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Storia del Gabinetto di lettura di Monselice 1857-1939

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Academic year: 2021

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Corso di Laurea specialistica (ordinamento ex D.M. 509/1999) in Archivistica e Biblioteconomia Tesi di Laurea

Storia del Gabinetto di Lettura di Monselice 1857-1939

Relatore

Ch. Prof. Dorit Raines

Laureando

Elisa Veronese

Matricola 817812

Anno Accademico

2012 / 2013

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A tutti quelli che…scelgono di esserci A Ricky…unico interlocutore dei miei pensieri Ai miei genitori…senza i quali sarebbe stato impossibile

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Ringraziamenti

Sono molte le persone dalle quali ho ricevuto utili suggerimenti e molti incoraggiamenti. Desidero in particolare ringraziare la Prof.ssa Dorit Raines per il costante aiuto e per i validi e competenti consigli. Un ringraziamento speciale va al Dott. Flaviano Rossetto, Direttore della Biblioteca comunale di Monselice, per la disponibilità, per i suggerimenti nei momenti difficili della stesura della tesi e per avere soddisfatto le mie numerose richieste. Ringrazio inoltre il prof. Francesco Selmin per avermi anticipato i risultati della sua ricerca. E infine un grazie di cuore va alle mie migliori amiche Jessica e Silvia per avermi supportato soprattutto nella fase finale di questo mio percorso.

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INDICE

Introduzione p. 6

Capitolo I - Il Gabinetto di lettura di Monselice

1. - Uno sguardo sulla Monselice ottocentesca p. 12 2. - L’esordio p. 18 3. - La svolta p. 23 4. - La nuova sede p. 26 5. - Lo sviluppo del patrimonio librario del Gabinetto di Lettura e l’eredità Piombin p. 28 6. - Lo “svecchiamento” del Gabinetto di Lettura e dei suoi scopi p. 34 7. - I lavori di riordino p. 37 8. - Il custode e la sicurezza del Gabinetto di Lettura p. 42 9. - Gli anni del fascismo p. 44 10. - La scomparsa del Gabinetto di Lettura p. 52

Capitolo II - FAM: Fondo Antico librario di Monselice p. 55 1 - Il nucleo originario del Gabinetto di lettura p. 57 2 - Acquisizione di biblioteche religiose e conventuali p. 64 3 - Donatori privati e acquisti del Gabinetto di lettura p. 85

Appendice documentaria I. Elenco dei soci fondatori del Gabinetto di lettura p. 90 II. Inventario dei mobili di proprietà dei soci fondatori – p. 91

Inventario dei mobili di proprietà dei soci del Gabinetto di Lettura esclusi tutti quelli che appartengono ai soci fondatori

III. Sedute di presidenza del Gabinetto di Lettura (dal 6 maggio 1914 all’8 novembre 1926) p. 94 IV. Sul servizio del custode del Gabinetto di lettura p. 125 V. Nomina del prof. Angelo Main a ispettore ispettore bibliografico p. 131 VI. Proposta di acquisto libri p. 131 VII. Dimissioni da presidente del Gabinetto di lettura dell’avv. Celso Carturan p. 132 VIII. Deliberazione del podestà Mazzarolli n. 71 del 15 giugno 1939 p. 134 IX. Deliberazione del podestà Mazzarolli 8 luglio 1943 p. 135 X. Donazione Giovanni Reggente e trascrizione inventario p. 137

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Bibliografia p. 163

Catalogo del Fondo Antico librario di Monselice p. 168

Catalogo per provenienze

1. Soci fondatori p. 806 2. Conventi p. 876 3. Provenienze diverse p. 919 4. Proprietà del Gabinetto e Timbri Gabinetto 1, 2, 3, 4 p. 937 5. Volumi raggruppabili secondo alcune caratteristiche fisiche p. 1114

a cui non è stato possibile attribuire la provenienza

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INTRODUZIONE

Nel 1857 viene aperto a Monselice il Gabinetto di lettura. Di esso non rimane traccia se non nel prestigioso patrimonio librario lasciato in eredità alla biblioteca comunale nel 1939. Il nucleo del fondo librario del Gabinetto di lettura è stato fuso con altre opere stampate a partire dalla seconda metà del XV secolo fino al 1960 circa. Osservando da vicini i libri, riuniti nel Centro di Documentazione e Conservazione della storia monselicense, si può entrare virtualmente in molte biblioteche diverse, anzi si entra in contatto con molte diverse tipologie librarie che possono essere accomunate per i contenuti, per la fisionomia materiale o per il loro appartenere al patrimonio librario di un individuo o di una istituzione, magari religiosa.

Scopo di questa tesi è la ricostruzione del fondo appartenuto al Gabinetto di lettura attraverso l’indagine conoscitiva del suo contenuto e l’analisi dei pochi documenti d’archivio rimasti, ma soprattutto attraverso le testimonianze prelevate direttamente dagli esemplari (note di possesso, timbri, collocazioni etc.) che hanno portato alla luce piccoli nuclei originari costituenti oggi il fondo.

La prima sezione di questo studio intende ripercorrere le tappe fondamentali e le vicende che hanno avuto per oggetto il Gabinetto di lettura dal momento della sua apertura. A seguire un secondo capitolo in cui si analizza e si ricostruiscono, attraverso la rilevazione di note di possesso ed ex libris presenti solitamente nelle carte preliminari dei volumi, i nuclei confluiti all’interno del fondo librario dell’antico Sodalizio, tentando di collocarli nel tempo. Alla sia pur sommaria catalogazione del materiale librario, atta a documentarne la conoscenza e utile di fronte all’assenza totale di qualsiasi altro precedente riferimento, si è affiancata, in questa tesi, l’importante rilevazione di tutte le note d’esemplare che, da un lato, hanno permesso di ricostruire il percorso di alcuni volumi dal momento della loro uscita dal tipografo fino all’arrivo nel Gabinetto di lettura e, dall’altro, testimoniano l’attività della nascente Istituzione, le reti di relazioni e il contesto storico e culturale in cui si è sviluppata. La terza parte comprende un’appendice dedicata alla trascrizione di carte d’archivio inedite riguardanti il Gabinetto di lettura, che sono state oggetto di studio della prima sezione, in quanto hanno permesso di delineare alcuni tratti significativi della storia dell’Istituzione monselicense, la cui memoria meriterebbe un posto d’onore nell’attuale biblioteca comunale. Infine, si chiude con la presentazione del catalogo del Fondo librario Antico di Monselice (FAM), fino ad oggi praticamente sconosciuto all’utenza, e del catalogo costruito in base ai nuclei di provenienze. Il tutto, senza pretese di esaustività, nell’intento di offrire un primo approccio di studio a coloro che in futuro si occuperanno della storia del Gabinetto di lettura di Monselice.

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Numerose sono le pubblicazioni specifiche sui Gabinetti di lettura, basta ad esempio pensare a quelli vicini di Udine1, di Padova2 o dell’Ateneo Veneto di Venezia3. Pochi invece gli studi organici sul fenomeno dei Gabinetti di lettura, che necessita di una panoramica europea per poter essere compreso a pieno.4 Esso va inserito infatti in un moto generale di rinnovamento politico, filosofico e letterario sviluppatosi, a partire dal XVIII secolo, dapprima in Francia, Gran Bretagna, paesi nordici e di lingua tedesca e, solo poi, nei vari stati che all’epoca componevano il territorio italiano.

L’illuminismo e poi la rivoluzione Francese furono la fabbrica da cui scaturì questo profondo cambiamento, subito colto dal nuovo ceto emergente, la borghesia, che si oppose all’aristocrazia e alle forme di governo esistente. I veicoli per diffondere le idee di aperta opposizione al potere furono la stampa, i libri e soprattutto le riviste, ma anche i luoghi che si vennero a creare per la loro fruizione. Fu un momento storico quindi contraddistinto da molti cambianti, e fra tutti, quello che a noi interessa maggiormente è il modo di rapportarsi al libro, considerato come prodotto culturale, e alla lettura. Si parla a tal proposito di “rivoluzione della lettura”,5 che vede sostituirsi alla lettura tipicamente intensiva (ripetitiva di un unico testo, come ad esempio la Bibbia) una lettura estensiva

«che aspirava a consumare in maniera moderna, secolarizzata, individuale materiali di lettura nuovi e svariati, a scopo di informazione e soprattutto di intrattenimento privato»6.

