RAPPORTO AMBIENTALE PRELIMINARE

90  Download (0)

Testo completo

(1)

COMUNE DI SAN VITO AL TAGLIAMENTO REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA

SOCIETA' AGRICOLA MILANI DI MILANO MAURIZIO E ORAZIO S.s.

Località Torricella, 33078 San Vito al Tagliamento

PIANO ATTUATIVO COMUNALE Dl INIZIATIVA PRIVATA

PER LA RISTRUTTUTRAZIONE COMPLETA Dl UN ALLEVAMENTO SUINICOLO A CARATTERE INDUSTRIALE IN LOCALITA' TORRICELLA

(C..T. fg.16 mappali 11, 20, 77, 79, 102 e 103 e fg. 16 mappale 33)

RAPPORTO AMBIENTALE PRELIMINARE

La Proponente: SOCIETA’ AGRICOLA MILANI DI MILANI MAURIZIO E ORAZIO S.s.

Il Legale Rappresentante: Milani Maurizio

I tecnici incaricati: Ing. Valter Tracanelli, Dott. Agr. Bombardella Giovanni

Aprile 2021

(2)

INDICE

1 PREMESSA ... 1

2 ILLUSTRAZIONE DEI CONTENUTI, DEGLI OBIETTIVI PRINCIPALI DEL PIANO O PROGRAMMA (lett. a dell'allegato Vi D.lgs n°4/08) ... 4

2.1 INQUADRAMENTO GENERALE E DISCIPLINA URBANISTICA VIGENTE ... 4

2.2 DESCRIZIONE DELLE PREVISIONI DI PIANO ... 7

2.2.1 UBICAZIONE E DIMENSIONI DELL’ALLEVAMENTO PREVISTO ... 9

2.2.2 ENTITA’ E DURATA DEL CANTIERE ... 10

2.2.3 MODALITA’ DI UTILIZZO DEI FABBRICATI IN FASE DI ESERCIZIO ... 11

2.2.4 DESCRIZIONE DEL CICLO PRODUTTIVO ... 12

2.2.5 FASI E OPERAZIONI ... 13

2.2.6 DURATA E CARATTERISTICHE DEL CICLO PRODUTTIVO ... 16

3 RAPPORTO CON ALTRI PERTINENTI PIANI O PROGRAMMI ... 18

3.1 VERIFICA DELLA COERENZA ESTERNA VERTICALE ... 18

3.1.1 PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE ... 18

3.1.2 PIANO STRALCIO PER L’ASSETTO IDROGEOLOGICO DEI BACINI DEI FIUMI ISONZO, TAGLIAMENTO, PIAVE, BRENTA - BACCHIGLIONE ... 38

3.1.3 PIANO REGIONALE DI TUTELA DELLE ACQUE – PRTA ... 38

3.1.4 PIANO REGIONALE DEI RIFIUTI SPECIALI ... 40

3.1.5 PIANO REGIONALE DI MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DELL’ARIA ... 42

3.2 VERIFICA DELLA COERENZA ESTERNA ORIZZONTALE TRA GLI OBIETTIVI DI PIANO E LE PREVISIONI DI ALTRI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE ... 44

3.2.1 piano comunale di classificazione acustica ... 44

4 QUADRO NORMATIVO; VINCOLI ARCHEOLOGICI, MONUMENTALI, DI ARCHEO-LOGIA INDUSTRIALE, PAESAGGISTICI, AMBIENTALI; SERVITU’ E RISPETTI ... 48

4.1 QUADRO NORMATIVO E VINCOLISTICO ... 48

4.2 VINCOLI TERRITORIALI ED AMBIENTALI ... 48

4.2.1 BENI ARCHEOLOGICI E DI ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE ... 48

4.2.2 VINCOLI MONUMENTALI ... 48

4.2.3 VINCOLI AMBIENTALI E PAESAGGISTICI ... 49

4.2.4 VINCOLO AMBIENTALE ... 50

4.2.5 VINCOLO SISMICO ... 52

4.2.6 VINCOLO IDROGEOLOGICO ... 52

4.2.7 VINCOLI RELATIVI ALLE RETI DI MOBILITA’ ... 53

4.2.8 VINCOLI RELATIVI ALLE RETI DI TRASPORTO DELL’ENERGIA ... 53

4.2.9 VINCOLI RELATIVI ALLE ATTREZZATURE ED IMPIANTI TECNOLOGICI ... 53

5 LO STATO ATTUALE DELL’AMBIENTE ... 54

5.1 DESCRIZIONE DEL CONTESTO TERRITORIALE ... 54

5.1.1 INQUADRAMENTO GEOMORFOLOGICO, GEOLOGICO, SISMOLOGICO ED IDROGEOLOGICO ... 54

5.1.2 CARATTERIZZAZIONE LITOLOGICA E MODALITÀ DI DEFINIZIONE DELLE AREE ESONDABILI ... 55

6 COERENZA DEL PROGETTO CON OBIETTIVI, INDIRIZZI E DIRETTIVE DEL PPR ... 57

(3)

6.1 Verifica della compatibilità / non contrasto del PAC con gli obiettivi del PPR ... 57

6.2 Verifica della compatibilità / non contrasto del PAC con gli indirizzi del PPR ... 58

7 DESCRIZIONE DEI POTENZIALI EFFETTI SULL’AMBIENTE E LORO MITIGAZIONI ... 59

7.1 Consumo di suolo ... 59

7.2 Impatto visivo/percettivo ... 59

7.3 Impatto sul suolo ... 59

7.4 Impatto sull’acqua ... 60

7.5 Impatto sull’aria ... 62

7.5.1 Riepilogo delle emissioni in atmosfera ... 65

7.5.2 Tecniche per contenere le emissioni in fase di stabulazione (mitigazioni) ... 65

7.5.3 Simulazione della dispersione delle polveri PM 10 ... 66

7.6 Emissioni olfattive ... 66

7.7 Impatto acustico... 70

7.8 Impatto sulle condizioni microclimatiche dell’ambiente ... 75

7.9 Impatto su flora e fauna locali ... 75

7.10 Impatto sulla popolazione ... 75

7.11 Impatto su patrimonio architettonico/archeologico ... 76

7.12 Controllo insetti e roditori ... 76

7.13 Impatto sulla viabilità locale ... 76

7.14 Consumo di energia ... 79

7.15 Produzione di rifiuti/sottoprodotti ... 79

7.16 Riepilogo generale dei potenziali impatti ... 79

8 MISURE PER IMPEDIRE, RIDURRE E COMPENSARE GLI EFFETTI NEGATIVI. INDICAZIONI PER LE OPERE DI MITIGAZIONE ... 81

9 PIANO DI MONITORAGGIO E CONTROLLO ... 83

10 BIBLIOGRAFIA ... 85

(4)

1 1 PREMESSA

Il presente documento rappresenta il primo passo verso il processo di Valutazione Ambientale Strategica applicato al Piano attuativo di iniziativa privata promosso dalla Società Agricola Milani di Milani Maurizio e Orazio S.S. e relativo alla ristrutturazione completa dell’allevamento suinicolo a carattere industriale da realizzare in Comune di San Vito al Tagliamento, in località Torricella.

Come noto, la procedura di VAS comprende:

 l’elaborazione di un rapporto concernente l’impatto sull’ambiente conseguente all’attuazione di un determinato piano o programma da adottarsi o approvarsi,

 lo svolgimento di consultazioni,

 la valutazione del rapporto ambientale e dei risultati delle consultazioni nell’iter decisionale di approvazione di un piano o programma,

 la messa a disposizione delle informazioni sulla decisione.

La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) degli strumenti di pianificazione e programmazione è stata introdotta a livello europeo con Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 2001/42/CE del 27 giugno 2001, quale strumento metodologico per l’integrazione delle considerazioni di carattere ambientale nell’elaborazione e nell’adozione di taluni piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente.

La Valutazione Ambientale Strategica è dunque una procedura sistematica che garantisce una verifica di sostenibilità ambientale riguardante gli effetti dell’attuazione di piani e programmi, che integra il processo della loro elaborazione, in modo da poter adottare le soluzioni più efficaci per mantenere un elevato grado di protezione dell’ambiente.

I contenuti della Direttiva sono stati recepiti dalla Legge regionale FVG n°11 del 6 maggio 2005.

