2.3 La Tutela della biodiversità e del patrimonio genetico naturale

2.3.2 I Prodotti transgenici e la “schiavitù dei semi”

Come accennato in precedenza, la biodiversità e la ricchezza del patrimonio genetico naturale vengono messe a repentaglio, in diverse zone del pianeta, dall’azione di alcuni attori e da alcuni meccanismi propri del sistema agricolo internazionale. In particolare, l’ambito che cattura la nostra attenzione riguarda quello dei semi e dei prodotti transgenici; la presenza e la commercializzazione di tali prodotti, infatti, implicano gravi ripercussioni sull’ambiente, sulla piccola agricoltura e sulla vita stessa delle persone in varie aree del mondo.

L’ambito di riferimento sopracitato, quello del mercato internazionale dei semi e dei prodotti transgenici, coinvolge e lega strettamente attori di diversa natura, quali le grandi aziende del settore biotecnologico/semenziero e i piccoli produttori agricoli di tutto il mondo. In tale contesto, la struttura del mercato delle sementi crea dei forti e “perversi” legami di stretta dipendenza tra i soggetti sopracitati, costituendo, a volte, situazioni di vera e propria “schiavitù dei semi”, che costringono i piccoli produttori a dipendere necessariamente dall’acquisto di determinati prodotti, protetti dai cosiddetti Diritti di Proprietà Intellettuale - IPRs (Intellectual Property Rights)404.

Le dinamiche appena accennate sono relativamente recenti. Secondo le più svariate tradizioni culturali, infatti, i contadini di tutto il mondo praticano, da sempre, il - così definito - seed saving, cioè quel processo tramite cui, al momento della raccolta, alcuni semi (solitamente i migliori) vengono selezionati e conservati per la semina seguente. Tale pratica permette di compiere una sorta di “selezione naturale”, che consente un miglioramento costante della

404 In base alla definizione offerta dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, i Diritti di

Proprietà Intellettuale sono “diritti dati a persone in base alle creazioni delle loro menti. Solitamente danno al creatore un diritto esclusivo sull’uso della sua creazione per un certo periodo di tempo”. Cfr. http://www.wto.org/english/tratop_e/trips_e/intel1_e.htm

182 qualità della pianta, con le relative positive conseguenze sul raccolto; inoltre, questo processo assicura il rispetto e la conservazione della biodiversità, con la protezione e il naturale accrescimento qualitativo di tutte le varietà vegetali disponibili in natura. In altre parole, è possibile affermare che, a prescindere dell’area di appartenenza o della tradizione culturale, i produttori agricoli hanno sempre goduto di una certa autonomia nel possesso, nell’uso e nello scambio dei semi405.

Come accennato in precedenza, queste pratiche secolari, che hanno da sempre consentito la riproduzione naturale della biodiversità locale e la sussistenza alimentare del contadino e della comunità di appartenenza, sono, tuttavia, messe in discussione dall’emergere delle dinamiche connesse alla cosiddetta “schiavitù dei semi”. Questo sistema, sviluppatosi soprattutto dagli anni ’80, trova origine da un fatto ben definito: la famosa sentenza “Sidney A. Diamond c.

Ananda Mohan Chakrabarty” del 1980, in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti

riconosce, per la prima volta, la possibilità di brevetto per organismi geneticamente modificati406. Tale avvenimento rappresenta una svolta

fondamentale nel processo di creazione degli Organismi Geneticamente Modificati; da quel punto in avanti, infatti, la giurisprudenza ha riconosciuto il diritto di poter brevettare nuovi codici genetici di organismi viventi. In tal modo, venivano spalancate le porte per un nuovo business a livello mondiale, quello dei diritti di proprietà intellettuale in campi delicati e strategici come l’agricoltura, aprendo grandi opportunità economiche per le aziende specializzate nel settore407.

