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I CAPITOLO 1 Introduzione

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Academic year: 2021

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CAPITOLO 1

Introduzione

l Mar Mediterraneo è da tempo considerato una priorità in termini di conservazione a causa della sua ricchezza e dell’elevato numero di endemismi ma anche per via dell’incremento delle specie minacciate e dell’intensificarsi delle pressioni generate dalle attività antropiche alle quali è stato sottoposto da secoli (Abdulla et al., 2009; Myers et al., 2000; Mittermeier et al., 2004; Shi et al., 2005). In particolare l’ecosistema marino-costiero caratteristico dell’area transfrontaliera dell’alto Tirreno, definita anche in termini normativi come “Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo”1, è particolarmente ricco e

diversificato e la presenza dei cetacei assume un ruolo considerevole, diventando un possibile indicatore dello stato di salute di questo ambiente marino (Grazzini e Mancusi, 2009). Diventa pertanto fondamentale, soprattutto ai fini di proteggere e conservare tale ambiente, individuare indicatori di biodiversità che permettano di valutare lo stato ambientale al fine di generare corrette politiche di gestione (Brereton et al., 2001) nonché le metodologie di indagine più opportune alla raccolta dei dati.

I cetacei possiedono alcune caratteristiche che li rendono ottimi indicatori di biodiversità fra cui la loro posizione all’apice della catena trofica e la loro capacità di occupare un ampio ventaglio di habitat diversi (Brereton et al., 2001).

Purtroppo, a causa delle loro caratteristiche fisiologiche e ecologiche, può risultare abbastanza difficoltoso e costoso raccogliere dati relativi alla distribuzione dei cetacei e all’utilizzo degli habitat (Burns e Wandesford-Smith, 2002; Hammond et al., 2002; Kiszka et al., 2007).

Il rinnovato interesse normativo sia a livello nazionale che comunitario ha riportato l’attenzione sull’importanza ecologica dei mammiferi marini, in special modo dei cetacei, esigendo studi di monitoraggio sui trend e sullo status delle popolazioni e fornendo così nuovo slancio sia alla prosecuzione di studi già in corso che alla pianificazione di nuovi progetti di ricerca aderenti il più possibile a quanto richiesto dalla legislazione vigente.

1 Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo (ASPIM), o SPAMI (dall'acronimo inglese Specially

Protected Areas of Mediterranean Importance), è la denominazione che viene assegnata ai siti di importanza per la conservazione della biodiversità nel Mediterraneo contestualmente alla Convenzione di

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1.1 I cetacei del Mediterraneo

I Cetacei (Cetacea, Brisson 1762) sono un ordine di mammiferi euplacentati completamente adattati alla vita acquatica (Würsig, 1989; Notarbartolo di Sciara, 1993) che occupano la maggior parte degli ambienti acquatici, da quelli salmastri agli oceani (Gaskin, 1982; Notarbartolo di Sciara, 1993).

Regno: Animalia Phylum: Chordata Subphylum: Vertebrata Superclasse: Gnathostomata Classe: Mammalia Sottoclasse: Theria Infraclasse: Eutheria Superordine: Laurasiatheria Ordine: Cetacea (Brisson, 1762)

Sottordini: Mysticeti, Odontoceti, Archaeoceti † (estinti)

Attualmente si considera che tale ordine annoveri 85 specie anche se esistono pareri discordanti (Reeves et al., 2003): secondo alcuni autori le specie di cetacei sarebbero 83 (Rice, 1998), secondo altri 85 (Perrin et al., 2002) e secondo altri ancora 86 (Dalebout et al., 2002).

Nel Mediterraneo si possono incontrare 21 specie di cetacei (Notarbartolo di Sciara e Demma, 1997; Notarbartolo di Sciara, 2002; CIESM, 2004), delle quali otto sono considerate specie regolari (Notarbartolo di Sciara, 1993; CIESM, 2004), quattro vengono ritenute occasionali di chiara provenienza atlantica, che compiono cioè sporadiche e irregolari comparse nel Mediterraneo, e sei accidentali, ovvero estranee al Mediterraneo ma che vi hanno fatto comparsa accidentale nell’ultimo secolo e mezzo (Notarbartolo di Sciara, 1993).

Specie regolari

Balenottera comune -Balaenoptera physalus (Linnaeus, 1758) Capodoglio -Physeter mcrocephalus (Linnaeus, 1758)

Delfino comune - Delphinus delphis (Linnaeus, 1758) Globicefalo -Globicephala melas (Traill, 1808)

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Stenella striata -Stenella coeruleoalba (Meyen, 1833) Tursiope -Tursiops truncatus (Montagu, 1821)

Zifio -Ziphius cavirostris (Cuvier, 1823) Specie occasionali

Balenottera minore -Balaenoptera acutorostrata (Lacépède, 1804) Orca -Orcinus orca (Linnaeus, 1758)

Pseudorca -Pseudorca crassidens (Owen, 1846) Steno -Steno bredanensis (Lesson, 1828) Specie accidentali

Balena franca boreale -Eubalaena glacialis (Müller, 1776) Balenottera boreale -Balaenoptera borealis (Lesson, 1828) Cogia di Owen -Kogia sima (Owen, 1866)

Focena comune -Phocoena phocoena (Linnaeus, 1758) Megattera -Megaptera novaeangliae (Borowski, 1781)

Mesoplodonte -Mesoplodon europaeus, M. densirostris, M. bidens Sousa indo-pacifica -Sousa chinensis (Osbeck, 1765)

La provenienza delle specie di cetacei accidentali sopra elencate si può comunque ritenere prettamente atlantica, nessuna di queste è cioè endemica del Mediterraneo, come si può constatare considerando che sia la diversità in specie che l’abbondanza diminuiscono progressivamente da Gibilterra verso levante (Notarbartolo di Sciara, 1993).

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BALENOTTERA COMUNE Balaenoptera physalus (Linnaeus, 1758)

Tassonomia Ordine: Cetacea

Sottordine: Mysticeti Famiglia: Balaenopteridae Genere: Balaenoptera Specie: B. physalus

Descrizione È il più grande misticeto tra i cetacei del Mediterraneo. Adulti: Lunghezza 18-24 metri Peso 30-80 tonnellate Neonati: Lunghezza 6-6.5 metri Peso 2 tonnellate

Presenta una corporatura magra e allungata e la parte anteriore del capo, il rostro, è dorsalmente appiattita con una cresta dorsale longitudinale nel mezzo che termina nella regione dello sfiatatoio, quest’ultimo formato da due orifizi. Dallo sfiatatoio viene emesso un soffio di circa 6-7 metri. Questa specie mostra una pinna dorsale piccola e falcata, di forma variabile da individuo a individuo, disposta all'inizio del terzo posteriore del corpo e delle pinne pettorali piccole e appuntite.

La colorazione del dorso è grigio scuro e bianca sul ventre. La colorazione bianca della mandibola si protende posteriormente verso il dorso raffigurando una caratteristica fiamma su base grigia. La parte posteriore dello sfiatatoio mostra una W rovesciata verso i fianchi dell’animale, che è altamente variabile in colorazione e forma da individuo ad individuo e assieme alla forma e alla dimensione della pinna dorsale vengono utilizzati come elementi identificativi dei singoli esemplari (Cozzi, 2005). Alimentazione Si alimenta in prevalenza dell'eufausiaceo Meganyctiphanes

norvegica ma anche di piccoli cefalopodi (Notarbartolo di Sciara, 1993; Cozzi, 2005).

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tutti gli oceani compreso il Mar Mediterraneo dove è presente in modo regolare prevalentemente nel settore nord occidentale (Mar Ligure, Mar di Corsica Alto e Medio Tirreno)(Cozzi, 2005; Lauriano, 2008). In tali aree è frequente soprattutto in estate in aree pelagiche e rappresenta la specie di Misticete più comune (Notarbartolo di Sciara, 2002).

Habitat ed ecologia Predilige ambienti profondi (400-2500 m) ma in Mediterraneo è possibile incontrare B. Physalus anche in zone di scarpata e piattaforma continentale, favorendo zone di upwelling con alte concentrazioni di zoopancton (Notarbartolo di Sciara, 2002).

Status Le popolazioni di B. Physalus risultano estremamente ridotte nei mari di tutto il mondo prevalentemente a causa di scontri con navi commerciali (Laist et al. 2001) e caccia non regolamentata (Reeves et al., 2003). In Mediterraneo la caccia è invece proibita da tempo. Lo stato attuale effettivo delle popolazioni di B. physalus è poco conosciuto perchè scarsamente investigato, anche in Mediterraneo (Notarbartolo di Sciara et al., 2003; Reeves et al., 2003).