Nonostante i dati riguardanti il tasso di alfabetizzazione della popolazione nell’Europa del XVIII secolo non siano confortevoli: in Francia nel 1789 l’analfabetismo arrivava ancora al 60% ed in Germania si contavano soltanto circa 3000 lettori regolari, pari all’ 1,5% della popolazione,7 la Rivoluzione Francese, che poi si diffonde, complici anche le conquiste napoleoniche, in tutta Europa, fa sì che la lettura trovi sempre maggiori adepti, anche tra classi sociali meno abbienti, complice anche un netto miglioramento degli standard di scolarizzazione e di alfabetizzazione intervenuti all’inizio dell’Ottocento. Con la libertà di stampa, fiorisce il numero di giornali e di riviste, e la lettura dei romanzi acquista una nuova fascia di lettori rappresentata da un nuovo pubblico, quello femminile.

1FTAMBURLINI., Il Gabinetto di lettura: un mondo dimenticato di libri, giornali e lettori nella Udine di metà Ottocento in Atti dell’Accademia Udinese di scienze lettere ed arti, 93(2000), p. 71-92

2 P. DEL NEGRO,Una società “per la lettura di gazzette e giornali” nella Padova di fine Settecento in “Archivio Veneto”, 138(1992) p. 31-59

3 B. LUCCHESE, “La Biblioteca popolare «Edmondo de Amicis» e la Biblioteca circolante dell’Ateneo Veneto” in Biblioteche effimere: Biblioteche circolanti a Venezia (XIX-XX secolo), a cura di D. Raines, Venezia, 2012, pp. 73-114

4 Per un maggiore approfondimento si veda: F.PARENT-LARDEUR, Lire à Paris au temps de Balzac. Les cabinets de lecture à Paris 1815-1830, Paris 1999

5R. WITTMANN, “Una ‘rivoluzione della lettura’ alla fine del XVIII secolo?” in Storia della lettura nel mondo occidentale, Roma- Bari 1998, pp. 337-369.

6 Ibid., p. 339

7 Per i dati sull’alfabetizzazione si vedano: H.J. GRAFF, Storia dell’alfabetizzazione, III: Tra presente e futuro, Bologna, Il Mulino, 1989; R.A. HOUSTON, Cultura e istruzione nell’Europa moderna, Bologna, Il Mulino, 2000; D.

VINCENT, Leggere e scrivere nell’Europa contemporanea, Bologna, Il Mulino, 2006.

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Le nuove esigenze di lettura, oltre che condurre a una richiesta di opere non soltanto destinate all’eruditismo, ebbero come conseguenza la formazione di biblioteche e associazioni di vario tipo, tra cui i cabinets littéraires, così definiti in ambito francese per indicare iniziative di tipo associativo, basate su sottoscrizioni. Un’idea di cosa fosse il Gabinetto di lettura si riscontra nelle definizioni date da alcuni dizionari. Il Dictionnaire de la conversation et de la lecture del 1833 propone la voce di cabinets de lecture dove si legge «Etablissements où l’on trouve les feuilles publiques du jour et les ouvrages nouveaux […]Ainsi les cabinets de lecture, qui répandent l’instruction à bas prix, la popularisent: quant à leur influence sur les moeurs publiques, elle est incalculable. […] L’atmosphère moral d’une ville se purifie quand les lieux de plaisir diminuent et que les cabinets de lecture augmentent. […] mais enfin ils servent à inspirer le besoin de la lecture a toutes les classes»8. Altra definizione, è quella tratta dal Dizionario della lingua italiana, che nella seconda metà dell’Ottocento descrive il Gabinetto di lettura come «luogo dove, pagando un tanto all’anno o al mese o al dì o all’ora, si va a leggere o a dormire, o se ne prendono giornali e libri da leggere o no»9. Da queste definizioni di Gabinetto di lettura se ne può ricavare una più semplice ma egualmente esaustiva: un luogo nel quale ci si poteva recare, pagando una piccola somma, per leggere libri, ma soprattutto riviste e giornali, italiani e stranieri.

Scopo del Gabinetto di lettura è favorire la diffusione e la lettura di un romanzo, giornale o rivista ma anche e soprattutto permettere il confronto tra i membri sui temi sociali e politici così come proposti da quotidiani e periodici. E’ luogo deputato della borghesia illuminata, interessata anche ad una lettura “utile”. Era un vero e proprio luogo di incontro, in cui si poteva anche discutere: esso quindi assume anche un importante ruolo politico, nel favorire i mutamenti sociali che hanno caratterizzato tutto l’Ottocento.

In Francia la prima traccia dei Gabinetti letterari risale al 1767 con il catalogo del libraio Grangé, a Pont Notre-Dame e il periodo di massimo splendore di questi esercizi è durante la Restaurazione, mentre in Italia bisogna aspettare i primi decenni del XIX secolo per veder nascere queste nuove istituzioni, che si affermano in maniera differente e comunque molto più lenta rispetto al resto d’Europa. Si tratta di esperimenti molto limitati, che coinvolgono fasce molto ristrette della popolazione e che hanno anche una durata temporale molto limitata. In genere, i vari Stati in cui è frazionato il territorio italiano guardano con sospetto a qualsiasi forma di aggregazione possa far circolare idee nuove, contrari allo statu quo imperante. Bisogna poi considerare che lo stato generale di istruzione della popolazione è molto scarso e che il tasso di alfabetizzazione è tra i più

8 Dictionnaire de la conversattion et de la lecture, Paris, 1833, vol. II, pp. 352-355

9 Dizionario della lingua italiana nuovamente compilato dai signori Niccolò Tommaseo e cav. Professore Bernardo Bellini con altre centomila giunte ai precedenti dizionarii raccolte da Nicolò Tommaseo, Gius. Campi, Gius. Meini, Pietro Fanfani e da molti altri distinti filologi e scienziati ; corredato di un discorso preliminare dello stesso Nicolò Tommaseo, Torino, [1861-1879], vol. II, parte II, pp. 893-894

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bassi d’Europa. Fa poi fatica, nel territorio italiano (di fine Settecento inizi Ottocento), a formarsi una borghesia simile a quella inglese, tedesca e francese; una borghesia illuminata, che abbia le capacità per aspirare ad avere ruoli di governo; proprio quella borghesia che è la principale protagonista dei gabinetti di lettura europei.

La dominazione napoleonica segna però uno spartiacque ed una cesura con il passato:

innanzitutto migliora nettamente la scolarità e quindi il tasso di alfabetizzazione della popolazione.

Anche in Italia, come nel resto dell’Europa, «leggere diventa il passaggio determinante di una costruzione che può assumere proporzioni e finalità diverse a seconda di chi la pratica e che, però, accomuna tutti dell’idea non solo di una strumentalità vantaggiosa dell’operazione del leggere, ma di una sua linearità, nel senso che essa segna passo dopo passo, testo dopo testo, la conquista di nuove opportunità soggettive e oggettive, materiali e ideali»10. In secondo luogo, Napoleone rende pubblici i luoghi della lettura, prima spesso lasciati ad istituzioni private od ecclesiastiche: si determina così la percezione che i luoghi di lettura siano luoghi fruibili, aperti al pubblico, e non appannaggio di una ristretta élite.

Si deve a Giovan Pietro Vieusseux l’apertura a Firenze, nel 1819, del Gabinetto scientifico e letterario che rappresenta la più importante realizzazione italiana di quel modello. Il Gabinetto letterario inizialmente nasce come luogo di lettura di giornali, specialmente stranieri, e viene poi affiancato da una biblioteca circolante, concepita per quella che prima abbiamo definito la lettura estensiva, dotata di testi di narrativa, di carattere scientifico e di attualità e creata apposta per prestare i libri a domicilio.11 L’operazione di Vieusseux è in parte rivoluzionaria anche confrontandola con i corrispettivi Gabinetti di lettura d’oltralpe. Il Gabinetto del Vieusseux riuniva infatti in un’unica idea la biblioteca circolante, la biblioteca consultiva, ricca anche di testi scientifici e perciò estremamente appetibile per gli eruditi, la stampa di una “Antologia”, rivista propria del Gabinetto, la raccolta di riviste e quotidiani da tutta Europa; ed infine la creazione di un vero e proprio caffè letterario, in cui gli associati potevano conversare tra loro liberamente, non solo di argomenti letterari, ma anche di tematiche sociali e politiche.12

Se la scena di Firenze è dominata dall’esperienza del Vieusseux, analoghi fenomeni, anche se di minor successo, si riscontano anche in altri centri culturali italiani. Senz’altro degna di nota (e in un certo senso “anticipatrice del Gabinetto Vieusseux”) è la nascita a Padova di una società o, come la chiamarono i fondatori, club, volendo imitare analoghe istituzioni di oltremanica, “per la lettura di

10 L. MASCILLI MIGLIORINI, “Lettori e luoghi della lettura” in Storia dell’editoria nell’Italia contemporanea, a cura di G. Turi, Firenze, 1997, p. 86

11 P. TRANIELLO, Storia delle biblioteche in Italia, dall’Unità ad oggi, Bologna, 2002, p. 33

12 L. Mascilli Migliorini, “Lettori e luoghi della lettura” in Storia dell’editoria nell’Italia contemporanea, a cura di G.

