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Il caso di Colle Brianza

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Academic year: 2021

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(1)

Conservazione e valorizzazione delle risorse ambientali soggette a rischio naturale in una prospettiva ecosistemica.

Il caso di Colle Brianza

Corso di Laurea Magistrale in Progettazione Architettonica

Relatore: Chiar. ma Proff.ssa Alessandra Oppio Correlatore: Chiar. ma Proff.ssa Mina Di Marino

Anno Accademico 2011 - 2012 Candidata:

Federica Pravettoni 770681

Department of Architecture, Aalto University, School of Art, Design and Architecture, Finland

(2)

Indice

C

onservazione e

valorizzazione delle risorse ambientali soggette a

risChio natu

-

rale

:

valutazione e monitoraggio di piani in una prospettiva eCosistemiCa

.

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lCaso di

C

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b

rianza

(3)

Indice delle figure iv

Indice delle tabelle ix

Indice degli allegati xii

Indice delle tavole xiv

Abstract xvi

Capitolo 1- Dalla nozione di Ambiente a quella di Servizio Ecosistemico (SE)

Premessa 1

1. Dalla nozione di ambiente a quella di ecosistema 2

1.1. Rischio e vulnerabilità ambientale 7

2. I Servizi Ecosistemici 12

2.1. La conservazione degli ecosistemi 13

3. La relazione tra gli ecosistemi e il benessere umano 16

4. La normativa di riferimento 20

4.1. La situazione oggi e le proposte recentemente formulate 23

Conclusioni 25

Allegati 26

Capitolo 2 - La valutazione dei Servizi Ecosistemici

Premessa 31

1 . L’Ambiente e il sistema economico 32

1.1. Il sistema economico sostenibile 34

2 . La valutazione delle risorse ambientali: un approccio ecosistemico 37

3 . La nozione di Valore Economico Totale [VET] 39

3.1. I metodi di Valutazione 40

4 . Le fasi della valutazione dei SE 44

Conclusioni 47

Allegati 48

Capitolo 3 - Il piano territoriale dI coordinamento provinciale come strumento di conservazione e valo- rizzazione delle risorse ambientali soggette a rischio naturale

Premessa 71

1. Le competenze sulla difesa del suolo: dallo Stato ai comuni 72

1.1. La gestione del territorio e l’assetto idrogeologico: i contenuti della Legge regionale lombarda n. 12/2005, legge per il governo del

(4)

pravettoni FederiCa _ 770681

ConservazioneevalorizzazionedellerisorseambientalisoggettearisChionaturaleinunaprospettivaeCosistemiCa. ilCasodi Colle brianza.

indiCerelazione

ii

territorio 73

2. Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale: strumento di pianificazione e valorizzazione del paesaggio e delle risorse ambientali soggette a rischio naturale 75

2.1. I contenuti paesistici dei PTCP

77

2.2. Indirizzi strategici di assetto idrogeologico 77

3. Analisi di alcuni Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale in Lombardia 80

3.1. Provincia di Como 81

3.2. Provincia di Sondrio 86

3.3. Provincia di Lecco 89

3.4. Provincia di Bergamo 95

3.5. Provincia di Monza Brianza 100

3.6. Provincia di Milano 106

3.7. Provincia di Varese 110

4. Quadro di sintesi 115

Conclusioni 121

Allegati 122

Capitolo 4 - Il caso studio: Colle Brianza

Premessa 133

1. Inquadramento territoriale 134

1.1. Analisi del territorio a livello regionale e provinciale 135

2. Il comune di Colle Brianza 138

2.1. Il sistema insediativo 138 2.2. La componente ambientale 140 2.3. La componente geologica 143

3. I Servizi Ecosistemici a Colle Brianza 151

4. I punti critici 157

5. Disagi e quadro economico 166

5.1. La vulnerabilità del territorio e i danni ad essa connessi, il dissesto a Scerizza 169

Conclusioni 175

Allegati 176

(5)

Capitolo 5 - Processo per la valutazione quali- quantitativa del danno apportato agli ecosistemi e ai relativi servizi

1. Definizione del processo 188

2. Confronto con i casi studio analizzati 190

3. Perché introdurre questo tema alla scala provinciale 191

Bibliografia xvii

(6)

iv

Indice figure

(7)

CAPITOLO 1

Figura 1. Concetto di ambiente - [riFerimento: L.Bruzzi 1995 - Prevenzione e controllo dell’impatto ambientale: criteri e metodi, tecnologie e processi, procedure e normative - Cooperativa Libraria Universitaria Editrice - Bologna] 2 Figura 2. Meta-sistema di riferimento sviluppo sostenibile. [riFerimento: S. Malcevschi, 2010 - Reti ecologiche polivalenti, infrastrut- ture e servizi ecosistemici per il governo del territorio - Il verde editoriale - Milano] 4 Figura 3. Rapporto ecosistema- impatti- territorio. [riFerimento: S. Malcevschi, 2010 - Reti ecologiche polivalenti, infrastrutture e

servizi ecosistemici per il governo del territorio - Il verde editoriale - Milano] 6

Figura 4. Incidenza percentuale dell’urbanizzazione (Dati Corine Land Cover 2000, Level 3) sulle tipologie italiane di paesaggio (elaborazione effettuata sulla base delle Unità fisiografiche identificate dall’APAT nel 2004). Le tipologie di paesaggio che risultano più urbanizzate (tra il 16% e il 30%) sono quelle pianeggianti e delle colline pedemontane [Stralcio da Romano, 2007] 7 Figura 5. Definizione del rischio territoriale. [Riferimento: S. Menoni, 1997 - Pianificazione e incertezza: elementi per la valutazione

e la gestione dei rischi territoriali - Franco Angeli Editore - Milano. Pagina 85] 8

Figura 6. Vulnerabilità e danno atteso. [Riferimento: S. Menoni, 1997 - Pianificazione e incertezza: elementi per la valutazione e la

gestione dei rischi territoriali - Franco Angeli Editore - Milano. Pagina 95] 9

Figura 7. Ambiti del processo di piano in cui è utile valutare i fattori di rischio. [riFerimento: S. Menoni, 1997 - Pianificazione e incertezza: elementi per la valutazione e la gestione dei rischi territoriali - Franco Angeli Editore - Milano. Pagina 111 10

Figura 8. Definizione delle componenti de rischio accettabile. [GNDCI 1994] 11

Figura 9. Schema concettuale del MA. Relazione tra servizi ecosistemici, ecomosaici funzionali di area vasta. [Santolini, 2010] 14 Figura 10. Schema tratto dal MA, nel quale sono evidenziati i flussi che dai SE si dipartono per sostenere direttamente o indiretta- mente il benessere delle diverse componenti del pianeta. Il concetto di base è quello che in generale il nostro benessere dipende

dai servizi forniti dalla natura. [MA, 2005] 18

CAPITOLO 2

Figura 1. L’ambiente e i paradigmi economici. Lo schema ha finalità descrittive e non analitiche. [riFerimento: David W. Pearce, R.

