saghieh, 1983, p. 40

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14 Figura 3 Veduta del sito durante gli scavi di Montet, in lontananza si scorge il castello crociato. Tratta da Dunand, 1939, tav.II

Gli scavi ripresero nel 1926 sotto la guida di Maurice Dunand che aveva affiancato Montet nelle campagne precedenti. Nel 1930 gli furono concessi fondi dal governo libanese per l’espropriazione delle case costruite sul sito, permettendogli così l’estensione degli scavi a tutta l’area della cittadella. Gli scavi di Dunand proseguirono in maniera continuativa fino al 1938, ma terminarono completamente solo nel 1973, a causa dello scoppio della guerra del Kippur. Dunand lasciò il sito quasi completamente scavato, ma non riuscì mai a pubblicare una sintesi completa. Per lo scavo del sito Dunand impiegò un metodo a livelli isometrici che perfezionò nel tempo.11 Il metodo consisteva nello scavare il sito a livelli orizzontali progressivi della medesima misura (20 cm), denominati levées, annotando tutti i manufatti e le architetture messe in luce in un determinato livello. La quota di partenza fu decisa a 28.00 metri s.l.m., ossia il punto più alto del promontorio, ad ovest del complesso di Ba’alat-Gebal. Durante le prime due campagne dirette da Dunand, la presenza delle case moderne non ancora espropriate

11 Dunand espose il suo metodo in Fouilles de Byblos I e in Siria, IX (1928) e trattò delle modifiche adottate nel corso degli anni in Fouilles de Byblos II.

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15 lo costrinse a scavare eseguendo 60 trincee rettangolari di 5 metri di larghezza e di lunghezza variabile dai 7 ai 35 metri in base allo spazio disponibile. In un secondo momento gli espropri permisero di lavorare su tutto il sito. L’area fu divisa fisicamente in una griglia, realizzata sul terreno tramite dei paletti in cemento. I quadrati della griglia erano individuati tramite coordinate orizzontali e verticali espresse in numeri arabi. Ogni riquadro della griglia misurava 50 m di lato ed era identificato attraverso un numero e suddiviso all’interno in quadrati più piccoli di 10 m di lato. Come rivelano le tavole pubblicate i numeri non sono ordinati in quanto gli scavi e di conseguenza la griglia, sono stati ampliati negli anni in seguito al susseguirsi degli espropri.12

Le metodologie di scavo usata da Dunand ha da sempre creato delle perplessità per quanto concerne la validità scientifica e la possibilità una volta terminati gli scavi, di ricostruire ed individuare le varie sequenze cronologiche del sito. A questo scopo numerosi sono stati gli studi condotti nel corso dei decenni da vari studiosi, con più o meno successo, per tentare di ricostruire un’evoluzione stratigrafica del sito.13 Tav ii Dunand 1958

Figura 4 Griglia di scavo. Tratta da Dunand, 1958, tav.II

Il processo di pubblicazione dei dati raccolti è stato lungo e non ancora ad oggi del tutto completato. La serie di volumi dedicati agli scavi condotti da Dunand e dai suoi collaboratori si intitola Fouilles de Byblos ed è composta da sei volumi, il primo del quale pubblicato nel 1939 mentre l’ultimo nel 2008. Di questi volumi i primi due presentano i dati raccolti nelle campagne di scavo condotte tra il 1926 e il 1938. Questi volumi non forniscono dei complessivi tentativi di sintesi né una profonda interpretazione dei dati raccolti, se non in alcuni punti, ma come Dunand stesso afferma: “Mais nous presentons

aussi au lecteur tous les moyens de controle et de recherche pour se faire une opinion originale...”.14

Il primo volume, Fouilles de Byblos I, composto da un tomo e un atlante riporta i dati degli scavi condotti dal 1926 al 1932. I manufatti ritrovati sono annotati in forma di

12 Lauffray, 2008, p. 8

13 Si veda ad esempio Braidwood, 1941; Saghieh, 1983 14 Dunand, 1939, p. 9

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16 catalogo, suddivisi per levées e identificati con un numero progressivo.15 I livelli, in questa pubblicazione, vanno dal I (quota 28.00) al XLII (quota 19.60). Sono presenti quattro piante, ognuna delle quali rappresentante i resti architettonici di 10 livelli, ossia due metri di scavo.

Nella seconda pubblicazione, Fouilles de Byblos II, sono invece stati raccolti i dati delle campagne condotte dal 1933 al 1938. Anche in questo caso i manufatti sono catalogati per numeri progressivi e divisi per livello. Il livello raggiunto in queste pubblicazioni è il XXV. Rispetto al primo volume nel secondo sono presenti cinque piante a colori. Ogni pianta rappresenta cinque livelli, dunque una profondità complessiva di scavo di un metro e ogni livello è indicato con un colore diverso. Il colore con cui è indicato ogni muro rappresenta il livello a cui è stato ritrovato, qualora il muro termini in una pianta diversa, viene indicato con dei tratteggi colorati.

Il volume III, che doveva presentare i dati materiali e topografici delle campagne dopo il 1938, non è mai stato pubblicato16 e i documenti e le note di scavo sulle quali si doveva basare sono andati probabilmente persi nella guerra civile libanese.17 I volumi IV18 e V19 sono stati pubblicati rispettivamente nel 1968 e nel 1973 e trattano l’epoca preistorica e proto-urbana della città, fornendo una dettagliata analisi di vari aspetti del sito in queste epoche, includendo anche la litica, la ceramica e le pratiche funerarie. Il volume VI,20 pubblicato dopo la morte di Dunand, tratta l’urbanesimo e l’architettura del sito dall’epoca proto-urbana all’occupazione Amorea alla fine dell’età del Bronzo Antico. Il volume VII doveva trattare l’evoluzione delle strutture sacre dal Neolitico all’età Romana e Dunand menziona nelle sue opere anche un volume comprensivo sulla ceramica del sito, entrambi mai realizzati. É necessario sottolineare come i volumi pubblicati da Dunand e dai suoi collaboratori, non contengano però tutto il materiale prodotto