CAPODOGLIO Physeter mcrocephalus (Linnaeus, 1758)

Tassonomia Ordine: Cetacea

Famiglia: Physeteridae Sottordine: Odontoceti Genere: Physeter

Specie: P. macrocephalus

Descrizione Le dimensioni del Physeter macrocephalus sono: Adulti:

Lunghezza femmine 11-12 metri, maschi 15-18 metri Peso 20-50 tonnellate

Neonati:

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Peso 1 tonnellata circa

Il capodoglio è il più grande odontoceto (Notarbartolo di Sciara, 1993) e ha un aspetto inconfondibile: il corpo è caratterizzato da un capo enorme, di forma squadrata, che costituisce circe 1/3 dell’intera lunghezza del corpo e lo sfiatatoio posizionato all’estremità anteriore sinistra. Nel capodoglio l’epidermide del dorso e dei fianchi appare rugosa e grigio-bruna e il ventre, la gola e la rima buccale sono in genere chiari. Caratteri distintivi della specie sono: la testa e il profilo del corpo, che assume la forma di un tronco arrotondato (Cozzi, 2005; Lauriano, 2008).

Alimentazione La dieta del capodoglio è costituita prevalentemente da cefalopodi mesopelagici di media dimensione (1m), in alcune zone però i molluschi vengono completamente sostituiti da pesci (Notarbartolo di Sciara, 1993; Cozzi, 2005)

Distribuzione E’ una specie cosmopolita. Ampiamente distribuito in tutto il Mediterraneo, dal bacino di Alboran a quello Levantino (Notarbartolo di Sciara, 2002).

Nei mari italiani è presente lungo la costa occidentale di Corsica e Sardegna e intorno alla Sicilia. In Adriatico il capodoglio è presente lungo la costa della Dalmazia (Lauriano, 2008).

E’ una specie migratoria che compie ampi spostamenti dalle alte latitudini, in cui passa la stagione calda, alle zone temperate e tropicali verso le quali si reca in autunno (Notarbartolo di Sciara, 2002).

Habitat ed ecologia E’ un tipico cetaceo di acque pelagiche profonde, intorno ai 1000 m (Whitehead, 2003), predilige le zone di scarpata continentale perchè particolarmente ricche dei cefalopodi di cui si nutre (Notarbartolo di Sciara, 2002; Cozzi, 2005). Si avvicina alle coste solo nei tratti in cui i fondali sono particolarmente scoscesi (Cozzi, 2005).

Status Lo sfruttamento commerciale perpetrato per secoli ha reso

questa specie obiettivo prioritario di politiche di gestione. Attualmente la pesca commerciale, la cattura accidentale

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nelle reti da pesca e la collisione con grosse navi sono i maggiori impatti antropici che decimano le popolazioni (Notarbartolo di Sciara, 1990; Cagnolaro e Notarbartolo di Sciara, 1992; André et al., 1994; Barlow et al., 1994; Reeves et al., 2003; Laist et al., 2001).

DELFINO COMUNE Delphinus delphis (Linneo, 1758)

Tassonomia Ordine: Cetacea

Sottordine: Odontoceti Famiglia: Delphinidae Genere: Delphinus Specie: D. delphis

Descrizione Il delfino comune ha un corpo affusolato e idrodinamico con il rostro allungato e sottile.

Le dimensioni del Delphinus delphis: Adulti:

Lunghezza 1.7-2.4 metri Peso 70-110 kg

Neonati:

Lunghezza 0.5-0.7 metri.

La bocca è munita di 200 denti complessivamente. La pinna dorsale è falcata e posta a metà della lunghezza del corpo. La colorazione è distintiva per la specie: il dorso grigio-blu mentre il ventre è bianco (Cozzi, 2005). Lungo i fianchi il delfino comune possiede una caratteristica macchia a forma di clessidra di colore grigio chiaro nella parte posteriore e giallo-grigiastro dalla testa al fianco La testa presenta inoltre due strisce scure intorno agli occhi ed alla bocca. Le pinne pettorali sono scure (Cozzi, 2005; Lauriano, 2008).

Alimentazione Dotato di una notevole flessibilità nella dieta (Notarbartolo di Sciara, 1993), è un cetaceo prevalentemente ittiofago le cui prede sono rappresentate prevalentemente da pesce azzurro e mictofidi ma si nutre anche di cefalopodi. La dieta sembrerebbe inoltre variare con le stagioni (Cozzi, 2005)

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GLOBICEFALO Globicephala melas (Traill, 1808)

Distribuzione Il delfino comune è ampiamente distribuito in tutte le acque temperate del Pacifico e dell’Atlantico (Bearzi et al., 2003; Reeves et al., 2003).

In Mediterraneo questa specie sembrerebbe oggi presentare delle notevoli differenze dal quadro generale, sia in termini di preferenze dell'habitat, sia di abbondanza. In questo mare infatti il delfino comune e stato di recente osservato più spesso in acque neritiche che pelagiche (Notarbartolo di Sciara et al., 1990; Notarbartolo di Sciara, 1993)

Habitat ed ecologia Il delfino comune e generalmente considerato un Cetaceo di abitudini pelagiche (Notarbartolo di Sciara, 1993) anche se in Mediterraneo la sua presenza è stata comprovata sia in ambiente pelagico che neritico (Notarbartolo di Sciara et al., 1993; Notarbartolo di Sciara e Demma, 1997; Cañadas et al., 2002; Bearzi et al., 2003) La sua ecologia è poco nota (Bearzi et al., 2003).

Status Ignote cause hanno provocato negli ultimi decenni la sua

progressiva rarefazione in Mediterraneo, fino alla sua quasi totale scomparsa dal bacino occidentale e centrale, ad eccezione della zona di Gibilterra (Notarbartolo di Sciara, 1993; Forcada e Hammond, 1998; Reeves et al., 2003; Lauriano, 2008). La pesca illegale tra Spagna, Italia e Marocco ha sicuramente contribuito al declino delle popolazioni (Silvani et al., 1999).

Il delfino comune è oggi, tra le specie regolari, una delle più rare (Notarbartolo di Sciara et al., 1990; Cagnolaro et al., 1993).

Tassonomia Ordine: Cetacea

Famiglia: Delphinidae Genere: Globicephala Specie: G. melas

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globoso e dal rostro appena accennato (Cozzi, 2005). Le sue dimensioni sono:

Adulti: Lunghezza 3.8-6 metri Peso 1.7-3.5 tonnellate Neonati: Lunghezza 1.8-2 metri Peso 75 kg circa

La livrea è spesso nera o nera bluastra e il ventre ha un caratteristica macchia chiara o bianca a forma di ancora (Lauriano, 2008). La pinna dorsale è caratteristica della specie: bassa, con l’apice arrotondato e inserita molto in avanti sul dorso. Le pinne pettorali sono molto lunghe e appuntite (Cozzi, 2005) e la pinna caudale ha un evidente seno tra i due lobi ed estremità laterali appuntite (Lauriano, 2008).

Alimentazione E’ una specie predatrice e si alimenta principalmente di calamari, polpi e cefalopodi mesopelagici in generale, occasionalmente di svariate specie di pesce (Notarbartolo di Sciara, 1993; Lauriano, 2008).

Distribuzione Ampiamente diffuso nelle acque temperate subpolari

dell'Atlantico settentrionale e di tutto l'emisfero australe che abbiano un range di temperatura compreso tra 0°C e 25°C (Martin, 1994).

In Mediterraneo abbonda soprattutto nel bacino occidentale, da Gibilterra al Mare delle Baleari, ma compie anche frequenti comparse in Mar Ligure e nel Mar di Corsica. Raro nel Mar Tirreno (Notarbartolo di Sciara, 1992; Notarbartolo di Sciara, 1993; Notarbartolo di Sciara, 2002; Reeves et al., 2003). La sua presenza diventa sempre più rara spostandosi verso il bacino orientale (Notarbartolo di Sciara, 2002; Lauriano, 2008)

Habitat ed ecologia Pelagico, dalle spiccate abitudini gregarie. Predilige le acque profonde, lontane dalla costa, nella porzione più profonda della scarpata continentale. Forma spesso branchi di grandi

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GRAMPO Grampus griseus (Cuvier, 1812)

dimensioni (Notarbartolo di Sciara, 1993; Notarbartolo di Sciara, 2002)

Status Il globicefalo è stato per svariati decenni sfruttato e

sottoposto a pesca indiscriminata. Molto frequenti sono anche le uccisioni accidentali causate da scontri con natanti e la pesca accidentale nelle reti pelagiche derivanti (Reeves et al., 2003; Cozzi, 2005). In Mediterraneo e nei mari italiani non si hanno dati al riguardo, relativamente alle zone nordatlantiche invece si hanno solo stime molto variabili nelle zone di cattura delle isole Faroe e di Terranova che non consentono di effettuare valutazioni attendibili (Cozzi, 2005).

Tassonomia Ordine: Cetacea

Sottordine: Odontoceti Famiglia: Delphinidae Sottofamiglia: Globicephalinae Genere: Grampus Specie: G. griseus Descrizione Dimensioni: Adulti: Lunghezza 2.6-3.8 metri Peso 300-600 kg Neonati: Lunghezza 1.3-1.7 metri

Il grampo presenta un corpo massiccio e il capo senza rostro discernibile, con fronte bombata, ma non globosa sulla quale presenta un caratteristico solco a forma di V nel mezzo, con l’apice rivolto verso il basso (Lauriano, 2008), la mascella superiore sporge leggermente. Pinna dorsale a circa a metà del corpo, molto alta, appuntita e falcata. Pinne pettorali lunghe e appuntite.

