Ad oggi esistono diverse tipologie di crowdfunding, di seguito una lista con relative specifiche43:

1) donation-based crowdfunding; si tratta di campagne di raccolta in cui non viene offerta alcuna ricompensa particolare, se non un semplice ringraziamento, e quin-di tipicamente mirate a obiettivi quin-di solidarietà, cultura, mecenatismo, volontariato, sport;

2) reward-based crowdfunding; in tal caso viene offerta una ricompensa di natura non monetaria, quale un oggetto o un servizio; spesso la ricompensa è il prodotto stesso che si vuole realizzare attraverso la richiesta di finanziamento e in tal senso la colletta assume la forma di una vera e propria pre-vendita (pre-selling) non molto diversa da un’operazione di e-commerce. Spetta al contributore ‘fidarsi’ rispetto alle promesse offerte dal proponente; nel caso del pre-selling si applicano le normative tipiche del commercio elettronico, sia in materia di IVA e fatturazione, sia in materia di protezione dei consumatori e diritto di recesso;

3) royalty-based crowdfunding; la ricompensa in tal caso è di natura monetaria e consiste in una condivisione dei profitti o dei ricavi associati all’investimento, ma senza alcun titolo di proprietà sul progetto né di rimborso del capitale;

4) crowdinvesting; in tal caso il finanziamento viene effettuato a titolo di investi-mento, cui è associata una remunerazione, che può avvenire con la sottoscrizione di capitale di rischio (equity) o di un prestito (lending). Poiché in tal caso si offre un investimento, è cruciale che la campagna venga realizzata secondo criteri ortodos-si definiti dalle leggi e dalle Autorità di vigilanza, che variano anche senortodos-sibilmente da nazione a nazione.

A questo proposito, l’Osservatorio sul crowdfunding della School of management del Politecnico di Milano, nel 202244, ha rilasciato un’analisi sull’andamento com-plessivo della raccolta in crowdfunding negli ultimi 12 mesi (2021). Nel 2021 si è consumato un sorpasso importante sui trend, già positivi, degli anni precedenti. Tra il 2018 e il 2020 le campagne di successo erano poco sopra le 100 unità. Nel 2021 siamo quasi arrivati a quota 200: 193 in totale. Più di 24.000 gli investitori, contro i 17.000 del 2019 e 2020. Cresce molto l’importo medio raccolto: dai 76.000 euro del 2020 ai più di 130.000 euro dell’anno scorso, raccogliendo in media quasi il 90%

dell’obiettivo prefissato. Un dato importante considerando il 78% nel 2020.

Più nel dettaglio, per quanto riguarda il crowdinvesting, gli ultimi 12 mesi hanno confermato e rafforzato la forte crescita dell’industria in Italia. I portali autorizzati da Consob hanno generato un flusso di € 127,6 milioni da collocamenti di equity (di cui € 34,3 milioni provenienti dai portali specializzati in operazioni immobiliari) più

€ 22,3 milioni da collocamenti di minibond. I portali di lending contribuiscono con € 43,2 milioni prestati a persone fisiche e € 310,8 milioni a imprese (di cui € 51,0 milio-ni dai portali specializzati nell’immobiliare). I finanziamenti totali erogati nell’ultimo anno dall’industria ammontano quindi a € 503,8 milioni con una crescita del 172%

rispetto ai 12 mesi precedenti. Il valore cumulato nel tempo è di poco superiore al miliardo (€ 1.086,9 milioni) (cfr. figura 34)

Figura 34. L’andamento del crowdinvesting in Italia 2020-2021 Fonte: Osservatorio sul crowdfunding della School of management del Politecnico di Milano (2022)

NOTE

43 https://www.osservatoriefi.it/efi/osservatorio-crowdinvesting/

In relazione al crowdfunding, l’indagine più recente conta 25 portali attivi nell’ambito donation e reward. Come evidenzia la Figura 20, la raccolta nel 2020 ha superato la soglia di € 31 milioni (record storico). Le piattaforme che hanno raccolto più risorse cumulate sono:

Eppela (€ 19,7 milioni), Produzioni dal Basso (€ 15,0 milioni), Rete Del Dono (€ 13,5 milioni) e Forfunding (€ 12,7 milioni). Se si guarda al solo 2020, è in testa Forfunding (€ 9,8 milioni, di cui una parte significativa relativa alle campagne di solidarietà per combattere gli effetti della pandemia Covid-19) seguita da Rete del Dono (€ 4,5 milioni).