15 La numerazione degli oggetti ritrovati durante le campagne di scavo eseguite sotto la direzione di P. Montet va da 1 a 1328, quelli ritrovati nelle campagne di M. Dunand proseguono la numerazione introdotta precedentemente e vanno da 1329 a 19313. Non vi sono dunque problemi di sovrapposizione di numeri di catalogo tra le varie campagne

16 Lauffray, 2008, p. 1 17 Lauffray, 2008, p. 9 18 Cauvin, 1968 19 Dunand, 1973 20 Lauffray, 2008

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17 durante quasi quarant’anni di scavi. Numerose sono le piante, le fotografie, i rilievi e molto altro materiale, contenuti nel “Fond Dunand”, che non sono ad oggi stati pubblicati né sono facilmente accessibili.21

Oltre i maggiori scavi condotti da Dunand, pochi altri progetti sono stati condotti al di fuori dell’area urbana principale. Tra il 1972 e il 1973 sono stati condotti da Gimon gli scavi della Necropoli K22 e dal 2011 il Biblos and the Sea Project, diretto da Martine Fracis-Allouche e Nicolas Grimal, ha condotto una serie di ricerche multidisciplinari lungo il litorale e la costa giblita con lo scopo principale di ritrovare il porto antico di Biblo, mai veramente individuato. Il progetto ha raccolto l’eredità degli studi di Honor Frost, che a partire dagli anni Sessanta aveva condotto un programma di ricognizioni marine e costiere. 23

1.3 La storia e l’evoluzione del sito

Nel seguente capitolo verrà brevemente trattata la storia di Biblo e l’evoluzione delle sue architetture durante l’Età del Bronzo, con accenni all’epoca calcolitica e all’Età del Ferro per avere una contestualizzazione il più completa possibile. La scelta di restringere la trattazione a solo queste epoche è dovuta alla datazione degli oggetti in studio che si colloca nel Bronzo Medio. I paragrafi inerenti alla storia e l’evoluzione del sito e quelli ai rapporti tra Biblo e l’Egitto nel corso dei secoli, sono stati tenuti separati in quanto seppur la storia giblita è intrinsecamente legata alla storia e alla cultura materiale egizia si è ritenuto necessario riportare anche le fonti egizie non presenti a Biblo che forniscono però informazioni sui rapporti tra i due stati. Unire fonti giblite, egiziane e la storia del sito avrebbe creato una sovrapposizione di informazioni.

1.3.1 Antico Bronzo I

21 Il “Fond Dunand” fu oggetto di importanti diatribe legislative tra la Francia, la Svizzera e il Libano. Conservato presso l’Università di Ginevra dalla morte di Dunad fino al 2010, è ad oggi ritornato in Libano presso la Direction Genrale des Antiquites. Si veda a proposito Michel, 2008 e Seiff, 2012

22 Salles, 1980, p. 7

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18 Il termine Antico Bronzo I non viene spesso utilizzato nelle cronologie dei siti libanesi. Non vi è infatti, una terminologia cronologica generalmente accettata per l’Antico Bronzo in Libano e spesso vengono usate o la cronologia di uno specifico sito o la terminologia stabilita per il levante meridionale.24 Con molta probabilità è assimilabile a questa epoca l’Èneolithique Recent di Dunand,25 denominato nella sua ultima parte

Proto-Urbaine da Laufray.26

Attorno al 3600-3500 a.C. un nuovo insediamento si sovrappone al villaggio neolitico, senza però dare segni di discontinuità culturale. All’inizio l’insediamento occupa ancora una porzione limitata del promontorio, ma attorno al 3500-3400 a.C. si estende su tutta la superficie, arrivando ad occupare zone mai abitate fino ad allora.27 All’inizio dell’Antico Bronzo I il sito è caratterizzato da abitazioni ovali, le quali insieme alle produzioni ceramiche testimoniano strette connessioni con il levante meridionale.28 Ascrivibili probabilmente ad una fase più tarda sono invece le abitazioni di forma rettangolare con angoli stondati.29 In generale l’orientamento degli edifici sembra seguire la topografia del sito, piuttosto che un piano urbanistico preciso.

Seguendo la tradizione neolitica le inumazioni sono singole all’interno di grandi giare poste sotto le pavimentazioni degli edifici o in spazi aperti tra gli stessi.30 Il numero delle inumazioni databili a quest’epoca, attorno alle 2000, riflette un considerabile aumento demografico specchio di un miglioramento dello stile di vita rispetto alla prima fase calcolitica, dove il numero delle sepolture non supera le settantotto.

Il rame gradualmente sostituisce la pietra nelle produzioni di armi e aumentano i silos per lo stoccaggio di grani e provviste.31

In quest’epoca non sono ancora presenti importanti costruzioni che possono avere una funzione comunitaria a livello politico e sociale, con l’unica eccezione di una struttura in

24 Genz, 2014 25 Artin, 2005 26 Lauffray, 2008 27 Artin, 2005 28 Genz, 2014, p. 296 29(Dunand 1973, pp.217-246 30 Artin, 2005 31 Aubet, 2013, p. 209

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19 prossimità del pozzo sacro. Probabilmente una fase primordiale dell’Enceinte Sacrée si trova al di sotto dei livelli pubblicati nelle piante. Le piante pubblicate in FB II rivelano un recinto rettangolare che circonda l’Enceinte Sacrée, mentre Dunand parla di una recinzione ovale che circonda una fase precedente del tempio.32

La fase di transizione in Libano dall’Antico Bronzo I all’Antico Bronzo II, attorno al 3000 a.C., non è completamente chiara agli studiosi. A Biblo la difficoltà è dovuta principalmente ai problemi nella lettura della stratigrafia legati alle metodologie di scavo, a Sidone è presente uno iato nella stratigrafia nel momento di transizione, mentre il sito di Sidone-Dekerman risulta abbandonato alla fine dell’Antico Bronzo I.33

1.3.2 Antico Bronzo II-III

Biblo è probabilmente il sito del Libano in cui gli strati databili all’Antico Bronzo II e III sono stati maggiormente messi in luce. Questo purtroppo non implica che la storia e le architetture del sito databili a quest’epoca siano chiare e ben comprensibili. Due maggiori studi si sono focalizzati sulla ricostruzione del sito nel III millennio quello della Saghieh34 e quello di Lauffray.35 Secondo la ricostruzione della Saghieh l’Antico Bronzo II e III corrisponde alle fasi KI-KIV, mentre nella cronologia di Lauffray alle fasi Periode de

Style Sableux - Piqueté III (tab.1).