Al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile e assicurare un elevato livello di protezione dell’ambiente, tale legge prevede che la Regione, gli enti locali e gli altri enti pubblici provvedono alla preventiva valutazione ambientale strategica (VAS) di piani e programmi (P/P) aventi effetti significativi sull’ambiente, individuando quali di questi siano soggetti a VAS e specificando in quali casi si debba ricorrere alla verifica di non assoggettabilità (piani e programmi che interessano aree di modesta entità, di interesse locale o che comportano modifiche di rilevanza minore).

Il Decreto Legislativo 152/2006 recante “Norme in materia ambientale” rappresenta il recepimento nazionale della Direttiva Europea 2001/42/CE. Tale decreto, la cui applicazione era stata sospesa in vista di una sua rielaborazione, è entrato in vigore il 31 luglio 2007 e costituisce, pertanto, formale recepimento della citata Direttiva Europea.

Il Decreto Legislativo stabilisce all’art. 7 comma 2, che siano sottoposti a valutazione ambientale strategica

“… i piani e programmi che presentino entrambi i seguenti requisiti:

1) concernenti i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli;

2) contenenti la definizione del quadro di riferimento per l’approvazione, l’autorizzazione, l’area di localizzazione o comunque la realizzazione di opere ed interventi i cui progetti siano sottoposti a valutazione di impatto ambientale in base alla normativa vigente …”

Con l'entrata in vigore del D. Lgs 16 gennaio 2008 n°4 (Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 1006 n°152 recante norme in materia ambientale) la procedura di VAS è stata definitivamente adeguata ai canoni della direttiva comunitaria 2001/42/CE. Esso stabilisce la prevalenza delle disposizioni regionali in materia o, in caso di carenza, il ricorso alle norme del decreto medesimo.

Con la L.R. n°16 del 5 dicembre 2008, sono stati individuati i limiti di applicazione del D.L. n°152/06 alla pianificazione locale. In particolare si definiscono:

(5)

2

1. “...a) proponente: l'ufficio comunale o il soggetto privato che elabora il piano urbanistico;

b) autorità procedente: l'organo cui, ai sensi della normativa vigente e dell'ordinamento comunale, compete l'adozione e l'approvazione degli strumenti di pianificazione urbanistica comunale;

c) autorità competente: la Giunta comunale;

d) soggetti competenti in materia ambientale: l'ARPA, l'Azienda per i servizi sanitari competente per territorio, la Regione, gli uffici comunali, gli altri soggetti pubblici o privati con competenze in materia ambientale...”

2. Ai sensi dell'art. 6, c.3, del D.lgs. 152/2006, sono considerate piccole aree a livello locale:

a) le aree oggetto di varianti non sostanziali agli strumenti urbanistici comunali di cui all'art. 63, c.

5, della legge regionale 23 febbraio 2007, n. 5 (Riforma dell'urbanistica e disciplina dell'attività edilizia e del paesaggio);

b) le aree interessate dai piani particolareggiati comunali ancorché comportino variante agli strumenti urbanistici nei limiti di cui alla lettera a).

3. Per i piani urbanistici di cui all'art. 6, c.3, del decreto legislativo 152/2006, che determinano l'uso di pic-cole aree a livello locale così come definite al comma 2 e per tutti i piani e varianti agli strumenti urbanistici comunali di cui all'art. 6, c. 3 bis, del decreto legislativo 152/2006, l'autorità competente valuta, sulla base della relazione allegata al piano e redatta dal proponente con i contenuti di cui all'allegato I della parte II del decreto legislativo 152/2006, se le previsioni derivanti dall'approvazione del piano possono avere effetti significativi sull'ambiente.

Sulla base di tali disposizioni, il presente P.A.C. viene sottoposto alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica, redigendo, come primo step, il Rapporto Ambientale. Esso è formato in ottemperanza alle disposizioni dell'allegato VI del D. Lgs n°4/08 che prescrive, tra l’altro:

“… Le informazioni da fornire con i rapporti ambientali che devono accompagnare le proposte di piani e di programmi sottoposti a valutazione ambientale strategica sono:

a) illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano o programma e del rapporto con altri pertinenti piani o programmi;

b) aspetti pertinenti dello stato attuale dell'ambiente e sua evoluzione probabile senza l'attuazione del piano o del programma;

c) caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche delle aree che potrebbero essere significativamente interessate;

d) qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al piano o programma, ivi compresi in particolare quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale, culturale e paesaggistica, quali le zone designate come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, nonché i territori con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, di cui all'articolo 21 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228.

e) obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o degli Stati membri, pertinenti al piano o al programma, e il modo in cui, durante la sua preparazione, si è tenuto conto di detti obiettivi e di ogni considerazione ambientale;

f) possibili impatti significativi sull'ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la popolazione, la salute umana, la flora e la fauna, il suolo, l'acqua, l'aria, i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e archeologico, il paesaggio e l'interrelazione tra i suddetti fattori. Devono essere considerati tutti gli impatti significativi, compresi quelli secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, positivi e negativi;

g) misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali impatti negativi significativi sull'ambiente dell'attuazione del piano o del programma;

h) sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una descrizione di come è stata effettuata la valutazione, nonché le eventuali difficoltà incontrate (ad esempio carenze tecniche o difficoltà derivanti dalla novità dei problemi e delle tecniche per risolverli) nella raccolta delle informazioni richieste;

(6)

3

i) descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio e controllo degli impatti ambientali significativi derivanti dall'attuazione del piano o del programma proposto definendo, in particolare, le modalità di raccolta dei dati e di elaborazione degli indicatori necessari alla valutazione degli impatti, la periodicità della produzione di un rapporto illustrante i risultati della valutazione degli impatti e le misure correttive da adottare;

j) sintesi non tecnica delle informazioni di cui alle lettere precedenti…”

Il presente Rapporto Ambientale viene redatto in conseguenza dell’approvazione della Variante n°68 al PRGC del Comune di San Vito che ha escluso la possibilità di realizzare nuovi allevamenti in zona agricola ed in particolare nella zona omogenea E4a, consentendo esclusivamente l’ampliamento di quelli esistenti.

(7)

4 2 ILLUSTRAZIONE DEI CONTENUTI, DEGLI OBIETTIVI PRINCIPALI DEL PIANO O

PROGRAMMA (lett. a dell'allegato Vi D.lgs n°4/08)

2.1 INQUADRAMENTO GENERALE E DISCIPLINA URBANISTICA VIGENTE

Il P.A.C. di iniziativa privata relativo alla ristrutturazione completa dell’allevamento suinicolo a carattere industriale da realizzare in Comune di San Vito al Tagliamento, in località Torricella.

a carattere industriale in località Torricella dà attuazione alle previsioni del Piano Regolatore Generale Comunale del comune di San Vito al Tagliamento (PN), che individua l'area come Z.T.O. E4a “delle Risorgive”.

L'area oggetto di P.A.C. è individuata dalla Variante n°68 al PRGC tra quelle che possono essere oggetto di ampliamento dell’insediamento esistente, nel rispetto dei criteri definiti dalla Variante stessa.

tav 1 Estratto Carta Tecnica Regionale

tav 2 Ortofoto

(8)

5

Ricade in un contesto caratterizzato da limitata presenza di emergenze paesaggistiche ed urbanistiche, ad una distanza adeguata dai principali centri abitati e, pertanto, idonea all’insediamento di strutture produttive agricole, anche in considerazione dell’esposizione rispetto ai venti prevalenti.

E’ servita dalla SP 21 “di Bannia” che la collega alla rete viabilistica primaria attraverso la nuova circonvallazione di San Vito al Tagliamento, sia in direzione nord verso la SR13 “Pontebbana”, sia verso sud ovest, mediante la SP 1 “della Val d’ Arzino”, con lo svincolo autostradale di Villotta.

L’ambito risulta sufficientemente distante da aree allagabili (la più vicina è a valle, in sponda sinistra del Rio Lin); dal punto di vista litologico ricade in superficie in ambiti con prevalenti argille e limi; il sottosuolo presenta ghiaie e sabbie argillo-limose con torbe.

La Variante n°68 al PRGC definisce (con pallini neri) il perimetro dell’allevamento esistente, comprende anche l’area destinata al futuro ampliamento, segnala le aree ove realizzare un bosco planiziale (macchia puntinata).