Turi, Firenze, 1997, p. 91

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gazzette e giornali”, fondata il 1 marzo 179013; a Udine viene aperto un Gabinetto di Lettura nel 183314; lo stesso vale per i piccoli centri urbani periferici: a Este, sulla scia del Gabinetto padovano, si era tentato di aprirne uno nel 1831, ma lo statuto ricevette l’approvazione governativa nel 184715; a Monselice si apre il Gabinetto di lettura nel 1857. Si tratta di Gabinetti di lettura intesi come luoghi di ritrovo culturale, che si affermano accanto o in alternativa ad esperienze simili in altri centri italiani. In genere questi centri nascono per iniziativa di un ristretto gruppo di intellettuali locali, esclusivamente di sesso maschile. Interessante è verificare la composizione sociale di coloro che ne prendeva parte. A Padova vi era un certo «interclassismo sociale»:16 i membri erano distribuiti equamente tra nobili padovani e letterati di professione, quindi non appartenenti alla nobiltà; in particolare, i letterati erano quasi tutti provenienti dalle file ecclesiastiche oppure da discipline scientifiche; a Udine è presente una netta prevalenza di insegnanti e pubblici amministratori, alcuni di nobile estrazione17; a Este il Gabinetto di lettura nasce per iniziativa della media borghesia delle professioni (avvocati, medici, ingegneri) e del pubblico impiego18; a Monselice è la borghesia, soprattutto quella rappresentata dai possidenti terrieri, e in numero considerevole il clero a dare vita alla nuova istituzione.19

Volendo infine tracciare alcune linee comuni a queste Società si può dire che in tutte si accede attraverso il pagamento di una determinata somma; la principale attività era costituita dalla lettura di gazzette e giornali non solo locali, ma anche provenienti da altri Stati posti al di fuori del territorio italiano, a cui si affianca, come nel caso di Monselice una “patria” biblioteca con opere di “amena”

lettura; si caratterizzano per la scarsa, se non nulla, accessibilità alle fasce medio-basse della popolazione, sancendosi come istituzioni elitarie. Variano invece i loro destini: alcuni Gabinetti di lettura sono riusciti a sopravvivere fino ai nostri giorni, è il caso di Este, mentre altri ebbero vita breve, come la Società di Padova, visto che «non si hanno più notizie di essa dopo i primi mesi del 1794».20 Non è il caso del Gabinetto di lettura di Monselice21, a cui tocca la stessa sorte di quello di

13 P. DEL NEGRO, Una società “per la lettura di gazzette e giornali” nella Padova di fine Settecento… op. cit., p. 31

14 FTAMBURLINI., Il Gabinetto di lettura: un mondo dimenticato di libri, giornali e lettori nella Udine di metà Ottocento … op. cit., p. 73

15 F. SELMIN, Storia del Gabinetto di lettura di Este 1847-1997, Este, 1997

16 P. DEL NEGRO, Una società “per la lettura di gazzette e giornali” nella Padova di fine Settecento… op. cit., p. 36

17 FTAMBURLINI., Il Gabinetto di lettura: un mondo dimenticato di libri, giornali e lettori nella Udine di metà Ottocento … op. cit., p. 81

18 F. SELMIN, “La cultura nelle tre città. Scuole, gabinetti di lettura, musei , teatri” in Atlante storico della Bassa Padovana: l’Ottocento, a cura di F. Selmin, Verona, 2013, p. 56

19 Quadro dei giornali politici, scientifici e letterari ed elenco dei socii del Gabinetto di lettura in Monselice, offre in umil dono il custode Antonio Migliorini per l’anno 1859, Padova, coi tipi del Seminario, 1858

20 P. DEL NEGRO, Una società “per la lettura di gazzette e giornali” nella Padova di fine Settecento…op. cit., p. 33

21 Chiuso nel 1939 e trasformato in biblioteca comunale. Cfr. ACM, Verbale delle deliberazioni del Podestà, anno 1939, ordine del giorno n. 71

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Udine22, entrambi confluiti e inglobati con il patrimonio delle rispettive biblioteche civiche, che ne conservano le loro tracce.

22 Nel 1869 il Gabinetto passa alla biblioteca la quasi totalità delle opere. Cfr. FTAMBURLINI., Il Gabinetto di lettura:

un mondo dimenticato di libri, giornali e lettori nella Udine di metà Ottocento … op. cit., p. 92

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I

IL GABINETTO DI LETTURA DI MONSELICE

1. Uno sguardo sulla Monselice ottocentesca

Prima di affrontare la storia del Gabinetto di Lettura di Monselice, che verrà delineandosi nei paragrafi successivi, sembra opportuno dare alcune informazioni riguardanti la società monselicense all’epoca di fondazione di tale Istituzione, avvenuta a metà del XIX secolo e conclusasi nel 1939, anno della sua chiusura.

G. MAZZOCCA: La Città della Rocca (disegno, 1868)

Il Gabinetto di Lettura nasce e si sviluppa in un periodo storico considerato senz'altro tra i più significativi per la formazione sociale del territorio monselicense. Un quadro sufficientemente chiaro della situazione lo offre Tiziano Merlin, il quale esordisce nel suo libro Storia di Monselice con le seguenti parole: «La storia di Monselice […] è soprattutto storia della cittadina, delle classi dirigenti, dei partiti politici, dei ceti subalterni che hanno vissuto e operato all’interno delle antiche mura. E tuttavia una storia completa di Monselice dovrebbe paradossalmente raccontare soprattutto la “vita” della gente che è vissuta al di fuori delle mura, nei campi che stanno attorno alla Rocca:

vale a dire dei “contadini”, intendendo con questo termine chi, a diversi livelli, nella terra e con la terra ha trascorso l’esistenza»23. Già da queste poche righe si intuisce quali furono i gruppi sociali

23 T. MERLIN, Storia di Monselice, Padova, 1988, p. 11

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che popolarono la Monselice Ottocentesca. La maggioranza della popolazione viveva nella frazioni e si dedicava all'agricoltura, soprattutto al bracciantato; i grandi proprietari terrieri possedevano a Monselice la quasi totalità dei terreni coltivabili. Per contro, il frazionamento della piccola proprietà causò l’arretratezza strutturale dell’agricoltura e di conseguenza la mancata emancipazione e sviluppo della classe contadina, incapace di cambiare le proprie condizioni di vita, appesantite oltretutto dalle carestie e dalle epidemie portate dagli eserciti durante l’età napoleonica e le guerre d’indipendenza, e dalle gravi contribuzioni fiscali imposte dai governi, prima napoleonico poi asburgico e infine quello italiano dopo il 1866.24

Le industrie a Monselice erano molto limitate: la filanda Trieste, creata nel 1846, dava lavoro ad un centinaio di donne, mentre altrettanti uomini si dedicavano all’estrazione della trachite nelle tre cave locali. L'attività manifatturiera era scarsamente sviluppata, il commercio limitato e l'artigianato, legato all'attività contadina, era privo di qualsiasi sviluppo industriale. Malgrado ciò nel 1855 fu inaugurata la ferrovia Monselice Legnago e furono realizzate molte opere di pubblica utilità.