Epoca Datazioni

Assolute Dunand Saghieh Lauffray

Antico Bronzo I 3600 3000 Enéolithique Récent (Inst.II) Inst.III L Epoque Proto-Urbaine Antico Bronzo II 3000 2800 Inst.IV Inst.V KI KII Periode de Style Sableux Periode de Grosses Fondations 32 Dunand, 1958, p. 899 33 Genz, 2014, p. 297 34 Saghieh, 1983 35 Lauffray, 2008

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20 Antico Bronzo III 2800 2400 Inst.VI KIII KIV Periode de Style Piqueté I-II Antico Bronzo IV/ Bronzo Intermedio 2400 2000 Epoque Amorite Inst. VII JI JII Periode de Style Piqueté III-IV

Figura 5 Terminologia cronologica del Bronzo Antico a Biblo. Tratta da Genz, 2014, tab 21.1 Il primo insediamento del Bronzo Antico a Biblo copre un’area di circa cinque ettari ed è diviso in diversi quartieri, che si adattano alla topografia collinare del sito. Secondo Lauffray e Nigro36 le prime fortificazioni sono state erette nel sito attorno all’Antico Bronzo II, mentre Saghieh37 propende per una costruzione più tarda datata all’Antico Bronzo III. In una prima fase il sistema difensivo di Biblo era composto da un basamento in pietra, spesso all’incirca 2 m, sul quale si innalzava una sovrastruttura in mattoni crudi e legno. A nord si apriva la porta principale, in uso solamente nell’Antico Bronzo II,38 posta in asse con il lago e il pozzo sacro, mentre un secondo ingresso era costituito dalla Porta Nord-Ovest, collegata con l’area della baia di Chamiyeh e il Palazzo Reale, localizzato sul promontorio alle spalle del Tempio di Ba’alat.39 La realizzazione di mura difensive segna il raggiungimento dello status urbano del sito durante il III millennio a.C.40

Le abitazioni private sono composte in quest’epoca e anche in seguito, da diverse stanze con la presenza di basi di colonna agli angoli o lungo le mura. Questa tipologia costruttiva, realizzata a Biblo in calcare, si ritrova anche a Tell Fadous-Kfarabida, Tell Arqa e Sidone.41

Non molto può essere detto riguardo alla geopolitica dell’area in questo periodo anche se si può pensare all’esistenza di una sorta di gerarchia tra i diversi insediamenti. Lo

36 Lauffray, 2008, pp.289-324; Nigro, 2013, p. 37 Saghieh, 1983, pp.65-66

38 Lauffray, 2008, pp.163-164, 295 fig. 81; Nigro, 2013, p.173

39 Nigro, 2013, p. 173; Sulla collocazione del Palazzo Reale si veda in seguito pp.23-24 40 Nigro, 2013, p.176

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21 studio di Morfoe42 sembra dimostrare la presenza di unità politiche indipendenti, che lui denomina “city-states” o “petty-kingdoms”, che dominano su centri in un areale di circa 50 km². La presenza di edifici pubblici nel piccolo sito di Tell Fadous-Kfarabida, fa pensare ad un sistema sociopolitico più complesso che prevedesse la presenza di diversi centri amministrativi.43 Ceramica con impressioni di sigilli cilindrici, rinvenuta a Biblo, fa supporre sistemi di commerci e stoccaggio già evoluti.44

Le pratiche funerarie cambiano sostanzialmente all’inizio dell’Antico Bronzo II, le sepolture tipiche del periodo e dell’epoche successive, consistono in camere scavate nella roccia al di fuori dell’insediamento. Non molti studi sono stati condotti su queste sepolture, ma la dimensione degli ambienti e i corredi funerari sembrano suggerire possibili sepolture multiple.45

Già a partire dall’Antico Bronzo II il sito inizia a mostrare il suo volto di “cittadella sacra” che lo caratterizzerà nelle epoche successive. Il numero di santuari e luoghi sacri infatti è particolarmente alto a Biblo in proporzione all’estensione del sito stesso. Intorno alla metà del III millennio nei pressi del pozzo sacro iniziano a sorgere in quest’epoca il Tempio di Ba’alat Gebal e il Tempio a L, ma molti altri santuari sono presenti in diversi quartieri. Nella parte occidentale del sito sembra essere stato trovato un edificio amministrativo, ma a causa delle condizioni di preservazione non molto può essere detto al riguardo.46

Secondo Dunand la fondazione del tempio di Ba’alat Gebal47 risalirebbe al 2800 a.C, in base al ritrovamento, non in situ ma in prossimità del santuario, di un frammento di un probabile piatto in diorite con il cartiglio di Khasekhemui, interpretato come un’offerta al tempio da parte dell’ultimo faraone della II dinastia.48 Saghieh nella sua ricostruzione del sito nel III millennio, ha attribuito la costruzione delle strutture considerate come la

42 Marfoe, 1998, pp.115-128 43 Genz, 2014, p.300 44 Dunand, 1945, pp.59-70

45 Baramki, 1973; Genz, 2014, p.300 46 Lauffray, 2008, pp.431-444

47 Per la descrizione del tempio di Ba’alat Gebal in quest’epoca e nel Medio Bronzo si veda il cap. 3. 48 Jidejan, 1968, p.17; Dunand, 1939, pp.296-304

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22 prima fase architettonica del tempio, il così detto Batiment XVIII, ai periodi KI e II della sua sequenza, datati all’inizi del III millennio a.C.49

