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Linguaggio e metalinguaggio politico nella piattaforma Hyperpolitics,

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Academic year: 2021

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Linguaggio e metalinguaggio politico

nella piattaforma Hyperpolitics

di

Annarita Criscitiello e Rosanna De Rosa Università degli Studi Napoli “Federico II”

annacri@iol.itshine@netfly.it

In questo paper verrà illustrato il percorso di analisi del linguaggio politico che è alla base della piattaforma Hyperpolitics, un lavoro decennale di equipe guidato da Mauro Calise e Theodore J. Lowi che mette a disposizione del ricercatore un patrimonio di 10 dizionari settoriali con un data-base di circa 4000 vocaboli, 4000 recensioni, 500 abstract delle voci più ricorrenti e, soprattutto, l’individuazione di un vocabolario della disciplina formato da 100 concetti chiave relazionati tra loro attraverso una metodologia innovativa.

In particolare il paper, utilizzando il metodo della comparazione e le tecniche della statistica lessicale, intende fare il punto sulla dizionaristica politologica contemporanea, mettendone in luce le diverse metodologie di trattazione e organizzazione delle voci, per arrivare poi ad individuare un vocabolario di base e analizzarne la metastruttura concettuale. L’analisi comparata delle parole della scienza politica si rivela tanto più utile in quanto siamo in presenza di un linguaggio settoriale che, tuttavia, non è ancora possibile definire specialistico.

Saranno dunque messi a confronto un nutrito gruppo di dizionari di politica che fanno riferimento a culture – e lingue - differenti. Più in dettaglio, si vedrà la distribuzione lessicale dei concetti per ciascun dizionario analizzato. I due approcci, insieme, hanno l’obiettivo di individuare le metodologie organizzative della letteratura dizionaristica e analizzare più in profondità quello che emerge come il “nocciolo duro” del linguaggio politologico così come poi è confluito nell’organizzazione matriciale dei concetti della piattaforma Hyperpolitics.

Paper presentato al Congresso Nazionale della Società Italiana di scienza Politica Genova 18-20 settembre 2002

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Alla ricerca del linguaggio politico: alcune note metodologiche sui

dizionari di settore

Il patrimonio linguistico della scienza politica è costituito di parole quasi tutte prese a prestito. Questo debito davvero cospicuo è stato contratto con diverse discipline tanto che mettendo a confronto l’edizione del 1968 della International Encyclopedia of Social Sciences con gli indici analitici di alcuni importanti testi di scienza politica, Mattei Dogan (1998) ne identifica circa 200.

Siamo di fronte, quindi, ad un settore disciplinare che, forse più di altri, ha bisogno di definire un proprio vocabolario. L’analisi comparata della dizionaristica politologica permette di avere una panoramica abbastanza esauriente di come la complessa questione della costruzione di un vocabolario di concetti politici è stata recentemente trattata in quattro diverse culture. Le opere passate in rassegna fanno parte di una più ampia gamma di venti dizionari selezionati durante la prima fase del programma di ricerca Hyperpolitics. Le voci (circa 4000 vocaboli) contenute nei dizionari presi in esame sono confluite in un database oggetto di più approfondite analisi lessicometriche sulle quali si parlerà diffusamente in seguito.

La nostra comparazione ha per oggetto 10 dizionari - tutti pubblicati nell’arco degli ultimi quindici anni - di diversa provenienza geografica e, dunque, di diversa cultura politica - gli Stati Uniti, la Francia, l'Italia, Gran Bretagna, la Germania.

Tab. 1. Titolo, curatori e codice di riferimento dei 10 dizionari

Titolo Curatori Codi

Dizionario di Politica Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e

Gianfranco Pasquino BBB

A Critical Dictionary of Sociology Raymond Boudon e François Bourricaud

BDN

The Blackwell Encyclopedia of Political Science Vernon Bogdanor BGD

Dictionnaire Constitutionnel Olivier Duhamel e Yves Mény DHM

Dictionnaire de la Science Politique et des

Institutions Politiques Guy Hermet, Bertrand Badie, PierreBirnbaum, Philippe Braud HRM

Pipers Woerterbuch zur Politik. 1: Politikwissenschaft Dieter Nohlen NHL

The Social Science Encyclopedia Adam Kuper e Jessica Kuper KPR

The American Political Dictionary di J.C. Plano e Milton Greenberg PLN

A Dictionary of Modern Politics di David Robertson RBR

The Harpercollins Dictionary of American

Government and Politics di J.M. Shafritz SHF

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Nell’analisi di un dizionario, la variabile chiave è la modalità di svolgimento della voci. Più precisamente possono costituire oggetto di analisi e di comparazione tre importanti aspetti:

a- l’apparato definitorio: se si individuano – e come - gli elementi definitori del concetto in senso

stretto;

b- la tipologia: se si propongono delle categorie concettuali di appartenenza e aggregazione

nella selezione dei concetti;

c- le relazioni: se ci sono - e quali sono - le modalità di relazione ed interconnessione ad altri

concetti presenti nel dizionario.

a- L'esistenza di un problema a proposito della definizione in senso stretto di una voce sembra quasi una questione tautologica visto che si parla di dizionari. Eppure, non sempre quelli che abbiamo esaminato forniscono in maniera chiara e precisa gli elementi definitori di un concetto. Detto altrimenti, non in tutti i dizionari viene rispettato l’equilibrio tra le due fasi fondamentali individuate da Sartori in un suo lavoro ormai classico (1984): quella di «reconstructing a concept» e quella di «forming a concept». Laddove con la ricostruzione di un concetto si ripercorre la storia delle diverse definizioni esistenti in letteratura, mentre, in fase di formazione si formula una propria definizione.

