• Non ci sono risultati.

L'agricoltura nella Campania in cifre. 2012

N/A
N/A
Protected

Academic year: 2021

Condividi "L'agricoltura nella Campania in cifre. 2012"

Copied!
163
0
0

Testo completo

(1)

L’AGRICOLTURA NELLA CAMPANIA IN CIFRE 2012

L’AGRICOLTURA NELLA

(2)

Coordinamento: Rossella Ugati

La stesura delle singole parti si deve a:

Economia e agricoltura: Concetta Menna e Tonia Liguori (Impiego degli immigrati in agricoltura: Roberta Ciaravino); Struttura delle aziende agricole: Nadia Salato (Stima della ripartizione del valore della produzione agricola per

orientamento produttivo delle aziende e per provincia: Domenico Tosco e Luigi Mennella);

Filiera agroindustriale: Rossella Ugati;

Andamento congiunturale del settore: Chiara Salerno (Mercato fondiario: Rossana Spatuzzi, Risultati produttivi: Tonia

Liguori);

Ambiente e Risorse naturali: Rossana Spatuzzi; Diversificazione: Rossana Spatuzzi;

Prodotti di qualità: Rossana Spatuzzi; Politica agricola regionale: Dario Cacace; La spesa agricola regionale: Paolo Piatto.

(3)

L’AGRICOLTURA NELLA CAMPANIA IN CIFRE 2012

(4)
(5)

“L’agricoltura campana in cifre 2012” vuole offrire una panoramica generale sul sistema agricolo regionale esami-nando i dati delle principali attività agricole e agroindustriali. In sinergia con l’opuscolo “L’agricoltura italiana conta” sul sistema agroalimentare ita-liano, si rende agevolmente disponibile un’ampia serie di informazioni, di re-gola disseminate in fonti diverse o si-nora difficilmente reperibili perché aggregate all’interno del complessivo dato nazionale.

L’opuscolo, in linea con gli anni pre-cedenti, riporta un’ampia e

documen-tata rassegna dei dati rilevanti per comprendere l’evoluzione dell’agricol-tura regionale.

L’approccio adottato per la struttura di questa pubblicazione unisce l’au-torevolezza delle fonti di dati e infor-mazioni alla fluidità dell’analisi, per consentire un’immediata e agile lettura dei risultati e dei fenomeni che li hanno determinati.

Ma l’agricoltura in generale, ed in particolare la realtà campana, si con-figura sempre più come un sistema complesso in termini di relazioni con i settori ad essa collegati e di

molte-plicità di funzioni assolte, dalla pro-duttiva a quella ambientale, a cui la società guarda con sempre maggiore interesse.

In questa ottica, al fine di disporre di un quadro completo delle dinamiche in atto nell’economia agricola regionale, vengono citati gli andamenti del mer-cato fondiario e dell’impiego degli im-migrati in agricoltura, alcune consi-derazioni sugli effetti meteorologici sul territorio e sulle produzioni agricole, ed una panoramica sulle attività di diversificazione operate dalle aziende agricole regionali.

(6)
(7)
(8)

ECONOMIA E AGRICOLTURA

Superficie e Popolazione pag. 10

Prodotto interno lordo pag. 12

Valore aggiunto pag. 14

Occupazione pag. 16

Impiego degli immigrati in agricoltura pag. 18

Produttività pag. 21

STRUTTURE DELLE AZIENDE AGRICOLE

Aziende agricole pag. 24

Titolo di possesso dei terreni pag. 26

Forma di conduzione pag. 28

Coltivazioni pag. 30

Allevamenti pag. 32

Lavoro pag. 35

Manutenzione e presidio del territorio pag. 37 Stima del PLV regionale per OTE

e per provincia pag. 38

FILIERA AGROINDUSTRIALE

Le imprese in Campania pag. 42

Distribuzione pag. 45

Consumi alimentari pag. 48

Commercio estero pag. 50

ANDAMENTO CONGIUNTURALE DEL SETTORE

Mercato fondiario pag. 54

Investimenti pag. 59

Credito all’agricoltura pag. 60

Consumi intermedi pag. 62

(9)

AMBIENTE E RISORSE NATURALI

Clima e disponibilità idriche pag. 70 Agricoltura ed emissione dei gas serra pag. 74

Consumo di suolo pag. 77

Uso dei prodotti chimici pag. 80

Foreste pag. 83

DIVERSIFICAZIONE

Agriturismo pag. 86

Energie rinnovabili pag. 88

Fattorie didattiche pag. 93

PRODOTTI DI QUALITÀ

Prodotti a denominazione pag. 95

Agricoltura biologica pag. 100

POLITICA AGRICOLA REGIONALE

PAC in Campania: I pilastro pag. 104 PAC in Campania: II pilastro pag. 109

LA SPESA AGRICOLA REGIONALE

Il quadro della finanza agricola regionale pag. 120

Il bilancio regionale pag. 124

La distribuzione del sostegno al settore pag. 142

APPENDICE

Glossario pag. 150

Glossario spesa agricola pag. 153

(10)
(11)
(12)

SUPERFICIE E POPOLAZIONE

Il territorio campano presenta

carat-teristiche fisiche eterogenee, costituito per circa la metà della superficie totale da colline (50,8%), il 34,6% è mon-tuosa e soltanto il 14,6 % è occupata da aree pianeggianti. Nel 2011, la po-polazione residente in Campania risulta pari a 5.766.810 unità, con un decre-mento dell’1% rispetto al 2010. A livello nazionale la variazione negativa della popolazione è dell’1,5%, mentre nel Mezzogiorno la diminuzione risulta essere più contenuta (-1,3%). La Campania vanta la più alta densità di popolazione non solo del Mezzo-giorno, ma di tutta l’Italia. Altissimi sono anche gli squilibri della distribu-zione degli abitanti sul suo territorio, poiché aree molto popolate si contrap-pongono ad altre scarsamente abitate o addirittura spopolate. Senza tener conto dei limiti amministrativi, si pos-sono identificare tre grandi aree con valori di densità diversi. Una prima area, con densità superiore a 300

ab/km2, comprende l’arco del golfo, le

isole ed una larga fascia tra Capua e Battipaglia, con diramazioni verso

Sa-lerno ed Avellino. Un’altra area, con una densità che oscilla tra 100 e 300 ab/km2, include il tratto costiero del Consistenza del territorio agricolo regionale (000 ha), 2011

SAU Superficie SAU/Superficie totale

totale % Campania 549,53 1.359,00 40,4 Mezzogiorno 6.095,56 12.302,00 49,5 Italia 12.856,05 30.133,00 42,7 % Campania/Mezzogiorno 9,0 11,0 % Campania/Italia 4,3 4,5

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT- sezione Censimenti

Consistenza del territorio agricolo provinciale (000 ha), 2011

SAU Superficie SAU/Superficie totale

totale % Avellino 124,62 279,16 44,6 Benevento 108,42 207,06 52,4 Caserta 107,36 263,94 40,7 Napoli 23,35 117,11 19,9 Salerno 185,78 491,75 37,8 Campania 549,53 1.359,02 40,4

(13)

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT piano Campano, le conche e le valli

interne, il Vallo di Diano e la costa del Cilento. Una terza area, che è la meno abitata con densità inferiore a 100 ab/km2 e talvolta anche a 50,

com-prende i rilievi calcarei, parte dell’Ap-pennino Sannita e il Cilento interno. La Superficie Agricola Utilizzata (SAU) rappresenta il 40,4% della superficie totale regionale, tale valore risulta poco più basso rispetto al dato nazio-nale (42,7%) ma sensibilmente infe-riore a quello della circoscrizione del Mezzogiorno (49,5%). A livello pro-vinciale il rapporto fra SAU e Superficie Agricola Totale (SAT) mette in evidenza l’effetto dell’urbanizzazione nel na-poletano (19%). L’insieme dei dati relativi alla popolazione e alla superficie evidenziano un’incidenza della popo-lazione sulla SAU nettamente superiore alla media nazionale e del mezzogiorno sulla quale gioca un ruolo determinante la realtà della provincia di Napoli (13.083 abitanti per 100 ettari SAU).

1.049 338 462 Italia Mezzogiorno Campania 843 263 13.083 344 588 1.049 Caserta Benevento Napoli Avellino Salerno CAMPANIA

Rapporto popolazione/superficie agricola (abitanti/100 ha di SAU), 2011

(14)

PRODOTTO INTERNO LORDO

La Campania risulta essere tra le

regioni più colpite dalla recessione. Difatti, nel 2011 il PIL regionale si è ridotto dello 0,8%, in linea con il calo registrato nel Mezzogiorno (-0,3%), mentre si è avuto una sensibile ripresa del valore a livello nazionale pari allo 0,4%. Al calo del PIL ha contribuito soprattutto la caduta del valore aggiunto industriale, che segna una flessione pari a 3,1%. Nonostante il peggiora-mento della crisi internazionale il PIL campano ha registrato una crescita ri-spetto all’anno precedente (-0,8% nel 2011 rispetto al 2010).

Il PIL per abitante ai valori concatenati, pari a 14.841 euro, presenta una va-riazione negativa dello 0,9%. Prosegue, così, la dinamica negativa già avviata nel 2008 (- 1,8% rispetto al 2007), con un ulteriore peggioramento del valore registrato nel 2009 pari a -5,6%. La flessione del PIL per abitante regionale risulta più consistente della riduzione registrata a livello nazionale

Andamento del PIL per abitante (euro), dal 2005 al 2011

PIL/ABITANTE

anni Campania Mezzogiorno Italia

prezzi valori prezzi valori prezzi valori concate correnti concatenati1 correnti correnti concatenati1

2005 15.809 15.812 16.511 16.516 24.509 24.569 2006 16.414 16.076 17.200 16.803 25.331 24.986 2007 16.987 16.334 17.725 16.995 26.176 25.243 2008 17.148 16.032 17.914 16.703 26.326 24.747 2009 16.528 15.128 14.295 15.821 25.247 23.222 2010 16.574 14.980 17.445 15.787 25.678 23.527 2011 16.601 14.841 17.689 15.945 26.003 23.518

Andamento del PIL per unità lavorativa (euro), dal 2005 al 2011

PIL/UNITÀ LAVORATIVA

anni Campania Mezzogiorno Italia

prezzi valori prezzi valori prezzi valori concate correnti concatenati1 correnti correnti concatenati1

2005 50.731 50.731 50.815 50.815 58.840 58.840 2006 52.618 51.536 52.346 51.145 60.230 59.219 2007 54.927 52.717 54.125 51.807 62.102 59.644 2008 57.181 53.451 55.603 51.810 63.161 59.162 2009 57.761 52.817 55.622 50.851 62.726 57.552 2010 59.216 53.479 57.035 51.577 64.677 59.119 2011 60.114 53.715 58.122 51.641 65.720 59.319

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

1Valori concatenati: esprimono la dinamica reale (in quantità) dell'aggregato economico con riferimento all'anno 2005 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

(15)

(-0,04%) e nel Mezzogiorno, dove ad-dirittura si registra una variazione po-sitiva (+ 1,0%).