Kerry Turner, 1991 - Economia delle risorse naturali e dell’ambiente - Edizioni il Mulino, Bologna. Pagina 19] 33 Figura 2. Relazioni tra i valori ambientali. [riFerimento: David W. Pearce, R. Kerry Turner, 1991 - Economia delle risorse naturali e

dell’ambiente - Edizioni il Mulino, Bologna. Pagina 225] 34

Figura 3. Interazione generale tra l’ambiente e il sistema economico. [riFerimento: David W. Pearce, R. Kerry Turner, 1991 - Eco- nomia delle risorse naturali e dell’ambiente - Edizioni il Mulino, Bologna. Pagina 42] 35 Figura 5. Tavola input-output allargata con i beni ambientali. [riFerimento: David W. Pearce, R. Kerry Turner, 1991 - Economia delle

risorse naturali e dell’ambiente - Edizioni il Mulino, Bologna. Pagina 45] 36

Figura 4. Tavola input-output senza l’ambiente. [riFerimento: David W. Pearce, R. Kerry Turner, 1991 - Economia delle risorse

naturali e dell’ambiente - Edizioni il Mulino, Bologna. Pagina 43] 36

Figura 6. Schema per la valutazione integrata di funzioni, beni e servizi ecosistemici. [de Groot et al. - 2002] 38

Figura 7. Le componenti del Valore Economico Totale 39

Figura 8. Tecniche di valutazione monetaria. [riFerimento: Department for Environment, Food and Rural Affairs, 2007 - An intro-

ductory guide to valuing ecosystem service - Inghilterra. Pagina 34] 41

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Pravettoni Federica _ 770681

conservazioneevalorizzazionedellerisorseambientalisoggettearischionaturaleinunaProsPettivaecosistemica. ilcasodi colle brianza.

indiceFigure

vi Figura 9. Schema descrittivo degli impatti derivanti dalle politiche di cambiamento. 44 Figura 10. Interazione tra i SE e i loro aspetti economici in una zona umida. Questo tipo di inquadramento è fondamentale poiché permette di evitare il conteggio di doppi benefici, laddove possono esserci delle sovrapposizioni.. [riFerimento: Department for Environment, Food and Rural Affairs, 2007 - An introductory guide to valuing ecosystem service - Inghilterra. Pagina 26] 46 Figura 11. Schema concettuale delle relazioni tra attrattori turistici, elementi di paesaggio, e servizi ecosistemci, specificando le

modalità di erogazione e di fruizione. 54

Figura 12. Foto aerea dell’area di studio e punteggi attribuiti dai fruitori 54

Figura 13. Valore complessivo regionale [in kg- euro x ettaro] per il servizio di Regolazione climatica e del gas atmosferici, e sua variazione tra il 1990 e il 2000, sulla base dell’elaborazione dei dati CORINE Land- Cover 57 Figura 14. Valore complessivo regionale [in kg- euro x ettaro] per il servizio di Regolazione dei Nutrienti, e sua variazione tra il 1990

e il 2000, sulla base dell’elaborazione dei dati CORINE Land- Cover 58

Figura 15. “Diagramma della sicurezza”: i punti rappresentano il livello di pressioni ambientali e la sensibilità dei servizi ecosistemici in un particolare sito, gli eventi di crisi si presentano principalmente nella parte superiore. 59

Figura 16. Riserva Naturale Statale di Torre Guaceto (sud – Italia). 60

Figura 17. Trend della variazione del valore economico totale dell’area (ESV) con indicazione degli anni in cui sono state attuate le due principali politiche di protezione: riconoscimento dell’area come zona di importanza internazionale secondo la Convenzione

Ramsar (1987) e istituzione dell’area protetta (2000). 61

Figura 18. Aerofotogramma dell’area oggetto di studio 63

CAPITOLO 3

Figura 1. Comuni nei quali è assente la pianificazione ordinaria generale vigente (PTR- PTCP- Piani Generali Comuni, dopo il 1995 a sinistra e, a destra PTCP- Piani Generali Comuni, dopo il 2000). [Riferimento - Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. 2010 - Verso la Strategia Nazionale per la Biodiversità. Esiti del Tavolo Tecnico. Ecoregioni, Biodiversità e Governo del Territorio. La Pianificazione d’area vasta come strumento di applicazione dell’approccio ecosistemico. Pag. 25] 75

Figura 2. Province della Regione Lombardia - COMO 81

Figura 3. Province della Regione Lombardia - SONDRIO 86

Figura 4. Province della Regione Lombardia - LECCO. 89

Figura 5. Province della Regione Lombardia - BERGAMO. 95

Figura 6. Province della Regione Lombardia - MONZA BRIANZA. 100

Figura 7. Provincia di Monza e della Brianza, Unità tipologiche di paesaggio della Provincia Relazione Generale del PTCP della

provincia di Monza e della Brianza. 2011, Pag 89. 105

Figura 8. Province della Regione Lombardia - MILANO. 106

Figura 9. Assetto idrogeologico della Provincia e relativa legenda 109

Figura 10. Province della Regione Lombardia - MILANO. 110

Figura 11. Inquadramento regione Lombardia 115

(9)

Figura 12. Inquadramento province analizzate 115 Figura 13. Istogramma rappresentante un confronto diretto tra i punteggi ottenuti dai vari PTCP rispetto alle due principali categorie trattate. All’interno del grafico non è stata riportata la colonna della valutazione dell’approccio ecosistemico. 116

CAPITOLO 4

Figura 1. Provincia di Lecco. Inquadramento comune di Colle Brianza 134

Figura 2. Colle Brianza. I comuni confinanti 134

Figura 3. I sistemi territoriali regionali - riFerimento PTR. Documento di Piano, Tavola 4- I sistemi territoriali del PTR. 135 Figura 4. Ambiti territoriali strategici - riFerimento Provincia di Lecco, 2009 - PTCP - MONOGRAFIA [A] Gli obiettivi del PTCP e la

sua dimensione strategica. 136

Figura 5. Aree Protette. riFerimento - Provincia di Lecco, 2009 - Cartografia PTCP. Scenario 6- Il sistema Ambientale. 137 Figura 6. Componenti storiche ed elementi percorsi di interesse paesistico e culturale 139