Tra i dizionari che stiamo passando in rassegna due esempi di trattazione disomogenea sotto l’aspetto della presentazione di elementi definitori sono il dizionario inglese curato dai Kuper e quello italiano curato da Bobbio, Matteucci e Pasquino. In entrambi può infatti capitare al lettore di non trovare, per alcune voci, la descrizione degli elementi costitutivi di un concetto né in apertura né a conclusione del testo. Da un esame complessivo dei due lavori sembra di poter dire, però, che all’origine di questa modalità di trattazione ci siano motivazioni di tipo diverso. Nel primo caso ciò dipende dal carattere enciclopedico dell'opera, che porta spesso gli autori delle voci ad offrire una panoramica di come un concetto sia stato trattato nella storia del pensiero politico più che a proporre una propria definizione; mentre nel caso del dizionario italiano la spiegazione potrebbe forse essere ricercata nel fatto che gli autori italiani sembrano essere molto più sensibili dei loro colleghi europei o americani a quella che è stata definita la «contestabilità essenziale» di alcuni termini politici. Con tale nozione (essential contestability) - adottata dal filosofo W.B. Gallie (1955) e ripresa poi da diversi autori - ci si riferisce alla caratteristica di disaccordo sul loro significato. Dire, cioè, che un concetto politico è essenzialmente contestabile vuol dire che esso contiene uno o più elementi valutativi che rendono impossibile un accordo sulla sua corretta definizione. Possono dunque essere considerati tali tutti quei concetti come potere, libertà, eguaglianza: vere e

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proprie key issues presenti in quasi tutti i dizionari di politica sulle quali però non vi è unanimità di vedute. E, come si diceva, i collaboratori del dizionario italiano sembrano tenere più in considerazione di altri questo tipo di problema. Anche se, come è stato notato, «scopo dell’analisi di Gallie non è semplicemente sottolineare l’importanza di tali dispute, bensì mostrare che una ricognizione dello status di un dato concetto come concetto discusso apre la possibilità di capire ogni significato all’interno del rispettivo contesto» (Collier e Levitsky 1997, 452). Così, quando nel dizionario italiano ci si trova di fronte ad alcuni titoli di paragrafo che recitano ‘”una definizione difficile” oppure “ambiguità del termine” o, ancora, “problemi di definizione” per concetti quali liberalismo, autoritarismo, capitalismo, giustizia - tutti da considerarsi, dunque, essenzialmente contestabili - ci si aspetta, comunque, una proposta originale di definizione che, invece, non sempre viene portata a compimento.

Il pericolo in agguato è, dunque, più in generale, quello di confondere la contestabilità

essenziale dei concetti del linguaggio politico – che resta un segnale di pluralismo - con

l’impossibilità di definire alcuni termini complessi.

Uno dei modi per affrontare questo problema resta tuttavia quello, ormai classico, suggerito da John Rawls (1994), di fare sempre la distinzione tra "concetti" e "concezioni". I concetti sono formati dai caratteri definitori comuni che, indipendentemente dalle diverse posizioni teoriche, ci fanno comunque identificare l'oggetto in discussione; mentre i diversi modi di definire lo stesso concetto ne costituirebbero le concezioni. Queste ultime sono naturalmente indispensabili in quanto costituiscono la ragione stessa dell’esistenza di un dizionario che, tuttavia, risulta tanto più interessante e stimolante quanto più riesce a fornire la proposta originale di una definizione empirica di un concetto oltre che semplicemente una serie di concezioni dello stesso.

Contestualmente alle modalità di definizione in senso stretto di un concetto bisogna considerare gli aspetti più generali di organizzazione di un dizionario. In particolare, l’eventuale uso di tipologie concettuali e il sistema di cross-references.

b- Le tipologie rappresentano senza dubbio una delle variabili metodologiche più interessanti anche se fra le più complesse da trattare. La difficoltà principale sta nel fatto che «in letteratura, al di là delle etichette impiegate, vi sono approcci che a rigore non offrono tipologie, bensì tassonomie, o meglio ancora semplici fenomenologie» (Fedel 1994, 371). I dizionari esaminati non sembrano sfuggire a questa impostazione.

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Pochissime righe sono dedicate, dagli autori dei dizionari, all’esplicitazione dei criteri di selezione delle voci. Tali criteri, insufficientemente presentati, diventano tuttavia l'unico elemento che si ha a disposizione per estrapolare la tipologizzazione che è plausibile supporre stia alla base della selezione delle voci e quindi, più in generale, dell'organizzazione stessa del lavoro senza tenere nella dovuta considerazione il focus argomentativo come ad esempio suggeriscono di fare fanno Hawkesworth e Kogan1.

Il rischio è naturalmente, in mancanza di una esposizione metodologica adeguata, quello di isolare una tipologia differente per ciascun dizionario. Nella maggior parte dei casi, per la verità, è sicuramente improprio parlare di tipologie: si tratta per lo più di fenomenologie che testimoniano un intento meramente descrittivo-organizzativo. Spesso, poi, si resta nell'ambito di una semplice classificazione di termini diversi che stanno ad indicare lo stesso tipo di voci: è il caso, ad esempio, della categoria «concetti principali della politica» usata nel dizionario italiano che, evidentemente ha lo stesso significato di «concetti fondamentali» usato da Bogdanor. Nel caso del dizionario italiano, nella categoria dei ‘concetti principali della politica’ si possono annoverare termini quali potere, democrazia, proprietà, ecc.; la categoria di «istituzioni» comprende invece concetti quali partiti politici, parlamento, governo e così via. Le relazioni della politica con altri settori disciplinari quali la sociologia, l'antropologia o l'economia non solo trovano posto in una categoria a sé stante, ma sono anche una caratteristica originale dell’opera curata da Bobbio, Matteucci, Pasquino. Vale a dire, che le relazioni interdisciplinari non sono al centro dell’attenzione della maggior parte dei dizionari.

Inoltre non sempre ad una ricca articolazione di tipi categoriali corrisponde una loro chiara utilità esplicativa. E ciò sia perchè non tutti rispondono a criteri di esaustività e di esclusività, sia perchè, in molti casi, si tratta di vere e proprie categorie ad hoc, che, cioè, hanno significato solo se considerate in relazione al contesto geo-politico o sub-disciplinare cui il dizionario fa riferimento. A proposito di queste ultime, per fare un esempio, si può guardare alla categoria 'cases' contemplata dai dizionari americani Plano and Greenberg e Shafritz, che si riferisce evidentemente alla trattazione dei più importanti casi giudiziari della Corte Suprema degli Stati Uniti. Il discorso naturalmente è diverso per quei termini che, pur traendo origine da un determinato contesto geo-politico sono diventati di uso comune, allargato cioè a più paesi e culture politiche. Entry di questo tipo, come ad esempio Gaullism o Westminster model, non sono poi rarissime se uno dei dizionari qui in esame, quello curato da Bogdanor, arriva a farne una categoria, quella dei «culture-specific

terms» (Bogdanor 1991, vii).

