SEGUE L' EPISTOLA AMOROSA

Nel documento : ili r![ f' li.. (pagine 43-49)

SCRITTADA ENEA

INNOMEDISigismondo,ducad’Austria.

Sigismondo, duca d’Austria,

manda

salute e

dàsè medesimoalla unica sua donna, la nobilissimaeformosissimafanciulla Lucre-zia,figliuola delre diDacia.

lu’d’unafiataebbiinanimodi par-lartecoe l’araormiofartimanifesto,

ma

lamia giovenile età mifa an-cora troppo più timido che nonsi vuole per aprirti liberamente tutto quanto

1’ardore, che provo dentro di me.

Non

ap-f

»enaioprendoa parlare,arrossisco,miperito, a voce s’arresta nelle fauci,nè mi concede chea tespiegar possa ogni mio pensiero.

Temo

chelatuamodestia

me

non riprenda, ochelamalignitàde’ circostantinon nefaccia granriso. Dubitoinfine epaventodinon po-ter altroche balbettareunmozzolinguaggio.

Ma

quello, che ate voleva dire a voce,ho divisatodi affidarlo aduna lettera, concios-siachè questa nonarrossi

, non sospirie di verunacosa nontema. Forse tu stimi che io siaper domandartialcuna cosa difficile

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e malagevole.

Ma

no: è poca cosa quello cheiodesidero:

ma

se tu a

me

la concedi, io laestimerò perlamaggioredeimondo. Io sono,modestissimafanciulla,tuoveroamante, sono preso dallosplendore del tuo viso,

ad altracosa penso di dì o di notte che a te sola.

Te

sempre nella mia mente, tenel miocuore, te nell’animo mio di continuo porto. Sta in te, in te sola ogni mio desi-derio, ogni mia speranza

, ogni mia pace

,

ogni mio conforto.

Non

appena ti vedo che l’animo mio tuttosi abbonaccia, edin te si bea;

ma

se ti diparti

, nò più vedere io ti possa, allora mi travaglia il cocente desi-derio di te; nò ad altro pensopiùsenonse dirivederti al più tosto. Della qual cosa molte sono le cagioni, conciossiachò into siino la bellezzae 1’onestà. Elena è assai da poeti lodata;

ma

io nonistimo che a te fosse pari; nè vorrei compararti a Polis-sena, nè a Deianira, tanto amata da Er-cole

, perocché tu ciascuna vinci in bel-tade ed in savi costumi. Quasi una nuova Filomena,in te nonè macehiadalcapoalle piante.

Le

tue chiome soverchiano lo splen-dore dell’oro: alta e spaziosa è la fronte:

le ciglia, leggiadramente piegate in arco, stanno a convenevole distanza.I tuoi oc-chi fiammeggiano non altramente che due stelle: e quinci tu scocchiidardi e piaghiil

cuore a’giovani; quindi uccidi a tuotalento chi vuoi

, e chi vuoi tu chiami alla vita. Il naso, pei’fetto in ogni sua proporzione, cun

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15 decoro mirabile del tuo viso.

Le

guancie sono fior dineveintinta diporporamodesta.

Che

dirò dei labbridi corallo, e dei denti di avorio schietto, e di ogni partedella bel-lissima tua bocca, dalla quale escono cotanto dolcissime parole; e diquel soavissimo riso chesi difrequente mitrapassa nell’

animo?

Oh

felicequell’

uomo

a cui è conceduto di dare un soave morso a quelle labbra

gen-tili, 0 un bacio su quelle nitide guancie, o

di toccare il tuo mento o latua gola più candida di sciticoarmellino!Tacciodelpetto e dei pomi che colà sotto nascondi, acciò non misenta cocere più dall’ardorecoldirne parola.

Ma

bentu saiquanto se’difuori e nascostamente formosa. Io ti posso più de-gnamente ammirare che dede-gnamentelodarti;

ma

questo io aggiungo, ed è che li co-stumi tuoi sono veramente quali si con-viene a regale altezza, ela tua beltade più che adorna: le quali cose furono cagione cheioSignore a te servomi sonfatto.

Tuo

iosono, e nessuna maggior cosa iodesidero che difare ogni piacer tuo.

ti faccia maraviglia; conciossiachèFebo,ilquale,come narrarono le favole,erafigliuolo di Giove, redi Creta

,cui gli antichi popoli ebbero per Dio,non pertanto, volendobene alla

fi-gliuola delre

Admeto

, per lo amoredi lei si fece pastore, e condusse le greggie a pa-scere. Ioadunque a tespontaneo per servo tuo miprofierisco.

dialtra cosa io ti ri-chieggo, se nonche tumi concedadiamarti.

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e chemi tacoi lietovoleudo tu essereda

me

amata. Questo solo enon altro io desidero e chieggo. Vogli che io sialo tuo amadore,' e sarò, setuloconsenti,ed amadoreeservo.

Ben

io confesso tedegna di piùaltoamore, che non sortirono Paride ed Ippolito.

Tu

non pertanto non guardare all'aspetto, im-perocché chi èbello c altresìorgoglioso, e di nessuna ferma benevolenza capace.

Ma

la

mia fiamma sarà eterna

, la quale nata nei miei adolescenti anni, col fiore dell'età au-gumenterà, e sino allapiù tarda senettùfia che duri, solo che tu favorevolmente mi guardi e porgami aiuto, e non mi abbi in despitto, conciossiachèancoraa

me

abbia il cieloconsentito un non isgradevole aspetto.

Io possiedoinoltre dimolte ricchezze,lequali tutte a te appartengono, solo mi vogli lo stesso bene cheio ate.Meschino, chedissi?

Ho

fallato diassai.

Non

chieggoche mi vo-glibene,

ma

che tucomporti essere amata da me; dellaqual grazia, se tumifai lieto, beatissimo sono. Priegoti che mi vogli ri-spondere, che tu sia per deliberare. Addio

,

dolco anima mia, mia delizia,cuoricino mio.

Da

Gratz ec.

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STORIA

DUE

DI

AMANTI

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STORIA

DI

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