Figura 8. Oratorio Sant’Antonio da Padova a Piecastello. 140

Figura 7. Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo di Nava. 140

Figura 9. Chiesa di San Martino a Bestetto 140

Figura 10. Stralcio legenda Tavola 1b - Inquadramento- sistema della rete ecologica provinciale. 142 Figura 11. Stralcio della tavola 1b - Inquadramento- sistema della rete ecologica provinciale. 143 Figura 12. Inventario dei dissesti - riFerimento: Provincia di Lecco, 2009 - Cartografia del PTCP - Scenario 8A - Carta inventario dei

dissesti 144

Figura 13. Analisi della fattibilità geologica. riFerimento: Comune di Colle Brianza, 2012 - Tavola 8- Carta della fattibilità geologica con sovrapposizione delle aree soggette ad amplificazione sismica locale. PGT di Colle Brianza, adottato con deliberazione n. 27

del 6/11/2012. 145

Figura 14. Aree soggette ad amplificazione sismica locale. riFerimento: Comune di Colle Brianza, 2012 - Tavola 8- Carta della fattibilità geologica con sovrapposizione delle aree soggette ad amplificazione sismica locale. PGT di Colle Brianza, adottato con

deliberazione n. 27 del 6/11/2012. 147

Figura 15. Rischio geologico. riFerimento: Comune di Colle Brianza, 2012 - Tavola 5C- Carta di sintesi del rischio geologico,. PGT

di Colle Brianza, adottato con deliberazione n. 27 del 6/11/2012. 148

Figura 16. Legenda Tavola 5C- Carta di sintesi del rischio geologico. riFerimento: Comune di Colle Brianza, 2012 - Tavola 5C- Carta di sintesi del rischio geologico,. PGT di Colle Brianza, adottato con deliberazione n. 27 del 6/11/2012. 149 Figura 17. Stralcio tavolo Stazione 1, Percorso Geologico. riFerimento: Comune di Colle Brianza, sezione Vivere il Paese. http://

www.comune.collebrianza.lc.it/po/po_disegna_menu_servizi.php?livello=3&x=c7130a3cd476c705f214d366cc7d450e 150 Figura 18. Le immagini sono relative alle mappe redatte da McHarg. Queste tre mappe rappresentano ciascuna un tematismo trattato nel metodo dall’autore. Le aree con tonalità più scura, sono quelle che hanno un maggior valore. 151 Figura 19. Le immagini riportano nella prima cartografia la mappa di sintesi redatta con la sovrapposizione delle varie mappe re- lative a ciascun tematismo. Nella seconda cartografia invece, vengono riportati i due tracciati proposti da McHarg che permettono

un minor costo sociale. 152

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conservazioneevalorizzazionedellerisorseambientalisoggettearischionaturaleinunaProsPettivaecosistemica. ilcasodi colle brianza.

indiceFigure

viii Figura 20. Stralcio Tavola 04- Risorse Locali per la produzione di Servizi Ecosistemici. La tavola mostra le aree più adatte alla produzio- ne dei SE, ottenute dalla sovrapposizione dei diversi layers che compongono le diverse categorie di SE. 154 Figura 21. Legenda Tavola 04- Risorse Locali per la produzione di Servizi Ecosistemici. 155

Figura 22. Stralcio Tavola 05- Aree produttive di SE- confronto Punti Critici. 157

Figura 23. Rilievo fotografico. Stato della Frana sviluppatasi nel novembre 2002. Vista da via Como. Il contenimento del terreno è

stato fatto con dei blocchi in cemento. [Rilievo del 15 marzo] 159

Figura 24. Panoramica coronamento sommatale corpo di frana. riFerimento: Comune di Colle Brianza, 2012 - Relazione Geologico

Tecnica, pagina 14. 160

Figura 25. Particolare Alberi sradicati e collassati verso valle. riFerimento: Comune di Colle Brianza, 2012 - Relazione Geologico

Tecnica, pagina 15. 160

Figura 26. Particolare corridoio di colata della frana. riFerimento: Colle Brianza, 2012 - Relazione Geologico Tecnica, pagina 17. 161 Figura 27. Panoramica corpo di frana visto dalla strada comunale che conduce alla Frazione Campsirago. riFerimento: Colle Brian-

za, 2012 - Relazione Geologico Tecnica, pagina 16 162

Figura 28. Particolare occlusione alveo ad Agosto 2010. riFerimento: Colle Brianza, 2010 - Progetto preliminare per consolidamen- to versante in località Scerizza nel territorio comunale di Colle Brianza (LC), pagina 16. 163 Figura 29. Progetto e sezione palizzata. riFerimento: Comune di Colle Brianza, 2010 - Progetto preliminare per consolidamento versante in località Scerizza nel territorio comunale di Colle Brianza (LC), pagina 16. 164 Figura 30. Particolare fascianata. riFerimento: Comune di Colle Brianza, 2010 - Progetto preliminare per consolidamento versante

in località Scerizza nel territorio comunale di Colle Brianza (LC), pagina 16. 164

Figura 31. Rafforzamento corticale. riFerimento: Comune di Colle Brianza, 2010 - Progetto preliminare per consolidamento versan- te in località Scerizza nel territorio comunale di Colle Brianza (LC), pagina 20. 164 Figura 32. Particolare palificata viva a doppia parete. riFerimento: Comune di Colle Brianza, 2010 - Progetto preliminare per con- solidamento versante in località Scerizza nel territorio comunale di Colle Brianza (LC), pagina 33. 165 Figura 33. Strada per Campsirago. riFerimento: Casateonline, novembre 2010 - Colle B.: lavori in corso per liberare

dalla frana la strada tra Cagliano e Campsirago. 166

Figura 34. I lavori di ripristino della viabilità lungo la strada per Scerizzetta. riFerimento: Casateonline, settembre 2010 - Castello, Colle: ammontano a 500mila euro i danni causati dal maltempo di Ferragosto 168

Figura 35. Inquadramento area analizzata 169

(11)
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conservazioneevalorizzazionedellerisorseambientalisoggettearischionaturaleinunaProsPettivaecosistemica. ilcasodi colle brianza.

indicetabelle

x

CAPITOLO 1

Tabella 1. Principali impatti ambientali e dirette conseguenze differenziate a livello locale e globale. [riFerimento: S. Malcevschi, 2010 - Reti ecologiche polivalenti, infrastrutture e servizi ecosistemici per il governo del territorio - Il verde editoriale - Milano] 5 Tabella 2. La tabella indica le aree consumate nel decennio 1990- 2000. I dati riguardano Italia, Germania, Francia e Regno Unito.

[Pileri, 2007] 6

Tabella 3. Classificazione dei servizi ecosistemici. Modello adottato da MA, 2005 e De Groot, 2009. [riFerimento: R. Santolini - Ser-

vizi ecosistemici e sostenibilità. Ecoscienza, Numero 3 - Anno 2010] 13

Tabella 4. Principali atti internazionali aventi come oggetto la biodiversità nel periodo 1970- 2000. [riFerimento: S. Malcevschi, 2010 - Reti ecologiche polivalenti, infrastrutture e servizi ecosistemici per il governo del territorio - Il verde editoriale - Milano] 20 Tabella 5. Principali atti internazionali aventi come oggetto la biodiversità nel periodo 1970- 2000. [riFerimento: S. Malcevschi, 2010 - Reti ecologiche polivalenti, infrastrutture e servizi ecosistemici per il governo del territorio - Il verde editoriale - Milano] 21