1Nel capitolo introduttivo al loro dizionario, dal titolo The Science of Politics and the Politics of Science, gli autori spiegano come il loro lavoro abbia avuto per modello teorico-metodologico di riferimento la Enciclopédie methodique (1782-1820) e come, quindi, la selezione dei concetti sia stata realizzata sulla base di un focus argomentativo.

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Per quanto riguarda i dizionari francesi, le tipologie proposte sono sostanzialmente simili. Con qualche differenza nel ricorso alla prospettiva comparata. In particolare, se entrambi nella trattazione delle voci prediligono una casistica quasi esclusivamente francese, menzionando dati ed eventi storici, in Duhamel l’evidente limite etnocentrico è affievolito dall’introduzione di una categoria dedicata agli altri «Paesi».

I restanti dizionari, se ricorrono ad una qualche forma di categorizzazione, lo fanno costruendo gruppi concettuali sempre differenti fra loro come se gli oggetti della politica non si prestassero ad essere aggregati in tipologie. Eppure, la costruzione di tipologie è tra le operazioni che permette al linguaggio politico - e dunque allo strumento dizionario - di andare oltre la semplice descrizione: «tipizzare significa quindi spiegare e non semplicemente descrivere» (Fedel 1994, 372). Un compito al quale la disciplina non si è sottratta ma che la letteratura dizionaristica non rappresenta compiutamente.

c- L’ultimo aspetto che riguarda l’organizzazione dei concetti è la loro messa in relazione a partire dalle cross-references: una rete di relazioni concettuali facilmente percorribile dal lettore resta infatti uno dei requisiti fondamentali di una buona opera dizionaristica. Eppure anche qui si rilevano differenze profonde da dizionario a dizionario: alcuni non contemplano alcun sistema di relazionalita’ tra le voci; altri riservano al sistema di cross-references un ruolo marginale rispetto alla definizione, limitandolo spesso ad un semplice elenco di rimandi in coda, come ad esempio Boudon e Bourricaud. Pochi altri, infine, organizzano le cross-references in maniera discorsiva con una logica che potremmo definire ipertestuale come Bogdanor che, per fare un esempio nel corso della trattazione della voce absolutism ne enfatizza la relazione con i termini despotism, autocracy e totalitarianism ai quali rinvia poi, per ulteriori approfondimenti. E’ evidente quanto questo secondo tipo di relazionalità implichi una lettura trasversale piuttosto che suggerire semplicemente una serie di approfondimenti successivi solo sequenziali. Ma su questo punto ritorneremo più avanti.

In conclusione, la dizionaristica di settore dal punto di vista metodologico di organizzazione dei concetti presenta limiti evidenti. Il loro superamento è l’obiettivo del progetto Hyperpolitics. Compito dei dizionaristi del nuovo millennio non può che essere quello di andare al di là delle relazioni tra i concetti limitate alle sole associazioni di primo livello, proponendo interconnessioni che superino i confini strettamente definitori per affacciarsi sul ben più articolato mondo dei contesti sistemici

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Nell'ambito delle analisi del linguaggio politico c'è un filone di studi che si occupa di "misurare" il contenuto di un testo. Lo fa in maniera quantitativa, contando parole, disponendo ordini di priorità interna, stabilendo relazioni e similarità sulla base di indici di prossimità, di concordanza, di aggregazione, di distribuzione spaziale ecc. Dai numeri poi cerca di formulare e, dunque, validare ipotesi sul contenuto manifesto e latente dei testi svelando la presenza di una meta struttura lessicale e semantica resa visibile, appunto, dall'analisi testuale. Si tratta ovviamente di un tipo d'analisi che partendo da una certa quantità di corpus testuali omogenei afferenti ad un autore o ad una disciplina è in grado di ricostruirne il linguaggio, vale a dire, il vocabolario. E' evidente quanto uno strumento d'analisi e di ricerca come questo sia utile in quei casi in cui si vuole definire il lessico settoriale, misurare la competenza linguistica o analizzare il grado di innovazione di una lingua; un po’ meno utile quando si tratta di lavorare con la costruzione e la formazione dei concetti.

La statistica testuale, al pari delle analisi del contenuto, mentre è capace di processare parole non è altrettanto adatta, appunto, ad operare con i concetti. E' verosimile, infatti, che mai un corpus concettuale come quello costituito, ad esempio, da un dizionario sia stato statisticamente analizzato. Un corpus di questo tipo non sembra suscettibile di mostrare relazioni interne, né ordini di priorità, né una qualche organizzazione diversa da quella meramente lessicografica. La maniera in cui sono disposti ed ordinati i lemmi è quella alfabetica, la quantità e la qualità delle parole non è direttamente riconducibile all'autore del dizionario anche se è egli soltanto - ed eventualmente la sua comunità scientifica di appartenenza - che si fa garante della corretta interpretazione di quei concetti nell'ambito della disciplina di riferimento. Se, dunque, è fattibile definire il vocabolario di una lingua o di un settore a partire dalle parole contenute nei testi della disciplina e dalla loro organizzazione metastrutturale, fare il contrario non sembra essere altrettanto possibile. Partire, cioè, da un vocabolario pre-definito, ed in qualche maniera già pre-selezionato, per ridiscutere le "appartenenze concettuali", gli ordini di priorità, i sistemi di relazione fra concetto e concetto e fra questi e la disciplina cui afferiscono. A meno di non stravolgere la metodologia d'analisi come si è fatto nel corso del progetto Hyperpolitics.

In questo paper si vuole illustrare appunto una metodologia di analisi che utilizzando statistiche comparative riesce a mettere in luce la metastruttura concettuale latente nell'opera dizionaristica. Esse sono, infatti, la rappresentazione di una struttura concettuale fatta a strati, dove il più recente

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non sostituisce quello precedente ma vi si sovrappone attingendo, all'occasione, dagli strati più profondi al di là di qualsivoglia principio di economia o di cumulatività nella produzione scientifica dei concetti.