Estratto Variante n°68 al Prgc

Detta variante ha inoltre definito le seguenti scelte programmatorie:

- la riduzione dei valori che costituiscono criterio discriminante tra allevamento industriale e agricolo, in misura tale che solo alle aziende esistenti è possibile costruire allevamenti con una dimensione non più legata alla possibilità di smaltimento dei liquami (40 q./peso vivo ettaro) ma ad un limite non derogabile;

- la fissazione di un limite dimensionale agli allevamenti agricoli riferiti alle aziende in tutto il territorio comunale;

- la perimetrazione in zona omogenea E4a degli allevamenti esistenti che hanno superato la soglia stabilita (definiti allevamenti industriali) ammettendo un incremento una tantum del 20%.

Per il caso specifico dell’allevamento della Società agricola Milani di Milani Maurizio e Orazio S. S.

denominato “Torricella” la Variante n°68 al P.R.G.C. prevede la possibilità di un incremento di superficie e volumetrico del 10% dell’insediamento esistente, rispettando i criteri già stabiliti in sede di approvazione dell’allevamento esistente. Viene ribadita la necessità di monitorare l’insorgenza di odori tramite apparecchiature elettroniche e disporre norme riferite alle buone pratiche agricole e sistemi di filtrazione dell’aria ambiente.

(9)

6

Infine, la Variante n°68 al PRGC prescrive, preliminarmente all’approvazione del PAC di iniziativa privata riguardante l’ampliamento dell’allevamento “Torricella”, l’espletamento della procedura di VAS.

La realizzazione del nuovo insediamento è disciplinata dalle vigenti Norme Tecniche di Attuazione del PRGC ed in particolare dall’art. 28 di cui si riportano le parti salienti.

Art. 28 Allevamenti esistenti a carattere industriale

Gli allevamenti a carattere industriale esistenti, alla data di adozione del presente piano, devono rispettare le norme in materia di trattamento e smaltimento dei liquami e valgono altresì le seguenti prescrizioni in merito al tipo di soluzione adottata:

C) smaltimento su superficie agraria e contenimento su vasche a tenuta;

D) trattamento depuratore con soddisfacenti valori di abbattimento del carico inquinante.

Per quanto concerne il punto A) lo smaltimento dovrà rispettare le seguenti direttive:

- la quantità massima spandibile in un anno è fissata da 40 mc/ha ad un massimo di 150 mc/ha ed in ragione alle caratteristiche del terreno ed in particolare si prescrive:

- sui terreni sabbiosi: max 40 mc/ha anno;

- sui terreni sabbioso/limosi: max 70 mc/ha anno;

- sui terreni sabbioso/ argillosi: max 100 mc/ha anno;

- sui terreni argillosi: max 150 mc/ha anno;

- il liquame dovrà essere prontamente interrato;

- lo spandimento dovrà avvenire preferibilmente durante la stagione vegetativa e ad una distanza non inferiore a ml. 300 dalle zone residenziali.

Per quanto riguarda il punto B) il trattamento con depuratore dovrà garantire valori di abbattimento del carico inquinante all'uscita nel rispetto delle norme vigenti in materia e comunque idonei alla permanenza della vita acquatica. A tale ragione possono essere assunti a misura i valori di soglia di sicurezza indicati nella tabella 14 dello studio sullo "Stato di qualità dei corsi d'acqua" in allegato al P.R.G.C.

Nelle tavole di zonizzazione del P.R.G.C sono perimetrati gli allevamenti esistenti a carattere industriale presenti in zona omogenea E4, una volta cessata l’attività i fabbricati e le infrastrutture potranno essere utilizzati per un uso agricolo e valgono le norme d’intervento della zona omogenea E4, fatta salva la possibilità di riconversione e riuso prevista nella relazione di flessibilità da assumersi con apposita variante urbanistica.

Per gli allevamenti censiti sono consentite opere di adeguamento igienico e tecnologico con la possibilità di integrazioni volumetriche e di superficie coperta nella misura massima del 20% della situazione esistente e senza aumento del peso vivo allevato; l’intervento comporta l'obbligo dì realizzare, lungo il perimetro indicato nelle tavole di zonizzazione del P.R.G.C., una siepe con essenze arboree e arbustive indigene e come indicato all'art. 34 punto 12.

Per gli allevamenti elencati al precedente art.17 e riferiti alla zona omogenea E4a, e corrispondenti al numero 1) e numero 5) valgono le prescrizioni di seguito evidenziate.

Numero 5) a nord di via Pordenone e lungo la roggia Molino

Per l’allevamento di cui al punto 1 l’intervento è soggetto a PAC e alle procedure di verifica di invarianza idraulica ai sensi della legislazione in materia, si prescrivere altresì l’obbligo di procedere, in sede di strumento attuativo di iniziativa privata, con la verifica di assoggettabilità a VAS. Per l’intervento è consentito il mantenimento dei valori documentati di volume e superficie coperta esistenti e potrà altresì essere concessa una integrazione ai valori dimensionali del 10%.

L’intervento sui volumi esistenti sarà di demolizione e ricostruzione con cambio di sedime ma comunque all’interno del perimetro di allevamento industriale ed esclusa la zona da destinare a bosco. Contestualmente all’intervento edilizio dovrà essere piantumato un bosco del tipo planiziale che si dovrà estendere lungo la roggia del Molino per una profondità dal corso d’acqua come da fasce di rispetto inedificabile di cui all’art. 25 delle N.T.A. e nel fronte lungo la viabilità come da campitura della tavola di zonizzazione del PRGC.

- i fabbricati esistenti all’interno della campitura a bosco saranno demoliti ed è fatta eccezione per

(10)

7

il fabbricato di abitazione/uffici esistente che potrà essere ristrutturato ed ampliato per ospitare il centro aziendale ed un alloggio per il custode o titolare dell’azienda.

Per l’intervento valgono le seguenti ulteriori prescrizioni:

il bosco planiziale, dell’estensione indicata nella zonizzazione con apposita campitura, sarà piantumato utilizzando specie forestali arboree autoctone, caratteristiche ed ecologicamente coerenti con quelle dei boschi planiziali (Querco-carpineto planiziale) secondo un progetto d’impianto a firma di un tecnico abilitato; gli alberi (in prevalenza costituita da Quercus robur e Carpinus betulus. Il sesto d’impianto prevede la disposizione delle piante su viali d’impianto, sinuosi, della larghezza non superiore ai 4 mt. Le piante messe a dimora ad una distanza di 2 mt.

non potranno avere altezza inferiore ai 3 metri ed una circonferenza non inferiore a 15 cm, misurata ad 1 mt dal suolo;

- le nuove costruzioni, in alternativa all’impiego di materiali dell’edilizia storica (intonaco, coppi, infissi in legno), potranno proporre finiture e colorazioni ad essi ispirati fermo restando l’uso di forme planivolumetriche comunque proprie dell’edilizia tradizionale;

- lungo la sponda della roggia si dovrà mantenere, ripristinare, integrare la vegetazione ripariale;

- lungo i confini est, ovest, sud e nord dell’impianto e comunque come indicato nella zonizzazione con linea continua a V (siepe di progetto) si dovrà piantumare una siepe del tipo C come descritta dalle presenti N.T.A. all’ art.34, fissando per le farnie un interasse minimo di mt. 4,00;

- nel caso di ampliamento dell’edificio ad uso abitazione/ufficio posto in via Pordenone, è fissato un valore dimensionale massimo complessivo di mc.1500,00 e un valore massimo di superficie coperta di 350,00 mq;

l’intervento ammette altresì la presenza di posti auto scoperti nella pertinenza del fabbricato che assumerà la dimensione massima di 1500,00 mq e la realizzazione di una viabilità di raccordo con gli impianti ed i capannoni.

Gli interventi di piantumazione del bosco e delle siepi previsti saranno realizzati contestualmente alla realizzazione delle opere edili e nel rispetto dei tempi fissati nella convenzione.

2.2 DESCRIZIONE DELLE PREVISIONI DI PIANO

Il PAC interessa l’ambito perimetrato dalla Variante n°68 al PRGC, coinvolgente l’area dell’allevamento esistente e quella (evidenziata nella planimetria sottostante) riservata all’ampliamento dell’attività.

