• Non ci sono risultati.

Il ruolo del fondamento teologico

Il fondamento teologico sia della gnoseologia sia dell’on- tologia di Tommaso è così evidente che appare quasi su- perfluo notare che, come il dualismo ontologico platonico- aristotelico era connesso a una teologia ancora parzialmente politeistica, così l’ontologia unitaria di Tom- maso è strettamente correlata a una teologia monistica. Si può trarre l’ipotesi che la scienza moderna ebbe anche, e forse primariamente, un fondamentale presupposto teolo- gico: la tesi dell’esistenza di un unico Dio intelligente e on- nipotente e proprio per questo artefice unico di un cosmo intrinsecamente e necessariamente razionale e omogeneo. Si può cominciare a verificare questa ipotesi già in Tom- maso, prendendo in esame la sua cosmologia e la sua epi- stemologia. Infatti, ricordando come il dualismo ontolo- gico platonico-aristotelico si raddoppi nel dualismo cosmologico Cielo/Terra e in quello epistemologico scienze celesti/scienze terrestri, è doveroso ora chiederci se il monismo ontologico di Tommaso si traduca anche in un monismo cosmologico ed epistemologico, confer- mando e anzi rafforzando così l’ipotesi della sua impor- tanza decisiva per la nascita della scienza moderna.

La cosmologia

In prima battuta, sembra che la prima verifica dell’ipotesi avanzata dia un risultato negativo. Tommaso, infatti, a li- vello cosmologico segue, con qualche modifica, l’impianto aristotelico – come universalmente noto grazie alla Divina commedia di Dante Alighieri, la cui geografia e astronomia sono ricalcate sul modello cosmologico tomistico6. Tutta-

via – inevitabilmente, data la sua ontologia cristiano-mo-

5. T. d’Aquino, Contra Gentiles, I, 65; Commentario alle sentenze, II, dist. III,

q. 2, a. 2.

6. Vale però la pena ricordare, a questo proposito, che anche il rivoluzionario Co-

pernico, considerato l’iniziatore della rivoluzione scientifica moderna, conservò la distinzione platonico-aristotelica tra sfera celeste e sfera terrestre.

nistica – Tommaso mette a punto una versione più unita- ria del cosmo aristotelico. Innanzitutto, egli sostituisce agli dei-motori immobili, dotati di una relativa indipendenza, gli angeli, ovvero dei meri esecutori della volontà divina. In se- condo luogo, e soprattutto, Tommaso offre una concezione più unitaria del cosmo in virtù della sua teoria delle “cause seconde”. Infatti, in alternativa al “volontarismo” della corrente agostiniano-neoplatonica della filosofia cristiana, Tommaso teorizza che il governo divino del cosmo non consiste in un continuo e discrezionale intervento di Dio in ogni fenomeno fisico, ma nella statuizione divina di una se- rie finita di cause “seconde” – perché decise da lui in quanto causa prima –, concepite come universali, neces- sarie e immutabili. Credo sia abbastanza facile rilevare come questa teoria sia stata di decisiva importanza per il successivo progresso della scienza. Essa, infatti, in primo luogo costituisce il presupposto dell’autonomia della ri- cerca scientifica dalla teologia e più in generale dalle esi- genze della fede religiosa7; e, in secondo luogo, si appros-

sima, fino a sfiorarlo, al concetto moderno di legge di natura, come regola unitaria valida per tutti i fenomeni na- turali di uno stesso tipo, per esempio per tutti i moti. Anche per questo, si può sensatamente sostenere che sia l’on- tologia sia la cosmologia tomistica, la prima certo più net- tamente ed esplicitamente della seconda, superano almeno potenzialmente il dualismo cosmologico platonico-aristote- lico, in quanto questo risulta chiaramente incoerente sia con un’ontologia monistica sia con la teoria cosmologica delle cause seconde. In quanto prodotto di un Dio unico, razionale e onnipotente, che governa attraverso leggi universali, il cosmo naturale non può essere disordinato, non può avere parti ordinate e parti disordinate e non può nemmeno pre- sentare ordini diversi, tantomeno contrastanti.

L’epistemologia

Dalla cosmologia passiamo all’epistemologia. Tommaso arrivò a superare il dualismo epistemologico tra scienze matematico-quantitative, ma solo celesti, e scienze fisiche ma solo logico-qualitative? La risposta, in prima appros- simazione, è certamento no, perché anche in questo caso Tommaso a livello gnoseologico seguì l’impostazione ari- stotelica che, come già abbiamo esaminato, coniuga una maggiore importanza dell’esperienza sensibile con una concezione logico-qualitativa della conoscenza razionale. Tuttavia, Tommaso, che, a differenza del suo maestro Al- berto Magno, non si occupò mai direttamente di scienze empiriche valorizzò le scienze matematiche, da lui deno- minate scientiae mediae, tra le quali annoverava non solo la musica e l’astronomia, ma anche l’ottica, la scientia de ponderibus, cioè la meccanica statica, e le artes mechani- cae8– che nel XII secolo Ugo di San Vittore aveva clas-

sificato in tessitura, armamento (che includeva l’architet- tura), metallurgia, agricoltura, caccia e pesca, medicina e arti scenico-teatrali, attribuendo loro la dignità scientifica che dodici secoli prima Cicerone, seguendo la tradizione culturale di Platone e Aristotele, aveva del tutto negato. Dunque, pur non sostenendo la tesi platonica della coin- cidenza tra scienza e linguaggio matematico, Tommaso estende l’uso della matematica dalle sole scienze celesti ad alcune scienze terrestri, superando almeno parzialmente il loro dualismo.