L'analisi comparativa dei 10 dizionari ha richiesto cinque ordini di operazioni: a- lessicometrico, vale a dire di semplice operazioni di conteggio statistico

b- lessicografico, vale a dire di traslitterazione e di messa in corrispondenza binaria dei lemmi in diversa lingua

c- semantico, vale a dire di riduzione dell’ambiguità concettuale attraverso la corretta attribuzione del lemma all’oggetto denotato e di classificazione concettuale

d- di ponderazione, di valutazione cioè del “peso” complessivo di un concetto

e- relazionale, vale a dire di ricostruzione dei contesti di impiego sistemico dei concetti

Procediamo con ordine:

Le procedure di tipo lessicometrico

Una prima misurazione quantitativa ha riguardato il numero di lemmi contenuti in ogni

dizionario. Di qui, si è potuto comprendere immediatamente che il corpus delle voci dei dizionari è estremamente disomogeneo, con un range di variazione nel numero di voci piuttosto consistente che va dalle 5000 voci del dizionario più lungo (SHF) alle 298 del più breve (HRM). Dunque ben 4702 voci che decidono della consistenza di un dizionario. Solo cinque dei dieci dizionari (HRM-BBB-LPS-RBR-BGD) sono, tuttavia, al di sotto della media aritmetica corrispondente a circa 600 lemmi2. Tutti gli altri superano di poco o molto il valore medio. Il penultimo dizionario (PLN) è quasi

il doppio della media, mentre SHF è di gran lunga fuori di ogni distribuzione normale. Un dizionario mediamente voluminoso approssima dunque le 600 voci. Ma questo ancora non dice molto.

Una seconda misurazione riguarda, infatti, la lunghezza media in parole della descrizione delle voci. In tal caso, la situazione cambia nuovamente. Stavolta al crescere del numero dei lemmi diminuisce la lunghezza media (1120) di ciascuna voce, ma diminuisce, ancora una volta, in maniera non costante. Un’ideale curva di distribuzione presenterebbe infatti due insoliti picchi in

2 Media calcolata omettendo il valore più estremo della distribuzione, SHF, che influenza decisamente l'andamento delle frequenze.

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corrispondenza di BBB (oltre 3500 parole per voce a fronte di 320 lemmi trattati) e LPS (oltre 2500 parole a fronte di 417 lemmi trattati) e di KPR e DHM (oltre 1000 parole per voce per circa 600 lemmi trattati).

In definitiva, il lettore italiano può disporre di un numero fra i più bassi di concetti definiti, in compenso però molto ben approfonditi (BBB). I lettori americani, invece, dispongono di un dizionario enciclopedico molto approfondito (LPS) e, per contro, di volumi che possono essere considerati alla stregua di glossari piuttosto che dizionari (SHF, PLN). Gli inglesi dispongono, invece, di tre buoni testi almeno sotto il profilo quantitativo: sia BGD che KPR che RBR, infatti, presentano un numero discreto di voci trattate in maniera mediamente approfondita. La Francia può usufruire di un dizionarietto breve (HRM) e di un voluminoso dizionario con lunghe disquisizioni di diritto costituzionale (DHM). Infine, la Germania può far affidamento su un dizionario che ha dalla sua sia un gran numero di concetti che trattazioni molto estese (NHL). Tutto questo ha una qualche validità per una disciplina che mette la comparazione fra le metodologie di ricerca più accreditate dalla comunità scientifica? Noi riteniamo di sì, soprattutto pensiamo che queste differenze nella compilazione di uno strumento di base qual'è l'opera dizionaristica rappresenti un limite nella definizione di un comune linguaggio politologico.

Definire un linguaggio comune della scienza della politica in effetti è un problema. Sono gli stessi dizionari che ad una lettura appena appena più accurata mostrano, come abbiamo visto, sostanziali diversità. A partire dalla faccenda meno complessa, ma in questa fase assolutamente rilevante, di selezione dei concetti.

E veniamo al secondo degli ordini di operazioni condotte sui dizionari. Le procedure di tipo lessicografico

Si tratta di rendere perfettamente comparabili 10 dizionari, portato di convenzioni linguistiche ma anche di metodologie di costruzione non raffrontabili. L’applicazione di procedure di filtraggio, traduzione e standardizzazione mirate e non invasive sono necessarie se si vuole raggiungere l’obiettivo di estrapolare – e di conseguenza analizzare in profondità - il nocciolo duro del linguaggio politico. Infatti, quel che succede in caso di applicazione di tali procedure è un ridimensionamento - spesso anche drastico - della quantità di lemmi che si possono ritenere per le

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analisi successive o che, comunque, sono suscettibili di entrare a far parte di un più concentrato vocabolario di base. Vediamole con maggiore dettaglio.

Procedura di filtraggio: individuazione dei concetti di pertinenza non strettamente politologica:

Il criterio di selezione delle voci, tra quelle che appartengono ai lessemi fondamentali del discorso della politica e quelle ad esso “prestate”, costituisce infatti il primo tratto caratteristico di un dizionario. «Diversamente da altri lessici, quello politico sembra mutare con straordinaria lentezza», tuttavia «Il discorso moderno della politica, troppo spesso parla d’altro; e, per continuare a farlo, con rapidità logora le sue parole e s’appropria di termini e di concetti di discorsi altrui - poco importa se politologici, economici, sociologici, o della comunicazione quotidiana - fagocitandoli e snaturandoli» (Ornaghi 1996, 9). Che dire, dunque, della presenza di voci non propriamente politologiche quali i paesi e le biografie o di lemmi che rimandano a tecniche di ricerca, indici statistici e modelli di riferimento che pure vengono utilizzati dalla disciplina ma che non rappresentano davvero il suo strumentario concettuale? Raggruppando sotto la categoria “concetti non strettamente politologici", tutte quelle voci che non descrivono veri e propri oggetti della scienza politica ed eliminandoli dalle statistiche, otteniamo un quadro numerico ancor più significativo sia in merito alla costruzione dello strumento-dizionario che alla definizione via via più puntuale di un vocabolario sostanziale della disciplina. In questa maniera ben 6689 lemmi vengono eliminati dalle successive analisi: i dizionari americani hanno perso nell'ordine: 4691 lemmi da SHF, 981 da PLN e 209 da LPS; quelli inglesi perdono 56 da BGD, 502 da KPR e 52 da RBR, il tedesco vede eliminati 129 lemmi, i francesi sono ridimensionati solo di poco, DHM di 61 lemmi ed HRM di sole 5 voci; il tedesco (NHL) di 129 entrate mentre, infine, l'italiano (BBB) di sole 3 voci.