In questa realtà nasce e si sviluppa anche un ben organizzato gruppo anarchico, composto all’inizio, 1875-1880, dal poeta anarchico Carlo Monticelli (1857-1913)25, dal senatore socialista Angelo Galeno (1857-1931)26, dal consigliere e poi assessore comunale di Monselice Ferruccio Duner (1858-1926)27 e dal critico e storico della letteratura Emilio Bertana (1860-1924)28,

24 M. CARNIELLO, “Monselice tra Sette e Ottocento” in Monselice : storia, cultura e arte di un centro “minore” del Veneto, a cura di A. Rigon, Monselice, 1994, p. 309

25 Notizie in Carlo Monticelli : poeta e drammaturgo, a cura di T. Merlin, Monselice, 2001

26 Nato a Monselice nel 1857. Nel 1877 fa parte assieme a Carlo Monticelli, Emilio Bertana e Ferruccio Duner, di quel gruppo da cui origina la prima sezione dell’Ail di Monselice. Nell’ottobre dell’anno dopo pubblica però un opuscolo su Il problema dell’alimentazione, in cui traspaiono le sue posizioni riformiste. Insieme a Bertana e Luigi Facchinetti, che ne condividevano le posizioni, viene per ciò espulso dalla sezione stessa. Nel novembre 1879 viene arrestato e rimane in carcere per quattro mesi. Durante la detenzione matura il definitivo passaggio al socialismo. Liberato, nel marzo 1880 dà vita con Angelo Borso (1861-1913) ad un Circolo di studi sociali; mentre l’anno dopo è fra i promotori e vice presidente della locale Società dei “Figli del lavoro”. Fa successivamente parte del comitato regionale veneto del Fascio della democrazia e poi si iscrive al Psi fin dalla sua fondazione. Collaboratore di diversi periodici socialisti, svolge anche una intensa vita amministrativa, che lo porta a ricoprire numerose cariche. Da quella di assessore nei comuni di Monselice, a quella di sindaco di Cavarzere nel 1914; fino a quella di consigliere provinciale di Venezia nel 1917.

Laureatosi in scienze e poi in legge, insegna nei licei di Treviso, Sondrio e Urbino, e nel ginnasio di Belluno. Quando nel 1911 lascia l’insegnamento prende ad esercitare l’avvocatura a Venezia. Muore a Lecco nel 1931. Notizie in E.

GIANNI, L’internazionale italiana fra liberatori ed evoluzionisti, 2008; R. VALANDRO, Angelo Galeno : uomo e socialista a cinquant’anni dalla morte, Monselice, 1981

27 Nato a Monselice nel 1858. Proveniente da una nota e benestante famiglia di Monselice, diviene macellaio come il padre. Dopo la morte del padre liquida però l’attività e si dedica solamente alla sua azienda agricola. Assieme a Carlo Monticelli, Emilio Bertana e Angelo Galeno fa parte di quel gruppo che nell’estate del 1877 da vita alla prima sezione locale dell’Ail. In seguito modera alquanto le sue idee e svolge per molti anni il compito di consigliere ed assessore comunale. Si stabilisce poi a Roma dove muore. Notizie in E. GIANNI, L’internazionale italiana fra liberatori ed evoluzionisti, 2008; http://www.archiviobiograficomovimentooperaio.org/

28 Nato a Monselice nel 1860. Professore e storico della letteratura. Studente universitario fa parte, assieme a Carlo Monticelli, Ferruccio Duner e Angelo Galeno, di quel gruppo che nell’estate del 1877 dà vita alla prima sezione locale dell’Ail. L’anno dopo, però, sottoscrittore delle posizioni riformistiche del Galeno, viene con questi espulso dalla sezione. Il suo passaggio nella file dell’internazionalismo finisce qui. Dopo la laurea in lettere e filosofia (1883), intraprende la carriera dell’insegnamento. Dal 1904 al 1910 è provveditore agli studi a Bari, Ascoli Piceno e Cuneo, poi

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rappresentanti del Consiglio di Presidenza del Gabinetto di Lettura dai primi anni del Novecento, che seppero interpretare il malcontento dei giovani e dar voce alle loro lamentele che chiedevano a gran voce «lo svecchiamento del Sodalizio»29, rispecchiante da troppo tempo la tendenza liberale- moderata che caratterizzò a lungo le vicende della comunità monselicense. Un buon numero di intellettuali determinò la fortuna della sezione anarchica, che rappresentò per tutto il Veneto un sicuro punto di riferimento ideologico. Tuttavia essi non riuscirono in un primo momento a coinvolgere nella propria azione politica la massa della gente, che si sentiva estranea alle nuove idee socialiste. «La vita cittadina nella seconda metà del secolo […infatti] si svolgeva in modo veramente patriarcale. La politica era retaggio di pochi ed anche questi la trattavano in modo superficiale. Il popolo, nella sua massa, era estraneo alle beghe della politica, mentre i rapporti familiari erano più stretti e più sentiti. L’Azienda municipale si presentava in ottime condizioni finanziarie. Essa era considerata una delle più importanti della nostra provincia. Retta da un Consiglio Comunale composto dalle più ragguardevoli notabilità cittadine, senza infiltrazioni partigiane, aveva sempre curato ogni migliore sviluppo adeguato al progresso, sia pur lento di quel periodo»30.

Dall’annessione alla fine del XIX secolo, e quindi in quasi trent’anni, il Comune di Monselice ebbe solamente due sindaci: Giovanni Pertile (1817-1898)31 e Alvise Tortorini (1847-1911)32, entrambi rappresentanti della borghesia terriera, che aveva sostituito l’aristocrazia veneziana nella guida della società. Il primo contribuì alla fondazione del Gabinetto di Lettura, ricoprendo prima la carica di consigliere e poi quella di segretario. In quegli anni, grazie allo loro attività, presero avvio inoltre la costruzione della Casa di Ricovero e del “Pio Ospitale”, fu realizzata la sistemazione dell’antico Palazzo Pretorio, divenuto a partire dal 1867 la sede del Gabinetto di Lettura, all’interno del quale venne ricavata la sala delle assemblee, detta “Sala Garibaldi”, che venne utilizzata per le sedute del Consiglio Comunale e per ogni altro evento politico e culturale, come i cicli di conferenze e i concerti organizzati dallo stesso Gabinetto negli anni Venti del Novecento. Furono anni che videro inoltre l’istituzione del Corpo dei Pompieri, la costruzione della pescheria e degli annessi bagni pubblici, l’arrivo a Monselice dell’impianto di illuminazione. A questi risultati avevano contribuito i rappresentanti liberal-moderati seduti nel Consiglio Comunale e in quello Provinciale, gli stessi rappresentanti dell’atto costitutivo del Gabinetto di Lettura, quali l’avvocato

è ispettore centrale delle scuole medie presso il ministero della Pubblica istruzione fino al 1913 ed infine, sino al 1925, preside del liceo Alfieri di Torino. Pubblica numerose opere di critica e storia della letteratura. Notizie in E. GIANNI, L’internazionale italiana fra liberatori ed evoluzionisti, 2008; http://www.treccani.it/enciclopedia/emilio-bertana/

29 C. CARTURAN, Origine e fondazioni di Monselice, 8 voll., ms., 1949, p. 1592

30 Idem, Memorie di storia monselicense: dall’Unificazione alla Seconda Guerra Mondiale, a cura di F. Rossetto, Monselice, 1990, p. 15

31 Ibid., p. 61

32 Notizie in M. CARNIELLO “Monselice tra Sette e Ottocento”…op. cit., p. 307, 315; T. MERLIN, Storia di Monselice, Padova, 1988;

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Bernardo Bertana33, il possidente Giacomo Grizzi (1894-1949)34, il possidente e commerciante Francesco Olivetti (+1915)35, il possidente Felice Bertana (1893-1965)36, accanto a qualche esponente del mondo nobiliare, che a Monselice possedevano piccoli latifondi, come i Balbi Valier, i Venier e i Corinaldi.

