VECCHIO MIO

Nel documento tutti i diritti riservati LA QUESTUA (pagine 38-41)

Compiaciuti vediamo lo spirito francescano varcare le porte del Laterano.

L’episodio di Papa Gregorio IX e del lebbroso, così amorosamente e nascostamente da lui assistito, è degno del più bel posto in una moderna edizione dei "Fioretti".

Note

Cron. e test. fr. XV, 2 FF. 2698:

- Gregorio IX, pien di sapienza, stante la familiarità che aveva con il beato Francesco, divenne suo imitatore e teneva nella sua camera un lebbroso, al quale serviva, vestito da frate.

Tant’è vero che un giorno quel lebbroso gli domandò: «Ma il sommo Pontefice ha solo questo vecchio per farmi servire? Fa troppa fatica!» -

VECCHIO MIO

Venerazione, affetto e tanta stima verso Francesco, 1'umile Patriarca, nutriva il grande vescovo Ugolino, eletto infine al soglio pontificio.

Familiarmente stando con Francesco lo vide farsi a tutti servitore

e sottomesso all'ultimo dei frati, per guadagnare tutti al suo Signore.

Non si fermò Gregorio ad ammirare la santità del grande Poverello, ma ad imitarlo attese in ogni modo pur da supremo padre della Chiesa.

Egli indossava 1'abito dei frati,

quando in privato il tempo trascorreva.

Ed osservò nel limite possibile le penitenze proprie dei Minori.

Come le rose dan piacere all'occhio unite in fascio e molto profumate, così ci fan piacere di Gregorio queste virtù vissute in alto grado.

Una però ne spicca più di tutte.

Egli teneva in camera un lebbroso e lo serviva attento notte e giorno, sempre indossando 1'abito già detto.

La verità ignorando quel lebbroso e l’infermier vedendo affaticato,

commiserando esclama: «Vecchio mio, il Papa ha solo te per far del bene?».

L'AMPOLLA

Leggendo sia la Prima che la Seconda Vita del Celano, sia il «Trattato dei miracoli» dello stesso autore, troviamo molti prodigi a conferma dell'autenticità delle sacre stimmate di San Francesco.

San Bonaventura ricorda questo sogno di Papa Gregorio IX, il quale spesso e con le lacrime agli occhi lo raccontava.

Fu proprio questo Papa che nell'arco dell'anno 1237 emanò ben tre bolle pontificie in cui difende l’autenticità e la soprannaturalità di questo fenomeno mistico vissuto da San Francesco.

Note

Leg. mag. 1,2 FF. 1257:

- Papa Gregorio IX, di felice memoria, al quale il Santo aveva profetizzato 1'elezione alla cattedra di Pietro, nutriva in cuore, prima di canonizzare 1'alfiere della croce, dei dubbi sulla ferita del costato.

Ebbene, una notte, come lo stesso glorioso presule raccontava tra le lacrime, gli apparve in sogno il beato Francesco che, con volto piuttosto severo, 1o rimproverò per quelle esitazioni e, alzando bene il braccio destro, scoprì la ferita e gli chiese una fiala, per raccogliere il sangue zampillante che fluiva dal costato.

Il sommo Pontefice, in visione, porse la fiala richiesta e la vide riempirsi fino all'orlo di sangue vivo. -

L'AMPOLLA

Papa Gregorio nono conosceva la santità sublime di Francesco.

Familiarmente spesso s'incontravano.

Ne ricevé consigli e largo esempio.

Quelle ferite sante, in mani e piedi, poté vedere senza curiosare.

Notò venire fuori vivo sangue solo assorbito in parte dalle bende.

Ora prendendo in mano ogni notizia che riguardava il santo poverello, per dichiararne eroiche le virtù,

sente spuntar nel cuore un aspro dubbio.

«Alfiere della croce fu Francesco e mi risulta molto chiaramente;

ma la ferita al petto, che mai vidi, potrò, in certezza, dire che ci fu?».

Ed ecco cosa avviene nella notte:

Vedo Francesco in sogno accanto a me.

Con voce ferma e duro nello sguardo, severamente il dubbio mi rimprovera.

Qui, sollevando molto il braccio destro, mi fa veder del petto la ferita.

Mi chiede poi 1'ampolla per raccogliere il sangue che zampilla dal costato.

Io col rimorso provo la vergogna, intanto che gli porgo quell'ampolla.

Egli la prende e accosta alla ferita:

in un istante s'empie fino all'orlo!

PROFANATORI

La Chiesa è depositaria della Rivelazione, deve testimoniare questa nella pace, a qualunque costo, coma ha fatto Cristo stesso.

La potenza della Chiesa è in questa eredità spirituale.

Pietro disse al paralitico: «Non ho oro, né argento, ma ti do ciò che ho: nel nome di Cristo, alzati e cammina».

Lo Spirito Santo può turbare il sonno di Innocenzo III vivo, ma guai a quei sacrileghi che ne profanano il corpo nel sonno della morte.

Note

(1) - Aveva sognato infatti che la Basilica del Laterano stava per crollare e che un religioso, piccolo e spregevole, la puntellava con le sue spalle, perché non cadesse.

«Ecco, pensò: questi è colui che con 1'azione e la parola sosterrà la Chiesa di Cristo» (2 Cel. XI, l7 FF. 603).

(2) - «Partito di qui, arrivai a Perugia. Trovai papa Innocenzo morto, ma non ancora sepolto. Nella notte i ladri avevano spogliato la sua salma di tutte le vesti preziose, lasciando il suo corpo quasi nudo e già in putrefazione nella chiesa.

- (Vitry- A.4 FF. 2202)

PROFANATORI

Se Pietro estrae spada dalla guaina, sia pure per difendere il Signore, incorre nel rimprovero di Cristo, come fu già nell'Orto degli Ulivi.

Se per timore sfodera la spada,

costringe Cristo a far prodigio a Malco.

Quando si leva contro la sua barca bufera di violenza, non si turbi.

Né poter, né scaltrezza gli fu chiesta, ma a prezzo della vita far da teste a verità che Cristo gli affidò, come lo stesso Cristo gl'insegnò.

Cristo fondò la Chiesa sulla roccia;

"Pietro" si chiama questa e tanto basta!

I venti e le tempeste nulla possono, perché saldata sul Divino Spirito.

Spiegò Daniele i sogni a Baldassarre, Papa Innocenzo vede chiaramente Frate Francesco, piccolo e gigante, che con la spalla regge il Laterano. (1)

Oh! Quanto fu sacrilego turbare

nel sonno della morte il gran Pontefice!

Profanatori, indegni della vita, voi non vedete Cristo ch'è Risorto! (2)

«Chi offende voi offende me - ci disse -, soccomberà colui che colpirò».

Nella “certezza”, Pietro, vai avanti:

nell’umiltà ti seguono i Francesco!

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