Procedura di traduzione:

I dizionari sono in lingua. E’ evidente che il nostro lavoro di comparazione ha richiesto la traduzione di tutte le voci in una lingua comune: nel nostro caso, l'inglese. Non è un'operazione semplice anzi richiede che ci sia un adeguato controllo della matrice dei dati, che ci sia sempre un'operazione di verifica dei significati per tutti i casi dubbi previa lettura e confronto fra descrizioni fino a pervenire ad una matrice omogenea sulla quale poi operare le necessarie operazioni di standardizzazione.

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Procedura di standardizzazione e di aggregazione:

La traduzione è, infatti, solo metà dell'opera. L'altra metà è costituita dalla messa in perfetta corrispondenza di tutte le voci (traslitterazione) in maniera da ridurre le eventuali differenze stilistiche e, quindi, aumentare la possibilità di comparazione e di aggregazione delle voci. Ad esempio l’italiano diritto d'asilo, il francese droit d'asile, l'inglese asylum non possono che riferirsi ad un unico concetto: asylum che li unifica tutti. Questo tipo di standardizzazione è stato effettuato nel rispetto della complessità del significato e, per questo, ha richiesto, spesso, lunghe indagini di approfondimento e di verifica. Il ricorso, dunque, alla procedura di standardizzazone è sempre parsimonioso e vede coinvolti solo piccoli gruppi di significazioni. Solo a questo punto è possibile applicare la procedura di aggregazione, vale a dire di conteggio delle occorrenze che risponde alla domanda: la parola Bureaucracy in quanti dizionari è presente?

Si tratta di una fase interessante: quella in cui ci si rende conto che il vocabolario della scienza politica è lontano dall’essere condiviso e che ciò che è importante per una cultura può essere marginale per un’altra.

Dalle parole ai concetti

Gille Deleuze e Félix Guattari nell'introduzione a Qu'est-ce que la Philosophie (Parigi 1991, p.16) definiscono il concetto come l'atto di nominazione di una concatenazione non ancora veduta, non ancora percepita consapevolmente, ma già viva nella psiche sociale, nella sensibilità e nell'esperienza quotidiana. Ne deriva che «il concetto non è discorsivo, e non vuole dimostrare la sua buona corrispondenza a qualche realtà. Il concetto non è democratico, non nasce da un accordo ma istituisce un percorso, orienta una deriva. I concetti funzionano o non funzionano. Se funzionano aprono una finestrella, gettano un fascio di luce su un oggetto che sta prendendo forma, che ora potete riconoscere e non avevate mai visto prima» (F. Berardi, 1995, p.8).

Di quali concetti parliamo? Quanti sono e, soprattutto, dove sono? Quali sono suscettibili di disegnare un percorso comune e quali altri, invece, restano chiusi come monadi senza finestre sul cielo? Entriamo, quindi, nel database dove abbiamo inputato, tradotto ed, eventualmente, standardizzato le voci.

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La procedura di aggregazione ci ha rivelato che Bureaucracy è presente in tutti i dieci dizionari e che, di conseguenza, è sicuramente parte del lessico di base della scienza politica. Ma ben pochi altri concetti condividono questo primato. L'occorrenza reale di tutti i concetti contenuti nel nostro database è infatti rappresentata nella tabella seguente:

Tab.2:. Distribuzione delle entries per gruppi di occorrenza

occorrenze entries 10 7 9 14 8 18 7 21 6 38 5 62 4 111 3 157 2 266 1 1288

Insieme a bureaucracy sono al top della classifica soltanto altri 6 concetti: anarchism,

authoritarianism, capitalism, fascism, legitimacy, party. Secondi in classifica con 9 occorrenze sono

i concetti: authority, constitution, corporatism, democracy, federalism, law, liberalism, marxism,

nationalism, pluralism, power, revolution, socialism, state. Come si vede gli "ismi" restano la

maggioranza. Un dato questo che indica una notevole attenzione della dizionaristica verso i costrutti ideologici e teorici della disciplina.

Dunque, al terzo posto, cioè con occorrenza 8 troviamo ancora un numero di concetti piuttosto esiguo: centralization and decentralization, charisma, coalition, conservatism, dictatorship, human

rights, ideology, majority rule, media, political culture, political participation, populism, referendum, republic, separation of power, sovereignty, terrorism, totalitarianism. In compenso diminuisce il

numero di "ismi". Il gruppo di occorrenza 7 è costituito invece da 21 entries. Bisogna tuttavia arrivare al gruppo di occorrenza 6 per trovare quell'insieme concettuale che può essere considerato il nocciolo duro del vocabolario della scienza politica. Si approssimerebbe qui, infatti, una sorta di soglia statistica di frequenza al di sotto della quale i concetti diventano troppo poco occorrenti per essere considerati appartenenti ad un linguaggio comune, condivisi, cioè, da almeno la metà più uno dei dizionari selezionati. Sono 38, quindi, i concetti presenti in almeno 6 dei 10

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dizionari, ai quali vanno ad aggiungersi tutti quelli che li precedono, come si evince dalla seguente distribuzione cumulativa delle frequenze:

Tab.3:. Distribuzione delle entries per gruppi di occorrenza con frequenze cumulative

occorrenze entries frequenze cumulative

10 7 7 9 14 21 8 18 39 7 21 60 6 38 98 5 62 160 4 111 271 3 157 428 2 266 694 1 1288 1982

Il vocabolario di base è composto, così, da 98 concetti.