L’ipotesi che la teologia monoteistica medievale sia un pre- supposto decisivo della nascita della scienza moderna, verificata per ora solo in base alle sue conseguenze sulla cosmologia e l’epistemologia di Tommaso, risulta pertanto in parte confermata ma in parte smentita. Per arrivare a un giudizio dirimente si tratterà dunque di metterla al vaglio direttamente con il pensiero di uno dei protagonisti della rivoluzione scientifica moderna, Galileo Galilei.

Tirando le fila del discorso relativamente a Tommaso, è possibile comunque concludere con sufficiente sicurezza che egli contribuì alla nascita della scienza moderna con almeno quattro decisive tesi: innanzitutto, la conoscenza del mondo fisico è una missione religiosa; secondaria- mente, il mondo fisico è razionalmente conoscibile; in terzo luogo, la conoscenza del mondo fisico è autonoma da quella teologica; infine, ma tutt’altro che di minor conto, il cosmo, in quanto opera di un unico Dio onnipo- tente, possiede un ordine unico e omogeneo che si mani- festa in leggi fisiche universali e necessarie.

È ragionevole pensare che queste tesi non abbiano avuto solo un valore teoretico ma anche psicologico: esse forni- vano agli scienziati una potente motivazione per la loro ri- cerca e infondevano loro una profonda fiducia nel rag- giungimento del loro scopo, la scoperta scientifica. E le biografie degli scienziati moderni, quelle di Keplero e Newton solo più di altre, attestano clamorosamente di quanta “cieca” fiducia nella loro ricerca si avvalsero per riuscire a perseverare anni e anni nei loro calcoli e nelle loro osservazioni, nonostante i continui fallimenti, fino al conseguimento finale del loro scopo.

Saverio Mauro Tassi Liceo “Albert Einstein”, Milano

7. Certo, per Tommaso la ragione non poteva contraddire la fede, cioè le Sacre

scritture, ma non dobbiamo dimenticare che per la Chiesa cattolica le sacre scrit- ture non andavano prese alla lettera, ma interpretate e questa tesi lasciava spa- zio alla ricerca scientifica. È proprio su questa base che Galileo avrebbe soste- nuto, in modo tomisticamente coerente, che la teoria eliocentrica non contraddiceva l’Antico testamento se questo era correttamente interpretato, cioè se interpretato in senso religioso e non fisico (il famoso la Bibbia dice “come si vadia al cielo, non come vadia il cielo”).

8. AA.VV., Storia della scienza. Vol. IV, Istituto della Enciclopedia italiana fon-

F

rancesco Cecioni1(1884-1968) fu un matematico

attivo nella ricerca avanzata: dette contributi su di- verse questioni quali le rappresentazioni conformi, lo studio delle curve algebriche, fino a toccare le opera- zioni tra matrici. Tuttavia, Cecioni è ricordato soprat- tutto per i contributi alla didattica della matematica e al rapporto tra didattica e fondamenti.

Nel 1905 si laureò a Pisa con Luigi Bianchi, uno dei maggiori matematici italiani dell’epoca. Probabilmente Cecioni apprese da Bianchi l’amore per le questioni di- dattiche. La carriera di Cecioni cominciò come inse- gnante di scuola superiore all’istituto nautico di Livorno. Insegnò poi analisi matematica all’Accademia navale fino al 1929. Dal 1925 cominciò anche la docenza al- l’università di Pisa, ove lavorò fino al 1955. Presso l’ate- neo pisano fu preside della facoltà di scienze e tenne vari insegnamenti: Analisi algebrica ed infinitesimale, Geo- metria analitica e Matematiche complementari. Morì a Li- vorno il 30 settembre 1968.

Cecioni scrisse diversi manuali. Ricordiamo: Corso di matematiche complementari, Pisa 1939; Aritmetica pra- tica per la I e II classe della scuola media, Roma 1941; Nozione di algebra per la III classe della scuola media, Roma 1942; Principî di geometria, dispense dell’anno ac- cademico 1947-48 dell’Università di Pisa.

Carattere completamente diverso ebbero le Lezioni sui fondamenti della matematica. Vol. I. Premesse e que- stioni generali, pubblicate a Padova nel 1958. Questo te- sto raccoglie parte del materiale sui fondamenti della ma- tematica che Cecioni aveva presentato ai suoi corsi di matematiche complementari all’università di Pisa. Delle Lezioni fu pubblicato solo il primo dei due volumi previ- sti. In una prospettiva vicina a quella delle Lezioni, Ce- cioni pubblicò negli Annali di matematica pura ed ap- plicata un lavoro sulle antinomie della teoria degli insiemi dal titolo Qualche osservazione sulle antinomie ed in particolare su quella di Burali-Forti2.

Le Lezioni sui fondamenti della matematica