CAPITOLO 2

Tabella 1. La valutazione dei Servizi Ecosistemici attraverso l’inquadramento del VET. [riFerimento: Department for Environment, Food and Rural Affairs, 2007 - An introductory guide to valuing ecosystem service - Inghilterra. Pagina 32] 40 Tabella 2. Schema analitico di valutazione MA. [riFerimento: S. Malcevschi, 2010 - Reti ecologiche polivalenti, infrastrutture e ser-

vizi ecosistemici per il governo del territorio - Il verde editoriale - Milano] 45

Tabella 3. Definizione ammontare interventi di ripristino messi in atto 50

Tabella 4. Totale dei costi relativi alla definizione della Variante n. 15 51

Tabella 5. Caratterizzazione di Servizi Ecosistemici secondo attributi spaziali (Costanza 2008) 54 Tabella 6. Estratto della matrice dei valori medi [€ 2007/ ha all’anno] dei diversi SE per differenti usi del suolo. 57 Tabella 7. Andamento regionale e nazionale del valore economico in kilo- euro per i due servizi analizzati e la sua variazione in

percentuale rispetto all’anno 1990. 58

Tabella 8. La tabella mostra l’intera gamma dei potenziali impatti che possono essere considerati, con i vari gradi di incertezza in

merito a dimensione assoluta e importanza degli impatti. 63

Tabella 9. La tabella riassume i principali valori stimati, sia in valori assoluti che in termini di differenze di valore tra la linea di base

e ciascuna delle opzioni politiche. 65

CAPITOLO 3

Tabella 1. Stato della Pianificazione Provinciale [aggiornamento al 29-10-2012] 80

Tabella 2. La tabella mostra lo schema di sintesi degli obiettivi, delle azioni pianificatorie e delle normative di riferimento nell’ambito della tutela del suolo e del rischio idrogeologico. riFerimento: Provincia di Varese - Relazione Generale. 2006, Pagina 185- 186. 112

Tabella 3. Confronto tra i punteggi ottenuti dalle Province 117

CAPITOLO 4

Tabella 1. La tabella fa riferimento nella sua prima parte al modello adottato dal MA per la classificazione dei SE. Tale modello

(13)

è stato integrato i riferimento al caso studio preso in analisi, verificando le componenti territoriali e gli shape file utilizzati per la

definizione delle mappe. 153i

Tabella 2. Elenco dei dissesti rilevati sul territorio di Colle Brianza. 158

Tabella 3. Quadro economico complessivo del progetto di intervento. Progetto ESECUTIVO per consolidamento versante in loca- lità Madonna del Sasso [Dissesto A] e Strada per Campsirago [Dissesto B]. Riferimento: Progetto esecutivo per consolidamento versante in località Madonna del Sasso e strada per Campsirago, nel territorio comunale di Colle Brianza (LC) 167 Tabella 4. Quadro economico complessivo del progetto preliminare. riFerimento: Comune di Colle Brianza, 2010: Progetto prelimi- nare per consolidamento versante in località Scerizza nel territorio comunale di Colle Brianza (LC). 168 Tabella 5. Legame tra vulnerabilità e danno atteso del territorio in analisi. La struttura della tabella è stata costruita sulla base delle definizioni di danno e vulnerabilità descritte nel primo capitolo di questa tesi. 172

CAPITOLO 5

Tabella 1. Definizione del processo applicato per la valutazione quali-quantitativa del danno apportato agli ecosistemi e ai servizi

ecosistemici 189

Tabella 2. Tabella di confronto elaborata al fine di comporre un processo di valutazione che fosse in grado di avere un quadro conoscitivo delle caratteristiche ecosistemiche del territorio analizzato sia da un punto di vista qualitativo, sia da un punto di vista

quantitativo, dei possibili danni agli ecosistemi e ai servizi ecosistemici. 190

(14)

xii

Indice allegati

(15)

CAPITOLO 1

Documento 1. La strategia nazionale per la biodiversità] 27

CAPITOLO 2

Caso 1. E. Cimnaghi, R. Roscelli. Dalla valutazione ex- post del danno ambientale alla convenienza economica delle politiche di

prevenzione: una proposta metodologica per le aree protette. 49

Caso 2. A. Gretter, C. Orsatti, R. Scolozzi, I. Goio. Verso una mappatura dei servizi ecosistemici in ambito turistico alpino. Caso

della Val di Ledro. 53

Caso 3. M.A. Cataldi, E. Morri, R. Scolozzi, N. Zaccarelli, R. Santolini, D. S. Pace, M. Venier, C. Beretta. Stima dei servizi ecosiste-

mici a scala regionale come supporto a strategie di sostenibilità. 56

Caso 4. I. Petrosillo. Necessità di garantire la sicurezza dei servizi ecosistemici attraverso analisi oggettive e soggettive. 59 Caso 5. Department of Environment, Food and Rural Affairs. An introductory guide to valuing ecosystem service. 62

CAPITOLO 3

Articoli di riferiemnto. Testo Legge Regionale n. 12/2005 - Legge per il Governo del territorio. Articoli 15-16-17-18 e Articoli 55-

55bis-56-57 123

CAPITOLO 4

Computo metrico A. Computo metrico estimativo intervento dissesto A - Località Madonna del Sasso 177 Computo metrico B. Computo metrico estimativo intervento dissesto B - Strada per Campsirago 181 Computo metrico C. Computo metrico estimativo preliminare dissesto C - Località Scerizza 184

(16)

xiv

Indice tavole

(17)

Tavola 01. Inquadramento - Scala: Varie

Tavola 01a. Colle Brianza - Inquadramento, Sistema paesistico ambientale - Scala 1: 20 000

Tavola 01b. Colle Brianza - Inquadramento, Sistema della rete ecologica provinciale - Scala 1: 20 000 Tavola 02. Analisi del territorio - Componente geomorfologica - Scala 1: 10 000

Tavola 03. Analisi del territorio - Componente ambientale - Scala 1: 10 000

Tavola 04. Risorse locali per la produzione di Servizi Ecosistemici - Scala 1: 10 000

Tavola 05. Aree produttive di Servizi Ecosistemici a confronto: Punti Critici - Scala 1: 10 000

(18)

ConservazioneevalorizzazionedellerisorseambientalisoggettearisChionaturaleinunaprospettivaeCosistemiCa. ilCasodi Colle brianza. xvi L’obiettivo della tesi è quello di arrivare a definire un processo di valutazione quali-quantitativa del danno apportato ai servizi ecosistemici, che aiuti ad individuare delle politiche territoriali atte alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse naturali oggetto di rischi ambientali.

Il lavoro è stato strutturato cercando di definire il concetto di servizio ecosistemico, evidenziando le differenze con i termini di ambiente, territorio e paesaggio, cercando di far emergere come questi sistemi siano una componente deter- minante ai fini della definizione del benessere umano. In Italia il concetto di Servizio Ecosistemico non ha ancora preso coscienza, ma numerose sono le normative che affrontano il concetto di tutela dell’ambiente e del paesaggio: motivo per cui è stato fatto un excursus sulla normativa attualmente in vigore che si preoccupa della tutela degli ecosistemi.