Il Temple en L fu scavato da Dunand nel 1938 ed è collocato sul lato sud-orientale del pozzo sacro, sul margine meridionale della depressione che si trovava tra le due colline che caratterizzavano l’antico sito di Biblo, di fronte al tempio di Ba’alat Gebal. Il nome del complesso è dovuto alla disposizione ortogonale delle unità architettoniche, che gli conferiva una forma ad L. Il santuario era con tutta probabilità dedicato a Reshef, o forse ad una divinità poliade del tipo “Baal”.50 La costruzione del complesso del Temple en L e la fase più antica della Chapelle Orientale, eretta a sud-est del tempio, vengono attribuite da Dunand alla sua Installation VI, datata alla metà del III millennio a.C., probabilmente grosso modo coevi all’erezione del Bâtiment XL nel santuario di Ba’alat Gebal, datato al periodo KIV di Saghieh.51 Il Temple en L era costituito da quattro principali unità architettoniche: il Bâtiment XV, una sorta di avancorte, il Bâtiment XIV, il temenos centrale, che costituiva il nucleo del santuario e due unità accessorie laterali il Bâtiment XIII a nord-est e il Bâtiment XVI ad ovest52(fig.5). La corte centrale (Bâtiment XIV) era delimitata da un muro di cinta quadrangolare irregolare, all’interno del

temenos, pressoché al centro, furono costruiti tre piccoli templi, composti da una cella

centrale e due laterali, orientati verso est e ciascuno preceduto da un vestibolo in antis, forse colonnato.53 Di questi tre tempietti in antis l’edificio centrale aveva una cella longitudinale, mentre i due tempietti laterali uno sviluppo latitudinale. Nel tempietto centrale si trovava una stele collocata di fronte al muro meridionale, inserita in una sorta di podio addossato alla parete, mentre una seconda stele e un bacino di pietra si trovavano nell’angolo sud-ovest della cella. L’ingresso orientale al temenos con i tre tempietti era preceduto da un’avancorte di forma trapezoidale irregolare, il Bâtiment XV, probabilmente coperta nella parte meridionale.54 Due ulteriori betili furono

49 Saghieh, 1983, p.41-42, 55

50 Xella, 1994, pp.197-198; Sala, 2008, p. 65

51 Dunand, 1939, pp. 290-296; Saghieh, 1983, p p.43-45, 56-57; Sala, 2008, p.67

52 Sala, 2008, p.69); Saghieh, 1983, pp.14-18, 23-24, tav.II, pianta II; Dunand, 1958, pp.895-898, tavv. XXXVII, XLII

53 Saghieh, 1983, tav. III 54 Saghieh, 1983, p.16, tav. IV

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23 rinvenuti all’interno dell’avancorte, uno fiancheggiava l’ingresso del temenos sul lato occidentale e un secondo venne rinvenuto nei pressi dell’ingresso sul lato orientale.55L’innalzamento di stele o betili è una pratica caratteristica dei luoghi di culto levantini preclassici, ampiamente documentata in Siria e Palestina nell’età del Bronzo e del Ferro.56 Il Bâtiment XIII, nella zona nord-orientale del complesso era composto da una corte trasversale in parte lastricata, con banchetti, podi e banconi di pietra addossati alle pareti. Tale corte dava accesso a nord a due ambienti simmetrici quasi quadrati, di cui uno quello occidentale corredato da installazioni e ulteriori partizioni interne che delimitavano piccoli ambienti lastricati, probabilmente destinati a qualche pratica rituale, forse connessa con l’uso di liquidi.57 Di più difficile interpretazione è l’unità occidentale, il Bâtiment XVI, addossato ad ovest del temenos centrale. La planimetria di quest’ala del complesso richiama quella di alcune grandi residenze scavate sul promontorio occidentale, attribuite da Dunand alla sua Installation VI e datate attorno alla metà del III millennio a.C.58 Questo settore del tempio era forse destinato a magazzini oppure come residenza del clero. Il complesso del Temple en L venne distrutto verso al fine del III millennio a.C. (intorno al 2250/2200 a.C.). Strati d’incendio furono rinvenuti durante gli scavi di Dunand su tutta l’area del sito e testimoniano una fase di distruzione databile alla fine dell’Antico Bronzo III.

55 Saghieh, 1983, p.16, tav.IV; Sala, 2008, p.72; Dunand, 1958, p.895 56 Sala, 2008, p.72

57 Sala, 2008, p.70 58 Sala, 2008, p.71

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24 Figura 6 Pianta schematica del Temple en L. Tratta da Sala, 2008, fig.9

La Chapelle Orientale, si trovava a sud-est del Temple en L, sempre in prossimità della zona del pozzo sacro. La prima installazione risale secondo la ricostruzione della Saghieh,59 all’epoca KIII, Antico Bronzo III, con una possibile fase costruttiva databile all’epoca precedente. La struttura consisteva in una piattaforma quadrata sulla quale si innalzava una cella oblunga, pavimentata con lastre. All’interno si trovava un altare a forma di L leggermente decentrato.

Per quanto concerne la presenza di un palazzo reale a Biblo, una plausibile identificazione è molto complessa in quanto non molte prove sembrano essere desumibili dai report di scavo. Dunand e Lauffray individuano la presenza di una costruzione monumentale, denominata durante gli scavi “palais”60 ad ovest del Tempio di Ba’alat. Questo edificio sembrava essere costituito da una stanza centrale affiancata da due paia di ambienti ai lati,61 probabilmente eretto, in base al ritrovamento di

59 Saghieh, 1983, pp.74-75

60 Nigro definisce questa area “Palazzo dei signori”, Nigro, 2013, p. 171.Sulla nomenclatura “palais” Dunand scrive “…nous avons pris l’habitude d’appeler “le palais”, sans rien d’autre de précis qu justifiàt

cette appellation hormis son aspect puissant et sa situation de choix en haut d’un tertre rocheux dominant le mer.” p.899 Dunand, 1958

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25 frammenti di vasellame in alabastro recante il nome di Pepi, a partire dall’Antico Bronzo II.62 Inoltre, una possibile area amministrativa, denominata Grande Residence, doveva essere presente a sud-ovest della sorgente.63 Di queste costruzioni però, non sono offerte numerose informazioni e ancora meno si può evincere dalle piante.64 M. Saghieh identifica a poca distanza dal Tempio di Ba’alat, due ampie stanze le cui mura sono decorate con nicchie all’interno e all’esterno. All’interno di questi ambienti sono stati rinvenuti oggetti di origine egizia databili tra la IV e la VI dinastia. Pinnock nota come l’impianto di questi ambienti sia utilizzato anche in altre residenze private e come sembrino collegati ad altre strutture, oltre che posti in un luogo sopraelevato in corrispondenza del Tempio di Ba’alat.65

Alla fine dell’Antico Bronzo III (Fase KIV Saghieh) il sito sembra essere stato distrutto da una serie di incendi, testimoniati da livelli di distruzione distribuiti su tutto l’areale. Il sito sembra però esser stato immediatamente ricostruito e continua a mostrare anche nell’Antico Bronzo IV/Bronzo Intermedio (Fase JI Saghieh) tratti urbani.66

1.3.3 Antico Bronzo IV/Bronzo Intermedio/ Medio Bronzo I

Come visto nel paragrafo precedente, il sito riprende la sua vita durante il Bronzo Intermedio. Non sembrano occorrere grosse modifiche per quanto concerne le abitazioni private, le pratiche funerarie e i sistemi di fortificazione.