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STENELLA STRIATA Stenella coeruleoalba (Meyen, 1833)

chiarissimo uniforme, crescendo diventano prima di color brunastro e poi del grigio ardesia dell’adulto. Con il passare degli anni il corpo viene ricoperto da numerosissime ed estese graffiature chiare che costituiscono un carattere distintivo per il riconoscimento.

Sul lato ventrale è presente una macchia biancastra a forma di ancora, simile per forma e posizione a quella del globicefalo.

L’unico segno distintivo tra i due sessi è la lunghezza leggermente maggiore nei maschi e un maggiore sviluppo del capo (Cozzi, 2005).

Alimentazione Si nutre prevalentemente di calamari. Ciò giustifica anche la dentatura poco sviluppata. In alcuni casi si ciba comunque anche di pesce (Cozzi, 2005)

Distribuzione E’ un cetaceo abbastanza comune nei mari italiani dove viene avvistato soprattutto in acque pelagiche profonde, oltre la scarpata della piattaforma continentale, a profondità comprese tra i 400 e i 1000 m (Baird, 2002; Notarbartolo di Sciara, 2002; Cozzi, 2005)

Habitat ed ecologia Frequenta le acque temperate e tropicali di tutto il mondo la cui temperatura non sia inferiore a 10°C (Kruse et al., 1999; Notarbartolo di Sciara, 2002; Cozzi, 2005). Nel Mar Mediterraneo è piuttosto comune, soprattutto in Mar Ligure, nell'Arcipelago Toscano e a nord della Sicilia.

Status La specie risulta abbondante nell’ambito dell’areale di

distribuzione anche se non esistono dati certi al riguardo (Cozzi, 2005). Principale minaccia per la specie è la pesca artigianale (Reeves et al., 2003).

Tassonomia Ordine: Cetacea

Sottordine: Odontoceti Famiglia: Delphinidae

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Genere: Stenella Specie: S. coeruleoalba Descrizione Dimensioni: Adulti: Lunghezza 1.7-2.7 metri Peso 90-150 kg Neonati: Lunghezza 80cm -1 metro

Tipico delfino dal corpo siluriforme, il rostro è ben distinto anche se meno allungato rispetto a quello del delfino comune. La colorazione del corpo è una caratteristica distintiva per il riconoscimento della specie: il colore grigio scuro del dorso diventa più chiaro sui fianchi e quasi bianco ventralmente. Lungo i fianchi una banda lanceolata grigio chiaro sale dal torace verso la base della pinna dorsale insinuandosi così nella zona più scura (Cozzi, 2005).

Alimentazione Stenella ha un’alimentazione molto varia ed è ben adattata alla disponibilità di prede che si presenta nelle differenti zone e stagioni (Cozzi, 2005). La sua dieta tipica comprende cefalopodi, pesci ossei e crostacei (Cozzi, 2005; Lauriano, 2008).

Distribuzione La stenella è una specie cosmopolita nelle acque tropicali e temperate (Notarbartolo di Sciara, 2002; Reeves et al., 2003; Lauriano, 2008).

Attualmente si ritiene che sia il delfinide più comune nel Mediterraneo e nelle acque italiane prendendo così il posto del delfino comune, specie più abbondante fino alla seconda metà del XX secolo (Cozzi, 2005).

Habitat ed ecologia Tipico delfino di acque profonde difficilmente osservabile vicino alla costa, frequente da Gibilterra all’Egeo, fino al Bacino Levantino (Notarbartolo di Sciara, 2002; Cozzi, 2005). Molto frequente nel Mediterraneo occidentale e centrale, compreso il Mar Ligure, il Mar Tirreno, il Mare e Canale di Sardegna, il Mar Ionio e l'Adriatico meridionale (Notarbartolo di Sciara, 1993).

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TURSIOPE Tursiops truncatus (Montagu, 1821)

Status E’ generalmente abbondante ma alcune popolazioni sono in

serio pericolo a causa della caccia indiscriminata (Reeves et al., 2003).

Non esistono dati che comprovino un effettivo declino delle popolazioni mediterranee (Cozzi, 2005). La principale minaccia per questa specie è rappresentata dalle attività antropiche: inquinamento e catture accidentali nelle reti da pesca. Le popolazioni mediterranee sono state colpite in vari periodi da morie, principalmente causate da infezioni provocate da Morbillivirus (Aguilar, 2000; Cozzi, 2005).

Tassonomia Ordine: Cetacea

Sottordine: Odontoceti Famiglia: Delphinidae Genere: Tursiops Specie: T. truncatus

Descrizione Il tursiope è oggi, tra tutte le specie di cetacei, la più studiata e conosciuta (Bearzi et al., 2008); raggiunge notevoli dimensioni: Adulti: Lunghezza 1.9-3.9 metri Peso 150-650 kg Neonati: Lunghezza da 85 cm a 1.3 metri Peso 15-30 kg

Presenta un corpo piuttosto robusto rispetto agli altri delfinidi e il rostro più corto e tozzo. La pinna dorsale è falcata e posta in posizione mediana. Il dorso è di colore scuro e diventa più chiaro sui fianchi fino a divenire quasi bianco sul ventre. La bocca è munita di un centinaio di denti robusti (Cozzi, 2005). Nonostante le grandi dimensioni e l’aspetto tozzo è un abile nuotatore e raggiunge velocità fino a 30 Km/h (Cozzi, 2005).

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Alimentazione E’ un generalista alimentare, in grado di variare la propria dieta con grande flessibilità a seconda della disponibilità stagionale delle prede (Notarbartolo di Sciara, 1993), prevalentemente si nutre di pesci come cefali e pesce azzurro, calamari e polpi e occasionalmente di crostacei (Lauriano, 2008).

Distribuzione Il tursiope è una specie ampiamente distribuita in tutte le acque temperate e tropicali (Wilson et al., 1999; Notarbartolo di Sciara, 2002; Reeves et al., 2003) e la più frequentemente osservata in Mediterraneo (Notarbartolo di Sciara, 1993; Notarbartolo di Sciara e Demma, 1997; Notarbartolo di Sciara, 2002; Reeves e Notarbartolo di Sciara, 2006; Bearzi et al., 2008) in cui la sua presenza è continua dal Mar Ligure al Tirreno al Canale di Sicilia, fino a diventare la specie preponderante in Adriatico (Cozzi, 2005). Nonostante i molteplici studi, si sa ancora poco dell’entità numerica delle popolazioni di tursiope in Mediterraneo (Bearzi et al., 2008).

Habitat ed ecologia Occupa una grande varietà di habitat marini, favorendo comunque le zone neritiche costiere (Wilson et al., 1999). Definirla una specie prettamente costiera potrebbe però risultare forviante dato che è possibile incontrare il tursiope in aree di platea continentale e comunque di acque non molto profonde, anche molto lontane dalle coste (Notarbartolo di Sciara et al., 1993; Bearzi et al., 2004; Gannier, 2005; Azzellino et al., 2008; Bearzi et al., 2008).

Status La maggior parte delle aree colonizzate dal tursiope sono

intensamente sottoposte ad impatti antropici (Bearzi et al., 2008). A causa del loro comportamento opportunistico e delle loro preferenze di habitat corrono costantemente il rischio di restare impigliati nelle reti da pesca. Negli ultimi decenni è però consistentemente diminuita la loro cattura intenzionale ma una sensibile diminuzione delle popolazioni è dovuta al depauperamento degli stock ittici (Bearzi et al., 2008). Sono stati inoltre vittime di morie causate da

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ZIFIO Ziphius cavirostris (Cuvier, 1823)

infezioni virali che hanno colpito anche le popolazioni di stenella (Cozzi, 2005). Non esistono comunque dati riguardanti un eventuale declino della specie, anche in acque oceaniche (Cozzi, 2005).

Tassonomia Ordine: Cetacea

Sottordine: Odontoceti Famiglia: Ziphidae Genere: Ziphius Specie: Z. cavirostris

Descrizione Le dimensioni dello Ziphius cavirostris sono: Adulti: Lunghezza 5.5-7 metri Peso 2-3 tonnellate Neonati: Lunghezza 2-3 metri Peso 250 kg circa

Il corpo è massiccio e cilindrico con rostro molto corto e poco distinto. La pinna dorsale è piccola e triangolare, situata in posozione notevolmente arretrata.

Ha una colorazione molto variabile, soprattutto in relazione all’età dell’individuo: i giovani sono di colore nero-grigio con il ventre leggermente più chiaro mentre negli adulti la livrea varia da grigio a bruno fino a diventare biancastra in alcuni maschi adulti. Su tutto il corpo sono in genere presenti delle cicatrici più chiare (Cozzi, 2005). Negli ultimi anni le fotografie delle cicatrici vengono utilizzate per l'identificazione dei singoli individui (Lauriano, 2008). Denti conici ben sviluppati sono presenti prevalentemente nella bocca dei maschi, di dimensioni nettamente inferiori sono invece i denti della femmina (Cozzi, 2005).

