LA DONNA DEL VANGELO

Nel documento tutti i diritti riservati LA QUESTUA (pagine 74-79)

Note

Bolla di canonizzazione di S. Chiara (anno 1225) FF. 3284 - 3285:

- «Chiara si nascondeva, ma la sua vita era nota a tutti.

Chiara taceva: ma la sua fama gridava.

Si teneva nascosta nella sua cella: eppure nelle città si predicava di lei.

Nulla di strano in questo: perché non poteva avvenire che una lampada tanto vivida, tanto splenden-te, rimanesse occulta senza diffondere luce ed emanare chiaro lume nella casa del Signore; né poteva rimanere nascosto un vaso con tanti aromi, senza emanare fragranza e cospargere di soave profumo la casa del Signore.

Che anzi, spezzando duramente nell'angusta solitudine della sua cella 1'alabastro del suo corpo, riempiva degli aromi della sua santità 1'intero edificio della Chiesa. -

(l) La canonizzazione di S. Francesco avvenne nel 1228, quindi vivente Chiara, nell'allora chiesa di S. Giorgio, oggi appunto Basilica di S. Chiara.

LA DONNA DEL VANGELO

Chi sei tu Chiara, vergine nascosta?

Sei 1'interiore volto di Francesco!

Quel che Francesco annuncia predicando, tu nel silenzio 1'attui pienamente.

Mentre gli fan da Marta i suoi fratelli, tu sei Maria ai piedi del suo Cristo.

Lui dal peccato il mondo va chiamando;

con penitenza tu lo vai lavando.

Egli pentiti a Cristo li riporta

perché li vuol fratelli e padri e madri nel1'ascoltare il Figlio che li salva, nell'obbedire al Padre che Lo manda.

Ma nello stesso tempo tu Gli sei sorella e padre e madre perché L'ami, e fai con quest'amore le Sue veci nell'abbracciarli tutti e darli a Dio.

Nell'ora del calvario tu riappari, quando Francesco il duplice martirio rivive col suo Cristo sulla croce e dei fratelli deboli lo strazio.

Asceso al Cielo certo 1'ammirasti, e nella gloria in terra lo vedesti. (1) Poi rimanesti in mezzo ai suoi fratelli ad invocar la nuova Pentecoste.

Ma poi che tu piantata fosti in Cielo non ti dobbiam chiamare più "La pianta".

Tu di Francesco, frate poverello, or certamente il frutto sei più bello.

LE SIGNORE

Il Celano (1 Cel. VIII, 18) chiama le clarisse: «Ordo Pauperum dominarum» (L'Ordine delle Signore povere).

S. Chiara nel c.VI della sua regola scrive: «E prego voi, mie signore, e vi consiglio che viviate sempre in questa santissima vita e povertà».

Il cavalleresco Francesco le vuole e le vede nell'alta dignità di spose di Cristo, quindi povere e caste, ma spose e perciò «Dominae, Signore».

Francesco, sempre attento alla perfezione di vita e perfino del linguaggio, quando sentì che qualcuno le chiamava «sorelle» protestò, dicendo: «Il Signore ci ha tolto le mogli e il diavolo ci dà le sorelle».

Il suo è validissimo allarme nonostante il mutare dei tempi e dei vocaboli.

Note

(1) Cr. E test. fr. VI, 4 FF. 2683:

- Una volta, nell'atto di congedare il beato Francesco, gli disse: «Ti affido quelle signore».

Francesco allora con gioia rispose: santo Padre, d'ora in poi siano esse chiamate non sorelle minori.

ma, come tu hai detto ora, Signore.

E da allora furono chiamate Signore e non Sorelle.

LE SIGNORE

Frate Francesco è intento a restaurare con le sue proprie mani la chiesina detta di San Damiano, fuori Assisi.

A chi le pietre, a chi 1'aiuto chiede.

La gente nota il volto radioso e incuriosita resta lì a guardare quel cavalier di ieri, fatto strano restaurator di chiese abbandonate.

Illuminato dal divino Spirito, Francesco senza smettere il lavoro, a tutti quanti dice in bel francese:

«Un monastero erigo alle signore! ».

«Francesco, sogni!» esclamano certuni.

Egli perfin cantando lo conferma:

«Tanto per vita e fama splenderanno, che tutto il mondo ad esse guarderà».

La profezia divenne realtà.

Ed ecco già le dame poverelle, così regali, vivere rinchiuse tra quelle mura caste ed olezzanti.

La Chiesa guarda ad esse e ne gioisce.

Il cardinale ostiense, protettore dei figli di Francesco e delle dame, paternamente vigila su loro.

Francesco un dì, partendosi da lui, si sente dir: «Fratello, tu abbi cura delle signore povere di Cristo».

«Sì, Padre Santo, e questo è il loro nome!». (1)

LA SCUOLA

Chiara e le sue discepole, come i frati minori, si reputano felici di essere «pellegrini e forestieri in questo mondo».

Cristo e Maria fanno scuola a Francesco e Chiara, e questi ai propri seguaci.

Note

Scr. Ch. VIII FF. 2795:

- «È questo quel vertice dell'altissima povertà, che ha costituito voi, sorelle mie carissime, eredi e regine del Regno dei Cieli, vi ha reso povere di sostanze, ma ricche di virtù.

Questa sia la vostra parte di eredità, che introduce nella terra dei viventi.

Aderendo totalmente ad essa, non vogliate mai sorelle dilettissime, avere altro sotto il cielo, per amore del Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre». -

LA SCUOLA

«Come tue spose, Cristo ti chiediamo il bel segreto santo che T'avvince nel gaudio più profondo del tuo cuore a noi che siamo tanto poverelle».