Il PAC si estende su una superficie di mq. 159.528 tutti di proprietà della società agricola Milani di Milani Maurizio e Orazio S. S..

(11)

8

Estratto catastale con perimetro area di pertinenza dell’ampliamento

Le aree avranno le seguenti destinazioni d’uso:

- pertinenza dell’impianto esistente suinicolo mq 22.380 - pertinenza del nuovo impianto suinicolo mq 24.177 - viabilità superfici asfaltate/cementate mq 3.255 - Viali e superfici inghiaiate mq 19.714

- Prati mq 71.335

- bosco mq 41.047

Totale mq 159.528

L’assetto catastale è definito dalla seguente tabella:

n foglio particella superficie mq nel PAC mq

1

16 11

4.040

4.040

2

16 20

81.080

81.080

3

16 77

28.800

28.800

4

16 79

8.480

8.480

5

16 102

12.930

12.930

6

16 103

24.500

24.500

7

15 33

3.860

-

163.690

159.830

(12)

9 2.2.1 UBICAZIONE E DIMENSIONI DELL’ALLEVAMENTO PREVISTO

Sulla base dei vigenti parametri ed indici di PRGC, è consentito realizzare un ampliamento pari ad un aumento del 10% della superficie ed al volume dell’insediamento preesistente.

Il progetto prevede la realizzazione di sei capannoni per l’ingrasso dei suini delle dimensioni planimetriche di m 21,86 x 100,29 ed altezza di m 6,80, del tutto identiche a quelle dei cinque capannoni preesistenti, un capannone dedicato gestazione e parto delle dimensioni planimetriche di m 20,34 x 168,48 ed altezza di m 6,80, un capannone dedicato allo svezzamento dei suinetti delle dimensioni planimetriche di m 20,34 x 153,43 ed altezza di m 6,80, un capannone dedicato al carico dei suini delle dimensioni planimetriche di m 21,86 x 25,58 ed altezza di m 6,80, un capannone dedicato al mangimificio delle dimensioni planimetriche di m 14,80 x 18,61 ed altezza di m 14,60 e un capannone di m 7,40 x 3,5 0 alto m 15,00. Per quanto riguarda l’impianto di biogas ci sono quattro vasche circolari larghe 30 m e alte 6 m.

Planimetria di progetto

(13)

10 2.2.2 ENTITA’ E DURATA DEL CANTIERE

La ristrutturazione dell’intero allevamento suinicolo prevede due lotti (vedasi disegni):

1. Lotto 1

a. Demolizione strutture esistenti lungo via Canedo lato ovest , vasche di accumulo dei reflui zootecnici e silos;

b. Costruzione nuovi capannoni d’ ingrasso, mangimificio, capannone di carico e vasche di contenimento reflui zootecnici.

2. Lotto 2

a. Demolizione capannoni gestazione, parto e svezzamento;

b. Costruzione nuovi capannoni gestazione, parto e svezzamento;

c. Completamento impianto di biogas.

I lavori saranno effettuati da un'impresa specializzata nella fornitura di impianti suinicoli, che dispone di operai qualificati ed addestrati per effettuare tali interventi. I lavori inizieranno con la demolizione dei capannoni esistenti.

Durante questo periodo non verranno occupate aree di terzi, né sarà necessario disporre particolari alloggi per i lavoratori. Il materiale per la realizzazione delle nuove opere verrà trasportato su camion e scaricato nel piazzale antistante i futuri capannoni .

Una volta completate le strutture, si provvederà poi ad effettuare l'installazione degli impianti; tali lavorazioni verranno eseguite prevalentemente all'interno dei capannoni appena edificati, limitando quindi la problematica di rumori e polveri prodotti in questa fase. Tutto il materiale che dovesse risultare di scarto alla fine dell'opera verrà portato in discarica e smaltito secondo i termini della legge vigente.

In questa fase il traffico veicolare, da e per l'allevamento, sarà tale da non creare problemi alla viabilità già esistente in zona. Il rispetto di tutte le norme di sicurezza in cantiere garantirà il corretto e sicuro

svolgimento dei lavori di realizzazione.

(14)

11 2.2.3 MODALITA’ DI UTILIZZO DEI FABBRICATI IN FASE DI ESERCIZIO

I fabbricati suinicoli e le relative pertinenze verranno utilizzati continuamente per più cicli di allevamento degli animali. Tra un ciclo e l'altro, l'azienda effettua dei vuoti sanitari di circa 15 giorni per la disinfezione degli ambienti di stabulazione e per compiere tutte le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria.

La vita media dei fabbricati viene stimata intorno ai 50 anni, al termine dei quali sarà necessario predisporre interventi straordinari, come il rifacimento delle coperture, della pavimentazione interna, ecc.

Partendo dal presupposto che la carne di suino per il consumo umano è richiesta dal mercato nazionale e internazionale e che quindi non è prevedibile nel breve e lungo periodo una cessazione della produzione, nell'eventualità che non fosse più conveniente questa tipologia di allevamento, si procederà al riutilizzo per altri scopi dei fabbricati. Qualsiasi sarà la destinazione d'uso dell'impianto, si provvederà ovviamente ad ottenere tutte le autorizzazioni previste dalla normativa vigente al momento della conversione.

Qualora non fosse possibile il riutilizzo, si procederà al ripristino e bonifica dell'area.

Il cantiere prevede la presenza di:

a) impresa edile per la realizzazione delle opere (capannoni, vasche per biogas e acque di lavaggio, servizi igienici, sistemazione delle aree esterne, viabilità (recinzioni, piazzole, ecc.)

Personale: 8 unità

Macchine operatrici: escavatore, pala meccanica, betoniere, camion.

(15)

12

b) impresa fornitrice degli impianti zootecnici (alimentazione, abbeveraggio, illuminazione, lavaggio, silos, ventilazione, raffrescamento e riscaldamento);

Personale: 8 unità

Macchine operatrici: muletto da cantiere.

c) Idraulico ed elettricista per le competenti opere di allacciamento degli impianti;

Personale: 4 unità

In considerazione finale, la realizzazione della conversione potrà verosimilmente assumere il seguente sviluppo temporale:

A. opere edili quattro-cinque mesi B. impianti quattro-cinque mesi

C. allacciamenti, sistemazioni esterne e sistemazioni forestali due-tre mesi

per una durata tecnica complessiva di cantiere massima non superiore a dodici- tedici mesi per ogni singolo lotto.

2.2.4 DESCRIZIONE DEL CICLO PRODUTTIVO

L’allevamento è stato acquistato dalla Società Agricola Milani di Milani Maurizio, Orazio, Renzo ss il 01.10.2003 da Su folk Agricola s.p.a., già Universal Mangimi s.p.a. di San Vito al Tagliamento che lo aveva costruito a partire dal 1971 circa, con il primo insediamento di 40 000 galline ovaiole; viene riportato che nel corso degli anni ha avuto due ampliamenti con la costruzione del seconda e terza unità (ciclo aperto di circa 1300 scrofe presenti) e la conversione della prima unità nel 1985 da ovaiole ad scrofe e suini all’ingrasso per raggiungere la capacità produttiva totale di circa 2400 scrofe in produzione e di

circa 2200 suini all’ingrasso mediamente presenti. Nel 1985 sono stati costruiti le vasche esterne per lo stoccaggio degli effluenti zootecnici. Ad oggi la capacità produttiva potenziale è di circa 2400 scrofe a ciclo aperto e di 2200 suini all’ingrasso. Tale potenzialità produttiva è attualmente ridotta a seguito degli eventi calamitosi verificatisi nell’agosto del 2018 che hanno parzialmente la struttura.

L’attività svolta nell’allevamento dopo la completa ristrutturazione modificherà l’impostazione attuale dello stesso che diventerà a “ciclo chiuso” per cui tutti i suinetti nati (circa 8.000) verranno ingrassati nello stesso allevamento, a differenza dell’impostazione attuale per cui la maggior parte dei suinetti nati vengono venduti ad altri allevamenti. Un’altra innovazione, sarà quella della costruzione di un mangimificio interno, con il quale verranno prodotti tutti i mangimi necessari per l’alimentazione di tutti i suini presenti e suddivisi in base alla tipologia di animale e per le varie fasi di crescita degli stessi. Oltre a quanto sopra, verrà costruito un impianto di biogas della potenza di 100 Kwe che utilizzerà tutti i reflui zootecnici sia solidi che liquidi prodotti all’interno dello stesso impianto.