Alimentazione La dieta di questo cetaceo è costituita principalmente da calamari o polpi e solo occasionalmente da pesci (Lauriano,

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Alla luce delle caratteristiche descritte per ogni specie è possibile evidenziare la grande eterogeneità che questo ordine di animali può vantare sotto diversi punti di vista.

Riguardo alle abitudini alimentari e alla posizione all’interno della rete trofica, classificare i cetacei semplicemente come grandi predatori sarebbe riduttivo e non metterebbe in risalto la grande variabilità che contraddistingue la loro dieta: i grandi misticeti attingono dalla produttività biologica direttamente dai livelli più bassi (si nutrono infatti di piccoli crostacei appartenenti allo zooplancton) trasferendola all’apice

2008).

Distribuzione E’ ampiamente diffuso nelle acque temperate e tropicali profonde di tutto il mondo (Notarbartolo di Sciara, 1993), assente solo nelle acque circumpolari (Notarbartolo di Sciara, 2002).

Sono presenti e comuni in tutto il Mediterraneo anche se difficilmente avvistabili a causa del loro comportamento schivo (Cagnolaro et al., 1993; Notarbartolo di Sciara, 1993; Cozzi, 2005): affiora in superficie per poco tempo e con un profilo di emersione piuttosto basso, per poi scomparire rapidamente in una lunga immersione (Lauriano, 2008). Nelle acque italiane pare essere più frequente nel Mar Ligure e nel Tirreno, completamente assente nell’Adriatico (Notarbartolo di Sciara, 1993).

Habitat ed ecologia Tipicamente pelagico, lo zifio è difficilmente osservabile nelle zone costiere o di piattaforma continentale (Cozzi, 2005). Predilige le acque profonde oltre la scarpata, con una marcata preferenza per le zone sovrastanti canyon sottomarini (Notarbartolo di Sciara, 2002).

Status Pur essendo presente pressoché in tutti i mari, sembrerebbe un cetaceo poco abbondante anche a causa della scarsità di studi che lo riguardano (Notarbartolo di Sciara, 1993; Cozzi, 2005). Compare regolarmente nel novero delle catture accidentali nelle reti da pesca (Notarbartolo di Sciara, 1990; Reeves et al., 2008) poiché non è una specie target della pesca di cetacei (Reeves et al., 2008).

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della catena alimentare; la dieta caratteristica degli odontoceti è invece costituita in modo prevalente da specie di dimensioni maggiori. Tale varietà permette alle diverse specie di giocare ruoli differenti nelle dinamiche dell’ecosistema (CIESM, 2004) rendendo quindi i cetacei un ottimo indicatore proprio a livello ecosistemico.

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1.2 Metodi di monitoraggio

Lo studio dello status delle popolazioni di cetacei è essenziale per promuovere piani di conservazione e corrette politiche di gestione per limitare gli effetti che l’uomo inevitabilmente ha sull’ambiente, e il monitoraggio garantisce un controllo continuo sulla loro efficacia (Yoccoz et al., 2001; Evans e Hammond, 2004; Donovan, 2005; Katzner et al., 2007; MacLeod et al., 2008). A fronte di ciò negli ultimi anni sono state condotte numerose ricerche sui cetacei dei nostri mari che hanno contribuito ad accrescerne notevolmente le conoscenze anche perchè tutte le specie di cetacei che frequentano i mari italiani sono inserite come specie meritevoli di una particolare protezione all’interno di Direttive, Convenzioni e Accordi di carattere nazionale e internazionale per la protezione degli habitat, delle specie e della biodiversità (per citarne alcuni: Direttiva Habitat, Convenzione di Bonn, CITES, Convenzione di Barcellona e protocollo ASPIM) oltre a rientrare nelle liste rosse dell’IUCN in categorie che evidenziano la necessità di maggiori informazioni -Data deficient- o di urgenti azioni di conservazione e protezione (IUCN, 2006). Ratificando tali disposizioni il Governo Italiano si è impegnato a mantenere un “buono stato ecologico delle acque marine”2 e quindi uno stato ottimale di conservazione delle popolazioni di cetacei,

promuovendo programmi di monitoraggio necessari al controllo dello status delle specie. Nonostante tale impegno non sono ancora stati delineati protocolli unificati per il monitoraggio dai quali ottenere dati attendibili, omogenei e confrontabili, né una rete per il rilevamento dei dati, sia a livello nazionale che comunitario, e tuttora non esistono stime attendibili delle popolazioni di cetacei in Mediterraneo (Marini et al., 1996).

È frequentemente ribadito nella letteratura di settore che il monitoraggio dei cetacei non è attività facile: occupano un vasto range spaziale rendendo difficile la suddivisione in popolazioni e lo studio del loro andamento (Talbot 1974, Donovan 1986, Bowen 1997, Berggren et al., 2002, Donovan, 2005; Williams et al., 2006; Redfern et al., 2006) e inoltre passano solo brevi frazioni temporali in superficie, spesso esponendo solo una minima porzione del corpo, rendendo elusivo il riconoscimento (Donovan, 2005; Williams et al., 2006; Kiszka et al., 2007). Inoltre la maggior parte delle attività di monitoraggio risulta proibitiva in termini di costi delle attrezzature e della strumentazione necessaria per la ricerca a mare (Kiszka et al.,

2 Definizione contenuta nel testo di recente emanazione “Decisione della Commissione Europea sui criteri

e gli standard metodologici relativi al buono stato ecologico delle acque marine” del 1 settembre 2010 (2010/477/UE).

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2007). Tutti questi fattori complicano l’applicabilità di metodologie standard messe a punto per le specie terrestri e richiedono diversi tipi di adattamento o metodi studiati ad hoc.

Pianificare lo studio e il monitoraggio delle popolazioni di cetacei al fine di delineare corrette politiche di gestione e verificarne l’efficacia, rappresenta un proposito tutt’altro che semplice da perseguire. Il primo passo da compiere consiste nell’individuare l’obiettivo che si vuole raggiungere (ad esempio prevenire l’estinzione di una specie o mantenere al livello attuale la dimensione di una popolazione). Successivamente è fondamentale accertarsi dello status effettivo delle popolazioni, alla luce dell’obiettivo prescelto. Il terzo passo è stabilire concretamente le misure di gestione e infine è fondamentale monitorare (meglio se a lungo termine) le popolazioni per accertarsi che le misure di gestione adottate siano valide e funzionanti (Donovan, 2005).

Il monitoraggio spaziale e temporale dell’abbondanza di cetacei, comprende una varietà di approcci che dipendono dal tipo di specie studiata e dalle risorse disponibili (Evans e Hammond, 2004). Si possono identificare quattro aspetti che servono a definire una metodologia e a pianificare un campionamento:

1. delineare l’area di studio;

2. stabilire il piano e la frequenza di campionamento; 3. stabilire il mezzo

4. e gli strumenti con i quali effettuare il campionamento.

A seconda dell’obiettivo che ci si propone si può partire da uno di questi punti per impostare l’intero studio. Ad esempio, se si indaga sul comportamento del Tursiope sarà prioritario stabilire il mezzo: disponendo di una piccola imbarcazione si potrà seguire un singolo individuo e comprenderne il comportamento; se invece si sta effettuando uno studio spaziale su presenza, distribuzione e utilizzo dell’habitat di una determinata specie è opportuno pianificare a priori il disegno di campionamento che deve coprire tutta l’area di interesse; infine se l’obiettivo è il monitoraggio di un’intera popolazione sarà opportuno decidere in fase iniziale sia il piano di campionamento che la frequenza. I passaggi che portano alla scelta del metodo di indagine più appropriato possono essere schematizzati come in Figura 1:

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Figura 1: criteri di scelta del metodo (Krebs, 1999).

La cetologia dispone principalmente di quattro metodi di campionamento:

Verrà di seguito presentata una descrizione delle principali caratteristiche di questi quattro metodi di campionamento e monitoraggio.

1.2.1 Mark/recapture e fotoidentificazione

Le tecniche di cattura-marcatura-ricattura sono ampiamente usate per stimare le dimensioni di una popolazione (Seber, 1982; Schwarz e Seber, 1999; Chao, 2001; Durban et al., 2005).

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Il principio di base su cui si fonda questo metodo è il campionamento mediante cattura di un individuo, la sua marcatura e il successivo rilascio. Gli individui così marcati saranno contraddistinti dalla sigla n1. In una occasione successiva viene

effettuato un secondo campionamento con il quale verranno catturati altri individui (n2), alcuni dei quali presenteranno la marcatura effettuata in precedenza (m2). La

proporzione degli individui marcati registrati durante il secondo campionamento (m2)

rispetto all’intero campione (n2) potrà essere eguagliata alla proporzione degli

individui marcati durante il primo campionamento (n1) rispetto alla popolazione totale

(N) come nell’equazione 1:

m2/n2=n1/N (equazione 1)

Grazie al fatto che il numero degli animali catturati e marcati ogni volta è conosciuto, è possibile stimare la dimensione della popolazione come nell’equazione 2:

N=(n1*n2)/m2 (equazione 2)

Una applicazione del metodo prevede l’utilizzo di fotoidentificazione in alternativa alla marcatura tramite segni o tag direttamente sull’animale e apporta alcuni vantaggi rispetto al metodo tradizionale. Innanzitutto è meno invasiva nei confronti dell’animale, si previene la perdita delle marcature e si riduce il tempo di applicazione e identificazione, non è necessario che un animale venga ricatturato perchè sia registrato e inoltre si adatta anche alle specie difficili da marcare (Evans e Hammond, 2004). Perchè il metodo di riconoscimento fotografico posa essere applicato è necessario che si verifichino alcuni presupposti: tutti gli animali hanno la stessa probabilità di essere fotografati, il riconoscimento dei segni identificativi (tacche sulle pinne, cicatrici, ecc.) deve essere univoco e certo. Perchè questo avvenga i segni utili all’identificazione devono essere unici e permanenti e le foto devono essere di elevata qualità.