Il PIL per unità di lavoro aumenta dello 0,4%, tale risultato è in linea con quello registrato a livello nazionale (0,3%) e nel Mezzogiorno (0,12%). 96.898,10 86.583,30 80.000 85.000 90.000 95.000 100.000 105.000 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011

Prezzi correnti Valori concatenati

Andamento del PIL (mio euro), 2005-2011

(16)

La difficile e complessa situazione produttiva ed economica regionale non ha influenzato negativamente l’an-damento del valore aggiunto ai prezzi di base.

Questo, nel complesso, è pari a 85.038 milioni di euro, con un modesto au-mento dello 0,4% rispetto all’anno precedente.

L’incremento è spiegato principalmente dall’andamento del settore servizi, nel quale il valore aggiunto aumenta del 1,1% contro il - 3,1% dell’industria. Nel 2011 il valore aggiunto (VA) agri-colo, inclusa la silvicoltura e la pesca, è aumentato dello 0,6% rispetto al 2010.

Tale incremento risulta più accentuato a livello nazionale (4,9%) e nel Mez-zogiorno (3%).

Il contributo del settore primario alla formazione del valore aggiunto del-l’economia regionale è del 2,7%, valore che negli ultimi anni si presenta alta-lenante (2,8% nel 2008; 2,6% nel

2009; 3,0% nel 2010). In calo risulta anche l’incidenza del settore agricolo campano sull’economia regionale, che è pari al 2,3%; valore che risulta, co-munque, superiore alla media nazionale (1,8%) ma con una significativa di-sparità con il dato per la circoscrizione del Mezzogiorno (2,9%).

Così come il dato relativo alla SAU, la provincia di Napoli presenta l’inci-denza del VA agricolo/PIL più basso (1%), mentre nelle province di Bene-vento e Caserta il contributo al settore agricolo è più alto (4,6% e 4% ri-spettivamente).

Nell’ultimo decennio, l’incidenza del VA agricolo sul totale regionale è di-minuita dal 3,3% al 2,7%.

In crescita, viceversa, risulta l’industria in senso stretto che passa dal 14,8% al 15,8% ed i servizi che aumentano dal 76,2% all’81,5%.

2,7%

Agricoltura, silvicoltura e pesca Industria, incluse costruzioni Servizi, inclusa pubb. amm.ne

15,8%

81,5%

Valore Aggiunto ai prezzi di base per settori di attività economica (mio euro), 2011

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Incidenza % del valore aggiunto dell’agricol-tura sul PIL nelle province campane, 2010

VA agricolo/PIL Avellino 3,0% Benevento 4,6% Caserta 4,0% Napoli 1,0% Salerno 3,4% Campania 2,3%

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

VALORE AGGIUNTO

(17)

Variazione del VA a prezzi di base per la branca agricoltura, silvicoltura e pesca (variazione in % 2011 su 2010)*

Regioni e ripartizioni Agricoltura, Industria Servizi Totale

silvicoltura e pesca

Piemonte 9,3 1,6 1,9 1,9

Valle d'Aosta 6,3 -1,8 2,7 1,7

Lombardia 11 1,3 1,4 1,4

Trentino Alto Adige -2,2 3,1 0,4 0,9

Veneto 8,9 3,1 1,7 2,3

Friuli Venezia Giulia 15,8 0,2 2,3 2

Liguria -7,6 -0,8 1,8 1,1 Emilia Romagna 7,1 0,6 3,8 2,9 Toscana 0,4 -2 2,7 1,6 Umbria 7,6 -1,9 2,8 1,7 Marche 8,9 -6,3 5,7 2 Lazio 1,7 -4,5 2 1 Campania 0,6 -3,1 1,1 0,4 Abruzzo 4,3 4,7 1,3 2,4 Molise 16,3 -4,5 -0,4 -0,8 Puglia 4 1,4 2,2 2,1 Basilicata 11,9 2,2 3,8 3,8 Calabria 8,4 -8,7 1,9 0,6 Sicilia 0,9 -3,3 0,7 0,1 Sardegna -2,2 -5,6 2,7 1,2 Italia 4,9 0,1 2 1,6

*Valori concatenati con riferimento all'anno 2005 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Incidenza % del valore aggiunto dell’agricol-tura sul PIL, 2011

Regioni e ripartizioni VA agricolo/PIL

Piemonte 1,3%

Valle d'Aosta 1,0%

Lombardia 0,9%

Trentino Alto Adige 3,2%

Veneto 1,7%

Friuli Venezia Giulia 1,2%

Liguria 1,1% Emilia Romagna 2,1% Toscana 1,7% Umbria 2,0% Marche 1,4% Lazio 0,9% Campania 2,3% Abruzzo 2,1% Molise 4,0% Puglia 3,2% Basilicata 4,8% Calabria 3,6% Sicilia 3,3% Sardegna 2,7% Mezzogiorno 2,9% Centro 1,3% Nord 1,4% Italia 1,8%

(18)

OCCUPAZIONE

Un indicatore importante dell’economia regionale e nazionale è il numero com-plessivo degli occupati che nel 2011 in Campania risulta pari a 1.611.900 espressi in unità di lavoro (UL). Ri-spetto al 2010, nel complesso, si ri-scontra una diminuzione dell’1,2%; in particolare, il calo si è registrato nei settori dell’agricoltura e dell’in-dustria rispettivamente del 5,2% e del 4,6%, mentre nel settore dei servizi si è registrato un lieve incremento dello 0,1%.

L’incidenza del settore agricolo sul totale regionale è del 5,7%, mentre il peso percentuale dell’industria e dei servizi è, rispettivamente, del 19% e del 75,3%.

In termini di occupati agricoli, la Cam-pania rappresenta il 7,3% del corri-spondente valore nazionale e il 14,7% di quello relativo al Mezzogiorno, fa-cendo registrare una diminuzione del

7,5% rispetto all’anno precedente, in controtendenza con l’incremento rile-vato nel 2010 (+1,5%). Alla riduzione ha contribuito sia il lavoro dipendente, diminuito del 9%, sia quello indipen-dente (-6,1%). Il lavoro femminile

in-cide in Campania per il 40,3% (45,2% dipendenti e 35,5% indipendenti), ri-spetto al 30,7% nelle regioni del Mez-zogiorno, mentre il dato nazionale si attesta intorno al 29,1%. L’incidenza del lavoro dipendente sul totale degli occupati del settore agricolo regionale è del 50% (63,8% nel Mezzogiorno e 48,5 in Italia).

Il rapporto tra occupati agricoli e totali, in Campania, è pari al 4,4%, valore più basso rispetto a quello re-gistrato nel 2010, che era pari al 4,6%.

Tale valore, risulta essere fortemente sbilanciato, a livello territoriale; difatti l’incidenza degli occupati nel settore primario sul totale dell’economia pre-senta un rapporto molto elevato nel Mezzogiorno (7,5%) rispetto al valore nazionale (3,9%) e alle circoscrizioni del Centro e del Nord (2,4% e 2,7% rispettivamente).

5,7%

Agricoltura, silvicoltura e pesca Industria

Servizi 75,3%

19,0% Ripartizione del lavoro per settori di attività economica, 2011

(19)

Occupati in agricoltura per sesso e posizione professionale, 2011

Occupati Occupati

Indipendenti Dipendenti TOTALE % donne

000 unità % donne 000 unità % donne AGRICOLTURA

Campania 31 35,5 31 45,2 62 40,3

Mezzogiorno 153 24,8 270 34,1 423 30,7

Italia 438 26,9 413 31,5 851 29,1

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

6,62 6,84 12,28 Italia Mezzogiorno Campania

Dotazione di lavoro agricolo (ULA/100 ha di SAU), 2011

Incidenza % degli occupati in agricoltura* sul totale occupati, 2011

Regioni e ripartizioni Occupati

Piemonte 3,6%

Valle d'Aosta 4,0%

Lombardia 1,5%

Trentino Alto Adige 4,7%

Veneto 3,1%

Friuli Venezia Giulia 2,8%

Liguria 2,5% Emilia Romagna 3,3% Toscana 2,7% Umbria 2,8% Marche 3,6% Lazio 1,8% Abruzzo 6,8% Molise 9,5% Campania 4,4% Puglia 8,7% Basilicata 9,2% Calabria 13,6% Sicilia 7,6% Sardegna 6,3% Mezzogiorno 7,5% Centro 2,4% Nord 2,7% Italia 3,9%

* Inclusa silvicoltura, caccia e pesca Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

(20)

IMPIEGO DEGLI IMMIGRATI IN AGRICOLTURA

In Campania al 31 dicembre 2011

sono residenti circa 152.000 stranieri di cui il 58% donne, -7,5% rispetto all’anno precedente. Le presenze sono distribuite maggiormente nelle province di Napoli e Salerno che da sole ospitano il 70% degli stranieri residenti. La comunità più numerosa in regione è quella ucraina (22,8%) seguita dalla comunità romena (17,8%) e maroc-china (8,1%).

I cittadini non comunitari regolarmente presenti provengono per il 41% dal-l’Europa, per il 23% dall’Africa e per il 25% dall’Asia.

Gli immigrati occupati netti (cioè quei lavoratori che, conteggiati una sola volta, nell’anno solare di riferimento hanno lavorato almeno un giorno) sono stati 127.612 (+17.867 unità ri-spetto al 2010, con un incremento del 14,0%), rappresentando il 9,2% del

totale regionale1. Il 62,3% degli

occu-pati sono lavoratori extracomunitari e il restante 37,7% comunitari e per la maggior parte (63,9%) si tratta di manodopera europea.