Il Gabinetto di Lettura nacque quindi come un’iniziativa borghese, supportata e coordinata dal clero cattolico, ben radicato a Monselice e consapevole del proprio ruolo sociale, sollecitato dagli interessi di vita religiosa e morale più che dei problemi politici. Monsignor Evangelista De Piero (1820-1898)37, arciprete di Santa Giustina, fondatore e presidente del Gabinetto di Lettura, «fu una delle più belle e nobili figure di sacerdote che avessero potuto vantare le istituzioni e le iniziative locali»38 così lo definisce Celso Carturan. Attorno a lui si mossero altre figure di ecclesiastici impegnati come don Evangelista Toffoletto, Don Pietro Zero, don Filippo Venrgelese, monsignor Giuseppe Todeschini. Assieme all’arciprete di Santa Giustina diedero vita al Gabinetto di Lettura don Luigi Faccioli «sacerdote molto stimato che coprì anche qualche carica cittadina»39, Don Francesco Sartori (+1898)40 letterato, insegnante e romanziere, e Don Stefano Piombin (+1887)41 uomo di cultura e collezionista d’arte. Questi ultimi furono due preti diversi dagli altri. Entrambi insegnanti al ginnasio monselicense, convinti sostenitori delle idee laiche e liberali, animati da un forte patriottismo storico, si dilettarono di teatro e di letteratura. Don Francesco Sartori, scrisse nel 1880 Fra Gontarino, un romanzo storico di soggetto locale basato sugli avvenimenti dell’epoca

33 Notizie in Monselice : storia, cultura e arte di un centro “minore” del Veneto, a cura di A. Rigon, Monselice, 1994, p. 315

34 Loc. cit.

35 Notizie in C. CARTURAN, Origini e fondazioni…op. cit., p. 491

36 Loc. cit.

37 Nel '46 iniziò a insegnare grammatica. Arciprete di Santa Giustina nel 1855, ebbe come alunno papa Sarto. In seguito ottenne dalla santa sede che il titolo di abate mitrato, che spettava al mansionario delle sette chiese, fosse trasferito alla sua arcipretale. Fu uomo di grande cuore, fede e pietà. Notizie in R. VALANDRO, Monselice e gli anni del

Risorgimento: 1848-1866 : i fatti e i protagonisti di un evento epocale, Monselice, 2011;

http://www.provincia.padova.it/comuni/monselice/biblio/poeti_scrittori_secoli.htm

38 C. CARTURAN, Memorie di storia monselicense…op. cit., p. 35

39 Idem, Origine e fondazioni…op. cit., p. 539

40 Sacerdote. Assieme al Piombin gestì, per trenta anni, il ginnasio monselicense, anche se nel 1859 molti giovani lasciarono i banchi di scuola per combattere contro gli austriaci. Una sua commedia sull'anarchia fu sequestrata dal commissario distrettuale. Si dilettò di teatro e di letteratura al pari del Piombin. Scrisse:Fra Gontarino, Monselice, 1881 e Memorie storiche di Boccon raccolte dall'abate Francesco Sartori...Padova, 1879. Notizie in R. VALANDRO, Monselice e gli anni del Risorgimento… op. cit., pp. 36, 42, 51-52, 75, 94, 121-122, 124-132;

http://www.provincia.padova.it/comuni/monselice/biblio/poeti_scrittori_secoli.htm

41 Fu una persona molto ammirata sia come benefattore perché lascio tutti i suoi beni alla casa di riposo - sia come fondatore di un museo ove seppe raccogliere cimeli antichi fra cui non pochi di cospicuo valore. L'abate Piombin abitava in una casa in via Roma nella quale aveva sede la sua raccolta antica che lasciò in eredità al museo civico di Padova. Determinante è stato il suo contributo nel riordino della raccolta petrartesca nella casa del poeta in Arquà.

Amico di Andrea Gloria - direttore del museo civico di Padova - collaborò con lui nel recuperare le lapidi romane che i contadini scoprivano sul nostro territorio.Scrisse: Discorso letto il 18 luglio 1878 nella solenne inaugurazione dei Museo petrarchesco in Arquà, Monselice, 1878 e Manoscritti. Presso la biblioteca civica di Padova. Contiene una serie di appunti relativi al museo petrarchesco di Arquà Petrarca, 1878. Notizie in Idem, Monselice strada per strada: note di storia e di toponomastica, Monselice, 1997, p. 216;

http://www.provincia.padova.it/comuni/monselice/biblio/poeti_scrittori_secoli.htm

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Ezzeliniana e Memorie storiche di Boccon. Una sua commedia, nei primi anni settanta, fu sequestrata dal commissario distrettuale perché considerata addirittura sovversiva. Don Stefano Piombin fu un sacerdote dalla caratteristiche singolari, protagonista indiscusso delle lotte politiche del tempo, si schierò con il partito di sinistra e sostenne le due società operaie di Monselice, ma fu soprattutto un grande e instancabile collezionista, raccoglitore di qualsiasi tipo di oggetto, dimostrando un interesse particolare per i reperti archeologici. Egli trasformò la sua casa in un ricchissimo museo, la sua collezione era composta da più di tremila oggetti (dipinti, ceramiche, stoffe, oggetti in legno, avorio, argento, ecc., statue e cimeli vari), da circa quattordicimila monete e da una biblioteca di seimila volumi. Determinante fu il suo contributo nel riordino della raccolta petrarchesca della casa del poeta in Arquà. Scrisse Discorso letto il 18 luglio 1878 nella solenne inaugurazione del Museo petrarchesco in Arquà e Manoscritti, contenente una serie di appunti relativi al museo petrarchesco di Arquà Petrarca.

Merita di essere qui citato anche l’abate Giuseppe Gnocchi (1774-1841)42, nativo di Crema, il quale risiedette per molto tempo a Monselice. Uomo di vasta cultura, bibliomane, sempre in contatto con i più rinomati librai del suo tempo era conosciuto all’estero per la preziosa raccolta di oltre seimila volumi di cui era proprietario. Fu però l’Accademia dei Concordi di Rovigo e non la città Monselice a beneficiare della sua famosa biblioteca. Nel 1831 infatti il presidente dell’Istituto Jacopo Ansaldi incaricò i soci di ricercare un bibliotecario capace di riordinare tutti i volumi, custoditi dall’Accademia, in appositi scaffali e di compilarne il catalogo. La commissione propose all’Accademia l’assunzione proprio dell’abate monselicense, con lo scopo di persuadere l’Amministrazione comunale di acquistare la sua raccolta libraria. Le cose andarono proprio in questa direzione, dando vita al così detto Contratto Gnocchi, di massima importanza perché da esso trae vita la comunione di beni ancora oggi esistente tra il Comune e l’Accademia dei Concordi di Rovigo43. Il Fondo Antico di Monselice conserva solamente la cinquecentina Sette libri di sattire di Lodouico Ariosto. Hercole Bentiuogli. Luigi Alemanni. Pietro Nelli. Antonino Vinciguerra.

Francesco Sansouino. E d'altri scrittori. Con vn discorso in materia della satira. Di nuouo raccolti per Francesco Sansouino (coll.: FAM 126) appartenente al Gnocchi, contraddistinta dal suo ex libris costituito da una vignetta con una piramide e gli avanzi di un antico colonnato, non attribuibile al Gabinetto di Lettura dato che nessuna nota o timbro fa pensare ad esso.

42 Nato a Crema, poi passato a Venezia, poi a Monselice e infine a Rovigo. Era somasco , e prima della caduta della Repubblica docente a S. Cipriano in Murano. Notizie in A. CAPPELLINI Rovigo nella storia e nell'arte, 1983, pp. 90- 92 e A. BARZAZI, Gli affanni dell'erudizione, Venezia, 2004, pp. 111-122

43 Per un maggiore approfondimento sulla storia dell’Accademia dei Concordi e in particolare sul Contratto Gnocchi si rinvia a G. PIETROPOLI, L’Accademia dei Concordi nella vita rodigina: dalla seconda metà del sedicesimo secolo alla fine della dominazione austriaca, Padova 1986

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Nel periodo preso in considerazione i preti «non disdegnavano, pur rimanendo ligi ed ossequianti ai loro principi ed al loro ministero, d’intrattenersi in amabili e scherzose compagnie»44. A Monselice infatti erano presenti molti ritrovi serali, il più importante aveva sede nell’albergo Scudo d’Italia dove si riunivano i magnati della città, i professionisti ed i principali funzionari dello Stato e del Comune; altri luoghi di ritrovo furono l’albergo Stella d’Italia, in cui si riunivano i rappresentanti della borghesia; l’albergo Cuccato rappresentato dai giovani del tempo, estranei alla politica; e il circolo frequentato dai sacerdoti, con a capo Evangelista De Piero, presso il caffè Cona45. Attiguo ad esso c’era il teatro, costruito da Francesco Cona nel 1844, anno in cui fece il suo debutto come attore Giuseppe Mazzocca (1831-1904)46, la figura più importante del mondo teatrale monselicense nella seconda metà dell’Ottocento. Anche se si ha notizia di un teatro a Monselice nel 1715, dato lo stato delle conoscenze, dovette essere una struttura provvisoria, forse destinata a un pubblico d’èlite47, e non all’intera cittadinanza come fu il Teatro Sociale (così nominato negli anni Sessanta), il quale svolse un ruolo di primaria importanza nella vita sociale e culturale di Monselice.