Le strutture templari fondate nelle epoche precedenti vengono ora ricostruite, assumendo per la maggior parte dei nuovi assetti, mentre vengono erette alcune nuove strutture a carattere pubblico, come lo Champ des Offrandes e la Temple Tower.

Le prime fasi costruttive del Champ des Offrandes risalgono al Bronzo intermedio e sono successive alla fase di distruzione che colpisce il sito al termine dell’epoca precedente. Collocato a sud-ovest del pozzo sacro il nuovo tempio consiste in un podio quadrato,

62 Nigro, 2013, p.71; Dunand, 1958, pp.899-900; Lauffray, 2008, pp.431-444, pianta IV 63 Nigro, 2013, p.71; Dunand, 1963, p.56, fig. p.43; Lauffray, 2008, pp. 375-380, pianta IV 64 Si confronti la pianta quota 24.00-23.00, Dunand, 1958 e fig. p. 43 Dunand, 1963 65 Pinnock, 2007, pp.124-125

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26 con un’imponente sottostruttura, per la costruzione della quale sono stati livellati gli strati precedenti e si sono perse gran parte delle strutture dell’Antico Bronzo presenti nell’area.67I costruttori dello Champ des Offrandes hanno completamente stravolto l’aspetto della città dell’Antico bronzo, in quanto due importanti strade, in uso nelle fasi precedenti, vengono ora incorporate all’interno dell’area del tempio. Tra i materiali provenienti dal tempio in quest’epoca si trovano delle coppe votive miniaturistiche.68 Materiali simili provengono anche dalle fasi JII del Tempio degli Obelischi e dalle fasi 6-7 del Tempio di Ba’alat Gebal.69

Il così detto Tempio a Torre si trovava nella parte meridionale della cittadella. Datato alla fine del III millennio a.C., epoca Piqueté II-III, non è stato individuato da Dunand se non dopo il 1938 e dunque né il tempio né i suoi materiali sono stati pubblicati da Dunand. Il tempio è stato ristudiato da Frost70 alla fine degli anni Novanta e piante accurate sono ste pubblicate nell’opera di Lauffray.71 L’ipotesi formulata da Frost è che questo tempio funzionasse come punto di riferimento lungo la costa, forse come una sorta di faro. Nell’edificio, depositate attorno, ma anche integrate nell’architettura, sono state rinvenute diverse ancore. Una impiegata come pietra d’angolo, mentre altre cinque, non completamente finite, sono state impiegate come primi scalini di una scala monumentale.72 Il fatto che queste ancore fossero sbozzate solo da un lato, fa pensare ad una funzione votiva, probabilmente una qualche connessione tra il tempio e il mare. Secondo Frost, l’edificio doveva svilupparsi in altezza73 in relazione allo spessore delle mura e alla presenza della scala in pietra.74 Il tempio inoltre si trova al limitare del promontorio appena sopra la baia di El-Skhyneh dove si doveva probabilmente trovare l’antico porto.75 L'elevazione del Tempio a Torre e la sua posizione, fanno pensare dunque ad un elemento caratteristico del paesaggio urbano, soprattutto dal punto di

67 Saghieh, 1983, p.38 68 Dunand, 1958, nn°12136, 12524 69 Saghieh, 1983, p.38 70 Frost, 1998-1999, p.255 71 Lauffray, 2008, pp. 391-395 72 Frost, 1998-1999, p.253 73 Frost, 1998-1999, p.255

74 Saghieh-Beydoun, 2009, p.35, si schiera contro questa tesi, ritenendo che le fondazioni non fossero abbastanza solide per sostenere una torre alta abbastanza da sovrastare le costruzioni della zona. 75 Si veda a tal proposito il paragrafo 1.1

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27 vista di una nave che si approccia alla città. Non si tratta inoltre di un edificio singolare lungo la costa levantina. In particolare, anche il tempio di Ba’al ad Ugarit doveva avere una forma a torre e, come a Biblo, furono rinvenute in sua prossimità molte ancore di pietra. Queste caratteristiche, unite ai testi ugaritici che menzionano sacrifici eseguiti sul tetto del tempio, hanno portato alcuni studiosi a suggerire che questo edificio avrebbe potuto funzionare come faro.76 La presenza del Tempio a Torre si adatta all'orientamento commerciale di Biblos e attesta fin dall'Antico Bronzo l’integrazione della città all'interno di una rete internazionale di scambi. Allo stesso tempo, la presenza di ancore come elementi votivi sia a Biblo sia a Ugarit fa propendere per l'esistenza di un quadro culturale e di un sistema di credenze comuni tra i marinai. Frost suggerisce che questo sistema di credenze non fosse limitato al Levante settentrionale, ma condiviso anche da equipaggi egiziani e dell’Egeo.77 (scansione figura 7.14 A)

Figura 7 Ricostruzione del tempio di Baal-Hadaad a Ugarit. Tratta da Frost, 2002, fig.4 1.3.4 Medio Bronzo

Il Medio Bronzo è un’epoca di sviluppi continui che pongono le loro radici alla fine del Bronzo Intermedio. Al termine del III millennio alcuni eventi distruttivi, come la distruzione di Biblo, affliggono molti siti del Libano, ma per la maggior parte dei siti costieri, a differenza di quelli della valle della Beq’a, non vi furono effetti a lungo termine come l’abbandono dei siti. La ceramica sembra far trasparire cambiamenti sociali graduali, anche se sono presenti delle novità in termini di armi, architetture e tipologie di sepolture.78