Il lavoro svolto dagli stranieri residenti riguarda principalmente il settore dei servizi per il 55,6%, soprattutto servizi alle persone, per il 27,4% nell’industria e per il 13,4% in agricoltura. Il 6° Censimento Generale dell’Agri-coltura ha rilevato in Campania circa 75.000 unità di manodopera aziendale non familiare, di cui il 76% operante in forma saltuaria ed un 4,5% non assunti direttamente dall’azienda. Salerno occupa il primo posto tra le province con maggior manodopera aziendale non familiare (il 44%), se-guita da Caserta con il 24%. Le na-zionalità maggiormente rappresentate sono, per i cittadini comunitari,

Ro-mania e Bulgaria; per gli extracomu-nitari Marocco (ed in genere Africa settentrionale), Ucraina, Albania, India con una età media di 37 anni. Le zone dove esiste la più alta con-centrazione di manodopera (stagionale e non) sono l’Alto casertano e il Litorale Domitio, in provincia di Caserta, la Piana del Sele e l’Agro nocerino-sarnese in provincia di Salerno, oltre l’area del giuglianese nel napoletano e l’area tra Maddaloni (CE) e Acerra (NA).

Il lavoro a tempo determinato in agri-coltura fa registrare la presenza di circa 14.600 stranieri2- un lavoratore

su sei - che rappresenta il 19% circa sul totale (77.000 circa), di cui il 38% sono donne. Gli stranieri comunitari rappresentano il 54% del totale (in maniera quasi paritaria di genere), mentre tra i cittadini extracomunitari 1Dossier Caritas Migrantes 2012.

(21)

c’è una netta prevalenza di presenze maschili (78%).

Nell’area di Caserta le comunità pre-senti in maniera stanziale di origine africana e romena, ospitano spesso i propri connazionali che invece si spo-stano da una regione all’altra durante l’anno (soprattutto verso Calabria e Puglia).

Nel salernitano, dove è presente il nu-mero maggiore di lavoratori stranieri regolarizzati, invece vi sono comunità maggiormente stanziali che lavorano per buona parte dell’anno in loco3.

L’utilizzo prevalente degli stranieri avviene nelle province di Caserta e Salerno per la raccolta di produzioni orticole e frutticole e per le fasi di po-tatura delle coltivazioni legnose, oli-vicole e viticole ed in zootecnia dove

Operai a tempo determinato in agricoltura per provincia, 2011 (valori assoluti)

Operai a tempo determinato in agricoltura per provincia, 2011 (valori assoluti) STRANIERI*

Operai TD Comunitari Extracomunitari Totale

Maschi Femmine Maschi Femmine stranieri

Avellino 6.410 298 158 75 57 592 Benevento 4.143 286 72 114 24 496 Caserta 15.632 1.379 1.007 1.754 320 4.460 Napoli 19.042 286 273 496 182 1237 Salerno 31.808 1.500 2.454 2.688 887 7.529 Campania 77.035 3.749 3.964 5.127 1.470 14.624

* Non sono conteggiati i figli di italiani nati all'estero Fonte: elaborazioni su dati INPS

3 Inea. PON sicurezza per lo sviluppo 2007-2013, obiettivo operativo 2.1 Pro-getto Immigrati in agricoltura nelle Regioni Italiane obiettivo convergenza.

LAVORATORI STRANIERI IN AGRICOLTURA 1 - 50 51-100 101-500 501-1.000 1001-2.500

(22)

lavoratori indiani e pakistani vengono impiegati per la cura delle bufale. Nella provincia di Napoli, il lavoro dei migranti viene utilizzato soprattutto nelle zone di coltivazione del pomodoro (Agro Acerrano-Nolano).

Tra Avellino e Benevento un esiguo numero di stranieri lavora in agricol-tura: romeni e albanesi trovano occu-pazione durante la vendemmia e nelle coltivazioni industriali, i migranti

in-diani negli allevamenti bovini. Sempre marcata la relazione tra lavoro straniero regolare e irregolare che, in alcune zone (Casertano e Piana del Sele), su-pera il rapporto di 1.

In queste i lavoratori irregolari gua-dagnano mediamente il 40% in meno rispetto al salario medio giornaliero, oltre a dover versare parte del proprio guadagno al caporale. Secondo quan-to riportaquan-to dal Rapporquan-to FLAI

CGIL4, le province dove è più

mar-cato lo sfruttamento lavorativo degli stranieri sono Napoli, in primis, dove alla presenza del fenomeno del ca-poralato deve aggiungersi quello delle truffe ai danni dei lavoratori per salari non pagati; Caserta e Sa-lerno dove esiste comunque il feno-meno del caporalato e dell’interme-diazione illecita, quasi sempre non denunciati.

(23)

PRODUTTIVITÀ

Il valore aggiunto agricolo ai prezzi di base, per unità di lavoro è pari, nel 2011, al 56,3% di quello dell’industria (incluse le costruzioni) e al 43,2% di

quello dei servizi (inclusa pubblica am-ministrazione, istruzione, sanità e altri servizi pubblici e sociali). Nel confronto con il 2010, in agricoltura si è verificato

un aumento della produttività (+15,91%), in corrispondenza della ri-duzione del numero degli occupati ed un incremento del valore aggiunto.

0 10.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000

Agricoltura, silvicoltura e pesca Industria Servizi

Valore aggiunto ai prezzi di base per UL per settore (euro)*

*Valori concatenati – anno di riferimento 2000– esprimono la dinamica reale (in quantità) dell’aggregato economico Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

(24)
(25)
(26)

AZIENDE AGRICOLE

I dati definitivi del 6° Censimento Ge-nerale dell’Agricoltura, mostrano, per la Campania, una tendenza coerente con il contesto nazionale: se da una parte si assiste ad una contrazione del numero di aziende rispetto al 2000, dall’altra si assiste ad un aumento della dimensione media aziendale. Entrando nel dettaglio, nel 2010, risultano attive 136.872 aziende (l’8% del dato nazio-nale). In dieci anni si rileva una riduzione di 97.463 aziende in termini assoluti, e del 41,6% in termini percentuali. Tale valore risulta superiore al dato del Mez-zogiorno, che registra una variazione negativa del 29,9%, e dell’Italia (-32,4%). La Superficie Agricola Totale (SAT), con 722.245 ha (53% circa della superficie territoriale regionale), diminuisce, nel periodo 2000-2010, del 13,8%, riduzione più marcata rispetto ai dati dell’Italia (-9%) e del Mezzogiorno (-3,8%). La Superficie Agricola Utiliz-zata campana, nel 2010, è di 549.270 ettari pari al 41% della superficie

terri-Aziende agricole, Superficie Agricola Utilizzata e Superficie Agricola Totale, 2010

AZIENDE SAT SAU (ha)

Province 2010 Var. (%) 2010 Var. (%) 2010 Var. (%)

2010/00 2010/00 Avellino 25.862 -43,9 150.585 -19,8 124.617 -10, Benevento 24.259 -22,8 129.486 -6,0 108.420 -3,1 Caserta 23.692 -36,8 130.388 -9,6 107.360 0,5 Napoli 14.311 -65,9 26.092 -37,4 23.089 -33,9 Salerno 48.748 -37,0 285.874 -12,4 185.784 -3,5 Campania 136.872 -41,6 722.425 -13,7 549.270 -6,3 Mezzogiorno 971.770 -29,9 7.446.750 -3,8 6.095.560 3,8 Italia 1.620.884 -32,4 17.081.099 -9,0 12.856.048 -2,5

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

4,82

4,47 4,53

3,81

1,61

Avellino Benevento Caserta Salerno Napoli Dimensione media aziendale per provincia (ettari), 2010

(27)

toriale regionale, rappresenta il 4,3% della SAU italiana e il 15,5% della SAU del Mezzogiorno. Si nota una di-minuzione della SAU regionale del 6,3% (36.727 ettari) contro un aumento del 3,8% nel Mezzogiorno; il dato Italia, invece, vede una contrazione della pro-pria SAU del 2,5%. I dati indicano una diminuzione della SAU di entità minore

rispetto alla contrazione del numero di aziende, ciò si spiega con una tendenza ad accorpare i terreni e, dunque, a rior-ganizzare l’intero settore. Uno dei dati più significativi che emerge dall’ultimo censimento, infatti, è proprio quello che riguarda la SAU media aziendale, che è aumentata di 1,5 ettari, passando da 2,5 nel 2000 a 4 nel 2010. La superficie

media delle aziende, varia nelle diverse province: ad Avellino è pari a 4,82 ettari, seguita da Benevento con 4,47 ettari, Caserta con 4,53, Salerno 3,81, Napoli, la provincia con il maggiore li-vello di polverizzazione, ha una SAU media di 1,61. Riguardo il numero di aziende, rispetto al 2000, si rileva che ciascuna provincia è stata interessata da una diminuzione significativa delle aziende: Napoli -65,9%, seguita da Avellino -43,9%, Salerno -37%, Caserta -36,8% ed infine Benevento con una variazione pari a -22,8%. Salerno, così come per il dato relativo al numero di aziende, è la provincia con la SAU più elevata con i suoi 185.784 ettari (pari al 34% della SAU regionale). Segue Avellino che, con i suoi 124.617 ettari, rappresenta il 22,7% del totale regionale; Benevento con 108.420 occupa il 19,7% della SAU regionale. A Caserta, con 107.360 ettari, spetta il 19,5% della SAU campana, alla provincia di Napoli, con 23.089 ettari, il 4,2%. Avellino Benevento Caserta Napoli Salerno 18,9% 17,7% 17,3% 10,5% 35,6%

Distribuzione % delle aziende campane per provincia, 2010

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Avellino Benevento Caserta Napoli Salerno 22,7% 19,7% 19,5% 4,2% 33,8%

Distribuzione % della SAU per provincia, 2010

(28)

TITOLO DI POSSESSO DEI TERRENI

Se si considerala la distribuzione delle

aziende per titolo di possesso dei ter-reni, si nota che, nel 71% dei casi, si tratta di terreni di proprietà su una SAU che rappresenta il 49% di quella regionale. La forma mista proprietà e

affitto, adottata dall’11% circa delle

aziende, svolge la propria attività su una SAU che rappresenta il 24% del totale, la forma in proprietà, affitto e

uso gratuito sul totale 5% della SAU.