In particolare, favorì il nascere di alcuni gruppi filodrammatici formati da giovani di estrazione borghese, per i quali l’attività teatrale non rappresentava soltanto un’occasione di socializzazione, ma anche uno strumento di educazione popolare al rinnovamento della società48. La prima filodrammatica fu fondata da Giuseppe Mazzocca nel 1850, a cui seguì quella guidata da Giuseppe Cesari negli anni Ottanta. Ai filodrammatici si affiancarono gli autori di testi teatrali, soprattutto in prosa, come il già citato Francesco Sartori, il maestro Giovanni Bazzarello e Angelo Borso (1861- 1913). Non mancarono comunque autori che misero in scena l’opera lirica, come il noto musicista Luigi Formaglio49.

Il quindicennio 1875-1880 fu invece caratterizzato dall’attività della sezione anarchica guidata da Angelo Galeno e Carlo Monticelli e quest’ultimo, dal punto di vista culturale, fu anche il più prolifico drammaturgo monselicense.

È in questo contesto che nacque e si sviluppò anche il Gabinetto di Lettura, come un’iniziativa di tipo associativo, rivolta alle persone più «ragguardevoli»50 della città, con lo scopo di istituire

44 C. CARTURAN, Memorie di storia monselicense… op. cit., p. 16

45 Loc. cit.

46 Si sentì fin dalla sua nascita attratto dal teatro. Il primo debutto avvenne a Monselice al teatro voluto da Cona. La professione di attore lo porta in svariate città. Nel 1866 sposò Maria Santato, col patto di abbandonare le scene teatrali.

Morì a Milano il 7 maggio 1904. Notizie in R. VALANDRO, Monselice e gli anni del Risorgimento…op. cit., pp. 113- 114

47 F. SELMIN, “ Il teatro a Monselice”, in Monselice nei secoli, a cura di A. Rigon, Monselice, 2009, p. 343

48 Loc. cit.

49 Vecchio musicista che nella seconda metà del secolo scorso ha composto due opere liriche, assieme al librettista Pietro Beltrame. Non ebbero molto successo ma una fu rappresentata a Venezia. Scrisse:Brenno e Gismonda di Mendrisio, Venezia, 1853; Notizie in

http://www.provincia.padova.it/comuni/monselice/biblio/poeti_scrittori_secoli.htm

50 C. CARTURAN, Origine e fondazioni….op. cit., p. 465

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«una patria Biblioteca, e di offrire in pari tempo l’opportunità alla lettura di Libri e Giornali»51. Non mancarono in quel periodo iniziative concomitanti che, allo stato delle conoscenze, non si sa se ebbero successo, ma vale la pena di ricordare. La più significativa fu quella di Lucia Greggio che nel maggio del 1880 tentò di istituire una società per la diffusione di amene ed oneste letture, quali romanzi, libri classici, di storia, di ascetica e vite di santi con l’obiettivo di offrire ai giovani libri che «non siano d’inciampo né per la religione, né per la sana morale»52. In ogni caso non dovettero essere iniziative rivolte alla maggioranza della popolazione monselicense dato che alcune rilevazioni degli anni Settanta documentano un tasso di analfabetismo pari al 76%53. Il problema dell’istruzione presentava quindi aspetti di preoccupante gravità e i tentativi più significativi di ovviare a tale situazione si ebbero in campo privato, con la fondazione nel 1864, su iniziativa di Anna Gaspari Bianchi Buggiani (+1879)54, di un istituto scolastico privato destinato all’istruzione elementare femminile, la cui gestione fu affidata alle sorelle della Misericordia. Accanto all’istituto Buggiani, era inoltre operante a Monselice il già citato ginnasio, anch’esso privato, gestito da Don Francesco Sartori.

2. L’esordio

La massima parte dei manoscritti e dei più antichi e pregevoli libri a stampa oggi posseduti dalla Biblioteca Comunale di Monselice appartennero al Gabinetto di Lettura. La Biblioteca infatti è di fondazione piuttosto recente, essendo stata istituita con delibera podestarile di Annibale Mazzarolli (1889-1948)55 il 15 giugno 193956, nello stesso anno in cui la Società del Gabinetto di Lettura venne sciolta.

Il Gabinetto di Lettura era sorto a Monselice per iniziativa ed a spese di dieci o forse diciotto57 cittadini monselicensi il 18 marzo 1857 con decreto della luogotenenza veneta n. 170258. Dalle notizie riferiteci dal Carturan59 e da quanto si può desumere dalle carte d’archivio, i cittadini

51 Statuti della Società del Gabinetto di Lettura in Monselice, Padova, 1857, p. 1

52 Regole della Società per la diffusione di buone e amene letture eretta in Monselice nel maggio 1880, Padova, 1889, p.1

53 Cfr. F. SELMIN, “La cultura nelle tre città. Scuole, gabinetti di lettura, musei, teatri”, in Atlante storico della Bassa Padovana: l’Ottocento, a cura di F. Selmin, Sommacampagna, 2013, p. 54

54 Notizie in C. CARTURAN, Origini e fondazioni…op. cit., p. 3296

55 Fu di ragguardevole famiglia. L’ingegnere Annibale Mazzarolli sposò Maria Teresa Ancillotto. Si dedicò soprattutto alla vita amministrativa e dal 1926, per 17 anni, fu podestà di Monselice. Per qualche anno fu anche presidente dell’Ospedale Civile di Padova. Notizie in C. CARTURAN, Memorie di storia monselicense: dall’Unificazione alla Seconda Guerra Mondiale, a cura di F. Rossetto, Monselice 1990, pp. 78-79

56 ACM, Verbale delle deliberazioni del Podestà, anno 1939, ordine del giorno n. 71

57 Lo statuto del 1857 riporta il numero di «dieciotto» soci fondatori, mentre le carte del fondo senza numerazione della Biblioteca comunale riportano il numero di dieci soci fondatori

58 ACM, Fondo senza numerazione, provvisoriamente Busta Gabinetto 1

59 C. CARTURAN, Origine e fondazioni di Monselice, 8 voll., VII, 1949

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fondatori del Gabinetto di Lettura, tra cui figurano Evangelista De Piero e Francesco Sartori, avevano istituito una società in data 16 gennaio 185660, poi regolata da uno statuto, con lo scopo di fondare una patria biblioteca, di offrire l’opportunità alla lettura di libri e giornali. Scrive a tal proposito l’abate Francesco Sartori nel suo Fra’ Gontarino, un romanzo storico sulla Monselice del Duecento: «Nel giugno del cinquantasette aprivasi per opera di benemeriti fondatori un Gabinetto per chi di utili e amene letture gode pascere l’intelletto ed il cuore, e sorridere alle promesse dei ministri, alle chiacchiere dei deputati, e a tutte le belle cose che con tanta sicumera ci imbandiscono quotidianamente le gazzette d’ogni colore»61.

La prima sede del Gabinetto di Lettura62 fu individuata in un edificio di proprietà Regazzoni, situata nella parte nord dell’attuale piazza Mazzini; in esso vi erano sicuramente più locali destinati alla lettura e una stanza che fungeva da biblioteca.

Il nucleo iniziale della biblioteca annessa al Gabinetto di Lettura era costituito da libri donati dagli stessi soci fondatori e l’incremento di essa dipendeva dai contributi che i soci stessi erano tenuti a versare per fare parte della Società usufruendone dei suoi servizi; i finanziamenti così ricavati dovevano servire a saldare l’affitto del fabbricato in cui il Gabinetto teneva la sua sede e la rimanenza era impiegata per l’acquisto di libri e giornali63.