Durante il Medio Bronzo, l’areale di Biblo sembra aver avuto un aumento nelle produzioni agricole rispecchiato anche da un aumento demografico che porta l’abitato ad espandersi anche oltre le mura. Importanti città portuali sorgono circa ogni venti km, dando così un’idea dell’area d’influenza e dominio dei maggiori centri sui siti minori.79

76 Kilani, 2017, p. 59 77 Frost 2009, 395–401 78 Charaf, 2014, p. 434 79 Charaf, 2014, p. 434

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28 Il sistema difensivo venne ampliato e ristrutturato nel Medio Bronzo. Le fortificazioni erano composte da imponenti bastioni, con fondazioni di pietra, sovrastrutture di mattoni crudi e torri di avvistamento.80 Due corridoi in prossimità delle porte marine furono dotati di gradoni per assistere i carri. La costruzione di sistemi monumentali difensivi era particolarmente dispersiva in termini di forze e costi, dunque solamente dei centri importanti e con una forte casta politica potevano avere i mezzi per realizzarle.

Per quanto concerne le costruzioni private, l’architettura domestica presenta tratti simili alle epoche precedenti, con grandi edifici rettangolari, che sembrano non aver avuto suddivisioni intere, anche se probabilmente le partizioni erano realizzate con materiali deperibili, come il legno. Alcune modifiche del Medio Bronzo, in termini di architettura domestica sono la creazione di canali di scolo sotto le case e nei cortili coperti con lastre di pietra.81

Le fonti testuali per il Medio Bronzo in Libano sono scarse, soprattutto in confronto a quelle provenienti dall’Egitto, dalla Mesopotamia e dalla Siria orientale. La popolazione locale deve aver parlato una lingua Semitica Occidentale. Durante il Medio Bronzo venne inventata una nuova grafia, composta in un sistema sillabico di circa 100 segni, ispirata al geroglifico. Il sillabario giblita, iscritto su tavole di Bronzo e spatole è stato pubblicato da Dunand, ma rimane ad oggi ancora indecifrato.82 Numerose però, come vedremo nei paragrafi seguenti, sono le iscrizioni in geroglifico realizzate in luogo oltre a quelle importate.

Le fabbriche cultuali viste nei paragrafi precedenti continuano ad esistere e vengono rinnovate anche nel Medio Bronzo. Alcune di queste come il Tempio ad L e il tempio di Ba’alat cambiano quasi completamente forma, con la creazione del Tempio degli Obelischi e il passaggio dai Batiment XL e XVIII dell’Antico Bronzo al Batiment II del Medio Bronzo per il tempio di Ba’alat.

80 Dunand, 1958, tav. CCXII 81 Charaf, 2014, p. 438 82 Dunand, 1945

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29 Uno degli edifici meglio preservati del sito è il Tempio degli Obelischi, chiamato da Dunand anche Tempio di Reshef. Il tempio venne completamente ricostruito da Dunand in un’altra area del sito rispetto al suo luogo originale, per mettere in luce le architetture precedenti, senza però perdere quelle del Medio Bronzo.83 Venne costruito all’inizio del Medio Bronzo al di sopra del così detto Temple en L, il quale come visto in precedenza, era stato probabilmente raso al suolo alla fine del Bronzo Antico. Il tempio deve il suo nome ad una serie di obelischi collocati nella corte che circonda la cella. Presentava una pianta tripartita di origine siriaca, con una cella e una pro-cella, costruiti al di sopra di un podio. Nella cella era presente una grande pietra sbozzata, forse simbolo della divinità. Nella pro-cella si trovavano due anticamere ricche di nicchie per le offerte. Diversi depositi sono stati rinvenuti sepolti sotto le pavimentazioni della pro-cella. Nella corte, dove era presente un’area sacrificale, sono stati rinvenuti diversi depositi e numerosi obelischi o betili, probabilmente eretti fin dalla prima fase costruttiva del tempio. Nell’area sono stati rinvenuti otto depositi per un totale di 1300 ex voto, tra cui erano presenti figurine in faience, armi in metallo e figurine maschili in bronzo dorato.84 L’influenza egizia in questo luogo di culto è innegabile, soprattutto dal momento che un obelisco reca un'iscrizione dedicatoria in geroglifico incisa da un sovrano giblita del Medio Bronzo, IbSmw, dove elogia il dio egizio Heryshef.85 È tuttavia presente anche una componente locale: la venerazione di obelischi e pietre erette (betili) è ben attestata nell'area semitica occidentale e in particolare nel mondo fenico-punico, sia archeologicamente che da fonti scritte.86 Gli obelischi di Biblo sono un precoce esempio di questa tradizione e della fusione con motivi egizi. La maggior parte degli obelischi sono stati trovati in piedi nelle loro posizioni originali, mentre altri dismessi sono stati scoperti sepolti in una favissa.87 L'intera area del tempio sembra essere stata, secondo Dunand, deliberatamente mantenuta libera dagli edifici fino al periodo romano o poco prima. Dunand ha interpretato questo dato come un indizio del fatto che l'area abbia mantenuto una connotazione sacra fino ad epoche tarde. Andò oltre e suggerì che le

83 Jidejan, 1968, p. 21 84 Dunand, 1958, p.651

85 Dunand, 1958, p.646, n° 16980; si veda in seguito sezione 2.4 86 Sala, 2015, pp.46-47

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30 punte degli obelischi più alti avrebbero potuto rimanere visibili e aiutare a mantenere la memoria del luogo sacro anche quando i suoi edifici principali erano scomparsi sotto strati di depositi.88 Questa ipotesi è molto difficile da dimostrare, soprattutto senza dati precisi sulla stratigrafia e su come il cortile sia stato ricoperto. Tuttavia, le dimensioni degli obelischi e la loro posizione verticale devono essere state una caratteristica notevole e indisturbata della zona per molto tempo. Poiché nessuna fonte scritta fa riferimento al Tempio Obelischi, è difficile identificare la natura del suo culto. Come visto in precedenza l’iscrizione su un obelisco al dio egizio Herishef ha portato ad un’identificazione su base filologica dello stesso con il dio orientale Reshef. L’identificazione su base filologica di Herishef con Reshef è stata scartata da Xella,89 non di meno però altri studiosi, come Pinnock, continuano a ritenere plausibile l’identificazione della divinità venerata nel Tempio degli Obelischi con una divinità maschile di tipo Reshef, un signore della guerra e della distruzione il cui culto ad Ebla sembra essere stato strettamente collegato al Palazzo Occidentale e alla necropoli reale. La presenza di numerosi depositi votivi nel Tempio degli Obelischi legati al culto reale, ha portato Pinnock a sostenere una funzione del tempio legata alla corona.90