Le aziende che lavorano i terreni in

affitto, nel periodo intercensuario sono

diminuite del 5,8% e svolgono la loro attività sull’11% della SAU. La strut-tura fondiaria è molto più flessibile rispetto al passato, infatti, sono più frequenti le forme diversificate di pos-sesso dei terreni, con l’uso di superfici in affitto o gestite a titolo gratuito. Tale flessibilità risulta più evidente dall’analisi dei dati provinciali. La forma mista proprietà, affitto e uso

gratuito, rispetto al 2000, ha registrato

un forte incremento a livello regionale

Numero di aziende per titolo di possesso dei terreni, 2010

Proprietà Affitto Uso gratuito Senza terreno

Province 2010 Var. (%) 2010 Var. (%) 2010 Var. (%) 2010 Var. (%)

2010/00 2010/00 2010/00 2010/00 Avellino 17.862 -52,4 1.602 34,1 729 -36,9 25 92,3 Benevento 16.354 -33,7 1.631 219,8 677 -15,5 4 33,3 Caserta 14.774 -52,0 2.810 30,6 579 12,2 5 -61,5 Napoli 9.391 -72,2 2.069 -55,9 443 -27,4 4 -50,0 Salerno 39.267 -43,3 1.736 -9,0 1.758 31,3 21 0,0 Campania 97.648 -50,2 9.848 -5,8 4.186 -5,3 59 1,7 Mezzogiorno 758.195 -39,0 37.695 47,4 38.883 90,6 999 -18,0 Italia 1.187.667 -42,3 76.754 32,5 60.902 88,6 1.656 -23,9

Proprietà Proprietà e Affitto e Proprietà, affitto

e affitto uso gratuito gratuito e uso gratuito

Province 2010 Var. (%) 2010 Var. (%) 2010 Var. (%) 2010 Var. (%)

2010/00 2010/00 2010/00 2010/00 Avellino 3.091 -3,3 1.293 -47,7 88 -12,0 1.172 162,2 Benevento 3.172 28,0 1.225 -47,4 100 -12,3 1.096 112,0 Caserta 3.951 44,1 858 -12,6 144 69,4 571 156,1 Napoli 1.700 -25,0 438 -6,2 61 29,8 205 241,7 Salerno 2.532 25,2 2.694 1,9 107 27,4 633 253,6 Campania 14.446 13,7 6.508 -26,8 500 16,3 3.677 157,9 Mezzogiorno 58.953 30,2 57.431 29,5 2.993 111,4 16.621 217,3 Italia 158.217 7,6 90.766 11,1 6.553 93,8 38.369 172,9

(29)

(+157,9%), tendenza affermata in tutte le province campane, che pre-sentano una variazione percentuale

positiva: Salerno (+253,6%), Napoli (241,7%), Avellino (162,2%), Caserta (+156,1%) e Benevento (112%).

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

49,1% 5,3% 6,9% 1,0% 11,0% 2,5% 24,2% solo proprietà solo affitto solo uso gratuito proprietà e affitto proprietà e uso gratuito affitto e uso gratuito proprietà,affitto e uso gratuito Distribuzione % della SAU per titoli di possesso dei terreni, 2010

(30)

Analizzando la distribuzione delle aziende per forma di conduzione, si nota che prevale la conduzione diretta dell’azienda (97,2% sul totale delle aziende rilevate, 95,4% il dato Italia), con un incremento di un punto per-centuale rispetto al 2000. Diminuisce la percentuale del numero di aziende che adottano la conduzione con sala-riati e passa dal 3,6% del 2000 al 2,4% del 2010.

In termini di SAU, invece, è evidente un significativo aumento per le aziende con altra forma di conduzione che passa, infatti, dallo 0,2% del 2000 all’8,3% del 2010 con una variazione percentuale positiva molto elevata. I dati evidenziano che prevale, in tutte e 5 le province, la forma di conduzione

diretta con Salerno al primo posto, seguita da Avellino, Benevento, Caserta e Napoli. Inoltre, si registra, rispetto al 2000, una riduzione sia per la forma di conduzione diretta, sia per

la forma di conduzione con salariati. L’altra forma di conduzione aumenta, invece, con una variazione positiva, sia per quanto attiene al numero di aziende che per la SAU.

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Conduzione Conduzione con Altra forma di

diretta salariati conduzione

Province 2010 Var. (%) 2010 Var. (%) 2010 Var. (%)

2010/00 2010/00 2010/00 Avellino 25.256 -44,3 523 -28,6 83 130,6 Benevento 23.841 -22,9 314 -28,6 104 271,4 Caserta 23.048 -34,5 582 -74,0 62 77,1 Napoli 13.735 -66,6 550 -34,7 26 188,9 Salerno 47.224 -35,2 1.357 -69,7 167 165,1 Campania 133.104 -41,0 3.326 -61,9 442 158,5 Mezzogiorno 937.470 -29,3 30.654 -48,0 3.646 246,6 Italia 1.546.507 -31,8 66.490 -46,9 7.887 293,8

FORMA DI CONDUZIONE

(31)

Distribuzione della SAU per forma di conduzione, 2010

Conduzione Conduzione con Altra forma di

diretta salariati conduzione

Province 2010 Var. (%) 2010 Var. (%) 2010 Var. (%)

2010/00 2010/00 2010/00 Avellino 117.536 -10,5 4.684 -43,0 2.397 603,4 Benevento 100.925 -4,4 2.567 -57,9 4.928 1.857,6 Caserta 91.751 9,5 11.694 -48,8 3.914 1.510,2 Napoli 20.553 -38,9 2.412 92,1 123 286,5 Salerno 134.860 2,5 16.640 -72,5 34.285 9.814,9 Campania 465.625 -4,1 37.997 -61,6 45.648 3.662,4 Mezzogiorno 5.211.525 5,4 557.656 -39,1 326.380 3.455,1 Italia 10.643.693 -0,5 1.494.532 -39,3 717.822 3.534,1

(32)

COLTIVAZIONI

I dati riguardanti l’utilizzazione dei terreni mostrano che, rispetto al 2000, i seminativi sono ancora il gruppo di col-tivazioni preminente con il 48,8% (53% nel 2000) della SAU regionale, seguono le legnose agrarie con il 28,7% della SAU e i prati permanenti e pascoli con il 21,3%. I cereali sono coltivati su 98.516 ettari, superficie cospicua, ma comunque decrescente rispetto al 2000 (-30,2%). Si evidenzia come la Campania si discosti dalla tendenza del Mezzogiorno e dell’Italia che registrano una diminu-zione meno importante, rispettivamente -0,17% e -0,11%.

Le piante industriali, con 9.307 ettari, sono il gruppo di coltivazioni con la di-minuzione percentuale più incisiva (-32,1%) ed una riduzione, in termini as-soluti, di 4.404 ettari. Benevento ha il 40,5% della SAU dedicata alle piante industriali, segue Caserta con il 35,8%. Gli ettari coltivati a patate e ortaggi sono 21.154 (4.6% della SAU regionale) e, in dieci anni, hanno subito una incisiva

diminuzione (-20,5%). Salerno (43,6%), Caserta (31,0%) e Napoli (20,7%) sono le province che si dedicano principalmente a queste coltivazioni. L’80,7% delle aziende campane, con dimensione media di 1,4 ettari (1 ettaro nel 2000), coltiva legnose agrarie (vite, olivo, agrumi e fruttiferi). Le legnose, restano dunque, le coltivazioni più diffuse tra le aziende campane. Le superficie investita a vite, che nel 2010 è pari a 23.281 ettari

(4,2% della SAU regionale), in dieci anni, ha subito una diminuzione di 5.983 ettari (-20,4%). Il 45,2% della SAU regionale investita a vite è situata a Benevento, segue la provincia di Avel-lino con il 24,6%. Tra le specie arboree

l’olivo occupa la maggiore superficie

(13,2% della SAU regionale), con una variazione non molto significativa (-0,8%) e, il 58,48% di SAU destinata alla coltivazione di olivo, si trova in Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Superficie agricola utilizzata per principali coltivazioni, 2010

Campania Var. (%) Mezzogiorno Var. (%) Italia Var. (%)

2010/00 2010/00 2010/00 Cereali 98.516,73 -30,2 1.364.254,73 -0,2 3.619.477,31 -0,1 Patate e ortive 25.154,65 -20,5 177.216,43 0,1 326.796,54 0,1 Piante industriali 9.307,64 -32,1 29.765,27 -0,5 342.794,17 -0,3 Foraggere avvicendate 99.712,08 24,6 769.093,35 0,3 1.917.849,51 0,3 Terreni a riposo 14.791,58 -22,1 333.765,38 0,1 547.722,61 -0,04 Vite 23.281,44 -20,4 317.269,88 -0,1 664.296,18 -0,1 Olivo 72.623,30 -0,8 896.133,25 0,1 1.123.329,69 0,1 Agrumi e fruttiferi 60.684,56 -16,8 316.389,14 -0,1 553.224,86 -0,1 Prati permanenti e pascoli 116.762,17 3,2 1.752.387,04 0,2 3.434.073,04 0,01 SAU Totale 534.828,15 -6,2 5.956.274,47 0,03 12.529.563,91 -0,02

(33)

provincia di Salerno. La superficie col-tivata ad agrumi e frutta è di 60.684 et-tari, l’11% della SAU regionale. In con-fronto ai 76.055 ettari del 2000, si evi-denzia una diminuzione del 20,2%. Ca-serta è la provincia con la maggiore percentuale di SAU destinata a questi due tipi di coltivazione (34,7%), seguono Avellino, Salerno, Napoli e Benevento con il 23,2%, 22,0%, 17,6% e 2,4% del totale di SAU investito ad agrumi e frutta. Nel decennio 2000-2010, per i

prati permanenti e pascoli si registra

una variazione percentuale positiva (+3%); il 64,5% della SAU destinata a questo tipo di utilizzazione, è in provincia di Salerno.