In particolar modo, queste compagnie, dagli anni ’80 a oggi, sono riuscite a sviluppare questa nuova opportunità commerciale tramite l’introduzione, a livello globale, di nuovi prodotti, protetti da copyright e contraddistinti da

405 Cfr. SILVIA PÉREZ-VITORIA, Il ritorno dei contadini, Jaca Book, Milano, 2007, p. 83.

406 Nel caso citato, la Corte riconobbe, all’ingegnere genetico Ananda Mohan Chakrabarty, il

diritto di brevetto per il batterio sviluppato in laboratorio, capace di degradare le molecole del petrolio grezzo. Cfr. http://www.essaysexperts.net/blog/sample-case-study-on-diamond-v- chakrabarty-patent-infringement/#sthash.qfGfBtr8.i44km0I7.dpbs

407 Le principali aziende del settore, secondo dati del 2016, sono: Bayer, BASF, Dow, DuPont,

Monsanto e Syngenta. Insieme occupano ben oltre il 50% di quote del mercato globale. Cfr. NATHANAEL JOHNSON, The world’s biggest seed companies are wooing, Grist online, 2016.

183 particolari capacità genetiche. Nello specifico, questi semi transgenici si caratterizzano, principalmente, per la presenza di due particolari elementi, artificialmente introdotti nel loro codice genetico: la resistenza agli erbicidi e all’azione degli insetti. Al fine di chiarire in maniera più approfondita la questione, la ricerca procederà con l’analisi di due esempi, rappresentati da due varietà di prodotti geneticamente modificati (soia e cotone), prendendone in esame le principali caratteristiche e il processo di diffusione degli stessi nei mercati di specifiche aree del Mondo.

Il primo dei due prodotti presi in considerazione è rappresentato da un tipo di soia, chiamata Roundup-Ready, introdotta nel mercato dalla celebre azienda statunitense “Monsanto”; la caratteristica principale di questo prodotto consiste nella capacità di resistere all’azione del diserbante Roundup, fornito dalla stessa compagnia408. Questo tipo di soia, modificata geneticamente, è stata progettata

in modo tale da resistere al contatto con il diserbante, che invece elimina tutte le altre forme di vita vegetale presenti nell’area di intervento: in tal modo, gli agricoltori possono utilizzare liberamente il prodotto erbicida, senza doversi preoccupare di possibili danni al raccolto.

Tuttavia, la questione della “non nocività” e dell’impatto del prodotto sulla salute umana non è esente da critiche o dibattiti; al contrario, lo stesso erbicida

Roundup è al centro di una controversia molto accesa: per decenni, infatti,

l’azienda statunitense ha promosso l’acquisto di questo agente chimico, presentato come “biodegradabile” e “rispettoso dell’ambiente”. Questa pubblicità ha consentito un grande successo all’erbicida, dimostrabile dalla grande diffusione del prodotto a livello globale. Tuttavia, la veridicità e il fondamento scientifico di tali affermazioni sono state più volte messe in discussione, anche in sede giudiziaria. La Monsanto è stata, infatti, condannata per due volte per “pubblicità ingannevole”409, a New York nel 1996 e in Francia

408 Cfr. https://monsanto.com/products.

409 Per “pubblicità ingannevole” si intende un’azione pubblicitaria che induce in errore il

consumatore, influenzandone il comportamento inducendolo a credere cose non vere riguardo il prodotto, il prezzo, le condizioni di fornitura o la natura del produttore stesso. L’Unione Europea