Al fine di comprendere come la materia relativa al valore ecosistemico delle aree ricche di biodiversità possa essere introdotto nella pianificazione è stata fatta un’analisi di alcuni degli strumenti provinciali adottati in Lombardia: il PTCP é viene proposto come possibile promotore di un metodo di valutazione dei SE individuati sui vari territori. L’analisi di alcuni casi studio ha permesso di selezionare le fasi necessarie alla definizione di un metodo da poter applicare all’area di Colle Brianza, area oggetto delle indagini.

La tesi si è poi concentrata sulle analisi e sulla definizione delle aree che meglio si prestano alla produzione di SE in questo territorio, analizzando in modo più approfondito un particolare contesto, oggetto di una frana poco tempo fa. La lettura di questa particolare area ha permesso di comprendere come le aree che sono esposte a rischio, una volta su- bito il danno, vengono private di alcune delle loro caratteristiche fondamentali. Gli interventi successivi sono limitati alla stima dei danni materiali che queste aree hanno subito, senza considerare come, di fatto, vi siano delle conseguenze che non vengono trattate. La promozione di un investimento preventivo, avrebbe dei costi inferiori rispetto a quello che è l’effettivo danno subito dall’area.

.

(19)

D

alla nozione Di ambiente a quella Di servizio ecosistemico

(20)

Il capitolo si pone come obiettivo quello di chiarire i termini di ambiente e di ecosistema. Comprendere la differenza tra ecosistema e ambiente consente anche di chiarire le relazioni che intercorrono tra ECOSISTEMA, TERRITORIO e PAESAGGIO. Tracciando un percorso storico circa le principali normative introdotte negli ultimi anni con la finalità di conservazione e valorizzazione della biodiversità, intesa come elemento fondamentale alla base degli ecosistemi. La definizione del benessere umano come elemento strettamente correlato alla tutela degli ecosistemi porta alla definizione del concetto di Servizio Ecosistemico.

DallanozioneDiambienteaquellaDiservizioecosistemico

Capitolo 1

Premessa 1

1. Dalla nozione di ambiente a quella di ecosistema 2

1.1. rischioevulnerabilitàambientale 7

2. I servizi ecosistemici 12

2.1. laconservazioneDegliecosistemi 13

3. La relazione tra gli ecosistemi e il benessere umano 16

4. La normativa di riferimento 20

4.1. lasituazioneoggieleproposterecentementeformulate 23

Conclusioni 25

Allegati 26

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Premessa

Data l’importanza degli ecosistemi per l’uomo in ragione dei servizi offerti, occorre valorizzare, valu- tare tali servizi per fornire ai decisori politici una solida base informativa per progettare interventi e prendere decisioni consapevoli [Turner et al., 2003].

Negli ultimi 200 anni il pianeta ha subito modifiche molto rilevanti ad opera dell’uomo e tali mutamenti si sono manifestati in modo così marcato da far nascere la preoccupazione che il sistema ambiente non sia più in grado di ri- equilibrarsi. I problemi ambientali si sono originati da un lato a causa della forte crescita demografica e, dall’altro, dalla necessità di far fronte ai bisogni di una società in fase di crescente sviluppo sia quantitativo sia qualitativo. Poiché il patrimonio naturale e ambientale si sta progressivamente riducendo e in parte risulta compromesso, l’obiettivo da per- seguire con urgenza è la protezione dell’ambiente per evitare la perdita dei servizi offerti dalla natura all’uomo.

Nonostante vi sia una maggiore consapevolezza, testimoniata anche da parte della normativa, si verificano ancora emergenze dovute a un governo del territorio disordinato e quasi sempre in ritardo. E’ necessaria pertanto una politica di prevenzione, da attuatare attraverso strumenti pianificatori che abbiamo come criterio guida la gestione sostenibile del territorio e che concepiscano lo stesso come risorsa da valorizzare e non solo come risorsa da sfruttare.

Nel 2001 l’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, decise di fornire supporto al progetto di ricerca denominato Millennium Ecosystem Assessment [MA]. Tale progetto si colloca all’interno della categoria di inter- venti regionali ed internazionali volti alla salvaguardia e all’uso sostenibile dell’ambiente e delle risorse che ne derivano.

Secondo il progetto MA ognuno nel mondo dipende dagli ecosistemi che lo circondano, l’ambiente è riconosciuto come capitale naturale, da salvaguardare attraverso la promozione di interventi efficaci ed efficienti sia dal punto di vista della tutela ambientale, sia quello dello sviluppo economico.

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capitolo 1

2

1. Dalla nozione di ambiente a quella di ecosistema

Spesso i termini habitat, territorio, paesaggio, vengono utilizzati come sinonimi di ambiente. Fondamentale è comprenderne il significato, poiché in riferimento ad un determinato ambito di ricerca entrano in gioco delle variabili differenti che devono essere considerate.

Molte sono le definizioni che vengono attribuite al termineambiente:

“il luogo che ci circonda e in cui si vive[1]

“tutte le condizioni, le circostanze e gli agenti che circondano ed influenzano lo sviluppo di un organismo o di un gruppo di organismi[2]

“complesso dei fattori fisici, chimici e biotici che agiscono su un organismo o su una comunità ecologica e che ne determinano lo stato e la sopravvivenza[3]”.

Tra le definizioni, ve ne è una del tutto generale che bene si adatta alle esigenze scientifiche e normative:

“il sistema complesso delle risorse naturali ed umane e delle loro interazioni”.

Le caratteristiche dell’ambiente, allora, sono rappresentate dal tipo, dal numero di risorse e dalla complessità del siste- ma. Lo schema seguente è semplificato, in quanto mostra solo la distinzione delle risorse naturali in biotiche e abiotiche, e si evidenzia anche che le risorse naturali coincidono con le componenti ambientali.

[1] Dizionario De Agostini [2] Webster Diction [3] Enciclopedia Britannica

Figura 1. Concetto di ambiente - [riferimento: L.Bruzzi 1995 - Prevenzione e controllo dell’impatto ambientale:

criteri e metodi, tecnologie e processi, procedure e normative - Cooperativa Libraria Universitaria Editrice - Bologna]

Per meglio definire il significato del termine habitat, è necessario introdurre il concetto di specie, che definisce in biologia l’insieme di esseri viventi tra loro geneticamente simili, capaci di generare una prole feconda.

Ogni specie ha il suo habitat, definito come particolare ambiente entro cui vive, che non coincide con lo spazio geo- grafico in cui è presente, ma con lo spazio fisico all’interno del quale una specie vivente vive e si riproduce. L’habitat è inteso anche come nicchia ecologica spaziale, che definisce il posto e il ruolo che una data specie ha nell’ecosistema complessivo.