La parte di distribuzione che è sotto la soglia è esplicativa almeno quanto quella che è al di sopra. Essa, infatti, con i suoi più elevati numeri racconta di una scarsa condivisione dei concetti nella dizionaristica specializzata, con una presenza di forme lessicali ad occorrenza 1 addirittura elevatissima, e dell'assenza di una metodologia di selezione dei concetti che consenta di ragionare su linguaggio politico in chiave comparata. Almeno 1288 parole delle 3772 ritenute sono forme lessicali originali, che occorrono, cioè, in un unico dizionario mentre altre 596 cadono nella classe di occorrenza 2-5. Un totale di 1884 parole che vanno al di sotto della soglia 6 fuoriuscendo, di conseguenza, dalla nostra analisi. Esse, però, non sono una inutile presenza perché rappresentano l’ambito della mutualità linguistica, la fascia di interscambio concettuale fra linguaggio comune e linguaggio scientifico, fra linguaggio politico e lessico politologico, il luogo delle contaminazioni interdisciplinari e dei prestiti teorici. Uno strato-serbatoio nel quale vanno a finire, ad esempio, i termini nuovi non ancora entrati nel linguaggio comune.

La lista finale di concetti rappresenta, crediamo, un quadro abbastanza fedele del vocabolario attuale della scienza politica. Mostrando come, a volte, piuttosto che porosa, la dizionaristica di settore sembra essere di granitica consistenza continuando, da un lato, ad attribuire un peso anche a concetti andati in quasi completo disuso, dall’altro a trascurare quelli che costituiscono i tasselli terminologici chiave della Politica (ad es. individual occ. 0, corporation occ.1, order occ. 2,

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Tab.4: Lista dei concetti per gruppi di occorrenza sono 7 gli items che occorrono in 10 dizionari sono 14 gli items che occorrono in 9 dizionari sono 18 gli items che occorrono in 8 dizionari sono 21 gli items che occorrono in 7 dizionari sono 38 gli items che occorrono in 6 dizionari anarchism authoritarianis m bureaucracy capitalism fascism legitimacy party authority constitution corporatism democracy federalism law liberalism marxism nationalism pluralism power revolution socialism state centralization and decentralizalizatio n charisma coalition conservatism dictatorship human rights ideology majority rule media political culture political participation populism referendum republic separation of powers sovereignty terrorism totalitarianism absolutism alienation cabinet class colonialism communism constitutionalis m game theory government interest groups natural law oligarchy opinion polls political science president/presid ential system public opinion representation spoils system strike trade unions welfare State administration aristocracy ballot behavioralism budget/budgetin g christian democratic party civil rights civil service clientelism community confederation consensus constitutional law coup d’ètat dependency theory direct democracy elections electoral college factions feudalism head of state imperialism industrial democracy justice leadership monarchy ombudsman opposition party systems patronage police political socialization primary proportional representation racism utilitarianism utopia violence

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La procedura di classificazione concettuale:

Non è facile commentare la tabella innanzi presentata. I concetti sembrano aggregarsi numericamente senza che ci sia un motivo evidente. Eppure una ratio c’è.

Intanto si può distinguere fra concetti "discreti" (o lessicali) e concetti "complessi" intendendo con i primi quelli che indicano chiaramente l'oggetto che designano e che non hanno bisogno di alcuna interpretazione teorica per essere correttamente compresi (es. party). I concetti complessi, invece, non sono chiaramente identificabili, spesso rimandano a posizioni teoriche differenti fra loro, ad interpretazioni libere, a revisioni tali da far quasi definire questi concetti come "continui" alla stessa maniera in cui, in metodologia, ci si riferisce alle variabili continue ogni qualvolta siano gradualmente misurabili. Il concetto complesso rimanda ad una rappresentazione non univoca. Fra questi ultimi, abbiamo evidenziato - sottolineandone gli items - la categoria degli <ismi> e ne abbiamo seguito lo sviluppo. L’idea è che le ideologie sono il punto di riferimento costante della dizionaristica politologica e, quindi, finiscono con l'assorbire maggiore attenzione rispetto agli altri concetti. Naturalmente c'è un gruppo, per così dire, fondamentale di teorie ad ampio raggio di influenza dalle quali non si può prescindere (es. il marxismo, il socialismo, il pluralismo, il

liberalismo etc.) ed un gruppo di teorie minori, talvolta storicamente e geograficamente circoscritte,

fenomeniche o a stretto raggio di influenza (es. neutralismo, parlamentarismo, caudillismo etc.). Gli <ismi> si concentrano nelle prime due classi di occorrenza per poi decrescere nelle successive; il loro peso percentuale è del 26%.

Abbiamo inoltre calcolato il numero di <ismi> che cadono nella categoria di lemmi originali, presi, cioè, in considerazione da un unico dizionario. Anche in questo caso la presenza degli <ismi> è considerevole: 106 concetti su 1287, ma la loro capacità esplicativa si riduce a fenomeni circoscritti nel tempo e nello spazio (es. entryism, extremism, falangism, fanaticism, francoism,

gallicanism, gandhism, gradualism, green socialism, guild socialism etc.). Una tentazione di

panpoliticismo che, se non arreca danno alla disciplina, nemmeno però le giova3.