«Ma la risposta avete già voi data:

è la regale vostra povertà!

Questo segreto chiese a me Francesco;

così se stesso e voi mi consacrò.

Egli con Chiara vide la mia vita e quella della Mamma mia beata.

E 1'uno e 1'altra piansero di gioia, quando li feci degni d'imitarci.

Davanti al mio presepio si piegarono.

Il loro cuore vollero lasciarvi, per riscaldare il corpo e il cuore mio come la Mamma mia vedevan fare.

Fanciullo a Nazareth mi contemplarono, dove perfino il pane ci mancava.

Mi vider senza cattedra né tetto

mentre annunciavo al mondo il Padre mio.

Ma 1'avvincente fascino del Re rapì Francesco e Chiara nel vedere il loro Bene nudo sulla croce, senza poter nemmeno dissetarmi.

Quando piegai la testa sul mio petto per esalare 1'ultimo respiro

trovai Francesco e Chiara, con la Mamma, venuti a sollevarmi dalla morte.

AGNESE

Note

(1) È la Santa, vergine e martire d'Alessandria il cui corpo è venerato sul monte Sinai.

(2) Caterina fu il nome di battesimo. Secondo la cinquecentesca "Vita di S. Chiara" di Ugolino Verino, lo zio Monaldo, nel vano e violento tentativo di ricondurre la fanciulla a casa, la chiama

"Caterina", poiché «così era chiamata al secolo Agnese».

(3) Il primo fu quello di Monticelli di Firenze. (Cfr.: "Cronaca dei ventiquattro Generali"),

(4) Nella chiesa di S. Giorgio, dove riposò per due anni il corpo di San Francesco e dove, viventi Chiara ed Agnese, avvenne la canonizzazione di San Francesco.

(5) È la seconda parte della stessa profezia: Agnese sopravvisse di pochissimo alla sorella ed è sepolta nella stessa chiesa. La sua festa liturgica si celebra il 21 novembre.

- Pochi giorni dopo Agnese, chiamata alle nozze dell'Agnello, seguì la sorella Chiara al gaudio eter-no: dove entrambe, figlie di Sion, sorelle per natura, per grazia e per regno, esultano nella gioia di Dio senza fine. -

(Leg.Ch.48 FF. 3261)

AGNESE

Quando Ortolana venne fino al Sinai pellegrinando a Santa Caterina, (1) a lei votò la sua secondogenita, perché coraggio avesse nella fede.

Poiché primizia venne dietro Chiara, la Caterina martire sembrò; (2)

e per 1'età - quattordici anni appena - in monastero "Agnese" fu chiamata.

Tanto 1'amore scava nel suo cuore, quanto il cilizio dentro la sua carne.

Di carità modello nel donarsi non fu seconda ad altre in umiltà.

Chiara la vede in estasi rapita

mentre il Signor tre volte la incorona.

Per obbedienza Agnese le spiegò:

«Amore a Dio, a Cristo, ai peccatori».

Il cor le pianse quando fu mandata a dare inizio ad altri monasteri. (3) Ma la rivuole Dio accanto a Chiara, perché lasciarla deve nel conforto.

Quando la morte bussa al cuor di Chiara, Agnese grida: «Chiara, non lasciarmi!»

«Sorella mia, non piangere, verrai, ma prima Dio vuol darti un'altra gioia».

Agnese vide Chiara riposare dove Francesco prima riposò. (4) Trascorse qualche mese e poi andò a riposar vicino alla sorella. (5)

ILLESA

Quando la tragedia si abbatte sulla creatura umana, quale pura macchinazione diabolica tesa a stroncare 1'azione o la vita del figli di Dio, si verifica, e spesso clamorosamente, l'intervento difensivo di Dio stesso.

Il santo è l'uomo al servizio di Dio a tempo pieno.

Questa è la ragione per cui di più il maligno si scatena contro di lui, e questa è, al tempo stesso, la ragione per cui Dio è sempre presente e potente in lui.

Note

Proc. XIV, 6 FF. 3110:

- Vide anche essa testimonia quando, serrandosi 1'uscio del palazzo, cioè del monasterio, cadde ad-dosso ad essa madonna Chiara; e credettero le Sore che quello uscio 1'avesse fatta morire: unde levarono uno grande pianto.

Ma essa madonna remase senza alcuno nocumento e disse che, per nessuno modo, aveva sentito lo peso de quello uscio, lo quale era de tanto peso che appena tre frati lo poddero reponere al loco suo.

(1) È la testimone Suor Angeluccia da Spoleto.

ILLESA

Accadde nell'ottava di San Pietro.

esattamente il giorno di domenica.

Sul fare della sera Chiara venne a controllar la porta dell'ingresso.

Questa si schianta al giungere di Chiara e con fragor d'inferno la travolge, mentre nemmeno sfiora la compagna (1) che, spaventata, grida e chiede aiuto.

Lo sforzo delle dame nulla può.

Purtroppo quella porta sembra fatta davvero non di legno, ma di piombo.

E non emette Chiara alcun lamento.

Il cuore delle povere sorelle

è pieno ormai di lutto e di tragedia.

Intanto a quelle grida di terrore accorsi son tre uomini robusti.

In fretta, ma con tutta l'attenzione, con opportune leve e forti braccia, col cuore in gola, vanno sollevando gradatamente il tragico coperchio.

Ora il terror si muta in meraviglia:

sotto lo sguardo attonito di tutti, come al destarsi da tranquillo sonno, perfettamente illesa Chiara s'alza.

«O figlie, state liete, dice Chiara, non ho sentito il peso della porta, che si schiantò violenta su di me:

m'ha riparata il braccio del Signore».

Nel documento tutti i diritti riservati LA QUESTUA (pagine 74-79)