184 nel 2007: i rispettivi tribunali hanno decretato che l’azienda pubblicizzava il prodotto utilizzando informazioni non veritiere, atte a ingannare i consumatori dal punto di vista ambientale e sanitario410. Dal punto di vista scientifico, i dubbi

sulla non nocività dei due prodotti sulla salute umana e su quella dei terreni rimangono molto forti411. La soia Roundup Ready, in particolare, rappresenta il

primo prodotto OGM a essere immesso nel mercato americano, nel 1996; tuttavia, da allora, non sono mai state effettuate ricerche e analisi adeguate a garantire la sua non nocività per la salute dei consumatori. L’ambiente politico e scientifico statunitense si presentava, infatti, del tutto favorevole allo sviluppo e alla promozione di queste nuove tecnologie, al punto di tralasciare le dovute verifiche e analisi a tutela della salute umana. È lo stesso ex Ministro dell’agricoltura statunitense Dan Glickman a dichiararlo, in un’intervista: “C’era

un orientamento generale a favore degli OGM. Se non prendevi delle decisioni decisive e rapide a favore dei prodotti biotecnologici e se non approvavi le colture transgeniche, allora eri contro la scienza e contro il progresso. […] C’era molta gente nell’agricoltura industriale che non voleva troppe analisi (che invece avremmo dovuto fare) […] e fui sottoposto a grosse pressioni per non andare troppo a fondo nella questione”412. In altre parole, la regolamentazione degli OGM negli Stati Uniti seguì criteri e priorità più politiche che scientifiche. L’approccio adottato dall’amministrazione statunitense nei confronti degli OGM, basato sul principio di “sostanziale equivalenza” 413, risultò, infatti, molto più

http://www.europa.eu/legislation_summaries/consumers/consumer_information/l32010_it.ht m

410 L’azienda è stata condannata nel 1996 negli Stati Uniti per “pubblicità ingannevole”, con una

multa di 75.000 dollari; successivamente nel 2007 viene condannata anche in Francia e costretta a pagare una multa di 15.000 euro. Il tribunale in questione affermò che la Monsanto “conosceva perfettamente, prima di lanciare la campagna pubblicitaria, le caratteristiche

ecotossiche di Roundup”. Cfr. http://www.e-gazette.it/index.asp?npu=94&pagina=1

411 Lo studio dello scienziato Robert Bellè dimostra, infatti, che l’uso del Roundup provoca delle

disfunzioni a livello cellulare, nei corpi che ne vengono a contatto anche indirettamente; tuttavia, la divulgazione e lo sviluppo delle conclusioni di questo studio sono stati ostacolati da autorità nel campo politico e scientifico, per evitare di ostacolare lo sviluppo degli OGM. Cfr. http://todayyesterdayandtomorrow.wordpress.com/2007/06/08/censored-news-the-lethal- dangers-of-roundup-made-by-monsanto/

412 Cfr. Dan Glickman, intervistato da Marie-Monique Robin nel documentario “Il mondo

secondo Monsanto”.

413 Il principio di “sostanziale equivalenza” si basa sull’assunto che se un nuovo prodotto viene

185 “permissivo” rispetto a quello di altri Paesi, come gli Stati membri dell’Unione Europea414. Tale approccio ha permesso un grande sviluppo di tali prodotti,

spesso non adeguatamente sostenuto da solide analisi e sperimentazioni riguardo possibili nocività. Le stesse analisi415 effettuate dalla Monsanto per

verificare l’impatto della soia transgenica sulla salute umana hanno destato non pochi dubbi sulla comunità scientifica internazionale; secondo Ian Pryme, scienziato norvegese dell’Università di Bergen, le analisi effettuate dall’azienda statunitense risulterebbero essere poco attendibili, per la sommarietà degli esami effettuati e per la scarsità dei dati offerti416. Nonostante le critiche

avanzate da più esponenti della comunità scientifica internazionale, la soia non ha incontrato grossi ostacoli alla sua diffusione nei mercati: basti pensare che gran parte della soia prodotta negli Stati Uniti è di tipo Roundup Ready.