1.2.2 Campionamento random

È un metodo per stimare l’abbondanza tramite survey senza un disegno di campionamento sistematico che dà uguale probabilità di copertura a tutte le aree (Hedley et al., 1999; Marques, 2001). Il metodo prevede sostanzialmente una integrazione fra il line transect sampling e l’analisi spaziale, attraverso la raccolta di

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campioni casuali all’interno di un’area di studio definita a priori oppure la suddivisione di tale area in sottoaree e il prelievo di campioni random all’interno di queste (Southwell et al., 2008). È successivamente possibile incorporare ai dati così ottenuti, informazioni sull’ambiente ovvero sulle caratteristiche dell’habitat (ad esempio temperatura e profondità), sullo sforzo e sull’avvistamento (data, ora, posizione, specie, taglia del gruppo). In questo modo risulta possibile identificare eventuali preferenze dell’habitat che consentano di poter effettuare inferenze sulla distribuzione. Questo metodo è spesso utilizzato per survey effettuati ad esempio a bordo di piattaforme di opportunità quali imbarcazioni turistiche, che non seguono rotte fisse prestabilite. Non è possibile fare riferimento a letteratura specifica poiché questo metodo non è ancora stato definito e descritto in modo puntuale.

Un possibile tipo di analisi applicabile ai dati collezionati adottando questa metodologia è il distance sampling model based (Hedley et al., 1999) che permette di incorporare dati ambientali, come le caratteristiche dell’habitat, e dati sullo sforzo di campionamento e sull’avvistamento.

1.2.3 Piattaforma fissa

L’osservazione da piattaforma fissa è spesso utilizzata negli studi sulla variazione in numero, sia stagionale che a lungo termine, delle specie di cetacei frequentanti determinati tratti costieri (Evans e Hammond, 2004). I dati ottenuti con questo metodo sono caratterizzati da grande eterogeneità, soprattutto se ottenuti indistintamente da avvistatori esperti e non esperti. Ciò nonostante questi dati sono facilmente standardizzabili (è necessario tenere conto ad esempio dell’ora del giorno in cui si compiono le osservazioni e lo stato della marea) e se ne possono ottenere grandi quantità e con grande frequenza grazie al costo irrisorio. Anche le condizioni meteorologiche e del mare occupano una posizione di rilievo tra i fattori che possono influenzare gli avvistamenti da piattaforma fissa (Evans e Hammond, 2004). Lo stato di vento e mare influisce sul numero di avvistamenti: si considera come limite massimo per effettuare le osservazioni, il grado 2 della scala Beaufort (Evans e Hammond, 2004).

La principale carenza di questa metodologia è rappresentata dalla limitata copertura spaziale (Evans e Hammond, 2004) che permette lo studio delle aree strettamente costiere o circoscritte attorno a piattaforme offshore le quali costituiscono comunque un particolare habitat da poter indagare approfonditamente (Tregenza, 1998; Gillespie e Chappell, 1998; Clark e Charif, 1998; Swift et al., 2002).

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1.2.4 Line transect

Il metodo del transetto lineare è comunemente usato negli studi sui cetacei per ottenere informazioni su abbondanza relativa e distribuzione (Buckland et al., 2001; Williams et al., 2006). Consente di ottenere indici di abbondanza relativa sia in termini di tempo impiegato che di distanza percorsa (Evans e Hammond, 2004) ed è in grado di mettere in evidenza se e come lo status delle popolazioni cambi nel tempo (Arcangeli et al., 2010), fondamentale aspetto della biologia delle specie. Il metodo del line transect consente inoltre un’accurata localizzazione degli avvistamenti mediante tecnologia GIS (Geographic Information System: sistema informativo territoriale che permette l'acquisizione, la registrazione, l'analisi, la visualizzazione e la restituzione di informazioni derivanti da dati geografici geo-riferiti) andando a costituire data set idonei ad essere sovrapposti a dati abiotici quali batimetria, natura del substrato, caratteristiche oceanografiche, temperatura dell’acqua, concentrazione di clorofilla (Evans e Hammond, 2004). Il requisito di base per un campionamento effettuato su transetti lineari è la rappresentatività della copertura dell’area in cui si desidera stimare l’abbondanza (Evans e Hammond, 2004): i transetti possono quindi essere dislocati parallelamente, ad esempio disposti in serie perpendicolari alla linea di costa a seguire il gradiente batimetrico oppure seguire un andamento dentato.

I transetti lineari fissi (FLT) sono invece rotte stabilite a priori che possono essere monitorate ripetitivamente e con una certa frequenza. Ciò riduce il potenziale impatto dovuto all’eterogeneità spaziale (MacLeod et al., 2007) e permette di stimare le popolazioni riducendo gli intervalli di confidenza. Un altro aspetto positivo da sottolineare è la molteplicità dei mezzi che si adattano a questo tipo di monitoraggio: è infatti possibile seguire dei transetti lineari fissi sia con imbarcazioni da ricerca strettamente dedicate che con qualsiasi nave che ripetitivamente percorra le stesse rotte, ad esempio traghetti di linea, riducendo considerevolmente i costi. In particolar modo, i traghetti di linea si prestano ad essere utilizzati come piattaforma di osservazione (Marini et al., 1996), consentendo all’osservatore di avere una visuale ampia, stabile e soprelevata rispetto alla superficie del mare oltre a garantire la certezza della ripetibilità della rotta (MacLeod et al., 2007).

Il metodo del transetto lineare fisso presenta due principali limitazioni: la rappresentatività del transetto fisso e l’impossibilità di accostarsi ai cetacei avvistati, qualora troppo distanti dall’osservatore, per accertare specie e numero di individui

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componenti il gruppo (Marini et al., 1996; Arcangeli et al., 2010). La presenza di un osservatore dedicato ed esperto riduce considerevolmente la possibilità di commettere errori sull’identificazione della specie e sulla composizione dei gruppi.

È possibile pertanto affermare che dati provenienti da indagini condotte secondo il metodo del transetto lineare fisso per evidenziare cambiamenti relativi alle popolazioni di cetacei in vaste aree, risultano estremamente utili all’interno di programmi di monitoraggio a basso costo che possono così essere aggiornati rapidamente e frequentemente (MacLeod et al., 2008) oltre ad avere una validità scientifica/statistica concreta trattandosi di campionamenti standardizzati effettuati da personale esperto.

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CAPITOLO 2

Scopo della tesi

Negli ultimi anni l’interesse rivolto alle specie di mammiferi marini, con particolare riferimento ai cetacei, è sfociato in un adeguamento del sistema normativo alle nuove esigenze di protezione e tutela. Da tale rinnovato interesse è scaturito lo spunto per affrontare nel presente elaborato di tesi, la materia in modo trasversale, ossia toccando diversi aspetti dell’argomento.

Interesse iniziale di questa tesi è l’analisi dei dati relativi al monitoraggio dei cetacei da transetti fissi, raccolti in seno ad un progetto promosso dall’ISPRA di Roma.

Tale monitoraggio ha avuto come scopo:

- la valutazione della frequenza degli avvistamenti delle diverse specie di cetacei presenti lungo il transetto Livorno-Bastia/Bastia-Livorno;

- l’ottenimento di dati relativi alla distribuzione e all’abbondanza degli individui lungo il transetto.

- Il confronto dei dati di frequenza e distribuzione dei cetacei nel corso di due annualità successive di raccolta dati.

Per le attività di monitoraggio ci si è avvalsi del metodo del Fixed Line Transect. Sono pertanto stati analizzati i dati di presenza, distribuzione e abbondanza relativa delle specie di cetacei nell’area del Tirreno Settentrionale nell’annualità ottobre 2009-settembre 2010 e raffrontati a quelli dell’anno precedente.

A partire dalla raccolta e dall’analisi dei dati è stato individuato un secondo punto di interesse: valutare l’efficacia del metodo del FLT applicato allo studio dello stato e al monitoraggio delle popolazioni di cetacei in risposta a quanto richiesto dalla normativa nazionale ed internazionale attualmente in vigore. Inoltre, l’intero progetto è stato inquadrato all’interno dell’assetto normativo in materia di tutela del mare e delle specie marine per mettere in evidenza la necessità di protocolli di raccolta dati e monitoraggio, condivisi e standardizzati, utili ad ottenere dati attendibili e omogenei quantomeno nel territorio nazionale per una corretta conservazione delle popolazioni naturali.