Figura 35. Il flusso di raccolta delle campagne di donation e reward crowdfunding in Italia negli ultimi anni (in Milioni di euro Fonte: Osservatorio sul crowdfunding della School of management del Politecnico di Milano (2022)

I numeri sono pertanto incoraggianti, anche se ancora marginali rispetto ai volumi totali del mercato del credito. Si potrebbe desumere che le banche incumbent e probabilmente ancora di più le società di credito al consumo siano più competitive e aggressive in questo mercato, con processi di onboarding su Internet attivi da tempo. Ad ogni modo, rispetto allo sviluppo del mercato, l’Osservatorio sul Crowdfunding del Politecnico di Milano stima una crescita nei prossimi 12 mesi, con un target per le piatta-forme consumer, pari a € 60 milioni erogati e € 380 milioni per le piattaforme business, di cui € 80 milioni per la parte immobiliare.

Conclusioni

04

04 Conclusioni

Secondo i dati dell’OECD Employment report (2021), a circa due anni e mezzo dall’inizio della crisi pandemi-ca, molte persone non sono ancora state in grado di ritrovare un lavoro a tempo pieno. Con l’eliminazione graduale dei programmi di mantenimento dei pos-ti di lavoro, coloro che non hanno ancora ripreso un lavoro a tempo pieno rischiano sempre più di entra-re in una condizione di disoccupazione manifesta. Al contempo, molti di coloro che hanno perso il posto di lavoro nelle prime fasi della pandemia sono rimasti senza occupazione da allora e, pertanto, per essi può risultare sempre più complicato competere con coloro che hanno occupato posti di lavoro tu telati fino ad adesso. Di conseguenza vi è il rischio che la disoccu-pazione di lunga durata aumenti rapidamente. Alla fine del 2020 si è registrato infatti il 60 % in più di persone disoccupate da almeno sei mesi, e tale percentuale ha continuato a crescer e nel primo trimestre del 2021.

Inoltre, come abbiamo visto, anche in Italia il fenom-eno del Great resignation è in piena espansione. Un numero sempre più crescente di persone, infatti, sta lasciando volontariamente il proprio posto di lavoro, in quanto non soddisfatto delle condizioni salariali o per-ché sempre più attento al work-life balance. Secondo i dati ISTAT, nel primo trimestre del 2022 già 307 mila persone si sono congedate da un contratto a tempo indeterminato.

In tale contesto, i lavoratori italiani hanno mostrato un alto livello di resilienza: hanno infatti reagito con forza di fronte allo tsunami causato dalla prima fase di emergenza sanitaria. Adesso bisognerà cogliere le op-portunità e vincere le sfide dettate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR e, quindi, perseguire gli obiettivi delineati dalle possibili macro-azioni inserite all’interno del programma. Questo, infatti, rappresenta un “new deal” di risorse verso i settori di alta produt-tività e complessità ed ha l’obiettivo di stimolare la creazione di nuove catene di valore, nuove realtà im-prenditoriali, startup, la generazione di nuovi prodotti complessi e sostenibili, lo sviluppo di nuove tecnologie pulite e, in ultimo, la formazione di settori dell’eccellen-za professionale italiana di nuova generazione.

Tale transizione verso un’economia italiana 4.0, come immaginata dal PNRR come più sostenibile ed innova-tiva, richiede pertanto ai lavoratori e agli imprenditori di: - possedere maggiori e sempre più specifiche compe-tenze

- sviluppare una visione più ampia dell’ecosistema im-prenditoriale e del mercato a livello globale

- promuovere obiettivi sociali e ambientali

- introdurre tecnologie e modelli di business sostenibili, innovativi, circolari e rispettosi del clima

- essere collaborativi e trasparenti

NOTE

27 Lo studio annuale aggrega i dati finanziari di 80 multinazionali del fashion e delle 177 maggiori Aziende Moda Italia. www.areastudimediobanca.it

- sfruttare al meglio gli aspetti positivi emersi durante la crisi nelle pratiche aziendali, compreso l’adattamen-to a modalità di lavoro smart e flessibili

- saper cogliere i benefici della digitalizzazione e i mod-elli di sviluppo economico condiviso legati alla sharing economy.