Dallo Statuto64 si ricava che ciascun socio doveva pagare «…Austr. Lire due al mese anticipatamente, cominciando col giorno della prima apertura del Gabinetto; o col giorno della sua ammissione, se il Gabinetto fosse già istituito» e che qualora l’iscrizione dovesse riguardare più membri di una stessa famiglia, la quota sarebbe diminuita in base al numero dei componenti, ossia

«Due individui di una stessa famiglia pagheranno mensili Austr. L. tre in luogo di quattro; tre individui pagheranno Austr. L. quattro in luogo di sei; e se in maggior numero, corrisponderanno mensili A. L. una per cadauno»; l’accesso gratuito al Gabinetto di Lettura fu invece concesso ai giovani studenti che godevano delle Grazie istituite dal fu Matteo Carboni65 e agli altri giovani del Comune di Monselice iscritti agli studi Filosofici e universitari. Anche i soci fondatori furono

60 Tale data è riportata nello statuto del 1857

61 F. SARTORI, Fra’ Gontarino ovvero Monselice nel secolo decimoterzo, Monselice (Padova), 1880, p. 300

62 C. CARTURAN, Origine e fondazioni…, op. cit., pp. 1584-2029 ; MAZZAROLLI A., Monselice. Notizie storiche, op. cit., p. 172

63 Erano consultabili all’interno del Gabinetto di Lettura, nell’anno 1858, i seguenti giornali politici, scientifici e letterarii: Gazzetta di Venezia, Gazzetta di Milano, Gazzetta di Farmacia – Venezia, Gazzetta di Tribunali – Milano, L’Eco dei Tribunali I e II sezione – Venezia, Repertorio d’Agricoltura – Torino, Specola d’Italia – Verona, Rivista Euganea – Padova, Civiltà Cattolica – Roma, Il Crepuscolo – Milano, L’Uomo di Pietra – Milano, Regolatore Amministrativo – Milano, Il Veterinario – Milano, Lo Sperimentale – Firenze, L’Illustration – Paris.

64 Statuti della società pel Gabinetto di Lettura in Monselice, Padova 1857, pp. 4-5

65 Il 14 marzo del 1640 moriva a Venezia, Matteo Carboni, illustre medico monselicense che con le sue grandi fortune contribuì al sostentamento delle opere pie di Monselice. Con l’eredità Carboni, oltre alle doti per le ragazze bisognose di Monselice, fu istituita una borsa di studio da dare a 4 studenti meritevoli. Per il collegio fu comprato uno stabile a Padova nel quartiere San’Anna, ora via Sperone Speroni ed incaricata una donna quale padrona di casa. Notizie in C.

CARTURAN, Congregazione di carità Ospitale Civile Casa di ricovero, Monselice, 1911, pp. 220-221

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esonerati dal pagamento della quota per i primi due anni dal giorno di apertura del Gabinetto di Lettura e ad essi spettava inoltre la proprietà dei mobili esistenti, mentre quelli che si aggiunsero in seguito furono di proprietà indistintamente di tutti i soci66.

Si sa infine, sempre dallo scritto dell’abate Francesco Sartori67, che nel gennaio seguente all’apertura del Gabinetto68, ad esso si unì «una raccolta di anticaglie, intitolandola, forse troppo precocemente, Museo, non possedendo esso che alcune lapidi, qualche dipinto di poco pregio, e scarso numero di monete e di medaglie». Fu nominato conservatore a vita del neonato Museo l’abate Stefano Piombin, uno dei più attivi protagonisti della vita culturale monselicense.

Fu proprio la costituzione di questo “museo patrio” a differenziare il Gabinetto di Lettura di Monselice da quello vicino di Este, sorto qualche anno prima, con l’affine scopo di raccogliere e conservare opere e documenti attinenti alla storia cittadina69. Si legge nella Rivista Euganea del 1858:

Una delle sciagure che gravitarono su Monselice si era la dispersione dei documenti storici e dei monumenti di belle arti; dispersione cagionata non tanto dal vandalico furore degli stranieri, quanto dall’ignoranza e dall’incuria dei nostri.

A tanta colpa dei maggiori cercano oggi, come possono, riparare i nepoti. Già fin dal giugno p.p. qui si istituiva un Gabinetto di Lettura che ora conta tremila volumi, più d’una ventina di giornali e quasi cento associati. Fin d’allora tra i benemeriti fondatori brillava l’idea di una raccolta di autori che o monseliciani fossero, o di cose nostre trattassero. La raccolta è incominciata; ma da cosa nasce cosa, e ora si pensa ad aggiungervi rotoli, iscrizioni, sculture, pitture, monete, medaglie, di istituire in una parola un patrio museo.

Come! Ridete? Non ridiamo mica noi; anzi amen dico vobis che ai 24 del corrente un piano in proposito, sottoposto alla discussione della Società, veniva approvato risultando nominato conservatore l’abate don Stefano Piombin del cui zelo proficuo non vi è da dubitare.

Comunicazione dello scibile, amore per le cose patrie sono fatti se non nuovi certo straordinarj per Monselice. Speriamo che banditi gli irosi sogghigni, gettato il mantello dell’egoismo, si persuadano una volta i miei concittadini che la tolleranza e l’abnegazione sono le fondamenta della società.70

Assieme al Piombin, il Gabinetto di Lettura fu rappresentato da personaggi per la maggior parte appartenenti al Clero; i 62 soci inizialmente infatti furono coordinati, sempre per quanto sostiene Carturan71, da Monsignor Evangelista De Piero, che assunse la carica di presidente. La carica di bibliotecario fu affidata all’avvocato Antonio De Pieri, quella di amministratore fu assolta da Don Francesco Sartori. Vice bibliotecario fu Don Giovanni Gottardi, il cassiere Don Luigi Faccioli, il segretario Felice Bertana, consiglieri Giovanni Pertile e altri due cittadini. Si vede quindi come il Clero era largamente rappresentato; il clero cattolico infatti a Monselice ebbe un ruolo attivo e di primo piano. All’epoca infatti, su una popolazione di circa 10.000 abitanti si contavano

66 Vd. Appendice, Inventario dei mobili appartenenti ai soci fondatori e Inventario dei mobili di proprietà dei soci del Gabinetto, esclusi tutti quelli che appartengono ai soci fondatori

67 F. SARTORI, Fra’ Gontarino ovvero Monselice nel secolo decimoterzo, op, cit, p. 300

68 Da quanto si ricava dallo Statuto del 1857 il Gabinetto di Lettura fu aperto il giorno 1 Giugno 1857

69 F. SELMIN, Storia del Gabinetto di lettura di Este, 1847-1997, Este, 1997, p. 125

70 “Rivista Euganea”, 28 gennaio 1858; Cfr. F. SELMIN, “La cultura nelle tre città. Scuole, gabinetti di lettura, musei , teatri”… op. cit., pp. 59-60

71 C. CARTURAN, Origine e fondazioni…, op. cit., p. 1584

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circa venti sacerdoti e la figura più importante fu senza dubbio quella di Don Evangelista De Piero, figlio di un’agiata famiglia monselicense, vicedirettore del seminario di Padova e insegnante di grammatica e poi di matematica e meccanica. Fu Arciprete di Santa Giustina dal 1856 fino alla sua morte, avvenuta nel 1898. Alla guida del duomo per oltre quarant’anni, don Evangelista, in seguito Abate mitrato e Monsignore, fu attivamente impegnato nel campo sociale, dirigendo la presidenza della Casa di Ricovero e la Congregazione di Carità, e seguendo da vicino l’attività dell’Ospedale.

La sua attenzione fu riservata anche all’istituzione di una scuola femminile, l’istituto Buggiani, gestita dalle suore della Misericordia, e all’istruzione in generale. Dal 1868 inoltre l’Abate decise di avviare dei corsi serali per gli analfabeti, insegnando ai lavoratori aritmetica e geometria.72

A Monselice erano presenti inoltre un certo numero di preti cosiddetti “liberi”, che non avevano cioè nessuna investitura nelle varie parrocchie. Fra questi, il già citato Stefano Piombin e Don Francesco Sartori, «fervente patriota, maestro volenteroso, scrittore egregio, […il quale] tenne a vantaggio dei giovani l’insegnamento delle cinque classi ginnasiali».73

Fin’ora, data la scarsità delle informazioni rinvenute sul Gabinetto di Lettura, si è sempre preso come punto di riferimento il dattiloscritto del Carturan; lo storico monselicense74 elenca, come sopra riportato, una serie di personaggi che fungono da coordinatori ai 62 soci, - da considerarsi probabilmente come i sottoscrittori dell’atto costitutivo - mentre dallo Statuto del 1857 e dall’elenco dei soci del Gabinetto di Lettura dello stesso anno si evince invece che la rappresentanza generale della Società era costituita da una terna presidenziale rappresentata dall’Abate Evangelista De Piero, dal possidente liberale Giacinto Bianchi Buggiani e dal dott.

