L A QUESTIONE DANTESCA , CROCEVIA DELLE BIOGRAFIE INTELLETTUALI DI P ETRARCA E B OCCACCIO

Nel documento La corrispondenza epistolare tra Petrarca e Boccaccio (1339-1362): edizione, traduzione e commento. (pagine 78-81)

I.1 P ROGETTO DI RACCOLTA DEL CARTEGGIO TRA B OCCACCIO E P ETRARCA : PREMESSE METODOLOGICHE

I.3.1 L A QUESTIONE DANTESCA , CROCEVIA DELLE BIOGRAFIE INTELLETTUALI DI P ETRARCA E B OCCACCIO

Sulla base di quanto riferito nel capitolo precedente,262 è stato possibile comprendere, in primo luogo, attraverso la puntuale analisi delle presenze dantesche nella corrispondenza, quanto questo dibattito occupi la mente e la scrittura dei nostri due interlocutori e, in un secondo momento, quanto ciò sia strettamente connesso alla difesa delle rispettive e personali posizioni in ambito letterario ed erudito. Se dunque parlare di Dante è discutere della propria ideologia poetica, occorre sottolineare come sia su tale terreno culturale che Boccaccio e Petrarca si confrontano, come l’Alighieri e le sue opere costituiscano lo snodo ingombrante ed imprescindibile del progetto culturale di ogni intellettuale trecentesco; non sarà quindi un caso se è proprio su tale questione che il dibattito epistolare tra i due dotti manifesta e misura più nel dettaglio la distanza delle proprie biografie intellettuali.

Innanzitutto occorre mettere in evidenza l’importanza che riveste per il Certaldese l’esigenza, o dovrei dire l’urgenza, di delineare e affrontare con il suo corrispondente il rapporto che lo lega al suo «primus studiorum dux et prima fax»,263 dal momento che è a Boccaccio che spetta l’onere di aver preso l’iniziativa affinché tale questione venisse recepita e dibattuta all’interno dello spazio privilegiato offerto dal carteggio; se, infatti, non bastarono i colloqui padovani e il successivo invio di una copia della Commedia dantesca, se ancora non

Internazionale Francesco Petrarca (Roma-Arezzo-Padova-Arquà Petrarca, 24-27 aprile 1974), Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1976; V.BRANCA,Petrarch and Boccaccio, in Francesco Petrarca Citizen of the World. Proceeding of the World Petrarch Congress (Washington, 6-13 April 1974), Padova, Antenore, pp. 193-222; V.BRANCA, Temi e stilemi fra Petrarca e Boccaccio, in «Studi sul Boccaccio» 8, 1974, pp. 215-225.

262

Cfr. Introduzione, § I.2.2.

263 Cfr. P

59 fu sufficiente il dibattito tenuto in occasione dell’incontro milanese, di fronte all’accusa di invidia, che toccava la sua stessa statura di intellettuale, Petrarca non poté tirarsi indietro, comprendendo la necessità di mettere nero su bianco la distanza culturale ed erudita che lo allontanava da un così attestato predecessore.

Ecco che con tali modalità l’Aretino espone con chiarezza, al di là del riconoscimento dell’eccellenza dantesca nell’eloquenza volgare, i dettami della propria ideologia letteraria fondata sul ripudio della produzione in lingua materna per aderire alla fondazione di una nuova cultura, concepita come ritorno alle illustri auctoritates del passato, ad una poetica elitaria ed aristocratica e, dunque, ad un uso esclusivo del latino, unico idioma meritevole di dignità letteraria. La nascita di questa nuova sensibilità culturale, di cui Petrarca rivendica per sé il primato, doveva farsi necessariamente testimone di una innovata concezione di poesia e letteratura ed instaurare una relazione con il recente passato volta ad un netto superamento di quegli orizzonti avvertiti come ancora immersi nel clima medievale; l’Aretino, dunque, al fine di costruire il proprio mito letterario e consegnare ai posteri l’immagine integerrima e solida di un nuovo spirito culturale, comprende l’esigenza di dover assumere una posizione non solo critica, ma di rifiuto nei confronti della poetica dantesca.

Il giudizio critico di cui Petrarca si fa portavoce all’interno della Fam. XXI 15, ad ogni modo, non rimane totalmente inascoltato da parte del corrispondente e questo dato di fatto ha contribuito ad avvalorare l’immagine di Boccaccio quale devoto discepolo del più insigne interlocutore, sebbene la realtà effettiva, a livello biografico e letterario, rivela dei contorni molto più sfumati di quelli appena descritti. Di certo appare indubbio che il pensiero petrarchesco abbia agito sull’ideologia boccacciana, anche per quanto concerne il rapporto che il Certaldese aveva costruito con l’Alighieri, e ciò appare particolarmente evidente nel momento in cui ci si accinge all’analisi delle due diverse redazioni del Trattatello, la seconda delle quali presenta degli spostamenti sicuramente da ricollegare alla scrittura della Familiare su Dante, così come appare evidente che Boccaccio muti il suo atteggiamento nei confronti di alcuni punti della questione dantesca proprio su impulso del corrispondente aretino, il dialogo con il quale risulta talmente incisivo da determinare il cambiamento di opinione in merito alla scelta del volgare da parte dell’esule fiorentino nella scrittura della Commedia.