Continuiamo con le nostre 98 entries di top level. Abbiamo detto che la presenza di <ism> spiega il 26% delle entries. Le ideologie sono, fino ad ora, al primo posto nella nostra analisi quali-quantitativa. Al secondo posto, però, ci sono i concetti a finale <y> che spiegano un altro 12% della lista. Questi potrebbero essere definiti come concetti “atomici” che non indicano dei processi bensì

3 Il panpoliticismo riducendo il linguaggio politico a semplice linguaggio sociale di fatto traduce in politica ogni cosa - «tutta la significazione è, nel senso più pieno della parola, politica» (Rossi-Landi 1972, cit. in Fedel)

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degli oggetti ben definiti: appunto, bureaucracy, legitimacy, party, authority. Una terza categoria comprende, invece, tutti i concetti che indicano più generalmente dei processi, con una durata nel tempo, che implicano un prima ed un dopo, e che – di conseguenza - comportano dei cambiamenti. Questi sono indicati dal suffisso <tion> e spiegano il 10% delle 98 entries selezionate: constitution, revolution, centralization, decentralization, coalition, alienation etc. Infine, c'è un'altra categoria da prendere in considerazione che è un pò diversa dalle precedenti ma che spiega il 29% della lista: è quella dei composti, vale a dire dei concetti polirematici. I concetti, infatti, a differenza dei termini, possono essere espressi con più parole. Essi, quando vengono espressi appunto con un gruppo nominale, acquisiscono una valenza particolare nelle analisi dei linguaggi settoriali essendo già, in qualche modo, delle specificazioni concettuali e linguistiche. Non a caso, il loro studio è utilizzato per individuare e circoscrivere i vocabolari settoriali o specialistici. Così, su 98 entries ben 28 sono parole composte (es. human rights, majority rule, separation of

powers, interest groups); spetta, allora, ad esse il primo posto nella nostra classifica.

Tab.5: Tipologie concettuali

Tipologia Percentuale di presenza nella lista

Parole composte 29%

ismi 26%

y 12%

tion 10%

In conclusione, il linguaggio di base della scienza della politica sarebbe composto per il 29% da parole composte (identificativo del linguaggio settoriale), per il 26% di costrutti ideologici (ismi), per il 12% di concetti atomici e per il 10% di concetti processuali. In tutto, le categorie identificate spiegano il 77% della lista. Il rimanente 23% non compreso in alcuna delle categorie esaminate fa riferimento, invece, ora agli attori, a volte individuali a volte collettivi, delle analisi politologiche (class, government, ombudsman, patronage etc) ora l'oggetto essenziale che tutto muove: law,

power, state, charisma, media, consensus, justice, utopia, violence etc. Che siano forse queste le

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La procedura di ponderazione: Le famiglie concettuali

La maniera in cui un concetto si articola nel suo interno può essere di grande interesse per un'analisi come la nostra che fino a questo momento si è mossa lungo la linea verticale delle occorrenze. Lo studio delle famiglie concettuali richiede infatti uno spostamento dell'ottica - dalla verticalità delle occorrenze alla orizzontalità dei significati. I gruppi familiari4 - oltre alla possibilità di

farci ricostruire in maniera piuttosto precisa le dimensioni semantiche di un concetto con tutte le sue sfumature e specificazioni - aprono una finestra sulla loro maniera di svilupparsi e radicare in un contesto piuttosto che in un altro. E' possibile, infatti, che concetti “discreti” celino una incredibile ricchezza, siano cioè dotati di una "famiglia" particolarmente numerosa. Al contrario, concetti “continui” possono presentare un tipo di famiglia per così dire "nucleare".

Naturalmente questa differenza conta molto per chi si accinge a scrivere un dizionario facendo affidamento su un certo tipo di rimando. Ma c'è un'altra ragione per cui la ricostruzione delle famiglie ci sembra un'operazione particolarmente rilevante. Si scopre, infatti, così che i concetti non soltanto "occorrono" ma "pesano" anche. Facciamo qualche esempio: abbiamo visto che Party occorre 10 volte. Il suo valore assoluto, relativamente agli altri concetti, è consistente. Tuttavia il suo peso è destinato a crescere perché questo concetto è quello con la famiglia più numerosa: 37 voci per un totale complessivo di 119 occorrenze.

4 La ricostruzione dei gruppi familiari è avvenuta grazie all'utilizzo di procedure di standardizzazione non invasive. In pratica, senza in alcun modo toccare i significati, sono state posposte le aggettivazioni (es. affirmative action = action, affirmative), le specificazioni (es. employers’ association = association, employers’), ed i prefissi (es. neo-corporatism = corporatism, neo); sono stati, infine, separati quei gruppi nominali che non costituivano composti canonici, inscindibili cioè per definizione, (es. maladministration = administration (mala); bipartisanship = partisanship , bi). In tale maniera si è potuto mettere in assoluta evidenza il sostantivo e, quindi, il concetto-madre. L'ordinamento alfabetico della lista ha fatto il resto: a mettere cioè "in riga", ricomponendole, le famiglie concettuali.

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Tab.6: La“Famiglia” di Party

I componenti della famiglia Occorr.

partisanship 2 partisanship (bi) 2 partitocracy 2 party 10 party, agrarian 3 party, american 2 party, cadre 4 party, catch-all 3

party, christian democratic 6

party, communist 3 party, confessional 3 party, conservative 4 party convention 2 party, democratic 4 party, dominant 2 party, ecology 4 party, ethnic 2

party government, responsible 2

party identification 3

party, labor 3

party, liberal 4

party, mass 4

party (multi party system) 3

party, nazi 3

party, one-, states 2

party: parti communiste français 2

party, protestant 2

party, radical 2

party, republican 5

party, socialist and social-democratic 3

party state 2

party system, french 2

party system, single 2

party systems 6

party, third 2

party (two-party) system 5

party typology 2

party, whig 2

occorrenze totali 119

Insomma, non solo party è definito da tutti i dieci dizionari ma questi sentono la necessità di specificarlo ulteriormente tanto da comporre ulteriori 37 voci a compendio di una definizione che, in questo caso, non sarebbe stato possibile esaurire con un'unica trattazione. La ricostruzione delle famiglie concettuali diventa quindi un criterio per giudicare la bontà della nostra lista ed, eventualmente, per integrarla ripescando concetti pesanti caduti sotto soglia. In questo modo siamo riusciti finalmente a ricostruire il nocciolo duro del linguaggio politologico, base di tutte le elaborazioni concettuali di Hyperpolitics:

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Tab.7: Le parole della Scienza Politica in Hyperpolitics absolutism administration agency agenda alienation anarchism aristocracy authoritarianism authority bureaucracy cabinet capitalism centralism charisma choice citizen civil society class clientelism coalition collective colonialism communism community conflict consensus conservatism constitution contract corporation corporatism corruption court crisis culture decision democracy dictatorship election elite estate executive faction fascism federalism feudalism government group ideology imperialism individual individualism institution interest justice law leadership legislature legitimacy liberalism liberty lobbying loyalty majority market marxism media minorities monarchy nation oligarchy opinion opposition order participation party patronage people pluralism police policy polling populism power president propaganda public racism radicalism referendum reform regime regulation religion representation republic responsibility revolution rights rule socialism socialization sovereignty state terrorism totalitarianism trust utilitarianism utopia violence war welfare