Nel mercato mondiale degli OGM, il 70% dei prodotti presenta caratteristiche di resistenza all’erbicida Roundup, come la soia pocanzi descritta; il restante 30% è invece rappresentato dalla vendita di prodotti in grado di sviluppare, all’interno del proprio codice genetico, un insetticida chiamato Bt. Tra questi prodotti spicca, senza dubbio, il cotone Bt, diffuso soprattutto in India (terzo produttore mondiale di cotone). Il prodotto in questione è caratterizzato dalla capacità di resistere ai tradizionali parassiti della pianta, che rappresentano uno dei principali problemi nella sua coltivazione. La vendita delle sementi transgeniche

maniera per quanto riguarda la sua sicurezza. Cfr. http://www.biotecnologie.unipr.it/didattica/att/a35d.9735.file.pdf

414 La regolamentazione europea in materia di OGM, basata sul principio di precauzione e di

valutazione del rischio, è generalmente considerata molto più restrittiva rispetto a quella statunitense. Essa presuppone un sistema strutturato di controlli e autorizzazioni per l’immissione nel mercato di prodotti OGM, sostenuta da rigorose analisi riguardo il relativo impatto sull’ambiente e la salute umana. Cfr. FABIO RASPADORI, La direttiva 2001/18 sugli

organismi geneticamente modificati in VALENTINA DELLA FINA (a cura di), Discipline giuridiche

dell’ingegneria genetica, Giuffrè, 2008, pp. 205 – 246.

415 Nel 1996 la Monsanto pubblicò, nella rivista specialistica “American Society for Nutrition”,

una sua analisi riguardo la non nocività sulla salute della soia transgenica, basandola sul principio di “sostanziale equivalenza”. Cfr. RAJ PATEL, I padroni del cibo, cit., p. 106.

416 Inoltre, si segnalano, tra le altre, le critiche mosse da Arpad Pusztai, scienziato biochimico, e

sua moglie Susan Bardocz, che nel 1997 portarono avanti uno studio sul consumo di OGM nelle cavie da laboratorio. Nel corso dell’analisi, scoprirono che alcuni organi interni dei topi (soprattutto il fegato) si rivelarono altamente danneggiati, così come il loro sistema immunitario. Nei giorni seguenti alla pubblicazione dei risultati delle ricerche, lo scienziato venne licenziato dal centro di studi nel quale lavorava (il Rowett Research Institute). Cfr. The

186 è stata autorizzata, nel paese indiano, nel 2001, due anni dopo l’acquisto da parte della Monsanto della Mahyco417, la principale azienda indiana nel campo dei semi. Dopo quella acquisizione strategica, la quota di mercato dei semi detenuta dalla Monsanto e la conseguente diffusione delle sementi transgeniche è andata sempre crescendo: secondo alcune analisi, la vendita del cotone Bt (messo sul mercato con il nome di Bollgard) è cresciuta dal 10% del 2005 al 70% del cotone totale presente nel paese in soli tre anni418; inoltre, tale

fenomeno è in aumento e, secondo le stime di Vandana Shiva, la Monsanto già nel 2010 possedeva il 95% del mercato indiano delle sementi di cotone419. Tale

successo, in India come in altre parti del mondo, è spiegabile per due ragioni principali. In primo luogo, da un punto di vista prettamente pubblicitario: l’appeal di questi prodotti è, senza dubbio, molto alto e accattivante, dal momento che vengono promesse maggiori produzioni, minori rischi contro parassiti o erbicidi e, di conseguenza, maggiori guadagni; inoltre, va preso in considerazione il fatto che, nei Paesi in cui il problema della fame mette a repentaglio la sopravvivenza di intere popolazioni, la prospettiva di semi “miracolosi”, che possano fornire soluzioni a questi problemi, non può che attirare sostenitori e acquirenti. La seconda ragione è invece più pratica e legata al mercato: tramite processi di fusioni e acquisizioni, aziende come la Monsanto o la DuPont si ritrovano a occupare quote sempre maggiori di mercato, con la relativa diffusione dei prodotti offerti (basti pensare che tra il 1995 e il 2005 la

Monsanto ha acquistato oltre 50 ditte semenziere in tutto il mondo420).