L’uscita dalla crisi comporterà quindi un eccezionale spostamento di risorse da un settore all’altro. Per ques-to, la propensione imprenditoriale costituirà un fattore cruciale sia per accelerare la ripresa sia per indirizzarla verso obiettivi di sostenibilità economica, ambientale e sociale. In tal senso, gli imprenditori svolgono un ruolo fondamentale nel guidare la crescita economi-ca, aumentando la resilienza dell’economia agli shock esogeni, promuovendo la coesione sociale, integrando modelli e pratiche commerciali sostenibili nelle catene globali del valore, creando posti di lavoro e favorendo l’innovazione locale.

In conclusione, possiamo affermare che:

1. La pandemia avrà un effetto duraturo sul futuro del lavoro: il 50% dei datori di lavoro accelererà l’automa-zione del proprio lavoro, mentre oltre l’80% è destina-to ad espandere la digitalizzazione dei propri proces-si lavorativi. Ciò proces-significa che alcune manproces-sioni ormai scomparse non torneranno mai più e quelle che lo

fa-ranno richiedefa-ranno nuovi modi di lavorare e, di conseguenza, nuove competenze.

2. L’automazione continuerà ad aumentare: entro il 2025 le ore di lavoro svolte da macchine e persone saranno uguali. Circa 85 milioni di ruoli saranno sostituiti dall’automazione

3. Emergeranno nuovi posti di lavoro: nonostante l’interruzione improvvisa di numerosi lavoratori nel mondo, sorgeranno entro il 2025 97 milioni posti di lavoro legati a professioni “nuove”

4. Le competenze più richieste sono un mix di hard e soft skills: i datori di lavoro sono convinti del valore della costruzione del capitale umano: infatti, il 66% ritiene di ottenere un ritorno dall’investimento sulla formazione dei dipendenti entro un anno. Nel frattempo, circa il 40% delle competenze del lavoratore medio dovrà essere aggior-nato per soddisfare le richieste del nuovo mercato del lavoro. Gran parte dei datori di lavoro stanno affrontando questa sfida da soli: solo il 21% può attingere infatti a finanziamenti statali per fornire programmi di formazione Inoltre, analizzando prettamente la questione legata all’importanza della formazione post-laurea, le conclusioni che emergono da questa ricerca sono le seguenti:

- Maggiore è il livello di formazione della forza lavoro, maggiori sono le opportunità e migliori le condizioni sal-ariali

- La formazione specializzata e attinente alla posizione lavorativa di riferimento è uno dei fattori determinanti per migliorare il proprio stipendio e, soprattutto, nella fase di selezione del personale

- Le statistiche mostrano che i tassi di disoccupazione delle donne e delle persone meno istruite sono notevol-mente superiori a quelli di coloro che hanno una livello formativo più elevato

- Gli studi post-laurea, come ad esempio i Master, forniscono vantaggi importanti nel determinare il livello di occupabilità delle persone

- Per il lavoratore del futuro le soft skills conteranno quanto o più delle conoscenze specifiche, anche perché tante delle mansioni attuali sarà svolto da sistemi automatizzati, dotati di intelligenza artificiale. Pertanto, la for-mazione, legata a questo tipo di competenze diventerà una scelta obbligata all’interno dell’ottica fondamentale di saper gestire una trasversalità di rapporti ed essere pronti a cogliere sempre l’occasione.

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Via Giuseppe Montanelli, 5

Nel documento Il lavoro in Italia. Le sfide di dipendenti, imprenditori e startupper. Criticità, opportunità e trend futuri. Rome Business School Research Center (pagine 73-80)