Per completare il lavoro in modo propositivo, alla luce dell’importanza del monitoraggio dei cetacei in quanto ottimi indicatori di biodiversità, è stata individuata la necessità di istituire una figura professionale dotata di conoscenze scientifiche,

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biologiche e giuridiche, in grado di promuovere programmi utili ad corretta gestione e tutela dei cetacei.

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CAPITOLO 3

Il progetto

I dati analizzati e inseriti in questo elaborato sono stati raccolti contestualmente ad un progetto coordinato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e sviluppato in collaborazione con altri enti (Accademia del Leviatano, Università di Pisa, Fondazione CIMA, Università di Genova, Ketos, Università di Catania) che consiste in una rete di monitoraggio costituita da cinque transetti su rotta fissa. Il monitoraggio viene svolto a bordo di piattaforme di opportunità (traghetti di linea della Corsica&Sardinia Ferries e della Grimaldi Lines) lungo le rotte Nizza-Calvi, Savona-Bastia, Livorno-Bastia, Civitavecchia-Golfo Aranci e Catania-Civitavecchia e rappresenta l’approfondimento e l’ampliamento di uno studio svolto da Marini e collaboratori negli anni 1989-1992 (Marini et. al, 1996).

3.1 Finalità dell’indagine e area di studio

Lo scopo di questi monitoraggi è ottenere dati utili sulla biologia e l’ecologia dei cetacei e per il perseguimento di alcuni obiettivi di normativa in materia di mammiferi marini fra cui: identificare le specie comuni nel Mediterraneo centro occidentale e la loro distribuzione nel tempo; monitorare nel tempo l’abbondanza relativa delle diverse specie nei cinque transetti correlando il dato con i principali fattori antropici ed ambientali; valutare l’uso degli habitat delle specie monitorate; valutare, tenendo conto dei periodi di raccolta dati che differiscono tra le tratte, la stagionalità di presenza delle diverse specie. Data la sincronicità dei monitoraggi nei diversi transetti è anche possibile l’elaborazione di stime minime delle abbondanze delle varie specie. I confronti così ottenuti possono essere utili per valutare la presenza di eventuali aree ad alta densità di cetacei, migrazioni e distribuzione su ampia scala spaziale e utilizzare il dato nella pianificazione di interventi di conservazione delle specie.

In questo lavoro sono stati raccolti e analizzati i dati relativi alla tratta Livorno-Bastia, collocata nel Mar Tirreno Settentrionale. L’area interessata dal transetto rientra nei confini del Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini Pelagos (Figura 1) che copre un’area marina di circa 87.500 km2 (Notarbartolo di Sciara, 2009) compresa nel

territorio di Francia, Principato di Monaco e Italia. Da questo accordo trilaterale, che impegnava solo tre Paesi, la valenza istituzionale del Santuario è cresciuta dopo che

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per la Protezione del Mediterraneo. Il Santuario, infatti, è stato inserito nell’elenco delle Aree Specialmente Protette di Interesse Mediterraneo (ASPIM) del Protocollo sulle Aree Protette della Convenzione di Barcellona e ciò lo rende un’area protetta a livello internazionale.

Figura 1: confini geografici del Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini Pelagos all’interno del quale rientra la tratta Livorno-Bastia (indicata in nero).

3.2 Materiali e metodi

Durante la campagna di monitoraggio che si è svolta da ottobre 2009 a settembre 2010 sono state effettuate 52 traversate tra il porto di Livorno e quello di Bastia (Corsica) a bordo di traghetti di linea della Corsica&Sardinia Ferries. Ogni traversata (andata e ritorno sono considerate due traversate distinte) costituisce un transetto lungo circa 65 miglia nautiche, percorse ad una velocità media di 17 nodi per un totale di circa 4 ore di navigazione. Il monitoraggio è stato svolto da minimo due osservatori esperti, dislocati sulle alette laterali del ponte di comando della nave (Figura 2), ad un’altezza minima di 12 m dal livello del mare.

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Figura 2: le alette laterali del ponte di comando sulle quali si posizionano gli osservatori.

Le traversate sono state effettuate su tre navi differenti (Figura 3), analoghe per dimensioni, velocità di crociera e altezza delle alette dalla superficie del mare, messe a disposizione della Compagnia in diversi periodi dell’anno. Come dimostrato da uno studio effettuato da Cristina Luperini nel 2009, nell’ambito della sua tesi di laurea triennale, l’utilizzo di navi differenti come piattaforma di osservazione non influenza la capacità di avvistamento degli osservatori.

Figura 3: le navi della flotta della Corsica&Sardinia Ferries a bordo delle quali sono stati effettuate le traversate, rispettivamente Sardinia Regina, Corsica Marina II e Mega Express III.

Mega Express three Corsica Marina II Sardinia Regina

lunghezza 213 m 121 m 146 m

altezza alette 20 m 15 m 12 m

velocità max 30,5 nodi 19 nodi 19 nodi

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Una volta iniziato il transetto registrando le coordinate del punto e l’orario, i due (o più) osservatori si posizionano esternamente, sulle alette laterali del ponte comando, ispezionando complessivamente un angolo di 270° attorno alla nave, circa 135° frontalmente e lateralmente. Vengono inoltre appuntate la velocità della nave e l’angolo della rotta. Durante la traversata vengono segnati vari parametri sulle schede di registrazione dei dati (Figura 4 e 5):

• condizioni meteorologiche o forza mare

o forza vento

o presenza (e entità)/assenza di precipitazioni o visibilità

o copertura del cielo (in percentuale) o altre eventuali informazioni utili • traffico navale

o ora

o numero e dimensione delle imbarcazioni avvistate • avvistamenti

o specie avvistata o numero di individui o numero di giovanili o orario di avvistamento

o coordinate della nave al momento dell’avvistamento o direzione del nuoto

o distanza stimata

o angolo rispetto alla prua

o comportamento rispetto alla nave

(avvicinamento/allontanamento/indifferenza) o altri eventuali comportamenti particolari

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Figura 4: scheda delle osservazioni meteo e sulla navigazione.

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Viene compilata una scheda per tipo per ogni traversata, numerandola progressivamente e specificando nomi e posizione occupata (lato della nave) dagli osservatori.

Durante le traversate, gli osservatori si avvalgono della strumentazione di bordo per registrare i punti nave e per l’identificazione di rotta e velocità; durante gli avvistamenti la distanza viene stimata ad occhio o mediante l’utilizzo del measuring stick3 e, per agevolare l’identificazione della specie, viene utilizzato un binocolo.

Alla fine della traversata vengono segnate le coordinate e l’ora che sanciscono la fine del transetto.

3.3 Analisi

I dati segnati sulle schede di registrazione sono stati trascritti in un foglio di calcolo Excel. Ad ogni transetto è stato assegnato un codice identificativo (es. LIV2010.141) che contiene indicazioni su tratta, anno e numero progressivo.

A partire dalle matrici Excel sono state fatte elaborazioni dei dati relativi alle condizioni meteo estrapolando l’ammontare delle ore di avvistamento con condizioni meteo favorevoli, trasposto in valori decimali. Per condizioni meteo favorevoli si intende mare di forza inferiore o uguale a 3 della scala Beaufort4. I valori così ottenuti

sono stati utilizzati per calcolare gli Encounter Rate (E.R.) ovvero i tassi di incontro, dividendo il numero di avvistamenti per il tempo di osservazione con meteo favorevole relativo a quella traversata. Per evitare bias legati al fatto che i transetti di andata e ritorno vengono effettuati nella stessa giornata come prima analisi sono stati paragonati i valori di andate e ritorni effettuati nello stesso giorno per verificarne la correlazione; questa è stata poi confrontata con i valori di autocorrelazione delle andate e dei ritorni. Successivamente è stato calcolato l’E.R. medio per ciascuna

3 Righello predisposto per misurare distanze entro i 1000 m, tarato sull’altezza dell’osservatore

(lunghezza del braccio) e sull’altezza del ponte della nave sulla quale si svolge il transetto. Tale limite è fissato principalmente perchè la probabilità di avvistamento e la distanza sono inversamente proporzionali (Thomas et al., 2002).

4 In letteratura esistono numerosi riferimenti al fatto che gli avvistamenti di animali da piattaforme di

opportunità quali traghetti, subiscono un sostanziale decremento all’aumentare della forza del mare. Si ritiene che con valori uguali o inferiori a 3 della scala Beaufort, la capacità di avvistare un animale non sia compromessa. Questo valore viene utilizzato perciò in numerosi studi che si avvalgono di una piattaforma di opportunità come mezzo per i surveys (Marini et al., 1996; Barlow et al., 2001; Monestiez et al., 2006; Wall et al., 2006; Kiszka et al., 2007).

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specie relativo a tutto l’anno di monitoraggio in studio e l’E.R. medio stagionale per ciascuna specie considerando ciascun transetto come unità statistica di base:

• Tasso di incontro medio per specie: media dei tassi di incontro per ciascuna specie considerata.