Secondo l’autrice indiana Vandana Shiva, l’adozione di sementi transgeniche non porta, tuttavia, i frutti sperati e promessi. Al contrario, l’utilizzo di questi prodotti OGM non ha portato alla realizzazione di alcuna delle promesse fatte nella pubblicizzazione del loro acquisto. In primo luogo, il loro utilizzo non ha portato gli incrementi di produzione previsti; infatti, come affermano i dati di

417 Cfr. http://www.rense.com/general20/re.htm

418 Cfr. DAVID WIELD, JOANNA CHATAWAY, MAURICE BOLO, Issues in the Political Economy of

Agricultural Biotechnology, in Journal of Agrarian Change, luglio 2010, pp. 342 – 366.

419 Cfr. The GMO Emperor, Navdanya, cit., p. 25. 420 Cfr. RAJ PATEL, I padroni del cibo, cit., p. 108.

187 una ricerca realizzata dall’associazione Navdanya421 sulla produzione del cotone

Bt in India, la resa delle sementi transgeniche è rimasta molto lontana da quella

promessa dalle pubblicità della Monsanto: rispetto ai 1500 Kg di cotone per acro (corrispondente a circa 0,4 ettari) garantiti dall’azienda, la produzione effettiva di cotone Bt è rimasta sui 400 – 500 Kg per acro422. In secondo luogo, l’uso dei

semi transgenici non ha ridotto il ricorso ad agenti chimici e ai pesticidi necessari alla protezione della pianta dall’azione di insetti e parassiti: nella stessa India, con l’introduzione del cotone Bt, l’uso dei pesticidi e degli altri prodotti chimici è aumentato di ben tredici volte, con tutte le conseguenze disastrose per la salute umana e per quella ambientale. Ciò non è accaduto nella sola India: anche in altri paesi, come il Brasile o l’Argentina, l’uso di prodotti chimici è incrementato notevolmente con l’avvento delle nuove sementi, rispettivamente del 95% e del 100%. Questo fenomeno è spiegabile dal momento che l’uso di queste nuove biotecnologie stimola lo sviluppo stesso di parassiti e insetti, che diventano così resistenti alle innovazioni e si adeguano diventando, letteralmente “superweeds”423 (“super erbacce”) e “superpests”424

(“super insetti”). Inoltre, come descritto in precedenza, tali sementi non sono completamente sicure per la salute dei consumatori, vista l’insufficienza di analisi effettuate su di esse e le scarse basi scientifiche sulle quali si fonda il principio di “sostanziale equivalenza”. In aggiunta, l’acquisto e l’utilizzo dei semi transgenici comportano conseguenze anche di tipo economico, che incidono sulla vita e sull’economia familiare dei produttori agricoli coinvolti. Il costo derivante dall’acquisto di questi semi, infatti, è mediamente quattro volte più alto rispetto a quello dei prodotti tradizionali. Ciò comporta un peso economico

421 Navdanya è una organizzazione indiana fondata da Vandana Shiva che si occupa soprattutto

di ambiente e di tutela della condizione dei contadini. Lo stesso nome Navdanya, ha due significati originali: “nove semi” che sta a simbolizzare l’importanza e la difesa della naturale biodiversità e “nuovo dono” per sottolineare il diritto a conservare e condividere le sementi, creando reti di agricoltori. L’associazione è molto impegnata nella lotta contro lo strapotere delle grandi aziende sementifere e l’utilizzo degli OGM. Cfr. http://www.navdanya.org

422 Cfr. The GMO Emperor, Navdanya, cit., p. 11.

423 Alcuni studi, in Brasile, hanno riportato che alcune piante infestanti hanno sviluppato una

tolleranza al glifosato in nove specie, quattro delle quali sono piante che possono causare seri problemi ai raccolti. Cfr. The GMO Emperor, Navdanya, cit., pp. 13 – 14.