Figura 8 La messa in luce del Tempio degli Obelischi. Tratta da Dunand, 1958, tav.XXI

Per quanto riguarda altre strutture cultuali, in seguito alla distruzione alla fine del Bronzo Intermedio lo Champ des Offrandes viene ricostruito. All’interno di una corte sorge una cella rettangolare in direzione nord-ovest/sud-est, divisa in due ambienti differenti da un muro trasversale. Anche se i livelli del Medio Bronzo non sono ben documentati archeologicamente,91 numerosi e ricchi sono i depositi votivi ascrivibili a quest’epoca. Ventidue giare sono state rinvenute all’interno del perimetro del tempio e sembrano essere state depositate in un lungo periodo di tempo, in quanto secondo Saghieh, appartengono a due fasi costruttive.92

88 Dunand 1958, pp. 35– 36, 128–129 89 Xella, 1994, p.197

90 Pinnock, 2007, p.130 91 Saghieh, 1983, p.38 92 Saghieh, 1983, p.38

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31 Durante il Medio Bronzo diversi depositi in giara vengono rinvenuti anche all’interno dell’Enceinte Sacrée. La maggior parte di questi deve datare alla metà della XII dinastia se non oltre, in quanto si sovrappongono ad una struttura la cui ceramica data ad Abishemu e Ypishemu-abi, sepolti nelle tombe reali I e II.93

Nell’angolo nord ovest del sito in prossimità della discesa verso il mare, sono state rinvenute nove tombe reali.94 Scavate nella roccia e costituite da un pozzo e da una o più camere, possono essere divise in due gruppi. Il primo gruppo (tombe I-IV) è di non semplice datazione. Da sempre datate alla XII dinastia, per il ritrovamento di una cassetta in alabastro ed un vaso incisi con i cartigli di Amenmhat III e IV,95 la loro datazione è stata però messa in discussione, per la presenza di forme ceramiche databili ad epoche successive.96 Secondo Kopetzky la tomba I sarebbe databile al MB IIB, la Tomba II leggermente più tarda, mentre la tomba III alla prima epoca Hyksos.97 Le tombe del secondo gruppo (VI-IX) sono più tarde, probabilmente databili al MB IIC, ma tutte sono state saccheggiate in antico ed è dunque difficile dare una datazione precisa. La tomba V, che conteneva all’interno tre sarcofagi, è databile all’età del Ferro.

Per quanto concerne l’identificazione di un ipotetico palazzo reale, come abbiamo visto nei paragrafi precedenti Pinnock e Nigro propendono per la presenza di un palazzo reale a nord-ovest del Tempio di Ba’alat nell’Antico Bronzo II e III.98 Pinnock Avanza l’ipotesi che il palazzo reale del Medio Bronzo si trovasse leggermente spostato ad ovest in corrispondenza delle tombe reali, dove sono stati rinvenuti resti di fondazioni in pietra, dalle imponenti dimensioni, la cui datazione non è fornita né da Dunand né da Montet ma la cui tecnica rispecchia quella tipica delle costruzioni del Medio Bronzo.99

1.3.5 Tardo Bronzo

93 Saghieh, 1983, p.39

94 In quanto molti degli oggetti facenti parte del corredo sono di origine egizia o egittizzanti queste sepolture sono state trattate nello specifico nel paragrafo 2.?

95 (Montet ?); Jidejan, 1969, p.26-30

96 Dever, 1976; Gerstenblith, 1983; Lilyquist, 1993; Kopetzky, 2018 97 Kopetzky, 2018

98 Nigro, 2013; Pinnock, 2007 99 Pinnock, 2007, p.124

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32 Pochi sono le informazioni desumibili dalle pubblicazioni di Dunand e Montet relative all’età del Tardo Bronzo e del Ferro. Non esistono degli studi complessivi sulle epoche, le ricostruzioni di Saghieh e la pubblicazione di Lauffray si fermano all’Antico Bronzo con qualche accenno allo sviluppo delle architetture nel Medio Bronzo.100 Inoltre, molte aree del sito non conservano i livelli del tardo Bronzo e dell’Età del Ferro, in particolar modo a causa degli sbancamenti fatti nelle epoche successive per installare le costruzioni di epoca romana, bizantina e crociata. Nella descrizione dei livelli romani Dunand scrive: “Mais comme à Byblos les couches hellénistiques et romaines sont souvent superposées

directement aux couches du Moyen Empire, on reste hésitant pour en fixer la date. En tout état de cause il est postérieur au Moyen Empire, postérieur aussi probablement a Nouvel Empire qui n‘est presque pas représenté sur l’acropole giblite.”101

Esistono sì dei materiali databili al Tardo Bronzo e all’ età del Ferro, come scarabei databili al Nuovo Regno, ceramica di origine micenea d’importazione e manufatti locali, ma sono spesso rinvenuti in contesti disturbati e non ben leggibili. La maggior parte delle informazioni, come vedremo nel capitolo successivo, possono essere desunte da fonti egiziane, ma anche in questo caso non sono numerose come quelle del Medio Regno.

Il sito durante il Tardo Bronzo mantiene la sua connotazione urbana e riprende i rapporti commerciali con l’Egitto diminuiti durante il Secondo Periodo Intermedio.102 L’importanza e l’ingerenza politica di Biblo nella regione però sembrano diminuire durante tutto il corso del Nuovo Regno, passando dall’essere uno dei maggiori porti commerciali del Levante settentrionale ad essere superato in importanza e peso politico da Sidone e Tiro.103 Purtroppo però il quadro non è chiaro e non molto può essere detto al riguardo.