L’acqua di lavaggio dei capannoni viene raccolta, attraverso una fitta rete di canalizzazioni e pozzetti (sia interni che esterni), entro vasche a tenuta e successivamente cosparsa sui terreni dell’azienda e/o smaltita come refluo, attraverso contratto con ditte di biogas o PUA.

Per favorire una pulizia veloce ed efficace è prevista una pavimentazione con superficie liscia, che comporta un consumo d’acqua molto limitato (circa 50/60 hl a lavaggio, con capacità di raccolta ben 5 volte superiore.

l capannoni saranno dotati di “ventilazione forzata” mediante il posizionamento di camini / estrattori longitudinali posti alternati sul colmo del tetto lungo tutto il capannone, comandati da una centralina computerizzata che controlla tutti i dati ambientali (temperatura, umidità ecc.

Il raffrescamento/umidificazione verrà assicurato da una pompa di riciclo con serbatoio di accumulo che garantisce il continuo passaggio d’acqua attraverso speciali pannelli evaporativi; l’aria aspirata dai ventilatori attraversa i pannelli e si raffredda per un naturale processo fisico; i pannelli evaporativi, posti lateralmente in testata del capannone, sono costituiti da fogli di cellulosa caratterizzati da pieghe a inclinazione differente che assicurano un’elevata efficienza.

(16)

13

L’allevamento sarà dotato di barriere posizionate all’ingresso (cancelli automatici/sbarre elettriche) per evitare l’accesso ai non addetti; inoltre verranno posizionati cartelli appositi di divieto d’accesso agli estranei.

Alla fine di ogni ciclo produttivo e prima dell’inizio del successivo i locali e le attrezzature verranno accuratamente sottoposti a pulizia e disinfezione.

L’avvio di un successivo ciclo di ingrasso avverrà “nel rispetto del vuoto biologico” come previsto dalle normative vigenti. Per lo stoccaggio degli animali morti sarà installata una cella di congelamento, collocata all’interno del perimetro dell’allevamento caricabile dall’esterno ed il ritiro sarà effettuato da ditta regolarmente autorizzata, nel rispetto delle regole sulla biosicurezza.

2.2.5 FASI E OPERAZIONI

L’allevamento dei suini da riproduzione è caratterizzato da un ciclo continuo che si sviluppa secondo le cadenze temporali dettate dalle esigenze biologiche dei soggetti allevati e dai tempi tecnici di interfase.

Le diverse fasi del ciclo produttivo trovano realizzo in settori di allevamento allo scopo predisposti sia sotto il profilo della conformazione quanto della dotazione ed identificabili come di seguito descritto, in funzione della categoria di capi interessata:

Scrofe:

- Settore stimolazione – fecondazione – gestazione;

- Settore parto Suinetti:

- Settore svezzamento.

Non esiste in azienda il reparto verri (riproduttori maschi) in quanto, per scelta dovuta essenzialmente a motivi di ordine sanitario, il materiale per l’inseminazione artificiale viene prelevato da apposito centro specializzato, al servizio degli allevamenti di riproduzione locali. Per analoga scelta (motivazioni di ordine sanitario tese a ridurre al minimo gli ingressi di animali da altri allevamenti, prima ancora che di ordine economico), l’impianto in esame si produce la rimonta interna.

La prole di sesso femminile una volta raggiunta la maturità riproduttiva inizia la carriera nel settore

“stimolazione” . Quivi le scrofe vengono fecondate e mantenute per 42 giorni al fine di poterne verificare l’eventuale “ritorno di calore”; la stabulazione è prevista in box per la fase di stimolazione (scrofette) ovvero in gabbia per le scrofe pluripare, opportunamente sagomate nella parte posteriore per agevolare le operazioni d’inseminazione artificiale.

Una volta accertata la copertura le scrofe vengono riposizionate in gruppi omogenei per essere trasferite, a gestazione conclusa ( 110- 114 giorni complessivi di gravidanza) alla sala parto dove vi rimarranno per quattro settimane.

Il settore parto viene organizzato in semi-unità completa, ognuna delle quali è destinata a ricevere un gruppo “omogeneo” di scrofe così da poter racchiudere i parti nel giro di 2 - max. 3 giorni: Tale gestione consente di ottenere gruppi di suinetti a loro volta sufficientemente “omogenei” in fatto di età e peso (requisito fondamentale, ai fini del razionamento, per quando saranno poi trasferiti allo svezzamento), nonché di poter operare con il “tutto pieno-tutto vuoto” delle sale parto e di poterle quindi sfruttare a pieno regime .

Nel singolo box-parto la gabbia di contenimento della scrofa viene posizionata trasversalmente per consentire maggior disponibilità di spazio ai suinetti. Nella gabbia, la scrofa resta libera, come previsto dalle precitate normative sul benessere animale.

La pavimentazione del box è costituita da pannelli in ghisa pressofusa di tipo “pieno- sopraelevato” nella zona scrofa, di tipo “grigliato” nelle fasce laterali e di tipo “pieno riscaldato” nella zona “nido”. La tipologia di pavimentazione prevede anche la possibilità di sollevamento degli elementi che lo compongono, per consentire lavaggio e pulizia sia degli stessi elementi grigliati quanto della sottostante fossa di raccolta e convogliamento deiezioni.

Le barriere perimetrali dei singoli box sono costituite da pannelli in bilaminato resinato, sostenuto da ritti verticali in acciaio inox.

(17)

14

Come già descritto, ogni stanza è provvista di impianto di ventilazione e di riscaldamento autonomo, regolabile, comandato da apposite centraline posizionate all’ ingresso di ogni stanza.

In coincidenza con lo svezzamento delle scrofe ( che ritorneranno al settore stimolazione per ricominciare un nuovo ciclo produttivo), i lattonzoli vengono a loro volta trasferiti al settore svezzamento dove sosteranno per 60 giorni per completare lo svezzamento ed essere successivamente destinati alla fase di ingrasso.

Il ciclo produttivo viene gestito da personale altamente qualificato, il quale si avvale del controllo informatico per la corretta gestione delle fasi.

Si assicura in tal modo razionalità nel controllo di gruppi importanti di animali.

Razionalità che, come sempre accade in codesti casi, consente anche di assicurare le migliori condizioni di benessere ai soggetti allevati, come dimostrato dai livelli eccezionali di produttività che l’ azienda in esame può dimostrare.

Le materie prime, accessorie ed ausiliarie utilizzate per lo svolgimento dell’ attività di allevamento sono le seguenti:

Riproduttori

Trattasi di animali vivi, provenienti dalla rimonta interna all’ allevamento. Essi vengono inserite in produzione al peso di circa 130 kg. ed arrivare al parto entro l’ anno di vita.

La carriera produttiva si sviluppa in max 8 parti cui corrisponde un periodo di allevamento pari a 4,5 – 5 anni.

Altri suini

Il sopradescritto numero di riproduttori comporta la presenza in allevamento di scrofette per la rimonta dei riproduttori e suinetti in svezzamento.

Come già evidenziato, in azienda non sono presenti i verri in quanto il seme viene giornalmente consegnato da apposito centro di f. a. suina. I pochi esemplari presenti servono unicamente a scopo di rilevazione dei calori .

Mangimi

L’ alimentazione viene somministrata sotto forma di mangimi composti integrati autoprodotti.

Essi sono formulati per soddisfare i fabbisogni di proteina ed energia dei soggetti allevati nelle distinte fasi del loro ciclo produttivo: accrescimento, gestazione e lattazione per quanto riguarda le scrofe;

svezzamento ed accrescimento per quanto riguarda i suinetti.

La produzione degli alimenti consente inoltre di integrare le formulazioni di base con aggiunte aminoacidiche, con fitasi e con fosforo inorganico altamente digeribile, pur garantendo allo stesso tempo la perfetta ed omogenea miscelazione della massa.

Codesti interventi ( classificati come BAT) consentono di migliorare l’ indice di conversione degli alimenti in carne nonostante la riduzione del livello proteico della dieta, nonché di migliorare l’ assimilabilità dell’

elemento fosforo. Con il risultato di incidere significativamente sulle caratteristiche degli effluenti sotto il profilo della riduzione dei contenuti in Azoto ed in Fosforo dell’ escreto.