Resta, invece, quasi invariata la superficie in Italia (+0,01%) e nel Mezzogiorno (+0,03%). I terreni a riposo, compren-denti i terreni soggetti a regime di aiuto (4.541 ettari) e terreni a riposo non soggetti a regime di aiuto (10.250 ettari), rappresentano il 2,7% della SAU

cam-pana, e, dal 2000 al 2010, sono diminuiti del 22,1%, mentre aumentano gli ettari destinati alla coltivazione di foraggere (+24,6%). Analizzando la distribuzione dei principali gruppi di coltivazioni per ogni provincia è possibile ragionare sulle diverse vocazioni. I dati mostrano che la provincia di Caserta ha una forte vo-cazione per la coltivazione di agrumi e fruttiferi e per la produzione di foraggere; la presenza di foraggere è, probabilmente, legata alla elevata consistenza zootecnica, peculiarità di questa provincia. Benevento ha una specializzazione per la produzione di cereali, ma è evidente la sua propensione per le legnose agrarie quali vite e olivo. Tra le diverse coltiva-zioni, Napoli dedica gran parte della SAU ad agrumi e fruttiferi. Anche Avel-lino investe una parte consistente della propria SAU ad agrumi e frutta, ma è la coltivazione di cereali la più diffusa. Per quanto concerne Salerno, si evidenzia una forte specializzazione nella coltiva-zione di olivo.

SAU per principali coltivazioni, 2010

Coltivazioni Avellino Benevento Caserta Napoli Salerno

Cereali per la produzione di granella 48.118 35.928 13. 994 604 13.866

Patate e ortive 682 496 7.810 5.205 10.962 Piante industriali 1.255 3.769 3.329 699 255 Foraggere avvicendate 23.809 25.296 31.615 602 18.390 Terreni a riposo 4.269 3.601 3.572 519 2.830 Vite 5.734 10.527 2.076 1.619 3.325 Olivo 7.562 12.015 8.831 1.745 42.470 Agrumi e fruttiferi 14.094 1.452 21.068 10.709 13.361

Prati permanenti e pascoli 13.091 12.289 13.831 354 77.198

SAU Totale 118.615 105.374 92.133 22.056 182.655

(34)

ALLEVAMENTI

In Campania, le aziende con alleva-menti sono 14.7055, il 10,7% del

totale delle aziende agricole. La zoo-tecnia campana incide per il 6,8 % sul comparto zootecnico italiano e per 16,8% su quello del Mezzogiorno. Dal confronto con il 2000, emerge una forte contrazione della consistenza aziendale (-61,4%), a fronte di un incremento del numero medio di ani-mali.

La aziende bovine sono 9.333 e rap-presentano il 63,5% delle aziende zootecniche campane, il 21,2% delle aziende bovine del Mezzogiorno ed il 7,5% di quelle italiane. In Regione si allevano 182.630 capi bovini, il 14,7% dei capi censiti nel Mezzogiorno ed il 3,3% di quelli censiti in Italia. Dal 2000 al 2010 la Campania assiste ad una contrazione, sia del numero di capi (-14%) sia del numero di aziende

(-39,2%). Salerno, Benevento e Ca-serta restano le province con il più alto numero di capi.

Le aziende con allevamenti bufalini sono 1.409 (+8,6% rispetto al 2000) e contano 261.506 capi in totale. In dieci anni il numero di capi è prati-camente raddoppiato (+100%). Difatti la Campania ha un peso determinante sull’intero territorio italiano: il 72,6% dei capi e il 57,9% delle aziende. Se si pensa che il 94,6% dei capi bufalini del Mezzogiorno è allevato in Cam-pania, si comprende che si tratta di un comparto di rilevanza strategica, sia per l’agricoltura sia per l’intera economia della regione. Le province con maggiore vocazione bufalina sono Caserta e Salerno.

L’allevamento di equini conta 1.329 aziende per un totale di 6.265 capi. Rispetto al 2000, la consistenza

azien-dale si è ridotta del 39%; nel con-tempo, si è registrato un aumento del numero di capi (+26%). È dunque confermata la tendenza generale di crescita della dimensione media azien-dale. Napoli è la provincia con l’in-cremento del numero di capi più ele-vato: +359,8%.

L’allevamento suinicolo, con 1.844 aziende e 87.705 capi, rappresenta il 7% delle aziende suinicole italiane ed il 13,8% delle suinicole del Mezzo-giorno. Dal 2000 al 2010 il numero di aziende è diminuito del 93,1%, mentre è del 35,7% la riduzione del numero di capi. Benevento e Salerno sono le province più rappresentative, per numero di capi.

Le aziende di ovini e caprini sono, ri-spettivamente, 3.161 e 1.451, esse incidono sul comparto zootecnico cam-pano per il 21,5% e per il 9,9%. I 5Si considerano le voci (bovini, bufalini, equini, ovini, caprini, suini, avicoli, struzzi e conigli) e la voce allevamenti di api e altri al-levamenti. Senza la voce api e altri allevamenti il valore è di 14.324.

(35)

dati del 2010 evidenziano, per gli al-levamenti di ovini, una contrazione del 19,7% dei capi e del 60,4% delle aziende. Tendenza analoga, quella delle aziende caprine che vedono una diminuzione del 23% nel numero di capi e del 64% nelle aziende. Per

quanto riguarda i caprini, nonostante la variazione negativa a livello regio-nale, si rileva un aumento del numero di capi del 164,8% in provincia di Napoli.

Anche gli allevamenti avicoli rivestono un importante ruolo nella zootecnia

regionale rappresentandone il 10,4%, ma, dal confronto con il 2000, si nota una forte diminuzione delle aziende (-94,5%) ed una riduzione del numero dei capi (-27,7%).

L’incidenza sul Mezzogiorno è del 16,9 %, è, invece, del 6,4 % il contri-buto al totale degli allevamenti avicoli presenti in Italia.

Napoli e Benevento sono le province con il maggior numero di capi; si sot-tolinea però che, mentre Napoli ha assistito ad una riduzione del 48% nel numero di capi, Benevento ha re-gistrato, in dieci anni, un incremento del 34,9%.

L’allevamento di conigli, con 673 aziende e 369.305 capi, rappresenta il 4,6% del totale degli allevamenti in Campania e, dal 2000 al 2010, ha subito un diminuzione, sia come nu-mero di aziende (-94,5 %) che come numero di capi (-35,6%). Benevento e Avellino sono le province con il nu-mero di capi più elevato.

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Avellino Benevento Caserta Salerno Napoli

Bovini Bufalini Equini Ovini Caprini Suini Avicoli Conigli

(36)

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Numero di aziende con allevamenti per specie, 2010

Bovini Bufalini Ovini Caprini Suini Avicoli Conigli Equini Totale

Avellino 1.553 15 760 162 443 310 167 174 3.584 Benevento 2.479 16 1.081 168 512 334 174 236 5.000 Caserta 1.620 940 296 100 98 98 37 264 3.453 Napoli 803 15 50 70 341 232 112 182 1.805 Salerno 2.878 423 974 951 450 562 183 473 6.894 Campania 9.333 1.409 3.161 1.451 1.844 1.536 673 1.329 20.736 Mezzogiorno 44.002 1.562 35.608 13.154 13.405 9.106 3.031 13.643 133.511 Italia 124.210 2.435 51.096 22.759 26.197 23.953 9.346 45.363 305.359

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Numero di capi per specie, 2010

Bovini Bufalini Ovini Caprini Suini Avicoli Conigli Equini Totale

Avellino 26.991 792 34.501 2.272 8.683 230.430 85.618 562 389.849 Benevento 48.453 1.611 46.968 4.011 40.593 1.237.850 192.915 801 1.573.202 Caserta 43.348 172.353 39.287 3.377 4.856 399.007 38.718 1.790 702.736 Napoli 7.788 2.321 3.606 1.883 6.143 1.342.790 20.957 1.122 1.386.610 Salerno 56.050 84.429 56.992 24.508 25.430 590.608 31.097 1.990 871.104 Campania 182.630 261.506 181.354 36.051 85.705 3.800.685 369.305 6.265 4.923.501 Mezzogiorno 1.241.962 276.393 5.024.454 659.149 599.667 26.833.795 1.217.935 70.554 35.923.909 Italia 5.592.700 360.291 6.782.179 861.942 9.331.314 167.512.019 7.194.099 219.159 197.853.703

(37)

Come per il numero di aziende, anche per la manodopera aziendale, dal 2000 al 2010, si assiste ad una importante diminuzione.

Nel 2010 le giornate standard lavorate (le giornate di lavoro sono riportate a giornate standard di 8 ore) nelle azien-de agricole sono state pari a 19.492.698, con una diminuzione del 38,1% rispetto al 2000.

Anche il dato Italia conferma questa tendenza con un calo del 23,4%, così come si rileva per il Mezzogiorno la cui diminuzione è del 23,0%. A risentirne è stata soprattutto la ma-nodopera familiare con una diminu-zione del 43,8% delle giornate di lavoro prestate, così come avviene per l’Italia, interessata da un decremento del 28% e per il Mezzogiorno (-27,6%). La categoria altri familiari e parenti

del conduttore che lavorano in azienda

ha avuto una riduzione del 53,9% delle giornate di lavoro. Diminuzione registrata anche nel Mezzogiorno e in

Italia: rispettivamente 36,9% e -31,6%; la categoria coniuge è diminuita del 54% in Campania, del 38,6% nel Mezzogiorno e del 38,9% in Italia. I conduttori hanno ridotto il numero di giornate di lavoro, una riduzione, rispetto al censimento precedente, del 37,1% in Campania, del 21,7% nel Mezzogiorno e del 23,5% in Italia. Un’analisi della categoria altra ma-nodopera fa comprendere come il

set-tore stia pian piano evolvendosi, l’altra

manodopera aziendale a tempo inde-terminato, infatti, aumenta in maniera

significativa.