Antonio De Pieri podestà negli ultimi anni della dominazione austriaca e poi sindaco di Monselice.

Alle dipendenze della presidenza vi era il segretario Giovanni Pertile; uniti ad essi, a formare un Consiglio di Presidenza vi erano il bibliotecario, il vice bibliotecario, il cassiere Felice Bertana, l’amministratore Abate Luigi Faccioli e i tre consiglieri dott. Lorenzo Pollettini, dott. Giacomo Uganin e Giuseppe Zorzi. Nella lista degli 89 soci – 17 in più rispetto ai sottoscrittori dell’atto costitutivo – che con l’approvazione dello Statuto assunsero la veste ufficiale di fondatori del Gabinetto di Lettura, non si fa alcun accenno alla carica di archivista che, da quanto si ricava dallo Statuto, venne probabilmente sostituita dalla figura del segretario, il quale tra le altre cose aveva il compito di coordinare e custodire l’Archivio; nella lista non viene nemmeno indicato a chi furono affidate le cariche di bibliotecario e vice bibliotecario: si sa solamente che al primo spettava la conservazione e la custodia dei libri e dei giornali, e la proposta di nuovi acquisti ed associazioni,

72 L. CARLESSO, “Monselice dall’Unità alla Repubblica” in Monselice nei secoli, a cura di A. Rigon, Monselice, 2009, p. 101; A. GAMBASIN, Il clero padovano e la dominazione austriaca, 1859-1866, Roma, 1967

73 C. CARTURAN, Memorie di storia monselicense…op. cit, p. 41

74 Idem, Origine e fondazioni…, op. cit., p. 1584

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mentre il secondo aveva il compito di assistere il bibliotecario e sostituirlo in caso di assenza o di altro impedimento75.

Viene difficile pensare che, dal momento dell’atto di fondazione della Società, avvenuta il 16 gennaio 1856, all’anno successivo, e cioè al momento in cui essa venne regolamentata da uno Statuto, le cariche di rappresentanza, di gestione e amministrazione del Gabinetto di Lettura fossero state per buona parte cambiate. Pertanto, al momento, tenderei a considerare come unicamente valide le testimonianze rappresentate dallo Statuto e dall’elenco dei soci del Gabinetto di Lettura del 1857, dato che il Carturan, nel suo dattiloscritto, non fa menzione alcuna delle fonti da cui trae le informazioni.

In qualunque caso comunque, basta dare uno sguardo veloce all’elenco dei soci per capire come una buona fetta fosse rappresentata dal clero e come il Gabinetto di Lettura potesse avere vita tutt’altro che attiva, dato che soltanto le persone più ragguardevoli avevano accesso; molti dei nomi elencati infatti sono presenti nel capitolo del dattiloscritto del Carturan76 in cui parla dei monselicensi illustri e notevoli. Fu un’iniziativa circoscritta alla borghesia, come conferma l’elenco degli aderenti tra i quali compaiono i De Pieri, Antonio e Giovanbattista, che ricoprirono il ruolo di sindaci durante l’età napoleonica, i Santarello, anch’essi ricchi possidenti locali, benefattori del nascente ospedale e sostenitori delle Opere Pie, i Salviati, Diomiro Spasciani, Giovanni Pertile sindaco della città dal 1872 al 1888 e poi dal 1895 al 1898, l’avvocato Bernardo Bertana, il possidente Giacomo Grizzi, il possidente e commerciante Francesco Olivetti, che diventerà presidente dell’ospedale, il possidente Felice Bertana, amico intimo dell’arciprete De Piero. A parte i conti Venier e Miari non compaiono invece in maniera così massiccia i nomi dell’aristocrazia presente a Monselice, come i Nani Mocenigo, i Maldura, i Corinaldi, i Saggini, i Barbaro, segno di un’evidente cambio gestionale avvenuto durante la dominazione austriaca, che vide sostituirsi l’alta borghesia all’aristocrazia locale77. Sono presenti poi i nomi di Carlo Borso, «capo di una delle più cospicue famiglie monselicensi, possedette beni di fortuna, fu molto stimato, coprì cariche cittadine fra cui quella di primo presidente della Società Operaia»78; Giuseppe Carleschi appartenente ad una ricca famiglia di medici, «fu segretario capo del […] comune […di Monselice], ufficio che egli tenne per quasi un quarantennio. In tale sua qualità, per intelligenza, per versatilità d’ingegno, per audaci iniziative, era a buon diritto ritenuto uno dei migliori funzionari della provincia. […]

Scrittore e verseggiatore forbito ed elegante, eccelleva fra le varie personalità locali di quel

75 Statuti della società pel Gabinetto di Lettura in Monselice, Padova 1857, p.7

76 C. CARTURAN, Origine e fondazioni…, op. cit., pp. 3253-3326

77 Si veda a tal proposito gli articoli di L. CARLESSO, “Monselice dall’Unità alla Repubblica”, in Monselice nei secoli, Monselice, 2009, pp. 95-118; M. CARNIELLO “Monselice tra Sette e Ottocento” in Monselice : storia, cultura e arte di un centro “minore” del Veneto, a cura di A. Rigon, Monselice, 1994, pp. 301-331

78 C. CARTURAN, Memorie di storia monselicense… op. cit., p. 63

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tempo»79; dott. Luigi Ghirotti, medico comunale; Andrea Cocchi «spiccata personalità dei suoi tempi […] diligente raccoglitore di memorie storiche monslicensi»80; e altri personaggi che seppur non ricoprirono cariche amministrative, o di rilievo si trovavano comunque in condizioni agiate, come ad esempio Fiorini Giuseppe che «spiegò la sua massima attività nelle costruzioni edilizie, tanto che oltre un’ottantina fra case e palazzi, cosa straordinaria in quel tempo, figuravano in sue nome»81.

A frequentare quindi il Gabinetto di Lettura era la Monselice bene, ossia la Monselice degli intellettuali, dei professionisti, dei commercianti e degli studenti, mentre le condizioni culturali del tempo vi tenevano lontana la maggior parte dei cittadini. A ciò va aggiunta la restrizione imposta dallo Statuto ai minori di 16 anni e alle donne di non poter essere ammessi come soci al Gabinetto di Lettura. I soci che invece vi avevano accesso avevano il diritto di entrare nei locali del Gabinetto, trattenersi nei medesimi locali, chiedere libri e giornali ed occuparsi della lettura di essi. Al capo sesto dello Statuto82 furono elencate le regole disciplinari, secondo le quali i soci avrebbero dovuto osservare il silenzio e non fumare nei locali destinati alla lettura e nella biblioteca; rivolgersi al bibliotecario per richiedere i libri o i giornali anteriori ai tre numeri esposti e scrivere il proprio nome e cognome in un apposito registro nel caso in cui venisse consegnato il libro o il giornale richiesto per la lettura; avere cura di non provocare guasti ai libri e ai giornali e riconsegnarli a fine lettura. Come si può notare, non si fa alcuna menzione al prestito a domicilio, che si può desumere fosse vietato tanto per i libri quanto per i giornali. Quasi a voler compensare questa limitazione, lo Statuto prevedeva un orario di apertura molto lungo: da ottobre a marzo il Gabinetto era aperto dalle 9 antimeridiane alle 3 pomeridiane e dalle ore 6 alle ore 10 pomeridiane; da aprile a settembre invece era aperto dalle ore 8 antimeridiane alle ore 2 pomeridiane, e dalle 5 alle 8 pomeridiane.

L’apertura e la chiusura del Gabinetto nelle ore prescritte dallo Statuto furono affidate al custode Antonio Migliorini, nominato dalla Società, il quale doveva anche avere cura della pulizia dei locali e dei mobili, ricercare nuovi soci ed eseguire le commissioni che gli venivano affidate dai presidenti o dai soci aventi carica.

3. La svolta

Attorno all’anno 1867 la Società del Gabinetto di Lettura venne a trovarsi in gravi difficoltà economiche dovute alla progressiva diminuzione di soci iscritti. Pertanto l’istituzione non era più in

79 Idem, Origine e fondazioni…, op. cit., p. 3286

80 Ibid., p. 3320

81 Ibid., p. 3317

82 Statuti della società pel Gabinetto di Lettura in Monselice, Padova 1857, pp. 11-12

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