• Tasso di incontro per specie stagionale: si ottiene dalla media degli E.R. di ciascun transetto effettuato nella stagione considerata.

Per le analisi statistiche effettuate si è ricorso al pacchetto MINITAB, software in grado di compiere analisi della varianza e test non paramentrici. Attraverso l’analisi della varianza, che confronta due o più gruppi di dati paragonando la variabilità interna a questi gruppi con la variabilità tra i gruppi, è possibile verificare se esistono differenze statisticamente significative fra le frequenze di avvistamento tra le due annualità sia in generale che per stagione. Nel caso in studio non è stato possibile effettuare un test ANOVA perchè i dati non sono normalmente distribuiti. Si è pertanto ricorso al test Kruskal-Wallis per verificare l'uguaglianza delle mediane di diversi gruppi, cioè per verificare che tali gruppi provengano da una stessa popolazione (o da popolazioni con uguale mediana). Con tale test sono stati effettuati confronti tra tassi di incontro dell’anno 2009/2010 e quelli dell’anno precedente, 2008/2009, sia considerando il numero totale degli avvistamenti (includendo cioè gli avvistamenti di tutte le specie) che suddividendolo per specie e stagione.

Le coordinate dei punti degli avvistamenti sono state elaborate con un software GIS (ArcGIS) che ha permesso di mettere in relazione tra loro dati diversi, sulla base del loro comune riferimento geografico, in modo da creare nuove informazioni a partire dai dati esistenti. Attraverso l’utilizzo di questo programma è stato possibile ricavare una mappa degli avvistamenti totali, differenziando le specie censite, una mappa stagionale di distribuzione degli avvistamenti per ogni specie e una mappa di densità di avvistamenti per alcune specie. Sui dati di avvistamento di Stenella coeruleoalba è stata fatta un’ulteriore analisi che ha consentito di proporre inferenze relative all’home-range della specie nell’area interessata dal monitoraggio. Questa analisi, Kernel home-range estimator, utilizzata in molti studi sull’home-range (Silverman et al., 1986; Worton, 1989; Seaman e Powell, 1996; Kernohanf et al., 1998), rappresenta un metodo non paramentrico per stimare la probabilità della funzione di densità di una variabile random. Consente di effettuare un “aggiustamento” dei dati quando vengono fatte inferenze su popolazioni costituita da un campione finito di dati. Nella stima Kernel viene valutato ogni punto della distribuzione. Il punto preso in considerazione viene valutato in base al numero di

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punti che lo circondano e gli viene assegnato un valore di densità. Per determinare quali punti che circondano quello considerato contribuiscono alla stima di densità, viene usato uno smoothing factor per delineare la zona di ricerca attorno al punto (Figura 6). Basandosi sulla distanza che intercorre tra il punto in analisi e quelli che lo circondano, vengono assegnati valori crescenti (questo procedimento viene ripetuto con tutti i punti). Viene poi costruita una griglia di specifiche dimensioni e sovrapposta ai punti (Figura 7). A ogni pixel della griglia viene associato un valore in base alla vicinanza al punto valutato. A partire dai pixel viene costruita una linea ondulata che smussa gli angoli e include l’area occupata dai pixel con valore di densità definita indicando in tal modo l’home range percentuale (Figure 8 e 9) (Laver, 2005).

Figura 6: passaggi 1, 2 e 3.

Figura 7: passaggi 4, 5 e 6.

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Figura 2: passaggi 10, 11 e 12.

Per l’analisi dei dai della presente tesi è stata settata l’analisi Kernel con uno smooting factor h_bcv2 con h=0.617 e sono stati analizzate le aree relative al 50 ed all’80 per cento degli avvistamenti.

3.4 Risultati

Campagna di monitoraggio 2009-2010

La campagna di monitoraggio si è svolta in un periodo di 12 mesi tra ottobre 2009 e settembre 2010, durante il quale sono state effettuate 52 traversate, corrispondenti a 52 transetti. La distanza totale percorsa ammonta a 3.565,12 miglia nautiche in 159,17 ore (il valore è espresso in decimali e non in sessantesimi) che si riducono a 3.147,39 miglia percorse durante le 140,52 ore di meteo favorevole, ad una velocità media di 17 nodi.

periodo traversate n. distanza percorsa (tot) ore di navigazione (tot) dist percorsa con meteo fav. ore meteo fav velocità media ott 2009 - sett 2010 52 3565,12 MN 159,17 3147,39 MN 140,52 17 nodi

Tabella 1: riepilogo dei dati delle traversate.

Durante le traversate sono stati effettuati complessivamente 29 avvistamenti per un totale di 121 animali, così ripartiti (Figura 10):

• 17 avvistamenti di Stenella coruleoalba, 82 individui; • 7 avvistementi di Tursiops truncatus, 30 individui; • 1 avvistamento di Physeter macrocephalus, 1 individuo; • 4 avvistamenti di delfinidi non identificati, 8 individui.

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Figura 3: numero di avvistamenti complessivi e numero totale di individui avvistati ripartiti per specie ed espressi con il valore assoluto e in percentuale.

Delle 8 specie ritenute presenti regolarmente in Mediterraneo, ne sono state avvistate solo 3 (Tabella 2). Balaenoptera spp. 0 Delphinus delphis 0 Globicephala melas 0 Grampus griseus 0 Physester macrocephalus + Stenella coeruleoalba x Tursiops truncatus x Ziphius cavirostris 0

Tabella 2: tabella riassuntiva delle specie avvistate rispetto a quelle considerate regolarmente presenti in Mediterraneo. 0 = nessun avvistamento; + = 1 o 2 avvistamenti; x = più di 2 avvistamenti.

Encounter rate

Con i dati così elaborati, è stato possibile calcolare gli Encounter Rate (avvistamenti/h meteo favorevole), dopo aver testato che non esistono correlazioni tra i dati di andata e di ritorno (si ricorda che in questa tratta vengono effettuati due transetti –andata e ritorno- nella stessa giornata, considerati due unità statistiche separate) calcolando il coefficiente di correlazione e autocorrelazione di Spearman5 sia

per gli avvistamenti totali (correlazione A-R: P=0,791; autocorrelazione Andata: P=0,579; autocorrelazione Ritorno: P=0,293) che per specie (Stenella - correlazione

5 Metodo non parametrico di calcolo della correlazione che serve per verificare l'ipotesi nulla

dell'indipendenza tra due variabili, nel senso che gli N valori della variabile Y(ritorno) hanno le stesse probabilità di associarsi con ognuno degli N valori di X(andata).

Numero di avvistamenti 17 59% 7 24% 1 3% 4 14% S.coeruleoalba T.truncatus P.macrocephalus N.I.p

Numero di animali avvistati

82 67% 30 25% 1 1% 8 7% S.coeruleoalba T.truncatus P.macrocephalus N.I.p

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A-R: P=0,694; autocorrelazione Andata: P=0,294; autocorrelazione Ritorno: P=0,990 e Tursiope - correlazione A-R: P=0,990; autocorrelazione Andata: P=0,840; autocorrelazione Ritorno: P=0,218). In nessuno dei casi esistono correlazioni tra i dati.

Successivamente è stato calcolato il tasso d’incontro di ogni specie considerando complessivamente i dati di tutto il periodo della campagna di monitoraggio 2009/2010. ER specie 2009/2010 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30 S.co eruleo alba T.tru ncat us P.m acroce phalu s N.I.p E R ( a v v /h o s s f a v )

Grafico 1: ER di ogni specie riferito al periodo complessivo della campagna di monitoraggio.

Da quanto mostrato dal Grafico 1 si evince che Stenella coeruleoalba è stata la specie più avvistata durante tutto il periodo di monitoraggio, seguita dal Tursiops truncatus e dai delfinidi non identificati. Con un solo avvistamento, il Physeter macrocephalus presenta l’ER più basso.

Anche per la stagione autunnale Stenella rappresenta la specie maggiormente avvistata. Particolare da sottolineare: il valore dell’ER dei delfinidi non identificati raggiunge lo stesso valore di quello di Stenella. ER specie -autunno-N=5 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30

S.coeruleoalba T.truncatus P.macrocephalus N.I.p

E R (av v/ h o s s fav)

(38)

Durante la stagione invernale è stata avvistata solo Stenella, per un totale di 2 avvistamenti complessivi. L’elevato errore standard è conseguente al ridotto numero ore di osservazione favorevoli effettuate durante la stagione invernale, prevalentemente a causa delle condizione meteorologiche e marine particolarmente sfavorevoli verificatesi in questa annualità.

In primavera, ad un decremento del tasso d’incontro di stenella corrisponde un aumento del tasso d’incontro di Tursiope.