Il numero di giornate di lavoro prestate da salariati a tempo indeterminato cresce del 46,8%. Diversamente accade nel Mezzogiorno e in Italia in cui, tale categoria, subisce una diminuzione, rispettivamente, del 7% e del 3,7%. Questo dato induce a pensare che,

LAVORO

Giornate di lavoro per categoria di manodopera aziendale, 2010

Province altra altra conduttore familiari coniuge Totale

manodopera manodopera e parenti del 2010

TD TI conduttore Avellino 203.769 42.394 1.526.723 217.457 449.379 2.439.722 Benevento 198.978 30.067 2.067.937 364.784 692.031 3.353.797 Caserta 945.953 146.006 2.220.393 387.687 580.019 4.280.058 Napoli 607.575 76.127 1.342.264 340.056 317.010 2.683.032 Salerno 1.748.068 164.762 3.186.206 584.253 1.052.800 6.736.089 Campania 3.704.343 459.356 10.343.523 1.894.237 3.091.239 19.492.698 Mezzogiorno 25.051.288 2.379.229 59.411.583 12.603.941 14.909.896 114.355.937 Italia 37.578.279 12.322.806 131.516.387 37.161.304 32.227.264 250.806.040

(38)

pur mantenendo una struttura tradi-zionale con il 79% delle giornate la-vorative prestate dal conduttore e dai suoi familiari, c’è una interessante

propensione alla ristrutturazione del-l’assetto aziendale. Per la categoria

altra manodopera aziendale a tempo determinato, si nota una tendenza

op-posta: aumentano le giornate di lavoro prestate in Italia, +6,3%, mentre di-minuiscono, sia in Campania (-5,3%) sia nel Mezzogiorno (-2,7%).

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

19,0% 15,9% 2,4% 53,1% 9,7% Altra manodopera TD Altra manodopera TI Conduttore Familiari

Coniuge che lavora in azienda Distribuzione % delle giornate di lavoro prestate dalle singole categorie di manodopera, 2010

(39)

MANUTENZIONE E PRESIDIO DEL TERRITORIO

Una novità del 6° Censimento Generale

dell’Agricoltura è la rilevazione delle aziende impegnate nella realizzazione di interventi utili alla salvaguardia e manutenzione del territorio e del pae-saggio.

Le aziende che in Campania hanno effettuato almeno una delle azioni di tutela del paesaggio sono 26.843, il 19,6% del totale. In tal senso la Cam-pania ha una incidenza percentuale superiore, sia al Mezzogiorno (3,9% delle aziende) sia alla media nazionale del 17,2%. Per quanto riguarda la SAU, la Campania svolge queste atti-vità sul 23,7% della SAU totale, in linea con il Mezzogiorno (17,8%) e, soprattutto, in linea con l’Italia (22,8%).

La distribuzione delle aziende impe-gnate in queste attività, su base terri-toriale, evidenzia che Salerno incide al 38%, segue Caserta con il 25%, Benevento con il 17%, Napoli con il 12% e Avellino con l’8%.

Superficie e aziende che hanno effettuato manutenzione e/o realizzazione di almeno un tipo di elemento lineare del paesaggio, 2010

Aziende SAU Avellino 2.209 13.767,86 Benevento 4.650 25.057,35 Caserta 6.574 36.422,14 Napoli 3.347 5.280,20 Salerno 10.063 49.615,49 Campania 26.843 130.143,04 Mezzogiorno 36.906 1.083.029,68 Italia 278.507 2.932.749,30

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT Avellino

Benevento Caserta Napoli Salerno 8,2% 17,3% 24,5% 12,5% 37,5%

Distribuzione % delle aziende campane per provincia, 2010

(40)

Le stime “ufficiali” del valore della produzione agricola sono generalmente riferite agli ambiti regionali, mentre è avvertita l’esigenza di disporre di una siffatta informazione anche a livelli sub-regionali. La presente nota rap-presenta un contributo in questo senso, costituito dalla ripartizione della PLV regionale per Orientamento Tecnico

Economico (OTE) delle aziende e per

provincia. Le stime sono state effettuate sulla base delle classificazione ISTAT delle aziende censite nel 2010 e di in-dicatori sulla PLV elaborati sulla scorta dei dati della Rete Contabile Agricola curata dall’INEA.

La ripartizione territoriale evidenzia come la prima provincia della Cam-pania per valore della produzione agri-cola (PLV) sia Salerno, che da sola costituisce il 35% del dato regionale. Segue la provincia di Caserta con il 23% e, quindi, quelle di Avellino e Be-nevento, che rappresentano rispettiva-mente il 19% ed il 18% dell’agricoltura

campana. La provincia di Napoli chiude con un contributo inferiore al 6%. A livello regionale le aziende con orien-tamento produttivo caratterizzato dalla prevalenza di seminativi contribuiscono alla formazione della PLV regionale in misura del 26%. Presenti in quote ri-levanti in tutte le province, prevalgono in quelle di Avellino e Benevento, dove

raggiungono oltre 1/3 del valore com-plessivo.

L’OTE ortofloricolo si colloca all’11%, valore ottenuto per la quasi totalità sotto serra. La provincia che fornisce il contributo maggiore è Salerno, seguita da Caserta e Napoli, tuttavia, è proprio in quest’ultima che si registra la mag-giore concentrazione provinciale (30%, con il 26% sotto serra).

Le aziende specializzate in colture permanenti (olivo, vite, fruttiferi) con-tribuiscono complessivamente per il 23% alla PLV della Campania. La quota maggiore è legata alle produzioni di frutta ed agrumi, OTE ben presente in tutte le province ad esclusione di Benevento. In questo comparto la pri-ma provincia è quella di Caserta, se-guita da Avellino, il cui valore è in buona parte da attribuire alla produ-zione corilicola.

Le aziende specializzate nella produ-zione vitivinicola forniscono un con-tributo alla PLV regionale che sfiora

STIMA DELLA PLV REGIONALE PER OTE E PER PROVINCIA

Fonte: elaborazioni su dati RICA

Avellino Benevento Caserta Napoli Salerno 18,67% 17,76% 22,80% 5,74% 35,02%

(41)

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

Ripartizione della PLV regionale per provincia e orientamento tecnico economico delle aziende (Importo in milioni di euro; valori percentuali per provincia)

Orientamento Tecnico Economico Avellino Benevento Caserta Napoli Salerno Campania

imp %pr imp %pr imp %pr imp %pr imp %pr imp %reg

Cereali oleaginose e proteaginose 26 4,4 11,4 2 7,4 1 0,7 0,4 2,8 0,2 48,3 1,5

Altri seminativi 182,1 30,5 180,8 31,8 133,6 18,3 28,1 15,3 260,8 23,3 785,4 24,6

Ortofloricoltura di serra 5,4 0,9 2,4 0,4 60,7 8,3 47,2 25,7 178,1 15,9 293,8 9,2

Ortofloricoltura all'aperto 1,4 0,2 0,3 0,1 8,6 1,2 3,9 2,1 12,5 1,1 26,7 0,8

Altri tipi di ortofloricoltura 5,2 0,9 1,1 0,2 6,8 0,9 4,7 2,6 10 0,9 27,9 0,9

Viticoltura 56,3 9,4 102,2 18 17,6 2,4 10,5 5,7 23,1 2,1 209,6 6,6

Frutticoltura e agrumicoltura 76 12,7 7,6 1,3 114,1 15,6 53,4 29,1 64,4 5,8 315,6 9,9

Olivicoltura 8,6 1,4 15,8 2,8 15,9 2,2 1,9 1 83,9 7,5 126,2 3,9

Combinazioni di colture permanenti 15,4 2,6 11,9 2,1 10,4 1,4 3,1 1,7 46,2 4,1 87,1 2,7

Bovine specializzate - orientamento latte 31,9 5,3 47,5 8,4 225 30,8 3,2 1,7 136,4 12,2 444 13,9

Bovine specializzate - orientamento ingrasso 19,3 3,2 17,3 3,1 12,1 1,7 0,1 0,1 54,7 4,9 103,6 3,2

Bovine - latte, allevamento e ingrasso 2,4 0,4 4 0,7 14,4 2 0,1 0 12,1 1,1 33,1 1

Ovini, caprini ed altri erbivori 6,8 1,1 9,6 1,7 7,9 1,1 0,3 0,2 20,7 1,8 45,3 1,4

Granivori 15,5 2,6 54,3 9,6 14,8 2 5,1 2,8 23,1 2,1 112,8 3,5

Policoltura 124,1 20,8 82,3 14,5 69,5 9,5 19,8 10,8 180,7 16,1 476,3 14,9

Poliallevamento 1,4 0,2 1,8 0,3 0,2 0 0,2 0,1 0,4 0 4 0,1

Miste (colture -allevamento) 19,3 3,2 17,7 3,1 10,4 1,4 1,4 0,8 10,3 0,9 59 1,8

Totale 597,3 100 568,2 100 729,5 100 183,8 100 1120,2 100 3198,9 100

% 18,7 17,8 22,8 5,7 35,0 100,0

il 7%, concentrato nelle province di Benevento (49% dell’OTE) e Avellino (27% OTE). Le aziende con OTE oli-vicolo, invece, raggiungono il 4% sulla

PLV campana, dato per i 2/3 dovuto alla produzione salernitana.

Le aziende zootecniche contribuiscono alla formazione della PLV regionale

per il 23%, con la prevalenza dell’OTE bovini/bufalini da latte (14%). Tra le province prevalgono Caserta e Salerno, seguite da Benevento. A Caserta si

(42)

re-gistra anche la maggiore intensità degli allevamenti, con un valore del 38% sulla PLV provinciale, per oltre i 4/5 fornito dall’OTE bovini/bufalini da latte.

Nelle altre province, invece, sono mag-giormente presenti anche altri alleva-menti zootecnici, come allevaalleva-menti bovini con orientamento da carne e carne-latte, allevamenti di ovi-caprini e di granivori.

Una fetta importante delle aziende campane presentano un orientamento tecnico economico misto. Il contribuito che tali realtà danno all’agricoltura campana non per è niente trascurabile, raggiungendo quasi il 17% della PLV regionale.

Questa tipologia di aziende è diffusa in tutte le province, ma raggiunge la concentrazione massima in quella di Avellino, dove contribuisce quasi per 1/4 al valore dell’agricoltura, al con-trario, a Caserta e Napoli non rag-giunge il 12%.