Per i settori ove è previsto il razionamento a secco ( suinetti in sala parto e primo svezzamento) il mangime viene trasferito nelle cassette di razionamento manualmente.

Acqua

L’ acqua, innanzitutto, possiede il requisito della potabilità, in ottemperanza alle disposizioni in materia di sanità delle produzioni animali.

Nel caso in esame l’ acqua viene fornita dal pozzo aziendale e distribuita nelle condutture dell’

allevamento a mezzo di autoclave.

Fatte salve le sale parto (nelle quali l’ erogazione dell’ acqua di abbeverata è prevista con il succhiotto), negli altri settori dell’ allevamento l’ acqua viene erogata all’ allevamento attraverso le vasche di miscelazione in più soluzioni il giorno a seconda del periodo stagionale.

Si evita in tal modo di sprecare acqua, anche a causa delle caratteristiche comportamentali dei soggetti allevati, con risparmi stimati nell’ ordine del 25% della quantità consumata e rilevabili nella minor produzione di liquami .

Materie accessorie

Combustibili per il riscaldamento

(18)

15

Nell’ impianto IPPC in esame il riscaldamento degli ambienti di allevamento viene prevalentemente effettuato mediante aerotermi ad acqua calda ottenuta con i sottodescritti combustibili:

GPL

Utilizza tale combustibile l’ impianto di riscaldamento ( aerotermi) relativo agli ambienti di allevamento delle scrofette e le sale parto .

Gasolio

Con alimentazione a gasolio viene riscaldato l’ ambiente di allevamento utilizzato per lo svezzamento della rimonta interna. Anche in questo caso il riscaldamento viene effettuato mediante aerotermi ad acqua calda .

Energia elettrica

L’ azienda in oggetto non produce energia elettrica. Le forniture vengono effettuate dall’ Ente Fornitore Nazionale mediante allacciamento alla rete con linea aerea diramantesi all’ interno dell’ azienda nei vari centri di consumo.

Il fabbisogno di energia elettrica va riferito al funzionamento degli impianti di illuminazione, di alimentazione e, soprattutto, della ventilazione, con punte massime di consumo verificabili in concomitanza con la fase finale dei cicli di allevamento realizzati nel periodo estivo.

A codesto consumo diretto va sommato anche quello relativo alla gestione dei liquami ( stazione di pompaggio e gestione delle vasche).

Materie ausiliarie

Trattasi di prodotti quali medicinali, vaccini, disinfettanti, derattizzanti acquistati rispettivamente da farmacie ovvero da concessionarie di prodotti igienico-sanitari per la zootecnia.

Medicinali e vaccini vengono acquistati dietro presentazione di ricetta veterinaria a seconda del fabbisogno. In azienda, data la complessità gestionale, esiste l’armadietto sanitario.

In quanto all’ imballaggio, medicinali e disinfettanti vengono consegnati in contenitori di plastica, in boccettine di vetro per quanto si riferisce ai vaccini ed alle specialità iniettabili.

Organizzazione dotazionale

Anche in questo caso la presenza dell’ operatore è fondamentale in quanto varia individualmente il razionamento standard in funzione dei reali fabbisogni del soggetto interessato.

Come sottinteso, il controllo dell’ integrità funzionale dell’ impianto è quotidiano.

Impianto abbeverata

L’ impianto di abbeverata a mezzo succhiotto è presente unicamente nel settore scrofe, con posizionamento dei succhiotti per l’ abbeverata sopra il truogolo dell’alimentazione per evitare che lo spreco derivante dalle caratteristiche comportamentali degli animali vada perso nella vasca dei liquami.

In tutte le altre unità di allevamento l’acqua viene erogata in due o più soluzioni al giorno attraverso il sistema di distribuzione degli allevamenti.

Anche in codesta situazione il controllo del funzionamento è quotidiano.

Annualmente l’ impianto viene sottoposto a manutenzione straordinaria.

Impianto ventilazione

Il sistema di ventilazione adottato varia a seconda della categoria di suini ivi presente e può essere sintetizzato come segue:

Sale Parto, svezzamento ed allevamento rimonta interna :

Estrazione a Camino : con estrattori di portata variabile in funzione della quantità di peso vivo presente e dei fabbisogni di ossigenazione.

Scrofe fine carriera

Estrazione a Camino con presa d’ aria dalla finestratura laterale continua ad apertura / chiusura del tipo a ghigliottina.

Gestazione

Per il periodo invernale : Estrazione a Camino con presa d’ aria dalla finestratura laterale continua ad apertura / chiusura del tipo a ghigliottina.

Per le altre stagioni : ventilazione naturale con combinazione finestratura laterale e cupolino continuo con apertura a farfalla.

Svezzamenti

(19)

16

Estrazione forzata a mezzo di ventilatori a parete con pescaggio dell’ aria dal sottotetto a sua volta alimentato da flusso d’ aria penetrante attraverso sistema di raffrescamento posizionato sulla testata di ogni singola unità.

Il controllo del funzionamento è quotidiano.

Ad ogni fine-ciclo, in occasione delle relative operazioni di pulizia, l’ impianto viene completamente riverificato nella sua integrità funzionale.

Impianto di riscaldamento

Allo stato attuale il sistema di riscaldamento utilizzato nelle unità di allevamento è del tipo “ad aerotermo, con bruciatore della caldaia alimentato - a gas GPL nel settore sale parto, allevamento scrofette e parte degli svezzamenti;

Il controllo del funzionamento è quotidiano, limitatamente alle unità di allevamento interessate ed ai periodi di funzionamento.

Energia

L’ impianto non è provvisto di impianti di generazione di energia la quale, pertanto, viene esclusivamente acquistata dall’ esterno.

I consumi di energia si riferiscono rispettivamente a : Energia elettrica :

Gas GPL :

Prelievo idrico caratteristiche dei prelievi

Il prelievo idrico di abbeverata avviene mediante allacciamento alla rete idrica aziendale alimentata da acqua di pozzo.

Detto prelievo idrico è proporzionato per soddisfare i fabbisogni di abbeverata e degli usi igienico-sanitari ( domestico-assimilabili).

Per sopperire l’emergenza di eventuali picchi di consumo idrico, l’ azienda dispone di serbatoi di emergenza costituiti dalle vasche per la preparazione degli alimenti.

Emissioni in atmosfera

Le emissioni in atmosfera si riferiscono ai seguenti inquinanti : 1) NH3 sistema di riferimento utilizzato : Linee guida cat. IPPC 6.6 2) CH4 sistema di riferimento utilizzato : Linee guida cat. IPPC 6.6

3) N2O sistema di riferimento utilizzato: Manuale dei fattori di emissione ANPA CTN-ACE 4) Polveri dati di rilevamento aziendale

La quantificazione delle emissioni è stata considerata, ove disponibili parametri di dettaglio, in relazione

Stoccaggio delle deiezioni

Non si prevedono stoccaggi aziendali della reflui zootecnici in quanto vanno caricati nell’impianto di biogas.

Tutto il digestato del biogas verrà ceduto ad altre aziende agricole o a ditte incaricate che destinano il prodotto per altri utilizzi, per cui in azienda non viene effettuato lo spandimento agronomico del refluo zootecnico.

2.2.6 Durata e caratteristiche del ciclo produttivo

Il ciclo delle scrofe tra fecondazione, gravidanza e parto dura circa 114 gg.

La fase di parto e lattazione dura circa 25 gg.

Nel periodo di svezzamento le scrofe rientrano in gravidanza e i piccoli posti in post-svezzamento. In questa fase avviene la selezione delle scrofe improduttive o a fine carriera, che vengono mandate al macello. Il periodo dura circa 45 gg. ed i suinetti si alimentano autonomamente fino ad un peso di circa 30 kg.

Il periodo di tempo di allevamento varia tra i 150 giorni (suino semi-pesante da 140-150 kg) ed i 200 giorni (suino pesante >160 kg) a seconda delle destinazioni finali ed è strettamente legato alla genetica della razza utilizzata ed al conseguente piano alimentare adottato

(20)

17

La mortalità media del 4-5% dei capi allevati, con mortalità di punta che si verifica normalmente entro la prima settimana di vita.

Il numero di cicli anno che si riuscirà a fare è di 2,5 con una durata media per ciclo di 146 gg.