Tali dati, tuttavia, qualora considerati in questa prospettiva univoca, ci consentono di delineare soltanto una complessiva sudditanza ideologica da parte di Boccaccio, perdendo totalmente di vista l’ottica che emerge con evidenza dall’analisi della corrispondenza, vale a dire quella di un confronto che non si sviluppa mai nei termini di un rapporto a senso unico, bensì nei connotati di un sodalizio che si caratterizza per la sua ricchezza e vivacità interattiva da parte di entrambi i corrispondenti. È necessario difatti mettere in evidenza, più di quanto

60 non sia stato fatto in precedenza, quelle che potremmo definire “resistenze” che Boccaccio dimostra di opporre alla nuova idea erudita di cultura e letteratura propostagli dal suo interlocutore; mai, infatti, verrà meno nel Certaldese quell’acceso e vorace sperimentalismo pluristilistico e quell’inconfondibile curiositas conoscitiva che caratterizzano tutta la sua attività di letterato e poeta e che molto devono agli insegnamenti del primo maestro Dante, mai risulterà in lui sopita una concezione della letteratura considerata anche nella prospettiva ludico-consolatoria di matrice dantesca, mai apparirà esaurirsi, nella produzione boccacciana, l’uso della propria lingua materna, il volgare, e il culto e la celebrazione per la vita e le opere dell’Alighieri. Ecco appunto delineati degli elementi culturali e letterari fortemente rilevanti che tendono a sottolineare quanto rimanga persistente, nell’anima di Boccaccio, la lezione della sua prima guida, legata ad una concezione ancora medievale dell’erudizione in cui non si poteva prescindere dal contatto con la realtà coeva e con le esperienze civili del vivere quotidiano.

Ciò che occorre infine ribadire in merito all’evolversi della questione dantesca all’interno del carteggio di Petrarca e Boccaccio, riguarda l’atteggiamento assunto da entrambi gli intellettuali rispetto alle posizioni rese evidenti dall’altro, dal momento che la messa in luce di questo diverso approccio con l’alterità delle ideologie erudite consente di esprimere appieno l’essenza della divergenza di cui i due letterati si fanno portavoce. Da questo punto di vista, infatti, se si analizza con precisione la produzione petrarchesca a seguito dell’incontro, del dibattito e dell’invio di materiale dantesco ad opera di Boccaccio, è possibile verificare un sensibile incremento nell’utilizzo di testi dell’Alighieri all’interno delle proprie opere; un dato di estremo interesse, soprattutto se si considera che l’utilizzo di fonti dantesche avviene sempre ricorrendo alla tecnica della dissimulazione o del mascheramento, tecnica che verifichiamo essere utilizzata già nella stessa Fam. XXI 15, epistola che deve gran parte dei nuclei argomentativi alla prima redazione del Trattatello boccacciano.264

In realtà, dunque, ad un’analisi più approfondita in merito alla riflessione sul ruolo da assegnare alla figura e alle opere di Dante, i due intellettuali non adottano un atteggiamento dissimile nella sostanza, caratterizzato dal mantenere ferme le proprie posizioni ideologiche di partenza, salvo qualche compromesso di carattere letterario, linguistico e culturale, mentre assai divergenti appaiono gli esiti di questo dibattito; se, infatti, Petrarca, in linea con la costruzione della propria biografia per la posterità, fa aderire la propria produzione letteraria alla nuova, ma rigida posizione ideologica assunta, dalla quale prenderà avvio, in effetti, l’Umanesimo, Boccaccio, invece, il cui progetto letterario era ben lontano dalla costruzione

264

Sull’influenza della prima redazione del Trattatello nella scrittura della Fam. XXI 15, cfr. Introduzione, § I.1.3.

61 del proprio mito, opera numerosi tentativi per realizzare, tra posizioni che appaiono così lontane, una pacata sintesi,265 senza sapere che tale problematica poteva trovare fertile terreno di soluzione soltanto nel più maturo degli Umanesimi italiani.

I.3.2BOCCACCIO E PETRARCA FRA MEDIOEVO E UMANESIMO: RIDEFINIZIONE DI UN SODALIZIO

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