Per quanto riguarda le maggiori strutture religiose viste nelle epoche precedenti, queste devono essere probabilmente rimaste in uso. Ad esempio, diversi scarabei databili al

100 Saghieh, 1983; Lauffray, 2008 101 Dunand, 1939, p.64

102 A tal proposito e sulla possibilità di contatti tra il Delta e Biblo durante il Secondo Periodo Intermedio si veda il paragrafo 2.4

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33 Nuovo Regno, così come un frammento di un blocco in diorite inciso con il cartiglio di Thutmosi III104 sono stati rinvenuti all’interno del Tempio degli Obelischi.105

Del Tempio di Ba’alat nessuno strato della tarda età del bronzo sembra essere sopravvissuto. Questa possibilità sembra essere supportata dal fatto che Dunand riporta di aver rivenuto una pavimentazione in pietra risalente al 3 ° secolo d.C. e al disotto di questa, strati del Bronzo Medio.106 Nessuna struttura databile al Tardo Bronzo viene menzionata tra la pavimentazione del III secolo d.C. e quella del Medio Bronzo. L'intera area sembra essere stata livellata in epoche tarde, probabilmente per creare una superficie uniforme che si unisse alla collina vicina.107 Il terreno inoltre, è stato anche fortemente sconvolto dalle attività di costruzione di epoca romana e medievale. E’ interessante comunque menzionare due frammenti di stele datati a Ramsess II, rinvenuti nel 1919 da Montet sulla superficie nell’area del tempio.108 Secondo la popolazione locale, la stele era stata trovata pochi anni prima durante i lavori di costruzione per la fondazione della casa di Ibrahim Housamy. La stele venne poi rotta in quattro parti, due delle quali furono usate per edificare la casa stessa, mai recuperate, mentre le altre due furono quelle trovate da Montet. Montet109 riporta la posizione della casa di Ibrahim Housamy sul lato nord del tempio di Baalat (denominato dallo stesso "Temple Syrien"), ed è probabilmente per questo che ha ritenuto che la stele provenisse dallo stesso tempio. La stele menziona attività militari ed è forse stata eretta per celebrale le campagne del sovrano nel levante settentrionale.110

Nel 1971 venne scoperta nell’area orientale del sito all’esterno delle mura perimetrali del Medio e del Tardo Bronzo la necropoli K. La necropoli era composta da circa una dozzina di stanze sotterranee, tutte connesse tra loro, scavate nella roccia.111 La necropoli rimase in uso dal Medio Bronzo all’età Achemenide e venne rimessa in uso

104 Dunand, 1958, n° 13439

105 Ad esempio: Dunand, 1958, nn° 7633, 7645, 7651, 7772, 8127, 8167, 8996, 9896, 11053, 12416) 106 Montet 1928, p.45–7, 61; Dunand 1939, p. 62–3, 79, 144, 157

107 Dunand 1939, p. 80

108 Montet 1928, tav. XXXIV, n° 24-25 109 Montet, 1928, tav. XXI e XXII

110 Kilani, 2017, p. 47;Kitchen, vol.II, p.224; Obsomer 2012, p.123 111 (Salles, 1980)

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34 durante l’epoca ellenistica e romana. Purtroppo, la necropoli venne saccheggiata in antico e solo ossa, forme ceramiche e alcuni frammenti di altri oggetti furono recuperati. L’aspetto interessante è l’alta concentrazione di ceramica del Tardo Bronzo micenea e cipriota. La presenza di questo materiale dimostra come Biblo fosse integrata nella rete commerciale del Mediterraneo orientale e avesse contatti attivi con queste regioni. L'abbondanza di queste forme ceramiche potrebbe anche suggerire la presenza nella città di una stazione commerciale cipriota o micenea con una comunità stabile, come ad Ugarit, Sidone e Tell Abou Hawam.112

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2. BIBLO E L’EGITTO

Come già Montet faceva capire nel titolo della pubblicazione sulle sue campagne di scavo nella città libanese “Byblos et l’Egipte”, non è possibile parlare della storia di Biblo senza almeno nominare l’Egitto. Ovviamente non si può pensare che la storia del sito sia specchio e prolungamento di quella egizia, si tratta di due entità ben distinte, ma nel corso dei secoli queste realtà si sono più volte incontrate andando ad interagire e creando dei lasciti materiali che possono far comprendere qualcosa in più sia della storia sia del Libano sia dell’Egitto antichi.

In questo capitolo si cercherà di delineare brevemente la storia dei contatti tra l’Egitto e Biblo durante l’Età del Bronzo, in modo da poter contestualizzare gli scarabei in studio. Il capitolo si limiterà a trattare i rapporti tra Biblo e l’Egitto durante l’età del bronzo con dei brevi accenni all’epoca Calcolitica e all’Età del Ferro, in quanto altre epoche esulano dalla trattazione e non sono funzionali allo studio in seguito.

Nel corso dei secoli la città di Biblo è stata una dei maggiori partner commerciali dell’Egitto. Il prestigio internazionale della città era dovuto in particolar modo all’abbondanza in prossimità del sito, di materie prime particolarmente apprezzate dagli egizi come i legni di cedro, pino e cipresso e i loro derivati come resine e olii. Inoltre, la posizione favorevole del sito, crocevia tra l’Asia e l’Africa, lo rese uno dei maggiori punti di snodo per il traffico di beni di lusso provenienti dall’Oriente verso l’Egitto e viceversa.

2.1 Dal Calcolitico al Bronzo Antico I - Epoca Predinastica

La natura dei primi contatti tra l’Egitto e la costa settentrionale del Levante non è definibile con certezza. Non vi sono informazioni per il primo IV millennio a.C., corrispondente all’orizzonte Calcolitico a Biblo, definito da Dunand come Énéolithique, e al periodo Naqada I a-b in Egitto. Prag113 sostenne l’ipotesi di contatti commerciali tra Biblo e l’Egitto in quest’epoca, ma seppur plausibili, non vi sono evidenze archeologiche tali da sostenere questa ipotesi con certezza. Meno aleatorie sono le ipotesi di contatti verso la fine del IV millennio a.C., durante il tardo calcolitico (3500-3200). Dalla tomba

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