Il numero di suinetti allevati per scrofa e per anno è di 9,5

(21)

18 3 RAPPORTO CON ALTRI PERTINENTI PIANI O PROGRAMMI

Il PRGC del Comune di San Vito al Tagliamento è adeguato al P.U.R.G.

Si omettono pertanto verifiche di conformità rispetto a tale strumento e rispetto al Piano di Governo del Territorio, approvato ma tuttora inefficace (art. 9 L.R. 01/04/2020 n°5).

3.1 VERIFICA DELLA COERENZA ESTERNA VERTICALE

Vengono esaminati i seguenti strumenti generali di pianificazione di livello regionale aventi attinenza con il piano Attuativo oggetto del presente studio:

- Piano Paesaggistico Regionale - PPR

- Piano stralcio per l’assetto idrogeologico dei bacini dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Piave, Brenta- Bacchiglione - PAI

- Piano Regionale di tutela delle Acque – PRTA - Piano Regionale dei rifiuti

- Piano di miglioramento della qualità dell’aria

3.1.1 PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE

Il Piano Paesaggistico Regionale (PPR) del Friuli Venezia Giulia è uno strumento di pianificazione per gestire il territorio in maniera sostenibile tutelando e valorizzando il paesaggio. Il PPR rappresenta l’attuazione regionale del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004) e della Convenzione Europea del Paesaggio.

Il PPR è organizzato in una parte statutaria, una parte strategica e una dedicata alla gestione. Il Piano riconosce le componenti paesaggistiche ad una scala generale omogenea riferita agli "ambiti di paesaggio" (ai sensi dell'articolo 135 del D.Lgs. 42/2004) e ad una scala di dettaglio finalizzato al riconoscimento dei "beni paesaggistici" (ai sensi degli articoli 134 e 143 del D.Lgs. 42/2004).

Il Piano paesaggistico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia è stato, approvato con Decreto del Presidente della Regione del 24 aprile 2018, n. 0111/Pres, e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 25 del 9 maggio 2018 al Bollettino Ufficiale della Regione n. 19 del 9 maggio 2018 ed è efficace dal 10 maggio 2018.

Il Piano Paesaggistico, così come definito dal Codice, ha due livelli di cogenza:

· un livello atto a definire indirizzi e direttive per la pianificazione urbanistica e territoriale;

· un livello atto a definire prescrizioni d’uso immediatamente cogenti per i beni paesaggistici (in ogni caso le prescrizioni possono efficacemente attenere solo a quegli interventi che richiedono l’autorizzazione paesaggistica).

In sintesi, il PPR FVG delimita i diversi ambiti sulla base di una adeguata attività di analisi delle caratteristiche paesaggistiche del territorio, pone per ciascuno di essi gli obiettivi di qualità paesaggistica e gli indirizzi le direttive per la pianificazione urbanistica e territoriale, effettua la ricognizione di tutti i

“beni paesaggistici”, li delimita e cartografa e definisce prescrizioni d’uso di tutela e di valorizzazione;

individua poi ulteriori contesti, diversi dai beni paesaggistici, ma di valore tale da richiedere specifiche prescrizioni d’uso.

La parte precettiva del PPR FVG quindi riguarda, per i singoli Ambiti di Paesaggio, obiettivi di qualità, indirizzi e direttive atti a orientare la pianificazione territoriale e urbanistica e, per i “beni paesaggistici”, prescrizioni d’uso di tutela e di valorizzazione.

1) Ambiti paesaggistici

Si riportano di seguito i riferimenti allo stato dei luoghi come definito nelle schede degli ambiti di paesaggio.

- AP9 – Bassa Pianura Pordenonese

(22)

19

• Caratteri ecosistemici ambientali

Caratteri generali: L’ambito è caratterizzato da comunità floristiche e faunistiche tipiche del complesso delle risorgive e della pianura alluvionale dell’area biogeografica padana.

Gli ambienti naturali e seminaturali dell’ambito si presentano fortemente frammentati a causa della semplificazione del paesaggio agrario e dell’urbanizzazione diffusa. Sono però ancora presenti frammenti di elementi naturalistici di pregio legati soprattutto agli ambienti acquatici e umidi del complesso delle risorgive, della piana alluvionale e delle aree rurali estensive caratterizzate da strutture agricole tradizionali come campi chiusi, siepi, filari e prati stabili.

Le comunità vegetali naturali e seminaturali più rare e minacciate sono quelle caratteristiche del complesso delle risorgive un tempo molto diffuso lungo la fascia di transizione tra l’alta e la bassa pianura, ma che oggi si presenta estremamente ridotto e frammentato a causa delle bonifiche del secolo scorso e della notevole espansione industriale e urbanistica.

Nelle depressioni e conche sorgentifere (olle) sono presenti cladieti formati quasi esclusivamente dal falasco Cladium mariscus, mentre negli avvallamenti più marcati e a maggiore trofia edafica vi sono resti di habitat costituiti da grandi carici in parte ruderalizzati ed invasi da canneti a Phragmites australis. Al diminuire dell’umidità del terreno dove l’imbibizione dei suoli rimane pressoché costante, vegetano praterie igrofile dominate da Molinia caerulea, che, in mancanza di sfalci, vengono invase da arbusteti di mantello idrofilo a salici e Viburnum opulus.

Le formazioni palustri e golenali caratterizzano l’area delle risorgive, e sono costituite principalmente dall’ontano nero Alnus glutinosa, dal salice bianco Salix alba e dal pioppo nero Populus nigra; tali formazioni sono di ridotta estensione, a carattere frammentario, confinati in ambiti circoscritti non intaccati dallo sfruttamento agricolo.

Il fitto reticolo dei corsi d’acqua di risorgiva presenta varie specie acquatiche mentre nelle stazioni più rilevate di ripa, la cui vegetazione potenziale sarebbe data dalla successione di boschi ripariali a salici verso fronte acqua e pioppi verso fronte terra, sono state spesso alterate da lavori di arginatura e d movimentazione di materiali ghiaiosi e sabbiosi che hanno favorito l’ingresso di specie vegetali esotiche invasive come Robinia pseudoacacia e Amorpha fruticosa.

Nella pianura alluvionale, dove l’orizzonte della falda acquifera è prossimo al piano di campagna, esistono ancora piccolissimi lembi residui di querco-carpineto planiziale, come ad esempio il bosco Marzinis, legato al corso a deflusso libero del fiume Sile e bosco Torrate, entrambi circondati dalle grandi estensioni delle coltivazioni agricole intensive.

Sugli argini seminaturali e non cementificati, dove il terreno è più asciutto e nelle golene ghiaiose dei fiumi a carattere torrentizio, come il Tagliamento e il Meduna, si sono costituiti degli interessanti biotopi per lo sviluppo di vegetazione pioniera di ghiaia e prati aridimagredi, talvolta colonizzati da arbusteti caratterizzati dalla presenza di Rhamnus cathartica, Berberis vulgaris, Viburnum lantana e Prunus spinosa.

Altri elementi di pregio naturalistico, presenti in maniera discontinua nell’ambito, sono i prati stabili concimati arrenatereti; essi sono strettamente legati alla gestione antropica e l’abbandono dello sfalcio fa sì che alcuni di questi siano invasi da specie delle post-colture di origine esotica e da rovi. In un contesto agrario semplificato siepi, filari e macchie boscate, anche di non particolare pregio vegetazionale, sono comunque importanti sia come habitat di specie che come elementi qualificanti del paesaggio agrario.

La flora di interesse conservazionistico nelle zone umide di risorgiva comprende specie vegetali endemiche come Euphrasia marchesettii e Senecio fontanicola o relitti glaciali quali Pinguicola alpina, piccola pianta carnivora nonchè altre specie tutelate quali Gladiolus palustris e l’orchidacea Epipactis palustris.

Nel ricco sottobosco di geofite nemorali che caratterizzano i piccoli lacerti di boschi planiziali vegetano specie normalmente presenti a quote superiori come Anemone trifolia e il giglio martagone Lilium martagon.

La biodiversità faunistica dell’area si caratterizza per la presenza di numerose specie stenoecie e relittuali, in molti casi tutelate dalla normativa nazionale e internazionale, confinate nei pochi residui di boschi integri e nelle aree umide naturali, e quindi particolarmente vulnerabili in quanto minacciate dalla frammentazione degli habitat.