Durante la stagione estiva si è registrato il più alto numero di incontri. Stenella è stata la specie più avvistata seguita dal Tursiope. Inoltre in questa stagione è stato registrato l’unico avvistamento di Capodoglio. ER specie -inverno-N=2 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30

S.coeruleoalba T.truncatus P.macrocephalus N.I.p

E R (av v/ h o s s fav) ER specie -primavera-N=6 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30

S.coeruleoalba T.truncatus P.macrocephalus N.I.p

E R (av v/ h o s s fav) ER specie -estate-N=16 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30

S.coeruleoalba T.truncatus P.macrocephalus N.I.p

E R (av v/ h o s s fav)

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Confronto tra la campagna di monitoraggio 2009/2010 e quella 2008/2009:

frequenza delle speice

I dati relativi agli Encounter Rate dell’anno 2009/2010 sono stati messi a confronto con quelli dell’annualità precedente (2008/2009) al fine di identificare eventuali variazioni. ER tutte le specie 0 0,05 0,1 0,15 0,2 0,25 0,3 0,35 0,4 0,45 ER tot 2008/09 ER tot 2009/10 ER t o t ER tot 2008/09 ER tot 2009/10

Grafico 2: Encouner Rate complessivi (tutti gli avvistamenti di tutte le specie durante l’arco dell’intera annualità). ER specie N=79; N=29 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30

S.coeruleoalba Balaenoptera sp. T.truncatus P.macrocephalus N.I.p

E R ( a v v /h os s f a v ) ER 2008/09 ER 2009/10

Grafico 3: Encounte Rate totali delle due annualità suddivisi per specie.

Il Grafico 2 mostra un decremento generale del tasso d’incontro nell’anno 2009/2010. Nel Grafico 3 sono stati messi a confronto i tassi d’incontro delle diverse specie. Gi ER relativi a Stenella sono rimasti pressoché costanti nei due anni mentre appare più marcata la diminuzione degli ER di Tursiope. Con un solo avvistamento per anno rimane praticamente invariato anche l’ER di Capodoglio. Si nota un sensibile aumento dell’ER dei delfinidi non identificati. Un dato decisamente importante è la profonda differenza del tasso di incontro di Balenottera tra i due anni: nell’anno 2009/2010 non

(40)

è stata mai avvistata a differenza dell’anno precedente in cui il tasso d’incontro risulta invece piuttosto consistente.

I dati delle due annualità sono anche stati confrontati su base stagionale (Grafico 4).

ER -autunno-N=11; N=5 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30

S.coeruleoalba Balaenoptera sp. T.truncatus P.macrocephalus N.I.p

E R ( a vv /h o s s f av ) ER 2008/09 ER 2009/10 ER -inverno-N=12; N=2 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30

S.coeruleoalba Balaenoptera sp. T.truncatus P.macrocephalus N.I.p

E R (a v v /h o s s fa v ) ER 2008/09 ER 2009/10 ER -primavera-N=34; N=6 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30

S.coeruleoalba Balaenoptera sp. T.truncatus P.macrocephalus N.I.p

E R ( a vv/ h o ss fav ) ER 2009/09 ER 2009/10 ER -estate-N=22; N=16 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30

S.coeruleoalba Balaenoptera sp. T.truncatus P.macrocephalus N.I.p

E R (a v v /h o s s fa v ) ER 2008/09 ER 2009/10

Grafico 4: confronto degli E.R. dei due anni suddivisi per specie e per stagione.

È stato così possibile evidenziare che gli E.R. delle due specie maggiormente avvistate hanno seguito trend differenti, come mostrato nel Grafico 5-6: nonostante l’E.R. medio di Stenella su base annuale non mostri differenze, a livello stagionale si è notato un cambiamento di tendenza: nel 2009 il valore massimo dell’E.R. è stato registrato in primavera (stagione in cui nell’anno successivo si ha avuto il tasso d’incontro minore) mentre nel 2010 in estate. Per Tursiope il trend si è mantenuto pressoché inalterato nei due anni, con un massimo d’incontri in primavera, nonostante una diminuzione generale del valore dell’E.R..

Stenella 0 0,05 0,1 0,15 0,2 0,25 0,3

Inverno Primavera Estate Autunno

ER Stenella 2008-2009 Stenella 2009-2010 Tursiope 0 0,05 0,1 0,15 0,2 0,25 0,3

Inverno Primavera Estate Autunno

ER

Tursiope 2008-2009 Tursiope 2009-2010

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Anche l’unico avvistamento di Capodoglio è avvenuto in stagioni diverse nei due anni: nel 2009 in autunno e nel 2010 in estate.

Le differenze evidenziate graficamente dagli istogrammi sono state testate statisticamente mediante il test di Kruskal-Wallis per verificarne la significatività.

Test 1: è stata testata la significatività della differenza tra i tassi d’incontro complessivi (tutti gli avvistamenti di tutte le specie durante l’arco dell’intera annualità) dei due anni:

Test 1

Il risultato del test (P=0,275) denota la non significatività della differenza tra gli Encounter Rate generali dei due anni, nonostante ci sia un evidente calo.

Sono state testate poi le differenze dei tassi d’incontro di ciascuna specie tra i due anni: l’unica differenza risultata significativa è quella relativa a Balenottera (Test 2), anche se si ha un valore prossimo alla significatività anche per il Tursiope (Test 3).

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Test 3

Dal Grafico 3 è stato però osservato che, se da un lato nel 2009/2010 risulta inferiore il valore dell’ER di T. Truncatus, si riscontra invece un aumento dell’ER dei delfinidi non identificati. Si è pertanto proceduto a testare la differenza tra la somma dei tassi di incontro di Stenella, Tursiope e non identificati relativa ai due diversi anni. La somma è stata testata per vedere se l’aumento dell’ER dei non identificati poteva in qualche modo andare a bilanciare la diminuzione dell’ER di Tursiope, potenzialmente dipendente dal fatto che nei due anni i monitoraggi sono stati effettuati da osservatori diversi, i quali potrebbero aver identificato con un differente livello di accuratezza gli animali avvistati.

Test 4

Dal Test 4 risulta che la differenza della somma tra ER di Stenella, Tursiope e delfinidi non identificati tra i due anni non risulta significativa.

GIS

Tutte le coordinate degli avvistamenti effettuati sono state inserite in un sistema GIS che ha posizionato i punti su un layer con indicate le linee batimetriche.

(43)

Le mappature così ottenute hanno permesso di effettuare alcune inferenze e ipotesi relative a habitat use (utilizzo dell’habitat) e distribuzione delle specie.

Figura 11: Livorno-Bastia, tutte le specie 2008/2009.

Figura 12: Livorno-Bastia, tutte le specie 2009/2010.

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evidente la generale diminuzione degli avvistamenti identificato anche dal confronto degli Encounter Rate, ma si può anche osservare che la zona interessata da un numero nettamente minore di avvistamenti è quella prospiciente la costa italiana ovvero indicativamente tra Livorno e Capraia. Essendo gli avvistamenti indicati con pallini di colori diversi in base alla specie, è anche possibile osservare dalla Figura 11 che in tale zona si concentravano gli avvistamenti di Balenottera, totalmente assenti nel 2009/2010 (Figura 13).

Figura 4: raffronto degli avvistamenti di Balenottera. Le immagini si riferiscono rispettivamente agli anni 2008/2009 e 2009/2010.

Il software GIS ha poi permesso di filtrare i dati restituendo gli avvistamenti delle singole specie. Come per gli istogrammi sono state prese in considerazione le due specie maggiormente avvistate, Stenella e Tursiope. In Tabella 3 e 4 vengono mostrati gli avvistamenti complessivi e suddivisi per stagione, delle due specie.

• Stenella: è la specie più presente in entrambi gli anni, distribuita nelle zone che tipicamente costituiscono il suo habitat naturale, nel caso in esame fuori dalla piattaforma continentale, oltre la batimetrica dei 200 m (Figura 14 e tabella 3)

Figura 5: avvistamenti totali di Stenella rispettivamente nella campagna di monitoraggio 2209/2009 e 2009/2010.

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2008/2009 2009/2010 autunno invern o prima vera estate

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• Tursiope: avvistato varie volte in entrambi gli anni anche se si è registrata una netta diminuzione degli avvistamenti nel 2009/2010 (Figura 15). Anche il Tursiope è stato avvistato prevalentemente nel suo habitat naturale ovvero le zone neritiche costiere. È possibile fare due particolari osservazioni relativamente agli avvistamenti di questa specie: innanzitutto è da notare che nella stagione invernale 2009/2010 non è mai stato avvistato a differenza del 2008/2009; in secondo luogo, dalle immagini relative alla primavera 2008/2009 si evidenzia una distribuzione degli avvistamenti lungo tutto il transetto, anche nelle zone non comprese nel suo habitat tipico. Tale tendenza non è stata riscontrata nel 2009/2010 (tabella 4).

Figura 6: avvistamenti totali di Tursiope rispettivamente nella campagna di monitoraggio 2209/2009 e 2009/2010.

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2008/2009 2009/2010 autunno invern o prima vera estate

Figura

Figura 1: criteri di scelta del metodo (Krebs, 1999).
Figura 1: confini geografici del Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini Pelagos all’interno del  quale rientra la tratta Livorno-Bastia (indicata in nero)
Figura 2: le alette laterali del ponte di comando sulle quali si posizionano gli osservatori
Figura 4: scheda delle osservazioni meteo e sulla navigazione.
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