Il termine è stato poi utilizzato in senso più esteso dallaDirettivahabitat (43/92 cee) per indicare una certa tipologia ambientale, che può ospitare più specie con esigenze ecologiche abbastanza simili. Proteggere un habitat significa proteggere la specie ad esso associato, intervenendo sulla conservazione della biodiversità. Quest’ultima comprende

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una moltitudine e una variabilità di organismi viventi, microrganismi, piante, e animali, che popolano un determinato ambiente[4]. La CBD [conventionof biological Diversity del 1992] la definisce come :

“the variability among living organisms from all sources including, inter alia, terrestrial, marine and other aquatic ecosystems and ecological complexes of which they are part. This diversity within species, between species and ecosystems[5].

Il termine territorio identifica lo spazio fisico nel quale un individuo o una popolazione esercitano un’ azione di controllo o di governo. Esprime lo spazio di vita dei singoli esseri viventi o di loro raggruppamenti in popolazioni locali, ovvero quelle popolazioni umane che sono organizzate entro spazi delimitati da confini stabili, disciplinati da specifiche norme. Il territorio va inteso come il prodotto storico di una relazione complessa di sistemi ambientali, insediativi e an- tropici, che configurano lo spazio fisico, luoghi articolati o differenziati: è l’esito di un lungo processo di delimitazione e strutturazione dello spazio da parte della società insediata. Il territorio ha una propria identità, legata alla popolazione presente e alla sua storia: è questa stessa identità che in tutti gli atti di pianificazione, progettazione, attuazione e ge- stione che deve essere considerata. Allora che cos’è il territorio? È un’area occupata da una comunità che ne utilizza le risorse disponibili, scambiandolo con quelle di territori esterni, oggetto di specifiche norme e forme di governo, sulla base di confini convenzionalmente definiti.

Per definire il paesaggio è necessario dare una spiegazione maggiore, in quanto il suo significato è difficile da definire, poiché contiene una componente di percezione soggettiva che non deve essere trascurata nelle analisi delle componenti ambientali. La Convenzione Europea del Paesaggio lo definisce come:

“una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”.

Oltre a dare una definizione univoca e condivisa di paesaggio, la Convenzione dispone i provvedimenti in tema di riconoscimento e tutela: vengono definite le politiche, gli obiettivi, la salvaguardia e la gestione relativi al patrimonio paesaggistico, riconosciuta la sua importanza culturale, ambientale, sociale, storica quale componente del patrimonio europeo ed elemento fondamentale a garantire la qualità della vita delle popolazioni. Nel documento si riconosce anche l’importanza del ruolo dell’azione umana, in quanto il paesaggio è descritto come l’aspetto formale, estetico e percettivo dell’ambiente e del territorio.

“ ...paesaggi terrestri, le acque interne e marine. Concerne sia i paesaggi che possono esse- re considerati eccezionali, sia i paesaggi della vita quotidiana sia i paesaggi degradati”.

Il carattere del paesaggio deriva dall’azione e dalle interrelazioni reciproche di fattori naturali e/o umani: nella sua considerazione non può escludere l’azione umana. La normativa italiana di riferimento (D. Lgs. 42/2004)[6], indica per paesaggio “il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni”, specificando, inoltre, che la tutela del Paesaggio “è volta a riconoscere, salvaguardare e, ove necessario, recuperare i valori culturali che esso esprime”.

Allora il paesaggio è il risultato storico di un processo di co-evoluzione uomo-ambiente. E’ l’espressione morfologica, ma anche sociale, del modo in cui le culture locali si rapportano, nel tempo, al territorio e alle diverse con- notazioni ambientali dello stesso. Il paesaggio può anche essere inteso come il risultato della percezione

[4] La direttiva HABITAT è uno strumento finalizzato alla conservazione della biodiversità. Il legame tra specie e diversità è il riferimento base per la definizione e il riconoscimento degli habitat. E’ tutelata la biodiversità indotta anche dall’uomo, che non è considerata meno importante. Il termine tipologia ambientale si riferisce ad un particolare habitat, all’in- terno del quale le specie hanno caratteristiche ecologiche simili.

[5] “La variabilità fra gli organismi viventi d’ogni tipo, inclusi, fra gli altri, i terrestri, i marini e quelli d’altri ecosistemi acquatici, nonché i complessi ecologici di cui fanno parte. Ciò include la diversità entro le specie, fra le specie e la diversità degli ecosistemi”.

[6] D. lgs. 42/2004 - Codice dei beni culturali e del paesaggio.

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capitolo 1

4 sensibile dell’ecosistema, è il risultato di una lettura mediante filtri culturali, locali o condivisi a livello più ampio[Malcevschi, 2010].

Tra tutti i termini utilizzati dalle scienze ambientali ve ne è uno che si avvicina al concetto di ambiente ed è

ecosistema, ovvero:

“l’insieme degli organismi e dei fattori abiotici presenti in un certo spazio fisico, nonché dal complesso delle relazioni che li legano e dei processi dinamici in esso presenti[7].

Il termine, introdotto dall’ecologo inglese Tansley nel 1935, definisce il rapporto tra gli organismi e l’ambiente in cui vivono. E’ l’entità in cui gli organismi viventi e il loro ambiente abiotico sono interelati inseparabilmente e inte- ragiscono l’un l’altro. Qualsivoglia sistema naturale in cui gli organismi (la “comunità”) interagiscono tra loro e con l’ambiente fisico ,così che un flusso di energia definisce una struttura trofica e la materia segue un percorso ciclico che coinvolge esseri viventi e matrice biotica [Odum e Odum, 1971].

E’ un sistema ambientale complesso multiscalare, è fondamentale capire quali siano le relazioni che inter- corrono tra lo spazio di vita delle popolazioni umane e le altre prospettive sistemiche. Hanno la capacità di adattarsi a perturbazioni esterne mediante meccanismi di autoregolazione che definiscono uno stato di equilibrio dinamico.

Dal punto di vista delle regole non rispettano alcun confine, pur avendo margini tra loro fisicamente riconoscibili e stabili.

Gli ecosistemi costituiscono una sorgente di servizi alle attività umane e il territorio può usufruirne in modo sostenibile.

Tali meccanismi hanno però dei limiti: immettere delle perturbazioni nell’ambiente, superiori a quelle tollerate dallo stato di autoregolazione può comportare delle conseguenze difficilmente prevedibili e in alcuni casi irrimediabili. Gli strumenti di cui disponiamo per proteggere l’ambiente sono pochi e presentano dei gradi di affidabilità limitata a causa dell’estre- ma complessità del sistema e, fanno riferimento a due criteri fondamentali:

a] decomporre l’ambiente nelle sue componenti e nell’individuazione delle aree critiche di impatto;

b] fare massimo tesoro delle esperienze maturate in occasione di eventi che hanno prodotto impatti significativi.