424 Secondo altri studi, si stanno sviluppando anche degli insetti resistenti al gene Bt, sia negli

stati americani dell’Iowa e Illinois, sia nelle colture di cotone in India: tale fenomeno è stato riconosciuto dalla stessa Monsanto. Cfr. The GMO Emperor, Navdanya, cit., pp. 12 – 13.

188 gravoso sull’andamento della vita economica dei produttori coinvolti, che, spesso, si vedono costretti a un forte indebitamento per sopperire a tali spese. Tale acquisto, inoltre, va ripetuto a ogni semina, vista l’impossibilità della conservazione dei semi da ripiantare successivamente (come descritto più avanti), e al quale va aggiunto l’acquisto di insetticidi, come visto precedentemente, necessari nonostante le premesse pubblicitarie delle aziende semenziere. Per questo, in caso di cattivo raccolto (nemmeno gli OGM sono esenti da questi pericoli), l’agricoltore si ritrova spesso in condizione di bancarotta e allo stesso tempo in grave condizione di insicurezza alimentare per sé e per la sua stessa comunità di appartenenza. Numerosi sono, ad esempio, i casi di suicidio in India legati a cattivi raccolti di cotone transgenico: si calcola che ogni anno circa sedicimila sono i casi di suicidio legati a cattivi raccolti del cotone; non si tratta di un fenomeno locale, ma attraversa tutti i Paesi del mondo, compresi i più ricchi. Migliaia di agricoltori di tutto il pianeta ogni anno sono legati da questo triste episodio: in Cina circa due milioni di persone l’anno tenta di uccidersi ingerendo pesticidi (altamente letali per l’uomo) e di questi circa la metà è rappresentata da contadini; nel Regno Unito è proprio l’agricoltura il settore economico che presenta il più alto tasso di suicidi rispetto agli altri425. Sicuramente si tratta di un fenomeno non nuovo, ma è innegabile

una più alta incidenza dei sucidi in relazione all’uso dei prodotti transgenici, molto più costosi e spesso non così efficienti dal punto di vista produttivo. La condizione, infatti, che accomuna tutti questi tragici casi è proprio il forte indebitamento di cui si sono fatti carico gli stessi contadini per poter accedere alle tecnologie dell’agricoltura meccanica e, soprattutto, ai semi “miracolosi”. In altre parole, i produttori agricoli che si trovano in queste condizioni, derivanti dall’uso dei semi transgenici in contesti di povertà sostanziale, entrano nella summenzionata “schiavitù dei semi”.

Oltre alle questioni relative alle conseguenze sulla salute umana e ambientale e alla effettiva resa dei prodotti in esame, l’elemento che contraddistingue gli OGM è la presenza dei diritti di proprietà intellettuale, che riconducono il

189 prodotto all’azienda che lo produce. L’agricoltore che acquista delle sementi “patentate” (spesso sterili) si ritrova strettamente legato alla compagnia produttrice, non potendo far altro che riacquistarle dalla stessa azienda a ogni semina: tale meccanismo, infatti, esclude la possibilità di ottenere dei semi tramite mezzi alternativi, come il già descritto seed saving o la riproduzione naturale, rendendo in tal modo il contadino totalmente dipendente dal sistema. È un meccanismo che crea dipendenza, che esclude ogni forma di emancipazione o libertà del piccolo produttore agricolo. Coloro che non rispettano gli accordi presi con queste compagnie rischiano gravi conseguenze giudiziarie e finanziarie. Sono numerosi i casi di agricoltori impegnati in cause legali con la Monsanto, soprattutto negli Stati Uniti; accusati di aver piantato semi OGM coperti da IPRs, molti di essi hanno rischiato la bancarotta. Lo scontro tra l’agricoltore e la Monsanto richiama il duello biblico di Davide contro Golia: in queste occasioni, tuttavia, spesso è il colosso americano a vincere. Inoltre, va sottolineata la presenza di casi giudiziari non esenti da ombre, quali quelli

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