Fonte: elaborazioni su dati RICA

Seminativi Ortofloricoltura Viticoltura Olivicoltura

Frutticoltura e altre colt. permanenti Allevamenti Altre 26,06% 10,89% 3,95% 6,55% 23,22% 12,59% 16,74%

Ripartizione della PLV regionale per orientamento tecnico economico delle aziende

Fonte: elaborazioni su dati RICA

0 5 10 15 20 25 30 35 40

Seminativi Ortofloricoltura Colture

permanenti Allevamenti Altre Avellino Benevento Caserta Napoli Salerno Ripartizione delle PLV provinciali per OTE delle aziende (valori percentuali)

(43)
(44)

LE IMPRESE IN CAMPANIA

In Campania nel 2012 si annoverano

471.890 imprese attive, che rappre-sentano il 9% delle imprese attive in Italia (che ammontano a 5.239.924) ed il 31,4% di quelle delle regioni del Mezzogiorno (che ammontano a 1.502.417); rispetto all’anno precedente si registra una leggera flessione dello 0,13%. Dal 2009 si assiste a una co-stante contrazione del numero di im-prese attive, sceso nel 2011 a 472.526 unità (-0,13% rispetto al 2012), nel 2010 a 474.134 unità (-0,34% rispetto al 2011), nel 2009 a 476.229 (-0,44% rispetto al 2010).

A livello provinciale, il 47,8% delle imprese attive campane si localizza in provincia di Napoli, il 21,6% in quella di Salerno, il 16,1% in quella di Caserta, l’8% in quella di Avellino ed il 6,5% nella provincia di Benevento. In quasi tutte le province, rispetto al 2011, si registra una leggera diminuzione del numero di imprese attive, in particolare nella provincia di Napoli si ha un calo

dello 0,25% (577 imprese in meno), in quella di Avellino la diminuzione è pari allo 0,38% (147 imprese in meno), in provincia di Benevento la riduzione è dello 0,87% (267 imprese in meno), mentre in provincia di Salerno il calo è dello 0,48% (496 imprese in meno). L’unica provincia campana a far regi-strare un aumento delle imprese attive è quella di Caserta, con un incremento dell’1,12% pari a 851 imprese. Le imprese operanti nei settori agri-coltura, caccia e silvicoltura sono 66.582 e rappresentano il 14,1% delle imprese attive in Campania, facendo registrare una diminuzione del 3,8% rispetto al 2011. Le imprese del settore pesca e acquacoltura restano pressoché inva-riate, infatti c’è stata una contrazione di sole 3 imprese rispetto all’anno pre-cedente. L’industria alimentare incluse le bevande e il tabacco, nel 2012, ha annoverato 7.164 imprese attive, valore quasi costante rispetto all’anno prece-dente (7.161 imprese). L’incidenza

dell’industria alimentare sul totale delle imprese campane è pari all’1,5%, men-tre rappresenta il 17,6% sul settore manifatturiero regionale.

Esaminando gli andamenti relativi ad alcuni settori, nelle cinque province campane, si osserva una generalizzata contrazione del numero di imprese Fonte: elaborazioni su dati Infocamere

Avellino Benevento Caserta Napoli Salerno 47,8% 8,0% 6,5% 16,1% 21,6%

Ripartizione provinciale delle imprese attive in Campania, 2012

(45)

attive nei settori analizzati; tuttavia non manca qualche particolarità. In provincia di Avellino si registra una leggera flessione sia delle imprese del settore agricoltura, caccia e silvicoltura (-2,3%), sia dell’industria alimentare e bevande (-2,6%), mentre passano

da 3 a 1 le industrie del tabacco (-66,6%). In provincia di Benevento si riscontra una lieve diminuzione delle imprese del settore agricoltura, caccia e silvicoltura (-3,4%); continuano a diminuire le imprese di pesca e acqua-coltura (-40%) a fronte di un aumento

dell’industria alimentare e bevande (+1,8%). In provincia di Caserta au-mentano dell’8,3% le imprese nel settore della pesca e del 2,2% le industrie ali-mentari e delle bevande; si riducono, invece, le imprese attive nel settore dell’agricoltura, caccia e silvicoltura (-3,5%) e quelle dell’industria del tabacco (-50%). In provincia di Napoli si regi-strano variazioni negative in tutti i settori considerati, in particolare per le imprese del settore agricoltura, caccia e silvicoltura il calo è del 4,2%, per la pesca e acquacoltura la flessione è del 2,8%, mentre la contrazione del numero di imprese nel settore alimentare e be-vande è dello 0,7%.

In provincia di Salerno le dinamiche negative riguardano solamente le im-prese del settore dell’agricoltura, caccia e silvicoltura (-5%), mentre si registra un aumento delle imprese nel settore pesca (+4,3%) e, seppur modesto, del-l’industria alimentare e bevande (+0,8%).

Fonte: elaborazioni su dati Infocamere

66.582 324 238 7.164 33.426 1.297 59.404 177.876 32.343 13.927 8.814 39.089 2.742 3.756 24.065 843

Agricoltura, caccia e silvicoltura Pesca e acquacoltura Estrazione di minerali Ind. alimentari, delle bevande e del tabacco Attività manifatturiere Prod. e distrib.energ.elettr., gas e acqua Costruzioni Comm.ingr. e dett., rip.beni pers. e per la casa Alloggio e ristorazione Trasporti, magazzinaggio e comunicaz. Intermediaz. monetaria e finanziaria Attiv.immob., noleggio, informat., ricerca Istruzione Sanità e altri servizi sociali Altri servizi pubblici, sociali e personali Imprese non classificate

(46)

Movimenti delle imprese in Campania per alcuni settori di attività, 2012

CAMPANIA

Registrate Attive Iscritte Cessate Variazioni var. % 2012/11 (altri mov.) Attive

Agricoltura, caccia, silvicoltura 67.432 66.582 2.351 5.322 195 -3,8

Pesca e acquacoltura 372 324 16 30 5 -0,9

Industria alimentare e bevande 8.300 7.149 124 297 83 0,08

Industria del tabacco 24 15 0 0 10 -16,6

AVELLINO

Agricoltura, caccia, silvicoltura 11.470 11.414 273 557 14 -2,3

Pesca e acquacoltura 3 3 0 0 0 0,0

Industria alimentare e bevande 790 714 12 54 27 -2,6

Industria del tabacco 2 1 0 0 -1 -66,6

BENEVENTO

Agricoltura, caccia, silvicoltura 12.471 12.437 305 770 26 -3,4

Pesca e acquacoltura 4 3 0 1 -1 -40,0

Industria alimentare e bevande 612 554 7 10 19 1,8

Industria del tabacco 11 10 0 0 0 0,0

CASERTA

Agricoltura, caccia, silvicoltura 13.201 13.080 456 982 43 -3,5

Pesca e acquacoltura 15 13 0 1 2 8,3

Industria alimentare e bevande 1.202 1.073 33 43 35 2,2

Industria del tabacco 8 1 0 0 0 -50,0

NAPOLI

Agricoltura, caccia, silvicoltura 10.973 10.769 417 920 36 -4,2

Pesca e acquacoltura 239 209 8 16 1 -2,8

Industria alimentare e bevande 3.523 3.045 38 82 34 -0,7

Industria del tabacco 2 2 0 0 0 0,0

SALERNO

Agricoltura, caccia, silvicoltura 19.317 18.882 900 2.093 76 -5,0

Pesca e acquacoltura 111 96 8 12 3 4,3

Industria alimentare e bevande 2.173 1.763 34 108 68 0,8

Industria del tabacco 1 1 0 0 0 0,0

(47)

DISTRIBUZIONE

Al 30 giugno 2012 la consistenza degli esercizi operanti nel settore alimentare, in sede fissa, ha registrato una flessione del 2% rispetto al 2011, attestandosi su 27.321 esercizi. Tale risultato è l’effetto di un lieve incremento del numero di esercizi di vendita di frutta e verdura (+0,13%), rispetto a un arretramento del numero di esercizi commerciali di carne e prodotti a base di carne (-4,3%),

di pane, pasticceria, dolciumi (-21,9%), delle bevande (-6%) e degli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare (-0,17%). Si registra, invece, un numero costante di esercizi di vendita di pesci, crostacei, molluschi e di altri esercizi specializzati alimentari.

A livello provinciale, la consistenza della rete commerciale alimentare in sede fissa presenta un aumento degli esercizi solo

nella provincia di Avellino (+1,2%), so-stanzialmente stabili in provincia di Ca-serta (-0,1%); mentre sono diminuiti gli esercizi nelle province di Benevento (-1,7%), Napoli (-2,9%) e Salerno (-2,1%). La rete commerciale ambulante, al 30 giugno 2012, è composta da 22.703 unità e gli esercizi ambulanti specializzati nell’alimentare rappresentano il 17% del totale. Il numero degli esercizi ambulanti

Esercizi commerciali alimentari al dettaglio in sede fissa, 2012

Specializzazione Avellino Benevento Caserta Napoli Salerno Campania

n° % n° % n° % n° % n° % n° %

Frutta e verdura 181 9,9 83 7,3 463 10,8 1.643 11,5 680 11,8 3.050 11,2

Carne e prodotti a base di carne 425 23,2 282 24,8 897 21,0 2.908 20,3 1.207 20,9 5.719 20,9

Pesci, crostacei, molluschi 84 4,6 62 5,5 194 4,5 984 6,9 340 5,9 1.664 6,1

Pane, pasticceria, dolciumi 40 2,2 22 1,9 134 3,1 531 3,7 138 2,4 865 3,2

Bevande (vini, olii, birra ed altre) 15 0,8 15 1,4 124 2,9 448 3,1 82 1,4 684 2,6

Altri esercizi specializzati alimentari 94 5,2 49 4,3 244 5,7 1.130 7,9 270 4,7 1.787 6,5

Non specializzati prevalenza alimentare 991 54,1 621 54,8 2.230 52,0 6.658 46,6 3.052 52,9 13.552 49,5

In complesso 1.830 100,0 1.134 100,0 4.286 100,0 14.302 100,0 5.769 100,0 27.321 100,0