[7] riferimento - L. Bruzzi, 1995 - Prevenzione e controllo dell’impatto ambientale: criteri e metodi, tecnologie e processi, procedure e normative - Cooperativa Libraria Universitaria Editrice - Bologna. Pag 11

Figura 2. Meta-sistema di riferimento sviluppo sostenibile. [riferimento: S. Mal- cevschi, 2010 - Reti ecologiche polivalenti, infrastrutture e servizi ecosistemici per il governo del territorio - Il verde editoriale - Milano]

Negli ultimi anni gli impatti derivanti dalle attività umane hanno portato dei problemi di carrying capacity, ovvero il limite oltre al quali i rischi di collasso siano insostenibili. La ricerca scientifica riconosce le soglie che non devono es- sere superate a livello di biosfera (es: gas climalteranti emessi con le combustioni), ma avendo a che fare con la natura non è possibile limitarsi a questo tipo di approfondimento. Entra in gioco lo strumento dell’analisi che utilizza diverse prospettive interpretative. Al fine di perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile è necessario contestualizzare la triade ecosistema- territorio- paesaggio in relazione alle tematiche di ambiente- economia - società.

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Altre tipologie di pressioni derivano dal consumo di suolo e dell’ambiente, dagli inquinanti o dalla frammentazione de- gli habitat, che si traducono in alterazione degli ecosistemi, pregiudicando la qualità della vita degli esseri viventi. La valutazione e i rapporti decisionali non possono non interagire, se si vuole operare in un’ottica di ricerca sostenibile tra territorio ed ecosistema.

Il benessere e il progresso verso lo sviluppo sostenibile dipendono dal miglioramento della gestione degli ecosistemi della Terra, garantendone la conservazione e l’uso sostenibile. Diverse sono state le proposte da parte dei governi per promuovere la riduzione del degrado degli ecosistemi e valorizzarne i contributi per il benessere umano: appare importante la necessità di comprendere quando intervenire e come, avendo chiara la componente ecologica e i sistemi sociali coinvolti.

Una delle prime tematiche da tenere in considerazione riguarda le pressioni prodotte dall’attività umana a livello globale, verificando la loro declinazione a scala locale e ad area vasta. Possiamo produrre impatti senza che le conseguenze diventino inacettabili?

Nella tabella sottostante vengono riportate alcune implicazioni per i sistemi eco-territoriali ai livelli globali e regionali.

Tabella 1. Principali impatti ambientali e dirette conseguenze differenziate a livello locale e globale.[riferimento: S. Malcevschi, 2010 - Reti ecologiche polivalenti, infrastrutture e servizi ecosistemici per il governo del territorio - Il verde editoriale - Milano]

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6 Il Paese che presenta un tasso significativo riguardo al consumo di suolo è la Germania, sia rispetto alla super- ficie nazionale, sia come incremento rispetto alle aree già trasformate nel 1990. Segue l’Italia, mentre il Paese meno trasformatore appare il Regno Unito. Le aree che hanno subito maggiori interventi sono quelle agricole, soprattutto in Germania, Italia e Regno Unito; mentre in Francia anche le aree boschive sono utilizzate in modo cospicuo. A scala europea, sono proprio le aree agricole a subire maggiori trasformazioni arrivando ad una percentuale pari al 48,4% del territorio preso in esame, mentre sommando le categorie para-naturali e naturali si arriva ad un tasso del 50,8% del totale. Le cause sono da ricercare in un continuo incremento della popolazione, e nella insufficienza di politiche di conte- nimento dei consumi di suolo per infrastrutture e insediamenti. Le modalità attraverso cui avvengono le destrutturazioni risentono delle realtà geo-ambientali iniziali. Sono le aree di pianura quelle maggiormente erose dall’urbanizzazione e le aree planiziali sono quelle maggiormente vulnerabili a nuove aggressioni.

La biodiversità globale è soggetta a minacce molto severe: si stima che il 60% degli ecosistemi della terra sia stato degradato negli ultimi 50 anni.

Figura 3. Rapporto ecosistema- impatti- territorio. [riferimento: S. Malcevschi, 2010 - Reti ecologiche polivalenti, infrastrutture e servizi ecosistemici per il governo del territorio - Il verde editoriale - Milano]

Tabella 2. La tabella indica le aree consumate nel decennio 1990- 2000. I dati riguardano Italia, Germania, Francia e Regno Unito. [Pileri, 2007]

Tra gli impatti indicati come critici a livello globale, il consumo di suolo è uno di quelli con maggiore differenza di signi- ficato tra il livello globale e regionale. Al consumo di habitat va però associato quello del consumo fisico di suolo fertile legato al crescere delle aree urbanizzate. La tabella successiva, riporta i dati per Italia, Germania, Francia e Regno Unito ottenuti con l’indice Land- Uptake, che misura le superfici che hanno subito delle trasformazioni d’uso e successi- vamente consumate dalla crescita urbana o altre trasformazioni artificializzanti, in particolare indica le aree consumate nel decennio 1990-2000. [Pileri, 2007]

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Il maggiore problema derivante da tale perdita riguarda l’alterazione dei processi e dei fattori di equilibrio che consen- tono il mantenimento delle specie animali e di quelle vegetali spontanee.

Riconoscere le criticità non è sufficiente, in quanto è necessario capire quali siano le strategie da adottare.

Poiché non è possibile prevedere il futuro, ma si può parlare di futuro possibile, gli scenari a disposizione sono:

a] Una prosecuzione del trend, e quindi un peggioramento dello stato ambientale;

b] Mantenimento degli attuali valori e degli attuali livelli di criticità, attraverso un blocco dei fattori di pressione alle condizioni attuali;

c] Inversione del trend rispetto alle attuali condizioni critiche; il carico di criticità è ridotto, almeno in prospettiva.

I tre termini trenD-mantenimentoinversione esprimono un giudizio pessimistico o ottimistico, ma si tratta comunque di scenari progettuali che dipendono dall’azione antropica e dalle strategie che si vorranno intraprendere. Il primo scenario, pessimistico, deriva dalla mancanza di decisioni diverse da quelle che si stanno attuando, i trend critici continuano. Anche se non si vuole intervenire, è comunque una decisione intrapresa, si lascia il campo alle proposte già esistenti, che non subiscono alcuna modifica, quindi si sceglie di non intervenire. Nel caso in cui si decida di conservare (scenario B) la decisione attuale, quindi non proporre delle soluzioni migliorative, non significa risolvere i problemi glo- bali. Occorre anche risolvere le criticità del contesto, che producono pressioni sui valori tutelati, o su quelli non tutelati.

E’ necessario trovare allora una strategia di risposta attiva (scenario C) che sia in grado di riconoscere sia i valori da proteggere sia le criticità da risolvere e degli effetti potenziali delle attività future.

1.1. r

ischioe vulnerabilità ambientale

Al termine rischio è importante dare una definizione e stabilire delle metodologie che permettano di valutarlo, per limitarne così l’entità e integrare nei progetti un adeguato grado di sicurezza. Spesso al termine rischio è associato il sinonimo pericolo; entrambi comprendono nel loro significato situazioni che possono essere la causa di conseguenze sfavorevoli per l’uomo e/o più in generale per l’ambiente. Sono situazioni non sicure, circostanze in cui la incolumità dell’uomo e/o dell’ambiente non è garantita.