Nei fiumi di risorgiva e in particolare nelle rogge presenti nelle zone della ZSC Risorgive del Vinchiaruzzo è concentrata la presenza di specie di pesci rare, vulnerabili ed elencate nell’allegato II della Direttiva

(23)

20

Habitat come il cobite fluviale Cobitis taenia, la lampreda padana Lampetra zanandreai e la trota marmorata Salmo marmoratus.

La composizione della fauna ittica è stata spesso modificata in gran parte dall’immissione a scopo alieutico dell’emispecie nord alpina della trota fario con individui in gran parte di origine atlantica e nord- europea, provocando un grave inquinamento genetico a danno delle popolazioni di trota marmorata. Da ricordare anche la presenza, fra l’altro alquanto limitata, del raro gambero di fiume Austropotomobius italicus meridionalis).

Le aree umide di risorgiva e i boschi planiziali e ripariali freschi sono habitat ideale anche per una buona parte delle specie di anfibi e rettili di interesse comunitario minacciate ed esposte da fattori di disturbo antropico e dal potenziale inquinamento come la rana di lataste Rana latastei, l’ululone dal ventre giallo Bombina variegata, il tritone crestato italiano Triturus carnifex, rettili come la testuggine palustre Emys orbicularis, la lucertola della Carniola Zootoca carniolica, la vipera comune Vipera aspisfrancisciredi, mammiferi come il moscardino Muscardinus avellanarius e la puzzola Mustela putorius, nonché diverse specie di invertebrati tra cui insetti saproxilici legati alla presenza di alberi vetusti, come il cervo volante Lucanus cervus.

Le Aree protette si estendono su 10.994 Ha di territorio pari a circa il 16,2% della superficie dell’ambito;

sono presenti una ZPS (parte) e 4 ZSC istiutite ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE, 2 biotopi naturali istituiti ai sensi della L.R.42/96 e 524 ha di prati stabili tutelati ai sensi della L.R.9/2005.

• Emergenze ambientali

- Endemismi legati al sistema delle risorgive come Euphrasia marchesettii e Senecio fontanicola o relitti glaciali quali Pinguicola alpina (Risorgive del Vinchiaruzzo, ma anche a Pordenone si trova Senecio fontanicola, molto raro lungo il canale industriale Amman e Pinguicola alpina presente anche a Pordenone sulle sponde del lago della Burida);

- sistema ecologico delle risorgive: torbiere basse alcaline, sistema sorgentizio della fascia delle risorgive e corsi d’acqua a meandri (fiumi Fiume e Sile; Smorta di Cavolano, Smorta di San Giovanni, area dell’ansa di Villa Varda, area urbana del fiume Noncello);

- prati stabili e in particolare prati umidi-molinieti (zona Orzaie a Fontanafredda, Camol e Palù tra Sacile e Fontanafredda, Prati Burovich), marcite;

- sistema ecologico della pianura alluvionale: lembi relitti di Querco carpineti planiziali (Bosco Marzinis, Bosco Torrate), sistema idrografico diffuso e ambienti forestali dei suoli inondati;

- boschi e prati golenali dei corridoi fluviali dei Fiumi Tagliamento, Sile, Noncello e Meduna;

- paludi del Sile Morto a Barco, a Sud di Azzanello. Paesaggio residuo delle grandi paludi medievali;

- aree umide caratterizzate da strutture agricole estensive tradizionali (Paludi di Barco, Panigai).

• Vulnerabilità ambientali

- Matrice agricola che ha portato alla riduzione e frammentazione degli habitat prativi e degli habitat umidi;

- tendenza alla conversione a seminativo o alla concimazione dei prati stabili e dei prati da sfalcio o al loro abbandono gestionale;

- presenza di vasti sistemi insediativi urbani ed extraurbani che determinano una frammentazione del territorio;

- acque di risorgiva, habitat umidi e prati stabili sensibili alle fonti di inquinamento puntuale o diffuso e all’uso di pesticidi e fertilizzanti;

- habitat umidi sensibili al drenaggio e ai prelievi idrici da falda e superficiali per derivazioni a fini agricoli, industriali;

- formazioni boschive planiziali e ripariali di ridotte dimensioni e con forme allungate che determinano un forte effetto margine con mancanza di specie caratteristiche degli spazi forestali più interni;

- mancanza di fasce tampone attorno ai lembi relittici di querco-carpineti planiziali e attorno alle aree umide residue;

- frammentazione e gestione inappropriata degli habitat acquatici e golenali delle aste fluviali.

(24)

21

Carta dei caratteri ecosistemici ambientali e agrorurali

(25)

22

Uso del suolo della Rete ecologica regionale RER

(26)

23

Barriere infrastrutturali potenziali della RER

(27)

24

• Elementi strutturali

Gli elementi prevalenti del contesto sono:

- campi chiusi, siepi, boschetti, filari, fossati e strade rurali (morfotipo Mosaici agricoli a campi chiusi): il paesaggio agrario dell’AP conserva solo parzialmente i segni delle antiche strutture, che sono state modificate e cancellate dallo sviluppo dell’agricoltura meccanizzata intensiva, dalla diffusione insediativa e dai processi di industrializzazione; i principali corsi d’acqua presenti nell’AP creano paesaggi fluviali ben conservati, con siepi e boschetti che in alcuni casi si configurano nelle modalità dei campi chiusi;

- l’orientamento e la dimensione del reticolo fondiario: rispecchia le colonizzazioni agrarie antiche ancora presenti in alcune zone in cui si possono riconoscere eventi importanti che hanno caratterizzato questi territori;

- aree umide, zone di risorgive, con ruscelli e fontanili, fiumi dai corsi meandrili con boschetti ripariali creano un ambiente interessante dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.

• Invarianti strutturali

Per gli aspetti idro-geomorfologici ed ecosistemici ambientali e per la costruzione della rete ecologica costituiscono invarianti strutturali che coinvolgono il contesto entro cui ricade il sito di intervento:

a) Ecotopi con funzione di area core 1. dei boschi planiziali

09003 Bosco Marzinis 09004 Bosco Torrate 2. degli ambienti umidi

09006 Antico Cimitero Ebraico 09007 Sorgenti del rio Vignella

b) Ecotopi con funzione di connettivo 1. connettivi discontinui

2. Gli ecotopi a connettivo discontinuo si caratterizzano per la presenza di elementi naturali o seminaturali di pregio, collocati lungo linee ideali di spostamento e inseriti in una matrice agricola semiintensiva o semiestensiva, in cui le connessioni tra gli elementi dell’agroeco sistema non sono continue.

c) 09106 area rurale tra San Vito al Tagliamento e Azzano Decimo

Comprende un mosaico di ambienti diversi inclusi in una matrice agricola prevalentemente intensiva. In particolare inframmezzati ad aree di riordino fondiario e pioppeti si trovano sistemi colturali e particellari complessi, prati stabili, piccole aree boscate, risorgive, corsi d’acqua e altre zone umide naturali e artificiali.

L’ecotopo include anche alcuni tratti significativi del fiume Sile, del rio Lin e della Roggia dei Molini, del rio Cao Maggiore e del fiume Sestian.

Tra gli ambienti umidi si segnalano i laghi di Cesena, i laghetti a uso caccia presso la Risorgiva di Marzinis, la Redenta, le sorgenti del fiume Sile e le zone umide circostanti, il lago Bianco e il lago Bric e il lago di Premarine (tutte zone monitorate nell’ambito del progetto IWC).

Include un tratto della linea ferroviaria abbandonata San Vito al Tagliamento - Motta di Livenza che grazie alla vegetazione spontanea insediatasi costituisce un connettivo ecologico di scala locale da valorizzare.

(28)

25

Carta degli ecotopi

• Aree compromesse e degradate

Si segnala nelle vicinanze un elettrodotto ad alta tensione.

(29)

26

Aree compromesse e degradate

(30)

27

• Morfotipi

Carta di sintesi dei morfotipi presenti nel territorio regionale

(31)

28

• Dinamiche dei morfotipi agro rurali Nel contesto prevalgono:

- Mosaico agro colturale dei seminativi senza rilevanti modificazioni

- Presenza discontinua di sistemi aperti prati stabili e formazioni vegetali rade

Carta dei morfotipi agrorurali

(32)

29

figura

Updating...

Riferimenti

Argomenti correlati :