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Conclusioni: Hyperpolitics. Le parole in relazione

Nel corso di questo lavoro abbiamo passato in rassegna e analizzato la gran parte dei dizionari di recente pubblicazione cercando di vedere nel dettaglio oltre purtroppo ai loro evidenti limiti -come attraverso di essi viene rappresentato il linguaggio politico. Ben presto abbiamo sentito gravare su di noi la “maledizione del lessicografo”: troppi termini, definizioni o troppo lunghe o troppo brevi e, soprattutto, incuranza e indifferenza assoluta circa i criteri di inclusione e di esclusione delle voci e i criteri definitori utilizzati, nonché indeterminatezza dei loro confini concettuali: insomma, disinteresse per la formulazione di linee guida atte a stabilire quel che, rispettivamente, un concetto dovrebbe includere ed escludere. A partire da queste riflessioni abbiamo cercato – come gruppo di ricerca – di dare un plus innovativo al nostro progetto mettendo a punto una metodologia sperimentale. Di iniziare cioè laddove i dizionari classici si erano fermati:

- una rigorosa selezione dei concetti - l’esplicitazione dei criteri di selezione

- una matrice ragionata per il loro incrocio sistemico

I concetti sono infatti never context free (Calise e Lowi, 2000): essi istituiscono percorsi e relazioni (Calise e Lowi, 1997): «Designative words are one thing; concepts essential for a field of thought are quite another matter: they are never context free. (…). The job necessarily begins one concept at a time. But it has to move quickly and self-consciously from discrete concepts to relationships between and among concepts» (p.2).

Nella dizionaristica corrente, il "rimando" (cross-reference) è la possibilità di approfondire un concetto ricorrendo ad altre significazioni che gli sono strettamente correlate e che sono presenti nello stesso dizionario. Un tipo di rimando piuttosto comune è quello familiare, un rimando cioè che si muove nell'ambito intratestuale5 delle significazioni possibili. E' il caso, ad esempio, di

democracy che può rimandare ad una lunga serie di articolazioni ulteriori: consociational democracy, direct democracy, industrial democracy, participatory democracy, plebiscitary democracy, social democracy e via di seguito. In questo stesso ambito, possiamo distinguere,

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ancora, un tipo di rimando per così dire semantico, che si muove cioè lungo la direttrice delle associazioni semantiche primarie. Ad esempio, il concetto di authoritarianism rinvia a quello di

totalitarianism e quest’ultimo a quelli di despotism ed autocracy. Un secondo tipo di

cross-reference è, invece, il rimando extratestuale che rinvia l'approfondimento non tanto alle diverse significazioni di uno stesso concetto o di concetti similari ma a concetti logicamente connessi: ad esempio party può rimandare ad election, a representation, a majority rule etc. senza che fra i rimandi ci sia una qualche parentela semantica. E’ questo secondo tipo di rimando che contribuisce alla ricostruzione di quella struttura relazionale e contestuale senza la quale il concetto è privato del suo spessore teorico.

Una struttura concettuale può, quindi, essere concepita in ragione di due modelli: secondo il modello contenitivo, un concetto è una struttura complessa e comprensiva di altri concetti nel caso in cui questi facciano letteralmente parte di esso. Secondo, invece, il modello inferenziale un concetto è una struttura complessa e comprensiva di altri concetti nel caso in cui questi abbiano una relazione privilegiata con quello grazie ad un qualche tipo di disposizione inferenziale. Con buona probabilità, il primo modello descrive connotazioni, vale a dire identifica le proprietà dell’oggetto, il secondo denotazioni: gli oggetti ed il tipo di legame che li tiene insieme in uno specifico sistema teoretico. Il passaggio è spiegato con chiarezza da Carey: «Concepts are the constituents of beliefs; that is, propositions are represented by structures of concepts. Theories are complex mental structures consisting of a mentally represented domain phenomena and explanatory principles that account for them» (Carey 1999, p. 258).

E veniamo al punto. L’elemento più debole della metodologia di costruzione della dizionaristica scientifica risiede nel suo privilegiare il modello di tipo contenitivo piuttosto che inferenziale. La missione di Hyperpolitics consiste invece nel ricostruire i contesti d’uso teoretici dei principali concetti a partire da un sistema inferenziale di relazioni dialettiche. In altri termini, Hyperpolitics è un modello logico per l'incrocio sistemico - e rigoroso - dei concetti. Incroci mai del tutto lasciati al caso delle libere associazioni ma strutturati in una matrice relazionale predefinita. «E' ciò che chiamiamo «connessione controllata», in quanto consiste nel collocare ciascun concetto al centro di una matrice che contiene i diversi concetti che reputiamo indispensabili per definirlo.

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entry

core 3 core 2 core 4 peripheral 1 peripheral 3 peripheral 4 peripheral 2 spatial 1 spatial 2 spatial 3 spatial 4 core 1

Entra qui in gioco la componente normativa del nostro procedimento, perché questo è il momento in cui stipuliamo un insieme selettivo di relazioni, con lo scopo dichiarato di precisare e delimitare l'argomentazione. Su questo piano normativo, le connessioni sono volte a espandere l'area semantica di un concetto, racchiudendola nel contempo entro uno spazio nitidamente strutturato» sfuggendo così alla casualità arbitraria propria dell'intuizione creativa.

I concetti sono quindi correttamente identificati – e definiti – dal ruolo che essi giocano nell’ambito del sistema teorico – e concettuale - in cui vengono a collocarsi. Proprio la compiutezza

relazionale e sistemica di Hyperpolitics conferisce loro significato e specificità, aiutando lo studioso

nell’organizzazione dei pensieri e – quindi – nell’attività di produzione teorica. Hyperpolitics in definitiva è un modello di metadizionario che “rimanda” non ad un concetto alla volta ma a “contesti” concettuali.

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