La pericolosità stessa costituisce, insieme ai fattori di esposizione e vulnerabilità, alla definizoone del rischio territoriale;

per poterlo comprendere è necessario sviluppare una metodologia che si pone come obiettivo quella di definire i danni attesi, attraverso cui è possibile misurare il rischio stesso.

Lo schema di seguito mostra la relazione tra i tre fattori che determinano, appunto, il rischio territoriale. Quando si valutano pericolosità ed esposizione è immediato ciò che si va a misurare, da una parte intensità e riferimento spazio- temporale e dall’altra quantità di beni e numero di persone. Per quanto riguarda la vulnerabilità è difficile comprendere

Figura 4. Incidenza percentuale dell’urbanizzazione (Dati Corine Land Cover 2000, Level 3) sulle tipologie italiane di paesaggio (elaborazione effettuata sulla base delle Unità fisiografiche identificate dall’APAT nel 2004). Le tipologie di paesaggio che risultano più urbanizzate (tra il 16% e il 30%) sono quelle pianeggianti e delle colline pedemontane [Stralcio da Romano, 2007].

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capitolo 1

8 cosa si va effettivamente a misurare e a come deve essere letto in uno specifico contesto territoriale. Nonostante sia funzione delle caratteristiche specifiche del sistema sollecitato, può essere misurata solo attraverso la soglia di severità del fenomeno e dell’agente sollecitante: è uguale a quel grado di severità oltre il quale il sistema non sarà più in grado di far fronte alla sollecitazione senza “rompersi”. Se tale soglia è molto elevata il sistema è poco vulnerabile, capace di rispondere efficacemente anche ad agenti molto violenti; se invece è bassa, il sistema non resiste nemmeno a solleci- tazioni minime, quindi molto vulnerabile.

In qualsiasi processo decisionale si passa attraverso la valutazione del rischio: un processo rischi- benefici, per definire così una strategia, frutto di un bilancio tra il beneficio e il rischio appunto. Se si considerano i rischi nei riguardi dell’ambiente, la valutazione è abbastanza complessa, non solo in relazione agli effetti sulle componenti dell’ambiente e alla loro interazione, ma anche per la difficoltà di analizzare le perturbazioni che possono colpire gli ecosistemi e l’uomo.

Gli equilibri dell’ambiente non sono di tipo statico, ma subiscono delle variazioni, in genere, cicliche ma che non hanno delle intensità tali da provocare mutamenti sensibili nei parametri fondamentali. Lo sconvolgimento di vaste aree di terri- torio ha come conseguenza, in molti casi l’alterazione dell’ambiente in una misura tale da non risultare più riconoscibile.

Come dobbiamo considerare le conseguenze economiche sulla produttività, legate alle ripercussioni psico- logiche dell’evento? Come considerare la perdita di identità locale, dovuta alla distruzione di luoghi simbo- licamente significativi per la comunità? Non si possono considerare solo i danni alle cose fisiche, alle infrastrutture, ai servizi, è necessario lavorare sulle interconnessioni che si sviluppano tra tutti gli elementi che caratterizzano uno specifico territorio. E’ possibile sviluppare un modello che associa ad ogni fase del disastro un tipo di danno prevalente, che permette di distinguere tra danni fisici, danni sistemici e danni di processo, sviluppando così gli strumenti più adatti da utilizzare durante le fasi di emergenza, ricostruzione, ma sviluppare anche un nuovo modo complessivo di promuo- vere delle politiche di prevenzione.

Al momento dell’impatto si producono prevalentemente danni fisici alle cose e alle persone; è in questa fase che si evidenziano le componeneti della vulnerabilità fisica del territorio, ovvero la predisposizione a subire danni fisici, sia ai

Figura 5. Definizione del rischio territoriale. [riferimento: S. Menoni, 1997 - Pianificazione e incertezza: elementi per la valutazione e la gestione dei rischi territoriali - Franco Angeli Editore - Milano.

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manufatti territoriali sia alle persone che utilizzano tali maufatti. Ciò che si verifica immediatamente subito dopo l’impatto, che coincide con la fase di emergenza, permette il manifestarsi sia dei danni sistemici, ovvero i danni provocati da una cattiva gestione della stessa e, che hanno ripercussioni molto rilevanti su sistemi territoriali più ampi, spesso diversi da quelli in cui si sono sviluppati i danni fisici. Durante questa fase è importante tenere conto anche di un altro tipo di danno, legati a quelli indotti. Sono danni sia fisici che sistemici e, si sviluppano in seguito all’evento principale; questo tipo di danno permette di comprendere la molteplicità di aspetti che caratterizzano un territorio e che si sviluppano in modo contemporaneo, soprattutto nelle aree densamente urbanizzate. Viene alla luce in questa fase la vulnerabilità organizzativa, che esprime la carenza del territorio a rispondere ad una situazione di crisi.

Durante la fase di ricostruzione entrano in gioco i danni di processo, che si producono e che perdurano ben oltre l’in- fluenza del danno calamitoso. Non colpiscono necessariamente tutta la popolazione, tutto il territorio o tutta l’economia, ma solo una parte e agiscono secondo meccanismi molto differenti. Come per i danni sistemici, non si limitano all’area direttamente colpita o nella quale si riscontrano i danni fisici, si attengono alle relazioni fra quell’area e l’ambiente ester- no, motivo per cui la scelta dei sistemi da valutare e/o stimare diventa molto importante, così come la scala territoriale attraverso cui si osservano. In questa fase assumono sempre maggiore importanza i fattori che contribuiscono a definire la vulnerabilità sistemica, che hanno una influenza molto importante sui danni di processo.

L’analisi è fondamentale per individuare i siti potenzialmente pericolosi e per gli interventi collettivi volti a ridurre il livello di rischio di installazioni già presenti. Le fasi che costituiscono l’analisi sono:

1. Identificazione dell’agente pericoloso [hazarDiDentification]

Esiste un agente pericoloso che può essere causa di danni all’ambiente e all’uomo?

2. Valutazione del rischio [riskassessment]

Obiettivo è stimare con la massima precisione possibile la probabilità di danni all’uomo e all’ambiente che derivano dagli agenti precedentemente identificati e valutati.

3. Determinazione della significatività del rischio [Determiningthesignificanceofrisk]

Particolarmente delicata, si tratta di stabilire se il rischio precedentemente valutato sia significativo, e quindi determinar- ne in quale misura.

4. Informazione delle parti interessate e relativa discussione.

Le informazioni elaborate nelle precedenti fasi devono essere a disposizione di tutte le parti interessate, i gruppi sociali, i singoli cittadini, enti amministrativi, etc . [Bruzzi, 1995].

Figura 6. Vulnerabilità e danno atteso. [riferimento: S. Menoni, 1997 - Pianificazione e incertezza: elementi per la valutazione e la gestione dei rischi territoriali - Franco Angeli Editore - Milano. Pagina 95]

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