% su totale esercizi 28,0 25,6 28,5 27,1 28,0 27,5

DENSITÀ1 235 251 211 214 189 211

1Abitanti/esercizio alimentari

(48)

alimentari è risultato sostanzialmente stabile (-0,5%) rispetto al 2011. A livello provinciale si registra un aumento degli esercizi ambulanti alimentari nelle province di Napoli (+6 unità), Benevento (+3 unità) e Caserta (+8 unità); in dimi-nuzione, invece, gli esercizi alimentari nelle provincie di Napoli (-17 unità) e Salerno (-18 unità). La distribuzione sul territorio regionale degli esercizi ambulanti resta pressoché invariata rispetto al 2011 anche se con percentuali differenti, per-tanto circa la metà degli esercizi si localizza in provincia di Napoli (46,5%), segue la provincia di Caserta (25,7%), quella di Salerno (21,8%) e, infine, Avellino e Be-nevento (3,7% e 2,3% rispettivamente). Il numero di esercizi commerciali all’in-grosso in Campania ha fatto registrare un leggero incremento (+0,9%) rispetto all’anno precedente, difatti al 30 giugno 2012, se ne contano 35.750. Analizzando la dinamica per le cinque province cam-pane, si registra che il numero totale di esercizi all’ingrosso è aumentato ovunque,

Esercizi commerciali ambulanti, 2012

Avellino Benevento Caserta Napoli Salerno TOTALE

Altri Articoli 195 127 1.871 3.226 1.623 7.042

Abbigliamento, Tessuti e Calzature 45 42 1.178 1.047 806 3.118

Alimentare 247 150 598 1.940 925 3.860

Calzature e Pelletterie 29 27 203 356 112 727

Mobili e Articoli di uso domestico 14 10 62 223 93 402

Non specificato 146 48 467 1.155 323 2.139

Abbigliamento e Tessuti 167 111 1.463 2.615 1.059 5.415

TOTALE 843 515 5.842 10.562 4.941 22.703

Fonte: Osservatorio nazionale del commercio, Ministero dello Sviluppo Economico

Fonte: Osservatorio nazionale del commercio, Ministero dello Sviluppo Economico

Distribuzione degli esercizi commerciali all’ingrosso per specializzazione merceologica, 2012

PROVINCIA Altri Altri Macchinari Materie Prodotti Prodotti Totale

prodotti di consumo e agricole e alimentari, intermedi

finale attrezzature animali bevende, non agricoli

vivi tabacco rottami e

cascami AV 32 352 177 215 348 377 1.501 BN 40 223 120 82 227 269 961 CE 96 2.000 458 213 1.076 992 4.835 NA 573 12.053 1.964 1.092 4.068 3.174 22.924 SA 122 1.561 637 266 1.816 1.127 5.529 TOTALE 863 16.189 3.356 1.868 7.535 5.939 35.750

(49)

ad eccezione della sola provincia di Sa-lerno. Riguardo alle categorie merceolo-giche, invece, gli esercizi specializzati nella vendita di prodotti alimentari, be-vande e tabacco restano pressoché inva-riati (+1 unità), così come gli esercizi per la vendita di materie prime agricole (+8 unità).

La grande distribuzione

Nel 2011 si registrano incrementi della consistenza, della superficie occupata e degli addetti, un’inversione di tendenza rispetto al calo dell’anno precedente. Di-fatti, il numero dei supermercati al 31 dicembre 2011 è pari a 534 punti di vendita, che confrontato con il dato rile-vato nell’anno precedente (503 esercizi) presenta un incremento del 6,2%. In particolare la superficie totale è pari a 411.316 mq con un incremento del 9,5% ed il numero degli addetti è pari a 7.757 unità con un incremento del 9,7% sul-l’anno precedente. In base ai dati rilevati si conferma il trend positivo di crescita

di questa formula distributiva in provincia di Caserta, dove aumenta del 18,3% il numero dei supermercati, la superficie complessiva di vendita ha superato i 67.500 mq (+22,3%), e l’occupazione conta 1.000 addetti (+23%).

Sono in diminuzione, invece, gli iper-mercati che contano 21 unità (-8,7%), con 4.080 addetti, l’1,2% in meno rispetto al 2010, e una superficie di vendita di 162.841 mq (-9,9%). A livello provinciale si registra la scomparsa di ipermercati in provincia di Benevento (1 unità nel 2011),

la contrazione di 2 unità in provincia di Napoli, una variazione positiva in provincia di Avellino (+1 unità), mentre resta co-stante il numero di punti vendita nelle province di Caserta e Salerno.

Il numero dei minimercati risulta, al 31 dicembre 2011, pari a 463 unità (+3,3% rispetto allo scorso anno), con una su-perficie di vendita di 129.143 mq (+2,8%) e 2.955 addetti (+6,4%). Tali valori con-fermano il costante ritmo di crescita che ha caratterizzato questa formula distri-butiva negli anni recenti.

Grande distribuzione alimentare per ripartizione provinciale, 2011

Fonte: Osservatorio nazionale del commercio, Ministero dello Sviluppo Economico

Supermercati Minimercati Ipermercati Numero Sup. Addetti Numero Sup. Addetti Numero Sup. Addetti

di vendita di vendita di vendita

Avellino 68 53.405 720 5 17.637 239 46 13.518 240 Benevento 7 5.999 134 0 0 0 6 1.984 50 Caserta 84 67.554 1.000 5 38.850 1.589 81 22.803 468 Napoli 257 178.554 3.438 10 97.801 2.142 258 70.193 1.761 Salerno 118 105.804 2.465 1 8.553 110 72 20.645 436 Campania 534 411.316 7.757 21 162.841 4.080 463 129.143 2.955 Italia 9.815 8.841.499 178.632 612 3.765.977 85.669 5.536 1.622.627 34.424

(50)

La spesa media mensile per famiglia nel 2011, pari a 1.944 euro, mostra un aumento, in valori correnti, dell’1,9% rispetto al 2010. Il valore della spesa media mensile regionale, pur essendo leggermente superiore al dato per la circoscrizione del Mezzogiorno (1.894 euro), è inferiore al dato nazionale (2.488 euro); difatti sono le circoscrizioni del Nord e del Centro a mostrare i valori più alti di spesa media mensile. La quota di spesa per generi alimentari e bevande continua a crescere, rag-giungendo il 28,7% della spesa totale regionale. In particolare crescono la spesa per carne, quella per latte, for-maggi e uova e quella per zucchero, caffè ed altro.

A livello nazionale alla spesa per generi alimentari e bevande viene destinato il 19,2% della spesa totale, quota in leg-gero aumento rispetto al 19% del 2010. L’aumento più consistente si osserva nella circoscrizione del Mezzogiorno, dove la spesa alimentare rappresenta

il 25,6% della spesa totale (era il 25% nel 2010), mentre la quota rimane co-stante fra le famiglie del Nord e del Centro (16,6% nel Nord e 18,4% nel Centro).

Secondo l’indagine Istat sui consumi delle famiglie, la spesa alimentare si effettua prevalentemente presso il

su-permercato, che si conferma il luogo di acquisto prevalente. In aumento è la quota di famiglie del Mezzogiorno che acquista generi alimentari presso gli hard-discount. Le famiglie dichia-rano, inoltre, di aver diminuito la quan-tità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto all’anno precedente.

CONSUMI ALIMENTARI

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

1.929 1.894 1.908 1.944 1.950 1.898 1.882 1.894 2.485 2.442 2.453 2.488 1.500 1.750 2.000 2.250 2.500 2008 2009 2010 2011 Italia Mezzogiorno Campania Spesa media mensile a prezzi correnti per famiglia (euro), 2008-2011

(51)

A livello regionale, tra il 2010 e il 2011 risultano in contrazione le spese destinate all’abbigliamento e alle cal-zature, che determina una contrazione della quota di spesa ad essa destinata, che scende dal 6,9% al 5,7%. Le fa-miglie dichiarano di aver diminuito la quantità di vestiti e scarpe acquistati e di essersi orientati verso prodotti di qualità inferiore.

Si riducono, inoltre, le quote di spesa destinate all’abitazione (dal 26,5 al 25,1%) e per combustibili ed energia (dal 5,2 al 4,8%).

Crescono, anche per effetto dell’aumento dei prezzi, le quote di spesa destinate all’acquisto di arredamenti, elettrodo-mestici, servizi per la casa (dal 4,3 al 5,1%), all’istruzione (dallo 0,6 all’1%) e ai trasporti (dal 10,8 all’11,5%), in particolare queste ultime sono trainate dai marcati aumenti delle spese per carburanti, assicurazioni veicoli, biglietti e abbonamenti ferroviari o per altri collegamenti extra-urbani.

Spesa media mensile delle famiglie per capitolo (composizione percentuale rispetto al totale, valori in euro in grassetto), 2011

Campania Mezzogiorno Italia

Alimentari e bevande 28,7 25,6 19,2 Tabacchi 1,4 1,3 0,8 Abbigliamento e calzature 5,7 6,6 5,4 Abitazione 25,1 24,8 28,9 Combustibili ed energia 4,8 5,3 5,2 Arredamnenti ecc. 5,1 5,2 5,1 Sanità 2,8 3,6 3,7 Trasporti 11,5 12,7 14,2 Comunicazioni 2,1 2,1 1,9 Istruzione 0,6 1,1 1,1

Tempo libero e cultura 3,3 3,4 4,2

Altri beni e servizi 8,9 8,3 10,2

Totale 100,0 100,0 100,0

Spesa media mensile 1.944 1.894 2.488

Riferimenti

Documenti correlati

Le spese dovranno essere strettamente correlate alla realizzazione del progetto e riguardare: l’acquisizione (sviluppo o sfruttamento) di brevetti, licenze, know-how o altre forme

La Regione Lazio intende sostenere il potenziamento delle Infrastrutture di Ricerca individuate come prioritarie dal Programma Nazionale per le Infrastrutture di

Al momento della presentazione della domanda, deve essere presentata almeno una Lettera di Intenti sottoscritta dal o dai Beneficiari e da almeno un Produttore Estero che

6 MILIONI DERIVANO DALL’EFFICIENTAMENTO -La parte più consistente dell’utile maturato è dovuta al cosiddetto piano di efficientamento, che ha fatto rilevare una riduzione di spesa

‰‰ Dopo la frenata provocata dal Covid, il 2021 è stato un anno di ripartenza per il settore dei droni: il mercato professionale ha raggiunto il valore di 94 milioni di euro,

rispetto al periodo di confronto che era influenzato dall’effetto negativo sul costo del credito legato all’operazione di cessione di crediti a sofferenza

In via sperimentale per gli anni 2009 e 2010 i lavoratori destinatari di trattamenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro, anche in deroga (cig e

rientrano in questa fattispecie, già autorizzati ai versamenti volontari in data precedente l’entrata in vigore della legge di stabilità (entro il 31/12/2015) e per i quali